ART NEWS

Art Déco, viaggio nei ruggenti anni. A Forlì fino al 18 giugno

Un viaggio, quello della mostra Art Deco – gli anni ruggenti in Italia, che, come un vivido racconto, proietta lo spettatore in un’altra dimensione spazio-temporale. Stampe, ma anche suppellettili, preziosi monili, passando per arredi d’epoca, automobili e treni. Sì, perché quello di Art Deco, ai Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno 2017, è la fastosa rievocazione dei primi del Novecento, quando tutto era lusso, raffinata ricerca di una bellezza colta e di un gusto che avrebbe segnato per molti decenni a venire di quel design, primigenio antesignano dell’inconfondibile stile italiano.

Lungo il percorso espositivo trova spazio anche una mastodontica Isotta Fraschini di tipo 8b, di un intenso blu cobalto, appartenuta a Gabriele D’Annunzio. Questa autovettura, che poteva sfrecciare ad una velocità di ben 150 chilometri orari, fu ribattezzata Traù dal poeta vate, in omaggio alla città martire della Dalmazia.

Lusso sempre, comunque e ovunque. Lo dimostrano gli sfarzosi arredi del Côte d’Azur Pullman Express, lussuosissimo treno francese che percorse la costa azzurra dal 1929 al 1939, accogliendo il passeggero di prima classe su comode poltrone, pregiati tavoli in legno, lampade e vetri con putti vendemmianti, e che tante stampe d’epoca ha ispirato per la sua promozione.

Tante le influenze che hanno ispirato le opere e le manifatture dell’epoca, che mostrano un’Italia compatta che avanza verso il progresso e una propria visione del futuro: dalle evidenti ascendenze orientali delle porcellane di Ginori al gusto classico delle anfore di Gio Ponti.

Uomini eleganti e donne alla moda. Non si può non pensare al Grande Gatsby lungo il percorso, con jazzistici preludi sonori dell’audioguida, che ricreano l’atmosfera mondana del ventennio, e gli ambiziosi progetti che l’architetto milanese per antonomasia, Piero Portaluppi, disegnò con grande ironia per la città di New York, di cui restano soltanto schizzi e modelli.

È una figura ambivalente quella dell’uomo che emerge da questa rassegna, ora atleta virile ora efebo aggraziato e un po’ dandy, così come le sensuali donne dagli sguardi languidi, come l’iconica Turandot del poster di Leopoldo Metlicovic del 1926.

Ma non è un caso invece che sia il conturbante volto di Wally Toscanini il manifesto-simbolo di questa grande esposizione, poiché incarna perfettamente l’essenza regale e ribelle di questo secolo: figlia del noto compositore Arturo, Wally è stata ritratta da Alberto Martini come una giovane regina di Saba, con il viso contornato di gioielli e perle, adagiata su di una chaise longue con un bellissimo abito di seta gialla. Questo grandioso pastello era stato commissionato dall’amante della donna, il conte Emanuele Castelbarco, sposato e di diciotto anni più grande, che ricorse a tale espediente per incontrare segretamente la giovane durante le ore di posa. I due, su suggerimento di Gabriele D’Annunzio, presero la cittadinanza ungherese, affinché il conte divorziasse e fosse libero di sposare la giovane e bella Toscanini.

I ruggenti anni ’20 sono vicini a noi contemporanei più di quanto il loro mito intramontabile non suggerisca già, con una piccola dose di trasgressione, gli amori clandestini e il loro inconfondibile stile Art Déco.

ART NEWS

Helmut Newton, tra moda e erotismo al PAN di Napoli fino al 18 giugno

È imprescindibile per un amante della fotografia o un semplice appassionato imparare dai grandi maestri che di quest’arte hanno fatto scuola e ne hanno fatto la storia. Uno fra tutti Helmut Newton, cui il Palazzo delle Arti di Napoli ha dedicato un’ampia retrospettiva, aperta al pubblico fino al prossimo 18 giugno.

FOTOGRAFIE White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, questo il titolo della rassegna, che in tre sezioni ripercorre le principali fasi della carriera del noto fotografo americano, ispirate ai primi tre volumi pubblicati da Newton tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Helmut Newton, French Vogue, Melbourne 1973

Scatti glamour, che hanno catturato volti, sguardi, espressività di top model, attrici e artisti, da Charlotte Rampling a Andy Warhol.

Chi mi segue su instagram ha già visto qualche scatto, ma chi non ha visto questa mostra dal vivo ignora che ti immergi non solo in un’altra epoca, guardando le fotografie di Newton, ma in un altro mondo.

Lusso e bellezza. È con questo binomio che si potrebbe riassumere la fotografia di Newton, le cui immagini sono patinate, eleganti, vagamente erotiche e trasgressive, ma mai volgari.

Tre sezioni in cui, a dispetto dei numeri che contraddistinguono le opere, non c’è un vero e proprio percorso di visita, ma tutto è fluido, liquido, come l’acqua delle piscine spesso fotografate da Helmut. Sì, la piscina, che in Newton si fa totem irraggiungibile del lusso, un luogo misterioso, in cui avvengono incontri. Un elemento che è quasi un’ossessione per il fotografo tedesco naturalizzato statunitense.

In questi anni Newton osa, porta la fotografia di moda fuori dagli studi di posa e dalle fredde luci dei bank.

Giardini rinascimentali, dimore storiche, prati si trasformano in inconsapevoli scenari di pose plastiche e amori saffici. Ma anche uffici, suite, alberghi e sedi di grandi brand di moda.

a sinistra Helmut Newton, Elsa Peretti, 1970 a destra Ariana Grande 2016

È un mondo lezioso quello che racconta Newton, che lo documenta e lo eviscera fino a farne quasi fredda parodia di sé stesso. Un mondo a tratti fetish, che occhieggia al bondage con straordinaria modernità. Impressionante quanto l’eredità di Newton si faccia sentire ancora oggi. Basta guardare le immagini promozionali dell’album Dangerous Woman del 2016, della cantante Ariana Grande, per percepire una chiara impronta newtoniana.

Helmut Newton, Tied Up Torso, Ramatuelle 1980

Attrici, grandi metropoli statunitensi o scorci italiani. Da Parigi a Berlino, da Nizza al Senegal. La fotografia di Helmut ha girato tutto il mondo, rivoluzionando il mondo della moda.

Quasi imbarazzano lo spettatore i Big Nudes per la loro potenza. Donne completamente nude a grandezza naturale, i Big Nudes sono una serie fotografica ispirata ai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF. Helmut ebbe l’idea di catturare dei nudi con una macchina fotografica di dimensione media con l’intento di farne delle gigantografie.

Dopo una grande rassegna su McCurry, il PAN ospita un altro grande nome del panorama fotografico mondiale.

sopra Helmut Newton, Bergstrom over Paris, 1976 sotto Velasquez, Venere allo specchio, 1648

Una fotografia colta, quella di Newton, i cui potenti nudi occhieggiano all’eroicità della nudità greca, affondando le radici nella storia dell’arte italiana con omaggi a tratti impercettibili, altre volte invece un chiaro riferimento a quei grandi maestri che hanno tracciato il percorso da dove ha avuto origine tutto.

Curata da curata da Matthias Harder e Denis Curti, l’idea nasce nel 2011 da June Newton, vedova del fotografo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation, e accompagnata da una pubblicazione edita da Marsilio.

MUSICA

Lady Gaga spiazza tutti: “Joanne”, così diverso da ciò che pensi

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Lady Gaga, Joanne cover (2016)

Dimenticate il pop di Pokerface, i fasti di Bad Romance o il kitsch di Applause. Lady Gaga è tornata con Joanne, e il suo quarto album da studio è totale rottura con il passato. Ad un primo ascolto delle undici tracce della standard edition infatti Lady Gaga è più rock e meno pop.

Miss Germanotta ha sostituito parrucconi e occhialoni con jeans strappati e codino, e torna questa volta con un sound più ruvido, grezzo, a tratti country. Un sound asciutto, con meno orpelli, una naturale evoluzione che i suoi fan avevano appena percepito con il singolo Yoü and I, tratto da Born this way nel 2011.

Lo dimostra il brano Million reasons, ballad acustica con cui Gaga ha provato a correggere il tiro del poco fortunato Perfect Illusion, lead single dell’album, pubblicato lo scorso settembre, che ha il triste primato per la cantante di essere il primo brano ad aver mancato la top ten.

Ma sono tanti invece i brani che muovono i passi dal primo singolo, che mostrano l’anima più aggressiva dell’artista. A cominciare da Diamond Heart, che apre la tracklist.

Strizza l’occhio al country la titletrack, Joanne, una delle tracce più personali, che conferma quanto questo disco, a differenza dei precedenti, sia un lavoro più intimo, autobiografico, in cui Gaga parla di se stessa, della sua famiglia, dei suoi sentimenti.

Tra i pezzi più radiofonici c’è Dancin’ in circles, che strizza un po’ l’occhio all’ultima Sia, con un ritmo dal retrogusto orientaleggiante, ed è forse uno dei brani migliori del disco.

Ma il meglio di sé Germanotta lo dà nelle tracce che chiudono questo lavoro, come Sinner’s Prayer e Come to Mama, più orecchiabili dei brani in apertura.

Ricorda le ballad anni ’80 Hey Girl. A chiudere questo lavoro atipico, l’intensa Angel Down.

Il disco mette momentaneamente da parte lustrini e provocazioni, e mostra un’artista matura che, a otto anni dal suo debutto, ha voglia di sperimentare con immutato entusiasmo. Forse, a differenza dei suoi lavori precedenti è meno radiofonico, e non avrà molta eco nei club e nelle classifiche, ma Lady Gaga ha comunque voglia di dimostrare che oltre le provocazioni c’è molto di più.

CINEMA

The Young Pope, Papa scaltro e ingenuo di Sorrentino da venerdì 21 su Sky Atlantic

the-young-pope-sorrentino-jude-law-2016-interno-internettualeArriva su Sky Atlantic The Young Pope, il giovane papa, serie evento, presentata in anteprima allo scorso Festival di Venezia, che vede dietro la macchina da presa il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, che, dopo film quali La Grande Bellezza e l’acclamato La Giovinezza, debutta ora nella lunga serialità.

Ad interpretare Lenny Belardo, primo immaginario papa americano, il due volte nominato all’Oscar Jude Law, che si cala perfettamente nei panni di quello che si preannuncia un controverso pontefice destinato a far discutere. Punto di contatto tra l’umanità e Dio, Papa Belardo è la perfetta sintesi di santità e peccato: scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto.

A rivelarlo, sin dalle prime immagini, è il nome del pontefice, Pio XIII, omaggiothe-young-pope-diane-keaton-suor-mary-internettuale ai grandi papi reazionari della storia del Vaticano, in un’elezione che sa più di mossa mediatica che di suffragio divino: «Un uomo che si richiama al passato e nega il futuro – spiega Sorrentino – un Papa immaginario e inverosimile è poi diventato il personaggio di un film e – parlando con gli esperti – persino una concreta possibilità all’orizzonte. Dopo Bergoglio, il Papa del dialogo, nulla esclude che in futuro, anche per discontinuità con il predecessore, arrivi un Pontefice meno illuminato e progressista dell’attuale».

Nel cast di questa attesissima serie televisiva anche il premio Oscar Diane Keaton e Silvio Orlando nei panni, rispettivamente, di Suor Mary e il Cardinal Voiello.
Due personaggi chiave che ruotano intorno alla vita di Belardo. A cominciare da Suor Mary, una figura quasi materna per questo moderno Pio XIII. Donna di grande intelligenza e ancora molto bella, che accoglie il giovane pontefice nell’orfanotrofio quando, ancora bambino, fu abbandonato dai genitori. Suor Mary è al contempo anche un’ispirazione per Belardo-bambino che cresce in quei principi religiosi che lo porteranno a diventare l’uomo che è.

the-young-pope-silvio-orlando-voiello-internettualeSilvio Orlando è probabilmente quella figura partenopea che ritorna nella filmografia di Sorrentino: da La Grande Bellezza ai tanti altri film con Toni Servillo, incarna la napoletanità delle sue origini tanto care al regista. Il Cardinal Voiello è il Segretario di Stato. Conosce tutte le stanze e i segreti della Santa Sede, descritto dalla stampa come l’uomo che sta dietro le quinte.

Devoto alla squadra del Napoli quasi quanto quel Dio che serve. Più che un uomo di Chiesa, il Cardinale Voiello rappresenta quell’uomo politico in abito talare, che avrebbe potuto ambire al soglio pontificio, ma dà il meglio di sé muovendosi all’ombra di San Pietro.

the-young-pope-paolo-sorrentino-internettuale«All’epoca de La Grande Bellezza – spiega Paolo Sorrentino – discutendo con i produttori di The Young Pope di un’ipotesi di lavoro futura, ragionammo sulla possibilità di fare un film su Padre Pio partendo dal libro di Sergio Luzzatto. Nonostante la storia fosse interessante e il valore del volume indiscutibile, ci rendemmo conto che avremmo riproposto – pur da un’angolazione diversa – un tema già dipanato in modo esaustivo da molti altri registi. L’idea di una serie televisiva sul Papa, su un Papa diverso da tutti gli altri, ci venne qualche mese dopo».

Una grande epopea in dieci episodi che a partire da venerdì 21 ottobre su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 terrà gli spettatori della piattaforma a pagamento incollati allo schermo, e se ci si chiede se era proprio necessario un film sul Vaticano, Sorrentino risponde: «Come dice nel film il Cardinal Caltanissetta, uno dei più anziani dell’intero Concistoro, Toni Bertorelli, il problema non è tanto credere in Dio e domandarsi se esista o meno, né ricevere risposta a un dilemma inestricabile, ciò che è veramente interessante, anche nel dubbio, è la sua imprescindibile necessità».

ART NEWS, CINEMA

“Firenze e gli Uffizi in 3D/4k” al cinema. Inno alla bellezza

FIRENZE E GLI UFFIZI 3D/4K ? VIAGGIO NEL CUORE DEL RINASCIMENTO

Arte e nuove tecnologie continuano ad intrecciarsi per la gioia di quanti hanno voglia di scoprire il bello, e così dopo lo straordinario successo al cinema lo scorso anno con Musei Vaticani 3D, suggestivo documentario alla scoperta dei più grandi capolavori di musei romani visibili anche in tre dimensioni, arriva quest’anno Firenze e gli Uffizi in 3D/4k. Prodotto ancora una volta da Sky 3D, il documentario è stato presentato in anteprima mondiale ieri nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio nel capoluogo Toscano. Il documentario, che uscirà in 240 sale cinematografiche italiane il 3, 4 e 5 novembre, percorre un ideale giro turistico nella cittadina toscana che va da Palazzo Vecchio alla Galleria degli Uffizi, passando per il Museo del Bargello alla Galleria dell’Accademia.

Una visione che quest’anno si avvale non solo della straordinaria profondità del 3D cinematografico, ma anche dell’altissima risoluzione del 4k, per una visione delle opere senza precedenti, alla scoperta di artisti come Tiziano, Botticelli, Caravaggio, Raffaello: «Non è un film – ha commentato il sindaco di Firenze, Dario Nardella – ma è un inno alla bellezza».