ART NEWS

L’Art Nouveau di Alphonse Mucha a Bologna fino al 20 gennaio

Inizia oggi, sabato 29 settembre, e si concluderà il prossimo 20 gennaio 2019, la grande retrospettiva dedicata ad Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell’Art Nouveau. L’imponente retrospettiva, che raccoglie ben 80 opere (di cui 27 esposte per la prima volta in Italia), trova spazio nelle sale settecentesche di Palazzo Pallavicini a Bologna, le stesse che nel 1770 accolsero l’enfant prodige Wolfgang Amadeus Mozart che vi si esibì appena quattordicenne.

manifesto per Gismonda, 1895

Curata da Tomoko Sato, la rassegna è organizzata dalla Mucha Foundation, e cercherà di offrire al visitatore uno sguardo inedito sulle opere e la poetica dell’artista, diventato famoso nella Parigi di fin-de-siècle.

Ceco di origine, Mucha è stato soprattutto un pittore, scultore, ma oggi lo definiremmo anche illustratore e maestro della comunicazione: nel corso della sua carriera infatti cartelloni teatrali per la diva Sarah Bernhardt e immagini pubblicitarie con donne eleganti, definendo quello che fu chiamato le style Mucha. Nato nel 1860, ha anticipato di quasi un secolo il concetto warholiano che coniugava arte, comunicazione e produzione in serie: «Sono stato felice di essere coinvolto in una forma d’arte destinata alla gente e non ai soli salotti eleganti – dirà lo stesso Mucha dei suoi cartelloni pubblicitari – Arte poco costosa, accessibile al grande pubblico e che ha trovato dimora nelle abitazioni più povere così come nei circoli più influenti».

Colorate e vivaci, le sue composizioni si sono sempre distinte per l’eleganza, e la capacità di mescolare grazia femminile alla bellezza della natura, non dimenticando mai motivi floreali, fitomorfi e riferimenti a mondi fantastici.

Questa mostra sembra particolarmente interessante perché pone al centro del percorso di visita la bellezza come aspetto teorico, indagandone ed eviscerando questo concetto nel corso delle sale espositive, raggruppate per argomenti tematici. Si susseguono così Donne-Icone e MuseLe Style Mucha-Un linguaggio visivoBellezza-Il potere dell’ispirazione.

Ad aprire il percorso di visita Gismonda, primo vero manifesto teatrale realizzato per l’attrice Bernhardt, che qui ricorda una dea bizantina, raffigurata quasi come su di un vetro di una cattedrale. È proprio da quel famoso 1 gennaio 1895 che Mucha ricevette molte lodi, la sua fama crebbe e gli furono commissionati molti cartelloni pubblicitari, e la stessa Bernhardt, colpita dal successo di quella raffigurazione, offrì all’artista un contratto per produrre tutte le scenografie e i costumi di scena, oltre che i manifesti, di tutte le sue produzioni teatrali.

Ma il suo non fu mai un lavoro statico, ma una perenne ricerca verso nuove forme, che questa mostra indaga, fino ai suoi studi per la decorazione dell’allora nuovo Municipio di Praga o il manifesto per la mostra Epopea Slava, che si tenne a Praga e Brno in occasione del decimo anniversario della nascita della sua Cecoslovacchia.

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ART NEWS, CINEMA

Gustav Klimt al cinema in “Woman in Gold”: ecco la storia della dama in oro del pittore austriaco

Da La Ragazza con l’orecchino di Perla a I Colori dell’Anima sono tanti i film che hanno provato a raccontare chi erano le donne dietro i ritratti dei grandi artisti, diventate oggi icone della storia dell’arte. L’ultimo a provarci è Woman in Gold, che porta sul grande schermo la storia di Maria Altmann, ebrea rifugiata a Los Angeles, che insieme al suo giovane avvocato, Randy Schoenberg, si batté con il governo austriaco per la restituzione il ritratto di sua zia Adele Bloch-Bauer I ad opera del noto pittore Gustav Klimt, più noto in Austria come Woman in Gold, la dama in oro, che venne confiscato alla sua famiglia dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale.

Nei panni dell’anziana signora il premio Oscar Helen Mirren che, sulla falsariga di una Miranda Priestley, incarna la tenacia e la durezza di una donna ebrea segnata dal tempo, ma non per questo meno combattiva. Ad affiancarla Ryan Reynolds che, abbandonati momentaneamente i toni leggeri della commedia cui siamo abituati, si cala nei panni dell’avvocato che con la donna porta avanti questa battaglia. Nel film anche un discretissimo cameo di Katie Holmes nei panni della moglie di Reynolds, Pam Schoenberg.

Con un sapiente uso di flashback, rigorosamente in austriaco, che intervallano la narrazione, il film ci riporta all’infanzia della Altmann e alla dolcezza di quella donna cui Klimt dedicò un’opera diventata il simbolo di un’epoca, ma anche alla seconda guerra mondiale e ad una bellissima Vienna, tra i fasti signorili del passato, la guerra, e la contemporaneità.

Gustav Klimt era un pittore austriaco, vissuto tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. È uno dei massimi esponenti dell’Art Nouveau, nota in Italia come stile Liberty.

Le sue opere più note, vero e proprio tripudio di oro e luce, sono ispirate ai maestosi mosaici di Ravenna, che l’artista visitò durante un soggiorno in Italia agli inizi del ‘900. Svariati i suoi soggetti che vanno dalle donne alle allegorie.

Adele Bloch-Bauer I era una donna della ricca società viennese e cara amica dello stesso Klimt. Il suo ritratto appartiene alla “fase aurea” dell’artista, ed è il primo, e forse il più rappresentativo, di due dipinti che appartengono a questo periodo.

La donna espresse al marito la volontà di far donare i dipinti dell’artista all’Austrian State Gallery quando questi sarebbe morto. Tuttavia, come mostra la pellicola diretta da Simon Curtis, le opere non erano proprietà della Bauer, e pertanto le sue restavano soltanto semplici volontà, ma non avevano in alcun modo un vero e proprio valore testamentale vincolante.

La storia ci insegnerà che, dopo un decennio di ricorsi e cavilli legali, la Altmann riuscirà a vincere la battaglia, ottenendo la restituzione, giuridica almeno, di questo e di altri quattro dipinti di Klimt, che tuttavia non hanno mai varcato i confini austriaci.

Il dipinto è stato poi venduto, quasi dieci anni fa (nel 2006), a Ronald Lauder per la Neue Galerie di New York City, per il prezzo record di 135 milioni di dollari (119 milioni di dollari circa).