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I Racconti dell’Arte. Sergio Gaddi racconta (in anteprima) la mostra di Escher a Napoli

Non potevo perdere un grande appuntamento con l’arte. Se poi si tratta dell’anteprima di una delle mostre più attese a Napoli, si trasforma in un vero e proprio dovere morale per un amante dell’arte che vuole andare oltre quadri e raffigurazioni. L’occasione è I Racconti dell’Arte, che nella Sala Di Stefano al terzo piano del PAN ha dato un assaggio ai presenti di cosa sarà Escher, la grande retrospettiva che il gruppo Arthemisia porta al Palazzo delle Arti di Napoli dal 1 novembre fino al prossimo 22 aprile 2019.

il curatore Sergio Gaddi

A narrare con maestria, passione ed entusiasmo Sergio Gaddi, curatore di mostre, che attraverso video, animazioni, ricostruzioni 3D e tante immagini ci ha proiettati nell’illogico mondo dell’artista olandese.

Suddiviso in cinque macro-sezioni, il percorso non può che partire dagli inizi e l’Italia, paese che Escher scopre e ama al punto da trasferirvici e viverci ben 12 anni. Ma non è l’arte rinascimentale, nota nel mondo, ad attrarlo. L’incisore olandese è particolarmente attratto dai paesaggi italiani e dalla bellezza del suo territorio, dai panorami senesi, da quella Magna Grecia che cercherà di catturare attraverso i templi di Segesta. E lo fa con quella precisione quasi fotografica delle sue incisioni e con quello straordinario talento.

Sebbene il suo maestro, Samuel Jessurun de Mesquita, tenterà di iniziarlo a quell’Art Nouveau tanto in voga agli inizi del ‘900, Escher ben presto troverà una sua strada e una sua espressione artistica che lo porterà via via ad allontanarsi dalle linee morbide di quello stile, indagando forme, immagini, prospettive e sovvertendone ogni regola al limite dell’illogico e della follia.

Non a caso le sue immagini saranno tanto di moda negli anni ’70 e tanto amate dagli hippy, che le declineranno in colori psichedelici osannando il maestro come un poeta vate la cui ispirazione doveva, a loro dire, essere frutto di sostanze oppiacee e stupefacenti.

Ma quello di Escher è talento puro, e genialità, e quell’andare oltre proiettandosi senza paura nella creatività più pura.

Non manca la sezione dedicata all’amore e alla Campania, non perché la mostra faccia adesso tappa a Napoli, ma perché nella nostra regione, e a Ravello per la precisione, il talentuoso grafico conobbe Jetta Umiker, grande amore della sua vita.

Siamo negli anni ’30, gli anni in cui l’artista comincerà a sperimentare con la geometria, creando immagini speculari come Exlibris, in cui il Vesuvio e la lava non sono altro che due figure simmetriche, o il colossale dipinto (che sarà presente in mostra) Metamorfosi 2, in cui Escher passa da una semplice raffigurazione a complesse evoluzioni di figura che si tramutano, tra l’altro, anche nel panorama di Atrani, a lui molto caro.

Affascinato dai paesaggi, si possono percepire persino echi di Van Gogh nelle sue opere, non perché volessero rappresentare un omaggio, ma perché ciò era la prova che Escher conosceva la storia dell’arte e, inevitabilmente, ne era influenzato, così come doveva averlo influenzato il Duomo di Siena, vero capolavoro dell’architettura rinascimentale italiana, nel disegno delle sue di architetture impossibili, che non potevano che ricordarmi un altro grande incisore fantasioso (di cui vi ho già parlato), Piranesi.

a sinistra un’opera di Piranesi, a destra un’architettura impossibile di Escher

Un’ampia sezione è dedicata alla tassellatura, e a quelle raffigurazioni con un senso di horror vacui che non lasciavano nemmeno uno spazio vuoto, e che tramutavano persino delle forme orientaleggianti ispirate ad Istanbul in pattern dalle più strane forme riempitive. Riempitivi a contrasto, forme e figure che, con demoni e altri indefiniti mostri e animali, citano addirittura un altro olandese, Bosch.

cover dell’album On the run dei Pink Floyd

Durante quella che è una vera e propria lectio magistralis, Gaddi non risparmia aneddoti e riferimenti musicali: Rolling Stones, i Pink Floyd, Simon & Garfunkel. Ma non sono solo citazioni di un gusto raffinato, ma artisti che in qualche modo si sono confrontati con il grande genio. E così scopriamo che ad un irriverente Mick Jagger, che aveva osato dargli del “tu” in una lettera, era stata rifiutata la proposta di usare una sua immagine per un album della sua band, che i Pink Floyd invece utilizzarono una sua immagine per il disco On the run del 1973, o che il testo di Simon&Garfunkel, the sound of silence, a detta del curatore comasco, è la perfetta sintesi e essenza del lavoro dell’artista.

Ma Escher è stato anche un artista che ha dato una forma visiva alle leggi scientifiche, ha studiato a lungo gli aspetti della rifrazione, il riflesso di una sfera, strutture, geometrie, mentre le sue opere attingevano da artisti come il fiammingo Jan van Eyck o il Parmigianino.

Bellissimi i suoi incroci tra la realtà bidimensionale e il 3D, che indagano dimensioni e spazialità.

Escher, vincolo d’unione

Ultima sezione non poteva che essere Escher-mania, e tutto ciò che il suo lavoro ha rappresentato e rappresenta per noi contemporanei che continuiamo ad ispirarci alle sue opere: da Magritte, che tanto mutua dal suo Vincolo d’Unione, agli spot in televisione, passando per i Simpson, tutti almeno una volta lo hanno (in)consapevolmente citato.

Quello di Escher è uno di quei casi in cui quella delle opere precede la sua fama, ma dopo questa mostra al PAN nessuno a Napoli dimenticherà il suo nome.

Grazie a Sergio Gaddi per questo affascinante racconto.

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Da Mirò a Botero: le grandi mostre d’autunno

Siamo agli inizi di agosto, e mentre tutti sono già proiettati su vacanze e mete turistiche, anche quest’anno non potevo esimermi dal segnalarvi le mostre che ritroverete al vostro ritorno. E a giudicare dal ricco carnet di Arthemisia, si preannuncia un anno ricco di eventi, molti dei quali legati all’arte contemporanea e ai grandi autori del XX secolo.

Si comincia con Mirò, a Palazzo Chiablese di Torino dal 4 ottobre fino al prossimo 14 gennaio 2018.

Sono 130 le opere dell’artista catalano, grazie all’eccezionale prestito della Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca, fondazione che conserva la maggior parte delle opere che l’artista ha creato in oltre trent’anni di carriera, sull’isola di Palma di Maiorca.

Lungo il percorso espositivo noti dipinti quali Femme au clair de lune del 1966, Oiseaux e Femme dans la rue del 1973.

A Torino i dipinti racconteranno come il maestro spagnolo è riuscito a muoversi sapientemente attraverso le principali correnti artistiche del tempo, quali il Dadaismo, il Surrealismo e l’Espressionismo.

Miro! Sogno e colore, questo il titolo della prestigiosa rassegna, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino del Gruppo Arthemisia, con il patrocinio e il supporto di Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca e vede come curatore scientifico Pilar Baos Rodríguez.

Scendendo verso sud, al Museo della Permanente di Milano arriva Chagall. Sogno di una notte d’estate, straordinaria mostra-spettacolo che dal 14 ottobre al 28 gennaio 2018 racconta in un modo inedito le opere di Marc Chagall, fondendo spettacolo, teatro, musica, arte e tecnologia.

Se in molti pensano già alle varie “experience”, che con colossali proiezioni si stanno diffondendo in tutta la penisola, dovrà ricredersi. Questo è un vero e proprio spettacolo che vede la regia di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, che hanno costruito qualcosa di unico che riuscirà ad intrattenere, travolgere ed emozionare i visitatori. E non è un caso se in Francia questo evento è riuscito a coingolgere 500.000 visitatori.

L’evento vede il Patrocinio del Comune di Milano ed è promosso dal Museo della Permanente di Milano ed è prodotta in Italia da Arthemisia con Sensorial Art Experience. La colonna sonora è stata composta da Luca Longobardi.

Anche Bologna rende omaggio la grande arte contemporanea di fine ‘900 con una grandissima prima internazionale: Duchamp, Magritte, Dalì. I tre artisti saranno protagonisti a Palazzo Albergati, insieme a tanti altri nomi come Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock e tanti altri che raccontano una grande pagina di storia dell’arte recente.

Le opere esposte, provengono dall’Israel Museum di Gerusalemme, saranno oltre duecento; tra queste icone quali Le Chateau de Pyrenees (The Castle of the Pyrenees) del 1959 di Magritte, la famosa Gioconda L.H.O.O.Q. (1919/1964) di Duchamp e Surrealist Essay (1934) di Salvador Dalí.

La mostra, aperta al pubblico dal 16 ottobre 2017 al 11 febbraio 2018, curata da Adina Kamien-Kazhdan e David Rockefeller, è prodotta ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme.

Al Complesso del Vittoriano a Roma, nell’Ala Brasini, arriva Monet (di cui ho ampiamente parlato qui). Curata da Marianne Mathieu, la mostra, aperta dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018,  presenta circa sessanta opere – per la prima volta esposte in Italia – del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny, che il figlio Michel donò al museo e che rimasero sconosciute al pubblico fino al 1966.

E infine si ritorna a nord. A Verona dal 21 ottobre 2017 ci sarà una grande esposizione su Fernando Botero, già protagonista di un’altra grande esposizione prodotta da Arthemisia a Roma, che arriva ora a all’AMO Palazzo Forti di Verona. 50 suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016.

Le caratteristiche figure opulente, i colori vivaci, il gioioso e giocoso mondo dell’artista colombiano declinato nelle esperienze e nei viaggi di un’intera carriera artistica, chiude degnamente questo primo ciclo di appuntamenti autunnali del calendario del gruppo Arthemisia che, con queste anticipazioni, già promette di regalarci grandi emozioni d’arte.