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Che fine ha fatto il Salvator Mundi? La misteriosa sparizione dopo l’asta record

C’è un mistero che aleggia intorno al Salvator Mundi, il dipinto più costoso della storia, acquistato da Christie’s lo scorso anno per la cifra record di 450 milioni di euro.

Opera del maestro Leonardo Da Vinci, il dipinto rappresenta Gesù a mezzo busto, che regge un globo, simbolo del potere universale, mentre tiene alzata la mano destra in atto benedicente. L’opera è datata tra il 1490 e il 1519 circa, sarebbe stata realizzata da Da Vinci a Milano subito dopo la caduta degli Sforza.

Il dipinto era stato acquistato da un privato per il Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi. Il quadro avrebbe dovuto essere esposto, a partire dal 18 settembre di quest’anno, all’interno del Museo Louvre Abu Dhabi, ma così finora non è stato.

Ad oggi non ne conosciamo il motivo, ma tra le ipotesi più accreditate c’era quella di una possibile esposizione in occasione del primo anniversario del museo degli Emirati. Tuttavia sul sito ufficiale del Louvre arabo compaiono notizie inerenti alle celebrazioni, ma nessuna sull’esposizione del dipinto.

Un’opera di Leonardo è già di per sé un evento, se a questo si aggiunge una cifra da guinness, ne fa forse il secondo quadro più famoso al mondo dopo la Gioconda, dello stesso Da Vinci.

A questo punto è lecito domandarsi come mai, ad un anno dall’asta, il museo non abbia ancora predisposto una sua esposizione all’interno della sua collezione.

Tra le altre ipotesi quelle del restauro. Secondo alcuni rumors interni al museo, a destare un po’ di perplessità negli esperti sarebbe l’ultimo restauro effettuato, che dovrebbe risalire al 2011, in occasione di una monografica sull’artista tenutasi alla National Gallery di Londra nel novembre dello stesso anno.

Nel frattempo però il dipinto è atteso al Louvre, quello di Parigi, dove inizieranno le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo, avvenuta il 2 maggio del 1519.

In quella occasione, presumibilmente, i visitatori del museo parigino potrebbero ammirare il Salvator Mundi fianco a fianco della più nota Gioconda.

Nel frattempo attendiamo fiduciosi che il mistero venga presto risolto, e di poter ammirare ancora la straordinaria opera di Leonardo.

P.S. io mi mangio ancora le mani per non averlo visto al Museo Diocesano a Napoli!

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Siamo tutti parte della “performance art” di Banksy

“L’arte non si vende. L’arte si distrugge!” gridava Riccardo Pazzaglia nel film Il Mistero di Bellavista a metà degli anni ’80, impersonando un pittore pazzo che accoltellava i suoi dipinti subito dopo averli completati.

E sono tante le opere nella storia dell’arte distrutte o andate perdute, la cui iconica forza però è rimasta indelebile come un’impronta nella mente e nelle pagine di storia dell’arte. Da Caravaggio a Leonardo Da Vinci, solo per citare i più noti. A loro si aggiungerà anche quello di Banksy, che, provocatoriamente s’intende, ha compiuto un’azione destinata a far discutere ancora.

Da qualche giorno infatti il mondo dell’arte non parla d’altro. Me ne accorgo dagli stati di facebook di amici e appassionati, che continuano a commentare con ammirato stupore la sua impresa. Venerdì 5 ottobre, il misterioso streetartist, la cui identità è ancora ben nascosta dietro al noto pseudonimo, ha venduto da Sotheby’s a Londra una delle sue opere più famose, Girl With Balloon, battuta all’asta per 1,04 milioni di sterline, pari a 1,18 milioni di euro. L’opera però si è autodistrutta in pochi secondi, davanti agli occhi esterrefatti di banditori e presenti in sala, subito dopo l’aggiudicazione. All’interno della cornice infatti pare ci fosse un distruggi-documenti che ha fatto scivolare la raffigurazione a brandelli.

Subito dopo l’artista ha postato un’immagine dell’accaduto su instagram con scritto “Going, going, gone…”: «Sembra che siamo appena stati Banksy-zzati» ha detto il direttore di Sotheby’s Alex Branczik.

E mentre il mondo si chiede se questo gesto aumenterà o meno il valore dell’opera, mi chiedo se questo non possa essere considerata una nuova tipologia di performance artistica, al pari di Marina Abramović, dove tutti siamo stati chiamati a partecipare con la nostra sorpresa social(e), interrogandoci ancora una volta sul concetto stesso di arte oggi, in un mondo dove la digitalizzazione e la riproduzione in altissima definizione ha reso immortale l’immagine, permettendo persino la ricostruzione di un Caravaggio rubato a Palermo nel 1969.

Se è proprio negli anni ’60 che nasce e si sviluppa la performance art, l’azionismo, con artisti del calibro di Yōko Ono, Philippe Petit, Hermann Nitsch, facendo dell’interazione con il pubblico parte integrante del proprio messaggio artistico, Banksy ci ha trasformati tutti in quella sua bambina con il braccio teso che tenta invano di afferrare un palloncino rosso, simbolo di un desiderio che sfugge proprio come il suo stesso dipinto tagliato a strisce, che si fa rimpianto suo e nostro.

Una rivoluzione persino per la performance art, in una presenza-assenza dell’artista che si fa beffe del suo pubblico, e se la ride interagendo attraverso i social.

Un gioco (d’arte) di scatole cinesi, in cui l’opera è forse il nostro rammarico, la nostra ammirazione, il nostro stupore dinanzi a quell’auto-distruzione davanti ai nostri occhi impotenti.

Se per Andy Warhol poteva essere una riproduzione in serie e per Piero Manzoni addirittura merda (ma d’artista), tramutandosi via via in un percorso esperienziale unico ed irripetibile per lo spettatore e lo stesso artista, c’è da chiedersi se non ricorderemo anche di quella di Banksy come della più grande performance art della storia, di cui abbiamo inconsciamente fatto parte. Di sicuro per adesso è la più costosa.

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Il Salvator Mundi negli Emirati Arabi: ecco chi l’ha comprato e dove sarà esposto

Mi mangio ancora le mani per non averlo visto dal vivo. Il Salvator Mundi, l’opera attribuita a Leonardo Da Vinci che ha battuto ogni record di vendita, era passato da Napoli quest’anno per la mostra a lui dedicata nel Museo Diocesano di Napoli. Dalla notorietà alla fama mondiale il passo è stato decisamente breve. Dopo essere stato battuto all’asta da Christie’s per oltre 450 milioni di dollari, è adesso uno dei dipinti più costosi e più noti di ogni tempo.

Dopo tante speculazioni giornalistiche, è il Wall Street Journal a rivelare il nome del vero acquirente che, data la disponibilità di una tale somma, non poteva che trovarsi in Medioriente.

È il principe saudita Mohammed Bin Salman il vero acquirente del Salvator Mundi. A confermarlo al giornale economico americano sarebbero state delle fonti dell’intelligence statunitense.

L’acquisto è stato fatto “per procura e per conto” del principe, si legge.

Non si tratta di un collezionista abituale, ma, a quanto pare, il principe vuole riorganizzare l’organigramma dei propri interessi, il che significa che questo potrebbe non essere destinato ad essere (o non lo sarà già) l’unico acquisto d’arte e, visto il patrimonio, l’unico acquisto record.

Salvator Mundi, Leonardo Da Vinci

Per acquistare il dipinto, il principe Mohammed bin Salman si è servito del principe Bader bin Abdullah Mohammed bin Farhan al-Saud, poco noto e appartenente ad un ramo laterale della famiglia. Gli emissari del principe non hanno rivelato le intenzioni di acquistare il dipinto fino al giorno prima, né tantomeno hanno confermato sulla carta di essere gli acquirenti del Da Vinci.

Per partecipare alla gara di acquisto del dipinto gli emissari sauditi avevano depositato 100 milioni di dollari a Christie’s, che per tale somma ne ha naturalmente chiesto l’origine.

Ad oggi il Salvator Mundi è l’unica opera di Leonardo Da Vinci che resta nelle collezioni di un privato e, secondo quanto ha rivelato il giornale americano, sarà esposto nel Louvre di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come conferma un tweet del profilo ufficiale del museo.