TELEVISIONE

Le piccole grandi bugie di Nicole Kidman e Reese Witherspoon

A metà tra mistery e dramma, con qualche tocco di humor nero, è arrivato anche in Italia Big Little Lies, Piccole grandi bugie, nuova mini-serie di Sky Atlantic HD che vede il debutto televisivo di Nicole Kidman e Reese Witherspoon. Le due attrici premio Oscar, oltre che volti, sono anche le produttrici di questo serial in onda sul canale americano HBO.

Insieme alle due interpreti ritroviamo Shailene Woodley, protagonista di Colpa delle Stelle e della serie sci-fi cinematografica Divergent, e la candidata all’Oscar Laura Dern.

Ispirato al romanzo omonimo di Liane Moriarty, edito in Italia da Mondadori, il telefilm si apre con un misterioso omicidio e un’indagine in corso.

Premetto di non aver letto il romanzo, anzi, di non averne neppure mai sentito parlare a dispetto delle sei milioni di copie vendute in tutto il mondo, quindi non so quanto il telefilm sia fedele alle pagine del libro, ma ho amato ogni singola caratterizzazione dei personaggi.

Un cast di tutto rispetto, che porta sul piccolo schermo equilibri e drammi delle relazioni inter-familiari di tre donne molto diverse tra loro: Celeste (la Kidman) è una bellissima donna sui cinquanta sposata con un uomo più giovane, Madeline (Witherspoon) che soffre la crescita delle sue figlie accanto alla compagna dell’ex marito, e infine Jane (Woodley), madre single con un misterioso passato alle spalle.

Leggo dal web che la sostanziale differenza tra il romanzo e la produzione televisiva è l’ambientazione: Australia per il primo, Monterey in California la seconda.

Gli episodi sono tutti diretti dal regista canadese Jean-Marc Vallée, che tra i suoi successi annovera anche l’intenso e pluripremiata pellicola Dallas Buyers Club.

Nicole Kidman in Big Little Lies (2017)

Questa produzione conferma l’inversione di tendenza cui assistiamo da qualche anno. È sempre più sottile infatti la linea di demarcazione tra cinema e buona televisione, e sono sempre di più i premi Oscar votati al piccolo schermo per produzioni di nicchia o lunga serialità. In principio fu Meryl Streep che nel 2003 ritornò alla televisione per Angels in America, poi fu la volta di Glenn Close con The Shield, Kathy Bates in Harry’s Law e ancora Jessica Lange con American Horror Story, sono sempre di più gli attori e le attrici che alternano o preferiscono con nonchalance il tubo catodico. Merito, forse, della qualità sempre più alta, di una maggiore libertà, di un pubblico ben più ampio per un rilancio della propria immagine.

La prossima sarà Susan Sarandon che proprio accanto alla Lange reciterà in Feud, antologica che farà rivivere il mito della rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford, portando in TV anche Catherine Zeta-Jones.

Laura Dern, Reese Witherspoon, and Shailene Woodley in Big Little Lies (2017)

Big Little Lies ha un respiro autorale, ma non stanca lo spettatore con pause o silenzi esasperanti e esasperati.

È raggiante la Whitherspoon nel ruolo un po’ nevrotico di mamma dell’alta borghesia, così come la Kidman, un po’ prigioniera nel ruolo di invidiata donna perfetta, che dietro le apparenze nasconde l’ombra della violenza domestica. Era difficile per la giovane Shailene riuscire a brillare accanto a due star come la Kidman e la Whiterspoon, eppure la giovane attrice riesce a ritagliarsi i suoi momenti, nonostante il suo sia un ruolo solo in superficie dimesso e di secondo piano.

Il telefilm indaga i rapporti dell’animo umano, quelli interpersonali, la famiglia, l’amore, l’amicizia tra donne.

Senza ansie, né smanie da puntata successiva, Big Little Lies riesce comunque a incuriosire il lettore che non vede l’ora di scoprire, nei prossimi episodi, chi sia l’assassino e chi la vittima, a chi appartenga la verità e a chi queste piccole grandi bugie.

CINEMA

La Cena (delle occasioni perdute) di Natale di Luca Bianchini

Dopo il successo di Io che Amo solo Te, film tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini, arriva al cinema La Cena di Natale, appendice natalizia più che seguito vero e proprio, tratto anch’esso da un racconto dello scrittore pugliese che qui firma anche la sceneggiatura.

Riconfermato il cast che da Riccardo Scamarcio a Laura Chiatti passando per Maria Pia Calzone e Michele Placido si ricalano nel ruolo di Damiano, Chiara, Ninella e Don Mimì nella ridente cittadina di Polignano a Mare.

Surreale la trama: Matilde (interpretata ancora da Antonella Attili) riceve in dono un costosissimo smeraldo dal marito (Placido) e per festeggiare decide di organizzare una cena della Vigilia con tutta la famiglia, inclusa la storica rivale in amore nonché sua consuocera, Ninella (Maria Pia Calzone). Ad animare i preparativi per l’evento le tresche di Damiano (Scamarcio) cui sta stretta la vita coniugale con Chiara (la Chiatti) incinta di otto mesi.

Dietro la macchina da presa il regista della prima pellicola, Marco Ponti, che questa volta sembra dirigere una commedia un po’ stanca, la cui narrazione è intervallata soltanto da pochi momenti davvero esilaranti. Sì, perché il film non sa bene dove andare a incanalarsi, se nel dramma vero e proprio o nella commedia all’italiana tradizionale, trasformandosi in un ibrido dramedy in cui dramma e commedia non sono bene amalgamati.

la-cena-di-natale-film-2016-luca-bianchini-cast-internettualePoco più di un cameo quello di Veronica Pivetti, la cui effervescente zia Pina, oriunda pugliese naturalizzata milanese, è stato il vero personaggio rivelazione di una pellicola cui manca qualcosa, e anche dopo la parola “fine” si continua ad avere la sensazione di un film a cui il montaggio finale ha tagliato qualche parte importante.

Colonna sonora di questa seconda avventura cinematografica è questa volta Emma Marrone, che presta la sua Quando le canzoni finiranno tratta dal suo ultimo album, Adesso, e se nel primo film c’era un cameo della stessa Alessandra Amoroso che cantava il classico di Sergio Endrigo, Io che amo solo te, qui non poteva mancare la voce originale dello stesso cantautore che accompagna il breve scambio di sguardi di due amanti.

Bianchini ha un po’ snaturato i suoi personaggi esasperandone paranoie e vezzi, e ne ha fatto quasi personaggi caricaturali che non hanno un reale feeling con lo spettatore che assiste ad una tragicomica cena di Natale, che sa più di cena di un’occasione perduta.

La Cena di Natale, Luca Bianchini, cast, riccardo scamarcio, laura chiatti, michele placido, Maria Pia Calzone, Veronica Pivetti, attori, libro, film, cinema, 2016, uscita, recensione, vevo, video, trailer, youtube

CINEMA

Emily Blunt al cinema con La ragazza del Treno

Caso letterario dell’estate 2015, La ragazza del treno di Paula Hawkins arriva adesso al cinema con il volto di Emily Blunt diretto da Tate Taylor, già regista dell’acclamata trasposizione cinematografica The Help.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-promo-2016-internettualeLa storia è quella di Rachel, giovane donna affetta da alcolismo, che guarda i Bennett dal finestrino del treno che tutti i giorni la conduce a New York. All’inizio per lei, con un doloroso divorzio alle spalle, è l’inconscia identificazione in quella che apparentemente è la famiglia perfetta. Pian piano il quotidiano voyerismo distratto diventa morboso, si fa ossessivo, fino a voler scendere dal treno e andare oltre la sfuggente visione dal vetro di un vagone.

È lì che comincia il vero viaggio di Rachel, che si ritrova ad affrontare la scomparsa della donna che segretamente spiava e i demoni di una separazione che proprio fatica ad accettare.

Il film di Taylor travolge lentamente il lettore nel vortice dell’alcolismo della protagonista, proiettandolo in una realtà confusa, dove ricordi e percezioni non sono quello che in realtà sembrano, come in un’escalation fino al momento del black-out.

Emily Blunt dà anima, ma soprattutto corpo, ad un personaggio complesso, non necessariamente positivo, ma che è in cerca di redenzione e di sé stessa, e di quella consapevolezza di vivere che l’alcol stancamente le strappa via a poco a poco.

Sono tanti i volti noti che orbitano intorno alla Blunt: dall’amica Cathy, Laura Prepon volto di Orange is the New Black, al cameo di Lisa Kudrow, indimenticabile Phoebe del serial Friends.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-2016Un film atipico, inizialmente sconnesso, non di facile impatto, Nella prima parte lo spettatore stenta un po’ a comprendere l’intreccio di vite che danno origine a quella che è una storia banale, ma non scontata, anomala nella narrazione delle voci che, come le storie, si sovrappongono restituendo diversi punti di vista sul focus finale.

paula-hawkins-la-ragazza-del-treno-libro-copertina-internettuale
riedizione del romanzo di Paula Hawkins per Piemme editore

La ragazza del treno è un film che senza troppe pretese cavalca l’onda del caso letterario che l’ha generato e arriva al cinema esattamente dodici mesi dopo il best seller mondiale da cui ne è tratto, ottimo per una serata al cinema all’insegna dell’adrenalina e dell’indagine, anche psicologica.

CINEMA

Rings: Samara di nuovo al cinema nell’era di internet 2.0

L’ultimo decennio cinematografico è senza dubbio quello dei reboot. Da Spiderman a Superman, da Jurassic Park ai Ghostbusters sono tantissimi i franchise al cinema mutuati da vecchie saghe cui provano a ridare vita le nuove reclute di Hollywood. A metà strada tra remake e sequel sono i film che giovano delle nuove tecnologie: dal bianco e nero ai colori, dall’alta definizione al 3D, in una storia della cinematografia che si perpetua dalla notte da sempre.

L’ultimo arrivato in questo filone è Rings, dal 10 novembre al cinema, film tratto dall’originario The Ring del 2002 con Naomi Watts, a sua volta omologo di una originale serie di film nipponici Ringu di Hideo Nakata, che ne diresse anche il sequel statunitense, e di cui questa nuova pellicola si propone a sua volta come ideale seguito.

matilda-anna-ingrid-lutz-in-rings-2016-internettuale
l’attrice Matilda Anna Ingrid Lutz in una scena di Rings (2016)

La storia ruota intorno a Julia, interpretata dalla giovane Matilda Lutz, che già dal 15 settembre al cinema al cinema con L’Estate Addosso di Gabriele Muccino.

Invariata la storia, cambia la tecnologia. I protagonisti della pellicola dopo aver visto un filmato dal significato oscuro ricevono una telefonata che gli darà sette giorni di vita. Ma qui non ci sono più tubi catodici e nastri VHS. Samara, questo il nome dello spirito che perseguita gli spettatori della clip, entra nell’era dell’internet 2.0. Il video adesso si diffonde tramite un link inviato via mail da un mittente sconosciuto.

Omaggio alla vecchia saga dei primi anni 2000, un vecchio, quanto un po’ dissonante telefono a rotella, che emette il fantomatico quanto terrificante squillo della chiamata della morte: “sette giorni”.

Nuovi effetti speciali per una escalation del terrore che i trentenni ricorderanno già sul volto della Watts, che qui gioca al rialzo, fino a trasformare il video di Samara in un fenomeno virale che si propaga senza controllo su ogni mezzo di comunicazione. Tablet, televisori ultrapiatti, persino gli schermi sui sedili di un aereo che si incendia e precipita.

Rings, secondo le prime immagini diffuse dal trailer della Universal punta sulla spettacolarizzazione del terrore, facendo di Samara una piaga sulla terra in cerca di vendetta, in un film, meno thriller e più horror, che ricalca un po’ lo schema, quello del pericolo di morte ad ogni angolo, di un’altra saga dell’orrore, Final Destination.

Insieme alla giovane Lutz, ritroviamo Vincent D’Onofrio, già volto del serial Law & Order: Criminal Intent.

Rings è la rilettura contemporanea di quello che ormai è un classico dell’orrore, l’opportunità per scoprire cosa succede spostando la storia di quindici anni in avanti, e cosa ha ancora da dirci Samara Morghan dall’oltretomba.

ART NEWS, CINEMA

I 10 film migliori per conoscere le opere di Williams Shakespeare

Ricorre oggi il 400esimo anniversario dalla morte di William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese per antonomasia, che con le sue opere ha portato la letteratura anglosassone nel mondo. Incentrate sull’amore, le tragedie di Shakespeare sono spesso un adrenalinico mix di combattimenti, intrighi di corte, tradimenti, vendetta ed hanno probabilmente il merito di aver scattato una fedele fotografia degli anni d’oro dell’Inghilterra di Elisabetta I.

Scritte quando alle donne era vietato esibirsi in palcoscenico, le tragedie e commedie di Shakespeare cantano sempre con leggiadra poesia tutte le sfumature dell’amore: da quello impossibile di Romeo e Giulietta alla gelosia morbosa di Otello per Desdemona, dall’amore malato dei Macbeth ai giochi di potere di Antonio e Cleopatra.

Vera ispirazione per molti autori della sua generazione e per quelle a venire, le opere di Sir Shakespeare dalla prima metà del ‘900 sono andate oltre il sipario, cominciando a conquistare anche il grande schermo. Tante infatti le trasposizioni più o meno fedeli che si rifanno alle opere del maestro, che le hanno spesso rielaborate anche in modo piuttosto originale. Ma quali sono i migliori film ispirati alle sue opere?

Eccone dieci per conoscerne la storia, le atmosfere o semplicemente la trama:

Cleopatra

Nel 1963 è la bellissima Elizabeth Taylor insieme a quello che poi divenne suo marito Richard Burton a portare sul grande schermo l’infuocata storia di Antonio e Cleopatra: la bella e potente regina egiziana che per sopravvivere alla conquista di Roma prova a sedurne il suo condottiero, Antonio, in una storia di odio e amore che finirà in tragedia, con il suicidio della bella Cleopatra che si fa mordere da un velenoso aspide. Un grandissimo kolossal in costume che nel 1964 portò a casa ben quattro Oscar, tra cui migliori costumi e migliori scenografie.

Amleto

Nel 1990 è Mel Gibson insieme a Glenn Close e una giovanissima Helena Bonham Carter a portare al cinema la storia di Amleto, principe di Danimarca, che vuole vendicare la morte del padre avvenuta per mano dello zio che ne ha anche usurpato il trono. Per farlo si farà credere pazzo, con grande dispiacere dell’amata Ofelia che ne morirà di dolore.

Molto rumore per nulla

Kenneth Branagh affiancato da Emma Thompson, Michael Keaton, Denzel Washington, Keanu Reeves, Robert Sean Leonard, Imelda Staunton, Richard Briers e una giovanissima Kate Beckinsale, produce e interpreta il film. La trama, in perfetto stile “dramedy”, s’intrecciano a Messina giochi, intrighi, passioni, con dialoghi arguti e pause in un film che rispetta l’essenza della commedia.

Romeo+Giulietta di William Shakespeare

Gli anni ’90 sono molto fervidi nella produzione di pellicole shakespeariane e nel 1996, un anno prima di Titanic, Leonardo Di Caprio insieme a Claire Danes interpretano gli sfortunati amanti Romeo e Giulietta, sotto la visionaria regia di Baz Luhrmann che amalgama una sceneggiatura fedelissima al copione di Shakespeare del 1596 ad un’ambientazione contemporanea di ben quattrocento anni dopo, in una immaginaria Verona Beach. Il risultato è uno dei film più famosi e amati del cinema, ed un main theme, Kissing you cantato da Des’ree, che è ad oggi una delle più belle canzoni d’amore mai scritte. Ma una menzione di una trasposizione fedelissima all’opera non può non andare al Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli del 1968 o alla rilettura nello stesso anno del musical di Broadway, West Side Story.

Shakespeare in Love

A metà tra biografia e remake di Romeo e Giulietta, nel 1998 è la volta di Gwyneth Paltrow, che nel ruolo della ribelle Lady Violet, musa e innamorata di Shakespeare, che recita Giulietta in teatro a dispetto dei veti per le donne in palcoscenico del tempo. Tra i film più nominati di sempre agli Oscar, su tredici candidature porta a casa ben sette statuette, tra cui quella, meritatissima, di miglior attrice protagonista, migliore colonna sonora e migliori costumi. Un film per conoscere la vita dell’autore e il mondo in cui scriveva e da cui era ispirato.

10 cose che odio di te

Ma Luhrmann non è rimasto l’unico ad aver immaginato un contesto più moderno per un’opera di Shakespeare. Appena qualche anno più tardi, nel 1999, il regista Gil Junger mette insieme l’allora stella nascente Julia Stiles con il compianto Heath Ledger in 10 cose che odio di te, commedia romantica ispirata a La bisbetica domata: la vanitosa Bianca vorrebbe uscire con il ragazzo più carino della scuola, ma il padre le impone che potrà farlo solo se con lei uscirà l’intrattabile sorella maggiore Kat, che con il suo caratteraccio fa spesso fuggire i ragazzi. Il giovane fidanzato di Bianca convince un amico a pagare il ribelle Patrick affinché corteggi e conquisti Kat, per permettere ai due di uscire. Il finale non può che essere dei più romantici.

Sogno di una notte di mezza estate

Ma il 1999 è anche l’anno della commedia corale Sogno di una notte di mezza estate, con un cast ricchissimo che va da Michelle Pfeiffeir a Rupert Everett, passando per Calista Flockhart e Kevin Kline, in un film, un po’ favola, che richiama l’amore e la comicità in un bosco incantato.

O come Otello

Subito dopo Save the last dance, nel 2001 è ancora una volta Julia Stiles a riportare sullo schermo una storia ispirata alla tragedia Otello di Shakespeare, interpretando il ruolo della liceale Daisy, novella Desdemona, che scatena la gelosia di Ondine, giovane Otello che annebbiato da un infondato sospetto di tradimento uccide l’amata, scoprendone l’innocenza solo dopo e togliendosi la vita a sua volta per il rimorso.

Pene d’amor perdute

Ancora negli anni 2000, Alicia Silverstone ha tentato di liberarsi del marchio del successo di ragazze a Beverly Hills, interpretando la Principessa di Francia che tenta con la sua bellezza e quella delle sue dame il Re e i suoi amici che nel frattempo avevano giurato di rinunciare alle donne per tre anni impegnandosi esclusivamente nello studio. Una rilettura liceale, per una rocambolesca storia antesignana delle più moderne commedie romantiche, in cui equivoco e amore vanno a braccetto.

Macbeth

Ultimo in ordine cronologico lei, la tragedia delle tragedie shakespeariana, Machbeth. Interpretata lo scorso anno da Michael Fassbender e dall’attrice premio Oscar Marion Cotillard, che hanno dato il volto ai visionari Macbeth e Lady Macbeth. Epico e fedele alla trama originale, il film di Justin Kurzel racconta la storia del barone che istigato dall’ambiziosa moglie uccide il Re Duncan, primo di una serie efferata di omicidi per una lotta al potere che solo alla fine scoprirà vacua e inutile. Definita da molti come l’opera più creativa del drammaturgo inglese, la storia ha ispirato anche l’omonima opera di Verdi, mentre nel 1971 anche Roman Polanski l’ha portata al cinema, trovando ora in questa grandiosa trasposizione una degna rilettura di un classico intramontabile.

CINEMA

Bocca asciutta per l’Italia, ecco quali sono i film in concorso a Cannes 2016

C’è un po’ di amaro in bocca per gli italiani alla 69esima edizione del Festival del Cinema, che si terrà a Cannes dall’11 al 22 maggio. Oggi infatti è stata presentata alla stampa la selezione ufficiale, e nessun rappresentante del Bel Paese pare sfilerà sulla Croisette quest’anno. Ad eccezione di Riccardo Scamarcio, in competizione per Un Certain Regard, con il film Pericle il Nero di Stefano Mordini, e il cortometraggio Il Silenzio di Farnoosh Samadi, Ali Asgari.

Ma l’Italia ha di che consolarsi. È davvero molto alto infatti il livello dei film in concorso quest’anno, che vedono confermati, tra gli altri, in lotta per la Palma d’Oro mostri sacri del cinema quali Pedro Almodóvar con la sua Julieta e il premio Oscar Sean Penn con The Last Face, che vede protagonista l’ex compagna Charlize Theron e ha già fatto la gioia degli amanti del gossip che già si chiedono se i due sfileranno ugualmente fianco a fianco sul tappeto rosso.

Presente anche il controverso regista di Basic Instict, Paul Verhoeven, che rappresenterà l’Olanda con il suo Elle.

Sono quattro invece i registi francesi entrati nella short-list quest’anno: Nicole Garcia con Mal de Pierres, Alain Guiraudie con Rester Vertical, Bruno Dumont con Ma Loute e Oliver Assayas con Personal Shopper si contenderanno il titolo per tenere alto il tricolore francese. Mentre se si considera il canadese Xavier Dolan con Juste la fin du monde e i belgi Dardenne con La Fille Inconnue, i film in gara in lingua francese salgono addirittura a sei.

Sarà un festival particolarmente francofono quello di quest’anno, che vede molte delle pellicole girate in lingua francese. Confermata invece l’apertura fuori concorso di Cafè Society di Woody Allen, con una delle star del momento, l’ex vampira Kirsten Stewart e Jesse Eisenberg.

CINEMA

“WEEKEND”, il film che il Vaticano non vuole far vedere

A metà tra film indipendente e documentario, arriva finalmente anche in Italia WEEKEND, pellicola di Andrew Haigh del 2011, che tanti premi e consensi ha ricevuto negli ultimi cinque anni nei festival cinematografici di tutto il mondo. Il film viene adesso distribuito anche nel nostro paese, in lingua originale e con sottotitoli in italiano, dalla Teodora Film, la quale, in una nota sul proprio sito ufficiale, tiene a precisare che la pellicola viene distribuita in sole dieci copie, quasi tutte al nord ad eccezione di Roma, a causa del «giudizio negativo della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI (che preclude molte sale del circuito di qualità, spesso anche gestite da laici) e che ha giudicato il film come “Sconsigliato/Non utilizzabile/Scabroso” in quanto legato a due sole tematiche: droga e omosessualità».

La pellicola infatti ruota intorno alla storia di Glen e Russell, due ragazzi gay che s’incontrano per caso un venerdì sera in un locale gay, consumando quello che inizialmente pare un rapporto occasionale. Ma la forte attrazione tra i due farà sì che continueranno a cercarsi.

Basato sulla tecnica del two-hander, il film contrappone due soli personaggi diversi tra loro, l’artista anticonvenzionale Glen (Chris New) e il bagnino Russell (Tom Cullen), i quali dopo un fugace incontro continueranno a cercarsi e vedersi per la durata, come dal titolo, di un fine settimana.

Asciutto, intimo, crudo. È straordinariamente moderno il film di Haigh, che mostra due ragazzi annoiati, e un po’ delusi dalla vita, che stancamente fanno uso di sostanze stupefacenti, quasi in cerca di quelle emozioni che, per motivi diversi, negano a se stessi. L’uno che prova a convincersi di stare bene, l’altro che vorrebbe invece sovvertire le regole della società.

Sostenuto anche da Ferzan Ozpetek, che l’ha segnalato sul proprio profilo facebook, WEEKEND mostra un rapporto malato di due ragazzi che si rinchiudono nella loro solitudine e in quelle convinzioni che, come due binari paralleli, non si incontreranno mai.

weekend 2016 blu-ray cover - internettualeQualità del film a parte, sono tre le considerazioni da fare in merito a questa tardiva distribuzione italiana: se è vero che Teodora Film ha fortemente creduto in questo progetto suggerendo caldamente di andare a vederlo in questo primo fine settimana, resta da chiedersi come mai abbia optato per un’uscita sottotitolata e in lingua originale, che di per sé tanto va a togliere ad una pellicola che emozionalmente avrebbe potuto dare di più. La seconda domanda è quanto valga davvero la pena andare al cinema a vedere un film il cui DVD è in vendita su Amazon da quattro anni nella medesima versione ora in sala.

L’ultima riflessione invece è rivolta al criterio di valutazione della CEI (la Conferenza Episcopale Italiana, ovvero i Vescovi) negli ultimi due anni, e ci si chiede come mai, in un’epoca di lotta al femminicidio e violenza sulle donne, un film indipendente a tematica omosessuale sia considerato “Non utilizzabile/Scabroso”, e perché invece si conceda a un blockbuster come “Cinquanta Sfumature di Grigio” una distribuzione di quasi mille copie (985 per l’esattezza) nonostante le scene di sesso esplicito e, in particolare, di efferata e gratuita violenza sulle donne.

CINEMA, INTERNATTUALE

The Danish Girl, delicata storia una donna prigioniera nel corpo di un uomo

È provvidenziale l’uscita di The Danish Girl nei cinema italiani, che arriva a ridosso della votazione del disegno di legge sulle unioni civili nel nostro paese. Candidato a quattro premi Oscar, tra cui quello di miglior attore protagonista per Eddie Redmayne, il film, diretto un altro premio Oscar, il regista Tom Hooper, è tratto dall’omonimo romanzo di David Ebershoff (2000), incentrato sulla biografia del paesaggista Einar Wegener, primo transessuale della storia a sottoporsi a un intervento chirurgico per diventare donna, “musa” ispiratrice della moglie, la pittrice Gerda Wegener, con il nome di Lili Elbe.

Iniziato come un gioco, travestendosi da donna per sostituire una modella in ritardo, Einar, a contatto con quegli abiti, con quelle calzature, con quel mondo di merletti, trucchi e parrucche riscopre sensazioni della sua infanzia sedate per timore o convenzione sociale, recitando un ruolo, quello di uomo e marito che, a contatto col suo vero io, inizia a stargli stretto.

Paradossalmente, infatti, il protagonista è molto più se stesso quando veste gli abiti femminili di Lili che non i suoi, di Einar, che lascia scivolare sul fondo della propria anima come il ricordo di una vita che non gli appartiene.

È un film delicato, intimo, che indaga l’animo del giovane Einar senza sensazionalismi o provocazioni, ma con la stessa voglia di comprendere del protagonista che s’interroga su se stesso, sulla propria sessualità, sulla propria vita di donna imprigionata nel corpo di un uomo.

Raffinato, elegante come gli stessi costumi nominati agli Academy Awards, The Danish Girl mostra il disagio di scorgere un riflesso allo specchio che non corrisponde all’idea che si ha di sé, e a quel genere sessuale cui si appartiene sin dalla nascita.

Considerata una vera e propria malattia, l’omosessualità era classificata tra i disturbi mentali che rientravano nella sfera della schizofrenia. In questo particolare momento storico e politico, la vita di Einar Wegener è manifesto di una generazione e di una comunità, quella LGBT, che rivendica, come il pittore agli inizi del Novecento, il diritto di essere esattamente uguali al riflesso del proprio cuore e non a quello dello specchio.

CINEMA

Crimson Peak: il gotico romantico di Del Toro con Mia Wasikowska e Jessica Chastain

Diretto da Guillermo del Toro, Crimson Peak mescola horror, fantasy e amore, dando vita ad un genere cui sarebbe senza dubbio azzardato, e un po’ riduttivo, apporre una sola etichetta di classificazione, ma forse, proprio per questo, sembra una pellicola riuscita a metà: non troppo spaventoso per essere considerato un horror, non troppo favolistico per un fantasy, e persino la storia d’amore sembra orbitare solo marginalmente intorno ad una trama che pone al centro il tema spiritistico.

Edith (Mia Wasikowska), unica figlia di un ricco vedovo, fin da bambina ha il dono di vedere i fantasmi e, in età adulta, viene chiesta in moglie da un baronetto inglese caduto in disgrazia. Da qui una serie di eventi che condurrà la ragazza nella spettrale tenuta di Crimson Peak in Inghilterra, dove il barone vive con la sua ambigua sorella, interpretata da una conturbante quanto perfida Jessica Chastain.

Del Toro ci regala un film che rievoca, in chiave dark, le sontuose atmosfere de L’Età dell’Innocenza, con una storia ambientata tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, tra Londra e New York.

Bellissima la colonna sonora, che evoca le composizioni orchestrali del film di Scorsese del ’93, intervallate da brani che i protagonisti ascoltano da fonografi e grammofoni.

Mia Wasikowska ricorda molto la Claire Danes de I Miserabili, contesa dal fascinoso Tom Hiddleston e dal medico cui dà il volto Charlie Hunnam, silenziosamente innamorato di lei.

Il film è prevedibile, il finale un po’ scontato e gli effetti speciali un po’ ingenui. Probabilmente Crimson Peak non entrerà mai nella lista dei 100 film da non perdere, né nelle pietre miliari del cinema o i cult in home video, tuttavia è la scelta migliore per chi per questo Halloween ormai alle porte vuole vivere un po’ di suspence, senza rinunciare al romanticismo.

CINEMA, INTERNATTUALE

“Ritorno al Futuro”: dieci invenzioni del film che oggi sono vere

Back to the future - film anniversary 2015

Vero e proprio cult degli anni ’80, Ritorno al Futuro, primo film di una fortunata trilogia, ritorna in auge per quella data, il 21 Ottobre del 2015, in cui Michael J Fox e compari viaggiarono nel futuro nell’ormai lontano 1989 a bordo della mitica (e ormai famosissima) DeLorean DMC-12. Nella pellicola, diretta da Robert Zemeckis, si ipotizzava di un futuro fatto di auto volanti, skateboard sospesi a mezz’aria e Nike che si allacciavano da sole una volta indossate. Per queste invenzioni probabilmente dovremo ancora aspettare a lungo, ma molte altre, invece, nel frattempo sono diventate realtà. Ecco allora le dieci invenzioni diventate vere in queste tre decadi:

  1. I DRONI:

Nel film molti dei noiosi compiti dell’uomo erano invece svolti da droni volanti: dal portare a spasso un cane al catturare immagini per organizzazioni giornalistiche tutto veniva fatto attraverso dei “robot volanti”. Oggi i droni sono una realtà diffusissima, dalla regia televisiva alla fotografia, si sono trasformati in pochi anni in strumenti indispensabili per operatori e specialisti del settore, consentendo di fare riprese prima impossibili o costosissime.

  1. PAGAMENTI ELETTRONICI:

Ritorno al Futuro immaginava una cosa che per l’epoca era impensabile, pagare senza denaro, e lo fa quando Terry chiede a Marty di donare 100 dollari elettronicamente. Oggi grazie a Paypal, alle carte di credito e a tanti altri strumenti digitali, è possibile farlo con pochi click, inviando bonifici, denaro, ricariche telefoniche o carte di credito in pochissimo tempo. Ma il film aveva anticipato anche i dispositivi wireless, senza fili, e quelli touch.

  1. RICONOSCIMENTO FACCIALE E DELLE IMPRONTE:

In una scena del film, Jennifer, fidanzata del protagonista e sua futura moglie, utilizza l’impronta digitale del suo pollice per aprire una porta nella sua casa del 2015, “senza maniglia”. Oggi il riconoscimento delle impronte è addirittura installato anche su dispositivi comuni come Personal Computer e smartphone come iPhone, così come il riconoscimento biometrico del volto, per accedere alle informazioni del proprio conto in banca e, perché no?, anche per aprire la porta di casa.

  1. CONSOLE DI GIOCO SENZA JOYSTICK:

Tra gli anni ’80 e ’90, per giocare a console come Nintendo e Commodore, attaccate per lo più ai televisori di casa, erano molto in voga i Joystick, controlli di gioco con fili, il cui comando principale era rappresentato da una piccola cloche e qualche pulsante. Quando nei primi anni 2000 PlayStation propose il rivoluzionario Joypad, composto per lo più da soli pulsanti, che qualche anno dopo divenne senza fili, era già tanto. Nessuno avrebbe mai immaginato che console come l’XBOX sarebbero addirittura andate oltre, permettendo ai giocatori di giocare senza l’ausilio di controlli di alcun tipo se non il loro corpo.

  1. SNEAKERS AUTO-ALLACCIANTI E ABITI CHE SI ADATTANO:

Marty nel film indossa delle Nike che si allacciano da sole, così come tutta una serie di abiti che si adattano al corpo. Oggi probabilmente siamo ancora distanti da quel tipo di tecnologia, ancora un po’ troppo futuristica e fantasiosa, ma c’è tutta una tecnologia da “indossare”, come le scarpe da corsa che ricaricano la batteria del cellulare, magliette che vibrano per farti seguire la tua strada. In compenso nel 2011 Nike ha creato una limited edition proprio come le scarpe di Marty, forse non si allacceranno da sole, ma i fan potranno avere la sensazione di indossare il futuro.

  1. VIDEO CHIAMATE E SOCIAL NETKORK:

In Ritorno al Futuro 2, Marty fa una videochiamata. Nessuno avrebbe mai immaginato che sarebbe stato precursore di servizi come Skype o FaceTime di Apple, che permettono di chiamare e vedersi anche da dispositivi mobile. Ma, guardando attentamente il film, sul display dell’interlocutore comparivano anche informazioni come la data di nascita, l’occupazione, l’orientamento politico e gli hobby. Tutte cose condivise digitalmente: facebook vi dice niente?

  1. VEICOLI CHE VANNO A… RIFIUTI.

Il Dottor Brown rifornisce la sua mitica DeLorean utilizzando i rifiuti. Forse noi non potremo ancora permettercele, ma Toyota ha già progettato, e ancora sta progettando muovendosi in questa direzione, un auto, la Mirai, a idrogeno, facendo una campagna promozionale proprio con gli attori della trilogia, Michael J Fox e Christopher Lloyd. Le auto a idrogeno sono una realtà da tempo ormai, e riescono a trasformare l’idrogeno e l’ossigeno in impulsi elettrici.

  1. SKATEBOARD SOSPESI:

Anche se gli “hoverboard” molto si rifanno agli skateboard del film, avendo comunque le ruote, tecnicamente non contano, molte società hanno creato (e testato) dei veri skateboard volanti, il cui costo medio si aggira intorno ai 10.000 dollari.

  1. VIDEO-OCCHIALI:

Da Google a Apple sono tanti i produttori che si sono ormai lanciati nel mercato dei cosiddetti “SmartEyeGlasses”, occhiali che permettono la realtà aumentata, che è possibile acquistare su eBay. Già in una scena del film, i figli (futuri) di Marty e Jennifer guardano la TV attraverso le lenti, ignorando la propria famiglia. La scena descritta vi ricorda qualcosa? La produzione di Google pare al momento essersi arenata per la fredda accoglienza del pubblico, ma la scena suona maledettamente REALE.

  1. PEPSI—EDIZIONE LIMITATA:

Sono tanti i marchi citati nella pellicola che negli anni hanno deciso di celebrarla. Tra questi Pepsi, che ha deciso di creare una speciale bottiglia in edizione limitata della “Pepsi Perfetta”. La bottiglia nel film costava 50 dollari, ma i comuni mortali potranno acquistarla nella vita vera ad un costo di poco più di 20 dollari, gratis invece per i partecipanti al ComicCon di New York.