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Alla “Pietrasanta” a Napoli un bellissimo omaggio alla chiesa del Giovanni Pontano

Immagini d’epoca, documenti ufficiali, lettere. La vicenda poco nota della Cappella dei Pontano a Napoli, è diventata ieri, giovedì 5 luglio, una straordinaria conferenza teatralizzata, che ha raccontato ai presenti una pagina poco nota della città di metà Settecento. A dispetto della canicola di questi primi giorni di luglio, la corposa platea si è riunita nella bellissima Cappella del Santissimo Salvatore, a ridosso della monumentale Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta in Via dei Tribunali.

A fare da scenografia d’eccezione, gli stucchi, dipinti e un bellissimo pavimento maiolicato dalla stessa bottega del Chiostro di Santa Chiara, i Massa.

Protagonisti di quella che è stata una vera e propria rievocazione il Dottor Raffaele Iovine, Presidente dell’Associazione Pietrasanta, l’autore Gianpasquale Greco, che ha svolto un lavoro di ricerca proprio su questi luoghi, e Lucio Carlevalis, Presidente della prestigiosa Ensemble Vocale di Napoli, la cui sede è proprio la Basilica della Pietrasanta, che con enfasi e vigore ha dato voce ai protagonisti della vicenda, leggendo e interpretando passi di documenti citati.

Alla metà del XVIII secolo infatti la Cappella che l’Umanista Giovanni Pontano aveva dedicato alla memoria della moglie, rischiava di essere abbattuta, e con essa proprio l’adiacente Cappella del Salvatore, per riqualificare e dare maggiore dignità alla facciata della Basilica.

Furono tante le coraggiose opposizioni del popolo napoletano che trovarono l’appoggio del Re Carlo di Borbone, e di altri intellettuali dell’epoca, che riuscirono a sottrarre questo bellissimo monumento rinascimentale ad un triste destino.

Il paradosso fu però l’oblio cui fu condannato, appena un secolo dopo, per ritrovare la sua dignità di Cappella e prestigiosa costruzione rinascimentale della città soltanto nel primo decennio del 2000, quando l’Associazione Pietrasanta si fa custode di questi posti finanziandone, completamente a proprie spese, i restauri, riportandoli all’antico splendore.

Ricorda con affetto e commozione questi momenti, Monsignor Vincenzo De Gregorio, rettore della Basilica, e promotore di un progetto, unico nella sua specie, che vede pubblico e privati collaborare insieme per il bene comune e per i beni culturali, recuperando non soltanto l’antico complesso basilicale, primo a Napoli dedicato al culto della Vergine, ma anche le due cappelle annesse: «Difendere la propria memoria e le proprie radici significa soprattutto ricordare vicende di coraggio come questa» ha detto il Presidente Iovine, la cui mission è quella di fare della Basilica, oggi sede di prestigiose mostre, una vera e propria fabbrica di cultura, che si fa promotrice di eventi di spessore come questo.

Emozionato ed emozionante l’intervento di Monsignor Vincenzo De Gregorio, che in chiusura ha ripercorso le vicende di questi tre monumenti, dal totale abbandono negli anni ’70 e ’80, protetti, ma in qualche modo dimenticati, da un recinto che ne impediva l’accesso e la fruizione, e oggi polo museale nel cuore del centro storico della città.

Se è vero che, come narravano gli antichi, pronunciare il nome di una persona fa sì che sia immortale, con questa sontuosa rievocazione Raffaele Iovine, Gianpasquale Greco e Lucio Carlevalis hanno compiuto, per il coraggioso popolo napoletano, che non volle essere complice e non ha taciuto, il miracolo dell’immortalità.

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Vittorio Sgarbi presenta il Museo della Follia, a Napoli fino al 27 maggio

Quella del Museo della Follia, nuova mostra di Vittorio Sgarbi a Napoli dal 3 dicembre fino al 27 maggio, non è una mostra, ma un viaggio introspettivo attraverso gli stati dell’animo umano. La follia non è intesa soltanto nella sua accezione di perdita del senno, ma è libertà di spirito, che si fa a volte avanguardia, capacità di andare oltre il

Goya, Una santa monaca guarisce una giovane inferma

mondo conosciuto, oltre il sensibile, percependo ciò che gli altri non vedono. Come Goya che, intossicato dal mercurio, ha dipinto una Una santa monaca guarisce una giovane inferma quasi cieco, forse come messaggio di speranza per la propria guarigione dell’anima, ma soprattutto del corpo.

Molti degli artisti esposti in mostra erano considerati folli, altri invece, artisti, lo sono diventati tra le mura degli istituti in cui erano reclusi. Tutti erano in realtà dei sognatori. È il caso di Antonio Ligabue, che nelle campagne emiliane, di cui era originario, immaginava leoni e tigri, giraffe e animali esotici. Un mondo onirico in cui l’artista vuole dimostrare che la natura è bella nella sua imperfetta bruttezza, nel leone che caccia la gazzella o un insetto scuro che cammina tra la danza di due coloratissimi galli. Una natura disarmonica, come lo erano i suoi autoritratti, così simili a quelli di un altro artista visionario, Van Gogh, con il quale ha in comune pennellate dense di colore, stemperate direttamente sulla tela.

Un percorso fatto di camere, reali e immaginarie, in cui gli oggetti di uso quotidiano sono impressi della vita di chi li ha posseduti, si fanno silenziosi narratori di mondi e di menti, di ciò che era prima, della quotidianità di luoghi ora abbandonati. Gli stessi che il visitatore vede nelle fotografie di Fabrizio Sclocchini, che immortala gli assenti: mura consunte, letti arrugginiti, Madonne e crocifissi che parlano di chi li ha abitati. C’è persino un presepe crollato, ultimo baluardo di una fede in una vita altra, traslata nell’attaccamento al possesso di oggetti senza valore.

Lorenzo Alessandri, Gioconda modella inveroconda (Surfanta)

Il visitatore attraversa anche le camere immaginarie del surrealista Lorenzo Alessandri, quelle del Surfanta, immaginario hotel in cui ritrae Gioconde transessuali e vizi, o quelle del naïf Carlo Zinelli, che disegna uomini e crocifissi, colorando ogni centimetro del foglio bianco con un horror vacui che è paura del tempo, di cui ne diventa inconscia scansione.

Il tempo, tema ricorrente in queste prigioni dell’anima, che senti dal ticchettio di una sveglia senza lancette. Istanti di giorni tutti uguali eppure diversi. Diversi da artista ad artista, da paziente a paziente: chi lotta contro la cura, chi si rende complice della terapia scegliendo il proprio supplizio o chi riesce a trovare la sua dimensione, raccontando quel micro-mondo di pensieri e immagini che riversava con più o meno consapevolezze nelle proprie opere.

Bacon, Head

Bellissime le opere di Bacon, il quale, incapace di disegnare un sorriso, ha immortalato un urlo. Silenzioso quanto forte nella sua informe bocca, in questa espressione sfuggente che esprime strazio, dolore, rabbia. Ma di certo non lascia indifferenti.

Un percorso di ampio respiro, che alterna pittura, scultura e videoinstallazioni, mescolando con maestria arte moderna e contemporanea, indagando la mente che è spazio interiore e posto fisico, deputato a quell’igiene mentale che spesso era chiusura all’altro, chiusura al diverso.

Gli allestimenti scuri sospendono il visitatore in uno spazio amorfo e atemporale, dove l’arte e la realtà si confondono, in un ambiente a metà tra museo e manicomio, dove è stato ricreato anche un OPG, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

La rassegna è allestita all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta in Via Tribunali, dove è stata presentata dal Professor Sgarbi, dai suoi autori, insieme allo psicologo Raffaele Morelli, al Monsignor De Gregorio rappresentante della Curia che ha permesso di fare della Chiesa un luogo di cultura.

Tra gli autori della rassegna l’artista Cesare Inzerillo, presente con delle sue opere sul tema, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini e Stefano Morelli.

Bellissima la serie di foto stereoscopiche, tratte da vecchie foto in bianco e nero che acquisiscono una profondità di immagine che proietta lo spettatore in questi ambienti. Ma sono tante le sorprese, i video, le installazioni e gli audio che i visitatori avranno modo di scoprire.

Dipinti, luoghi, oggetti. E poi ci sono loro, i “matti”, i tanti volti dalle cartelle cliniche di uomini e donne ritenuti folli, delle loro espressioni straziate dal dolore o da trattamenti sperimentali senza reali fondamenti scientifici, ma spesso frutto di preconcette idee di una società non ancora avvezza al cambiamento.

Anche Maradona trova posto in questa esposizione, con una serie di radiografie del suo piede durante un’azione e la foto di un suo piede. L’ex calciatore del Napoli è provocatoriamente è incluso nella mostra come un contemporaneo Caravaggio dalla vita dissoluta, ma dalla indiscussa genialità. La mano de Dios di una sua storica partita di Maradona è oggi venerata dai tifosi così come gli storici dell’arte apprezzano le pennellate delle Madonne del maestro della pittura rinascimentale italiana.

Bellissimo il gesto dell’ex calciatore del Napoli che ha deciso di devolvere il compenso per legare il suo nome all’evento all’Ospedale Pausilipon.

C’è anche un corno gigante, portafortuna per antonomasia, le cui radici affondano nella mitologia greca, che omaggia Napoli, originario simbolo di immortalità inteso da popolo partenopeo come scaramantica capacità di sconfiggere il male e propiziare la buona sorte.

un’opera dell’artista Cesare Inzerillo

Una follia che arriva fino allo stesso Cesare Inzerillo, e alle mummie della sua serie Tutti santi, a quel nano alato che, come un decomposto Icaro, sogna di volare ma non ci riesce. Sì, Follia come morte, che rende tutti santi, tutti uguali, come quella Livella dell’amato Totò. Ma follia anche di chi cerca irrazionalmente la morte, quale fuga dalle miserie e guai della propria esistenza. Follia come mancanza delle persone care e, proprio come Astolfo che sulla luna cercò il proprio senno, artisti come Silvestro Lega provano a ritrovare il loro nell’arte.

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Napoli: la mostra “i Tesori Nascosti” di Sgarbi prorogata fino al 20 luglio

Rivelazione dello scorso inverno, la mostra i Tesori Nascosti, a cura di Vittorio Sgarbi sarà prorogata fino al prossimo 20 luglio. Lo ha anticipato il Mattino di Napoli qualche settimana fa: data la grande affluenza di pubblico e la richiesta a gran voce di chi invece non sarebbe riuscito a vederla durante la stagione calda, si è deciso di estenderla ancora per quasi due mesi. La chiusura originaria, infatti, fissata per il 28 maggio, è sembrata troppo corta per i tanti potenziali visitatori che, in vista dell’estate, volevano vedere le oltre 150 opere che compongono questo interessante percorso di storia dell’arte.

Vittorio Sgarbi è riuscito a mettere insieme opere (ingiustamente ritenute) minori, di autori maggiori, tutte appartenenti a fondazioni, collezioni e collezionisti privati, tra cui il fondo Cavallini-Sgarbi dello stesso curatore e critico d’arte.

Oltre ai tre artisti enfatizzati dal sottotitolo, Tino Di Camaino, Caravaggio e Gemito, attivi nella città di Partenope e che legano maggiormente questa esposizione a Napoli, tanti altri artisti compongono un percorso antologico che mette insieme autori come Mattia Preti, Luca Giordano, Guercino, Ribera, ma anche grandi artisti dell’arte contemporanea e metafisica come Giorgio De Chirico, De Pisis, Morandi.

i Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi (Galleria del ‘900)

Pitture, certo, ma anche sculture come quelle del milanese Wildt e De Luca.

Concepita inizialmente per EXPO Milano 2015 la mostra si è spostata a Salò, arricchendosi di nuove opere e autori per la tappa napoletana.

Suggestivo scrigno di questi tesori è la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, a Napoli, chiusa a pubblico per oltre vent’anni e utilizzata nel tempo come officina, è essa stessa tesoro nascosto che, per l’occasione, è stata restituita al pubblico nella veste elegante di pinacoteca del XIX secolo. Pareti bordeaux e dipinti disposti a metà tra percorso museale e sontuosa galleria privata, fanno da cornice al bellissimo pavimento opera della famiglia Massa (la stessa che ha maiolicato il Chiostro di Santa Chiara a Napoli). Chi entra per la prima volta ha probabilmente la sensazione di varcare una nuova dimensione, in cui svaniscono i contorni della Basilica confondendosi con quelli di una eccezionale quadreria.

una foto della sala della mostra da @marianocervone (instagram)

Visitare la mostra è un vero e proprio percorso esperienziale oltre che artistico: la Basilica infatti si trova nel cuore del centro storico della città, già riconosciuto universalmente come patrimonio dell’UNESCO, e per raggiungerla si dovrà passeggiare tra i profumi delle creazioni dei maestri pasticceri e quelle degli artigiani della pizza di Gino Sorbillo, ascoltando gli artisti di strada che portano la loro voce, i loro strumenti, la loro energia per le folcloristiche stradine.

Grazie ad una applicazione (disponibile gratuitamente per iOS e per Android) sarà possibile ascoltare la voce dello stesso Sgarbi, che guiderà lungo il percorso, una lectio privata con un maestro d’eccezione.

Prosegue dunque, per la gioia degli studenti universitari il lunedì universitario, giorno in cui ogni studente, esibendo un qualsiasi documento che attesti la frequenza a qualsiasi facoltà per l’anno corrente, può entrare in mostra pagando soltanto 5€ a fronte dei 12 del biglietto intero.

I Tesori Nascosti rappresenta un’antologia di storia dell’arte, le cui pagine vanno dalla metà del 1200, con opere giottesche appartenute persino a Gabriele D’Annunzio fino ad arrivare ai bellissimi nudi del Novecento di Eugenio Viti.

Sgarbi è riuscito a comporre una mostra che spazia sapientemente dal medioevo al rinascimento, passando per i paesaggisti dell’ottocento napoletano e le avanguardie di inizio secolo. Sono davvero tanti gli autori messi insieme dal noto critico d’arte italiano, che ha portato nel capoluogo campano un evento unico come non se ne vedevano da un po’.

Per maggiori informazioni:

www.itesorinascosti.it

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Il Caravaggio della discordia

Da circa due giorni Il Mattino di Napoli sta versando fiumi di inchiostro gettando ombre sull’attribuzione a Caravaggio di una Maddalena Addolorata, attualmente esposta nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta nell’ambito della mostra i Tesori Nascosti, curata dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

A più riprese, il quotidiano partenopeo ha raccolto le voci dello storico dell’arte Nicola Spinosa, molto scettico a riguardo, e di Sylvain Bellenger, storico d’arte francese, da oltre un anno Direttore del Museo di Capodimonte.

Secondo Spinosa la città, già in possesso di tre Caravaggio non ha bisogno di altre (vere o presunte) opere del maestro milanese: «La gente andasse a vederle al Pio Monte, a Palazzo Zevallos e a Capodimonte» dice il critico, ritenendo che queste siano soltanto operazioni per “richiamare le folle”.

caravaggio_maddalenaaddolorata_1605-1606Dal canto suo, lo stesso Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, tiene a precisare di non aver personalmente attribuito l’opera a Caravaggio, sul quale vige sempre l’opinabilità, ma che la paternità del quadro gli è stata attribuita da Francesco Petrucci, curatore di Palazzo Chigi, che ha riconosciuto in questo dipinto la mano del maestro lombardo.

Per Bellenger invece il problema non è tanto quello di portare altri due o tre Caravaggio nella città di Partenope, quanto quello di indagare il percorso artistico dell’artista a Napoli, senza tentativi di fare “un colpo di natura quasi esclusivamente mediatica”.

Il vero problema, aggiunge il direttore del Museo di Capodimonte, è la poca promozione del museo del Real Bosco: «Come si può accettare – si chiede Bellenger – che non ci sia nemmeno una segnalazione del museo di Capodimonte in città?».

Dunque sarebbe tutta colpa della scarsa segnaletica e della poca sensibilità da parte di enti e cittadini verso un museo, quello di Capodimonte che, oltre alla Crocifissione di Caravaggio, custodisce al suo interno i più importanti autori della scuola napoletana, Tiziano, Giotto e tanti altri autori della Storia dell’Arte italiana e non solo.

La Reggia di Versailles in Francia, dista dal centro di Parigi circa 21 chilometri, percorribili in media in quaranta minuti in auto e oltre cinquanta in treno, e quasi 20 € per accedervi. Eppure, nonostante la non facile posizione, il lungo tragitto in auto o in treno, riesce a registrare una media di cinque milioni di visitatori annui all’interno dello château e quasi otto milioni per i suoi bellissimi giardini.

I chilometri che separano il Museo di Capodimonte dal centro di Napoli sono quasi 5, che diventano appena 2 e mezzo se consideriamo come punto di riferimento il Museo Archeologico Nazionale. Con un costo di accesso al pubblico di 12 euro, riesce però a registrare soltanto poco più di 920.000 visitatori all’anno.

Poca promozione nel cuore del centro storico della città o scarsa attenzione alla comunicazione da parte del museo? Benché con alcuni eventi, come il prestigioso prestito di Vermeer, La donna con il liuto, dal Metropolitan di New York, Capodimonte stia riuscendo ad attirare l’attenzione dei giornali e addetti ai lavori, al museo pare ancora mancare quel quid che lo renda attraente per il grande pubblico. Se il Museo Archeologico è, nominalmente, associato all’archeologia, il Museo di Capodimonte, per un turista, è soltanto l’ennesimo museo nel mondo dalle collezioni indefinite. I turisti infatti non immaginano l’importanza degli autori che esso racchiude e custodisce: da Giotto a Tiziano, da Caravaggio a Warhol. Tutta colpa della poca attenzione che Capodimonte presta alla comunicazione e i social. Lo dimostra un logo non proprio avveniristico, che somiglia ad un effetto Wordpad degli anni ’90, lo dimostra anche il non aver fatto di alcun autore il proprio “manifesto”.

Si pensi alla Gioconda e a Leonardo Da Vinci, inconsciamente associati al Museo del Louvre, o alla Ragazza col Turbante (più nota ormai come Ragazza con l’Orecchino di Perla) di Vermeer, simbolo del Mauritshuis in Olanda.

Non una mancanza di rispetto verso le altre opere e ben altri autori, ma la volontà di trasformare nella propria “icona” un’immagine immediatamente riconoscibile, e che attragga i visitatori per una fama che va oltre gli stili pittorici o il valore in sé dell’opera stessa.

È questa la strategia, che Bellenger ha definito “Operazione San Gennaro”, utilizzata dalla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e dalla mostra i Tesori Nascosti: un’opera, un nome, che più di altri possa attirare il pubblico. Rendersi immediatamente riconoscibili, trasformando una sola opera nella “copertina” di un’antologia di ben altri e tanti autori di grande valore e talento.

Lungo il percorso espositivo infatti non c’è soltanto Caravaggio, ma autori quali Tiziano, Guercino, lo Spagnoletto, i quali però senza la giusta spinta probabilmente non avrebbero destato la curiosità ed il successo che la mostra invece sta riscuotendo in queste settimane.

È facile invece per un turista riconoscere il percorso caravaggesco a Napoli, a cominciare dal Pio Monte della Misericordia, prestigiosa quadreria partenopea, che prende proprio il nome dall’opera omonima del maestro lombardo, o a Palazzo Zevallos-Stigliano a Via Toledo, che dell’ultimo Caravaggio, Il Martirio di Sant’Orsola, ha fatto la sua punta di diamante.

caravaggio_-_la_morte_della_vergineSe, come annunciato da Vittorio Sgarbi lo scorso 5 dicembre, dovesse dunque arrivare l’Adorazione dei Magi al museo d’arte contemporanea MADRE, nulla toglierebbe agli altri Caravaggio in città, arricchendo un percorso storico-artistico cui si dovrebbe invitare i visitatori a scoprire con maggior sinergia e meno senso di competizione, poiché se tradizionalmente consideriamo Caravaggio un contemporaneo precursore della fotografia, è già per questo “moderno”, senza la necessità di ricercare forzatamente altri dialoghi con le collezioni permanenti del Museo Donna Regina.

Per quanto concerne invece l’autenticità dell’opera della Maddalena Addolorata, attualmente esposta alla Pietrasanta, non è possibile attribuirla con certezza certo, ma non è altrettanto possibile sconfessarla. Sì, è vero, forse Caravaggio non ha mai fatto studi preparatori delle sue opere, né ha mai replicato sé stesso, ma non è possibile escludere a priori che, in una determinata fase della sua carriera e ricerca artistica, per un motivo che oggi ancora ignoriamo, non ne abbia sentito il bisogno, e che dunque la Maddalena alla Pietrasanta non sia l’eccezionalità del caso. Se così fosse, sarebbe per questo motivo di grande e forse maggiore valenza artistica. La mancata documentazione scritta dunque può essere spiegata da quello che l’artista credeva solo un lavoro “estemporaneo” di preparazione per un’altra opera, la Morte della Vergine al Museo del Louvre a Parigi, dove la stessa Maddalena è posta in primo piano al capezzale della Vergine al centro della scena, e che questo dipinto potesse dunque servirgli per ritrarre una delle tante donne che hanno affollato la sua vita ed il suo letto.

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i Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi a Napoli fino a maggio 2017

Nata per EXPO Milano 2015, arrivata poi a Salò, la mostra i Tesori Nascosti fa tappa a Napoli fino al prossimo 28 maggio 2017. Curata da Vittorio Sgarbi, la rassegna qui si arricchisce di opere uniche, tra cui una Maddalena Addolorata di Caravaggio, e autori dalla città di Partenope come Tino Di Camaino e Gemito.

Pittura certo, ma anche scultura: lungo il percorso trovano posto anche autori come Adolfo Wildt. Allestita all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta che, con questo evento, riapre finalmente le sue porte al pubblico dopo qualche anno di restauro, la mostra ricrea l’atmosfera di una quadreria settecentesca, percorrendo idealmente sette secoli di Storia dell’Arte che vanno dal Medioevo dei giotteschi all’arte un po’ naif di Antonio Ligabue.

Tiziano, Luca Giordano, Jusepe de Ribera, Filippo de Pisis, ma anche De Chirico e Giorgio Morandi, sono soltanto alcuni degli autori delle centocinquanta opere che compongono questa straordinaria pinacoteca dell’Arte.

Opere, queste, rinchiuse nei caveau di fondazioni, appese sulle pareti di abitazioni private e di prestigiosi palazzi il cui accesso è negato al pubblico. Da qui il titolo della mostra, tesori nascosti, perché sono davvero gemme dell’arte, la cui fruizione è normalmente negata al grande pubblico, e che con questo evento si offrono finalmente sotto gli occhi di tutti.

Suggestivo l’allestimento di Guidobaldi che ha saputo ricreare suggestioni di raffinata eleganza con pareti bordeaux e luci che enfatizzano ogni singola opera, a cominciare dal Caravaggio, su di una vera e propria rampe d’honneur, insieme ad altri autori contemporanei di prestigio.

basilica-di-santa-maria-maggiore-alla-pietrasanta-internettualeLa mostra è al contempo l’occasione per riscoprire la bellissima Basilica di Santa Maria Maggiore, riaperta per il pubblico di napoletani a due anni dai lavori di restauro che hanno riportato la facciata, opera barocca di Cosimo Fanzago, agli antichi splendori.

Tesori Nascosti rientra tra le eccezionali mostre aperte anche a Natale: grazie alla sinergia dello staff sarà possibile infatti visitare la mostra anche a Natale, dalle ore 12.00 alle ore 20.00, così come il 1 gennaio 2017. Giorni eccezionali, questi, che si vanno ad aggiungere all’apertura tradizionale dalle 10.00 alle 20.00 settimanali, e dalle ore 10.00 alle 23.00 dei weekend.

Non stupiscono dunque le 1500 visite nel solo giorno di sabato 10 dicembre, né le code del ponte dell’Immacolata, perché Tesori Nascosti è una mostra qualitativamente alta, che non solo porta lustro alla città di Napoli, consentendo ai visitatori di conoscerne gli scorci dipinti dai pittori del XIX secolo, ma anche, e forse soprattutto, perché ricolloca il capoluogo campano tra i primi posti delle grandi capitali della cultura europea.

Per maggiori informazioni su quella che è una mostra da non perdere ecco il sito web ufficiale:

www.itesorinascosti.it

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I Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi a Napoli fino al prossimo 28 maggio

Dal 5 dicembre, alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Napoli, detta la Pietrasanta, arrivano i Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi. Una mostra che mette insieme opere di collezionisti privati nel cuore del capoluogo partenopeo, a due passi da San Gregorio Armeno e la storica Via dei Tribunali, l’antico decumano greco-romano che attraversa il centro storico della città.

Un’esposizione, questa, dal retrogusto civico, che mette insieme autori quali Tino di Camaino, alla corte di Roberto D’Angiò a Napoli dove è morto, Caravaggio, che soggiornò nella città di Partenope per un anno intero agli inizi del XVII secolo, o il napoletano Gemito, attivo nella città natale fino al successo dei Salons di Parigi a fine ‘800. Sono soltanto alcuni dei nomi, degli stili e delle epoche che ritroveremo nell’evento curato dal noto critico italiano che in merito ha detto: «Un luogo ritrovato di Napoli, la Basilica di Santa Maria della Pietrasanta una chiesa che è stata dimenticata, vicino a San Gregorio Armeno nel cuore di Napoli – commenta Sgarbi – e lì, in uno spazio che diventa museo, andranno i Tesori Nascosti».

La mostra infatti è allestita all’interno del complesso di Santa Maria Maggiore, primo edificio di culto, a Napoli, dedicato alla Vergine, a pochi metri dalla Cappella del Pontano e dell’adiacente Cappella del Santissimo Salvatore, dell’Arciconfraternita del Cappuccio alla Pietrasanta.

L’edificio sorge sui resti di una Basilica Paleocristiana del VI secolo, a sua volta costruita su di antico tempio di Diana, i cui marmi sono ancora incastonati nel campanile in laterizio nella piccola piazza antistante la Chiesa, risalente all’XI secolo.

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La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli (2016) – dal profilo instagram di @marianocervone

La facciata dell’edificio è attribuita all’Architetto Cosimo Fanzago, che nella metà del XVII secolo ne diede una rilettura in chiave barocca.

Il suo soprannome, Pietrasanta, è dovuto ad una leggenda secondo la quale al suo interno sarebbe stata custodita una pietra che procurava l’indulgenza a chi la baciava. La tradizione inoltre indica la chiesa come luogo di sepoltura di Papa Evaristo, quinto Vescovo di Roma tra il 96 e il 106 d.C.

La basilica è stata per lungo tempo oggetto di veri e propri atti vandalici: lasciata all’incuria del tempo e all’indifferenza di cittadini assuefatti all’overdose d’Arte della città, è stata anche arbitrariamente utilizzata come crossodromo urbano.

In un’ottica di recupero dell’edificio, la Curia di Napoli ha affidato la basilica al Dottor Raffaele Iovine, imprenditore napoletano, oggi Presidente della Fondazione Pietrasanta.

«Grandi capolavori della pittura italiana e soprattutto napoletana – prosegue il critico nella presentazione del progetto – che non si vedono, ma non sono nascosti o privati per cupidigia, ma appartengono a fondazioni, collezioni, istituzioni bancarie che hanno un loro patrimonio, ma non hanno un proprio museo come Palazzo Zevallos, che sia il luogo naturale in cui farli vedere».

Ed è proprio un istituto bancario, il gruppo CREDEM, il main sponsor di questo evento, che si preannuncia tra i più interessanti, se non IL più interessante del calendario culturale napoletano, e che gode del patrocinio dell’Arcidiocesi della Città di Napoli, della Regione Campania e del Comune e della città Metropolitana di Napoli.

La mostra sarà presentata alla stampa lunedì 5 dicembre, cui parteciperà Vittorio Sgarbi, guida d’eccezione per i presenti di questi capolavori, il Presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, l’assessore alla cultura Nino Daniele, il produttore esecutivo della mostra, Gianni Filippini, il presidente del Gruppo Credem, e il Dottor Raffaele Iovine.

Napoletani e turisti potranno invece ammirare queste straordinarie opere a partire da martedì 6 dicembre fino al prossimo 28 maggio 2017.

Una selezione molto attenta quella del noto critico italiano, che ha idealmente percorso la storia dell’arte dal ‘300 al ‘900, che costituiscono un museo vero e proprio, una temporanea pinacoteca in cui le opere, non legate ad una storia predefinita, sono affiancate con l’intento di aprire uno squarcio su opere nascoste, ma non per questo clandestine, ritrovate in una Chiesa ritrovata.