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Visita virtuale alla Galleria Borbonica di Napoli

Quando si parla della Napoli sotterranea, molti immaginano il noto accesso in Via dei Tribunali a due passi da Piazza San Gaetano. Se questo sito è stato il primo ad offrire la possibilità di visitare le viscere della città, di certo negli anni non è stato l’unico, né può definirsi “l’originale”, considerando che si tratta di una parte di storia che accomuna a grandi linee tutto il sottosuolo del capoluogo partenopeo.

Tra gli accessi sotterranei più belli e suggestivi c’è infatti la Galleria Borbonica. Alle spalle di Piazza del Plebiscito a Napoli, offre la possibilità di percorrere un tratto che arriva fino al cuore della nota piazza napoletana.

L’ho scoperta soltanto qualche anno fa. Ne avevo sentito parlare, conoscevo già gli interessanti progetti di moda e teatrali che da qualche anno animano luogo, ma mi sono spinto soltanto a discendervi dopo aver visto la bellissima puntata di Ulisse che Alberto Angela ha in parte dedicato a questo sito, e al percorso che include addirittura una falda acquifera.

La novità che riguarda oggi la Galleria Borbonica è che sarà visitabile anche dal web. Un progetto che, grazie alla tecnologia 3D Voyager, ha ricreato un tour virtuale. Un lavoro durato circa due anni che ha visto l’impiego di oltre 24.000 fotografie, e che rende visitabile il tunnel attraverso smartphone, PC e tablet.

Il costo per fare tutto questo è di 3€, con i quali il visitatore (virtuale) acquista un ticket che gli darà un accesso di 7 giorni per percorrere cunicoli, gallerie e vasche sotterranee.

Una certosina ricostruzione tridimensionale che include un’audio guida che accompagnerà il visitatore, munito virtualmente di una torcia, nella visita di un sito che si vuole far conoscere in tutto il mondo.

Se volete farvi un’idea di ciò che la rete potrà offrire, ecco un video con la presentazione del progetto:

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INTERNATTUALE

Le alternative gratuite e non al Corno sul lungomare di Napoli per Natale 2017

Se pensavate che N’ALBERO fosse la cosa più brutta che potesse essere installata sul lungomare di Napoli per le festività, sappiate che al peggio non c’è mai fine. Per il Natale 2017, infatti, a raccogliere il testimone di una architettura già brutta, che voleva riprodurre un abete e invece sembrava la versione sgraziata di una pagoda cinese, arriverà quest’anno un corno rosso gigante alto circa 60 metri.

N’Albero, lungomare di Napoli (Natale 2016)

A creare questo nuovo (per fortuna temporaneo) orrore architettonico, sarà la stessa azienda che ha già partorito l’albero lo scorso anno, la Società Italstage, la quale ha risposto ad un bando pubblico del comune di Napoli, per arricchire l’offerta cultura ed artistica di Napoli (ce n’era proprio bisogno?), seguendo il tema “Napoli e la Scaramanzia”.

Un corno che dovrebbe essere largo circa 30 metri e la cui altezza garantirà una visibilità persino dall’isola di Capri (un vero enigma per i visitatori, dover scegliere tra la vista dei faraglioni al tramonto e un fallo che si erge verso il cielo di Napoli).

Il corno avrà una base rossa e, come per la precedente installazione lo scorso anno, sarà percorribile a piedi o in ascensore, con locali, ristoranti, spazi per eventi e, immancabili, le terrazze panoramiche da cui godere della vista del golfo.

Augurandoci che non ci sia un ritardo, come successe lo scorso anno per N’Albero, la cui inaugurazione era prevista per l’8 dicembre, l’Immacolata, e si protrasse di qualche giorno, il Corno dovrebbe vedere la luce tra ottobre (2017, s’intende) e restare fino a gennaio 2018, sperando che non venga di nuovo a qualche buontempone la “brillante” quanto inutile idea di farlo permanere fino alla festa della donna o, peggio, Pasqua 2018 che il prossimo anno cadrà il 1 aprile.

Già da settembre cittadini e visitatori potranno invece apprezzare (?) il posizionamento di 12 corni in giro per le strade della città, alti quasi tre metri ciascuno. I corni saranno di vetroresina e avranno l’apotropaico scopo di augurare la buona sorte a chiunque durante le feste.

Un progetto che non ha soltanto il beneplacito del Comune di Napoli, ma intorno al quale potrebbe ruotare tutto un programma di appuntamenti ed eventi sempre a tema scaramanzia.

Da premettere che, come lo scorso anno, la mia posizione in merito a simili manifestazioni non cambia. Credo che cittadini e visitatori beneficerebbero molto di più di un trasporto pubblico decente, piuttosto che dell’ennesima festosa (e fastosa soprattutto) inutile iniziativa per arricchire un’offerta che, di per sé, è già abbastanza ricca. Napoli infatti conta oltre 600 chiese, di cui oltre 400 chiuse al pubblico. La città è già animata da (importantissimi) musei che vanno dall’Archeologia (il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i più prestigiosi al mondo) all’arte contemporanea (il MADRE, ma anche il Palazzo delle Arti a Napoli, il PAN), passando per il Museo di Capodimonte, vera e propria reggia e museo nel museo. Le collezioni napoletane vanno da Caravaggio, possiamo contarne ben tre in città (il Martirio di Sant’Orsola alle Gallerie d’Italia, la Flagellazione di Cristo a Capodimonte, le Sette Opere di Misericordia, tra i più bei dipinti del maestro, al Pio Monte della Misericordia) fino ad arrivare ad Andy Warhol. Contiamo opere uniche al mondo, come il Cristo Velato della Cappella Sansevero, mentre il centro storico della città è già stato riconosciuto come patrimonio dell’UNESCO.

Il Comune di Napoli, nella persona del nostro amato sindaco Luigi De Magistris, potrebbe dunque valorizzare e trovare fondi per tutta quella parte di “patrimonio sommerso” che la sua città già possiede, e di cui la parte visibile è soltanto la punta di un iceberg ben più grosso, anziché lanciarsi ogni anno (questo è il secondo) in iniziative per cercare solo di riempire gli occhi del pubblico e degli abitanti della città.

I napoletani avrebbero bisogno di sviluppare per la propria arte, l’architettura e la storia della città quello stesso senso civico, e di vera e propria devozione, che hanno per il Napoli e San Gennaro, riscoprendo il vero valore e significato di sentirsi napoletani tutto l’anno e non soltanto durante una partita o un miracolo, senza allontanarsi ulteriormente da un patrimonio unico al mondo con una iniziativa che tra l’altro li distanzia anche fisicamente da tutto ciò che Napoli può offrire.

Inoltre, prendendo come mero esempio la tariffazione di N’Albero, che aveva un biglietto standard di 8€, e immaginando che presumibilmente ci sarà un costo d’accesso anche per il Corno, ecco quali potrebbero essere le alternative (a pagamento e gratuite) che a Napoli già esistono da secoli e consentono di far godere i propri cittadini e i turisti di altrettanta magia e suggestione con panorami unici:

Il Castel dell’Ovo. Nel periodo invernale, che coincide generalmente con la disattivazione dell’ora legale, è aperto al pubblico dalle ore 9.00 alle ore 18.30 con ultimo accesso all’interno alle ore 17.45. Considerando che dal mese di novembre il sole tramonta intorno alle ore 17.00, sarà possibile godere di un fresco tramonto sul golfo di Napoli e, con una buona visibilità, anche della vista delle isole e di tutto il promontorio posillipino. Il prezzo? GRATIS.

Al Vomero invece c’è la Villa Floridiana, parco cittadino che costituiva i giardini della dimora del Duca di Martina, oggi prestigioso museo della ceramica. Anche qui l’ingresso al parco è gratuito, e l’affaccio consente di vedere una vista nella medesima direzione di quella che fu di N’Albero e che sarà invece del Corno. Orario di apertura al pubblico dalle 9.00 alle 18.30.

Se invece volete una vista a strapiombo sulla città, seguendo con lo sguardo la suggestiva Spaccanapoli, strada che tradizionalmente divide la città in due metà esatte, allora la vostra scelta sarà Castel Sant’Elmo. Situato su di una altura del Vomero, è aperto dalle ore 8.30 alle 19.30 e con un biglietto d’accesso di 5€, consente non soltanto la visita all’interno di una delle fortezze che domina dall’alto l’intera città, ma anche la vista di un panorama unico, facendo la gioia di chi vuole vedere il sole tramontare sulle Cupole di Napoli (in lontananza impossibile non notare quella di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta) e di chi ama i selfie con viste mozzafiato che, alle luci kitsch di un evento chiassoso, preferisce la silenziosa luce d’ambra del tramonto su una delle città più belle del mondo.

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Perché è giusto pagare un biglietto di ingresso per musei e monumenti

In questi giorni fa molto discutere la decisione di Dario Franceschini di introdurre un biglietto di ingresso per il Pantheon a Roma. La proposta del Ministro dei Beni Culturali, che dovrebbe essere attuata entro fine mandato, arriva a ridosso di un’altra notizia, quella della sospensione dei lavori di ampliamento del MET di New York.

Il noto museo sulla quinta strada stava infatti espandendo un’area, sotto le direttive dell’archistar britannico David Chipperfield, che avrebbe dovuto ospitare la collezione di arte moderna e contemporanea del magnate del beauty Leonard Lauder.

Il progetto però pare, almeno per il momento, congelato fino al 2024. La spesa per la nuova ala si aggira infatti intorno ai 600 milioni di dollari. Troppo per un museo, il cui accesso al pubblico è a contributo volontario, che sembra avere tagliato i costi di spesa di circa 31milioni di dollari, con conseguenti rallentamenti per mostre ed eventi, tagli al personale e stop delle assunzioni.

A darne notizia allo staff lo stesso Daniel Weiss. Il direttore del MET, chiamato qualche anno fa per risanarne i conti, lo ha infatti comunicato in una nota ufficiale.

Nonostante queste sembrino notizie apparentemente distanti, e per collocazione geografica e per tipologia di museo, è innegabile il fatto che esse pongano il punto di domanda sui costi della cultura.

È vero che è compito di una Nazione garantire la fruizione dei beni architettonici, artistici e culturali ai suoi cittadini, ma è altrettanto vero che monumenti e musei hanno dei costi, spesso molto alti, di mantenimento e manutenzione, non soltanto per il personale che ne gestisce le strutture, ma anche per il restauro delle opere in esse contenute.

Alla luce di questa notizia è facile dunque spiegare il prestigioso prestito fatto dal Metropolitan a Capodimonte, quello de La donna con il liuto del fiammingo Vermeer, attualmente esposto nel museo napoletano.

Se consideriamo che il Pantheon a Roma ha una media di sette milioni di visitatori l’anno, che accedono alla struttura senza pagare alcun biglietto d’ingresso, e che il Metropolitan Museum of Art è il secondo museo più visto al mondo con oltre sei milioni visitatori, che vi accedono con un contributo volontario, sarà facile comprendere quanto l’introduzione di un biglietto fisso, porterebbe un grande beneficio alle due strutture che conseguentemente potrebbe portare minori costi per la gestione e manutenzione. Con un biglietto di ingresso infatti si garantirebbe l’accesso alle opere soltanto a chi è veramente interessato a contemplarle e, implicitamente, contribuire al loro mantenimento, riducendo, allo stesso tempo, l’afflusso incondizionato di chi vi accede anche solo per curiosità, spinto dalla gratuità della struttura.

Inserendo un ticket, che potrebbe aggirarsi intorno ai 12 dollari per il MET, a scomputo degli attuali 25 suggeriti sul sito ufficiale, e un costo, magari anche solo simbolico, per il Pantheon a Roma, si garantirebbe alle due sedi di poter fidare su di una rendita più o meno fissa, dalla quale attingere per coprire quantomeno i costi di intervento ad opere e strutture e, nella più rosea delle prospettive, riuscire anche a finanziare piccole esibizioni temporanee.

Se avete di continuo ospiti nella vostra casa, con il passare del tempo persino le sedie e il pavimento risentiranno dell’usura di chi viene a trovarvi, con un notevole aumento dei costi di manutenzione annui della vostra abitazione.

Gli italiani dovrebbero andare oltre il perbenismo un po’ snob che guarda con disprezzo ai guadagni che provengono dalla cultura e alla sua commercializzazione, ed entrare in una forma mentis più imprenditoriale, che sappia “vendere” l’arte al pubblico, nel rispetto dei luoghi, delle opere e del loro valore artistico-culturale.

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Presto un biglietto di ingresso al Pantheon a Roma

Se, come me, avete visitato Santa Maria in Cosmedin nella prima parte dello scorso 2016, allora probabilmente siete tra i fortunati ad aver potuto scattare una foto gratuita vicino alla famosa Bocca della Verità a Roma. Dallo scorso settembre infatti per sentirsi un po’ Audrey Hepburn e scattare una foto vicino al celebre tombino romano, ogni visitatore dovrà pagare 2 €. La decisione è stata presa dal rettore della Chiesa, per tutelare il monumento visitato da migliaia di turisti ogni giorno.

mariano-cervone-roma-bocca-della-verita-cosmedin-internettualeA questo potrebbe presto aggiungersi il Pantheon. Tra i monumenti (gratuiti) più visitati della Capitale, l’antico tempio romano, dedicato (come suggerisce il nome) a tutti gli dei, convertito poi in basilica cristiana nel VII secolo, è visto ogni anno da circa 7 milioni di visitatori.

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Cupola del Pantheon dall’interno

Come tutte le opere e i monumenti, anche il Pantheon richiede dei costi di manutenzione e gestione. Naturale dunque che il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, stia meditando di introdurre un biglietto d’accesso per visitare il sito. La magra consolazione per noi visitatori e amanti dell’arte e dell’archeologia è che, pare, si tratterà di un costo molto basso.

Trattandosi, di fatto, di un luogo di culto è più complicato, ma, assicura Franceschini: «siamo a buon punto con i rapporti con la Chiesa».

Franceschini desidera riuscire a far convivere la fruibilità per i visitatori e il culto per i fedeli che invece accorrono per le celebrazioni. D’altronde esperienze di questo tipo esistono già in Italia. Basti pensare al Duomo di Milano: «Penso che entro questa legislatura il Pantheon sarà visitabile a pagamento» ha infine chiuso il ministro.

Affrettatevi dunque a visitarlo adesso, per vedere il sole penetrare attraverso l’iconico buco nella cupola della struttura, diventata celebre e ispiratrice per molte altre costruzioni coeve e contemporanee.

Gli introiti che proverranno dai biglietti saranno naturalmente impiegati per salvaguardare la struttura. In questo modo anche il Pantheon “potrà contribuire al fondo di solidarietà, come fanno il Colosseo e tutti gli altri musei, versando il 20 per cento degli incassi”.

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Al Lago d’Iseo si cammina sull’acqua con Christo

Diventato persino di tendenza su twitter, The Floating Piers è la nuova opera che l’artista bulgaro Christo ha ideato con la sua compianta compagna d’arte, Jeanne-Claude scomparsa nel 2009, già negli anni ‘70, e che oggi vede ufficialmente la luce, diventando la prima opera su larga scala dell’artista da The Gates del 2005. Una passerella galleggiante di colore giallo, lunga tre chilometri, che percorre tutto il lago Lago d’Iseo, dando ai visitatori, non soltanto la possibilità di interagire con l’opera camminando letteralmente sull’acqua, ma anche di raggiungere per la prima volta a piedi l’isolotto al centro dello specchio d’acqua bresciano. Il percorso infatti collega Sulzano con Monte Isola e l’Isola di San Paolo.

The Floating Piers project Christo - internettualeCostata 15 milioni di euro, non sono mancate le polemiche su di un budget così oneroso per quella che è un’opera d’arte contemporanea, alle quali, durante la presentazione lo stesso artista ha risposto: «Abbiamo usato i nostri soldi, né delle banche né di nessun altro. Soldi che arrivano dalla vendita di opere d’arte originali, che faccio con le mie mani, non ho assistenti. Tutto è fatto da me».

E alla stampa, accorsa a vedere questa colossale realizzazione ha subito suggerito: «La passerella non dovete guardarla in fotografia, bisogna camminarci sopra».

Nessun biglietto d’accesso. Passeggiare su questi 220.000 cubi di polietilene non costa nulla e da oggi, 18 giugno, fino al prossimo 3 luglio (tempo permettendo) lo si potrà fare 24 ore su 24, vivendo un’esperienza unica: «Non ci sono biglietti – dice l’artista – nessun orario di apertura, nessuna prenotazione o proprietario. The Floating Piers è un’estensione delle strade e appartiene a tutti».

Dopo questi sedici giorni di esposizione, durante i quali chiunque potrà accedervi, il materiale sarà rimosso e completamente riciclato.

Per l’artista non è la prima esperienza italiana questa: negli anni ’70, infatti, aveva ideato Wrapped Medieval Tower a Spoleto nel 1968, Wrapped Monuments a Milano nel 1970 e The Wall – Wrapped Roman Wall in Rome 1973-1974.The Floating Piers Lago d'Iseo Italia Christo Wolfang Volz - internettuale

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Le sale di Palazzo Chigi a Viterbo aprono al pubblico il 14 e 15 maggio

È un week-end di arte inedita quello che vi aspetta, se siete nei pressi di Viterbo. Per la prima volta infatti sono aperte al pubblico le stanze di Palazzo Chigi, storico edificio di metà ‘400 fatto costruire dalla famiglia di mercanti pisani Caetani, per poi essere acquistato dai Chigi nel primo decennio del secolo successivo.

La residenza era appartenuta a Francesco e Agostino, grandi mecenati di Raffaello.

All’interno sarà possibile vedere per la prima volta i delicati affreschi dello Studiolo del Pappagallo e la bellissima Madonna con bambino benedicente dipinta da Antonio Del Massaro, detto Pastura, che si trova nell’edicola della loggia del cortile del palazzo.

I visitatori avranno modo di scoprire il grande salone di rappresentanza, la sala di Afrodite, la cappella, ma anche le cucine in muratura dove è possibile ammirare ancora il vincellaro, antesignano di quello che poi sarà il frigorifero.

La visita è resa possibile grazie al patrocinio dall’Assessorato alla Cultura di Viterbo, e saranno ammessi solo coloro che hanno prenotato un tour con la guida ufficiale. Sono tre i turni previsti, per un massimo di venti persone per volta, che potranno vedere il palazzo nei giorni di sabato 14 e domenica 15 maggio, con un costo del biglietto di ingresso di 10 €.

Un’occasione da non perdere per scoprire i luoghi della ricca famiglia dei Chigi e dei loro monumenti.

Per maggiori informazioni:

www.visitarelatuscia.it

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A Capri riapre al pubblico “Villa Lysis”, tempio d’amore del Conte Fersen

Villa Lysis Nino Cesarini statua Francesco Jerace - internettualeProgettata agli inizi del ‘900 dall’artista Edouard Chimot su commissione del poeta francese il conte Jacques d’Adelsward-Fersen, Villa Lysis è un palazzetto in stile neoclassico che si trova a nord-est dell’isola di Capri. La villa è stata edificata a due passi da Villa Jovis, residenza degli ultimi anni dell’Imperatore romano Tiberio. Il nome, Lysis, è un omaggio a Liside, dialogo di Platone dedicato all’amicizia e, come stabilirà la critica contemporanea, dell’amore omosessuale. Nella Villa infatti Fersen visse con il suo compagno, Nino Cesarini, al quale, sono dedicate diverse sculture in bronzo ad opera di Francesco Jerace.

L’architettura della dimora presenta echi neogotici. Elegante, raffinata, ma anche trasgressiva e provocatoria. Non mancano infatti camere stravaganti, come una fumeria di oppio e altari pagani. Fersen fu allontanato dalla natia Parigi perché accusato di messe nere a sfondo sessuale.

Fersen, morto nel 1923, forse suicidatosi con un’overdose, è lasciata in eredità all’amato Nino, il quale, dopo una disputa testamentaria, l’avrebbe poi venduta.

Secondo altre fonti invece la villa, già molto malridotta, sarebbe stata lasciata in usufrutto a Nino, il quale l’avrebbe dapprima affittata e poi in un secondo momento ceduta a Germaine, sorella di Fersen, la quale a sua volta l’ha donata a sua figlia, la Contessa di Castelbianco.

Villa Lysis Capri 2 - internettualeL’edificio è stato oggetto di un primo restauro nel 1934, una prima sostanziale ristrutturazione che aveva provato a sopperire ai primi cedimenti e crolli.

Nella metà degli anni ’80 l’edificio è annesso dal Ministero dei Beni Culturali. Chiusa per decenni, la villa è oggetto di nuovi e significativi restauri negli anni ’90 grazie ai fondi dell’Associazione Lysis e al Comune di Capri.

Aperta dai primi anni 2000, oggi la villa è affidata a un’associazione culturale di giovani esperti, Apeiron, che si prende cura non solo dei servizi turistici, ma anche della promozione e valorizzazione di questa casa-museo.

La villa sarà aperta al pubblico dal tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 18.00, ad eccezione del mercoledì, giorno di chiusura. La riapertura del sito, dopo la pausa invernale, è fissata per sabato 30 aprile, in occasione della rassegna Panorama Letterario, patrocinata dalla Città di Capri, primo di nove eventi che fino a dicembre terranno compagnia i visitatori, trasformando la casa in un teatro della cultura. Novità di quest’anno l’introduzione di un biglietto di 2 euro, un costo puramente simbolico per godere delle suggestioni di questo tempio dell’amore.

Villa Lysis Edificio Capri - internettuale

LIFESTYLE

Festival dell’Oriente: tra “Holi Dance” e tradizione, la cultura asiatica arriva a Napoli

Festival dell'Oriente 2015 Napoli Mostra d'Oltremare internettuale

Si conclude oggi la prima edizione (partenopea) del rinomato Festival dell’Oriente, rassegna che ha portato, prima a Bologna e poi a Napoli, un po’ della cultura asiatica nelle due città italiane. Una manifestazione per tutti i gusti, e per quanti subiscono il fascino dell’est per passioni diverse: dalla cucina alla moda, dal benessere all’esoterismo.

Ospitata negli ampi padiglioni della Mostra d’Oltremare a Napoli, il festival ha tenuto compagnia residenti e turisti per ben due fine settimana e, forte di un clima ancora torrido, ha fatto dell’Holi Dance l’attrazione principale di sabato 12 e sabato 19 settembre. Un ballo, a ritmo di musica rigorosamente “Bollywood”, in cui i partecipanti si lanciano reciprocamente polveri colorate (assolutamente anallergiche e non tossiche), per celebrare la nuova stagione e l’amore. Questo particolare tipo di danza infatti è principalmente praticata in India e in Nepal per celebrare l’arrivo della primavera, e avviene sempre in concomitanza con il plenilunio. La sua data dunque non è mai fissa, ma varia a seconda delle fasi lunari. Il nome, Holi, deriva dal demone Holika Dahan, citato nelle scritture Hindu e Veda e, secondo la credenza popolare, è un rito propiziatorio per festeggiare non soltanto il passaggio dall’inverno alla nuova stagione, ma anche la vittoria del bene sul male, in un clima giocoso e di festa per dimenticare tutte le sensazioni ed emozioni negative, divertendosi in compagnia, trasformandosi in questa occasione nel perfetto modo per salutare l’estate.

Sono cinque i palchi dislocati all’interno dei saloni, che hanno offerto ed offrono spettacoli di danza, di canto di ballo, ma anche di lotta e di “motivazione”: tanti infatti i motivatori che, attingendo alle discipline e filosofie orientali hanno esortato gli spettatori a liberarsi da negatività e rabbia.

Lungo le sale espositive sono molteplici gli stand che come bazar vendono spezie, prodotti per il benessere, ma anche ceramiche, suppellettili e veri e propri complementi di arredo, insieme a quelli che invece hanno proposto massaggi per il corpo, lettura dell’anima, lettura dell’aura, della mano, dei tarocchi, corsi di yoga e, addirittura, mini-corsi di origami.

Moda, arte, design, esoterismo, ma anche, e forse soprattutto, cucina. Sono tanti infatti i ristoranti di etnie diverse che hanno creato dei menu per assaggiare i piatti tipici delle loro culture: dal tibetano all’egiziano, dal ristorante indiano a quello marocchino, passando per quelli, cui forse siamo ormai abituati, cinese e giapponese.

Insomma tutto un mondo da scoprire al prezzo di ingresso di 10 €