LIFESTYLE

Blowhammer, brand dello urban-style italiano

Quando indossi una t-shirt Blowhammer è come sentirti avvolto da un morbido abbraccio. È così che mi sono sentito indossando una maglietta che, ne sono sicuro, sarà senza dubbio il trend di questa estate e senza dubbio un must da indossare per sentirsi alla moda. Non solo perché il brand ha dedicato la stampa di un modello di punta ad una scimmia, sdoganata da Gabbani un po’ su tutte le reti, ma anche perché l’ha declinata in un colore a metà tra l’azzurro e l’acquamarina, cui fa da sfondo un intenso antracite.

Blowhammer è un giovane brand italiano che nasce proprio nel maggio del 2013 e si è proposto di creare uno stile underground distante da quello statunitense/estero cui siamo abituati, ma che avesse personalità e carattere e di distinguesse per la sua italianità.

Mi sono divertito molto ad andare in giro per la città avvertendo questa sensazione di indossare qualcosa di originale ed esclusivo eppure allo stesso tempo alla moda e giovane. Mi sono cimentato nel fare qualche scatto nel centro storico di Napoli, a due passi da San Gregorio Armeno, coniugando questo stile urban con la storia della città di partenope.

A creare questo marchio sono stati tre giovani poco più che ventenni, uniti soltanto da passione, entusiasmo, determinazione. Erano scarse le possibilità di investimento in promozioni e campagne e si riassumevano per lo più nel passaparola dei social. Facebook soprattutto, ma anche Instagram.

Dal 2014 però il fatturato del brand è cresciuto di oltre il 1000%, passando dai 5 dipendenti iniziali alle 25 figure professionali che con lo stesso entusiasmo e la stessa passione continuano a dare vita ai prodotti che oggi è possibile acquistare on-line.

Il risultato sono collezioni che prendono spunto anche dalla natura, dagli animali, dall’arte fondendo opere quali il David di Michelangelo a forme e geometrie moderne, o ricreando con scimmie e colori giochi a metà strada tra moda urbana e pop-art.

www.blowhammer.com

INTERNATTUALE

Famosi del web: ecco perché la favola di Cenerentola non esiste

In un mondo fatto di raccomandazioni e endorsement sospetti, quanto è credibile credere ancora al mito di Cenerentola?

Chiara Ferragni e Sofia Viscardi sono senza dubbio le “Cenerentole” più famose del web: fashion blogger la prima, ha costruito un impero recensendo e indossando capi d’alta moda; YouTuber la seconda, è diventata famosa sproloquiando in webcam delle sue giornate e di altre amenità. Entrambe, con linee di scarpe firmate e romanzi in libreria, ci hanno fatto credere alla favola contemporanea di Cenerentola che sostituisce la scarpetta di cristallo con like e visualizzazioni, e trova il principe azzurro nella personale affermazione di se stessa.

Ma sono tanti i nomi della televisione, dell’editoria e della musica che arrivano da internet: da Antonio Pinna a Frank Matano, passando per il duo Benji & Fede che con riflessioni argute, scherzi telefonici e cover musicali sono fuoriusciti dall’anonimato per assurgere alla gloria mediatica.

Ultimo, soltanto in ordine cronologico, di questa dinastia di “principi poveri”, che ambiscono a diventare ricchi, è Emanuele Fasano. Presentato nella notte della finalissima di Sanremo 2017 come il pianista della Stazione di Milano di un video, caricato da un regista, che in tre giorni avrebbe totalizzato tre milioni di visualizzazioni, che lo avrebbero portato ad un contratto con la Sugar, casa discografica di Caterina Caselli.

In realtà bastano poche ricerche su Google per scoprire che anche Emanuele non è un principe che si riscatta dalla povertà grazie al suo talento, ma è figlio di Franco Fasano, rinomato autore di brani come Ti lascerò (vincitore di Sanremo nel 1989), Io amo e Mi manchi (grandi successi di Fausto Leali). Così come Sofia Viscardi, che candidamente nelle interviste parla dei prestigiosi impieghi dei propri genitori, come organizzatori di eventi e comunicazione, i quali hanno lavorato con nomi come Roberto Saviano (che la YouTuber ha avuto modo di intervistare) e Chiara Ferragni, la quale a sua volta è figlia di Marina Di Guardo, che ha seguito per dieci anni lo showroom di Blumarine.

I nuovi talenti, e sedicenti tali, provano così a riciclarsi on-line, fingendo di entrare dalla porta sul retro in un mondo che invece li accoglie con tutti gli onori del caso dal portone principale.

Trasmissioni televisive, contratti pubblicitari, pubblicazioni di dischi e libri, per personaggi che sembrano riprodursi per cooptazione, mentre tanti altri sgomitano e continuano a sgomitare sul web e non solo, nel vano tentativo di far notare le proprie idee e far sentire la propria voce.

L’Italia continua ad essere una democrazia fondata però sulla raccomandazione, che continua a preferire un esercito di “figli di…”, piuttosto che dare chance al vero popolo che anima la rete e prova inutilmente a farsi notare.

Sì, perché quando si è figli di un autore che ha collaborato con nomi come Fausto Leali e Anna Oxa, vincendo un Sanremo, scritto brani che fanno parte della storia della canzone italiana, e collaborato con tante altre personalità in ambito musicale, è un po’ difficile riuscire a credere alla favola del pianista che, del tutto casualmente, si ritrova a suonare un pianoforte alla stazione e per puro caso viene notato, nell’ordine, da un regista prima e addirittura da Caterina Caselli dopo.

Sarà che sono figlio di Napoli, e di talenti che suonano e cantano al pianoforte della stazione ne vedo e ne sento tutti i giorni: ripresi con gli smartphone da centinaia di visitatori che ogni giorno applaudono, si emozionano, si divertono. Eppure nessun regista, nessun Ferzan Ozpetek di passaggio (che a Napoli girerà un film), ha mai notato il loro spirito, il loro talento, la loro passione che trasmettono a chi abbandona o arriva in città, al punto da donare loro fama e successo.

I media provano ogni volta a raccontarci una rivisitazione della favola di Cenerentola per quell’inconscio meccanismo di immedesimazione, per quell’empatia, che scaturisce e che avvertiamo verso quell'”uno di noi” che ce l’ha fatta, riconoscendovi un modello da seguire e cui ispirarsi, così da accrescere quel naturale processo di supporto da parte di potenziali fan, che guardano ammirati e stupefatti un sedicente talento che spesso non c’è, e che automaticamente bolla gli haters, i detrattori di quel talento, come “invidiosi” che rosicano e non ce l’hanno fatta.

Sono tanti i musicisti che suonano per le vie di Napoli, eppure, a dispetto de I Bastardi di Pizzofalcone, Non dirlo al mio capo, e di attori e registi che vanno e vengono da Napoli, nessuno di loro è stato notato al punto da cambiare vita. Meno talentuosi? Non credo, a giudicare dalle loro performance con cui ogni giorno animano la città. Meno fortunati? Forse. Ma la loro sventura non è quella di non essere notati dal famoso regista di passaggio, dal proverbiale talent scout che ferma belle ragazze per strada o dal video on-line che fa un botto di visualizzazioni. La loro sfortuna è probabilmente quella di avere tanto talento e nessun “santo protettore” che lo promuova.

Quindi i giornali, i magazine, le televisioni dovrebbero smetterla continuare a venderci la favola di Cenerentola, illudendo i ragazzi che continuano a sperare in quell’anima di passaggio che possa notarli in strada, in quelle fashion blogger che tentano inutilmente di far crescere i profili instagram, in quegli interpreti che caricano video su YouTube senza superare le sessanta visualizzazioni della cerchia di amici e parenti.

La favola di Cenerentola (in Italia) non esiste. Esistono soltanto raccomandazioni e strategie di marketing. Ma questa, se fosse una fiaba, sarebbe senz’altro una favola nera.

INTERNATTUALE

Professione “influencer”: cosa si nasconde davvero dietro al successo delle webstar

Noti sul web soprattutto ai giovanissimi, sono per lo più sconosciuti al grande pubblico. Nomi da milioni di follower e visualizzazioni on-line, che poco o nulla dicono nella vita reale. Sono le webstar, abbastanza famosi su internet da essere considerati “influencer”, in grado con un solo post di influenzare i loro fan, ma ancora poco noti fuori dal loro ambiente di riferimento. Vere e proprie celebrità del settore che pian piano invadono anche la vita fuori dal web, con contratti milionari per libri, moda, programmi televisivi.

Lo dimostrano i tre fenomeni del momento, la fashion blogger Chiara Ferragni, e i YouTuber Francesco Sole e Sofia Viscardi, ultima, di una serie di celebrity spuntate improvvisamente dal web.

Chiara FerragniNota per la sua attività di fashion blogger, Chiara Ferragni ha fondato il suo sito, The Blond Salad, soltanto nel 2009: «Eravamo fidanzati e abbiamo iniziato con 500 euro – ha raccontato l’ex della Ferragni, Riccardo Pozzoli, lo scorso anno al settimanale Grazia – ora fatturiamo 6 milioni l’anno».

Alla domanda su quale sia il segreto di un successo, tutto italiano, a livello planetario, l’uomo risponde: «E chi lo sa! In realtà non c’è una spiegazione logica. Ci vogliono costanza, dedizione, precisione. Ma anche con tutto questo, non è detto che arrivi il successo. Il carisma mediatico è qualcosa di inspiegabile».

Ma davvero basta semplicemente il carisma per avere tanto successo?

Ad appena un anno dal lancio del suo sito, la Ferragni nel 2010 aveva già firmato una linea di scarpe, comparendo in programmi televisivi come i TRL Awards di MTV: «Non veniamo da famiglie con problemi economici, ma non siamo ricchi – dice Pozzoli a chi malignamente crede che dietro questo fenomeno mediatico ci sia altro – fa parte della mentalità italiana credere che il successo debba per forza arrivare da una scorciatoia […] mia madre ha una boutique a Magenta, in provincia di Milano, mio padre vende auto e moto d’epoca. Il padre di Chiara è un dentista di Cremona».

Quello che però Pozzoli si dimentica di dire è che la madre di Chiara è la scrittrice Marina Di Guardo, che ha a lungo lavorato nel mondo della moda, ed ha raccolto foto ed esperienze in un altro blog molto seguito, The Travel Passion: «Ho iniziato molto giovane a lavorare per lo show room di Blumarine, mi occupavo delle vendite per l’Italia e, parlando bene l’inglese, il francese e un po’ di tedesco, di quelle per l’estero. Curavo anche i rapporti con la stampa e organizzavo la campagna vendite» ha detto la stessa Di Guardo sul blog Mamme con i tacchi a spillo, e ha aggiunto: «La mia Chiarotta ha respirato aria di moda sin da piccolissima».

Oggi, casualmente, “Chiarotta” è uno dei nomi più importanti del mondo della moda. Può decretare il successo o il fallimento di un capo con una sola foto su instagram, ed ha un nutrito gruppo di follower sui social che sfiorano gli 8 milioni. Ha collaborato con tutti i marchi più prestigiosi dell’haute cuture, è apparsa in programmi televisivi statunitensi come Project Runway e ha pubblicato il libro The Blond Salad (Mondadori).

Forse Chiara sarà dotata di talento, gusto e, soprattutto, una innegabile bellezza, ma il dubbio, per chi tenta con meno successo di trovare la propria strada on-line, resta: l’insalata della bionda sarebbe stata altrettanto invitante se fosse stata figlia del nullatenente proletariato?

Francesco Sole - internettualeMa quello della Ferragni non è il solo caso. Tra le webstar improvvisamente assurte alla celebrità televisiva, quello di Gabriele Dotti, in arte Francesco Sole è il nome più sospetto. La sua pagina facebook vanta oggi 1.600.000 follower, conquistati a suon di like a foto e, soprattutto, video dall’apparente aspetto casareccio, semplice, ma in realtà sin troppo curati dal punto di vista tecnico. Possibile che uno sconosciuto investa tanto e diventi in poco tempo una celebrità?

Alla fonte del suo successo ci sarebbe in realtà il talent scounting di Francesco Facchinetti, il quale, insieme a Selvaggia Lucarelli e a un’altra sua scoperta del web, Frank Matano, hanno condiviso i post della pagina di Sole, accrescendone immediatamente la popolarità e il successo mediatico, che gli sono valsi la co-conduzione di Tú sí que vales in coppia con Belen Rodriguez e, manco a dirlo, la pubblicazione di ben due libri. Sempre per Mondadori.

Immediate le proteste del popolo della rete rete che con l’hashtag #SelvaggiaNonMentire ha tentato, inutilmente, di spingere la giornalista a dire che dietro il suo endorse spontaneo ci fosse in realtà di più.

Sofia Viscardi Succede - internettualeUltimo caso quello di Sofia Viscardi, diciotto anni appena, alla quale il magazine PANORAMA dedica questa settimana un servizio a sei colonne dal titolo La ragazza da un milione di follower.

Sofia pubblica ogni lunedì sul suo canale YouTube dei brevi video in cui parla con disinvoltura di se stessa e dei piccoli grandi problemi della sua vita di adolescente: come scuola e compiti. Ogni clip è curata sia nell’audio, con tanto di jingle simil sit-com in background, sia nella parte grafica. Ogni video ha una media di mezzo milione di visualizzazioni, ed ha portato anche Sofia alla pubblicazione di un romanzo, Succede, sempre per Mondadori editore.

Tra i successi della ragazza, che ha mosso i primi passi on-line soltanto tre anni fa, ad appena quindici anni, c’è l’intervista allo scrittore di Gomorra. Un caso? Probabilmente no.

Come si legge dallo stesso articolo su Panorama, Sofia è figlia d’arte: “suo papà ha un’agenzia di eventi, è grazie a una festa organizzata da lui che ha conosciuto e intervistato Roberto Saviano”.

Ma nel mare delle possibilità della rete, è davvero possibile trovare ancora il petrolio della notorietà?

Come mai alcuni video su YouTube racimolano appena qualche centinaio di visualizzazioni ed altri crescono in maniera esponenziale? Perché un blog, anche se scritto bene, non riesce mai ad emergere dall’anonimato dei “tanti”?

Che sia “carisma” come ha detto Pozzoli della Ferragni, una “faccia furba” come dice la Lucarelli di Sole o la “costanza” che si legge nell’articolo sulla Viscardi, queste qualità da sole di certo non bastano. L’Itali è piena di giovani di belle speranze e di talento che smanettano ogni giorno su smartphone e PC sgomitando inutilmente per farsi notare sul web. Internet è un animale vorace che fagocita in fretta i pesci piccoli e, senza una spinta iniziale (economica o di popolarità), li cannibalizza gettandoli nel dimenticatoio.

È molto più probabile invece che dietro questi “fenomeni virali” si nascondano piccoli investimenti a basso rischio da parte di colossi più grandi per testare in sordina il “personaggio” del momento. Si prosegue per un po’ sul web, per fidelizzare uno zoccolo duro di pubblico e si finisce col trovare uno sbocco altrove: in libreria, in televisione, nella pubblicità. Chiaro che dev’esserci anche un talento di fondo e un riscontro di pubblico, ma è altrettanto vero che senza una precisa strategia di lancio si finirebbe nel dimenticatoio nel giro di pochi post “felici”.

Bisogna dunque sfatare il mito di queste Cenerentole del web, perché non ci sono scarpette di cristallo e lieti fini in queste favole contemporanee, ma solo nuove strategie di marketing per garantire vendite e audience.

INTERNATTUALE

Professione “fashion blogger”, quando il ridicolo supera il buon gusto

Tra le professioni più ambite di oggi, quella di fashion blogger è senza dubbio la più gettonata. Se fino a qualche anno fa le bambine si divertivano a vestire le Barbie, oggi invece si credono tutte Chiara Ferragni, e con un semplice account instagram credono di lanciare mode e tendenze. Per alcune, come Valentina Nappi, il successo è assicurato. Tra la derisione del web e chi invece si fida del suo gusto la popolarità è stata quasi immediata.

Ma la maggior parte anziché seguirla la moda sembra piuttosto subirla barbaramente, ed il passo da fashion viber a fashion victim è decisamente breve.

A cominciare dalle ragazze che, credendosi la nuova Kate Middleton di turno, indossano ampi cappelli a falda larga, girando per le vie della città come ad un matrimonio all’inglese, con maxi bag finto-griffate e la falcata da Virginia-Raffaele-che-imita-Belene; ree inconsapevoli di un dubbio gusto e di un’Italia servile che finisce col seguirle come pecore al pascolo.

Ma quello del fashion blogger non è un mestiere ad appannaggio femminile. Sono tanti infatti i ragazzi che si credono il nuovo Mariano Di Vaio e, complici un amico ed una reflex, posano languidi in scatti simil Gabriel-Garko-per-Max sponsorizzando prodotti sul web come novelli Giorgio Mastrota.

I milanesi sono quelli che tallonano gli eventi del fashion seguendoli dall’esterno e, appostati fuori come paparazzi disperati, ne parlano sui propri blog come una Kim Kardashian dal tappeto rosso.

Passano le loro giornate a parlare di concept, “concetto!”, o editoriale e fingono di cogliere con fare da manquenne l’essenza di servizi che in realtà nemmeno comprendono.

Provano ad interpretare gusti e tendenze delle sfilate e, senza capirci realmente molto, ripropongono stancamente outfit spesso ridicoli cui provano a dare un senso col filtro “amaro” di instagram. Allure british, aria alternativa, faccia un po’ nauseata e la firma su qualche giornale locale per sentirsi subito Anna Wintour, pronti a deridere tutti quelli “senza carattere” che si vestono “normale” o sono “anonimi”. Sì, perché loro sono eccentrici, ma con carattere, e non importa se sono una via di mezzo tra Anna Dello Russo e Lady Gaga e che la sola persona che hanno realmente vestito è la mamma a Natale quando le hanno consigliato il rossetto corallo, perché loro la moda la fanno e la prossima tendenza arriverà dai loro blog.