LIBRI, TELEVISIONE

Piccole Donne: su SkyUno arriva la serie BBC dal romanzo di Louisa May Alcott

L’ultima versione che la mia generazione può ricordare è quella del 1994 con Winona Ryder nel ruolo di Joe March. Piccole Donne sta per ritornare sugli schermi, anzi, per essere precisi, sui piccoli schermi. Tre puntate che ripercorreranno la storia ispirata all’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, a 150 anni esatti dalla sua pubblicazione. Un romanzo di formazione diventato non solo un classico, ma un vero e proprio cult, che racconta le vite delle quattro ragazze March: Joe, Amy, Meg e Beth e le scelte che le porteranno a diventare, come recita il titolo, delle piccole donne.

A raccogliere idealmente il testimone della Ryder c’è questa volta Maya Hawke (figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke), che vedremo anche nella terza stagione di Stranger Things, mentre Amy avrà il volto di Kathryn Newton, già apparsa in un’altra mini-serie cult, Big Little Lies con Nicole Kidman.

Tra i volti più noti Willa Fitzgerald, famosa al pubblico per le sue partecipazioni in serie cult come GothamScream la serie e Royal Pains, mentre Beth ha il volto della bellissima Annes Elwy.

Con loro un cast di prim’ordine: dalla candidata all’Oscar Emily Watson alla veterana Angela Lansbury, nota in Italia soprattutto come La Signora in Giallo, Oscar onorario nel 2014 e vincitrice di ben quattro Tony Awards, e Michael Gambon, l’Albus Silente della serie cinematografica Harry Potter.

Emily Watson, Kathryn Newton, Maya Hawke, Willa Fitzgerald, and Annes Elwy

Siamo nel Massachusetts negli anni della Guerra di Secessione, il capo famiglia, Robert, parte per il fronte, lasciando la sua piccola famiglia di donne a casa. La madre Marmee e le loro quattro figlie.

Joe, anticonformista e ribelle, che fa da dama di compagnia all’anziana zia, la creativa Amy, che ama disegno e pittura, l’introversa Beth che suona il piano, e la sorella maggiore, Meg, che cerca approvazione e affermazione nella società.

Negli anni tante sono state le produzioni cinematografiche che hanno trasposto questa storia intramontabile: dal bianco e nero di Harley Knoles del 1933, ad una delle versioni più celebri, quella del 1949 a colori, di Mervyn LeRoy, che aveva come protagoniste Elizabeth Taylor, bionda e boccolosa per l’occasione, e Janet Leigh (che diventerà musa di Hitchcook per il film Psycho), e il nostro Rossano Brazzi (lanciatissimo all’estero) che interpretò il professore che sposa Joe.

Nel 1988 il romanzo ispira addirittura un anime, Una per tutte tutte per una, trasmesso in Italia sulla rete Mediaset, Italia1.

Questa mini-serie è invece prodotta dalla BBC One e arriva in Italia nella prima serata di SkyUno HD a partire dal prossimo 11 maggio.

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CINEMA

L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, il film che Rupert Everett ha girato a Napoli

Qualche giorno fa vi avevo parlato di tutte le produzioni che hanno interessato e interessano Napoli in queste settimane: spot pubblicitari, fiction, film. Tutti sembrano volere un pezzetto di questa città e della sua magica atmosfera.

Ultimo, solo in ordine cronologico, Rupert Everett, che esordisce alla regia con The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, pellicola già presentata alla Berlinale, e che arriva finalmente domani, 12 aprile, al cinema.

L’attore di Sai che c’è di nuovo?, che tanto ha risentito dell’influenza dello scrittore inglese nella sua cinematografia, basti ricordare i bellissimi Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernest.

Con questo film l’attore oggi vuole proporre quasi un ritratto inedito del noto scrittore inglese, che ha fatto della libertà personale, al pari delle sue stesse opere letterarie, un vero e proprio manifesto.

Dichiaratamente omosessuale, Wilde è stato un personaggio sopra le righe per la società britannica del XIX secolo. Anche Napoli non sarà estranea alla sua prorompente personalità, al punto che, al suo arrivo nella città di Partenope (dove in parte Everett ha girato il suo film) la stessa Matilde Serao ne scriverà sul quotidiano Il Mattino.

Questo film vuole raccontare il periodo più cupo della vita dell’autore di Dorian Gray, compresa la sua prigionia per la sua omosessualità con l’accusa di gross public indecency.

Sono gli anni del De profundis, quelli in cui Wilde seguirà il suo amante, Alfred Douglas a Napoli, soggiornando con lui a Villa Del Giudice a Posillipo.

Come Wilde, anche Rupert Everett ha da tempo fatto il proprio coming out. Lui, che del film oltre che regista è anche interprete, incarna perfettamente lo spirito del noto aforista e giornalista inglese, e quella personalità eccentrica che lo ha reso famoso in tutto il mondo. La sua sembra quasi una catarsi, professionale e personale, attraverso la quale tenta probabilmente di riscattarsi artisticamente e assurgere a quel posto nell’Olimpo dorato che Hollywood finora non gli ha propriamente riconosciuto.

In un’epoca in cui ancora si combatte per il riconoscimento della parità dei diritti civili, o ancora si tenta di negarli, The Happy Prince, Il Principe Felice, è un film di grande spessore per la comunity LGBT, che mostra la difficoltà di essere se stessi.

Insieme a Everett un cast di attori straordinario: dal Premio Oscar Colin Firth, nel ruolo di Reggie Turner, a Emily Watson che interpreta Constance Wilde. A interpretare l’amante dello scrittore de Il fantasma di Canterville Alfred Bosie Douglas, l’attore britannico Colin Morgan, famoso in Italia per la serie televisiva Merlin.

La pellicola è distribuita in Italia da Vision Distribution. Girato in Baviera, in Francia, in Belgio e a Napoli, il film promette anche location suggestive e panorami mozzafiato a strapiombo sul mare, che aggiunti allo straordinario cast di attori, rappresenta senza dubbio un valore aggiunto e un motivo in più per riscoprire una storia e un autore straordinariamente contemporaneo.

CINEMA, INTERNATTUALE

Le prime immagini di “L’Amica Geniale”, la serie che Saverio Costanzo sta girando a Napoli

Sembrano quasi due scugnizze Lenù e Lila, le due protagoniste di L’Amica Geniale, serie tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, di cui stanno girando le prime esterne a Napoli proprio in queste ore.

Le ha presentate ufficialmente mamma RAI, che con HBO produce il serial che sarà distribuito anche negli States.

Sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che daranno il volto rispettivamente alle piccole Elena (detta appunto Lenù) e Raffaella (soprannominata Lila), che appariranno per la prima volta sullo schermo.

Un romanzo di formazione, quello della Ferrante, misteriosa autrice che continua a nascondersi dietro questo pseudonimo, che muove i primi passi dagli anni ’50, e giunge quasi agli anni ’90 ritrovando le due protagoniste adulte.

A dare il volto all’adolescenza di Lila e Lenù saranno invece Gaia Girace e Margherita Mazzucco.

La serie traspone in otto puntate il primo romanzo della quadrilogia della Ferrante edita in Italia da e/o, per la regia di Saverio Costanzo, che ha diretto tra l’altro PrivateLa solitudine dei numeri primiHungry Hearts.

Un kolossal, questo, da 150 attori e 5000 comparse. Molto lungo anche il periodo di casting, per una produzione particolarmente sentita, che ha visto impegnati gli addetti ai lavori per circa 8 mesi, durante i quali hanno provinato 9000 bambini e 500 adulti in tutta la Campania.

A giudicare dalle automobili d’epoca (che ho più volte postato sul mio canale instagram, se vi va seguitemi) i costi e la produzione è di altissimo livello, che ha visto un dispiego di tecnici e addetti ai lavori di 150 persone, che hanno ricreato ben 20.000 metri quadri di set in appena cento giorni di lavoro. Un lavoro che ha ricostruito 14 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel, e l’intero quartiere Luzzatti dove è ambientata la prima stagione.

Fedele al romanzo, la storia ruota intorno alla scomparsa di Raffaella Cerullo, la cui migliore amica, Elena Greco, una signora anziana immersa in una casa piena di libri, scrive al computer la storia di una vita e di un’amicizia. Le due si conoscono in prima elementare nel 1950.

Napoli qui è vista come una città pericolosa, caratterizzata da un humus di criminalità, diffidenza e omertà, ma appare anche affascinante e borghese.

Pagina dopo pagina, Elena ripercorre gli ultimi sessant’anni della sua vita, raccontando di Lila, la sua amica geniale, ma anche la sua peggior nemica.

Sono invece 1500 i costumi, che si suddividono tra creazioni originali e quelle di repertorio.

Oltre alle già citate HBO e RAI, il progetto vede coinvolta anche TIMVISION.

Prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango in co-produzione con Umedia Production, la serie sarà è stata sceneggiata dall’autrice del libro, Elena Ferrante, insieme a Francesco PiccoloLaura Paolucci e lo stesso regista Saverio Costanzo.

Produttore esecutivo, Jennifer Schuur.

Un progetto di ampio respiro, che porterà Napoli nel mondo, grazie alla distribuzione internazionale ad opera di FremantleMedia International, che ci porterà in tutto il mondo una Napoli d’altri tempi.

CINEMA

Saverio Costanzo gira a Napoli “L’Amica Geniale” di Elena Ferrante

Altro set, altra fiction. Sono partite oggi, 12 marzo, le riprese della prima stagione di The Neapolitan Novels, titolo internazionale della mini-serie co-prodotta da Rai e HBO, tratta dalla teatralogia di Elena Ferrante. La prima serie porterà sul piccolo schermo le pagine di L’Amica Geniale, primo romanzo della serie della misteriosa scrittrice napoletana, la cui identità resta ancora un segreto. E come il suo vero nome anche della serie nulla o poco si sa.

Ho letto il primo romanzo proprio questa estate e posso anticiparvi che, se il serial sarà fedele al libro, le location (salvo ricostruzioni negli studi) dovrebbero aggirarsi oltre che nel centro storico, dove in queste ore sono state riprese le prime esterne, anche in Via Filangieri, Via Toledo, il Gambrinus, e molti luoghi-manifesto della città di Napoli, come Piazza dei Martiri, la Biblioteca Nazionale, il Lungomare e Posillipo.

Le prime riprese, pare, hanno visto protagonista la Galleria Principe di Napoli, da qualche tempo oggetto di recupero strutturale e funzionale, e il Palazzo Gravina, sede della Facoltà di Architettura, trasformato per l’occasione nella scuola anni ’50 frequentata da una delle due protagoniste, Elena Greco detta Lenù.

La storia infatti parla dell’amicizia tra le piccole Lenù e Lila, che pagina dopo pagina diventano ragazze e donne che affrontano i primi amori e la dura vita in un difficile quartiere della periferia di Napoli, Gianturco.

Alla stesura della produzione televisiva ha preso parte la stessa Ferrante, mentre la regia è stata affidata a Saverio Costanzo, che sposterà verso l’estate le riprese sull’Isola di Ischia, dove la giovane protagonista trascorre proprio le vacanze estive.

I primi ciak si sono svolti nel casertano, dove è stato ricostruito il quartiere delle due ragazze, nell’ex area industriale Saint Gobain, a Marcianise, trasformata in studios cinematografici con tanto di strade, edifici, chiese.

l’attrice Valentina Acca

Mistero anche sul cast. Non è dato sapere chi interpreterà le due protagoniste da ragazzine né da adulte. Secondo alcune indiscrezioni, riportate oggi da Repubblica Napoli, potrebbero esserci (il condizionale è d’obbligo) Valentina Acca, presumibilmente nel ruolo di Lila (seguendo la descrizione che la Ferrante ne fa nel suo romanzo) e Imma Villa, presumo, per esclusione, nel ruolo di Lenù.

l’attrice Imma Villa

La serie di quattro romanzi della Ferrante vedrà una trasposizione di altrettante stagioni da otto episodi ciascuna, per un totale di trentadue puntate, che porteranno nel mondo non solo la storia di queste due donne che crescono, ma di una città, Napoli, che cambia con loro.

Non resta che aspettare le prossime settimane di riprese e le prime indiscrezioni che trapeleranno dal set.

CINEMA

Le prime immagini di LORO, il nuovo film del premio Oscar napoletano Paolo Sorrentino

I parti in piscina, i trofei sportivi in bella vista, Roma. Sulla falsariga de La grande bellezza, è stato diffuso qualche ora fa il primo teaser trailer di LORO, nuovo attesissimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, che ritorna in coppia con Toni Servillo per dare vita ad una biografia, assolutamente non autorizzata, di Silvio Berlusconi.

Una Veronica Lario triste e c’è persino il cane, Dudù, assurto agli onori delle cronache per aver giocato, a Palazzo Grazioli, con Vladimir Putin.

Insomma promette bene il nuovo film del regista napoletano, che racconta il suo Silvio Berlusconi.

Toni Servillo nel film LORO di Paolo Sorrentino

Il film è stato girato tra il Lazio, la Toscana e la Sardegna, vanta un cast ricchissimo che, oltre al protagonista di La Grande Bellezza, vede recitare anche Riccardo Scamarcio nel ruolo di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese che portava da Patrizia D’Addario ad altre ragazze, Elena Sofia Ricci nel ruolo di una Lario particolarmente triste, alla cantante Chiara Iezzi, ex del duo Paola & Chiara, che prosegue il suo percorso attoriale e qui interpreta una speaker.

Ma vedremo anche Ricky Memphis, che interpreta l’imprenditore Stefano Ricucci, ma dovrebbe vedere anche la partecipazione di Fabrizio Bentivoglio e dell’ex letterina Alessia Fabiani.

Prodotto da Indigo FilmPathé e France 2 Cinéma, sarà distribuito da Universal Pictures, ma poco o nulla ci dice il teaser, che non svela nemmeno quando potremo andare a vederlo nelle sale.

CINEMA

La Forma dell’Acqua, l’amore (im)possibile della favola gotica di Guillermo Del Toro

È un omaggio a La Bella e la BestiaLa Forma dell’Acqua, l’ultimo film di Guillermo Del Toro che è riuscito a conquistare ben 13 nomination agli Oscar. E non si può non pensare anche a Tim Burton o alle atmosfere del regista francese Jean-Pierre Jeunet e del suo favoloso mondo di Amélie Poulain, sospeso tra una realtà dal fascino vintage e un sogno a tratti confuso.

È così che conosciamo Elisa Esposito (sì, avete letto bene, Esposito), interpretata da Sally Hawkins, giovane inserviente delle pulizie in un centro di ricerca di Baltimora, protagonista muta di questa favola gotica.

Octavia Spencer, e Sally Hawkins in La forma dell’acqua (2017)

Accanto a lei Octavia Spencer, attrice premio Oscar per The Help, amica protettiva che con la protagonista condivide il lavoro e i sogni.

A far da sfondo a questa vicenda la Guerra Fredda, gli anni in cui Stati Uniti e Russia si combattevano a suon di scoperte scientifiche e spionaggio industriale.

Ad irrompere la routine di Elisa, che ogni mattina con gioia e spensieratezza si appresta ad andare al lavoro, tra canzoni anni ’50 e vecchi spettacoli televisivi, arriva una strana creatura dalla forma umana, portata nei laboratori in gran segreto da un gruppo di scienziati che vogliono studiarla al fine di poterla inviare sullo spazio proprio come i russi hanno mandato Laika, la cagnolina che fu mandata in orbita in via sperimentale nel novembre del 1957.

Elisa e questa strana creatura anfibia cominciano silenziosamente ad interagire, accomunati dal non uso della parola, dimostrando al pubblico che l’amore non solo può trascendere l’aspetto, ma anche il linguaggio stesso e il modo di comunicare. Lo sguardo, i gesti che a poco a poco si fanno sensazioni, che giorno dopo giorno si trasformano in sentimento vero e proprio.

E così mentre il freddo raziocinio degli studiosi impone un approccio distaccato, scientifico, vedendo in questa creatura soltanto una cavia da vivisezionare, ferendola più volte con un pungolatore elettrico, come un animale da circo da domare, Elisa con semplicità e tenerezza riuscirà a stabilire un rapporto che ha dell’umano, lasciando crescere un amore che forse ha addirittura del divino.

Due solitudini che si incontrano, due anime che si tengono per mano nella loro diversità, e trovano un modo di parlare, condividere interessi, ascoltarsi, sentirsi.

Richard Jenkins e Sally Hawkins in La forma dell’acqua (2017)

Impossibile non segnalare la prorompente presenza di Richard Jenkins, che ci regala l’interpretazione di Giles, inquilino gay e confidente di Elisa, che offre al pubblico un’intensa riflessione sulla vita, sul tempo, e su quell’amore che spesso per paura si nega a se stessi.

Leone d’Oro alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, La Forma dell’Acqua si contende, tra l’altro, l’ambita statuetta di miglior film, con una sceneggiatura che omaggia le pellicole degli anni ’60 e persino i musical degli anni ’40 con Ginger Rogers e Fred Astaire.

Straordinario l’uomo-anfibio, interpretato dal mimo Doug Jones, attore prediletto dal regista messicano, con il quale aveva già lavorato in Hellboy e Il Labirinto del Fauno.

Ad accompagnare la pellicola la bellissima colonna sonora del premio Oscar Alexandre Desplat, che si rifà proprio ai musical e alle composizioni oniriche polistrumentali.

Un horror romantico, quello di Del Toro, che non manca di momenti un po’ splatter e colpi di scena, che scuotono l’animo dello spettatore fino all’epilogo finale di quello che senza dubbio uno dei migliori film della stagione.

CINEMA, LIBRI

Chiamami col tuo nome, l’acclamato film di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome – poster

Quando ho finito il romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, mi sono sentito fisicamente male tanta era la sofferenza e il pathos che l’autore ha saputo imprimere in quelle pagine. Era l’estate del 2011, e divorai il libro in appena un giorno e mezzo, immedesimandomi in quella sorta di diario segreto che quasi mi sembrò di aver trovato per caso.

Un’infatuazione estiva che a poco a poco si trasforma in un tormento interiore, in quella sofferenza squisitamente adolescenziale che nasconde accenni di un sentimento ben più radicato e profondo.

Potrei riassumerla così la trama di questo libro ambientato agli inizi degli anni ’80 in una imprecisata località di villeggiatura del nord Italia (forse la costa ligure, nel romanzo invece la campagna lombarda), che racconta con spietata crudezza la storia d’amore tra due ragazzi.

Non era facile dunque per Luca Guadagnino trasporre nel film tanta carica emotiva. Il regista ci ha provato con l’aiuto di un veterano del genere, James Ivory, che con lui ha tratto dal libro la sceneggiatura di un film, in uscita da noi il 25 gennaio, che sta raccogliendo consensi e premi in ogni dove.

Era naturale dunque che, con queste premesse, fossi particolarmente incuriosito di vedere questo film, che è riuscito a portare un po’ del nostro Paese persino nelle categorie principali dei Golden Globe e, forse, potrebbe rappresentarci anche agli Oscar bissando quell’impresa che fu di Roberto Benigni e del suo La Vita è Bella ormai ben vent’anni fa.

Non starò qui a fare la solita tiritera su quanto il libro sia superiore al film, perché chiaro che ogni lettore lascia nelle pagine anche un po’ di sé stesso, facendo sua la storia che legge. Ma qui, più di ogni altro romanzo, Luca Guadagnino aveva l’ingrato compito di portare sul grande schermo un’interiorità emotiva diversa.

La sua è una regia asciutta, scevra da artifizi hollywoodiani, da colonne sonore ingombranti o sensazionalismi amorosi.

Tutto avviene lì, davanti agli occhi dello spettatore che quasi ha la sensazione di osservare la scena da dietro una siepe in giardino, un angolo in penombra della casa, la serratura di una porta.

Amira Casar, Michael Stuhlbarg, Armie Hammer, and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

Luca Guadagnino ci riporta negli anni ’80, e non si avvale solo di auto vintage e ambientazioni perfettamente ricostruite, restituendo fedelmente un momento storico-politico italiano, ma introduce un elemento in più, che nel libro di Aciman forse mancava, i riferimenti musicali. Radio Varsavia, J’adore Venise, ma anche Paris Latino e Lady Lady Lady. Battiato, Berté, Bandolero, Giorgio Moroder ci fanno ricordare esattamente come dovevano essere le serate estive nei locali all’aperto delle piccole cittadine di vacanza. Fumosi, chiassosi, con lampadine colorate e senza particolari controlli né pericoli. Un senso di libertà perduta, che si fa chiaro manifesto di un’epoca.

I lettori del romanzo come me, forse si aspettavano una voce narrante che desse corpo ai pensieri del giovane Elio, così come Aciman li ha delicatamente tracciati sulle pagine del suo romanzo, ed è forse questo ciò che manca alla pellicola, che è perfettamente calata nello stile di Guadagnino, così come l’intenso finale del romanzo, che sfuma nel film in una scena che probabilmente non rende davvero giustizia al viscerale climax sapientemente delineato dall’autore statunitense.

Luca Guadagnino è tuttavia riuscito a cogliere l’essenza del romanzo, e dare alla storia la materica consistenza della realtà.

Armie Hammer and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

E se il regista di Io sono l’Amore ha mantenuto la scomoda scena della pesca (chi ha letto il libro sa bene di cosa parlo), altre parti della storia sono state narrate o tagliate con una maggiore licenza poetica, tramutando Roma in Bergamo e tralasciando intellettualismi letterari per rispondere, forse, alle leggi dell’odierna cinematografia.

Molto bravi i due interpreti, Armie Hammer (Oliver) e il giovane Timothée Chalamet (Elio), a dispetto di una non proprio felice pronuncia nelle scene in italiano, che hanno però saputo dare vita a questa passione segreta, quest’amore proibito vissuto con la discrezione di chi teme la luce del sole e le convenzioni sociali, ma con il disinibito desiderio di due amanti segreti che continueranno a cercarsi.

ART NEWS, CINEMA

Napoli Svelata: i luoghi, i culti, le credenze e le citazioni del film di Ozpetek

Spinto dalle tante condivisioni e commenti al mio post su Napoli Velata, ho deciso di scriverne uno per svelarvi, letteralmente, tutto ciò che c’è dietro al film. A cominciare dalle location che hanno animato l’ultima pellicola di Ferzan Ozpetek in questi giorni nelle sale, e i posti dove i protagonisti, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, hanno dato vita a questa storia a metà strada tra culto, occulto e superstizione.

Un articolo dunque a vantaggio dei tanti appassionati di cinema alla ricerca dei set dei loro film preferiti e di quanti invece amano fare turismo cinematografico che, in una città come Napoli, è un valore aggiunto ai già tanti posti che è possibile vedere.

Palazzo Mannajuolo
(foto instagram da @marianocervone)

E non posso che cominciare dai crediti del film, e dal trailer che impazza in televisione, con quella scala ellittica che tanto sta entusiasmando gli appassionati d’architettura. Si tratta della scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, storica dimora della borghesia di Napoli, posta ad angolo tra Via Filangieri e Via dei Mille, strade dello shopping di lusso per antonomasia. Il palazzo, in squisito stile liberty, è stato costruito tra il 1909 e il 1911 ad opera dell’architetto Giuseppe Ulisse Arata, che ha realizzato questa straordinaria architettura che si adatta perfettamente allo snodo a Y delle strade in cui è posta.

Chiesa del Gesù Nuovo
(foto instagram da @marianocervone)

Non poteva mancare Piazza del Gesù, con la facciata dell’omonima Chiesa del Gesù Nuovo e il suo caratteristico bugnato, costituito da piramidi aggettanti, che ne fanno una delle architetture più note della città e, insieme all’obelisco dedicato all’Immacolata posto al centro della piazza, anche uno dei luoghi esotici ed esoterici più affascinanti.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

I napoletani e quanti hanno vissuto la città la scorsa estate lo sapevano già. Alcune delle riprese del film sono state fatte all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza, tra record di visitatori, arte contemporanea e persino applicazioni per smartphone. Giovanna Mezzogiorno si muove sinuosa tra le sale del gabinetto segreto, quelle in cui sono custoditi gli affreschi pompeiani provenienti dai lupanare, i bordelli del tempo, che avevano il compito di sollecitare la fantasia e l’erotismo. Una citazione, quella di Ozpetek, che dopo la Centrale Montemartini di Roma che apre il suo film Le Fate Ignoranti, ritorna tra la scultura classica e la pittura romana, esaltando le forme eroiche del nudo virile e l’erotismo millenario che lega gli esseri umani gli uni agli altri.

Stazione di Toledo – Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Non mancano le ormai note stazioni dell’arte della metropolitana. Toledo. Già vista in altri corti, film e fiction televisive come Sirene, quella che è stata definita la stazione più bella d’Europa, ritorna prepotentemente anche nel film di Ozepetek, che non cede però alla tentazione di riprenderne l’ormai arcinoto foro che riproduce i fondali marini. Il regista rende omaggio agli artisti che hanno creato opere site specific proprio per le stazioni delle metro di Napoli, da Michelangelo Pistoletto alla stazione Garibaldi, inquadrato di sfuggita a Oliviero Toscani e la sua Razza umana/Italia che troneggia nel sottopasso di Montecalvario.

Nei meandri di sotterranei è stata invece allestita (probabilmente – se ne sapete di più i vostri commenti sono ben accetti) la bottega d’antiquariato di una torbida Isabella Ferrari e Lina Sastri, che collezionano sculture, dipinti, arredi e monili preziosi.

Il monumentale ingresso dove Adriana rivede Andrea è di Palazzo Carafa della Spina, architettura del XVII secolo di Via Benedetto Croce disegnata probabilmente dall’architetto Domenico Fontana. Secondo alcuni l’ingresso, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo secondo un gusto barocco, è da addurre a Martino Buonocore, mentre secondo altri sarebbe addirittura di Ferdinando Sanfelice che nello stesso periodo si occupò anche di Palazzo Filomarino sulla stessa strada.

Le vie dove passeggiano Adriana e sua zia sono invece quello dello shopping borghese, anche queste già viste in Sirene. Parlo di Via Calabritto, passo che collega Piazza Vittoria a Piazza dei Martiri.

I napoletani l’hanno ribattezzato Lido Mappatella: da sempre spiaggetta libera in cui partenopei e non si bagnano nelle acque di Napoli, caratterizza la scena dove la protagonista ha un colloquio privato con un poliziotto, con il Castel dell’Ovo a far da sfondo alla soleggiata scena, che ha dato uno scorcio sulla Riviera di Chiaia.

Galleria Principe di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Ozpetek è ritornato anche in un posto molto amato dal cinema e dagli sceneggiati televisivi, la Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale, dove Giovanna Mezzogiorno assiste ad un suggestivo spettacolo di tamburi. Maltrattata e trascurata, la galleria sta oggi rifiorendo come centro delle arti, ed è già stata protagonista di film come Il Talento di Mr. Ripley, con Matt Damon, e la fiction Pupetta con Manuela Arcuri.

Farmacia degli Incurabili a Napoli
(foto da trailer Napoli Velata)

Il luogo dove Pasquale, alias Peppe Barra, fa un’affascinante visita guidata a degli interessati turisti, è la Farmacia degli Incurabili, realizzata da Bartolomeo Vecchione, ospita oltre 400 vasi maiolicati realizzati all’epoca da Donato Massa, ceramista artefice del più noto Chiostro di Santa Chiara, della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e, più avanti sulla stessa via, della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Il luogo dove avviene una caratteristica tombola napoletana è invece la terrazza della Certosa di San Martino, con una straordinaria vista sul Vesuvio e su Napoli.

Adriana incontra Pasquale verso la fine del film nel cuore della Napoli popolare, il quartiere Mercato, nei pressi della Stazione Centrale.

A chiudere questa carrellata di monumenti c’è Cappella San Severo, nota per la scultura del Cristo Velato ad opera di Giuseppe Sanmartino.

Se invece eravate tra quelli che si chiedevano dove fosse il sontuoso appartamento della zia, interpretata da una bellissima Anna Bonaiuto, sappiate che si tratta dell’appartamento privato di un’amica del regista che, per l’occasione ed esigenze di copione, ha acconsentito che fosse completamente ri-arredato secondo il gusto baroccheggiante mostrato nella pellicola, e che nella realtà si trova a Piazza del Gesù.

I più attenti avranno senza dubbio notato che alcune riprese del film si sono svolte a Palazzo Sanchez de Leon. Ozpetek ha ottenuto dal proprietario, il principe Caracciolo, di poter girare in questi luoghi che, nella loro storia hanno visto due sole altre produzioni cinematografiche, quella di L’oro di Napoli, con Vittorio De Sica, e Viaggio in Italia di Rossellini. È qui che sarebbe ubicata la casa di zia Adele.

Straordinaria la gentilezza di Rosaria Vaccaro, attrice che ha recitato proprio in Napoli Velata, che, leggendo il mio post, raccoglie la mia richiesta, e tiene a farmi due precisazioni. E come non aggiungere con piacere questo prezioso contributo?! Così apprendo che la scena in cui Adriana incontra Pasquale è sì nel Quartiere Mercato, ma più propriamente alle spalle di Porta Nolana, caratteristica strada di pescivendoli, più nota al popolo napoletano come ‘ngoppe ‘e mure (sulle mura).

Sono felice invece di apprendere una cosa che ignoravo: la scena dove Adriana aspetta per il consulto con la veggente, interpretata magistralmente da una enigmatica Marialuisa Santella, è il Lanificio accanto a Santa Caterina a Formiello.

Parto dei Femminielli
(foto da trailer Napoli Velata)

Si è parlato di un film colto, quello di Ozpetek, che con questa pellicola ha forse messo in luce le somiglianze tra Napoli e la sua natia Istanbul. E lo è. Napoli Velata, infatti, con citazioni e riferimenti a culti misterici, si apre con il tradizionale parto dei femminielli, rito apotropaico pagano che, proprio attraverso un velo, consente di intravedere soltanto il momento cruciale della nascita: «La verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, intuire. Il velo non occulta, ma svela» quasi ricordando quel velo di Maya teorizzato dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Ma il tema del velo è ricorrente in tutto il film, e ricompare anche durante la visita guidata di Pasquale, alla Farmacia degli Incurabili che, secondo la leggenda, sarebbe stata costruita lungo un percorso di iniziazione massonica che attraverserebbe un velo sorretto da due angeli, che rappresenterebbero i misteri della magia e dell’alchimia, concludendosi con un altorilievo che rappresenta un utero, ricollegandosi direttamente a questo tema della nascita e della vita.

A chiudere il film è un altro velo, l’ultimo, quello marmoreo scolpito da Sanmartino, che ha avuto il pregio di riprodurre fedelmente nella pietra dura la Sacra Sindone, in un tema di morte e resurrezione che si rincorrono in un eterno ciclo di vita che si rinnova, e che si conclude nel vicolo San Severo con il rumore dei passi di Adriana, rimandando direttamente a quella leggenda, squisitamente napoletana, che vuole che a mezzanotte, nei vicoli di Spaccanapoli si odano ancora il rumore degli zoccoli e della carrozza del principe Raimondo de Sangro che continua, con il suo alone di mistero, a proteggere questa Napoli velata che Ozpetek ha saputo raccontare.

Le immagini provengono dal mio account instagram @marianocervone

Se vi piacciono, seguitemi!

CINEMA

La Napoli misteriosa e colta di Ferzan Ozpetek

A meno di un anno da Rosso IstanbulFerzan Ozpetek ritorna al cinema con Napoli Velata. Il regista de Le Fate Ignoranti e Mine Vaganti, dopo i toni della commedia dei suoi ultimi lavori, ritorna ai temi un po’ cupi già indagati in Cuore Sacro, e nei suoi lavori d’esordio.

Ve ne ho tanto parlato la scorsa estate e non potevo non correre al cinema per raccontarvi questa pellicola.

Il regista turco naturalizzato italiano, abbandona per un momento l’amata Roma e la parentesi Leccese, e si sposta a Napoli, cui dedica un film che non vuole essere semplice omaggio-cliché, né cartolina per turisti.

Nella sua opera Ozpetek prova a restituire allo spettatore le atmosfere esoteriche, che hanno caratterizzato, e ancora caratterizzano, il tessuto di Napoli. Dalle superstizioni e credenze popolari, a riti occulti ben più antichi.

A dare corpo e anima a questa storia è Giovanna Mezzogiorno, attrice napoletana e musa prediletta che con il regista aveva già lavorato nell’acclamato La finestra di fronte. Insieme a lei Alessandro Borghi, già protagonista della serie Suburra e “madrino” d’eccezione della scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

Adriana (la Mezzogiorno) si ritrova coinvolta nel misterioso omicidio di un uomo (Borghi) con cui passa un’intensa notte d’amore.

Sono tanti i volti di precedenti pellicole di Ozpetek che ritornano in quest’opera, che quasi si reincarnano in questa metempsicosi cinematografica del regista: da Carmine Recano a Isabella Ferrari, passando per Luisa Ranieri apparsa in Allacciate le cinture, ad un cameo, per i cultori del regista, dell’attrice Rosaria De Cicco (l’avete notata?). Non mancano artisti partenopei di grande spessore come Lina SastriPeppe BarraMaria Pia Calzone.

Tanti i luoghi di culto e cultura, che il regista indaga mescolando sapientemente esoterico ed esotico. Dalla Cappella Sansevero costruita, secondo la leggenda, ricalcando l’antico Tempio di Iside, alle sale degli affreschi pompeiani del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il regista omaggia anche uno dei palazzi più noti e suggestivi della città come Palazzo Mannajuolo, dove è collocato il sontuoso appartamento della zia della protagonista, che in un sapiente gioco di riprese e luci si fa quasi amuleto architettonico del film.

Ozpetek si allontana dai temi della commedia, dal “dramedy” cui ci ha abituati, per dare vita ad un genere, il thriller psicologico, che forse avrebbe meritato una maggiore analisi dei personaggi, ed una più approfondita indagine di sentimenti e situazioni.

Tuttavia il film affabula e mostra una Napoli colta, e nella società di una borghesia a tratti machiavellica, e nelle citazioni e gli omaggi del regista alla città di Napoli e alle sue leggende.

Intensa Giovanna Mezzogiorno, lontana dall’archetipo divistico di attrice patinata, che interpreta perfettamente l’animo di donna tormentata, in un film a metà tra giallo e noir che non risparmia momenti di erotismo e sensualità.

Ferzan Ozpetek ha saputo raccontare nel suo personalissimo modo, una Napoli misteriosa e affascinante, che si svela, letteralmente, a poco a poco come un sogno confuso.

CINEMA

Anche Abel Ferrara vuole Napoli: «La cultura meridionale mi ha salvato»

È bello vedere che da oltre oceano sempre più attori, registi e produttori scelgono la mia Napoli per ambientare o girare le loro storie e raccontarla facendola un po’ propria. Sono mesi ormai che mi occupo con piacere dei set cinematografici e televisivi aperti nella città, e con un pizzico di soddisfazione ne scrivo perché a Napoli, parafrasando un pezzo di Jo Squillo, oltre ai problemi c’è di più.

Anche Abel Ferrara cede al richiamo della sirena Partenope. Il regista newyorkese, ospite del Festival di Laceno d’oro-Festival internazionale del cinema di Avellino, ha infatti parlato dei suoi prossimi progetti, anticipando che verrà a Napoli per un progetto teatrale da realizzare insieme al cantautore (e amico) Nino D’Angelo. Da tempo i due si conoscono e si stimano, a lui è dedicata la canzone O’ mericano di D’Angelo, ed è proprio nel Trianon di Forcella che Ferrara intende realizzare questo progetto cui tiene, ma del quale non può dire di più.

Lo spettacolo pare dovrebbe intitolarsi Forcella Strit, gioco di parole anglo-napoletano, e comprenderebbe un laboratorio per ragazzi del popolare quartiere napoletano. Era già stato annunciato dallo stesso Nino D’Angelo, direttore artistico del Trianon, in cartellone per il mese di marzo.

Il regista dice di essersi ristabilito del tutto, e di aver superato il problema delle sue dipendenze, ad aiutarlo, dice sarebbe stata proprio la cultura meridionale: «La capacità di fare gruppo, e naturalmente il percorso compiuto con la fondazione Leo di Vallo di Maddaloni nel casertano – ha detto Ferrara dalle pagine dell’ANSA – La mia terapia prevedeva anche non vivere più in città come Napoli e New York, proprio per superare le mie esperienze passate. Ora la mia vita è solo cinema e famiglia».

Il regista infatti da tempo vive a Roma, dove è ambientato il suo docufilm, Piazza Vittorio, che ha presentato proprio alla 42esima edizione della kermesse avellinese.

Intanto Abel continuerà a passare del tempo nel nostro paese e a girare un altro film, Siberia, in una delle regioni italiane, il Trentino Alto Adige, dove troverà gli attori Willem Dafoe, protagonista della pellicola, insieme a Isabelle Huppert e Nicolas Cage: «Mi serve la neve, anche se si parlerà sopratutto di una Siberia interiore».