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Storia del Museo Ginori: ascesa, caduta e rinascita del museo di Sesto fiorentino

Se la bellezza è una necessità, allora nutrila con stile. È così che recita il sito web ufficiale di Richard-Ginori, storico marchio di produzione ceramica, che ha fatto di una squisita ricerca estetica la propria vocazione, sin dal lontano 1735, votando il proprio nome ad un’Arte diventata già icona.

Sinonimo di eccellenza italiana, oggi il brand, Richard-Ginori, è noto ed apprezzato in tutto il mondo. Fondato dal marchese Carlo Ginori, è suo il merito di aver dato origine alla Manifattura della porcellana di Doccia.

Sin dai primi anni di attività, Ginori decise di destinare alcuni locali al pianterreno della Villa Ginori di Doccia alla raccolta di modelli, ceramiche e terre formatesi nel primo periodo di vita della fabbrica.

Ben consapevole dell’alta qualità delle proprie porcellane e del loro significato artistico, già nel 1754 Ginori dimostrò la precisa volontà di una loro musealizzazione, creando un’apposita Galleria in cui esporre queste opere.

A poco più di un secolo dalla sua fondazione, la Ginori fu acquisita dalla milanese Soc. Ceramica Richard, diventando il marchio che oggi tutti conosciamo. L’originario nucleo delle raccolte storiche restò nei depositi della Villa di Doccia, cui negli anni si aggiunsero nuovi oggetti di proprietà Richard-Ginori.

Il progetto dell’attuale museo è dell’architetto toscano Pier Niccolò Berardi e Fabio Rossi. Le collezioni comprendevano l’originario lascito Ginori che si arricchì dei pezzi realizzati dopo la fusione con la Richard.

Richard-Ginori 1735 lottatori ceramica porcellana biscuit Museo Doccia Sesto fiorentino Vaso ad orcino Gio Ponti, Prospettica - internettuali
Giò Ponti

Inaugurato nel 1965 ha tristemente chiuso le sue porte al pubblico nel maggio del 2014, mentre la fabbrica delle pregiate porcellane era già stata acquistata all’asta nel 2013 dalla maison di moda Gucci.

Di grande valore la collezione del museo, che comprende statue e statuine di pregevole fattura di ispirazione michelangiolesca, con corpi vigorosi e nudi eroici, o rinascimentale, riproducendo opere come il Ratto delle Sabine del Giambologna, o ottocentesche, impresse nella porcellana lucida e finissima o l’elegante e opaca biscuit.

La Richard-Ginori vede tra le sue collezioni delle sue ultime creazioni anche le decorazioni del designer milanese Giò Ponti, che caratterizzò i primi anni ’20, rileggendo alla propria maniera l’Art Déco.

Lo scorso 27 novembre il museo è stato finalmente comprato dallo Stato Italiano, attraverso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con conseguente lascito della collezione che è stata così utilizzata per il pagamento delle tasse attraverso opere d’arte.

Ed è proprio da questa acquisizione che parte la ventiquattresima edizione di Artigianato e Palazzo, cui parteciperò e di cui vi parlerò, nella quale è stata allestita la Mostra Principe dedicata proprio alla Richard-Ginori. Durante i quattro giorni della rassegna, che si terranno al Giardino Corsini a Firenze, saranno infatti raccolti fondi per la riapertura del museo, identitario dell’arte e della pregiata manifattura fiorentina.

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A Capri riapre al pubblico “Villa Lysis”, tempio d’amore del Conte Fersen

Villa Lysis Nino Cesarini statua Francesco Jerace - internettualeProgettata agli inizi del ‘900 dall’artista Edouard Chimot su commissione del poeta francese il conte Jacques d’Adelsward-Fersen, Villa Lysis è un palazzetto in stile neoclassico che si trova a nord-est dell’isola di Capri. La villa è stata edificata a due passi da Villa Jovis, residenza degli ultimi anni dell’Imperatore romano Tiberio. Il nome, Lysis, è un omaggio a Liside, dialogo di Platone dedicato all’amicizia e, come stabilirà la critica contemporanea, dell’amore omosessuale. Nella Villa infatti Fersen visse con il suo compagno, Nino Cesarini, al quale, sono dedicate diverse sculture in bronzo ad opera di Francesco Jerace.

L’architettura della dimora presenta echi neogotici. Elegante, raffinata, ma anche trasgressiva e provocatoria. Non mancano infatti camere stravaganti, come una fumeria di oppio e altari pagani. Fersen fu allontanato dalla natia Parigi perché accusato di messe nere a sfondo sessuale.

Fersen, morto nel 1923, forse suicidatosi con un’overdose, è lasciata in eredità all’amato Nino, il quale, dopo una disputa testamentaria, l’avrebbe poi venduta.

Secondo altre fonti invece la villa, già molto malridotta, sarebbe stata lasciata in usufrutto a Nino, il quale l’avrebbe dapprima affittata e poi in un secondo momento ceduta a Germaine, sorella di Fersen, la quale a sua volta l’ha donata a sua figlia, la Contessa di Castelbianco.

Villa Lysis Capri 2 - internettualeL’edificio è stato oggetto di un primo restauro nel 1934, una prima sostanziale ristrutturazione che aveva provato a sopperire ai primi cedimenti e crolli.

Nella metà degli anni ’80 l’edificio è annesso dal Ministero dei Beni Culturali. Chiusa per decenni, la villa è oggetto di nuovi e significativi restauri negli anni ’90 grazie ai fondi dell’Associazione Lysis e al Comune di Capri.

Aperta dai primi anni 2000, oggi la villa è affidata a un’associazione culturale di giovani esperti, Apeiron, che si prende cura non solo dei servizi turistici, ma anche della promozione e valorizzazione di questa casa-museo.

La villa sarà aperta al pubblico dal tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 18.00, ad eccezione del mercoledì, giorno di chiusura. La riapertura del sito, dopo la pausa invernale, è fissata per sabato 30 aprile, in occasione della rassegna Panorama Letterario, patrocinata dalla Città di Capri, primo di nove eventi che fino a dicembre terranno compagnia i visitatori, trasformando la casa in un teatro della cultura. Novità di quest’anno l’introduzione di un biglietto di 2 euro, un costo puramente simbolico per godere delle suggestioni di questo tempio dell’amore.

Villa Lysis Edificio Capri - internettuale