CINEMA

Marina Suma: «Il cinema il mio primo amore»

Attrice poliedrica e di talento, Marina Suma vanta nella sua carriera un David di Donatello (l’Oscar del cinema italiano) e un Nastro d’Argento al suo esordio. Negli anni la Suma è passata con nonchalance dal dramma alla commedia, dal cinema al teatro. Scevra dello snobismo tipico di chi riceve premi e riconoscimenti importanti, non ha disdegnato ruoli in fiction televisive e soap opera italiane come Un posto al sole, scrivendo un curriculum di qualità, in cui successi al box office e film cult si alternano ad un cinema autorale e di nicchia, a pièce teatrali e cortometraggi. Da Le Occasioni di Rosa a Sapore di Mare, da Donne Assassine a Pene d’Amor Perdute a teatro, Marina ha attraversato e attraversa la storia dell’arte attoriale italiana, con felice intuito di anticipare mode e tendenze cinematografico-televisive, come recitare nelle produzioni della piattaforma Murdoch.

Oggi Marina ci parla dei suoi esordi e dei suoi progetti, e condivide con me e voi lettori di INTERNETTUALE il ricordo delle Vele e del film che avrebbe cambiato il corso della sua vita.

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foto di Giuseppe Aquino (dal sito marinasuma.com)

Dopo i primi passi nella moda, lei esordisce nel mondo del cinema con il film “Le Occasioni di Rosa”: com’è stato questo passaggio tra i due mondi?

«Un passaggio devo dire interessante: all’inizio un po’ traumatico. Mondo, quello del cinema, completamente diverso, ma ho cercato nel tempo di non staccarmi dal mondo della moda. Mi piaceva troppo!».

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Marina Suma a Scampia in una scena di “Le Occasioni di Rosa”

Il suo debutto avviene immediatamente con un ruolo tosto, un’operaia che decide di prostituirsi. Quanto è stato difficile calarsi nella parte e quale il momento più arduo da interpretare?

«Interpretare Rosa è stato per me come un gioco difficile certo, ma sostenuta dal regista, c’era il mio compagno, che mi ha aiutata ad essere più a mio agio e spontanea».

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foto di Francesca De Carlo (dal sito marinasuma.com)

La sua Rosa attraversa l’allora nascente periferia nord di Napoli, le “Vele” per intenderci: che ricordo ha di quella parte della città?

«Abbiamo girato a Scampia alle Vele, che allora da vedere erano agghiaccianti e surreali ma erano una realtà di Napoli che esisteva, ed io tra quei palazzi ho camminato e respirato la pericolosità!»

Avrà letto dai giornali che il Sindaco De Magistris ha deciso di abbattere le Vele per riqualificare il quartiere. Lei che un po’ l’ha vissuto, crede sia la soluzione migliore?

«Credo che, se effettivamente ci sarà una bonifica del territorio, sono d’accordo col migliorare e sono d’accordo con De Magistris».

Nella sua cinematografia c’è tanto cinema d’autore e progetti di nicchia, ma di altissima qualità. Come mai la scelta di un cinema più autorale e, se vogliamo, meno noto ai più?

«Lo scegliere il cinema di nicchia fino ad un certo punto! Ho lavorato tanto con attori diversi e fatto commedie all’italiana, alternandole al cinema di nicchia, che a me piace molto. Mi piace cambiare ed avere esperienza totale passando dal cinema alla televisione e teatro che amo tanto».

A proposito di televisione: nel 2008 lei è stata protagonista di un episodio della serie Sky “Donne assassine”, in cui era una donna che si è ritrovata ad uccidere. Quanto è cambiato il panorama femminile di oggi da allora, e cosa sente di dire a tutte quelle donne vittime dei propri compagni?

«Si per SKY è stata una bella esperienza, ma anche pesante in quanto erano tutte storie vere! Ma oggi io dico che le donne devono reagire e non essere succubi di mostri!».

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Marina Suma sulla scena in “Pene d’Amor Perdute”, dal sito marinasuma.com

Una carriera ricca di luci e soddisfazioni, ma c’è ancora un sogno nel cassetto da realizzare?

«Oggi sono una donna che si è realizzata anche in altre cose, nell’arte, nella pittura! Mi piace il mio lavoro di attrice, e non l’ho mai abbandonato, come hanno scritto tanti senza informarsi! Oggi però, se dovessi scegliere, lavorerei in teatro e al cinema! Il mio primo amore! Quello non si scorda mai».

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CINEMA, INTERNATTUALE

Giornata della Memoria: 5 lezioni di vita che possiamo imparare dalla Shoah

Libri, eventi televisivi, film al cinema. Sono tanti i modi in cui viene celebrato il 27 gennaio, la Giornata della Memoria, della Shoah, del ricordo delle tante vittime, per lo più ebree, torturate e morte nei campi di concentramento nazisti. Auschwitz, quello più famoso, ma anche Birkenau e Monowitz. Sono soltanto alcuni, tra i più noti, dove hanno trovato la morte oltre sei milioni di persone tra il 1941 e il 1944.

Questa mattina in metropolitana osservavo una donna leggere un libro. Bambino N° 30529, una di quelle edizioni della Newton Compton Editori. Che fosse una coincidenza, una inconscia commemorazione o la volontaria voglia di ricordar questa simbolica data non lo so, fatto sta che noi esseri umani siamo strani: ci sforziamo di essere buoni per un giorno e poi quello seguente ritorniamo a farci la guerra. È come per il Natale, quando ci diciamo che “siamo tutti più buoni”, the war is over, la guerra è finita, cantava John Lennon, e poi una volta rimossi gli addobbi e spente le luminarie ritornano le miserie buie del mondo e dell’animo umano.

Ma cos’è che dovremmo imparare veramente da un giorno come la Shoah?

Sono tante le volte in cui me lo sono chiesto e, anniversario a parte, ho provato questa volta a rispondere a questa annosa domanda attraverso quelle storie che hanno raccontato un momento storico tanto delicato ed importante quanto, per fortuna, lontano. Almeno cronologicamente. Sì, perché quando sento al notiziario storie come le torture nelle prigioni di Guantanamo, gli attentati da parte dell’ISIS, l’avidità di una classe politica che sa più di oligarchia autocratica che di vera democrazia, qualche dubbio ce l’ho. Penso ai migranti e mi chiedo se gli anni delle deportazioni siano finiti davvero; penso ai cervelli in fuga e immagino come dovessero sentirsi i nostri nonni alla ricerca di fortuna all’estero; penso alle tante discriminazioni e mi chiedo se questa sia davvero l’era contemporanea che tutti sognavano dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Attraverso quei film come Anna Frank, La Vita è Bella, Il Bambino con il pigiama a righe, pellicole che hanno raccontato l’orrore di una pagina di storia da tenere a mente come monito per il futuro, ho così provato a trarne delle lezioni che tutti dovremmo ricordare. Per la vita, e non soltanto per un giorno:

millie-perkins-and-joseph-schildkraut-in-il-diario-di-anna-frank-1959Il Diario di Anna Frank, film biografico del 1959, che racconta la storia di Anna che trova rifugio per due anni, insieme alla sua famiglia, in una soffitta su di una fabbrica nel cuore di Amsterdam, scrivendo su di un diario quest’esperienza di prigionia e salvezza che si concluderà purtroppo con la deportazione. Scoperto il nascondiglio nel 1944, le truppe dell’SS deportano Anna nei lager, dove insieme alla sua famiglia troverà la morte. Unico sopravvissuto il padre Otto, che, trovato il diario di sua figlia alcuni anni dopo, desidera farlo conoscere al mondo, perché l’orrore non si può e non si deve dimenticare.

ben-kingsley-in-schindlers-list-1993Nel 1994, agli Oscar è stata la volta di Schindler’s List: Steven Spielberg racconta la storia vera di Oskar Schindler, basata sul romanzo omonimo di Thomas Keneally. L’imprenditore tedesco Schindler, approfittando delle leggi che vietavano agli ebrei polacchi di avere delle proprie attività commerciali, decide di impiegarli per avviare una fabbrica che produce pentole e tegami per l’esercito. Da principio un tornaconto personale, man mano un modo per salvare vite sottraendole alla deportazione nei campi, insegnando che “chiunque salva una vita, salva il mondo intero”.

la-vita-e-bella-1997-internettualeQualche anno dopo arriva La Via è Bella. Film premio Oscar di Roberto Benigni del 1997, in cui un padre italiano e suo figlio, di religione ebrea, vengono deportati in un campo di sterminio. Durante la prigionia, il padre insegnerà a suo figlio a sorridere sempre di tutte le avversità e cattiverie dell’uomo, perché in fondo, come recita il titolo, la vita è bella. Nonostante tutto.

carice-van-houten-and-sebastian-koch-in-black-book-2006-internettualeNel 2006 il controverso regista Paul Verhoeven impiega 20 milioni di euro per realizzare il film più costoso, e più visto di sempre, dei Paesi Bassi, Black Book. La pellicola racconta della storia della cantante Carice van Houten, che dopo aver perso tutta la sua famiglia scappa da Berlino per rifugiarsi nei Paesi Bassi. Un viaggio di sopravvivenza che porterà la donna ad “allearsi” con i tedeschi, ad unirsi alla resistenza e a combattere per difendere la propria vita fino alla fine della Guerra. La pellicola culmina undici anni dopo, in un kibbutz in Israele, dove la donna è riuscita a rifarsi una vita e una famiglia. Il film ci insegna a fare tesoro anche, e forse soprattutto, degli eventi tragici che segnano la nostra vita e a lottare sempre, arrendersi mai.

jack-scanlon-in-il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-2008Nel 2008 è il regista Mark Herman ad adattare il romanzo omonimo di John Boyne, Il Bambino con il Pigiama a righe, in cui narra l’amicizia tra un ragazzino prigioniero di un indefinito campo di concentramento, e il figlio di un tenente dell’SS che lo amministra, che vive dall’altra parte del filo spinato. Tra i due, nonostante le differenze sociali, religiose e di condizione, nasce un’intensa amicizia. [ATTENZIONE SPOILER] Il film si concluderà con Bruno, figlio del generale, che oltrepassa la recinzione per aiutare l’amico a ritrovare suo padre scomparso. I due ragazzini si ritroveranno rinchiusi in una camera a gas il cui ordine dell’eccidio è dato proprio dal padre di Bruno, generando nello spettatore un senso di appagata giustizia, ingiusta vendetta, tristezza, che non può che insegnarci una grande lezione di vita: non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi stessi.

CINEMA

Il cinema in 3D esisteva già nel 1903

Altro che Avatar, Pandora e l’esercito di Na’vi. Se la cinematografia contemporanea è concorde nel ritenere che sia stato James Cameron ad apportare il 3D al cinema, i più dovranno ricredersi, quando scopriranno che la terza dimensione è in realtà una invenzione del 1903. Il primo film 3D della storia sarebbe infatti Il Calderone Infernale di Georges Méliès, datato 1903, poco meno di un decennio dopo l’invenzione del Cinématographe, inventato dai Fratelli Lumière nel 1894.

Sono oltre 140 i titoli che dagli inizi del secolo scorso fino agli anni ’80 sono stati prodotti con questa tecnologia, toccando tutti i generi della moderna cinematografia: dall’horror al western, dal musical all’animazione.

A parlare di questa pagina poco nota del cinema, e della ricerca di tridimensionalità a partire dalla nascita stessa del cinema, è la piattaforma satellitare SKY, che crea per l’occasione il canale Sky 3D Vintage. Un progetto editoriale unico nel suo genere, che a partire da sabato 8 ottobre fino a domenica 16 proporrà tutte quelle pellicole che hanno fatto la storia di questa tecnologia dai primi esperimenti all’anaglifo bicolore rosso-blu, fino all’attuale 3D stereoscopico.

Un viaggio nel mondo del cinema attraverso quelle pellicole che ne hanno fatto la storia anche della sua tecnologia, e che gli abbonati di Mardoch potranno vedere sul canale 150 e, per il weekend di lancio anche in alta definizione su Sky Cinema 3D Vintage HD al numero 304.

Un’importante evento culturale che è patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del TurismoDirezione Generale Cinema guidata da Nicola Borrelli.

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Avatar, 2009 – James Cameron

Questa operazione è il frutto di due intensi anni di ricerca, durante i quali si è ripercorso a ritroso la storia del cinema, dei suoi protagonisti e di tutti quei materiali, distributori, protagonisti che l’hanno reso possibile.

Cantine, archivi, teche sono state setacciate per scoprire dei veri e propri tesori nascosti o troppo spesso dimenticati, alcuni dei quali ritornano a nuova luce dopo attenti interventi di restauro, per renderli compatibili con l’attuale tecnologia 3D.

Tantissimi i titoli per questo evento senza precedenti, da I Viaggi di Gulliver del 1939 a Delitto Perfetto del maestro del brivido Alfred Hitchcock fino a cult anni ’90 come Top Gun, che ritorna a trent’anni dalla sua uscita nelle sale.

Sono tanti i nomi, spesso illustri, di chi desiderava andare oltre già nel corso del ‘900, e trovare nuovi modi di fare cinema e realizzare film: da Clint Eastwood a Rita Hayworth, da Andy Warhol a Meg Ryan arrivando a Totò.

Aneddoti, curiosità, vere e proprie notizie rimaste celate di un mondo cinematografico che ha ancora tanto da dire nelle sue nuove forme e molteplici contenuti.

Un lungo lavoro di ricerca e un tuffo nel mondo della settima arte che sarà raccontato dal documentario Viaggio nel Cinema in 3D – Una storia Vintage, che sarà trasmesso sabato 8 ottobre in prima serata su Sky 3D Vintage, Sky Cinema 3D Vintage e Sky Arte HD, con la suadente voce narrante dell’attore e regista Sergio Castellitto: «Con Sky 3D Vintage, progetto editoriale senza precedenti che ha ottenuto il Patrocinio del Mibact – Direzione Generale Cinema – dice Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming di Sky Italia – abbiamo voluto raccontare, ancora una volta in una chiave unica e inedita, un capitolo della storia del cinema poco noto e mai raccontato prima, che è il cinema in 3D».