LIFESTYLE

Alla scoperta dei colori di Peschici e dei sapori del Gargano

Chi mi segue sui social, e su instagram in particolare (se non lo avete ancora fatto, fatelo qui!), lo sa già: la mia prima parte d’estate l’ho trascorsa a Peschici. Si tratta di un biancheggiante paesino arrampicato sulla roccia chiara del Gargano, a nord della Puglia.

Passeggiando per i suoi vicoli di sole e di azzurro, non si ha la sensazione di una piccola località nel sud dell’Italia, ma nell’arcipelago greco delle Cicladi, al quale, questi luoghi, non hanno assolutamente nulla da invidiare.

Con le sue case bianche e le imposte cobalto, Peschici ricorda Santorini o Mykonos. Sono soprattutto questi i colori e le sensazioni che caratterizzano le abitazioni di questi luoghi, dove si arrampicano su pergole e ingressi sgargianti buganvillee. Si passeggia nella storia, tra quelle che dovevano essere le vecchie case dei pescatori e antichi palazzi le cui decorazioni e stucchi narrano ancora di una decaduta nobiltà.

Non fatevi trarre in inganno dalla radice del suo nome, Peschici, che parrebbe alludere alla pesca, perché avrebbe in realtà un’origine slava. Pès, infatti, fa riferimento al suolo sabbioso di questa piccola cittadina pugliese.

Ogni scorcio, ogni angolo, è una pittoresca tela bianca, punteggiata dalle coloratissime ceramiche che gli artigiani del Gargano realizzano nelle loro botteghe.

Peschici, ceramiche

Come in molte altre località del basso Adriatico, tra le costruzioni più caratteristiche della costa peschiciana, ritroviamo i trabucchi. Quelli del Gargano però, a differenza degli omologhi abruzzesi o molisani, sono sempre ancorati alla roccia, agli scogli, e si affacciano sul mare sfidando la gravità e l’equilibrio grazie a sofisticate ponteggiature in legno come palafitte.

Trabucco Monte Pucci

Importati addirittura dai Fenici, i primi trabucchi si diffondono in Abruzzo nel XVIII secolo, quando i pescatori dovettero escogitare una nuova tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. Grazie alla loro sporgenza e alla posizione a strapiombo sulla costa, i trabucchi permettono una pesca senza inoltrarsi in mare aperto. Queste costruzioni affascinarono persino lo scrittore Gabriele D’Annunzio, che alla fine del XIX secolo ne diede un’ampia descrizione nel suo romanzo Il trionfo della morte.

Oggi molti trabucchi sono stati riconvertiti in suggestivi bistrot sul mare, dove è possibile mangiare uno squisito pescato, accompagnato da pregiati vini locali. Tra questi c’è il Trabucco Monte Pucci, che domina la costa e il panorama di Peschici, dal quale potrete assistere ad uno dei tramonti più belli del Gargano, e gustare una squisita cena rigorosamente a base di pesce.

Tappa assolutamente obbligatoria per chi visita o soggiorna lungo la costa garganica sono le Isole Tremiti.

Questo piccolo arcipelago secondo la leggenda sarebbe stato originato da Diomede, al punto da essere chiamate isole Diomedee. L’eroe greco, di ritorno da Troia, avrebbe gettato in acqua tre giganteschi massi che sarebbero riemersi sotto forma di isole, e che corrispondono alle isole di San Domino, San Nicola e alla Capraia.

All’acquisto dei biglietti per la traversata in traghetto, alcune agenzie cercheranno di vendervi anche la visita guidata alle grotte, che naturalmente include un supplemento. Il mio consiglio? Scegliete senza indugio di sbarcare all’Isola di San Nicola, l’isola piatta, che si affaccia sul mare per un’altezza massima di 75 metri. Qui infatti anche gli appassionati di archeologia saranno soddisfatti da alcune tracce di insediamenti protostorici del I millennio a.C. e dell’Età del ferro del IX – VII sec. a.C. Oltre alla necropoli, di grande interesse è il complesso abbaziale di Santa Maria a Mare che domina il promontorio dell’isola. Quasi del tutto abbandonato, con suggestivi scorci, è costruito intorno all’omonima chiesa, che sarebbe stata fondata dall’eremita San Nicola nel III secolo d.C.

Ma anche la terraferma non è priva di spunti per gli amanti della cultura, che potranno trovare nel bellissimo Castello bizantino di Peschici, ricostruito da Federico II di Svevia nel XIII secolo, un affascinante quanto spaventoso Museo delle Torture. E se la minuziosa descrizione dei supplizi nelle didascalie vi inquieta, potrete rifarvi con una delle vedute più belle della cittadina garganica.

Peschici si trova a due passi dalla più caotica Vieste, preferita spesso dai giovani in cerca di divertimento. Qui sicuramente farete tappa come me per scoprire Pizzomunno, mastodontico faraglione che caratterizza il profilo viestano, reso ancora più celebre da un brano del cantautore Max Gazzè, la Leggenda di Cristalda e Pizzomunno, che ripercorre favolisticamente tutta la storia.

I colori viestani virano più sul giallo, qui si ha quasi la sensazione di percorrere delle strade scoscese di un piccolo paesino siciliano, con fichi maturi e succosi e un mare da togliere il fiato.

Se siete a caccia di souvenir, vi anticipo che Peschici è la città dei fischietti. Qui infatti ne troverete in terracotta di ogni colore e foggia: dai mestieri agli animali, mentre se volete portare con voi un portafortuna da queste terre, allora dovreste scegliere un Pumo.

Tra i liquori tipici dovete assolutamente assaggiare il Veleno del Gargano, una dolce libagione, aromatizzata con prugno selvatico, venduta in una elegante bottiglia trasparente che ben ne esalta il colore dorato.

Non lasciatevi ingannare dalla tranquillità per famiglie di Peschici, di notte la movida prende vita. Sono tanti i locali e i bar incuneati nelle strade e vicoli del centro storico, che offrono musica dal vivo, ottimi drink ed una suggestiva atmosfera.

Must di questa stagione è stato il Moscow Mule, rigorosamente in piazzetta, tra le luminarie di Sant’Elia e gli squisiti gelati artigianali della Gelateria Michel, dove i gelati del territorio hanno i sapori tipici di questa terra.

Tra i sapori da scoprire la burrata pugliese, rivale della mozzarella campagna, che ben accompagna e rappresenta la gastronomia del territorio.

Se le mie papille e pupille sono state ampiamente soddisfatte, tra panorami mozzafiato e specialità tipiche, un po’ meno lo è stata la mia linea telefonica, che spesso non mi ha consentito l’accesso ad internet e nemmeno una semplice telefonata. Piccolo scotto da pagare per un luogo da sogno immerso nella natura.

Peschici, costa garganica

E per gli amanti del mare, le spiagge del Gargano sono belle, ben organizzate e offrono divertimenti e musica ai bagnanti. Un consiglio: noleggiate un pedalò e fate un giro della costa e delle calette, potrete scorgere persino dei pescatori di fortuna che si immergono per pescare polipi.

Faraglioni, natura e sabbia dorata. Sono queste le componenti che rendono queste coste uniche e che renderanno il vostro soggiorno indimenticabile.

Potrete vedere altre immagini di Peschici e dei luoghi che visito su instagram:

@marianocervone

Se vi va, seguitemi!

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CINEMA, LIFESTYLE

10 documentari per comprendere meglio l’arte, la letteratura, la moda

La settimana scorsa ho parlato dei film estivi da vedere per sentirsi già in vacanza. Poi ho scoperto il sito streaming CHILI, che senza abbonamento, mi permette di vedere film e serie TV pagando il solo spettacolo. Un catalogo ricchissimo, con offerte che partono da 90 centesimi anche per film recenti. Sfogliando il catalogo mi sono appassionato alla sezione documentari, e così ho stilato un decalogo di dieci documentari da non perdere assolutamente per conoscere meglio il mondo dell’arte, della letteratura, della moda.

Primo fra tutti Così parlò De Crescenzo. Anno 2017, questo documentario è da vedere assolutamente, in vista dei 90 anni del filosofo, attore, fotografo e regista Luciano De Crescenzo, che negli anni ha sapientemente unito tutte le sue passioni, per raccontare l’essenza di Napoli e del popolo napoletano. Non mancano naturalmente riferimenti all’amata filosofia, ma anche all’arte, analizzata e talvolta dissacrata, e a quel modus vivendi squisitamente napoletano.

Ve ne ho parlato su instagram e anche qui fino allo sfinimento e, in vista della fiction rai che vedremo in autunno, non posso non suggerirvi Ferrante Fever, un documentario che vi porta ancora una volta nei vicoli di Napoli, in cui la misteriosa scrittrice partenopea, che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante, ha ambientato la sua quadrilogia della serie L’Amica Geniale, di cui a breve vedremo i primi otto episodi. Un viaggio che vede tra le testimonianze di questo documentario personalità come Roberto Saviano, i registi Mario Martone e Roberto Faenza e molti altri.

Tra quelli che mi ha incuriosito di più c’è MaradoNapoli La città racconta il mito, in cui si ripercorre la vita, la storia calcistica e le gesta di un calciatore, Maradona, che a Napoli è venerato come un Dio vivente, e il cui ricordo, nel cuore dei napoletani, negli anni è rimasto immutato.

Chiusa la doverosa parentesi partenopea, sono tanti i documentari in catalogo che parlano anche di arte, a cominciare da Alla ricerca di Van Gogh, dove Zhao Xiaoyong, ex contadino cinese diventato un pittore, ci parla del mercato dell’arte in Cina, dove sono molto richieste e duplicate le opere del pittore olandese, e di cosa significa la poetica e l’iconografia di questo straordinario artista celebre in tutto il mondo.

Forse non molti sanno che il noto quanto misterioso artista Banksy è passato anche da Napoli, dove ha dipinto una Madonna con una pistola sui muri della città, che il popolo napoletano ha fatto proteggere apponendo un vetro affinché non se ne perdano le tracce. Ma il documentario che vi suggerisco, Banksy does New York, della HBO analizza il percorso artistico di questo artista che con le sue iconiche opere non soltanto ha segnato un’epoca, ma rappresenta una voce contro i poteri forti e la politica, parodiando spesso scelte, situazioni, persone e personaggi.

Per ultimo ma non ultimo, Il sale della Terra. Documentario che ho visto in prima tv sulla rete di stato RAI5, che ha ripercorso le fotografie e tutto il lavoro che c’è dietro del famoso fotografo naturalista Sebastião Salgado, che racconta in prima persona cosa vuol dire aspettare la luce e il momento giusto per raccontare quell’istante che poi farà la storia della fotografia. Una finestra sul suo mondo per apprezzare ulteriormente lo straordinario sforzo di raccontare paesaggi e panorami spesso sconosciuti ai più, che rappresentano non soltanto un momento alto per la fotografia, ma anche una preziosa testimonianza documentaristica.

La moda. Chi mi segue sui social sa che per me la moda è più un vettore culturale, che non un mero apprezzamento estetico in sé, e che bisogna conoscere anche la moda per capire meglio la storia dell’arte e i riferimenti da cui stilisti e addetti ai lavori traggono continuamente ispirazione. Per capire meglio questo mondo il mio primo consiglio è Franca chaos and creation, dedicato alla figura della compianta Franca Sozzani, leggendario direttore di Vogue Italia, che analizza le scelte editoriali e le copertine spesso controverse e provocatorie del noto magazine di moda italiano.

Dior and I (2014)

Il 1 luglio del 2012 Raf Simons ha debuttato come direttore creativo della maison di moda Dior. Il documentario Dior and I ripercorre le sette settimane di lavoro che hanno portato alla creazione della sua prima collezione di haute couture per la casa di moda francese. Uno straordinario spaccato per sbirciare nel backstage e nella parte preparatoria di una collezione, e quanto lavoro si nasconde dietro alla parola “lusso”.

About face. Se la moda è la vostra passione non potete non vedere questo documentario, che racconta la vita delle più famose modelle del Novecento. Tra le protagoniste la bellissima Carmen Dell’Orefice, una delle signore della moda, che all’età di 87 anni continua a calcare copertine e passerelle di tutto il mondo. Perché forse è vero ciò che diceva Coco Chanel “la moda passa, lo stile resta”.

E dopo questa tripletta di terzine tematiche, un suggerimento dettato dalla curiosità: Il naufragio dell’Andrea Doria – La verità tradita. Sono un amante dei disastri e delle teorie complottiste che spesso si nascondono dietro. L’Andrea Doria è di certo uno di quei casi che ha segnato tutta un’epoca, restando ancora oggi vivo nella memoria storica di noi italiani e delle cronache dei giornali. Questo documentario del 2006 prova a svelarci il perché di questo affondamento e quali furono le vere cause che hanno portato questa nave ad inabissarsi nelle acque.

Ma qualsiasi siano le vostre scelte, siate curiosi. Ma soprattutto siate.

LIFESTYLE

I 10 film da vedere in estate per sentirsi già in vacanza

Quando non sono in giro per vedere mostre e musei, uno dei miei passatempi preferiti è vedere un buon film. Se d’inverno è facile godersi l’atmosfera di una bella pellicola anche davanti al televisore, d’estate è sicuramente difficile restarsene chiusi in casa. Ma quali sono i più adatti alla canicola estiva?

Se siete costretti o semplicemente volete un giorno di relax, ecco qualche consiglio di film che anche a casa vi faranno sentire in vacanza:

Meryl Streep, Christine Baranski, e Julie Walters in Mamma Mia! (2008)

Mamma mia! Sono passati esattamente dieci anni da quando Meryl Streep insieme ad Amanda Seyfried e un bellissimo cast hanno portato sul grande schermo l’omonimo musical ispirato alle più famose canzoni degli ABBA. Grazie alla suggestiva ambientazione sull’isola di Kalokairi, in Grecia, al blu del mare e ai cieli azzurri, questo film vi farà sentire già in vacanza. Ottimo durante una serata estiva accompagnato da un calice di buon vino bianco. Ghiacciato, naturalmente.

Katharine Hepburn in Tempo d’Estate (1955)

Tempo d’estate. Anno 1955. Protagonista una straordinaria Katharine Hepburn alla soglia dei cinquant’anni, e Rossano Brazzi. Una attempata turista americana, quella che oggi definiremmo una zitella, va a Venezia da sola in cerca di emozioni e, forse, di quell’amore che durante gli anni della fanciullezza non è riuscita a trovare. Bellissima la colonna sonora di Alessandro Cicognini, sospesa tra echi di vecchie canzoni e atmosfere da sogno. Bellissimi i ponti e gli scorci di una Venezia agli albori di quel turismo che dagli anni ’60 ad oggi ne farà meta preferita di tutti, almeno una volta nella vita.

Se come me amate i vecchi film, allora dovete assolutamente vedere anche Torna a Settembre. Rock Hudson, con la nostra Gina Lollobrigida, danno vita ad una delle antesignane delle commedie

Rock Hudson e Gina Lollobrigida in Torna a Settembre (1961)

romantiche. Siamo sulla costa ligure. Una storia d’amore tra risate, equivoci e situazioni tragicomiche. Nel cast c’è anche Sandra Dee.

Se alla Lollobrigida avete sempre preferito la Loren, allora non perdete Pane amore e…, penultimo capitolo di una quadrilogia iniziata proprio con la Lollo. Vittorio De Sica, che interpreta il Maresciallo Carotenuto, ritorna nella sua natia Sorrento, dove si imbatte nella bella Smargiassa, affittuaria della sua abitazione.

Non posso non citare Sapore di mare, pietra miliare del cinema. Il compianto Carlo Vanzina, scomparso proprio qualche giorno, ha realizzato un film che è il manifesto di un’epoca. Realizzato nel 1983, la pellicola racconta un’estate degli anni ’60 in Versilia, fotografando mode e manie. Un cast straordinario che vede tra gli altri una bellissima Virna Lisi, ai tempi quasi cinquantenne, e una giovanissima Isabella Ferrari, poco più che maggiorenne. Bellissimi i brani che compongono la colonna sonora: da Mina a Riccardo del Turco, sono ancora oggi dei “tormentoni” intramontabili (meno iconico, ma altrettanto simpatico, anche il seguito, Sapore di mare 2, dove si aggiunge Eleonora Giorgi).

Non posso non citare Vacanze Romane, con la “principessa” Audrey Hepburn in visita nella capitale, che si lascia trascinare e travolgere dalla città eterna, tra monumenti, moda e notti romane. Con lei nel cast Gregory Peck.

Pierce Brosnan e Trine Dyrholm in Love is all you need

Le pagine della nostra vita. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, il film vede Ryan Goslin e Rachel McAdams vivere un flirt estivo che a mano a mano si trasforma in una storia senza tempo. Un film che emoziona e commuove come solo una storia di Sparks sa fare, anche sul grande schermo.

Ryan Gosling e Rachel McAdams in Le pagine della nostra vita(2004)

Se d’estate amate il brivido, allora vi consiglio Alla deriva. Con Eric Bane (Dottor Bollore di Grey’s Anatomy), la pellicola parla di un gruppo di amici che per festeggiare il compleanno di un amico vanno in barca in mare aperto, facendo un bagno dimenticando la scaletta per risalire. Una scarica di adrenalina.

Se non volete rinunciare a quel piglio di cultura anche durante l’estate, allora scegliete Sogno di una notte di mezza estate. Tratto dall’omonima pièce teatrale di William Shakespeare è una storia onirica, a metà tra mitologia e fantasy. Nella pellicola del 1999 c’è Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett e Stanley Tucci.

Love is all you need. Ancora Sorrento, ancora Pierce Brosnan che, smessi i panni di 007, si cala in questa commedia danese del 2012 in cui il suo è l’unico nome di richiamo e veramente noto. Ambientato tra Copenaghen, Napoli e la costiera sorrentina è un film fresco, che vi farà sognare il profumo dei limoni.

E infine se volete correre al cinema, tra due settimane c’è Mamma mia! Here we come again, un po’ seguito un po’ remake che al cast del primo fortunatissimo film vede aggiungersi la cantante-attrice Cher e la giovane Lily James, che reinterpretano ancora una volta i più famosi brani degli ABBA.

INTERNATTUALE, LIFESTYLE

Instagram “shadowban”: come evitare il ban delle foto dal nuovo algoritmo

Nelle settimane passate vi ho parlato dello shadowban. Che cos’è? Chi usa instagram sa bene che il social network fotografico già da tempo sta aggiornando l’algoritmo con cui le nostre immagini (e i video) vengono mostrati agli altri. Lo shadowban è quel fenomeno che riduce notevolmente la visibilità delle vostre immagini tra chi non segue il vostro account. Una bolla virtuale che rinchiude le vostre foto nel solo recinto dei followers.

Se nel precedente articolo (che vi linko qui) molto spazio avevo dato alle informazioni reperite dal web su siti specializzati, quello che state per leggere adesso è invece frutto di una mia personale ricerca basata sulla mia esperienza con l’app di Zuckerberg.

Chi mi segue sa che il mio, come quello di molti altri che fanno comunicazione, è un account business. Le ragioni per cui mi occorre un profilo di questa tipologia sono molteplici, e spesso esulano la narcisistica ragione di includere la dicitura “blogger” sotto al mio nome.

Un account business, infatti, a differenza di uno tradizionale, include tutta una serie di funzioni aggiuntive tra cui le statistiche, tracciando anche l’origine dei propri visitatori, e i link nelle stories, che spesso utilizzo per rimandarvi direttamente ad articoli come questo.

Per questo motivo trovavo già strano che molti siti specializzati consigliassero agli account business di ritornare al profilo tradizionale per uscire da questo fantomatico shadowban.

Comincio subito con le buone notizie: lo shadowban non riguarda l’account, ma solo la singola foto.

Come l’ho scoperto? Perché ho notato che, a dispetto del calo (ormai fisiologico) di like, alcune immagini continuano a riscuotere più successo di altre, il che suggerisce che il “blocco” non va ad incidere su tutto il profilo, ma soltanto su alcune foto che, classificate come “spammose” (che l’Accademia della Crusca mi passi il termine!) saranno “shadowbannate”.

Come faccio a saperlo?

Molti di voi avranno consultato il sito https://shadowban.azurewebsites.net che riportava un risultato senza dubbio fuorviante in merito al vostro stato e a quello delle vostre foto. Ma ieri, in modo del tutto casuale, sono inciampato su di un tool ben più affidabile, che compara le ultime dieci immagini del vostro profilo per capire se e quali immagini sono state effettivamente bannate.

Il link è questo qui, https://triberr.com/instagram-shadowban-tester

Dopo aver inserito il nick dell’account instagram che volete controllare, il sito farà una analisi degli ultimi dieci posto, dicendovi se tra questi ci sono delle foto shadowbannate, ovvero oscurate, e quali siano gli hashtag da eliminare.

Sembra infatti che instagram stia facendo una vera e propria battaglia per un uso più consapevole e attinente alle immagini. Se prima infatti era produttivo ricorrere a tutti e 30 hashtag consentiti, adesso bastano pochi, ma mirati hashtag, e augurarsi che la propria immagine sia abbastanza interessante da suscitare reazioni e like reali, che non siano più determinate dai BOT (gli automatismi) che prima invece il social consentiva.

Era mia abitudine, come forse anche la vostra, inserire tutta una lunga lista di hashtag nel primo commento dell’immagine, ma spesso così facendo si rischia di sceglierne alcuni che instagram considera spam, soprattutto se utilizzate programmi come Tag o’ matic, che se da un lato sono particolarmente utili per trovare spunti per quelli correlati e darvi qualche idea, dall’altro vi portano il rischio di utilizzare quelli che instagram ha invece segnalato come uso inappropriato.

Ragion per cui un altro consiglio è quello di usare gli hashtag con moderazione e pertinenza alle vostre foto.

Inutile inserire #sunnyday per una foto che magari ritrae un prato fiorito.

Un altro fattore da non sottovalutare è la qualità delle vostre immagini. Era un consiglio che mi faceva arrabbiare quando lo ritrovavo su altri siti, perché anche io peccavo forse un po’ di presunzione ritenendo che le mie immagini fossero qualitativamente valide. Ma mi è bastato fare un giro dello stream principale, per vedere che la competizione si fa sempre più dura, tra i professionisti del settore, le reflex e colori sempre più brillanti.

Evitate dunque foto troppo “filtrate”, a meno che voi non vogliate restituire una atmosfera specifica, ma inutile ricorrere ad un filtro vintage per una Ford Ka. La nuova moda, avrete notato, è quella di foto apparentemente naturali. Quindi giocate con i livelli, le curve, i contrasti, le saturazioni, i colori.

Se invece volete farvi notare per uno stile ben preciso, allora lavorate sulla vostra identità fotografica (queste invece le ragioni per cui io ho deciso di farlo), ma siate perfettamente riconoscibili nel marasma di immagini che quotidianamente vengono pubblicate.

Sembra banale suggerirlo, ma create una interazione con i vostri contatti. Non bisogna mai partire dalla presunzione di avere qualcosa e dare per scontato che ci sia un pubblico disposto ad ascoltare, perché quello dei social è un mondo dove ognuno dice cose più o meno interessanti. Sta dunque a noi saperci raccontare e destare interesse: fate domanderaccontate cosecreate un vostro personale “storytelling.

Infine ultimo suggerimento, ma non meno importante: una brutta foto non vale la pena di essere pubblicata. Se avete degli scatti che non vi convincono, utilizzateli al massimo per le vostre stories, così da tenere vivo il vostro account, senza però incidere sulla qualità del vostro lavoro. Non serve a niente documentare ogni singola portata del pranzo di Natale, o fotografare ogni anno il mare che fa da sfondo alle gambe nude al sole come wurstel.

Date importanza al contenuto delle vostre immagini così come alla loro forma, seguite le mode, ma non confondetevi con la massa. L’importante è sapersi distinguere.

È difficile emergere, soprattutto quando non ci sono agenzie che curino i vostri contenuti e vi suggeriscano strategie ben precise.

E in ultimo, ma non meno importante: INSISTETE, INSISTETE, INSISTETE.

Se volete seguirmi, il mio instagram è questo:

http://instagram.com/marianocervone

INTERNATTUALE

Ecco il metodo per essere felici

Forse non lo sapete, ma oggi è la Giornata Internazionale della Felicità. Se siete scettici, come lo ero io qualche anno fa, sappiate che lo scorso anno cadeva addirittura di lunedì! Non oso immaginare chi possa sentirsi davvero felice di lunedì.

È vero, non è facile essere felici, e il più delle volte sarete tentati dal non esserlo, da quel cinismo che si fa smaccato realismo, sfociando talvolta nel pessimismo più nero. Tuttavia, qualche anno fa, oltre allo stracitato Mangia Prega Ama (per il quale Elizabeth Gilberth dovrebbe ormai riconoscermi una percentuale sulle vendite del suo libro), qualche tempo fa ho letto un articolo del New York Times molto interessante.

L’articolo, scritto da Tara Parker-Pope per la rubrica benessere del giornale americano, è un vero e proprio prontuario per la felicità.

Sembra probabilmente banale dirlo, ma non c’è qualcuno o qualcosa che possa rendervi davvero felici.

Spesso desideriamo avere più cose, essere più ricchi, più belli, più amati, e ricerchiamo all’esterno, nel mondo che ci circonda ciò che in realtà manca dentro di noi. Perché queste sono in realtà sensazioni che dobbiamo innanzitutto sentire nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra anima.

Secondo l’articolo della Parker-Pope infatti, il primo passo è proprio questo: combattere i pensieri negativi con l’ottimismo.

Ognuno di noi ha pensieri negativi. Ne abbiamo di continuo. Siamo più propensi a pensare di poter essere investiti da un’auto che dal vincere alla lotteria: spesso rimuginiamo sulla nostra vita, sulle cose che non vanno, sulle cose che ci mancano, su esperienze brutte fatte nell’arco della nostra esistenza (bullismo a scuola, traumi vari, tradimenti). È intrinseco della nostra specie, fa parte dell’evoluzione: pensare a queste cose per evitarle in futuro. Tuttavia questo non deve precludere un allenamento per la nostra mente a pensare anche in positivo.

Il trucco non sta nel cercare di fermare a tutti i costi i pensieri negativi. Dire a se stessi “Non devo pensarci”, un po’ come faceva Rossella O’Hara che diceva “ci penserò domani”, farà soltanto sì che vi affliggerete ulteriormente per il vostro problema.

“Non ho soldi”, “ho problemi a lavoro”, “Nessuno mi ama” diventeranno soltanto mantra negativi che si ripeteranno in loop come una vera e propria ossessione.

TRATTATI COME UN AMICO:

Spesso, quando un amico ci parla di un suo problema, riusciamo ad essere più obiettivi, perché agiamo a cuor leggero, siamo più distaccati, razionali, e abbiamo una chiara visione del problema. Quando si tratta di noi stessi invece tutto sembra complicarsi. Provate a trattarvi come un amico, e datevi i consigli che dareste ad un vostro amico con lo stesso problema e, soprattutto, seguite il vostro consiglio.

Pensate anche alle tante cose buone che avete fatto, al cammino percorso finora, agli obiettivi raggiunti. Sovvertite il pensiero negativo con un socratico interrogativo: chiedetevi come potreste risolverlo, come mai provate delle sensazioni negative a riguardo, cosa potreste fare per superare un ostacolo. Insomma concentratevi su di una possibile soluzione. È in questo modo che sfiderete il pensiero negativo, e compirete il vostro primo passo verso una vita felice.

RESPIRAZIONE CONTROLLATA:

È scientificamente dimostrato che una buona respirazione apporta benefici anche all’insonnia, stati di stress post-traumatico, deficit dell’attenzione.  Lo stesso film con Julia Roberts del 2010 rende poco ciò che nel romanzo della Gilberth è spiegato più ampiamente. Ma uno dei fondamenti dello yoga è proprio il controllo del respiro (o pranayama). Lo stesso Buddha praticava il controllo del respiro per meditare e raggiungere l’illuminazione.

RISCRIVI LA TUA STORIA:

Una delle più grandi conquiste dell’umanità è la scrittura. Scrivete. Ma non ripercorrete tutto ciò che vi angoscia. È dimostrato che tenere un diario per 15 minuti al giorno può aumentare il vostro livello di felicità e benessere: scrivete dei vostri sogni, di ciò che volete realizzare, di ciò che avete già. Se cercate l’amore, non ricercatelo a tutti i costi come un tesoro da scovare. Lavorate su voi stessi, sul sentirvi in sintonia e in pace con il mondo che vi circonda.

MUOVITI:

Pensate solo all’ottimismo e il buon umore che vi dà un viaggio, una gita fuori porta, uscire anche solo per un gelato. Non fermatevi. Non restatevene chiusi in casa a rimuginare su ciò che non va. Godetevi un giorno di sole, scoprite la bellezza di un museo, camminate tra la gente.

PRATICA L’OTTIMISMO:

Siate ottimisti. Coltivate l’ottimismo. Essere ottimisti non significa ignorare la realtà o avere la testa tra le nuvole, ma significa sperare per il meglio, confidare in quel lavoro che cercate, in quel momento che riuscirete a superare, in quell’amore che senza dubbio troverete. E allora sì, che sarete completamente felici. Dovete soltanto crederci.

E se volete un consiglio pratico per iniziare, provate con un Happiness Jar. Vi racconto cos’è QUI.

LIFESTYLE

Weekend a Napoli: guida tra arte e cucina per scoprire la città in due giorni

Lo so, lo so, è difficile riuscire a condensare la visita di un’intera città in soli due giorni e, premettendo che saranno tante le cose che (inevitabilmente) trascurerò in questa mini-guida, proverò a tracciare un percorso ideale. In tanti infatti mi hanno chiesto cosa vedere a Napoli in un weekend e, in vista della nuova stagione turistica ormai alle porte, tra fine settimana romantici e ponti pasquali, ho pensato di redigere una piccola guida che possa aiutare il turista a orientarsi in una città che, per conoscerla tutta, una vita intera non basterebbe.

Diciamo che quello che andrete a leggere è la premessa di molto altro…

Che voi arriviate in treno o in aereo, poco importa, la vostra meta è il centro storico, e per centro storico intendo il cuore della città, quello dei decumani che dall’epoca greca fino ad oggi continuano ad essere le principali vie di comunicazione tra la parte più antica e quella più moderna.

Dirigetevi a Via Tribunali, è qui che si diramano le più famose vie di Napoli: San Gregorio Armeno, la via del presepio napoletano, San Biagio dei Librai, Spaccanapoli, la via che divide esattamente in due la città, con tutta la loro filiera di Chiese antiche e palazzi nobiliari, che sono tra i più belli della città: Palazzo Spinelli, Palazzo Marigliano, Palazzo Carafa sono solo alcuni degli edifici che non dovete assolutamente perdere: il primo per la sua architettura, il secondo per il suo bellissimo incrocio di scale, il terzo perché originaria sede della testa di cavallo di Donatello, oggi al Museo Archeologico Nazionale, di cui resta una copia in terracotta.

PRIMO GIORNO:

Per curiosità o per vedere Napoli da una prospettiva diversa e scoprirne la sua storia, la prima tappa è Napoli Sotterranea. Nata a metà degli anni ’90, ripercorre la storia della città dall’epoca greca, quando si scavava il sottosuolo per costruire cisterne e acquedotti, arrivando alla seconda guerra mondiale, anni in cui queste cavità furono utilizzate dai partenopei come rifugi antiaerei.

Il consiglio è quello di visitarla subito, perché l’accesso avviene ogni ora a partire dalle ore 10.00 fino alle 18.00. In questo modo sarete liberi di godervi e gestirvi il resto della vostra giornata.

Se dopo il percorso sotterraneo volete prendervi una pausa, non c’è niente di meglio che un caffè accompagnato da una sfogliatella o un babbà dalla rinomata produzione Capparelli, proprio di fronte all’accesso di Napoli Sotterranea. È qui che si nasconde il gusto della vera pasticceria napoletana, con tanti dolci della tradizione, che sono un piacere per gli occhi e, soprattutto per il palato.

San Gregorio Armeno, Napoli

È questo il momento di svoltare per Piazza San Gaetano e scendere per San Gregorio Armeno. Se vi capita, non fermatevi ai soli presepi, di cui gli artigiani napoletani sono veri maestri, ma date anche uno sguardo al Chiostro omonimo di San Gregorio Armeno, con la sua bellissima architettura, il giardino in fiore e il barocco della sua Chiesa, è uno dei paradisi del centro storico di Napoli.

Svoltando verso destra e imboccando San Biagio dei Librai apprezzerete per lo più botteghe di artisti partenopei e negozi di paramenti sacri.

Alla fine di questa stradina c’è Piazzetta Nilo, con l’omonima statua del Nilo, ultimo baluardo dell’esoterismo di quest’area di Napoli.

Proseguendo dritto arriverete a Piazza San Domenico, dove potrete ammirare uno degli obelischi della città, nonché una delle Chiese, la Chiesa di San Domenico, con una architettura gotica che incontra il gusto del barocco napoletano.

Chiostro maiolicato di Santa Chiara, Napoli

Più avanti la Chiesa di Santa Chiara (se ne avete modo e tempo andate a visitarne anche il chiostro maiolicato) e la Chiesa del Gesù Nuovo nell’omonima piazza, con un altro obelisco su cui troneggia la statua dell’Immacolata.

La pizza a Napoli ha un solo nome, Sorbillo. Anche di questa rinomata pizzeria vi ho già parlato in passato e il mio suggerimento è quello di andarci a pranzo, quando il codazzo è relativamente più corto e le attese decisamente più brevi.

Il giro di shopping abbordabile è in Via Toledo, dove ci sono negozi locali e monomarca dei più importanti brand internazionali. Il vostro giro si concluderà così a Piazza del Plebiscito, in serata, dove potete ammirare il Palazzo Reale di Napoli, ma anche il Gambrinus, storico caffè della città e, dalla parte opposta, potrete ammirare i portici del Teatro San Carlo cui fa da sfondo Castel Nuovo (o, come lo chiamiamo a Napoli, il Maschio Angioino).

Lungo la strada c’è la Galleria Umberto I. I Milanesi noteranno una vaga somiglianza con la ben più famosa Galleria Vittorio Emanuele, fulcro della moda e di ristoranti stellati.

Se avete voglia di provare qualcosa di tipico, in Via Toledo c’è La Passione di Sofì, una friggitoria che fa il miglior fritto di mare e di terra della città; mentre se volete provare una pizza fritta, nei pressi di Piazza Trieste e Trento c’è Zia Esterina, locale che Sorbillo ha dedicato all’arte della pizza fritta. Assolutamente da non perdere.

Se volete una dritta su dove cenare, andate alla piccola trattoria Napoli Notte, in Via Atri. Un piccolo locale (d’estate allestisce anche dei tavoli esterni) dove potrete gustare il meglio della cucina tipica napoletana.

SECONDO GIORNO

Il secondo giorno lo aprirei con Cappella Sansevero, luogo del Cristo Velato, straordinaria scultura di Giuseppe Sanmartino, diventata icona di un luogo che è tempio esoterico dall’alto valore simbolico. Anche qui il codazzo e il tempo di attesa sono abbastanza lunghi, e il consiglio è quello di aprire la mattinata in questo modo (e togliervi il pensiero!).

Poi dirigetevi al mare, proseguite per Via Toledo e passeggiate questa volta da Via Chiaia, sotto il ponte omonimo. Di fronte a voi si svelerà Palazzo Cellammare con il portone monumentale di Ferdinando Fuga.

Proseguendo verso sinistra, giungerete a Piazza dei Martiri, con l’obelisco in onore dei caduti in guerra e, andando dritto, arriverete sul Lungomare Caracciolo, dove c’è la Colonna Spezzata, altro monumento ai caduti di guerra (in mare). Da qui c’è la più bella vista del golfo, con il Castel dell’Ovo, che potrete raggiungere facilmente costeggiando il mare e godendovi il tepore del sole. L’ingresso al castello è gratuito, e da lì si gode di una vista straordinaria.

Se avete gestito con cautela il vostro tempo, potreste giungere anche a Castel Sant’Elmo, roccaforte della città che si trova nella parte alta, che potete raggiungere in funicolare. Da qui si gode di un panorama su Napoli e sulle sue isole, davvero senza pari e, in un giorno di visibilità massima, potrete vedere anche la costa di Sorrento. Da qui noterete la via di Spaccanapoli e comprenderete perché è così denominata.

Il posto giusto per una pausa è Mazz. Un tempo solo bar (ottima la pasticceria), oggi anche pizzeria (con delle pizze davvero buone e leggere) è il luogo ideale per uno spuntino di metà pomeriggio, un caffè al volo o la pizza per chiudere la serata o il vostro weekend.

Insomma, mi auguro che questo piccolo compendio da insider possa essere il canovaccio ideale per chi vuole suggerimenti e consigli sulle cose davvero da non perdere in città. Una piccola infarinatura di arte, sapori e bellezza per scoprire la città e lasciarvi la voglia di ritornare ancora.

Ho fotografato ogni luogo di cui vi ho parlato in questo articolo. Le immagini le trovate sul mio profilo instagram, dove, se vi va, potete seguirmi e seguire i miei viaggi e spostamenti.

ART NEWS

Da De Nittis a Gemito, l’impressionismo napoletano a Palazzo Zevallos fino all’8 aprile

In perfetta sintonia con l’atmosfera natalizia di questi giorni, è stata inaugurata alle Gallerie d’Italia a Napoli la mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo, aperta al pubblico fino all’8 aprile.

E già percepisco questa festiva aria ottocentesca, a cominciare dalla bellissima decorazione che quest’anno adorna il monumentale ingresso di Palazzo Zevallos Stigliano a Via Toledo. Una ghirlanda illuminata sospesa a mezz’aria, tra quel senso di Dickens e il fascino vero del XIX secolo.

All’interno un albero di Natale accoglie i visitatori. Bastano questi piccoli tocchi per fare di questa esposizione, di per sé già molto interessante, la scelta perfetta per queste festività.

Non credo sia possibile, ma Palazzo Zevallos mi appare, in questo periodo, ancora più bello e mi restituisce quell’aria che tutti durante il Natale sogniamo di respirare almeno una volta.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

La mostra è allestita tra il pianterreno e il primo piano. Sono le scene bucoliche di Giuseppe Palizzi quelle che aprono questo percorso espositivo, dove la vita rurale si fa arte: scene di caccia, il mercato dei cavalli, ma anche l’imponente Incitazione al vizio di Michele Cammarano, restituiscono la quotidianità del tempo. Colori vivaci che si alternano a nuance terra, stemperati con pennellate dense, che assumono sulla tela una loro corporeità fino a diventare vere e proprie texture.

Verso la metà del XIX secolo i pittori napoletani entrano a contatto con gli artisti parigini, da Manet a Courbet, generando una proficua contaminazione, che li orienterà verso il realismo che caratterizzerà anche l’impressionismo napoletano.

Le scene monastiche di Toma e Tofano si alternano alla nuda sensualità del Bagno Pompeiano di Domenico Morelli, che ritrae con eccezionale realismo scene antiche e scene bibliche, da La figlia di Jairo alla lapidazione de La Maddalena, che diventano momenti dell’antico quasi fotografati dall’artista.

«Nelle belle serate di luna piena ci si riuniva in terrazza» sono le stesse parole di Giuseppe De Nittis a descrivere la sua opera, che ritrae una scena conviviale, allegra, probabilmente in una taverna sul mare, con tanto di cantori, cui fa da sfondo il bellissimo Palazzo Donn’Anna al chiaro di luna.

Bellissima l’Eruzione sul Vesuvio o, più dialettalmente, Sotto il Vesuvio, tema, quello del vulcano partenopeo, che ritornerà spesso nella pittura di De Nittis, come dimostra la serie di opere qui esposta.

Agli inizi del nuovo secolo i napoletani si fanno sedurre da Gaupil, potente mercante parigino, che offre loro quella visibilità che ne farà maestri, e che li porterà ad esporre le proprie opere anche Esposizioni Universali parisienne.

Vita, vanità, moda si fondono diventando opere che catturano un’epoca come un reportage.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

I dipinti di queste sale sono come finestre aperte sul secolo scorso, attraverso le quali è possibile ammirare una Napoli bellissima, negli oli di Antonio Leto e Eduardo Dalbono, con le loro spiagge di Capri, pergolati e bagnanti ammalianti come sirene. L’isola azzurra, ma anche Mergellina e la Villa Comunali. La città si è offerta ai suoi impressionisti come un perfetto scenario da catturare e condividere. Ma ci sono anche molte scene d’interni e domestiche in questa bellissima rassegna che sembra sospendere il visitatore.

Da De Nittis a Gemito Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos Napoli 2017 2018 Giuseppe De Sanctis

Nel decennio francese, quello che va dal 1806 al 1815 i pittori napoletani sembrano ritrovare il dialogo con il paesaggio. Sono gli anni dell’Ancien Régime quelli in cui gli impressionisti spostano il loro “obiettivo” verso i parchi pubblici e gli spazi aperti, ritraendo le persone che li abitano. Donne eleganti e uomini galanti, fissati in un frangente temporale lontano. Scorgiamo nei dettagli dei loro cappotti, dei cappelli e dei colori un piglio di modernità, quasi contemporaneo, scolpiti da Gemito e dipinti da Giuseppe De Sanctis.

Sembra che gli impressionisti siano quasi la prosecuzione naturale di quell’opera di verità iniziata con Caravaggio, che raffigurano attimi di vita rubati, scevre dalle pose statiche dei secoli prima, impresse sulla tela come precorsici della fotografia.

Sono le strade, i boulevard e i suoi abitanti ciò che a metà del XIX secolo cattura l’attenzione degli impressionisti napoletani, che preferiscono luoghi come i giardini di Lussemburgo e la Senna dal Louvre, ma anche i loggioni dei teatri e la vita borghese.

Bellissime le sculture di Gemito che assumono una nuova dimensione lungo questo percorso espositivo: da Mariano Fortuny ad un Pescatore il realismo travalica la pittura per assumere la consistenza del bronzo.

La mostra dialoga perfettamente con la collezione permanente che diventa naturale prosecuzione, con le sculture di Gemito e nei tanti dipinti di quel tempo che ritraggono una Napoli radiosa prima della Guerra.

A chiudere l’esposizione sono i ritratti di Antonio Mancini, che alla fine dell’800 ritrae giovinetti borghesi e saltimbanchi, figli dei mugnai e scugnizzi, e nei suoi autoritratti anticipa quasi quello che oggi chiamiamo banalmente “selfie”, mostrandosi in studio con un accenno di sorriso come se si stesse specchiando, guardando negli occhi chi osserva. Nei suoi dipinti trovano posto anche Il pazzariello e Bacco, facce diverse di un’unica medaglia che è il popolo di Napoli.

INTERNATTUALE, LIFESTYLE

Ecco perché il mio feed su instagram è così diverso da tutti gli altri

In pochi lo sanno, ma lo scorso ottobre instagram ha compiuto sette anni. Se all’inizio questo social network dedicato alla fotografia aveva fatto la gioia di chi come me amava il fascino vintage di polaroid e foto d’epoca, che era possibile ricreare con i suoi famosi filtri, col passare del tempo è diventato qualcosa d’altro, ed ha perso quella spontaneità, quell’“instant” delle nostre foto che ci divertivamo a pubblicare semplicemente per celebrare un momento. Oggi sono oltre 700 i milioni di utenti iscritti. In Italia quelli attivi sono ben 8 milioni. Per rendervi conto della portata di questo fenomeno, basti pensare che è l’equivalente di una prima serata di Sanremo in TV, in termini di audience. Tutti i giorni.

Il 53% degli utenti del nostro paese sono donne. Appassionate di moda soprattutto, ma anche fotografe, fashion e food blogger.

Da foto distratte fatte con rudimentali camere degli smartphone, instagram si è trasformato, e continua a trasformarsi, in un network di professionisti e, compresa la grande importanza di questo social in ascesa, ognuno tenta più o meno maldestramente di rubare un pezzetto di notorietà da questo grande pubblico che ruota intorno a fotografie perfette e attimi finti.

Gran maestri del selfie, professionisti della posa plastica, visual e interior designer, ma soprattutto fotografi e videomaker. Ricreiamo situazioni con lo smaccato intento di affascinare, raccogliere like e commenti, per crescere o creare popolarità.

Instagram ormai ha perso l’immediatezza che contraddistingueva le nostre prime immagini, mutandosi in una vera e propria guerra dell’immagine a colpi di relflex e shooting fotografici.

Feed sempre più concettuali e monocromatici, ognuno alla ricerca di un proprio stile, o soggetto, che paradossalmente lo rende uguale agli altri: finto.

Basta fare un giro nella ricerca per accorgersi che, fatta eccezione per influencer e personaggi famosi, l’home page è un tripudio sì di raffinatezza e cura dei dettagli, ma a svantaggio di quella “istantaneità”, è proprio il caso di dirlo, con cui un tempo ci raccontavamo.

Come se app e filtri per raggiungere quell’innaturale aspetto di perfezione non fossero già stati abbastanza, ecco che per provare a risalire la china, o i trend, bisogna imparare ad essere fasulli.

Colazioni sempre più abbondanti, variegate e ricche, in finissime porcellane e toni pastello. Pranzi e cene rigorosamente scattati dall’alto, da quella verticalità di immagine cui ci stiamo abituando. E poi newsfeed color crema con poche nuance delicate ad enfatizzare uno stile proprio, omologandosi però alle mode imperanti del web.

il feed del mio profilo @marianocervone

Il risultato è feed belli da vedere, ma impersonali. Immagini che non contrastano con le altre, che seguono concept ben precisi, ma che non raccontano più una persona, ma solo la professione. Un popolo di pseudo-famosi senza un reale pubblico, ma circondati da altri che vorrebbero emergere da questo mare di profili anonimi.

Per un po’ ci ero cascato anche io. Mi ero fatto prendere da questa smania virtuale di piacere ad ogni costo, dal brand che ti regala questo o quello e tu devi in qualche modo promuoverlo, lasciandomi sedurre dal narcisistico potere del like, da quei tanti cuoricini che ti danno quell’illusoria sensazione di sentirti amato e ammirato al pari di una vera star, quando molti invece provenivano da BOT, un sistema di automatizzazione di azioni che consente di far crescere il proprio profilo attraverso una meccanica interazione di profili.

La sete di popolarità aumenta, e per sedarla si comincia a postare foto in orari strani: emisfero est, emisfero ovest, Stati Uniti, 12.00, 17.00, si cominciano a mettere insieme una serie di nozioni trovate per caso sul web che si rincorrono a piccoli esperimenti quotidiani.

Poi nel maggio scorso instagram cambia la sua politica, abolendo i BOT, abolendo tutti quei servizi che da instagress in poi consentivano, tramite il pagamento di un abbonamento, di mettere like e commenti senza star lì delle ore a farlo materialmente. Cambia l’algoritmo, i trasgressori saranno puniti con lo shadowban, una sorta di “bolla” in cui vengono rinchiusi, che consentirà di mostrare le foto soltanto a chi già segue il proprio profilo, senza comparire nella ricerca senza risalire i trend. Un esilio virtuale senza una reale soluzione: tanti i consigli e le voci che si rincorrono sul web, sui canali YouTube, poche le informazioni affidabili per poterlo evitare o eliminare.

In questo modo si premiano le foto, le interazioni si fanno reali, la guerra più accesa. Se da un lato l’algoritmo rende difficile la vita di coloro che cercavano scappatoie verso una celebrità irreale, adesso sono i contenuti quelli che contano davvero.

E allora scatti professionali, bokeh, luoghi esotici e location di grido. Rapporti genuini che si basano su di una finzione scenica, come un proscenio teatrale.

È per questo motivo che nel mio profilo, @marianocervone, troverete soltanto immagini mie, fatte con il mio telefono, tratte da momenti reali della mia vita, dove anche le mise en scene sono la semplice ricerca estetica di un qualcosa che sto facendo davvero: che sia un tè, un regalo, la lettura di un romanzo o un piatto che mangio è la pura espressione della bellezza di una vita che amo e che mostro così com’è. Perché è questo che dovremmo raccontare di nuovo tutti su instagram, gli istanti reali.

LIFESTYLE

Phone-Case in legno, elegante accessorio di tendenza e di qualità

Chi ama la moda lo sa bene, il mondo del fashion non è fatto soltanto di stili, fantasie e colori, ma anche di materiali, e uno dei trend maggiori degli ultimi anni è sicuramente il legno. Occhiali da sole, orologi, bracciali, ma anche cover per telefoni. Sì, ci fanno letteralmente di tutto, ed anche io mi sono fatto prendere da questa wood-mania che sta spopolando.

Ho scelto così una cover per il mio iPhone, fedele compagno di viaggio e strumento indispensabile per i miei racconti sul web.

Mi piaceva l’idea del legno perché credo sia un materiale resistente, raffinato, che rappresentasse una elegante protezione per il mio telefono.

Ho navigato per un’ora circa il sito woodnstuffonline.com, letteralmente ammaliato dalle diverse tipologie di scocca per il mobile, e dai tanti accessori glamour del loro catalogo virtuale.

Alla fine la mia scelta è ricaduta su di una cover TITIKATA in legno di palissandro. Una basic, non particolarmente lavorata o rifinita come altre, che dà soprattutto risalto alle venature nerastre di questo prezioso legno di origine brasiliana.


Perfettamente integra nel suo involucro di polistirolo, la cover è arrivata dopo appena qualche giorno con un pacco ordinario da firmare, una vera garanzia per chi come me è sempre in giro e non ha il portiere, perché rappresenta la certezza di ricevere o rintracciare comunque il proprio pacco e, a limite, andare a ritirarlo.

È stato il perfetto regalo di bentornato dopo il mio viaggio a Milano. Chi mi segue su instagram lo sa già, sono stato nella capitale lombarda per qualche giorno, alla scoperta delle ultime tendenze culturali e non solo, e dopo aver visto tendenze e stravaganze post-fashion-week sono felice di pubblicare un post su di un accessorio come questo phone-case, che è assolutamente bello da vedere, al punto che la mia nuova tentazione è quella di poggiare al contrario il telefono sulla mia scrivania, ma è anche molto piacevole al tatto. Liscio, resistente, che si adatta perfettamente alle forme del mio smartphone, e che non ostruisce in alcun modo i tasti laterali di funzionamento, quello di accensione o fori vitali come quelli di carica e cuffia, spesso ostacolati o parzialmente coperti da cover di scarsa qualità o farlocche.

Alta qualità e basso costo, è soprattutto questo il binomio di woodnstuffonline.com che presenta una grande varietà di modelli, per gli amanti di Samsung o della mela di Cupertino, ma anche per tutti coloro che non rinunciano a seguire la moda senza per questo dover spendere tanto o troppo.

INTERNATTUALE

Shadowban, la “censura” di Instagram e i suoi rimedi

Shadowban, tutti ne parlano, ma pochi sanno di cosa si tratta o di esserne addirittura affetti. Se siete degli attivi utenti di instagram, il più noto social di fotografie al mondo, avrete senza dubbio notato che da qualche tempo un crollo di commenti, ma soprattutto like che sta affliggendo le vostre immagini. Non è che fossero interessanti prima e lo sono meno adesso, semplicemente siete vittime del ban-nascosto di instagram.

Che cos’è e come funziona?

Lo shadowban rende letteralmente invisibili le vostre immagini dalla ricerca generale e da qualsiasi ricerca per hashtag a chiunque non appartenga già ai vostri follower. Il che dunque, se da un lato vi garantisce “mi piace” e commenti da parte di utenti genuini, vi rinchiude in una bolla virtuale impedendovi di crescere ulteriormente in termini di seguaci, like sporadici e commenti.

Perché?

In molti dicono che i più colpiti sono i profili aziendali, ma sono in tanti i profili tradizionali ad esserne affetti.

I malpensanti pensano che questo nuovo algoritmo (questa la causa che genera il ban), sia uno stratagemma del social per spingere ulteriormente a investire nella pubblicità per incrementare la propria audience e visibilità.

Altri invece sostengono che si tratta semplicemente di una violazione dei termini di Instagram, che ha deciso di correre ai ripari e porre fine al mercato dei follower, all’acquisto di like, e a qualsiasi automatizzazione come BOT e app che incrementino artificialmente il proprio pubblico, con l’ormai usurata tecnica del follow/unfollow.

È questo che ha portato alla chiusura di instagress e soci, che permettevano una gestione automatizzata del proprio profilo, pianificando like, commenti e follow, per rendere più genuino il pubblico della nota piattaforma di fotografia.

Si stima infatti che il 40% di like e commenti sui profili dei brand fosse in realtà fake, e la nuova politica di instagram non vuole che le interazioni tra i profili siano frutto di BOT o artifizi digitali simili.

Un modo (non del tutto attendibile) per verificare se anche il vostro account è stato bannato, è quello di cliccare su questo link, inserire il vostro @nomeutente o link permanente di una singola foto e verificare se siete vittime dello shadowban o meno.

Se siete vittime dello Shadowban, sappiate da subito che non c’è una linea guida ufficiale per uscirne. Molti utenti però sui vari forum hanno stilato una serie di consigli che hanno più o meno portato dei benefici e miglioramenti ai loro account. Allora eccone qualcuno che potrebbe fare anche al caso vostro:

  1. Smettere di utilizzare BOT per like, commenti e incrementare l’engagement
  2. Smettere di utilizzare software e app di terze parti che possano violare le condizioni d’uso di instagram
  3. Smettere di usurare sempre gli stessi hashtags: alcuni infatti hanno l’abitudine di fare copia/incolla per quella piccola rosa di hashtag che finora sembrava funzionare. Smettete di farlo, perché per il nuovo algoritmo questo potrebbe essere sinonimo di spam o fake.
  4. Non usare troppi hashtag per post. In pochi sanno che instagram ha un limite di 30 hashtag per fotografia. Non ricorrete a tutti e trenta se non è necessario. Basteranno pochi selezionati hashtag inerenti effettivamente all’immagine.
  5. Prendetevi una pausa da instagram. Alcuni utenti hanno trovato benefici staccando per qualche giorno (2 o 3 almeno) da instagram. Non utilizzatelo, non aprite nemmeno l’app, anzi deloggatevi e provate a ricollegarvi dopo qualche giorno.
  6. Segnalate il problema a instagram dall’apposita sezione all’interno dell’app: segnala un abuso -> qualcosa non funziona e descrivete brevemente il problema. Potete anche farlo una volta al giorno. Non avrete risposta, ma gli sviluppatori senza dubbio cercheranno di risolvere il problema.
  7. Revocate il permesso a qualsiasi altra app o programma.
  8. Smettete immediatamente qualsiasi pratica per crescere come unirvi a gruppi, followare e defolloware e qualsiasi altro mezzo che sia distante da un reale utilizzo dell’app.
  9. Postate qualche storia. In molti ritengono che questo drastico calo dell’engagement nelle foto sia dovuto ad una maggiore spinta di instagram verso le storie.
  10. Infine se il vostro è un account aziendale, passate ad un profilo tradizionale per un po’.

Mi auguro che questo vademecum vi possa aiutare ed essere utile, e se avete altri suggerimenti non esitate a commentare il post.

Infine, non posso non dirvi, seguitemi sul mio canale instagram @marianocervone