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Katy Perry torna con “Witness”, tra elettronica e dance. Ecco com’è

Katy Perry è tornata e cambia pelle, dimostrando di essere un vero cavallo di razza, che va oltre il fenomeno musicale del momento o il colpo di fortuna. Lei, che nel 2011 ha eguagliato il primato di Michael Jackson in 53anni di storia delle classifiche americane, diventando la seconda artista (e la prima donna) ad aver avuto ben cinque canzoni nella top-chart estratte da un unico album, Teenage Dream.

A quattro anni dal fortunatissimo PRISM, la cantante di Santa Barbara ritorna adesso con WITNESS, testimone, e c’è già chi grida al capolavoro, a dispetto dei primi singoli estratti non proprio fortunatissimi.

Che la Perry avesse intenzione di cambiare sound, l’avevamo intuito già lo scorso febbraio, quando ritornò un po’ a sorpresa con Chained to the Rhythm, brano in collaborazione con Skip Marley che vira verso un’elettronica più matura e meno commerciale. Ma il pezzo si ferma soltanto alla numero 4. Per correre ai ripari la cantante ha provato a rimediare con Bon Appétit, altro singolo, altra collaborazione: questa volta c’è il gruppo hip hop Migos, continuando ad indagare quelle sonorità elettroniche, a tratti lounge, che caratterizzano un po’ tutto questo nuovo lavoro dell’artista, ma la ricezione è persino peggiore e il singolo si arena addirittura al 59esimo posto in classifica.

Lo scorso maggio invece è stata la volta di Swish Swish (a mio avviso tra i migliori pezzi) in cui gioca la carta della rapper che da Bionic di Christina Aguilera a David Guetta ha provato a salvare la carriera a tanti big e non con collaborazioni e sperimentazioni non sempre riuscite, ma musicalmente interessanti, Nicki Minaj. Il brano è un campionamento di Star 69 dei Fatboy Slim. Scritto dalla stessa Perry è prodotto dal DJ Duke Dumont, la cui impronta vagamente dance è fortissima.

Il pezzo ha un’accoglienza migliore nelle chart dance, arrivando al settimo posto, non abbastanza tuttavia da scalare i posti alti nella classifica generale.

Ma Witness, composto da ben 15 tracce nella versione standard, potrebbe ancora riservare qualche sorpresa, a cominciare dalle ipnotiche Roulette e Déjà Vu.

Da tenere d’occhio Bigger than me e Save as Draft, in cui ritornano le sonorità del singolo del passato inverno, Rise, e lo spirito combattivo dell’artista che chiude questo lavoro con un’intensa ballad, Into me you see.

artwork di copertina di WITNESS di Katy Perry

E se come me vi siete chiesti il perché di una copertina in cui l’artista si copre gli occhi e guarda con la bocca, sappiate che dell’artwork la cantante ha detto: «La musica mi ha permesso di viaggiare, ha rieducato la mia mente e ha cambiato la mia prospettiva su tante cose. La mia educazione e la mia coscienza vengono dalla mia voce, ed esattamente così che io vedo, ed è ciò che oggi testimonio a voi e ciò che voi testimoniate a me. Ed è per questo motivo che l’occhio è nella mia bocca».

CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

CINEMA

Emily Blunt al cinema con La ragazza del Treno

Caso letterario dell’estate 2015, La ragazza del treno di Paula Hawkins arriva adesso al cinema con il volto di Emily Blunt diretto da Tate Taylor, già regista dell’acclamata trasposizione cinematografica The Help.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-promo-2016-internettualeLa storia è quella di Rachel, giovane donna affetta da alcolismo, che guarda i Bennett dal finestrino del treno che tutti i giorni la conduce a New York. All’inizio per lei, con un doloroso divorzio alle spalle, è l’inconscia identificazione in quella che apparentemente è la famiglia perfetta. Pian piano il quotidiano voyerismo distratto diventa morboso, si fa ossessivo, fino a voler scendere dal treno e andare oltre la sfuggente visione dal vetro di un vagone.

È lì che comincia il vero viaggio di Rachel, che si ritrova ad affrontare la scomparsa della donna che segretamente spiava e i demoni di una separazione che proprio fatica ad accettare.

Il film di Taylor travolge lentamente il lettore nel vortice dell’alcolismo della protagonista, proiettandolo in una realtà confusa, dove ricordi e percezioni non sono quello che in realtà sembrano, come in un’escalation fino al momento del black-out.

Emily Blunt dà anima, ma soprattutto corpo, ad un personaggio complesso, non necessariamente positivo, ma che è in cerca di redenzione e di sé stessa, e di quella consapevolezza di vivere che l’alcol stancamente le strappa via a poco a poco.

Sono tanti i volti noti che orbitano intorno alla Blunt: dall’amica Cathy, Laura Prepon volto di Orange is the New Black, al cameo di Lisa Kudrow, indimenticabile Phoebe del serial Friends.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-2016Un film atipico, inizialmente sconnesso, non di facile impatto, Nella prima parte lo spettatore stenta un po’ a comprendere l’intreccio di vite che danno origine a quella che è una storia banale, ma non scontata, anomala nella narrazione delle voci che, come le storie, si sovrappongono restituendo diversi punti di vista sul focus finale.

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riedizione del romanzo di Paula Hawkins per Piemme editore

La ragazza del treno è un film che senza troppe pretese cavalca l’onda del caso letterario che l’ha generato e arriva al cinema esattamente dodici mesi dopo il best seller mondiale da cui ne è tratto, ottimo per una serata al cinema all’insegna dell’adrenalina e dell’indagine, anche psicologica.

MUSICA

Ecco “le migliori” di Mina e Celentano

Mina e Celentano ritornano con Le migliori. A quasi vent’anni dal loro primo album di duetti, era il 1998 quando uscì Mina Celentano, la Tigre di Cremona e il Molleggiato presentano questo secondo lavoro discografico in tandem, che, tra indiscrezioni e rinvii, i fan hanno aspettato oltre un anno. Niente paperini questa volta, nessuna versione cartoon simil fumetto-Disney. I due cantanti ci mettono la faccia, e poco importa se è frutto di Photoshop, perché lo fanno a loro istrionico e ironico modo, un po’ provocatorio, apparendo in copertina a metà strada tra mannequin e entraineuse. Sì, perché è probabilmente questo il senso di quest’album. Come “prostitute” musicali, le dodici nuove canzoni del disco devono essere di tutti e andare con tutti. Dev’essere questo il messaggio che segretamente lega copertina e titolo, trasformandosi in colpo di genio. E a giudicare da un primo ascolto la mission è decisamente riuscita.

mina-celentano-le-migliori-album-cover-copertina-recensione-internettualeAnticipato dalla spagnoleggiante Amami qualche settimana fa, l’album è uscito ieri, ed è subito una sorpresa. Sì, perché se il lead-single strizzava l’occhio a quella radiofonica strategia commerciale, gli altri brani invece sono la naturale evoluzione di due percorsi musicali che ritornano ad intersecarsi. Se il brano Acqua e sale era specchio fedele degli anni ’90, con Le migliori Mina e Celentano si rinnovano, pur restando fedeli a sé stessi.

E loro, che hanno cantato alcune tra le più belle canzoni d’amore della musica italiana, non potevano che celebrare ancora questo nobile sentimento anche in nuovo lavoro, come dimostrano le ballad È l’amore, Se mi ami davvero, Ti lascio amore, in cui i due interpreti giocano con il ritmo, i vocoder, le influenze latineggianti e velati omaggi alla canzone italiana.

Un album che non ha paura di sperimentare, sfociando persino nel reggae travolgente di Ma che ci faccio qui. Bellissima la rarefatta ballad Sono le tre.

Formula che vince insomma non si cambia: come nel loro primo lavoro insieme anche in questo album trovano posto delle tracce soliste, in cui vengono fuori le loro anime. La voce di denuncia di Celentano ritrova il tema della guerra ne Il bambino col fucile, cantando gli orrori dei bambini-soldato. Temi, questi, che sono stato il filo conduttore dell’artista dei suoi ultimi concerti all’Arena di Verona.

Mina invece ritrova la sua vena un po’ malinconica, che da Veleno (2002) caratterizza la sua voce e la sofferenza di testi che parlano di amori spesso tormentati, con il brano Quando la smetterò, in cui la voce è nuda, scevra da artifizi elettronici, accompagnata solo dal pianoforte.

Bellissimi gli ultimi duetti che chiudono una tracklist perfetta: Come un diamante nascosto nella neve, brano dal ritornello orecchiabile, ma dal testo non banale, e il remix di Prisencolinensinainciusol, omaggio ad un grande successo di Celentano del 1972, in cui Adriano parodiava l’allora nascente moda della musica angloamericana con una lingua inventata, che qui incontra la produzione di Benny Benassi e il featuring d’eccezione di Mina.

Ma aspettate a fiondarvi a comprarlo. Secondo alcune indiscrezioni, l’album potrebbe avere a breve una seconda edizione natalizia, che includerà due nuovi inediti, forse due brani composti da Caparezza e Giuliano Sangiorgi, oltre che al primo album di duetti del 1998.

Con questo lavoro i due cantanti italiani hanno dimostrato alle nuove generazioni che si può essere musicalmente all’avanguardia e al tempo stesso sperimentare nuovi sound senza per questo snaturarsi, con la classe, e forse la consapevolezza, di essere due numeri uno che, non paghi di aver già fatto la storia della musica, hanno ancora voglia di riscriverla.

LIBRI

Yeong-hye, la donna che vuole diventare una pianta

La vegetariana«Yeong-hye è una donna che si vuole trasformare in una pianta e rifiuta la razza umana». È così che Han Kang, raggiunta dall’agenzia italiana ANSA, parla del suo romanzo, La Vegetariana, edito in Italia da Adelphi, nella traduzione di Milena Zemira Ciccimarra.

Il libro, scelto tra ben 155 lavori editoriali, ha vinto il Man Booker International Prize 2016, per la sua “potenza e originalità indimenticabili”, raggiungendo con successo anche il nostro Paese.

«In Corea – spiega la scrittrice all’agenzia di stampa – essere vegetariani è considerato strano, non è molto frequente» tuttavia, prosegue la scrittrice coreana «non è considerata invece una cosa strana quella di trasformarsi in qualcosa di diverso da un essere umano. Si può essere stati un uccello nella vita precedente e ci si chiede cosa si potrà essere nella vita futura. Nel caso di Yeong-hye la situazione è differente perché lei vuole trasformarsi in un’altra cosa rispetto a quello che è nella sua vita adesso».

La sua protagonista è una donna comune, una moglie rispettosa ed ubbidiente, di una persona comune. Una di quelle tipiche donne da cui, leggendo, quasi non ci si aspetta nulla.

L’embrione del cambiamento si insinua nella mente di Yeong-hye dopo aver fatto uno strano sogno di sangue e boschi scuri. Da quel momento la donna non mangia carne e si rifiuta di cucinarla, nutrendosi di soli vegetali.

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Han Kang, foto del New York Times, maggio 2016

Leggendo le pagine della Kang, realtà e finzione si mescolano in un mondo indefinito dove è difficile distinguere ciò che è vero da ciò che invece è frutto dell’immaginazione. Yeong-hye si immerge lentamente in un mondo onirico, e il lettore con lei, allontanandosi pian piano dalla realtà.

È terribile la reazione del marito all’astrazione mentale e fisica della donna, che arriva fino al sadismo sessuale.

Un libro fatto di fiaba e sogni, che Han Kang, 46 anni, ci descrive in tre atti: «C’è un racconto breve coreano, non una fiaba, che parla di un uomo che torna a casa e si trova davanti a una miriade di piante e fiori e parla con loro, cerca attraverso questo contatto la pace interiore. Ma è l’universo onirico a essere determinante. Anche nella terza sezione la narratrice, che è la sorella della protagonista, fa riferimento al sogno e al fatto che occorrerà risvegliarsi».

La Kang ritornerà in libreria, sempre per Adelphi, con Human Acts che uscirà nel 2018. Nel frattempo la scrittrice prosegue il suo lavoro di ricerca, introspezione, scrittura, lavorando su di un trittico incentrato su persone alla ricerca della propria dignità nel mondo contemporaneo.

Figlia dello scrittore Han Seungwon, la Kang è molto sensibile all’attuale condizione degli artisti nella Corea del Sud: «È venuta alla luce una lista nera di artisti, scrittori, registi, controllati dal governo, che si oppongono all’attuale regime. È stato un vero shock. Ci vorrà molto tempo perché cambi qualcosa».

MUSICA

ZHU pubblica “Generationwhy”, la colonna sonora perfetta per i party di fine estate

Ancora poco noto nel nostro paese, ZHU, classe 1989, è un promettente cantante, musicista e produttore discografico statunitense. Dopo aver riscosso un notevole successo con il singolo Faded nel 2014, torna adesso con l’album d’esordio Generationwhy per Columbia Records.

Quattordici tracce elettroniche, con influenze anni ’70 e ’80 soprattutto, a metà tra pezzi strumentali e brani cantati, che rappresentano la perfetta colonna sonora per l’estate o per un party in piscina. Lo si intuisce dal sound, a tratti lounge, di brani come Palm of my hand, in cui il produttore cino-americano cita Samba pa ti di Santana, rivisitandola in un onirico piano che si fonde con i sintetizzatori e le vocalist, rimandando addirittura a Enigma nel parlato in francese e in un sax di fondo che ci fa viaggiare fino agli anni ’90.

Un sound ballabile, che ti fa venire voglia d’estate, di luccichii e aperitivi, come i brani Numb, Money o In the morning, il cui testo è una citazione del brano Touch me del 2001 del DJ portoghese Rui da Silva.

È colta invece la citazione dell’intro che riportano le parole e la voce della poetessa americana Maya Angelou.

Ricorda quasi un pezzo da backstage di haute couture o uno spot per la bella stagione la titletrack Generationwhy, dal ritornello orecchiabile, il messaggio chiaro, we are people of this generation, apparteniamo a questa generazione, e l’arrangiamento di grande impatto che molto mutua dagli anni ’80.

Sensuale e fresco il brano Good life, così come il ballabile Hometown Girl, tra i pochi brani interamente cantato con l’uncredited di Jaymes Young.

ZHU è un produttore aperto alla collaborazione, che nei suoi pezzi non disdegna i cori di Nikola Rachelle Bedingfield per il pezzo Reaching.

Pezzi deep-house, ipnotici, con influenze e forme musicali che si fondono in un unico album omogeneo ma non per questo noioso.

CINEMA, LIBRI

La storia di Nojoud, sposa bambina che sognava il divorzio e la libertà di giocare

Nojoud piemme libro copertina - internettualeNojoud Ali è una ragazza yemenita di diciotto anni. Il suo nome è balzato agli onori delle cronache di tutto il mondo quando nel 2008 all’età di dieci anni ha intrapreso una causa per divorziare da suo marito. Grazie alla collaborazione con la giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, la sua storia è diventata un libro Moi Nojoud, 10 ans, divorcée, pubblicato anche in Italia da Piemme (nel 2009) con lo stesso titolo, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata. Best-seller tradotto in quindici lingue quella biografia e quel libro hanno ispirato un film indipendente che è riuscito ad arrivare con una distribuzione limitata lo scorso maggio anche nel nostro paese, La Sposa Bambina.

Con una fotografia assente, una sceneggiatura debole e una regia casareccia, la pellicola probabilmente non vincerà mai l’Oscar come film dell’anno. Tuttavia Khadija Al-Salami, giovane regista che esordisce con questo lungometraggio, ha il pregio di aver riportato in auge il delicato tema delle spose bambine, in un film, a tratti semplicistico e un po’ naif, anche a quel popolo yemenita cui il film originariamente si rivolge.

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una scena del film “La Sposa Bambina”

La Sposa Bambina racconta la storia della giovane Nojoud, costretta a sposarsi all’età di dieci anni a causa della famiglia che versa in condizioni economiche precarie, che riceve in cambio una lauta somma di denaro, con la promessa che la bambina avrà il suo primo rapporto sessuale solo dopo aver raggiunto la pubertà. Il patto, come di consueto secondo la legge della Sunna, avviene solo tra uomini, con il solo padre della sposa e futuro marito che, in compagnia di due testimoni e di un capo spirituale decidono i dettagli di questa trattativa.

Ma il marito di Nojoud infrange il patto e abusa della bambina ripetute volte, picchiandola. Nojoud trova la forza di ribellarsi a questo triste destino che, secondo una stima tocca milioni di bambine in tutto il mondo: dall’Africa all’Asia, dall’America Latina all’Europa Orientale.

Secondo la legge yemenita il limite di età per sposarsi è fissato a 15 anni, ma, grazie ad un emendamento del 1999 che fa riferimento al matrimonio tra Maometto e Aisha, una bambina di nove anni, ci sarebbe la clausola di contrarre matrimonio anche al di sotto dell’età prefissata.

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Nojoud Ali

Assistita dall’avvocato Chadha Nasser, Nojoud riesce ad ottenere ugualmente l’annullamento del suo matrimonio. Se è vero che la stessa sorte tocca tante e tante ragazzine vittime dei cosiddetti matrimoni forzati con il consenso della legge, è altrettanto vero che questa vieta i rapporti sessuali fino al raggiungimento della pubertà delle giovani spose.

Nel 2008 il tribunale annulla il matrimonio della bambina, accordando una somma di mille riyal (circa 360 euro) da restituire al marito quale risarcimento per la rescissione del contratto matrimoniale. Somma che viene raccolta grazie allo Yemen Times, che sopperisce all’ingente povertà della famiglia della ragazza. Restituendo a Najoud la libertà di giocare come una qualsiasi altra bambina.

MUSICA

Meghan Trainor non è più la stessa: completamente diversa per il disco “Thank you”

Meghan-Trainor-Thank-You-2016 - internettualeAppena un paio d’anni fa Meghan Trainor cantava le gioie dell’essere morbida nella sua hit All about that bass, con un coloratissimo videoclip che ci ha fatto sorridere e accompagnato tutta l’estate. Ma, a due anni dall’album di debutto Title, poco o nulla resta della biondina rotondetta se non la voglia di bissare il successo del suo esordio discografico. La cantante americana infatti è ritornata con l’album Thank You, e lo fa presentando una nuova immagine: visibilmente più magra, rossa e persino sexy, come dimostrano i videoclip dei primi singoli estratti. Il disco infatti è già stato anticipato in questi mesi dal singolo NO, che ha debuttato alla numero 11 della Billboard Chart americana, segnando il più alto esordio nelle rotazioni radiofoniche dai tempi di Born this way di Lady Gaga, ben cinque anni fa.

Un sound aggressivo, a metà tra dance e pop, che richiama nel tema il “girl power” delle girl band anni ’90, inneggiando a donne indipendenti che sanno dire anche di NO, temi energici che ritroviamo anche in Woman Up.

Sono dodici i brani che compongono l’edizione standard di questo nuovo lavoro, che diventano quindici nella versione Deluxe, in cui ritroviamo una Trainor completamente rinnovata nell’aspetto e nel sound, ma con la stessa voglia di divertire e, forse questa volta, anche stupire i propri fan. Lo si percepisce nel pezzo Me too, secondo singolo estratto in cui sono forti le influenze elettroniche che si fondono al suo stile un po’ vintage anni ’60, lo dimostra il pezzo Mom, in cui la cantante non disdegna di duettare con sua madre Kelli Trainor, lanciato come pre-order a ridosso della Festa della Mamma, o Dance like yo daddy.

Tra i pezzi migliori Kindly Calm me Down, ballad in cui la voce della Trainor è accompagnata solo dal piano, o la tenera Just friend to you.

Sorprende invece Champagne Problems, brano dance che occhieggia ai suoni dell’est, come nuova moda musicale impone.

Thank You è la perfetta sintesi tra la Meghan del passato, o meglio del debutto, o l’artista matura in cui si sta trasformando, azzardando, ma senza rinnegare le proprie origini, e con un’immagine e un sound che sapranno conquistare il suo pubblico e non solo.

ART NEWS, MUSICA

Madonna: una mostra a Torino per celebrare il mini-tour italiano sold out

Nell’arco della sua trentennale carriera Madonna ha sempre occhieggiato all’arte contemporanea e a quella pop art, in particolare, che con Andy Warhol ha trovato il suo massimo esponente tra anni ’60 e ’80. Le copertine dei suoi album, le sue immagini promozionali e i suoi look si sono rifatti spesso a icone dell’arte, diventando essi stessi iconici e di grande ispirazioni per le generazioni future. Tanti gli artisti che ne hanno curato l’immagine, facendone un vero e proprio mito vivente. In occasione delle tappe italiane del suo Rebel Heart Tour (tre sold out a Torino), a supporto dell’album omonimo Rebel Heart, dal prossimo 19 novembre (fino al 24), a Palazzo Paesana a Torino, ci sarà la mostra Iconic Portraits & Artwork inspired by ‘The Queen of Pop’, in occasione della mini-tournée che dal 19 al 22 vedrà Madge esibirsi al Pala Alpitour.

20 opere provenienti da tutto il mondo, alcune delle quali scelte dalla stessa Madonna per entrare a far parte del video introduttivo che andrà ad animare il palco durante la performance della titletrack Rebel Heart.

Per maggiori informazioni ecco il link.

MUSICA

Adele is back: l’artista britannica pubblica oggi il singolo “Hello”

#AdeleIsBack è questo l’hashtag più utilizzato dalla rete dei social. L’attesa è finita, la cantante britannica Adele ha finalmente rotto il silenzio a quattro anni dal suo ultimo album di inediti. Un ritorno molto atteso quello dell’artista, che in questi anni ha alzato il tiro vincendo addirittura un Oscar per Skyfall, tema musicale per l’omonimo James Bond del 2012. E se 25, questo il titolo dell’imminente lavoro discografico, ideale seguito di 21, rimandato più volte, uscirà ufficialmente soltanto il prossimo 20 novembre, la XL Recordings, nel frattempo, ha saputo accrescere l’attesa dei fan lasciando trapelare in rete nel 2014 degli “scarti” del secondo album dell’artista, You’ll never see me again, prodotta da Fraser T. Smith (lo stesso di Set fire to the rain) e Never gonna leave you, un uptempo e una ballad di grande impatto ed energia.

Qualche giorno fa a mandare letteralmente in visibilio i fan della cantante ci ha pensato un teaser di trenta secondi appena in uno spot durante l’intervallo di X Factor, Hello. Oggi il pezzo è ufficialmente in tutte le piattaforme digitali, da iTunes a Spotify e, contrariamente a quei pochi secondi già ascoltati, non è brano quasi acustico, ma una energica ballad in cui Adele è addirittura accompagnata da cori in sottofondo.

Nel pezzo Adele, vera regina degli struggimenti amorosi, chiama un vecchio amore, ripercorrendo quel viale di ricordi e nostalgia che, anche dopo anni, ognuno di noi ha percorso almeno una volta nella vita.

Postato su YouTube anche il video ufficiale che, sulla falsariga della hit Someone like you, è color seppia, girato tra una vecchia chiusa da anni, in cui l’artista fa una telefonata tra i ricordi, e una cabina telefonica (rigorosamente inglese) abbandonata tra i boschi.

Un pezzo insomma che lascia ben sperare per la direzione musicale di quello che è stato definito da Billboard uno degli album più attesi del 2015, e se questo è solo l’inizio, allora possiamo pur star certi che il meglio per Adele deve ancora venire. Benvenuta, Adele.