ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.

LIFESTYLE

L’aristocratica Ravenna, tra poesia, storia e arte

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Tomba di Dante

Se in un viaggio ricercate le atmosfere à la Mangia Prega Ama, ma non potete o volete andare a Roma, Ravenna è la città che fa per voi. Sulla ridente costa della riviera romagnola, questa piccola cittadina di quasi 165.000 abitanti, è stata nella sua storia capitale dell’Impero Romano d’Occidente, del Regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato Bizantino.

E ricorda proprio una Roma in miniatura, con i suoi palazzi arancio, le osterie storiche lungo viuzze caratteristiche che si fondono e dialogano con le architetture del passato. Sono tanti infatti gli edifici medievali e le rovine che punteggiano questa città, a cominciare dalla tomba di Dante. Il poeta della Divina Commedia riposa in un piccolo tempietto neoclassico coronato da una cupola. Commissionata dal cardinale Luigi Valenti Gonzaga, la cappella fu costruita dall’architetto Camillo Morigia. La tomba si trova nei pressi di un piccolo giardino, oggi chiamato Quadrarco di Braccioforte, dove sarebbero stati svolti i funerali del poeta vate e dove, durante la Seconda Guerra Mondiale, il corpo di Alighieri avrebbe trovato riparo dai bombardamenti sotto un tumulo, ancora oggi visibile e ricordato con una lapide.

La tomba vera e propria consta di un sarcofago di età romana il cui epitaffio, in latino, dettato da Bernardo Canaccio nel 1366, fa riferimento alle opere e alla poetica di Dante.

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Ravenna, strade

Le strade, rifinite da eleganti vestigia medievali, sono le arterie di una città a misura d’uomo, i cui monumenti sono entrati di diritto nel 1996 nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, come sito seriale “Monumenti paleocristiani di Ravenna”.

Le sue basiliche, di chiaro influsso orientale, sono un tripudio dell’arte musiva, che fonde la tradizione romana e il gusto bizantino, con figure dalle fattezze esotiche e contenuti di chiara propaganda imperiale.

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Basilica di San Vitale

È forte la presenza del divino tra le mura della Basilica di San Vitale, che avvolge il visitatore in un vortice di spiritualità, tra gli affreschi della cupola e le volte, e la ricca decorazione musiva parietale dell’altare maggiore, dove troneggiano i famosi ritratti di Giustiniano e la sua corte e Teodora e le sue dame.

È una sorpresa il piccolo Mausoleo dell’imperatrice Galla Placidia. L’austerità del laterizio esterno si rivela nella ricchezza interna, lungo le braccia della pianta a croce. Nella decorazione dei mosaici che portano all’interno del sepolcro il cielo stellato d’oriente, figure animali e vegetali che rivestono come una stoffa le forme sinuose delle volute, che avvolgono la lunetta con Cristo raffigurato come il buon pastore.

Il Battistero Neoniano, detto anche degli Ortodossi, è un’imponente struttura che trova nella forma ottagonale il riferimento all’8 che, secondo la numerologia, simboleggia appunto la resurrezione. Al centro della cupola trova posto il battesimo per eccellenza, quello di Cristo ad opera di San Giovanni Battista nelle acque del Giordano. Su Cristo svetta una colomba, personificazione dello Spirito Santo.

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Battistero Neoniano, Ravenna

Lungo questo ideale percorso composto da cinque strutture museali, c’è il Museo e Cappella Arcivescovile, in cui a dominare è il mosaico del Cristo Guerriero, intorno al quale orbitano veri e propri gioielli della curia arcivescovile ravennate.

Ultimo gioiello di questo ideale perimetro d’arte, accessibile con un unico biglietto d’ingresso, è la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la cui austerità della struttura evapora in un movimento ascensionale che cattura lo sguardo del visitatore che diventa parte del silenzioso corteo delle Sante Vergini sul lato sinistro della navata centrale e dei Santi Martiri.

Da non perdere una visita al Museo Nazionale di Ravenna, le cui collezioni vanno dalle straordinarie ceramiche locali, di Faenza e Ravenna, ad armature lucenti, di combattimenti e giostre. Un gioiello la cui unica pecca sta nel percorso di visita non perfettamente lineare, che disorienta il visitatore tra i due chiostri dell’originaria struttura monacale e una teoria di corridoi che si snodano come un labirinto.

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Basilica di San Francesco, cripta sommersa

Curiosa la Basilica di San Francesco, la cui cripta sotto al presbiterio, risalente al IX-X secolo, è per metà allagata, offrendo l’insolito spettacolo dei resti della decorazione pavimentale completamente sommerso dall’acqua, la cui visione è possibile solo attraverso una piccola finestra. Un po’ lucroso il sistema, che prevede l’introduzione di una moneta da un euro per accendere le luci che consentono la vista della cripta, tra l’imbarazzo di chi paga, indeciso se far valere il proprio diritto occupando la finestra per i minuti dell’illuminazione, con disappunto della fila retrostante, o sentirsi un po’ sciocco per aver pagato lasciando la vista anche a chi segue.

Ravenna è una città aristocratica, da scoprire con la devozione e il rispetto con cui si ascolterebbe una dama medievale che racconta una favola il cui lieto fine è la sua arte.

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Capri: ecco cosa vedere almeno una volta sull’Isola dell’Amore

Una visita a Capri deve rigorosamente iniziare con un viaggio a bordo di un traghetto Caremar.

In piena atmosfera anni ’70 – ’80, i battelli Caremar sono quelli della traversata “lenta”. Un’ora e mezza per passare dalle acque scure di Napoli del Molo Porta Di Massa a quelle limpide dei fondali in pietra capresi, che con il caratteristico colore azzurro-turchese hanno fatto la fortuna e la fama dell’Isola sin dalla notte dei tempi. Non è un caso infatti che l’Imperatore Tiberio la scelse quale dimora, quando decise di allontanarsi da Roma, né che glamour e arte passeggino fianco a fianco per le stradine dell’isola, tra vetrine di corallo e glicini in fior. Era così che la cantava Claudio Villa in un noto brano del 1949, che ancora oggi rappresenta la fedele fotografia di un mondo altro.

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Capri, Taxi

È a bordo di un battello fumoso che ha inizio questo viaggio verso un’altra epoca, dove i TAXI hanno ancora il fascino di vecchie auto decapottabili FIAT dai colori sgargianti. Si respira l’aria salina del mare, mista a quella caliginosa della nave. Si comincia a familiarizzare con i volti degli altri passeggeri, persone che sull’isola ci andranno per un solo giorno o una vacanza, tra la brezza della nave in movimento e le strida dei gabbiani attirati dalle sirene che annunciano la partenza.

Capri veduta terrazza - internettualeIl personale di bordo è discreto, impercettibile, se si esclude la sola convalida del biglietto all’imbarco. La traversata è un piacere per i sensi: ci si sente appagati osservando la costa napoletana che si allontana, la sagoma rossa del faro del Molo Beverello, la statua di San Gennaro che sembra salutare i passanti che vanno e vengono dal porto della città.

E se si desidera appagare anche il proprio palato, è possibile farlo in perfetto stile napoletano, gustando uno squisito caffè Toraldo al bar di bordo, osservando il mare dalle ampie finestre.

Particolarmente estiva la schiera di divanetti sotto coperta, dalle nuance fredde che vanno dal blu cobalto al turchese, disseminata su di una moquette dello stesso colore tipica degli anni ’80.

A terra Capri è caos, colori, creatività. Tassì che chiamano a gran voce, autobus affollati, code per la funicolare. La gente si confonde tra i negozi di souvenir e le strade che portano alla mitica piazzetta, icona dell’isola in tutto il mondo.
Capri orologio - internettualeBisogna camminare per quasi un chilometro in salita, se si decide di escludere la Funicolare, inerpicandosi tra le stradine scoscese dell’isola, quelle delle ville dalle porte colorate e dai giardini dal gusto esotico, per arrivare a Piazza Umberto, la “piazzetta”, come la chiamano tutti, vera icona dell’isola in tutto il mondo, con i suoi ombrelloni, i tavolini dei caffè alla moda e le piccole boutique dei grandi brand del lusso.

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I Giardini di Augusto, maioliche

Se a Capri tutto è lusso e proibitivo, vedere i Faraglioni, scoglioni nel mare vero monumento naturale, non è mai stato così economico: basta proseguire verso i Giardini di Augusto, e per un solo euro si avrà tutta l’isola ai propri piedi.

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Via Krupp, Capri

Dedicati suggestivamente all’Imperatore romano, la creazione di questo piccolo parco cittadino risale in realtà al XX secolo, quando Friedrich Alfred Krupp acquista il terreno con l’intenzione, mai realizzata, di costruirvi una villa. Oggi i giardini offrono un vero e proprio compendio di tutta la flora dell’isola, e ne consentono una visione a 360 gradi: dagli imponenti Faraglioni, stagliati nel mare, alle spiagge e gli yatch, passando per la sinuosa Via Krupp, che ancora porta il nome dell’industriale tedesco che dà ad un’altra spiaggia dell’isola su Marina Piccola.

Le botteghe delle porcellane dipinte a mano sono una gioia per gli occhi: dalle vivaci e variopinte ceramiche di Vietri, a quelle opache e calde di Caltagirone, passando per le finissime creazioni di Capodimonte, ci si può perdere avvolti dalle forme e i colori di queste straordinarie opere d’arte.

Se invece siede preda della “sindrome di Proust” e, come lo scrittore con le sue amate madeleine, volete ricordare Capri attraverso il suo profumo, allora una fragranza Carthusia è la scelta giusta. Secondo la storia della maison di profumi capresi, nel 1948 il Priore della Certosa di San Giacomo, su licenza del Papa, ritrova le vecchie formule dei profumi, svelandole ad un chimico piemontese che fondò un piccolo laboratorio che, in onore della Certosa, chiamò appunto Carthusia. Se la tradizione e il logo liberty creato da Mario Laboccetta sono rimaste invariate, Carthusia ha saputo evolversi nel tempo, diventando un’azienda competitiva, e trasformandosi in un brand che, memore delle sue origini, continua ad innovarsi nel segno della contemporaneità.

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Certosa di San Giacomo, dai Giardini di Augusto

Tra gli edifici architettonici più famosi di Capri, la Certosa di San Giacomo è senza dubbio la più caratteristica. Costruita nella metà del 1300, grazie al Conte Giacomo Arcucci, è un edificio in stile romanico contraddistinto dalla clausura del monastero annesso. Grazie al benestare della Regina Giovanna, il monastero e i monaci certosini continuarono a godere dei propri privilegi nonostante le vicende che dal XIV al XVI secolo segnarono il Regno di Napoli.

Nel XIX secolo Giacchino Murat ne confisca tutti i beni e dopo la seconda guerra mondiale i canonici vengono allontanati. Dal 1975 è sede del museo dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore morto sull’isola nel 1913.

Per gli amanti della storia dell’arte invece Villa Jovis sarà una tappa obbligata: situata sulla vetta del Monte Tiberio, si tratta di un’antica domus romana del I secolo, dove l’imperatore Tiberio continuò a governare l’Impero Romano per ben undici anni, facendo, di fatto, di questa piccola isola la guida dell’Impero Romano, e per noi posteri un luogo d’incanto che continua da secoli a farci sognare.