ART NEWS

Siamo tutti parte della “performance art” di Banksy

“L’arte non si vende. L’arte si distrugge!” gridava Riccardo Pazzaglia nel film Il Mistero di Bellavista a metà degli anni ’80, impersonando un pittore pazzo che accoltellava i suoi dipinti subito dopo averli completati.

E sono tante le opere nella storia dell’arte distrutte o andate perdute, la cui iconica forza però è rimasta indelebile come un’impronta nella mente e nelle pagine di storia dell’arte. Da Caravaggio a Leonardo Da Vinci, solo per citare i più noti. A loro si aggiungerà anche quello di Banksy, che, provocatoriamente s’intende, ha compiuto un’azione destinata a far discutere ancora.

Da qualche giorno infatti il mondo dell’arte non parla d’altro. Me ne accorgo dagli stati di facebook di amici e appassionati, che continuano a commentare con ammirato stupore la sua impresa. Venerdì 5 ottobre, il misterioso streetartist, la cui identità è ancora ben nascosta dietro al noto pseudonimo, ha venduto da Sotheby’s a Londra una delle sue opere più famose, Girl With Balloon, battuta all’asta per 1,04 milioni di sterline, pari a 1,18 milioni di euro. L’opera però si è autodistrutta in pochi secondi, davanti agli occhi esterrefatti di banditori e presenti in sala, subito dopo l’aggiudicazione. All’interno della cornice infatti pare ci fosse un distruggi-documenti che ha fatto scivolare la raffigurazione a brandelli.

Subito dopo l’artista ha postato un’immagine dell’accaduto su instagram con scritto “Going, going, gone…”: «Sembra che siamo appena stati Banksy-zzati» ha detto il direttore di Sotheby’s Alex Branczik.

E mentre il mondo si chiede se questo gesto aumenterà o meno il valore dell’opera, mi chiedo se questo non possa essere considerata una nuova tipologia di performance artistica, al pari di Marina Abramović, dove tutti siamo stati chiamati a partecipare con la nostra sorpresa social(e), interrogandoci ancora una volta sul concetto stesso di arte oggi, in un mondo dove la digitalizzazione e la riproduzione in altissima definizione ha reso immortale l’immagine, permettendo persino la ricostruzione di un Caravaggio rubato a Palermo nel 1969.

Se è proprio negli anni ’60 che nasce e si sviluppa la performance art, l’azionismo, con artisti del calibro di Yōko Ono, Philippe Petit, Hermann Nitsch, facendo dell’interazione con il pubblico parte integrante del proprio messaggio artistico, Banksy ci ha trasformati tutti in quella sua bambina con il braccio teso che tenta invano di afferrare un palloncino rosso, simbolo di un desiderio che sfugge proprio come il suo stesso dipinto tagliato a strisce, che si fa rimpianto suo e nostro.

Una rivoluzione persino per la performance art, in una presenza-assenza dell’artista che si fa beffe del suo pubblico, e se la ride interagendo attraverso i social.

Un gioco (d’arte) di scatole cinesi, in cui l’opera è forse il nostro rammarico, la nostra ammirazione, il nostro stupore dinanzi a quell’auto-distruzione davanti ai nostri occhi impotenti.

Se per Andy Warhol poteva essere una riproduzione in serie e per Piero Manzoni addirittura merda (ma d’artista), tramutandosi via via in un percorso esperienziale unico ed irripetibile per lo spettatore e lo stesso artista, c’è da chiedersi se non ricorderemo anche di quella di Banksy come della più grande performance art della storia, di cui abbiamo inconsciamente fatto parte. Di sicuro per adesso è la più costosa.

Annunci
ART NEWS

Visita virtuale alla Galleria Borbonica di Napoli

Quando si parla della Napoli sotterranea, molti immaginano il noto accesso in Via dei Tribunali a due passi da Piazza San Gaetano. Se questo sito è stato il primo ad offrire la possibilità di visitare le viscere della città, di certo negli anni non è stato l’unico, né può definirsi “l’originale”, considerando che si tratta di una parte di storia che accomuna a grandi linee tutto il sottosuolo del capoluogo partenopeo.

Tra gli accessi sotterranei più belli e suggestivi c’è infatti la Galleria Borbonica. Alle spalle di Piazza del Plebiscito a Napoli, offre la possibilità di percorrere un tratto che arriva fino al cuore della nota piazza napoletana.

L’ho scoperta soltanto qualche anno fa. Ne avevo sentito parlare, conoscevo già gli interessanti progetti di moda e teatrali che da qualche anno animano luogo, ma mi sono spinto soltanto a discendervi dopo aver visto la bellissima puntata di Ulisse che Alberto Angela ha in parte dedicato a questo sito, e al percorso che include addirittura una falda acquifera.

La novità che riguarda oggi la Galleria Borbonica è che sarà visitabile anche dal web. Un progetto che, grazie alla tecnologia 3D Voyager, ha ricreato un tour virtuale. Un lavoro durato circa due anni che ha visto l’impiego di oltre 24.000 fotografie, e che rende visitabile il tunnel attraverso smartphone, PC e tablet.

Il costo per fare tutto questo è di 3€, con i quali il visitatore (virtuale) acquista un ticket che gli darà un accesso di 7 giorni per percorrere cunicoli, gallerie e vasche sotterranee.

Una certosina ricostruzione tridimensionale che include un’audio guida che accompagnerà il visitatore, munito virtualmente di una torcia, nella visita di un sito che si vuole far conoscere in tutto il mondo.

Se volete farvi un’idea di ciò che la rete potrà offrire, ecco un video con la presentazione del progetto:

ART NEWS

Le Terme di Caracalla a Roma rivivono grazie al 3D. Ecco com’erano

Se c’è una cosa che i romani sapevano fare, è quella di saper godersi la vita. Mens sana in corpore sano, dicevano, e tra i loro passatempo o attività del wellness, come le definiremmo noi contemporanei.

Le prime terme nacquero, naturalmente, nei pressi di fonti e sorgenti di acque, alle quali si attribuivano dei grandi poteri curativi. L’esplosione di questo fenomeno però arriverà in età imperiale, grazie allo sviluppo delle tecniche che hanno consentito non soltanto di riscaldare l’acqua attraverso focolari sotterranei, ma anche di diffondere aria calda o vapori attraverso gli ipocausti, e dagli spazi sottostanti alla pavimentazione, detti suspensùra.

È Pompei che ci offre il maggior numero di raffinati esempi di complessi termali, ancora oggi ben visibili.

Terme di Caracalla, ricostruzione virtuale della piscina (Natatio)- Foto fornita da Soprintendenza speciale Roma

Un microcosmo, micro-città che rispettavano l’esatta gerarchia del popolo romano, con strutture molto modeste e semplici per la plebe ed altre, più raffinate e sfarzose, per i patrizi.

Come gli antichi egizi, che usavano miscelare nell’acqua sostanze aromatiche e profumate, anche i romani avevano l’abitudine di mischiare con l’acqua profumi o vini speziati.

Proprio come noi oggi, anche i romani conoscevano l’importanza di prendersi cura della propria pelle, attraverso pratiche di scrubbing, attraverso la polvere di equisetoargilla e olio di oliva.

In questi sontuosi ambienti i romani circolavano liberamente, vi erano delle sale per massaggi che venivano fatti con oli e sostanze profumate.

Molto articolate queste strutture che generalmente ruotavano intorno ad un ampio cortile, dove all’interno trovavano posto fontane e statue.

Terme Caracalla, il frigidarium com’era e com’è (foto Soprintendenza)

Tra le stanze di questi ambienti c’era quella con la vasca di acqua fredda, la sala del frigidario, generalmente circolare e sormontata da una cupola e acqua a temperatura bassa, di solito seguita dal calidario, che era rivolto a mezzogiorno in cui trovavano posto delle vasche di acqua calda. Tra questi due ambienti, uno caldo e l’altro freddo, c’era probabilmente un ambiente con una temperatura di mezzo, il tepidario.

Non mancavano ambienti accessori come l’apodyterium, uno spazio non riscaldato destinato agli spogliatoi, ma anche saune, sale di pulizia e palestre.

Insomma il mondo dei romani è molto più vicino a noi di quanto non immaginiamo.

Terme Caracalla, vista generale (foto soprintendenza)

Complesso termale per antonomasia sono senza dubbio le bellissime Terme di Caracalla. Non solo perché la statuaria in esse contenute è oggi esposta all’interno delle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che ce ne restituisce l’immagine attraverso queste straordinarie sculture, ma anche perché l’impianto che aveva un’estensione di 337 x 328 metri, si trovava fuori da Porta Capena, posto al Sud per sfruttare meglio l’esposizione solare e illuminato da ampie finestre.

Terme di Caracalla, ricostruzione degli spogliatoi (immagine Soprintendenza Speciale di Roma)

Oggi le terme di Caracalla ritornano in vita grazie ad una straordinaria ricostruzione 3D, che attraverso le più moderne tecnologie di videoproiezione restituisce interamente l’ambiente e i suoi colori originali.

Quest’opera è frutto di una lunga collaborazione e un meticoloso lavoro storico e scientifico fatto dalla Soprintendenza Speciale di Roma e il CNR che hanno ripercorso gli studi a riguardo degli ultimi trent’anni.

Il progetto si intitola Caracalla IV dimensione, ed è stato promosso da Soprintendenza e Coopculture, che lo ha finanziato con un investimento di 100 mila euro.

Un incipit in via sperimentale, questo, che parte con 30 visori. L’obiettivo è quello di incrementarne il numero, e dunque anche le ricostruzioni, con l’arrivo dei mesi caldi, così come anticipa la presidente Coopculture, Giovanna Barni.

Terme Caracalla, palestra orientale com’era con la statua del Toro Farnese (foto soprintendenza)

A questa prima ricostruzione potrebbero anche aggiungersi delle mappe e dei videogame, così come ha già fatto il MANN. Ed è proprio fino all’archeologico nazionale di Napoli, dove i Borbone portarono il gruppo scultoreo di questi luoghi, che arriva questo interessante progetto. I visitatori infatti potranno vedere il Toro Farnese “ricollocato” nel suo ambiente originario.

Una tecnologia avanzata, ma alla portata di tutti, che qualsiasi turista potrà maneggiare con facilità, e scoprire come dovevano apparire in origine questi luoghi di benessere e cura di sé.

È possibile fare questo tipo di visite dallo scorso 20 dicembre. Il costo è di 7 euro che si aggiungono al prezzo del biglietto (intero 8 euro). La prenotazione (consigliata) invece è di 2 euro.

ART NEWS

Da De Nittis a Gemito, l’impressionismo napoletano a Palazzo Zevallos fino all’8 aprile

In perfetta sintonia con l’atmosfera natalizia di questi giorni, è stata inaugurata alle Gallerie d’Italia a Napoli la mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo, aperta al pubblico fino all’8 aprile.

E già percepisco questa festiva aria ottocentesca, a cominciare dalla bellissima decorazione che quest’anno adorna il monumentale ingresso di Palazzo Zevallos Stigliano a Via Toledo. Una ghirlanda illuminata sospesa a mezz’aria, tra quel senso di Dickens e il fascino vero del XIX secolo.

All’interno un albero di Natale accoglie i visitatori. Bastano questi piccoli tocchi per fare di questa esposizione, di per sé già molto interessante, la scelta perfetta per queste festività.

Non credo sia possibile, ma Palazzo Zevallos mi appare, in questo periodo, ancora più bello e mi restituisce quell’aria che tutti durante il Natale sogniamo di respirare almeno una volta.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

La mostra è allestita tra il pianterreno e il primo piano. Sono le scene bucoliche di Giuseppe Palizzi quelle che aprono questo percorso espositivo, dove la vita rurale si fa arte: scene di caccia, il mercato dei cavalli, ma anche l’imponente Incitazione al vizio di Michele Cammarano, restituiscono la quotidianità del tempo. Colori vivaci che si alternano a nuance terra, stemperati con pennellate dense, che assumono sulla tela una loro corporeità fino a diventare vere e proprie texture.

Verso la metà del XIX secolo i pittori napoletani entrano a contatto con gli artisti parigini, da Manet a Courbet, generando una proficua contaminazione, che li orienterà verso il realismo che caratterizzerà anche l’impressionismo napoletano.

Le scene monastiche di Toma e Tofano si alternano alla nuda sensualità del Bagno Pompeiano di Domenico Morelli, che ritrae con eccezionale realismo scene antiche e scene bibliche, da La figlia di Jairo alla lapidazione de La Maddalena, che diventano momenti dell’antico quasi fotografati dall’artista.

«Nelle belle serate di luna piena ci si riuniva in terrazza» sono le stesse parole di Giuseppe De Nittis a descrivere la sua opera, che ritrae una scena conviviale, allegra, probabilmente in una taverna sul mare, con tanto di cantori, cui fa da sfondo il bellissimo Palazzo Donn’Anna al chiaro di luna.

Bellissima l’Eruzione sul Vesuvio o, più dialettalmente, Sotto il Vesuvio, tema, quello del vulcano partenopeo, che ritornerà spesso nella pittura di De Nittis, come dimostra la serie di opere qui esposta.

Agli inizi del nuovo secolo i napoletani si fanno sedurre da Gaupil, potente mercante parigino, che offre loro quella visibilità che ne farà maestri, e che li porterà ad esporre le proprie opere anche Esposizioni Universali parisienne.

Vita, vanità, moda si fondono diventando opere che catturano un’epoca come un reportage.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

I dipinti di queste sale sono come finestre aperte sul secolo scorso, attraverso le quali è possibile ammirare una Napoli bellissima, negli oli di Antonio Leto e Eduardo Dalbono, con le loro spiagge di Capri, pergolati e bagnanti ammalianti come sirene. L’isola azzurra, ma anche Mergellina e la Villa Comunali. La città si è offerta ai suoi impressionisti come un perfetto scenario da catturare e condividere. Ma ci sono anche molte scene d’interni e domestiche in questa bellissima rassegna che sembra sospendere il visitatore.

Da De Nittis a Gemito Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos Napoli 2017 2018 Giuseppe De Sanctis

Nel decennio francese, quello che va dal 1806 al 1815 i pittori napoletani sembrano ritrovare il dialogo con il paesaggio. Sono gli anni dell’Ancien Régime quelli in cui gli impressionisti spostano il loro “obiettivo” verso i parchi pubblici e gli spazi aperti, ritraendo le persone che li abitano. Donne eleganti e uomini galanti, fissati in un frangente temporale lontano. Scorgiamo nei dettagli dei loro cappotti, dei cappelli e dei colori un piglio di modernità, quasi contemporaneo, scolpiti da Gemito e dipinti da Giuseppe De Sanctis.

Sembra che gli impressionisti siano quasi la prosecuzione naturale di quell’opera di verità iniziata con Caravaggio, che raffigurano attimi di vita rubati, scevre dalle pose statiche dei secoli prima, impresse sulla tela come precorsici della fotografia.

Sono le strade, i boulevard e i suoi abitanti ciò che a metà del XIX secolo cattura l’attenzione degli impressionisti napoletani, che preferiscono luoghi come i giardini di Lussemburgo e la Senna dal Louvre, ma anche i loggioni dei teatri e la vita borghese.

Bellissime le sculture di Gemito che assumono una nuova dimensione lungo questo percorso espositivo: da Mariano Fortuny ad un Pescatore il realismo travalica la pittura per assumere la consistenza del bronzo.

La mostra dialoga perfettamente con la collezione permanente che diventa naturale prosecuzione, con le sculture di Gemito e nei tanti dipinti di quel tempo che ritraggono una Napoli radiosa prima della Guerra.

A chiudere l’esposizione sono i ritratti di Antonio Mancini, che alla fine dell’800 ritrae giovinetti borghesi e saltimbanchi, figli dei mugnai e scugnizzi, e nei suoi autoritratti anticipa quasi quello che oggi chiamiamo banalmente “selfie”, mostrandosi in studio con un accenno di sorriso come se si stesse specchiando, guardando negli occhi chi osserva. Nei suoi dipinti trovano posto anche Il pazzariello e Bacco, facce diverse di un’unica medaglia che è il popolo di Napoli.

ART NEWS

Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

ART NEWS

Il Salvator Mundi negli Emirati Arabi: ecco chi l’ha comprato e dove sarà esposto

Mi mangio ancora le mani per non averlo visto dal vivo. Il Salvator Mundi, l’opera attribuita a Leonardo Da Vinci che ha battuto ogni record di vendita, era passato da Napoli quest’anno per la mostra a lui dedicata nel Museo Diocesano di Napoli. Dalla notorietà alla fama mondiale il passo è stato decisamente breve. Dopo essere stato battuto all’asta da Christie’s per oltre 450 milioni di dollari, è adesso uno dei dipinti più costosi e più noti di ogni tempo.

Dopo tante speculazioni giornalistiche, è il Wall Street Journal a rivelare il nome del vero acquirente che, data la disponibilità di una tale somma, non poteva che trovarsi in Medioriente.

È il principe saudita Mohammed Bin Salman il vero acquirente del Salvator Mundi. A confermarlo al giornale economico americano sarebbero state delle fonti dell’intelligence statunitense.

L’acquisto è stato fatto “per procura e per conto” del principe, si legge.

Non si tratta di un collezionista abituale, ma, a quanto pare, il principe vuole riorganizzare l’organigramma dei propri interessi, il che significa che questo potrebbe non essere destinato ad essere (o non lo sarà già) l’unico acquisto d’arte e, visto il patrimonio, l’unico acquisto record.

Salvator Mundi, Leonardo Da Vinci

Per acquistare il dipinto, il principe Mohammed bin Salman si è servito del principe Bader bin Abdullah Mohammed bin Farhan al-Saud, poco noto e appartenente ad un ramo laterale della famiglia. Gli emissari del principe non hanno rivelato le intenzioni di acquistare il dipinto fino al giorno prima, né tantomeno hanno confermato sulla carta di essere gli acquirenti del Da Vinci.

Per partecipare alla gara di acquisto del dipinto gli emissari sauditi avevano depositato 100 milioni di dollari a Christie’s, che per tale somma ne ha naturalmente chiesto l’origine.

Ad oggi il Salvator Mundi è l’unica opera di Leonardo Da Vinci che resta nelle collezioni di un privato e, secondo quanto ha rivelato il giornale americano, sarà esposto nel Louvre di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come conferma un tweet del profilo ufficiale del museo.

ART NEWS

Gallerie degli Uffizi a Firenze, il biglietto aumenta del 60%

Dal 1 marzo 2018 entrare alle Gallerie degli Uffizi costerà 20 euro a fronte degli attuali 8.

A quanto pare il noto museo fiorentino sta cambiando il sistema tariffario, con biglietti più cari nella stagione più alta e l’introduzione di tessere nominative annuali, che partiranno questo settembre.

Il piano è stato presentato ieri dal direttore delle Gallerie, Eike Schmidt. Dal prossimo anno una visita al museo da marzo a ottobre costerà il 60% in più, mentre da novembre a febbraio il biglietto costerà 12, oltre il 30% dell’attuale ticket.

A questi prezzi va aggiunto il sovrapprezzo di 4,50 € per l’accesso alle mostre.

Invariati invece i 4 euro per i costi di prenotazione.

Il direttore asserisce che questo sistema servirà a gestire meglio i flussi, sia tra le singole strutture che fra i periodi dell’anno.

Secondo un comunicato del Ministero dei Beni Culturali, gli Uffizi nel 2016 sono ancora al terzo posto, dopo il Colosseo e Pompei, dei musei italiani più visitati, con oltre 2.000.000 di visitatori l’anno.

I giornali parlano di questa nuova strategia museale come di una “rivoluzione fiorentina”, ma lo è davvero o soltanto un’involuzione che porta ad una cultura più elitaria?

Un aumento del costo del biglietto nella stagione alta rappresenta certo un maggior introito per il museo, ma è senza dubbio una pistola alla tempia del visitatore che accorre a Firenze, città d’Arte italiana per antonomasia, per apprezzarne le sue innumerevoli bellezze e opere in primavera estate.

Da qualche anno sono tante le gratuità introdotte per quanti vogliono avvicinarsi al mondo dell’arte: da 18APP, bonus per i neo-diciottenni che possono spendere anche nei musei statali, all’ingresso gratuito per gli insegnanti che, oltre a 500 € l’anno da spendere in cultura, possono così entrare nei musei del nostro paese senza pagare, senza contare gli studenti delle accademie e delle facoltà artistiche. Se a tutto questo aggiungiamo anche le prime domeniche del mese con ingresso gratuito per tutti, sarà facile capire quanto lo Stato stia investendo e abbia già investito affinché i cittadini possano avvicinarsi con più facilità al mondo dell’arte e della cultura.

Se il motivo di questo aumento è un maggior incremento delle entrate per le Gallerie degli Uffizi, non poteva il MiBACT attingere dalle casse dell’erario, eliminando qualche “gratuità extra” aggiunta di recente, anziché permettere questo esponenziale aumento del ticket d’entrata?

Se consideriamo un pagamento d’ingresso di circa 6 € (facendo una media approssimativa tra ticket interi e riduzioni) e lo confrontiamo con il dato reso disponibile dallo stesso sito dei beni culturali, possiamo stimare per gli Uffizi un guadagno lordo di circa 12.000.000 di euro l’anno, cifra che, sebbene del tutto arbitraria e totalmente approssimativa, non tiene comunque conto di stime e ricavi del bookshop, con la vendita di cataloghi, gadget e souvenir, e l’onerosa caffetteria/ristorante.

Un uomo sui trenta, precario, mediamente realizzato, che vuole regalare un weekend a Firenze alla propria metà, coetanea e senza sconti, si ritroverà così a pagare 40 euro per il solo accesso alle Gallerie, escluse mostre temporanee al loro interno, e cioè il costo di un pernottamento in un B&B tre stelle, o due coperti in un ristorante gourmet, incidendo del 20% sul viaggio e soggiorno.

Se lo scopo di tale aumento è quello di ridurre il contatto con le opere da parte di troppi calori, effluvi, polveri e pulviscoli epiteliali allora la mission è senza dubbio raggiunta; ma se la speranza è quella che un così alto e improvviso rincaro dei prezzi lasci inalterato il rapporto degli italiani con l’arte e le gallerie fiorentine, fallisce tragicamente.

L’Italia non garantisce un’economia tale ai propri cittadini da lasciarli liberi di spendere 20 euro senza rimpianti o ansie da quarta settimana del mese.

ART NEWS

Perché è giusto pagare un biglietto di ingresso per musei e monumenti

In questi giorni fa molto discutere la decisione di Dario Franceschini di introdurre un biglietto di ingresso per il Pantheon a Roma. La proposta del Ministro dei Beni Culturali, che dovrebbe essere attuata entro fine mandato, arriva a ridosso di un’altra notizia, quella della sospensione dei lavori di ampliamento del MET di New York.

Il noto museo sulla quinta strada stava infatti espandendo un’area, sotto le direttive dell’archistar britannico David Chipperfield, che avrebbe dovuto ospitare la collezione di arte moderna e contemporanea del magnate del beauty Leonard Lauder.

Il progetto però pare, almeno per il momento, congelato fino al 2024. La spesa per la nuova ala si aggira infatti intorno ai 600 milioni di dollari. Troppo per un museo, il cui accesso al pubblico è a contributo volontario, che sembra avere tagliato i costi di spesa di circa 31milioni di dollari, con conseguenti rallentamenti per mostre ed eventi, tagli al personale e stop delle assunzioni.

A darne notizia allo staff lo stesso Daniel Weiss. Il direttore del MET, chiamato qualche anno fa per risanarne i conti, lo ha infatti comunicato in una nota ufficiale.

Nonostante queste sembrino notizie apparentemente distanti, e per collocazione geografica e per tipologia di museo, è innegabile il fatto che esse pongano il punto di domanda sui costi della cultura.

È vero che è compito di una Nazione garantire la fruizione dei beni architettonici, artistici e culturali ai suoi cittadini, ma è altrettanto vero che monumenti e musei hanno dei costi, spesso molto alti, di mantenimento e manutenzione, non soltanto per il personale che ne gestisce le strutture, ma anche per il restauro delle opere in esse contenute.

Alla luce di questa notizia è facile dunque spiegare il prestigioso prestito fatto dal Metropolitan a Capodimonte, quello de La donna con il liuto del fiammingo Vermeer, attualmente esposto nel museo napoletano.

Se consideriamo che il Pantheon a Roma ha una media di sette milioni di visitatori l’anno, che accedono alla struttura senza pagare alcun biglietto d’ingresso, e che il Metropolitan Museum of Art è il secondo museo più visto al mondo con oltre sei milioni visitatori, che vi accedono con un contributo volontario, sarà facile comprendere quanto l’introduzione di un biglietto fisso, porterebbe un grande beneficio alle due strutture che conseguentemente potrebbe portare minori costi per la gestione e manutenzione. Con un biglietto di ingresso infatti si garantirebbe l’accesso alle opere soltanto a chi è veramente interessato a contemplarle e, implicitamente, contribuire al loro mantenimento, riducendo, allo stesso tempo, l’afflusso incondizionato di chi vi accede anche solo per curiosità, spinto dalla gratuità della struttura.

Inserendo un ticket, che potrebbe aggirarsi intorno ai 12 dollari per il MET, a scomputo degli attuali 25 suggeriti sul sito ufficiale, e un costo, magari anche solo simbolico, per il Pantheon a Roma, si garantirebbe alle due sedi di poter fidare su di una rendita più o meno fissa, dalla quale attingere per coprire quantomeno i costi di intervento ad opere e strutture e, nella più rosea delle prospettive, riuscire anche a finanziare piccole esibizioni temporanee.

Se avete di continuo ospiti nella vostra casa, con il passare del tempo persino le sedie e il pavimento risentiranno dell’usura di chi viene a trovarvi, con un notevole aumento dei costi di manutenzione annui della vostra abitazione.

Gli italiani dovrebbero andare oltre il perbenismo un po’ snob che guarda con disprezzo ai guadagni che provengono dalla cultura e alla sua commercializzazione, ed entrare in una forma mentis più imprenditoriale, che sappia “vendere” l’arte al pubblico, nel rispetto dei luoghi, delle opere e del loro valore artistico-culturale.

ART NEWS

Presto un biglietto di ingresso al Pantheon a Roma

Se, come me, avete visitato Santa Maria in Cosmedin nella prima parte dello scorso 2016, allora probabilmente siete tra i fortunati ad aver potuto scattare una foto gratuita vicino alla famosa Bocca della Verità a Roma. Dallo scorso settembre infatti per sentirsi un po’ Audrey Hepburn e scattare una foto vicino al celebre tombino romano, ogni visitatore dovrà pagare 2 €. La decisione è stata presa dal rettore della Chiesa, per tutelare il monumento visitato da migliaia di turisti ogni giorno.

mariano-cervone-roma-bocca-della-verita-cosmedin-internettualeA questo potrebbe presto aggiungersi il Pantheon. Tra i monumenti (gratuiti) più visitati della Capitale, l’antico tempio romano, dedicato (come suggerisce il nome) a tutti gli dei, convertito poi in basilica cristiana nel VII secolo, è visto ogni anno da circa 7 milioni di visitatori.

pantheon-cupola-roma-sole-cielo-internettuale
Cupola del Pantheon dall’interno

Come tutte le opere e i monumenti, anche il Pantheon richiede dei costi di manutenzione e gestione. Naturale dunque che il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, stia meditando di introdurre un biglietto d’accesso per visitare il sito. La magra consolazione per noi visitatori e amanti dell’arte e dell’archeologia è che, pare, si tratterà di un costo molto basso.

Trattandosi, di fatto, di un luogo di culto è più complicato, ma, assicura Franceschini: «siamo a buon punto con i rapporti con la Chiesa».

Franceschini desidera riuscire a far convivere la fruibilità per i visitatori e il culto per i fedeli che invece accorrono per le celebrazioni. D’altronde esperienze di questo tipo esistono già in Italia. Basti pensare al Duomo di Milano: «Penso che entro questa legislatura il Pantheon sarà visitabile a pagamento» ha infine chiuso il ministro.

Affrettatevi dunque a visitarlo adesso, per vedere il sole penetrare attraverso l’iconico buco nella cupola della struttura, diventata celebre e ispiratrice per molte altre costruzioni coeve e contemporanee.

Gli introiti che proverranno dai biglietti saranno naturalmente impiegati per salvaguardare la struttura. In questo modo anche il Pantheon “potrà contribuire al fondo di solidarietà, come fanno il Colosseo e tutti gli altri musei, versando il 20 per cento degli incassi”.

ART NEWS

Al Lago d’Iseo si cammina sull’acqua con Christo

Diventato persino di tendenza su twitter, The Floating Piers è la nuova opera che l’artista bulgaro Christo ha ideato con la sua compianta compagna d’arte, Jeanne-Claude scomparsa nel 2009, già negli anni ‘70, e che oggi vede ufficialmente la luce, diventando la prima opera su larga scala dell’artista da The Gates del 2005. Una passerella galleggiante di colore giallo, lunga tre chilometri, che percorre tutto il lago Lago d’Iseo, dando ai visitatori, non soltanto la possibilità di interagire con l’opera camminando letteralmente sull’acqua, ma anche di raggiungere per la prima volta a piedi l’isolotto al centro dello specchio d’acqua bresciano. Il percorso infatti collega Sulzano con Monte Isola e l’Isola di San Paolo.

The Floating Piers project Christo - internettualeCostata 15 milioni di euro, non sono mancate le polemiche su di un budget così oneroso per quella che è un’opera d’arte contemporanea, alle quali, durante la presentazione lo stesso artista ha risposto: «Abbiamo usato i nostri soldi, né delle banche né di nessun altro. Soldi che arrivano dalla vendita di opere d’arte originali, che faccio con le mie mani, non ho assistenti. Tutto è fatto da me».

E alla stampa, accorsa a vedere questa colossale realizzazione ha subito suggerito: «La passerella non dovete guardarla in fotografia, bisogna camminarci sopra».

Nessun biglietto d’accesso. Passeggiare su questi 220.000 cubi di polietilene non costa nulla e da oggi, 18 giugno, fino al prossimo 3 luglio (tempo permettendo) lo si potrà fare 24 ore su 24, vivendo un’esperienza unica: «Non ci sono biglietti – dice l’artista – nessun orario di apertura, nessuna prenotazione o proprietario. The Floating Piers è un’estensione delle strade e appartiene a tutti».

Dopo questi sedici giorni di esposizione, durante i quali chiunque potrà accedervi, il materiale sarà rimosso e completamente riciclato.

Per l’artista non è la prima esperienza italiana questa: negli anni ’70, infatti, aveva ideato Wrapped Medieval Tower a Spoleto nel 1968, Wrapped Monuments a Milano nel 1970 e The Wall – Wrapped Roman Wall in Rome 1973-1974.The Floating Piers Lago d'Iseo Italia Christo Wolfang Volz - internettuale