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L’Avocado, trend culinario dell’anno: ecco 10 motivi per cui mangiarlo

Se esiste una moda anche nella cucina, allora il must dell’estate 2017 è sicuramente l’Avocado. Questo frutto, originario del Messico centrale, deve il suo nome a un prestito dall’inglese, avocado (che resta invariato nella nostra lingua) a sua volta preso in prestito dallo spagnolo aguacate, le cui radici (etimologiche, s’intende) affondano nell’azteco āhuacatl (pron. [aːˈwakat͡ɬ]) che letteralmente significa testicolo, per analogia alla forma di quest’organo. La pianta invece è chiamata Persea americana.

Questo frutto tanto spazio sta prendendo sulle pagine di diversi siti web e, conseguentemente, anche sulle nostre tavole, al punto che a Roma ha aperto il primo Avocado Bar, locale dove la base di ogni ricetta, dai toast all’hamburger, è, manco a dirlo, l’avocado. Un trend culinario che potrebbe portare all’apertura di nuovi punti a Milano e a Napoli.

Nell’attesa authoritynutrition.com ha stilato una classifica dei principali benefici di questo frutto di cui tutti parlano e che presto diventerà parte integrante anche della nostra dieta… mediterranea (?):

INCREDIBILMENTE NUTRIENTE:

È estremamente prezioso per il suo alto valore nutrizionale, e spesso aggiunto a tutti i tipi di piatto per suo buon sapore e la struttura ricca. L’avocado inoltre è l’ingrediente principale del guacamole.

Diventato popolare tra i salutisti, nella forma può ricordare una pera, caratterizzato dal tipico colore verde-nero, mentre il suo peso può oscillare da 220 grammi ad oltre un chilo.

La parte che viene mangiata è quella interna del frutto, buccia e seme invece vengono buttati. L’avocado contiene oltre venti vitamine, tra cui il potassio, la vitamina K e la vitamina C.

Per ogni 100 g di prodotto, ci sono circa 160 calorie, 2 g di proteine, e circa 15 grammi di grassi sani. Nonostante contenga 9 grammi di carboidrati, va detto che 7 di questi sono fibre e quindi i grammi di carboidrati “netti” sarebbero soltanto 2.

Questo frutto non contiene sodio o colesterolo, ed è anche povero di grassi saturi.

RICCO DI OLI VEGETALI:

L’avocado e l’olio di avocado sono ricchi di acido oleico monoinsaturo, un acido grasso che fa bene al cuore al pari di quello contenuto nell’olio di oliva, il che rende particolarmente appetibile e salutare questo frutto.

RICCO DI FIBRE:

Circa il 7% del peso di un Avocado è composto da fibre, una concentrazione molto più alta di tanti altri alimenti. Le fibre sono essenziali per la perdita di peso e una migliore funzione del proprio metabolismo.

ABBASSA IL COLESTEROLO E I TRIGLICERIDI:

Diversi studi asseriscono che mangiare regolarmente avocado apporta grandi benefici al nostro organismo, tra cui una significativa riduzione del colesterolo, una riduzione dei trigliceridi nel sangue fino al 20% e un incremento del colesterolo buono dell’11% circa.

LE PERSONE CHE MANGIANO AVOCADO SONO PIÙ IN SALUTE:

Secondo un sondaggio le persone che mangiano avocado hanno un maggior numero di sostanze nutritive nel loro organismo, con un minor rischio per l’apparato cardiovascolare.

ANTIOSSIDANTI:

Secondo alcuni studi, accompagnare le verdure all’avocado o condirla con olio di avocado aumenta notevolmente la quantità assunta di antiossidanti.

UN BENE PER GLI OCCHI:

Tra gli antiossidanti contenuti nell’avocado ci sono la luteina e la Zeaxantina, due pigmenti naturali molto importanti per la salute degli occhi, che riducono il rischio di degenerazione maculare e cataratta.

ANTITUMORALE:

Sì, alcuni studi hanno dimostrato che l’avocado può combattere anche il cancro. Questo frutto infatti è un potente antitumorale, e può aiutare a prevenire in particolare quello alla prostata, abbassando addirittura gli effetti collaterali della chemioterapia.

 

CONTRO L’ARTRITE:

Insieme alla soia, l’Avocado può ridurre significativamente i sintomi dell’osteoartrite.

PERDITA DI PESO:

In vista dell’estate e della prova costume, sappiate che l’avocado può essere introdotto in una dieta equilibrata e sana e, grazie al suo apporto di fibre e al basso contenuto di carboidrati, può aiutare a promuovere la perdita di peso.

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Napoli: pizza fritta col gelato, mentre i “pizzaiuoli” si candidano a patrimonio UNESCO

Se uno dei piatti più popolari cinesi è il gelato fritto, che da sempre desta curiosità e stupore, a Napoli c’è chi il gelato lo inserisce addirittura nella pizza fritta. È successo nell’Antica Pizzeria Masardona, a due passi dalla stazione centrale, che dal 1945 prepara buonissime pizze fritte. Un successo di qualità e gusto che ha portato la pizzeria dritta fino a Ibiza, dove la Masardona ha aperto una sede nel cuore della movida spagnola.

L’antica pizzeria ha così realizzato la prima pizza fritta della storia fatta con il gelato, postando, per la sua presentazione ufficiale, un video sulla propria pagina facebook. Questo insolito mix, perfetto equilibrio di dolce e salato, viene realizzato in collaborazione con un altro storico brand del food napoletano, la gelateria Casa Infante. Da questi due colossi arriva un’invenzione destinata a stravolgere, e senza dubbio lasciare il segno, nella tradizione culinaria napoletana.

È a Napoli infatti che la pizza è stata inventata nell’ormai lontano 1880, dall’idea di un panettiere napoletano, Raffaele Esposito, che creò un piatto che rievocasse i colori della nostra bandiera in onore della Regina Margherita di Savoia da cui, manco a dirlo, prende il nome. Oggi la pizza è, insieme alla pasta, il simbolo dell’Italia nel mondo. Ma non è la prima volta che a Napoli si prova a darne una versione diversa sposandola con le gastronomie più disparate.

Già nel 2015 Gino Sorbillo, vero e proprio artista della pizza a Napoli, sempre attento all’alta qualità e alla coltivazione biologica dei suoi ingredienti, aveva collaborato con la nota gelateria napoletana, creando il “gelato di pizza napoletana”: gelato di fiordilatte (rigorosamente di Vico Equense), confettura di Pomodoro San Marzano Dop (Presidio Slow Food), Gustarosso, sbriciolata di pizza con Farina di Agricoltura Biologica cotta a legna. Il tutto non poteva che essere spolverizzato con basilico liofilizzato campano.

L’invenzione della nuova pizza fritta con il gelato arriva proprio in concomitanza dell’annuncio della raccolta di 1,3 milioni di firme in oltre 50 paesi nel mondo di una petizione a sostegno proprio dell’arte dei pizzaiuoli napoletani come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO.

A rivelarlo Alfondo Pecoraro Scanio durante la Milano Food Week. L’ex ministro era infatti promotore della campagna #pizzaUnesco, e ha precisato che l’obiettivo è quello di raggiungere i due milioni di firme in almeno 100 paesi entro questo autunno.

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La pizza di Sorbillo, il vero sapore della città di Napoli

veduta di Via Tribunali dalla Pizzeria Sorbillo
veduta di Via Tribunali dalla Pizzeria Sorbillo

È una delle pizzerie più note della città di Napoli, se non LA pizzeria per antonomasia. Quella di Sorbillo non è una semplice pizza, ma una vera e propria esperienza sensoriale, vera essenza della vita napoletana. A cominciare dall’attesa, una volta comunicato il proprio nome all’ingresso, nei vicoli, tra cittadini impazienti e turisti curiosi, tra auto di passaggio e motorini. L’attesa, che al sabato sera può arrivare anche a un’ora, è una preparazione ai ritmi di una città che la vita sa godersela nonostante tutto.

Si vive prima il vicolo. Con il chiacchiericcio della gente intorno, l’entusiasmo di chi ci va per la prima volta, la consapevolezza di chi ci ritorna pregustando la creazione di un maestro artigiano della pasta quale Antonio Sorbillo con suo padre Salvatore.

Ci si sente immersi nell’atmosfera partenopea, in Via Tribunali 32, sede storica della pizzeria Sorbillo, che ha saputo estendere il proprio marchio a Piazza Trieste e Trento, con una friggitoria, Zia Esterina, che esporta la pizza fritta a ridosso di una delle piazze più belle d’Italia, Piazza del Plebiscito, trasformando i suoi clienti in parte di una cartolina vivente, e sul lungomare in Via Partenope 1, a due passi da Piazza Vittoria e dalla Colonna Spezzata, con vista su Castel dell’Ovo.

Un marchio, quello di Gino Sorbillo, che è davvero una garanzia, e che ha saputo affascinare anche il mondo della televisione de La Prova del Cuoco su raiuno con Antonella Clerici, o quello ipercritico ed elitario di MasterChef, arrivando all’evento-moda di questa estate Dolce & Gabbana, alla cui madrina d’eccezione, Sophia Loren, il maestro pizzaiolo non poteva che dedicare una pizza, rievocando i tempi in cui la pizza, fatta di sola pasta, pomodoro, mozzarella e basilico fu creata per la Regina Margherita di Savoia.

Una volta dentro la sala di Via Tribunali sono le canzoni classiche napoletane in filodiffusione a far da colonna sonora. Venturini, certo, ma anche Pino Daniele e Caruso si fondono in un’atmosfera di festa e tradizione.

Tante le pizze sul menu, così come le bevande che le accompagnano, ma se volete sentire il vero sapore di Napoli, è la pizza Margherita che dovete ordinare. Classica o DOP, con tutti gli ingredienti di origine protetta e un bocconcino di mozzarella di bufala, spesso imitato, a contornare il tutto. Un impasto leggero che si scioglie in bocca in un’armonia di sapori senza tempo.

Sottilissima e gigante. Sono questi gli aggettivi che meglio si addicono a questa straordinaria creazione della cucina partenopea esportata in tutto il mondo.

La scelta migliore per accompagnare una delle tante pizze offerte dal ricco menu Sorbillo, è senza dubbio la birra artigianale della casa. Un gusto deciso che renderà questo pasto un’esperienza indimenticabile. Sì, perché è solo dopo aver sentito la freschezza della mozzarella, il sapore corposo del pomodoro e il gusto frizzante del basilico fresco di una pizza Sorbillo che si può dire di essere stati davvero a Napoli.

Per maggiori informazioni:

www.sorbillo.it

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A Cesenatico arriva “Quinto Quarto”, ristorante tra fast-food e cucina regionale

Arriva a Cesenatico Quinto Quarto, ristorante dove è possibile mangiare “Piadina e Affini”, come recita la didascalia sotto allo stesso nome del posto. A metà strada tra fast-food e cucina regionale, il menu offre il piatto romagnolo per antonomasia, la piadina, declinata nei gusti più caratteristici, ma anche in originali varianti della casa che vengono servite attraverso un insolito quanto sorprendente meccanismo, che molto mutua dalle catene di ristorazione rapida. Non c’è servizio ai tavoli: i camerieri qui sono più steward di sala che accompagnano i clienti al proprio posto e portano la carta. I clienti ordineranno il proprio piatto direttamente alla cassa: mentre le bibite saranno consegnate subito, al posto dell’ordinazione verrà dato un dischetto nero, il quale lampeggerà e vibrerà quando l’attesa sarà terminata e il proprio ordine pronto per essere ritirato. Vassoi in acciaio e piastrelle bordeaux al posto delle stoviglie, in perfetta linea con il concept degli interni, il cui design oscilla tra un gusto rustico e industriale.

Quinto Quarto Cesenatico esterno tavoli 2 - internettualeCementine e legno. A dominare è il minimalismo, che restituisce nella modernità delle linee il fascino di un luogo d’altri tempi e, secondo una filosofia di trasparenza e genuinità della preparazione, la cucina bene in vista e le sapienti mani di chi prepara gli ingredienti di un piatto squisito. Gli ingredienti delle piade “semplici” vengono serviti separatamente: e così il prosciutto, affettato al momento, in carta oleata e i formaggi morbidi, come lo squacquerone, in ciotole in ceramica. Sarà il cliente, giunto al proprio posto, a preparare con le sue mani la sua piadina, in un’ottica di conviviale familiarità.

Diverse annate per un vino delizioso, il cibo è squisito e cucinato con cura, con la qualità di una cucina tradizionale che porta alta la bandiera della propria regione di origine, perfetto per i turisti che vogliono scoprire sapori nuovi e per i residenti che hanno voglia di (ri)scoprire un gusto che conoscono.

Simpatico e disponibile il personale, che è cordiale, giovane, preparato.

Attento alle nuove tendenze enogastronomiche, il menù di Quinto Quarto è ricco e variegato, e va dalle piadine ai rotoli, passando per le insalate e i “fuori menù”, offrendo la possibilità di scegliere tra un’alimentazione bio, con piadine di farine integrali e coltivazione biologica o impasti tradizionali.

Nel cuore di Cesenatico, si può mangiare direttamente sulla riva di Porto Canale, in un’atmosfera suggestiva, intima e fresca, tra il profumo di salsedine, le strida dei gabbiani, le barche ormeggiate.Quinto Quarto Cesenatico esterno tavoli - internettuale

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Apre a Pompei “Caupona”, ristorante in cui si mangia come ai tempi dell’Antica Roma

Caupona (1)È un vero viaggio nel tempo, quello di Caupona, il primo ristorante archeo-esperienziale, che riporta, letteralmente, i suoi ospiti nell’Antica Roma. A due passi dagli Scavi Archeologici di Pompei, Caupona, dal latino locanda, osteria, appunto, è la fedele ricostruzione di un’antica domus pompeiana, sia negli arredi che nella sua architettura, restituendo ai commensali la sensazione di aver varcato uno stargate temporale che li proietta al 79 d.C., prima che la terribile eruzione del Vesuvio distruggesse la cittadina campana.

Sale affrescate nel IV stile, che ruotano intorno alla corte di un giardino, con tanto aranci, limoni, rosmarino, i cui profumi sono allietati da una fontana zampillante. Prezzi sui muri, com’era solito nel tempo, indicati in assi e sesterzi, che si alternano a scritte elettorali che ricalcano proprio quelle della tipica osteria in Via dell’Abbondanza.

Caupona (21)

Ma non è soltanto l’ambiente la fedele riproduzione di una realtà ora restituita. Anche le pietanze, servite rigorosamente da un personale in costume e piatti e stoviglie in terracotta, sono ispirate all’antico ricettario di Apicio, De Re Coquinaria.

Ampia la scelta gastronomica, studiata dagli chef Roberto Lepre e Vincenzo Russo, che consente la scelta di un menu ispirato alle originali ricette antiche, in una loro rivisitazione moderna, o accedere ad un’offerta più tradizionale che di antico conserva soltanto alcune “sfumature”. Il tutto accompagnato dal Falerno, vino della casa, già maggiormente diffuso nella Pompei romana.

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Ricostruita in quella che era un vecchio casale, Caupona nasce da un’idea dell’artista e scenografo Nello Petrucci e Francesco De Martino, appassionato di cucina. La sua realizzazione ha richiesto oltre un anno e mezzo di lavoro.

Gli ambienti occupati dall’amministrazione si rifanno per lo più al Termopolio di Vetuzio Placido, quelli degli ospiti invece sono l’esatta riproduzione della bellissima domus di Marco Lucrezio Frontone, con dipinti murari riprodotti a mano, con la stessa tecnica dei copisti pompeiani, ad opera dell’artista Rosario Lamberti, coadiuvato da Rosario Esposito.

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“Marchesi” a Milano: tra gusto e moda, la storica pasticceria che (ora) veste Prada

È una suggestione d’altri tempi la storica Pasticceria Marchesi, in Via Santa Maria alla Porta a Milano dal 1824. Vero e proprio punto di riferimento per i milanesi, nel locale il tempo sembra davvero essersi fermato. Si dice che sia suo uno dei panettoni artigianali più buoni e soffici della città.

Quelle di Marchesi non sono semplici produzioni, ma vere e proprie creazioni: un’estasi per il palato sì, ma anche una gioia per gli occhi, che avvolge insieme agli interni in legno, i pavimenti d’epoca, le finiture in ottone.

Persino bere un caffè al banco di questo storico locale, tra pasticcini e un inebriante profumo di dolci, diventa un’esperienza sensoriale unica.

Dallo scorso anno, all’originario proprietario Angelo Marchesi si è affiancato, con una quota, Prada, nota casa di moda italiana. Tale acquisizione ha portato questo emblema dell’arte bianca ambrosiana all’apertura di una seconda sede, a due secoli da quella di corso Magenta, in Via Monte Napoleone 9.

Il nuovo locale, nella via milanese del luxury shopping, di Marchesi porta con sé l’essenza, richiamandola nel design e negli arredi, affidati ad uno dei collaboratori del marchio di lusso italiano, Roberto Baciocchi, che ha mantenuto l’idea di eleganti ed ampie vetrine nella parte antistante, e divani in velluto accompagnati da tavolini in marmo chiaro per le salette interne, avvolti da seta jacquard verde alle pareti con motivi floreali.

Monumento del capoluogo lombardo, la pasticceria Marchesi, con il suo inconfondibile stile vintage e la passione per la tradizione, è luogo d’incontro ideale per gli amanti del gusto e, da adesso, anche della moda.

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“Caupona”, la locanda per mangiare come nell’antica Pompei

Se ripensiamo agli antichi romani, la prima immagine che probabilmente ci viene in mente è il loro caratteristico modo di mangiare: distesi sui loro triclini, circondati da schiavi che servivano loro le pietanze più prelibate, mentre rigorosamente bevono vino. Ma se negli anni la postura è cambiata, da oggi sarà di nuovo possibile assaggiare sapori di duemila anni fa.

A pochi passi dall’area archeologica degli scavi di Pompei, apre al pubblico CAUPONA, dal latino “locanda, osteria” appunto, che si propone come il primo ristorante “archeo-esperienziale”, completamente ispirato all’antica città romana distrutta dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C.

La presentazione è fissata per martedì, 19 aprile alle ore 13.30, dove gli invitati potranno degustare cibi ispirati all’antica Pompei.

Grazie ad un attento lavoro di ricerca ogni pranzo o cena si trasformeranno in una vera e propria esperienza di gusto, certo, ma anche di usi e costumi in voga nella Pompei di duemila anni fa. I locali infatti sono la fedele riproduzione, sin nei minimi dettagli, di una vera locanda pompeiana e, al contempo, di una casa d’epoca.

È come entrare all’interno di una vera domus, quando si varca l’accogliente giardino di Caupona. Sulle pareti di quello che era un vecchio casale rurale ad un solo livello, oggi completamente ristrutturato, campeggiano i prezziari, rigorosamente in assi e sesterzi, con graffiti e scritte elettorali che ricalcano quelli propri di un’osteria.

I locali occupati dalla parte amministrativa del ristorante richiamano invece il Termopolio di Vetuzio Placido, mentre quella dedicata agli ospiti è la riproduzione della bellissima Domus di Marco Lucrezio Frontone, con tanto di affreschi, realizzati nella tecnica già utilizzata dai “copisti” dell’antica Pompei.

Ma non sono soltanto i sontuosi ambienti il frutto di questo lavoro di ricerca e riproduzione, ma anche, e soprattutto, il cibo, la gastronomia, ispirata alle ricette originali di De Re Coquinaria di Apicio. Persino le stoviglie sono fedeli copie in terracotta di piatti e coppe serviti dal personale che vestirà gli abiti del tempo, per rendere questa esperienza enogastronomica ancora più coinvolgente e rivivere il tempo interrotto dall’eruzione del vulcano.

Per maggiori informazioni, ecco il link

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“Zen 2”: a Napoli l’“all you can eat” per gustare il Giappone a due passi da casa

Se secondo la netiquette il photofood nipponico non è più di gran moda su instagram da quando l’“all you can eat” ha fortemente svalutato l’aspetto elitario del sushi, andare a mangiare al ristorante giapponese resta comunque uno dei grandi piaceri degli italiani, che contano infatti, nella sola Milano, più di 400 ristoranti.

Un prezzo fisso, a pranzo o a cena, e la possibilità di svuotare i piatti fino al limite dell’umana possibilità, è questa la formula che a poco prezzo ha reso più accessibile il gusto della cucina orientale.

Per chi vuole respirare la suggestiva atmosfera giapponese, senza rinunciare alla possibilità di un’ampia scelta di piatti e di gusto, il ristorante Zen 2 a Napoli è senza dubbio la scelta ideale. Sito nel centro storico della città, a due passi dal cinema Modernissimo, lo Zen 2 è un ristorante in cui dominano i colori della terra e del nero, che si diramano in affascinanti pagode e decorazioni che ora richiamano i templi giapponesi, misti a piante che tentano di restituire giunchi verdeggianti.

Il personale è cortese e premuroso verso il cliente, pur essendo discreto e impercettibile. I prezzi, invece, decisamente abbordabili, che vanno dai 14,90 € del pranzo (tra le ore 12,30 e le 15.00) ai 19,90 della cena (dalle 19.30 a mezzanotte), per un menu variegato e ricco, che va dal sushi, declinato in tutte le sue forme, passando per ramen, ravioli, tempura e tante altre specialità etniche.

Anche se dolci e bevande sono esclusi, i costi sono decisamente onesti, per un’offerta che va dall’acqua alla coca-cola, dal vino alla birra, passando, naturalmente, per il sakè.

Con la comodità dei tavoli grandi e ampi e il riserbo di quelli a due, lo Zen 2 è l’ideale per divertenti ritrovi tra amici e romantiche cenette di coppia, per gustare il Giappone a due passi da casa.