LIFESTYLE

Weekend a Napoli: guida tra arte e cucina per scoprire la città in due giorni

Lo so, lo so, è difficile riuscire a condensare la visita di un’intera città in soli due giorni e, premettendo che saranno tante le cose che (inevitabilmente) trascurerò in questa mini-guida, proverò a tracciare un percorso ideale. In tanti infatti mi hanno chiesto cosa vedere a Napoli in un weekend e, in vista della nuova stagione turistica ormai alle porte, tra fine settimana romantici e ponti pasquali, ho pensato di redigere una piccola guida che possa aiutare il turista a orientarsi in una città che, per conoscerla tutta, una vita intera non basterebbe.

Diciamo che quello che andrete a leggere è la premessa di molto altro…

Che voi arriviate in treno o in aereo, poco importa, la vostra meta è il centro storico, e per centro storico intendo il cuore della città, quello dei decumani che dall’epoca greca fino ad oggi continuano ad essere le principali vie di comunicazione tra la parte più antica e quella più moderna.

Dirigetevi a Via Tribunali, è qui che si diramano le più famose vie di Napoli: San Gregorio Armeno, la via del presepio napoletano, San Biagio dei Librai, Spaccanapoli, la via che divide esattamente in due la città, con tutta la loro filiera di Chiese antiche e palazzi nobiliari, che sono tra i più belli della città: Palazzo Spinelli, Palazzo Marigliano, Palazzo Carafa sono solo alcuni degli edifici che non dovete assolutamente perdere: il primo per la sua architettura, il secondo per il suo bellissimo incrocio di scale, il terzo perché originaria sede della testa di cavallo di Donatello, oggi al Museo Archeologico Nazionale, di cui resta una copia in terracotta.

PRIMO GIORNO:

Per curiosità o per vedere Napoli da una prospettiva diversa e scoprirne la sua storia, la prima tappa è Napoli Sotterranea. Nata a metà degli anni ’90, ripercorre la storia della città dall’epoca greca, quando si scavava il sottosuolo per costruire cisterne e acquedotti, arrivando alla seconda guerra mondiale, anni in cui queste cavità furono utilizzate dai partenopei come rifugi antiaerei.

Il consiglio è quello di visitarla subito, perché l’accesso avviene ogni ora a partire dalle ore 10.00 fino alle 18.00. In questo modo sarete liberi di godervi e gestirvi il resto della vostra giornata.

Se dopo il percorso sotterraneo volete prendervi una pausa, non c’è niente di meglio che un caffè accompagnato da una sfogliatella o un babbà dalla rinomata produzione Capparelli, proprio di fronte all’accesso di Napoli Sotterranea. È qui che si nasconde il gusto della vera pasticceria napoletana, con tanti dolci della tradizione, che sono un piacere per gli occhi e, soprattutto per il palato.

San Gregorio Armeno, Napoli

È questo il momento di svoltare per Piazza San Gaetano e scendere per San Gregorio Armeno. Se vi capita, non fermatevi ai soli presepi, di cui gli artigiani napoletani sono veri maestri, ma date anche uno sguardo al Chiostro omonimo di San Gregorio Armeno, con la sua bellissima architettura, il giardino in fiore e il barocco della sua Chiesa, è uno dei paradisi del centro storico di Napoli.

Svoltando verso destra e imboccando San Biagio dei Librai apprezzerete per lo più botteghe di artisti partenopei e negozi di paramenti sacri.

Alla fine di questa stradina c’è Piazzetta Nilo, con l’omonima statua del Nilo, ultimo baluardo dell’esoterismo di quest’area di Napoli.

Proseguendo dritto arriverete a Piazza San Domenico, dove potrete ammirare uno degli obelischi della città, nonché una delle Chiese, la Chiesa di San Domenico, con una architettura gotica che incontra il gusto del barocco napoletano.

Chiostro maiolicato di Santa Chiara, Napoli

Più avanti la Chiesa di Santa Chiara (se ne avete modo e tempo andate a visitarne anche il chiostro maiolicato) e la Chiesa del Gesù Nuovo nell’omonima piazza, con un altro obelisco su cui troneggia la statua dell’Immacolata.

La pizza a Napoli ha un solo nome, Sorbillo. Anche di questa rinomata pizzeria vi ho già parlato in passato e il mio suggerimento è quello di andarci a pranzo, quando il codazzo è relativamente più corto e le attese decisamente più brevi.

Il giro di shopping abbordabile è in Via Toledo, dove ci sono negozi locali e monomarca dei più importanti brand internazionali. Il vostro giro si concluderà così a Piazza del Plebiscito, in serata, dove potete ammirare il Palazzo Reale di Napoli, ma anche il Gambrinus, storico caffè della città e, dalla parte opposta, potrete ammirare i portici del Teatro San Carlo cui fa da sfondo Castel Nuovo (o, come lo chiamiamo a Napoli, il Maschio Angioino).

Lungo la strada c’è la Galleria Umberto I. I Milanesi noteranno una vaga somiglianza con la ben più famosa Galleria Vittorio Emanuele, fulcro della moda e di ristoranti stellati.

Se avete voglia di provare qualcosa di tipico, in Via Toledo c’è La Passione di Sofì, una friggitoria che fa il miglior fritto di mare e di terra della città; mentre se volete provare una pizza fritta, nei pressi di Piazza Trieste e Trento c’è Zia Esterina, locale che Sorbillo ha dedicato all’arte della pizza fritta. Assolutamente da non perdere.

Se volete una dritta su dove cenare, andate alla piccola trattoria Napoli Notte, in Via Atri. Un piccolo locale (d’estate allestisce anche dei tavoli esterni) dove potrete gustare il meglio della cucina tipica napoletana.

SECONDO GIORNO

Il secondo giorno lo aprirei con Cappella Sansevero, luogo del Cristo Velato, straordinaria scultura di Giuseppe Sanmartino, diventata icona di un luogo che è tempio esoterico dall’alto valore simbolico. Anche qui il codazzo e il tempo di attesa sono abbastanza lunghi, e il consiglio è quello di aprire la mattinata in questo modo (e togliervi il pensiero!).

Poi dirigetevi al mare, proseguite per Via Toledo e passeggiate questa volta da Via Chiaia, sotto il ponte omonimo. Di fronte a voi si svelerà Palazzo Cellammare con il portone monumentale di Ferdinando Fuga.

Proseguendo verso sinistra, giungerete a Piazza dei Martiri, con l’obelisco in onore dei caduti in guerra e, andando dritto, arriverete sul Lungomare Caracciolo, dove c’è la Colonna Spezzata, altro monumento ai caduti di guerra (in mare). Da qui c’è la più bella vista del golfo, con il Castel dell’Ovo, che potrete raggiungere facilmente costeggiando il mare e godendovi il tepore del sole. L’ingresso al castello è gratuito, e da lì si gode di una vista straordinaria.

Se avete gestito con cautela il vostro tempo, potreste giungere anche a Castel Sant’Elmo, roccaforte della città che si trova nella parte alta, che potete raggiungere in funicolare. Da qui si gode di un panorama su Napoli e sulle sue isole, davvero senza pari e, in un giorno di visibilità massima, potrete vedere anche la costa di Sorrento. Da qui noterete la via di Spaccanapoli e comprenderete perché è così denominata.

Il posto giusto per una pausa è Mazz. Un tempo solo bar (ottima la pasticceria), oggi anche pizzeria (con delle pizze davvero buone e leggere) è il luogo ideale per uno spuntino di metà pomeriggio, un caffè al volo o la pizza per chiudere la serata o il vostro weekend.

Insomma, mi auguro che questo piccolo compendio da insider possa essere il canovaccio ideale per chi vuole suggerimenti e consigli sulle cose davvero da non perdere in città. Una piccola infarinatura di arte, sapori e bellezza per scoprire la città e lasciarvi la voglia di ritornare ancora.

Ho fotografato ogni luogo di cui vi ho parlato in questo articolo. Le immagini le trovate sul mio profilo instagram, dove, se vi va, potete seguirmi e seguire i miei viaggi e spostamenti.

Annunci
LIFESTYLE

Gucci Garden, giardino delle delizie a Palazzo della Mercanzia a Firenze

L’ultima tendenza del lusso è la declinazione food. Se Tiffany a New York ha infatti aperto un Blue Box Cafè nella sua iconica gioielleria sulla quinta strada, Gucci a Firenze inaugura oggi il suo Gucci Garden a Palazzo della Mercanzia. Un giardino delle delizie, a cura di Alessandro Michele, direttore artistico della maison.

Il museo della casa di moda italiana, che ha sede nello storico Tribunale di Piazza della Signoria, si trasforma così in uno spazio multifunzione, che vuole stimolare anche i sensi olfattivi e gustativi dei suoi ospiti.

Costruito nel 1359, in piena epoca medievale, il palazzo della casa di moda risponde allo squisito gusto fiorentino del tempo. Il tribunale ha visto il passaggio di avvocati forestieri e consiglieri cittadini, scelti tra le arti maggiori per giudicare le cause dei mercanti fiorentini in qualunque parte del mondo si trovassero, e tutte le controversie commerciali tra i membri delle corporazioni delle Arti a Firenze.

In origine la facciata comprendeva anche un portico, dove Taddeo Gaddi avrebbe dipinto La Verità che cava la lingua alla Bugia, mentre Sandro Botticelli e il Pollaiolo invece una serie di Virtù, oggi visibili all’interno delle sale degli Uffizi.

Bellissima la massima latina che recita Omnis sapientia a Domino Deo est, ogni conoscenza (o forse è più appropriato dire giudizio) viene dal Signore.

Ancora ben visibili tutti gli stemmi che rappresentano le arti maggiori e minori.

Gucci Garden, interno

Sede del museo Gucci dal 2011, inaugurato in occasione del novantesimo della maison nata nel 1921, vede oggi gli ambienti tripartiti, dove trova posto una boutique al pian terreno, in cui sarà possibile acquistare oggetti a tiratura limitata, creati proprio per questo spazio, ispirati allo storico marchio.

Scatole con la caratteristica texture della casa di moda, manichini vestiti di raso, ma anche oggetti più recenti, memorabilia e Gucci Decor, arrivando alla nuova collezione di borse con pipistrelli e occhi e l’arte contemporanea.

Ma è il lato sinistro a destare maggiore attenzione, dove ospiterà un’osteria, naturalmente Deluxe, curata dallo chef tre volte stellato Michelin, Massimo Bottura, conosciuto soprattutto per la sua Osteria Francescana al centro di Modena e per i Refettori.

La Galleria Gucci, che vede i suoi spazi in perenne trasformazione, è curata da Maria Luisa Frisa ed è organizzata per aree tematiche.

Convivialità con stile ed eleganza. Sono questi i tre elementi che rendono il lusso esperienziale. Cene gourmet, piatti esotici, cake design. La cucina incontra la moda, per un food che vuole essere piacere per gli occhi prima che per il palato.

LIFESTYLE

Per Natale 2017 Sal De Riso inventa il Panettone d’Oro. Ecco quanto costa

Forse in futuro ce ne ricorderemo soltanto come una delle stranezze del Natale 2017, ma nel frattempo sono tante le ordinazioni che arrivano per questa novità. Per chi ogni anno è alla ricerca di un panettone artigianale di qualità per fare bella figura con amici e parenti, la scelta quest’anno dovrà ricadere sul panettone in foglia oro realizzato dalla pasticceria della costiera amalfitana Sal De Riso.

Ricoperto di foglie d’oro 18 carati, ed è ottenuto attraverso una tripla lievitazione, cui si aggiunge cioccolato fondente Venezuela Sur Del Lago 72% di Domori.

Un vero e proprio panettone-gioiello, come è già stato ribattezzato dalla stampa, che così definisce la creazione della nota pasticceria di Minori, in provincia di Salerno, nel cuore della Costiera Amalfitana.

Un dolce dalle caratteristiche esclusive, per una produzione limitatissima di soli dieci pezzi, che non poteva non avere un costo proibitivo che ne fa oggetto di desiderio, e di gola, per pochi: 120 € al chilogrammo. Ma voi lo comprereste o pensate si tratti di pura follia?

Nel frattempo, se vi state chiedendo quali possano essere gli acquirenti per quella che per me è una geniale follia culinaria, sappiate che anche altri appassionati hanno risposto con molto entusiasmo alla nuova proposta dolciaria della pasticceria campana. E non potevano che essere soprattutto gli orientali ad aver apprezzato maggiormente l’idea, soprattutto in Russia e nei Paesi Arabi.

Ma quella del panettone d’oro non è la sola novità di quest’anno. Per celebrare il ventennale dalla creazione della sua famosissima torta ricotta e pera, Sal De Riso aveva già creato il panettone Anna, a base degli stessi ingredienti, ma naturalmente la notizia di questo nuovo panettone, ideato appena ieri nei laboratori di Tramonti ha avuto la meglio. Se volete acquistarlo, dovete recarvi presso il bistrot di Minori, Sal De Riso Costa d’Amalfi.

LIFESTYLE

L’Avocado, trend culinario dell’anno: ecco 10 motivi per cui mangiarlo

Se esiste una moda anche nella cucina, allora il must dell’estate 2017 è sicuramente l’Avocado. Questo frutto, originario del Messico centrale, deve il suo nome a un prestito dall’inglese, avocado (che resta invariato nella nostra lingua) a sua volta preso in prestito dallo spagnolo aguacate, le cui radici (etimologiche, s’intende) affondano nell’azteco āhuacatl (pron. [aːˈwakat͡ɬ]) che letteralmente significa testicolo, per analogia alla forma di quest’organo. La pianta invece è chiamata Persea americana.

Questo frutto tanto spazio sta prendendo sulle pagine di diversi siti web e, conseguentemente, anche sulle nostre tavole, al punto che a Roma ha aperto il primo Avocado Bar, locale dove la base di ogni ricetta, dai toast all’hamburger, è, manco a dirlo, l’avocado. Un trend culinario che potrebbe portare all’apertura di nuovi punti a Milano e a Napoli.

Nell’attesa authoritynutrition.com ha stilato una classifica dei principali benefici di questo frutto di cui tutti parlano e che presto diventerà parte integrante anche della nostra dieta… mediterranea (?):

INCREDIBILMENTE NUTRIENTE:

È estremamente prezioso per il suo alto valore nutrizionale, e spesso aggiunto a tutti i tipi di piatto per suo buon sapore e la struttura ricca. L’avocado inoltre è l’ingrediente principale del guacamole.

Diventato popolare tra i salutisti, nella forma può ricordare una pera, caratterizzato dal tipico colore verde-nero, mentre il suo peso può oscillare da 220 grammi ad oltre un chilo.

La parte che viene mangiata è quella interna del frutto, buccia e seme invece vengono buttati. L’avocado contiene oltre venti vitamine, tra cui il potassio, la vitamina K e la vitamina C.

Per ogni 100 g di prodotto, ci sono circa 160 calorie, 2 g di proteine, e circa 15 grammi di grassi sani. Nonostante contenga 9 grammi di carboidrati, va detto che 7 di questi sono fibre e quindi i grammi di carboidrati “netti” sarebbero soltanto 2.

Questo frutto non contiene sodio o colesterolo, ed è anche povero di grassi saturi.

RICCO DI OLI VEGETALI:

L’avocado e l’olio di avocado sono ricchi di acido oleico monoinsaturo, un acido grasso che fa bene al cuore al pari di quello contenuto nell’olio di oliva, il che rende particolarmente appetibile e salutare questo frutto.

RICCO DI FIBRE:

Circa il 7% del peso di un Avocado è composto da fibre, una concentrazione molto più alta di tanti altri alimenti. Le fibre sono essenziali per la perdita di peso e una migliore funzione del proprio metabolismo.

ABBASSA IL COLESTEROLO E I TRIGLICERIDI:

Diversi studi asseriscono che mangiare regolarmente avocado apporta grandi benefici al nostro organismo, tra cui una significativa riduzione del colesterolo, una riduzione dei trigliceridi nel sangue fino al 20% e un incremento del colesterolo buono dell’11% circa.

LE PERSONE CHE MANGIANO AVOCADO SONO PIÙ IN SALUTE:

Secondo un sondaggio le persone che mangiano avocado hanno un maggior numero di sostanze nutritive nel loro organismo, con un minor rischio per l’apparato cardiovascolare.

ANTIOSSIDANTI:

Secondo alcuni studi, accompagnare le verdure all’avocado o condirla con olio di avocado aumenta notevolmente la quantità assunta di antiossidanti.

UN BENE PER GLI OCCHI:

Tra gli antiossidanti contenuti nell’avocado ci sono la luteina e la Zeaxantina, due pigmenti naturali molto importanti per la salute degli occhi, che riducono il rischio di degenerazione maculare e cataratta.

ANTITUMORALE:

Sì, alcuni studi hanno dimostrato che l’avocado può combattere anche il cancro. Questo frutto infatti è un potente antitumorale, e può aiutare a prevenire in particolare quello alla prostata, abbassando addirittura gli effetti collaterali della chemioterapia.

 

CONTRO L’ARTRITE:

Insieme alla soia, l’Avocado può ridurre significativamente i sintomi dell’osteoartrite.

PERDITA DI PESO:

In vista dell’estate e della prova costume, sappiate che l’avocado può essere introdotto in una dieta equilibrata e sana e, grazie al suo apporto di fibre e al basso contenuto di carboidrati, può aiutare a promuovere la perdita di peso.

LIFESTYLE

Napoli: pizza fritta col gelato, mentre i “pizzaiuoli” si candidano a patrimonio UNESCO

Se uno dei piatti più popolari cinesi è il gelato fritto, che da sempre desta curiosità e stupore, a Napoli c’è chi il gelato lo inserisce addirittura nella pizza fritta. È successo nell’Antica Pizzeria Masardona, a due passi dalla stazione centrale, che dal 1945 prepara buonissime pizze fritte. Un successo di qualità e gusto che ha portato la pizzeria dritta fino a Ibiza, dove la Masardona ha aperto una sede nel cuore della movida spagnola.

L’antica pizzeria ha così realizzato la prima pizza fritta della storia fatta con il gelato, postando, per la sua presentazione ufficiale, un video sulla propria pagina facebook. Questo insolito mix, perfetto equilibrio di dolce e salato, viene realizzato in collaborazione con un altro storico brand del food napoletano, la gelateria Casa Infante. Da questi due colossi arriva un’invenzione destinata a stravolgere, e senza dubbio lasciare il segno, nella tradizione culinaria napoletana.

È a Napoli infatti che la pizza è stata inventata nell’ormai lontano 1880, dall’idea di un panettiere napoletano, Raffaele Esposito, che creò un piatto che rievocasse i colori della nostra bandiera in onore della Regina Margherita di Savoia da cui, manco a dirlo, prende il nome. Oggi la pizza è, insieme alla pasta, il simbolo dell’Italia nel mondo. Ma non è la prima volta che a Napoli si prova a darne una versione diversa sposandola con le gastronomie più disparate.

Già nel 2015 Gino Sorbillo, vero e proprio artista della pizza a Napoli, sempre attento all’alta qualità e alla coltivazione biologica dei suoi ingredienti, aveva collaborato con la nota gelateria napoletana, creando il “gelato di pizza napoletana”: gelato di fiordilatte (rigorosamente di Vico Equense), confettura di Pomodoro San Marzano Dop (Presidio Slow Food), Gustarosso, sbriciolata di pizza con Farina di Agricoltura Biologica cotta a legna. Il tutto non poteva che essere spolverizzato con basilico liofilizzato campano.

L’invenzione della nuova pizza fritta con il gelato arriva proprio in concomitanza dell’annuncio della raccolta di 1,3 milioni di firme in oltre 50 paesi nel mondo di una petizione a sostegno proprio dell’arte dei pizzaiuoli napoletani come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO.

A rivelarlo Alfondo Pecoraro Scanio durante la Milano Food Week. L’ex ministro era infatti promotore della campagna #pizzaUnesco, e ha precisato che l’obiettivo è quello di raggiungere i due milioni di firme in almeno 100 paesi entro questo autunno.

LIFESTYLE

La pizza di Sorbillo, il vero sapore della città di Napoli

veduta di Via Tribunali dalla Pizzeria Sorbillo
veduta di Via Tribunali dalla Pizzeria Sorbillo

È una delle pizzerie più note della città di Napoli, se non LA pizzeria per antonomasia. Quella di Sorbillo non è una semplice pizza, ma una vera e propria esperienza sensoriale, vera essenza della vita napoletana. A cominciare dall’attesa, una volta comunicato il proprio nome all’ingresso, nei vicoli, tra cittadini impazienti e turisti curiosi, tra auto di passaggio e motorini. L’attesa, che al sabato sera può arrivare anche a un’ora, è una preparazione ai ritmi di una città che la vita sa godersela nonostante tutto.

Si vive prima il vicolo. Con il chiacchiericcio della gente intorno, l’entusiasmo di chi ci va per la prima volta, la consapevolezza di chi ci ritorna pregustando la creazione di un maestro artigiano della pasta quale Antonio Sorbillo con suo padre Salvatore.

Ci si sente immersi nell’atmosfera partenopea, in Via Tribunali 32, sede storica della pizzeria Sorbillo, che ha saputo estendere il proprio marchio a Piazza Trieste e Trento, con una friggitoria, Zia Esterina, che esporta la pizza fritta a ridosso di una delle piazze più belle d’Italia, Piazza del Plebiscito, trasformando i suoi clienti in parte di una cartolina vivente, e sul lungomare in Via Partenope 1, a due passi da Piazza Vittoria e dalla Colonna Spezzata, con vista su Castel dell’Ovo.

Un marchio, quello di Gino Sorbillo, che è davvero una garanzia, e che ha saputo affascinare anche il mondo della televisione de La Prova del Cuoco su raiuno con Antonella Clerici, o quello ipercritico ed elitario di MasterChef, arrivando all’evento-moda di questa estate Dolce & Gabbana, alla cui madrina d’eccezione, Sophia Loren, il maestro pizzaiolo non poteva che dedicare una pizza, rievocando i tempi in cui la pizza, fatta di sola pasta, pomodoro, mozzarella e basilico fu creata per la Regina Margherita di Savoia.

Una volta dentro la sala di Via Tribunali sono le canzoni classiche napoletane in filodiffusione a far da colonna sonora. Venturini, certo, ma anche Pino Daniele e Caruso si fondono in un’atmosfera di festa e tradizione.

Tante le pizze sul menu, così come le bevande che le accompagnano, ma se volete sentire il vero sapore di Napoli, è la pizza Margherita che dovete ordinare. Classica o DOP, con tutti gli ingredienti di origine protetta e un bocconcino di mozzarella di bufala, spesso imitato, a contornare il tutto. Un impasto leggero che si scioglie in bocca in un’armonia di sapori senza tempo.

Sottilissima e gigante. Sono questi gli aggettivi che meglio si addicono a questa straordinaria creazione della cucina partenopea esportata in tutto il mondo.

La scelta migliore per accompagnare una delle tante pizze offerte dal ricco menu Sorbillo, è senza dubbio la birra artigianale della casa. Un gusto deciso che renderà questo pasto un’esperienza indimenticabile. Sì, perché è solo dopo aver sentito la freschezza della mozzarella, il sapore corposo del pomodoro e il gusto frizzante del basilico fresco di una pizza Sorbillo che si può dire di essere stati davvero a Napoli.

Per maggiori informazioni:

www.sorbillo.it

LIFESTYLE

A Cesenatico arriva “Quinto Quarto”, ristorante tra fast-food e cucina regionale

Arriva a Cesenatico Quinto Quarto, ristorante dove è possibile mangiare “Piadina e Affini”, come recita la didascalia sotto allo stesso nome del posto. A metà strada tra fast-food e cucina regionale, il menu offre il piatto romagnolo per antonomasia, la piadina, declinata nei gusti più caratteristici, ma anche in originali varianti della casa che vengono servite attraverso un insolito quanto sorprendente meccanismo, che molto mutua dalle catene di ristorazione rapida. Non c’è servizio ai tavoli: i camerieri qui sono più steward di sala che accompagnano i clienti al proprio posto e portano la carta. I clienti ordineranno il proprio piatto direttamente alla cassa: mentre le bibite saranno consegnate subito, al posto dell’ordinazione verrà dato un dischetto nero, il quale lampeggerà e vibrerà quando l’attesa sarà terminata e il proprio ordine pronto per essere ritirato. Vassoi in acciaio e piastrelle bordeaux al posto delle stoviglie, in perfetta linea con il concept degli interni, il cui design oscilla tra un gusto rustico e industriale.

Quinto Quarto Cesenatico esterno tavoli 2 - internettualeCementine e legno. A dominare è il minimalismo, che restituisce nella modernità delle linee il fascino di un luogo d’altri tempi e, secondo una filosofia di trasparenza e genuinità della preparazione, la cucina bene in vista e le sapienti mani di chi prepara gli ingredienti di un piatto squisito. Gli ingredienti delle piade “semplici” vengono serviti separatamente: e così il prosciutto, affettato al momento, in carta oleata e i formaggi morbidi, come lo squacquerone, in ciotole in ceramica. Sarà il cliente, giunto al proprio posto, a preparare con le sue mani la sua piadina, in un’ottica di conviviale familiarità.

Diverse annate per un vino delizioso, il cibo è squisito e cucinato con cura, con la qualità di una cucina tradizionale che porta alta la bandiera della propria regione di origine, perfetto per i turisti che vogliono scoprire sapori nuovi e per i residenti che hanno voglia di (ri)scoprire un gusto che conoscono.

Simpatico e disponibile il personale, che è cordiale, giovane, preparato.

Attento alle nuove tendenze enogastronomiche, il menù di Quinto Quarto è ricco e variegato, e va dalle piadine ai rotoli, passando per le insalate e i “fuori menù”, offrendo la possibilità di scegliere tra un’alimentazione bio, con piadine di farine integrali e coltivazione biologica o impasti tradizionali.

Nel cuore di Cesenatico, si può mangiare direttamente sulla riva di Porto Canale, in un’atmosfera suggestiva, intima e fresca, tra il profumo di salsedine, le strida dei gabbiani, le barche ormeggiate.Quinto Quarto Cesenatico esterno tavoli - internettuale

LIFESTYLE

Apre a Pompei “Caupona”, ristorante in cui si mangia come ai tempi dell’Antica Roma

Caupona (1)È un vero viaggio nel tempo, quello di Caupona, il primo ristorante archeo-esperienziale, che riporta, letteralmente, i suoi ospiti nell’Antica Roma. A due passi dagli Scavi Archeologici di Pompei, Caupona, dal latino locanda, osteria, appunto, è la fedele ricostruzione di un’antica domus pompeiana, sia negli arredi che nella sua architettura, restituendo ai commensali la sensazione di aver varcato uno stargate temporale che li proietta al 79 d.C., prima che la terribile eruzione del Vesuvio distruggesse la cittadina campana.

Sale affrescate nel IV stile, che ruotano intorno alla corte di un giardino, con tanto aranci, limoni, rosmarino, i cui profumi sono allietati da una fontana zampillante. Prezzi sui muri, com’era solito nel tempo, indicati in assi e sesterzi, che si alternano a scritte elettorali che ricalcano proprio quelle della tipica osteria in Via dell’Abbondanza.

Caupona (21)

Ma non è soltanto l’ambiente la fedele riproduzione di una realtà ora restituita. Anche le pietanze, servite rigorosamente da un personale in costume e piatti e stoviglie in terracotta, sono ispirate all’antico ricettario di Apicio, De Re Coquinaria.

Ampia la scelta gastronomica, studiata dagli chef Roberto Lepre e Vincenzo Russo, che consente la scelta di un menu ispirato alle originali ricette antiche, in una loro rivisitazione moderna, o accedere ad un’offerta più tradizionale che di antico conserva soltanto alcune “sfumature”. Il tutto accompagnato dal Falerno, vino della casa, già maggiormente diffuso nella Pompei romana.

Caupona (8)

Ricostruita in quella che era un vecchio casale, Caupona nasce da un’idea dell’artista e scenografo Nello Petrucci e Francesco De Martino, appassionato di cucina. La sua realizzazione ha richiesto oltre un anno e mezzo di lavoro.

Gli ambienti occupati dall’amministrazione si rifanno per lo più al Termopolio di Vetuzio Placido, quelli degli ospiti invece sono l’esatta riproduzione della bellissima domus di Marco Lucrezio Frontone, con dipinti murari riprodotti a mano, con la stessa tecnica dei copisti pompeiani, ad opera dell’artista Rosario Lamberti, coadiuvato da Rosario Esposito.

LIFESTYLE

“Marchesi” a Milano: tra gusto e moda, la storica pasticceria che (ora) veste Prada

È una suggestione d’altri tempi la storica Pasticceria Marchesi, in Via Santa Maria alla Porta a Milano dal 1824. Vero e proprio punto di riferimento per i milanesi, nel locale il tempo sembra davvero essersi fermato. Si dice che sia suo uno dei panettoni artigianali più buoni e soffici della città.

Quelle di Marchesi non sono semplici produzioni, ma vere e proprie creazioni: un’estasi per il palato sì, ma anche una gioia per gli occhi, che avvolge insieme agli interni in legno, i pavimenti d’epoca, le finiture in ottone.

Persino bere un caffè al banco di questo storico locale, tra pasticcini e un inebriante profumo di dolci, diventa un’esperienza sensoriale unica.

Dallo scorso anno, all’originario proprietario Angelo Marchesi si è affiancato, con una quota, Prada, nota casa di moda italiana. Tale acquisizione ha portato questo emblema dell’arte bianca ambrosiana all’apertura di una seconda sede, a due secoli da quella di corso Magenta, in Via Monte Napoleone 9.

Il nuovo locale, nella via milanese del luxury shopping, di Marchesi porta con sé l’essenza, richiamandola nel design e negli arredi, affidati ad uno dei collaboratori del marchio di lusso italiano, Roberto Baciocchi, che ha mantenuto l’idea di eleganti ed ampie vetrine nella parte antistante, e divani in velluto accompagnati da tavolini in marmo chiaro per le salette interne, avvolti da seta jacquard verde alle pareti con motivi floreali.

Monumento del capoluogo lombardo, la pasticceria Marchesi, con il suo inconfondibile stile vintage e la passione per la tradizione, è luogo d’incontro ideale per gli amanti del gusto e, da adesso, anche della moda.

ART NEWS, LIFESTYLE

“Caupona”, la locanda per mangiare come nell’antica Pompei

Se ripensiamo agli antichi romani, la prima immagine che probabilmente ci viene in mente è il loro caratteristico modo di mangiare: distesi sui loro triclini, circondati da schiavi che servivano loro le pietanze più prelibate, mentre rigorosamente bevono vino. Ma se negli anni la postura è cambiata, da oggi sarà di nuovo possibile assaggiare sapori di duemila anni fa.

A pochi passi dall’area archeologica degli scavi di Pompei, apre al pubblico CAUPONA, dal latino “locanda, osteria” appunto, che si propone come il primo ristorante “archeo-esperienziale”, completamente ispirato all’antica città romana distrutta dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C.

La presentazione è fissata per martedì, 19 aprile alle ore 13.30, dove gli invitati potranno degustare cibi ispirati all’antica Pompei.

Grazie ad un attento lavoro di ricerca ogni pranzo o cena si trasformeranno in una vera e propria esperienza di gusto, certo, ma anche di usi e costumi in voga nella Pompei di duemila anni fa. I locali infatti sono la fedele riproduzione, sin nei minimi dettagli, di una vera locanda pompeiana e, al contempo, di una casa d’epoca.

È come entrare all’interno di una vera domus, quando si varca l’accogliente giardino di Caupona. Sulle pareti di quello che era un vecchio casale rurale ad un solo livello, oggi completamente ristrutturato, campeggiano i prezziari, rigorosamente in assi e sesterzi, con graffiti e scritte elettorali che ricalcano quelli propri di un’osteria.

I locali occupati dalla parte amministrativa del ristorante richiamano invece il Termopolio di Vetuzio Placido, mentre quella dedicata agli ospiti è la riproduzione della bellissima Domus di Marco Lucrezio Frontone, con tanto di affreschi, realizzati nella tecnica già utilizzata dai “copisti” dell’antica Pompei.

Ma non sono soltanto i sontuosi ambienti il frutto di questo lavoro di ricerca e riproduzione, ma anche, e soprattutto, il cibo, la gastronomia, ispirata alle ricette originali di De Re Coquinaria di Apicio. Persino le stoviglie sono fedeli copie in terracotta di piatti e coppe serviti dal personale che vestirà gli abiti del tempo, per rendere questa esperienza enogastronomica ancora più coinvolgente e rivivere il tempo interrotto dall’eruzione del vulcano.

Per maggiori informazioni, ecco il link