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La Cupola del Brunelleschi in mattoncini Lego, al Museo dell’Opera di Firenze

In molti avranno letto la curiosa notizia di una coppia di bambini di 10 e 12 anni che lunedì 16 ha distrutto un modellino del Titanic in Lego in scala 1:40 lungo ben 7 metri. Il modello era esposto nell’ambito della mostra Brikmania allestita nel polo culturale Guido Reni District a Roma. Multati i genitori, che si sono visti addebitare un costo complessivo di 1500 euro, tra manodopera per la riparazione e pezzi dispersi o deformati.

Brikmania Roma Titanic Lego 2017 mostra - internettualeMa per due bambini che distruggono per fortuna ce ne sono molti altri che contribuiscono anche alla crescita culturale del nostro paese attraverso il loro mondo.

A partire da oggi fino al prossimo 9 novembre infatti, si potrà ammirare un modellino della Cattedrale di Firenze composto da 20.000 mattoncini Lego, di 400 forme differenti e 10 colori diversi, che riproducono la famosissima Cupola del Brunelleschi. 150×60 per 65 centimetri di altezza.

Il modello è esposto all’interno Museo dell’Opera del Duomo, in uno spazio aperto al pubblico gratuitamente.

A realizzare il modellino un ragazzo pugliese di 17 anni, Giacinto Consiglio. Interessante anche la realizzazione di questo modello, che è stato costruito dinanzi ai membri dell’Adult Fan of Lego del gruppo Toscana Bricks e dell’Associazione ItLug – Italian Lego Users Group, storica community degli appassionati dei mattoncini Lego nel nostro paese.

Un passo che avvicina la cultura ad un mondo che appassiona grandi e piccoli, e che potrebbe essere uno sprone a scoprire la rinascimentale cupola simbolo dell’arte e dell’architettura italiana in tutto il mondo: «Guardare alla nostra Cattedrale attraverso i mattoncini Lego – spiega Luca Bagnoli, presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore – con un linguaggio universale che unisce appassionati di tutto il mondo a prescindere da età e cultura, rappresenta un’esperienza unica, la realizzazione di un’opera attraverso un gioco».

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ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.