ART NEWS

La Collezione Cavallini-Sgarbi ritorna a Ferrara con opere inedite

Un omaggio alla natia Ferrara, quello di Elisabetta e Vittorio Sgarbi, che portano oltre cento opere della propria collezione, Cavallini-Sgarbi, della madre Caterina Cavallini, in quello che forse è il luogo più rappresentativo della città, il Castello Estense, patria della cultura italiana.

La mostra animerà dal prossimo 3 febbraio al 3 giugno 2018 le quattordici stanze del castello, da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati, attraversando secoli di storia dell’arte, regioni, artisti.

Una selezione delle oltre 4000 opere d’arte della collezione, molte delle quali mai esposte al pubblico, e che qui debuttano per la prima volta. Opere inedite che si rivolgono con particolare attenzione proprio agli artisti ferraresi ed emiliani: «Un dono alla mia famiglia – in particolare a mio fratello Vittorio e a mia madre, Caterina Cavallini, senza tralasciare i silenzi compiaciuti di mio padre Giuseppe, scrittore – una famiglia che ha consacrato una vita alla ricerca, alla scoperta, alla cura del bello» ha commentato Elisabetta Sgarbi, sorella del più noto critico d’arte Vittorio, ma anche editrice di grande successo (sua l’etichetta da lei fondata La Nave di Teseo), e presidente della Fondazione Cavallini Sgarbi che ha reso possibile questa straordinaria esposizione: «Questa mostra – dice Dario Franceschini dalle pagine di ANSA.it – è un’ulteriore conferma che la via intrapresa dal Ministero di abbattere il confine tra pubblico e privato è sicuramente giusta».

 

ART NEWS

Da Mirò a Botero: le grandi mostre d’autunno

Siamo agli inizi di agosto, e mentre tutti sono già proiettati su vacanze e mete turistiche, anche quest’anno non potevo esimermi dal segnalarvi le mostre che ritroverete al vostro ritorno. E a giudicare dal ricco carnet di Arthemisia, si preannuncia un anno ricco di eventi, molti dei quali legati all’arte contemporanea e ai grandi autori del XX secolo.

Si comincia con Mirò, a Palazzo Chiablese di Torino dal 4 ottobre fino al prossimo 14 gennaio 2018.

Sono 130 le opere dell’artista catalano, grazie all’eccezionale prestito della Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca, fondazione che conserva la maggior parte delle opere che l’artista ha creato in oltre trent’anni di carriera, sull’isola di Palma di Maiorca.

Lungo il percorso espositivo noti dipinti quali Femme au clair de lune del 1966, Oiseaux e Femme dans la rue del 1973.

A Torino i dipinti racconteranno come il maestro spagnolo è riuscito a muoversi sapientemente attraverso le principali correnti artistiche del tempo, quali il Dadaismo, il Surrealismo e l’Espressionismo.

Miro! Sogno e colore, questo il titolo della prestigiosa rassegna, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino del Gruppo Arthemisia, con il patrocinio e il supporto di Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca e vede come curatore scientifico Pilar Baos Rodríguez.

Scendendo verso sud, al Museo della Permanente di Milano arriva Chagall. Sogno di una notte d’estate, straordinaria mostra-spettacolo che dal 14 ottobre al 28 gennaio 2018 racconta in un modo inedito le opere di Marc Chagall, fondendo spettacolo, teatro, musica, arte e tecnologia.

Se in molti pensano già alle varie “experience”, che con colossali proiezioni si stanno diffondendo in tutta la penisola, dovrà ricredersi. Questo è un vero e proprio spettacolo che vede la regia di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, che hanno costruito qualcosa di unico che riuscirà ad intrattenere, travolgere ed emozionare i visitatori. E non è un caso se in Francia questo evento è riuscito a coingolgere 500.000 visitatori.

L’evento vede il Patrocinio del Comune di Milano ed è promosso dal Museo della Permanente di Milano ed è prodotta in Italia da Arthemisia con Sensorial Art Experience. La colonna sonora è stata composta da Luca Longobardi.

Anche Bologna rende omaggio la grande arte contemporanea di fine ‘900 con una grandissima prima internazionale: Duchamp, Magritte, Dalì. I tre artisti saranno protagonisti a Palazzo Albergati, insieme a tanti altri nomi come Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock e tanti altri che raccontano una grande pagina di storia dell’arte recente.

Le opere esposte, provengono dall’Israel Museum di Gerusalemme, saranno oltre duecento; tra queste icone quali Le Chateau de Pyrenees (The Castle of the Pyrenees) del 1959 di Magritte, la famosa Gioconda L.H.O.O.Q. (1919/1964) di Duchamp e Surrealist Essay (1934) di Salvador Dalí.

La mostra, aperta al pubblico dal 16 ottobre 2017 al 11 febbraio 2018, curata da Adina Kamien-Kazhdan e David Rockefeller, è prodotta ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme.

Al Complesso del Vittoriano a Roma, nell’Ala Brasini, arriva Monet (di cui ho ampiamente parlato qui). Curata da Marianne Mathieu, la mostra, aperta dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018,  presenta circa sessanta opere – per la prima volta esposte in Italia – del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny, che il figlio Michel donò al museo e che rimasero sconosciute al pubblico fino al 1966.

E infine si ritorna a nord. A Verona dal 21 ottobre 2017 ci sarà una grande esposizione su Fernando Botero, già protagonista di un’altra grande esposizione prodotta da Arthemisia a Roma, che arriva ora a all’AMO Palazzo Forti di Verona. 50 suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016.

Le caratteristiche figure opulente, i colori vivaci, il gioioso e giocoso mondo dell’artista colombiano declinato nelle esperienze e nei viaggi di un’intera carriera artistica, chiude degnamente questo primo ciclo di appuntamenti autunnali del calendario del gruppo Arthemisia che, con queste anticipazioni, già promette di regalarci grandi emozioni d’arte.

ART NEWS

ENJOY, il Chiostro del Bramante incontra il divertimento. Da settembre a Roma

Lo scorso anno LOVE, l’Arte incontra l’amore è stata senza dubbio la mostra-rivelazione della stagione. La rassegna d’arte contemporanea ha infatti registrato oltre 150.000 ingressi, con personalità del calibro dell’attrice Alessandra Mastronardi e tanti blogger che l’hanno seguita con particolare interesse, coinvolgendo soprattutto un pubblico giovane.

Dal prossimo 23 settembre fino al 18 febbraio 2018, al Chiostro del Bramante a Roma, arriverà invece ENJOY, l’Arte incontra il divertimento. La rassegna raccoglierà il testimone del precedente evento, portando nello storico chiostro romano artisti contemporanei quali TinguelyCalderFogliatiErlichCreedNetoCollishawOurlserWurmTeamLabHans op De BeeckDe DominicisGander, e i grandi protagonisti del ‘900 storico e del terzo millennio.

Il visitatore potrà perdersi nell’infinito labirinto di specchi di Leandro Erlich e stupirsi delle sculture leggere di Alexander Calder, immergendosi e riemergendo dalle installazioni ludico-concettuali di Martin Creed, ma anche nei giochi di luce di TeamLab che prendono forma soltanto a contatto con il pubblico.

Una mostra che va oltre il concetto spesso virtuale di interattività, e che porterà i visitatori a contatto con gli occhi indiscreti e inquietanti dell’artista Tony Oursler o i corpi deformati di Erwin Wurm.

Il Chiostro del Bramante diventa così punto di arte, riflessione, gioco, entrando a contatto con i diversi mondi degli artisti e la loro idea di arte.

A fare da filo conduttore il divertimento, inteso qui nell’etimologica accezione della parola: portare altrove.

Un altrove che qui si fa altro da sé, trasformazione, indagine profonda del proprio inconscio.

I visitatori infatti saranno così condotti attraverso un percorso ideale, invisibile, ma molto ben delineato, che li porterà ad una vera e propria interazione con l’arte stessa e con le sue diverse espressioni, portando i visitatori in un giocoso “fuori da sé”.

Molti dei lavori che troveranno spazio a partire dal prossimo autunno sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti proprio per gli ambienti del Chiostro del Bramante.

Un’occasione per concepire l’arte in modo diverso, dando così un nuovo senso di “spazio e spazialità” alle opere esposte di artisti di fama mondiale.

La rassegna è curata da Danilo Eccher che, dalle pagine ufficiali del sito web dice: «La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa».

ART NEWS

Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

Uncategorized

Colosseo. Un’icona: duemila anni di storia, a Roma fino al 7 gennaio 2018

Dall’avvio dei lavori nel 69 d.C. sotto l’imperatore Vespasiano al film Lo chiamavano Jeeg Robot del 2016, passando per le settecentesche raffigurazioni del Gran Tour e la PopArt romana di Olivo Barbieri. È davvero grandiosa, come l’opera che celebra appunto, la mostra che ripercorre i duemila anni del Colosseo, storia che è allo stesso tempo anche quella del nostro paese e della nostra cultura.

Colosseo Olivo Barbieri - internettuale
il Colosseo di Olivo Barbieri

Parte oggi fino al prossimo 7 gennaio 2018, Colosseo. Un’icona, straordinaria rassegna, all’interno dello stesso Anfiteatro Flavio, che si propone di mostrare anche aspetti inediti o poco noti di uno dei monumenti italiani più famosi e visitati al mondo.

Forma ellittica, 52 metri di altezza, 188 metri di “lunghezza” (asse maggiore) per 156 di “larghezza” (l’asse minore), per una superficie complessiva di 3357 metri cubi, che poteva ospitare fino a 73.000 persone, e che oggi invece accoglie oltre sei milioni di visitatori l’anno. Sono solo alcuni dei numeri di questo straordinario edificio, che ha visto nei secoli non solo i gladiatori, ma anche attività commerciale, residenziale e religiosa che caratterizzò la sua vita durante il Medioevo.

Con la riscoperta del mondo classico, anche il Colosseo esercita un grande fascino sulla società rinascimentale, ispirando architetti e pittori. Luogo di martirio, nel Cinquecento diventa simbolico teatro della Via Crucis.

Con la ripresa degli ideali dell’Antica Roma e l’ideale prosecuzione di ciò che fu l’Impero, nel ventennio fascista diventa ideologico proscenio del potere.

Roman Holiday
La locandina del film Vacanze Romane, 1953

È con i primi film peplum, i primi kolossal in costume, che il monumento entra nell’immaginario collettivo di tutto il mondo: da Quo vadis? con una giovanissima Sophia Loren a Mangia Prega Ama, passando per La Dolce Vita e La Grande Bellezza sono tanti i film che hanno celebrato Roma, e il Colosseo, sul grande schermo. Lo dimostra un film-documento, a cura di Silvana Palumberi per Rai Teche negli anni 2000, con una photogallery dei film selezionati, ma anche il filmato Nuovo Cinema Colosseo, corto che in 23 minuti raccoglie i più importanti film cui il Colosseo ha fatto da sfondo: dal Gladiatore a Vacanze Romane, da La commare a Roma di Fellini.

La rassegna si articola in dodici sezioni ordinate cronologicamente che, come capitoli di un libro, riassumono le tante vite dell’anfiteatro romano, con modelli, studi, disegni, dipinti. Come il Colosseo che Carlo Lucangeli realizzò tra il 1790 e il 1812.

Colosseo di Lucangeli - internettuale
il Colosseo di Carlo Lucangeli, 1790-1812

Tanti i materiali, esposti qui per la prima volta, che ricostruiscono la vita medievale del monumento romano, per un insieme complessivo di centocinquanta opere e filmati rari, ottenuti grazie alla sinergia con l’Istituto Luce, Cinecittà, a cura di Giorgio Gosetti e Lorenza Micarelli – e la Casa del Cinema.

Curata da Rossella Rea, Serena Romano e Riccardo Santangeli Valenzani, con progetto di allestimento di Francesco Cellini e Maria Margarita Segarra Lagunes, la rassegna è promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa, che per l’occasione pubblica anche The Colosseum Book, volume che propone alcuni dei tanti itinerari alla scoperta della fortuna post-antica dell’anfiteatro, con un’ampia raccolta di immagini a corredo, ma anche tante pagine letterarie che lo hanno celebrato e ne hanno fatto una vera icona senza tempo dell’arte e dell’archeologia italiana nel mondo.

ART NEWS

FAIMARATHON, oltre 600 bellezze d’Italia da scoprire domenica 16 ottobre

150 passeggiate tematiche per altrettante città italiane. Giunta alla quinta edizione, la FAIMARATHON torna con la “giornata d’autunno”, domenica 16 ottobre. Sono oltre 600 i beni da scoprire, tra visite d’eccezione ed eventi, spettacoli e concerti.

I cittadini avranno così modo di essere turisti della propria città, e scoprire luoghi come il Rione Sanità a Napoli, con le sue chiese, come lo straordinario gioiello barocco della Chiesa di Santa Maria della Sanità, o la bellezza dei suoi edifici storici come il Palazzo dello Spagnolo, o le suggestive Catacombe dipinte di San Gaudioso; il distretto commerciale Ostiense a Roma, che schiuderà anche il Mercato di Testaccio e la sua area archeologica, dando così l’opportunità di camminare tra duemila anni di storia.

chiesa-di-santa-maria-della-sanita-internettualeMa lungo questo itinerario che percorre tutta la penisola non poteva mancare Milano con CityLife e l’area di Portello, o i Templi di Hera e, per la prima volta di Athena che con la loro locale pietra calcarea fanno rivivere il mito della Magna Grecia a Paestum, arrivando all’arabeggiante quartiere della Kalsa a Palermo, che mostrerà per la prima volta il cantiere del restauro del settecentesco Palazzo Butera, altro gioiello del barocco siciliano, una straordinaria anteprima che vedrà la luce solo nel 2018.

Firenze invece sarà presente con gli “sfondati” pittorici, e mentre Torino aprirà le porte delle case degli artisti del XIX e XX secolo come quella di Felice Casorati, Bologna, città delle acque, mostra la più antica opera idraulica d’Europa ancora funzionante, la Chiusa di Casalecchio.

Un’occasione dunque di scoprire alcuni luoghi dell’arte inaccessibili, ma anche un momento per sensibilizzare gli italiani alla raccolta fondi realizzata questo ottobre in collaborazione con il Gioco del Lotto: «Un mese per prenderci cura di ciò che ci unisce, perché l’Italia è di tutti» hanno detto all’unisono il presidente e il vicepresidente esecutivo Andrea Carandini e Marco Magnifico.

Da non perdere il cimitero monumentale di Lecce, con tombe assiro-babilonesi o il tour della Street Art di Gaeta a Latina.

Nel 2015 sono stati tre milioni gli italiani che hanno partecipato alle iniziative del Fondo. Quest’anno si mira a bissare la crescita del +20% dello scorso anno, mirando a 145.000 iscritti per questo 2016 e 250.000 entro il 2023.

Per maggiori informazioni:

www.faimarathon.it

ART NEWS

La Suonatrice di Liuto: Vermeer a Capodimonte per la prima volta, in una suggestiva riambientazione

È una mostra straordinaria quella che proporrà il Museo di Capodimonte a Napoli, a partire dal prossimo 21 novembre. Fino al prossimo 9 febbraio 2017 infatti, i visitatori potranno ammirare La Suonatrice di Liuto, opera del maestro fiammingo Jan Vermeer, che arriva per la prima volta nel capoluogo partenopeo. Un evento davvero eccezionale, se si considera che dell’autore olandese sono poche le opere che ci sono pervenute fino ad oggi, sparse tra i possedimenti dei musei stranieri nel mondo e in nessuna collezione italiana.

Un’occasione dunque per il pubblico del Bel Paese di ammirare un quadro generalmente esposto dall’altra parte dell’oceano, al Metropolitan Museum di New York, che ha acconsentito a questo prestito straordinario, testimoniando al contempo la forte sinergia di Capodimonte con i partner stranieri, proiettandolo tra i musei partenopei più vivi ed interessanti.

Verneer a Capodimonte Jan Verneer La Suonatrice di Liuto 2016 - internettualeLa Suonatrice di Liuto è un’opera della maturità dell’artista fiammingo, attivo fino al 1675, anno della sua morte. Il dipinto ritrae una donna, la quale con molta probabilità è stata identificata come la moglie dello stesso Vermeer. La suonatrice è colta nell’atto di accordare uno strumento, rivolgendo lo sguardo verso l’esterno, attraverso una finestra, ed una stanza, tanto cara all’artista.

Il dipinto, come tutta la poetica dell’artista, è la perfetta sintesi di quella cultura olandese medio-borghese del XVII secolo.

L’atmosfera intima, all’interno di un contesto feriale, infatti è la medesima che si respira in quella che è l’opera più famosa di Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla. Straordinaria la luce del mattino che entra nell’ambiente attraverso la finestra, con una ricchezza di dettagli, un realismo nella policromatica ricerca delle superfici colpite dalla luce e dalla sua posizione.

L’accurata descrizione della realtà circostante e il fotografico racconto che ne fa Veneer, permetteranno al Museo di Capodimonte un’opera di riambientazione della sala stessa all’interno della quale sarà ospitato il dipinto. In particolare troveranno posto due elementi che caratterizzano fortemente il dipinto: il liuto, identificato dagli studiosi come uno strumento a 11 corde del XVII secolo, molto simile a quello realizzato da Jean Des Moulins nel 1644 circa e conservato al Musée Instrumental du CNSM di Parigi, e la grande carta geografica dell’Europa che s’intravede alle spalle della suonatrice, riconoscibile con quella delineata da Willem Janszoon Blaeu ed inserita nel Theatrum Orbis Terrarum, atlante del 1659.

F. GUARINO S Cecilia all'organo Capodimonte - internettuale
Santa Cecilia all’organo, Francesco Guarino Museo di Capodimonte

Il dipinto di Vermeer si ritroverà così a dialogare con soggetti simili della galleria napoletana, appartenenti alla collezione permanente del Museo di Capodimonte. Donne musiciste collocate in particolari contesti devozionali-religiosi che daranno modo ai visitatori di seguire l’evoluzione del mercato dell’arte e dei diversi modi, tecniche, iconografie e contesti nel rappresentare soggetti tutto sommato simili nel corso del ‘600. Saranno ben tre le versioni di Santa Cecilia, di Bernardo Cavallino, Carlo Sellitto e Francesco Guarino, che si ritroveranno così confrontate in un percorso dai molteplici colori e stili in cui si scontrano e si incontrano per amore dell’arte immortale.

Uncategorized

Notte di San Lorenzo, ecco dove nasce la tradizione di guardare le stelle cadenti

10 Agosto, notte di San Lorenzo. Appuntamento immancabile per tutti i romantici e gli amanti dell’astrofisica. È questa notte infatti il momento tradizionalmente migliore per osservare le stelle cadenti anche ad occhio nudo.

Conosciute anche come lacrime di San Lorenzo, in onore del martirio sui carboni ardenti del santo, si tratta delle Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra si ritrova ad attraversare durante il periodo estivo, visibile a partire dalla fine di luglio fino al 20 agosto, il cui picco è proprio nei giorni del 10-12. Forte del cielo sereno estivo, il fenomeno è spesso visibile anche alle nostre latitudini.

A dare origine a questo fenomeno sarebbe stata la cometa Swift-Tuttle che, con il suo nucleo di 10 km, ha avuto un passaggio al perielio, ovvero il punto di distanza minima di un corpo vicino alla Terra, nel 1992. Per il prossimo invece si dovrà aspettare il 2126.

Quelle che noi erroneamente chiamiamo stelle cadenti, osservandole incantati, sono in realtà particelle rilasciate durante le passate orbite della cometa.

Il nome Perseidi è dovuto al fatto che esse si trovano nei pressi della costellazione di Perseo, e si dirigono dalla costellazione di Cassiopea a quella della Giraffa.

cielo stellato porpora san lorenzo stelle - internettualeLe prime osservazioni delle Perseidi sono state fatte dai Cinesi nel 36 d.C.

Tante le tradizioni legate a questo fenomeno, alcune delle quali di epoca molto antica, come quella della Grecia, che lo associa alla Trasfigurazione di Cristo, generalmente celebrata il 6 agosto. Ma già in epoca romana si attribuiva questa fenomenologia alla divinità Priapo, dio dell’abbondanza, il quale con questo gesto fecondava i campi.

Fu la Chiesa cattolica a incanalare queste tradizioni pagane verso la figura cristiana di San Lorenzo. La scelta sarebbe inizialmente caduta per una questione fonetica, poiché il nome del santo suonava simile a quello della controparte femminile di Priapo, Larentia, festeggiata anch’essa la notte del 10 agosto.

Un rito dunque quello di alzare il naso per rimirare le stelle che continua a ripetersi dalla notte dei tempi, affascinando anche le generazioni moderne che continuano ad esprimere desideri a queste stelle che attraversano il nostro cielo portando la speranza di vederli presto realizzati.

ART NEWS, MUSICA

Madonna: una mostra a Torino per celebrare il mini-tour italiano sold out

Nell’arco della sua trentennale carriera Madonna ha sempre occhieggiato all’arte contemporanea e a quella pop art, in particolare, che con Andy Warhol ha trovato il suo massimo esponente tra anni ’60 e ’80. Le copertine dei suoi album, le sue immagini promozionali e i suoi look si sono rifatti spesso a icone dell’arte, diventando essi stessi iconici e di grande ispirazioni per le generazioni future. Tanti gli artisti che ne hanno curato l’immagine, facendone un vero e proprio mito vivente. In occasione delle tappe italiane del suo Rebel Heart Tour (tre sold out a Torino), a supporto dell’album omonimo Rebel Heart, dal prossimo 19 novembre (fino al 24), a Palazzo Paesana a Torino, ci sarà la mostra Iconic Portraits & Artwork inspired by ‘The Queen of Pop’, in occasione della mini-tournée che dal 19 al 22 vedrà Madge esibirsi al Pala Alpitour.

20 opere provenienti da tutto il mondo, alcune delle quali scelte dalla stessa Madonna per entrare a far parte del video introduttivo che andrà ad animare il palco durante la performance della titletrack Rebel Heart.

Per maggiori informazioni ecco il link.

ART NEWS

Hayez inedito: dal prossimo novembre a Milano tre versioni del “Bacio” e opere mai viste

Per chi pensava che gli eventi migliori dell’anno si condensassero tutti in concomitanza con il semestre dell’Expo, dovrà senza dubbio ricredersi. Dal prossimo 6 novembre, infatti, archiviata la mostra universale sul cibo, Milano ospiterà una grande mostra di spessore, le opere del noto pittore romantico Francesco Hayez. Saranno 120 le tele esposte negli ampi spazi delle Gallerie d’Italia fino al prossimo 21 Febbraio,dove, a cavallo con San Valentino, i visitatori potranno ammirare tutte e tre versioni del suo famoso “Bacio”.

Grazie alla sinergia con collezionisti pubblici e privati, si potranno ammirare opere inedite mai viste prima, come le dieci delle originarie quattordici lunette affrescate dal maestro dell’800 per un ciclo pittorico della Borsa di Venezia a Palazzo Ducale, che tanta ammirazione e stupore suscitò da parte di Stendhal durante il suo soggiorno italiano nel 1828.

Oggi le restanti lunette, a lungo dimenticate nei depositi dello storico palazzo veneziano, sono oggetto di recupero e restauro, grazie all’importante contributo da parte di Intesa Sanpaolo.

La rassegna è organizzata dal curatore Fernando Mazzocca che tiene a sottolineare che nel capoluogo lombardo non si organizzava una mostra sul noto pittore italiano dal 1983, un paradosso per un artista, morto all’età di 91 anni (nel 1882), che, con la sua arte, ha attraversato tutto un secolo di storia.

Nato a Venezia nel 1791, Hayez, di padre francese, diventa già famoso all’età di trent’anni, trasferendosi nel regno Lombardo-Veneto e riuscendo ad interpretare le emozioni del Risorgimento. I suoi quadri infatti spaziano dalla storia alla mitologia, dalla religione alle personificazioni degli stati d’animo, come la Malinconia, la Meditazione o, non ultimo, proprio il celeberrimo Bacio, divenuto suo manifesto e manifesto di tutta un’epoca, e ancora oggi di grande attualità, con la rielaborazione e rievocazione, al pari di altre e ben più famose opere, da parte delle nuove generazioni.

E in tempi di Expo, non è forse un caso che questo grande artista trovò la sua consacrazione mondiale proprio nella nota Esposizione Universale di Parigi agli inizi del ‘900.

Per maggiori informazioni:

www.gallerieditalia.com