MUSICA

“Canzone Italiana”, musica in streaming gratis dal 1900 ad oggi

Cantanti, autori e case discografiche italiane spesso lamentano il fatto che la nostra musica è poco presente nelle rotazioni radiofoniche e televisive rispetto alle produzioni estere. Se negli ultimi anni questo è vero in parte, con playlist televisive e programmi radio dedicati alla musica italiana, è altrettanto vero che la musica d’oltreoceano e d’oltremanica resta ancora un colosso insormontabile. Alice Merton, gli U2 e Camila Cabello sono solo alcuni dei nomi che occupano attualmente il podio dell’airplane radiofonico attuale, e bisogna scendere alla quinta posizione dove si è finito con lo spiaggiarsi persino un mostro sacro come Laura Pausini con il nuovo singolo Non è detto.

A dare oggi man forte alla nostra musica arriva oggi il portale Canzone Italiana. A poche ore dalla 68esima edizione del Festival di Sanremo, in un momento di grande concentrazione per la nostra musica, il sito guiderà i visitatori attraverso un secolo di canzone italiana. Musica in streaming gratuita, grazie ad una collaborazione con lo svedese Spotify, ma anche approfondimenti e schede che illustreranno quasi un secolo di musica e registrazioni dai primi del ‘900 fino agli anni 2000.

Una vera e propria enciclopedia della musica, ma anche un prezioso archivio sonoro che sarà aggiornato al ritmo di 5000 brani al mese, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Quattro le sezioni principali: 1900-19501950-2000 con i brani suddivisi per decadi, tradizioni popolari con i suoni, le canzoni e la musica tipici di ognuna delle nostre regioni, e infine contributi speciali, con approfondimenti, mostre virtuali, bibliografie e classifiche storiche, ma anche curiosità.

Navigando le pagine si scopre così che il brano più inciso è ‘O sole mio con ben 162 registrazioni, che Con te partirò di Andrea Bocelli ha contribuito a portare nel mondo il bel canto con 12 milioni di copie vendute, o che la prima “star” della canzone italiana fu Caruso, che nel 1902 ebbe già un notevole cachet per incidere 10 opere d’aria con le quali arriverà in tutto il mondo.

Sono già 200 mila i brani che è possibile ascoltare attualmente. Un catalogo orientato anche, e forse soprattutto, ad un pubblico estero. Ogni scheda è infatti disponibile in ben 8 lingue, incluso russo, cinese e giapponese, suddividendosi in 100 playlist circa.

Sono tanti i brani letteralmente ritornati a nuova vita, frutto di un certosino lavoro di ricerca degli anni ’60, che mostrano un’Italia vitale, con voglia di cantare e ballare e che oggi potrà essere trasmessa (in streaming, s’intende) anche ai posteri.

Siete pronti a metterlo tra i preferiti del vostro brawser?

Ascoltare per credere.

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Katy Perry torna con “Witness”, tra elettronica e dance. Ecco com’è

Katy Perry è tornata e cambia pelle, dimostrando di essere un vero cavallo di razza, che va oltre il fenomeno musicale del momento o il colpo di fortuna. Lei, che nel 2011 ha eguagliato il primato di Michael Jackson in 53anni di storia delle classifiche americane, diventando la seconda artista (e la prima donna) ad aver avuto ben cinque canzoni nella top-chart estratte da un unico album, Teenage Dream.

A quattro anni dal fortunatissimo PRISM, la cantante di Santa Barbara ritorna adesso con WITNESS, testimone, e c’è già chi grida al capolavoro, a dispetto dei primi singoli estratti non proprio fortunatissimi.

Che la Perry avesse intenzione di cambiare sound, l’avevamo intuito già lo scorso febbraio, quando ritornò un po’ a sorpresa con Chained to the Rhythm, brano in collaborazione con Skip Marley che vira verso un’elettronica più matura e meno commerciale. Ma il pezzo si ferma soltanto alla numero 4. Per correre ai ripari la cantante ha provato a rimediare con Bon Appétit, altro singolo, altra collaborazione: questa volta c’è il gruppo hip hop Migos, continuando ad indagare quelle sonorità elettroniche, a tratti lounge, che caratterizzano un po’ tutto questo nuovo lavoro dell’artista, ma la ricezione è persino peggiore e il singolo si arena addirittura al 59esimo posto in classifica.

Lo scorso maggio invece è stata la volta di Swish Swish (a mio avviso tra i migliori pezzi) in cui gioca la carta della rapper che da Bionic di Christina Aguilera a David Guetta ha provato a salvare la carriera a tanti big e non con collaborazioni e sperimentazioni non sempre riuscite, ma musicalmente interessanti, Nicki Minaj. Il brano è un campionamento di Star 69 dei Fatboy Slim. Scritto dalla stessa Perry è prodotto dal DJ Duke Dumont, la cui impronta vagamente dance è fortissima.

Il pezzo ha un’accoglienza migliore nelle chart dance, arrivando al settimo posto, non abbastanza tuttavia da scalare i posti alti nella classifica generale.

Ma Witness, composto da ben 15 tracce nella versione standard, potrebbe ancora riservare qualche sorpresa, a cominciare dalle ipnotiche Roulette e Déjà Vu.

Da tenere d’occhio Bigger than me e Save as Draft, in cui ritornano le sonorità del singolo del passato inverno, Rise, e lo spirito combattivo dell’artista che chiude questo lavoro con un’intensa ballad, Into me you see.

artwork di copertina di WITNESS di Katy Perry

E se come me vi siete chiesti il perché di una copertina in cui l’artista si copre gli occhi e guarda con la bocca, sappiate che dell’artwork la cantante ha detto: «La musica mi ha permesso di viaggiare, ha rieducato la mia mente e ha cambiato la mia prospettiva su tante cose. La mia educazione e la mia coscienza vengono dalla mia voce, ed esattamente così che io vedo, ed è ciò che oggi testimonio a voi e ciò che voi testimoniate a me. Ed è per questo motivo che l’occhio è nella mia bocca».

MUSICA

Ecco “le migliori” di Mina e Celentano

Mina e Celentano ritornano con Le migliori. A quasi vent’anni dal loro primo album di duetti, era il 1998 quando uscì Mina Celentano, la Tigre di Cremona e il Molleggiato presentano questo secondo lavoro discografico in tandem, che, tra indiscrezioni e rinvii, i fan hanno aspettato oltre un anno. Niente paperini questa volta, nessuna versione cartoon simil fumetto-Disney. I due cantanti ci mettono la faccia, e poco importa se è frutto di Photoshop, perché lo fanno a loro istrionico e ironico modo, un po’ provocatorio, apparendo in copertina a metà strada tra mannequin e entraineuse. Sì, perché è probabilmente questo il senso di quest’album. Come “prostitute” musicali, le dodici nuove canzoni del disco devono essere di tutti e andare con tutti. Dev’essere questo il messaggio che segretamente lega copertina e titolo, trasformandosi in colpo di genio. E a giudicare da un primo ascolto la mission è decisamente riuscita.

mina-celentano-le-migliori-album-cover-copertina-recensione-internettualeAnticipato dalla spagnoleggiante Amami qualche settimana fa, l’album è uscito ieri, ed è subito una sorpresa. Sì, perché se il lead-single strizzava l’occhio a quella radiofonica strategia commerciale, gli altri brani invece sono la naturale evoluzione di due percorsi musicali che ritornano ad intersecarsi. Se il brano Acqua e sale era specchio fedele degli anni ’90, con Le migliori Mina e Celentano si rinnovano, pur restando fedeli a sé stessi.

E loro, che hanno cantato alcune tra le più belle canzoni d’amore della musica italiana, non potevano che celebrare ancora questo nobile sentimento anche in nuovo lavoro, come dimostrano le ballad È l’amore, Se mi ami davvero, Ti lascio amore, in cui i due interpreti giocano con il ritmo, i vocoder, le influenze latineggianti e velati omaggi alla canzone italiana.

Un album che non ha paura di sperimentare, sfociando persino nel reggae travolgente di Ma che ci faccio qui. Bellissima la rarefatta ballad Sono le tre.

Formula che vince insomma non si cambia: come nel loro primo lavoro insieme anche in questo album trovano posto delle tracce soliste, in cui vengono fuori le loro anime. La voce di denuncia di Celentano ritrova il tema della guerra ne Il bambino col fucile, cantando gli orrori dei bambini-soldato. Temi, questi, che sono stato il filo conduttore dell’artista dei suoi ultimi concerti all’Arena di Verona.

Mina invece ritrova la sua vena un po’ malinconica, che da Veleno (2002) caratterizza la sua voce e la sofferenza di testi che parlano di amori spesso tormentati, con il brano Quando la smetterò, in cui la voce è nuda, scevra da artifizi elettronici, accompagnata solo dal pianoforte.

Bellissimi gli ultimi duetti che chiudono una tracklist perfetta: Come un diamante nascosto nella neve, brano dal ritornello orecchiabile, ma dal testo non banale, e il remix di Prisencolinensinainciusol, omaggio ad un grande successo di Celentano del 1972, in cui Adriano parodiava l’allora nascente moda della musica angloamericana con una lingua inventata, che qui incontra la produzione di Benny Benassi e il featuring d’eccezione di Mina.

Ma aspettate a fiondarvi a comprarlo. Secondo alcune indiscrezioni, l’album potrebbe avere a breve una seconda edizione natalizia, che includerà due nuovi inediti, forse due brani composti da Caparezza e Giuliano Sangiorgi, oltre che al primo album di duetti del 1998.

Con questo lavoro i due cantanti italiani hanno dimostrato alle nuove generazioni che si può essere musicalmente all’avanguardia e al tempo stesso sperimentare nuovi sound senza per questo snaturarsi, con la classe, e forse la consapevolezza, di essere due numeri uno che, non paghi di aver già fatto la storia della musica, hanno ancora voglia di riscriverla.

CINEMA, LIBRI

La storia di Nojoud, sposa bambina che sognava il divorzio e la libertà di giocare

Nojoud piemme libro copertina - internettualeNojoud Ali è una ragazza yemenita di diciotto anni. Il suo nome è balzato agli onori delle cronache di tutto il mondo quando nel 2008 all’età di dieci anni ha intrapreso una causa per divorziare da suo marito. Grazie alla collaborazione con la giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, la sua storia è diventata un libro Moi Nojoud, 10 ans, divorcée, pubblicato anche in Italia da Piemme (nel 2009) con lo stesso titolo, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata. Best-seller tradotto in quindici lingue quella biografia e quel libro hanno ispirato un film indipendente che è riuscito ad arrivare con una distribuzione limitata lo scorso maggio anche nel nostro paese, La Sposa Bambina.

Con una fotografia assente, una sceneggiatura debole e una regia casareccia, la pellicola probabilmente non vincerà mai l’Oscar come film dell’anno. Tuttavia Khadija Al-Salami, giovane regista che esordisce con questo lungometraggio, ha il pregio di aver riportato in auge il delicato tema delle spose bambine, in un film, a tratti semplicistico e un po’ naif, anche a quel popolo yemenita cui il film originariamente si rivolge.

La Sposa Bambina cinema film Nojoud - internettuale
una scena del film “La Sposa Bambina”

La Sposa Bambina racconta la storia della giovane Nojoud, costretta a sposarsi all’età di dieci anni a causa della famiglia che versa in condizioni economiche precarie, che riceve in cambio una lauta somma di denaro, con la promessa che la bambina avrà il suo primo rapporto sessuale solo dopo aver raggiunto la pubertà. Il patto, come di consueto secondo la legge della Sunna, avviene solo tra uomini, con il solo padre della sposa e futuro marito che, in compagnia di due testimoni e di un capo spirituale decidono i dettagli di questa trattativa.

Ma il marito di Nojoud infrange il patto e abusa della bambina ripetute volte, picchiandola. Nojoud trova la forza di ribellarsi a questo triste destino che, secondo una stima tocca milioni di bambine in tutto il mondo: dall’Africa all’Asia, dall’America Latina all’Europa Orientale.

Secondo la legge yemenita il limite di età per sposarsi è fissato a 15 anni, ma, grazie ad un emendamento del 1999 che fa riferimento al matrimonio tra Maometto e Aisha, una bambina di nove anni, ci sarebbe la clausola di contrarre matrimonio anche al di sotto dell’età prefissata.

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Nojoud Ali

Assistita dall’avvocato Chadha Nasser, Nojoud riesce ad ottenere ugualmente l’annullamento del suo matrimonio. Se è vero che la stessa sorte tocca tante e tante ragazzine vittime dei cosiddetti matrimoni forzati con il consenso della legge, è altrettanto vero che questa vieta i rapporti sessuali fino al raggiungimento della pubertà delle giovani spose.

Nel 2008 il tribunale annulla il matrimonio della bambina, accordando una somma di mille riyal (circa 360 euro) da restituire al marito quale risarcimento per la rescissione del contratto matrimoniale. Somma che viene raccolta grazie allo Yemen Times, che sopperisce all’ingente povertà della famiglia della ragazza. Restituendo a Najoud la libertà di giocare come una qualsiasi altra bambina.

LIFESTYLE

Tutti pazzi per “PRISMA”, l’app per smartphone che trasforma le foto in opere d’arte

PRISMA app AppleStore iOS - internettualeChi ha provato ad avere un effetto quadro con Photoshop, lo sa bene, l’effetto, a dispetto del software da migliaia di euro, è decisamente frustrante. Per chi è alle prime armi infatti è difficile riuscire ad ottenere una buona simulazione pittorica con il programma di casa Adobe senza smanettarci vicino un bel po’. A questo devono aver pensato i programmatori russi di PRISMA, l’app che in queste settimane ha velocemente scalato le classifiche di download nell’Apple Store per iPhone e iPad e che ha fatto il suo debutto anche su sistema Android.

Grazie a questa applicazione gratuita sarà possibile trasformare, letteralmente, le vostre foto in vere e proprie opere d’arte, o quantomeno riprodurre lo stile pittorico delle maggiori e riconoscibili correnti artistiche degli ultimi due secoli: dal cubismo all’impressionismo. De Chirico, Monet, Picasso, Mondrian. Sono solo alcuni dei riconoscibili stili che i filtri dell’applicazione propongono. Grazie a PRISMA sarà possibile ottenere credibilissimi schizzi a matita o fumetti, con una credibilissima elaborazione.

PRISMA è il software ideale per chi vuole ottenere qualcosa che esuli dall’ormai tradizionale filtro vintage che tanti altri applicativi, da instagram in poi, offrono da tempo, e vuole rendere i propri scatti più originali.

Tra le opzioni la possibilità di inviare una mail agli sviluppatori suggerendo uno stile che possa essere sfuggito. Chissà che la prossima release non contenga proprio quello suggerito da voi! Magari uno stile in geroglifico egiziano.

PRISMA di default appone un visibile watermark ad ogni immagine, che è possibile rimuovere attraverso i settaggi.

Unica nota dolente il taglio quadrato delle immagini, senza una reale possibilità di scegliere un diverso rapporto per lo scatto, che si spera sia superato nei prossimi aggiornamenti.

PRISMA app AppleStore iOS style - internettuale

TELEVISIONE

“Stranger Things”, su Netflix un serial già cult tra fantascienza e paranormale

Un po’ Spielberg, un po’ Lynch, un po’ Stephen King. Stranger Things, nuova produzione della piattaforma Netflix, è un vero omaggio agli anni ’90, e ai grandi maestri del brivido, del cinema, della televisione, della letteratura. La serie è diventata subito cult in poche settimane, un po’ per le atmosfere cupe di Hawkins, immaginaria cittadina dell’Indiana, sulla falsariga di Twin Peaks, un po’ perché segna l’esordio in televisione di Winona Ryder, attrice votata esclusivamente al cinema sin dagli inizi.

Il film ruota intorno al dodicenne Will Byers, la cui misteriosa scomparsa mette in agitazione l’intera comunità, a cominciare dallo sceriffo Hopper, cui dà il volto l’attore David Harbour. Immediate le ricerche, anche con iniziative personali dei migliori amici del ragazzo, che durante la ricerca si imbattono in “Undici”, ragazzina taciturna dalle straordinarie capacità telecinetiche ricercata da un pericoloso gruppo di uomini.

Stranger Things Netflix - internettualeMolto mutua da E.T. L’Extraterrestre, e da pellicole come Stand by me – ricordo di un’estate. Sono gli stessi creatori, Matt e Ross Duffer a dire di essersi ispirati ai classici del cinema, seguendo un sottilissimo fil-rouge sospeso tra fantascienza e paranormale.

Come nuovo trend televisivo impone, il serial, in otto puntate, è la fedele ricostruzione di un’epoca, il 1983, che viene interamente restituita negli usi, nei costumi e persino nella colonna sonora con brani originali anni ’80 e del decennio precedente anche. Tutto rimanda ad un momento lontano, ma abbastanza vicino da generare un magnetico effetto nostalgia, che dà allo spettatore la sensazione di aver scoperto un tesoro televisivo di trent’anni fa.

Bravissima Winona Ryder, che segna con questo ruolo un punto di rottura, non soltanto tra il cinema e la televisione, ma anche tra i ruoli da dolce-innocentina con cui l’abbiamo conosciuta, entrando ora nella complessa psiche di una madre disperata, disposta a credere e combattere contro qualsiasi cosa pur di riportare il proprio bambino a casa, in un thriller seriale che si fa a tratti horror, infittendosi sempre di più puntata dopo puntata.

INTERNATTUALE

Oggi è il World Emoji Day, giornata mondiale delle emoji. Ecco come sono nate

Ci aiutano a tradurre le nostre emozioni ogni giorno. Che sia un bacino, una linguaccia o un sorriso le emojii sono entrate di diritto del nostro vivere quotidiano e, soprattutto, nei nostri messaggi di testo. Email, SMS, messenger, ma soprattutto WhatsApp. Sono questi gli strumenti attraverso i quali ricorriamo a queste piccole faccine gialle in cui quotidianamente ci identifichiamo.

Ma pochi sanno che le emojii, dal giapponese immagine e scrittura, sono nate nella terra del Sol Levante a fine anni ’90.

La prima emojii infatti è stata creata da Shigetaka Kurita tra il ’98-’99. Il primo set comprendeva circa 172 simboli pittografici, da 12 pixel per lato, utilizzato nel sistema nipponico i-mode, primordiale piattaforma web che collegava i telefoni cellulari a internet.

Nel 1997 è Nicolas Loufrani a notare l’uso crescente di queste “faccine” sul web, e così comincia a creare delle emoticon colorate che corrispondessero in qualche modo ai caratteri ASCII già esistenti, attraverso una combinazione di simboli preesistenti della punteggiatura. I disegni vengono registrati nello stesso anno, e pubblicati come gif su internet.

world emojii day whatsapp - internettualeLa fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 vede un largo uso di emoticon, soprattutto su internet, attraverso il personal computer e l’utilizzo di chat quali Windows Live Messenger (già MSN), vecchio sistema di messaggistica istantanea di Microsoft Windows.

Con la chiusura di Windows Live Messenger le emojii si sono diffuse, in una versione animata, anche su piattaforme come Skype, inizialmente utilizzata più in ambito professionale e oggi appannaggio di tutti, passando anche a social network quali facebook e twitter.

È WhatsApp tra il 2011 e il 2012 a sdoganare globalmente le faccine sugli smartphone di tutto il mondo, a cominciare da casa Apple: l’iPhone infatti comincia ad adoperarle stabilmente con l’aggiornamento del firmware 2.2, benché inizialmente li avesse resi disponibili per il solo mercato nipponico tramite Apple Store.

Dall’iOS 5 Apple adottato stabilmente una tastiera emojii, disponibile attraverso le impostazioni generali selezionando tra le tastiere internazionali quella emojii.

Perché a volte una emojii vale più di mille parole.

INTERNATTUALE

Ecco perché tutti sono ossessionati da “Pokémon Go”

Pokémon Go. Tutti ne parlano, tutti ne sono ossessionati. Ma perché?

Nati a fine anni ’90 come cartone animato, fanno il debutto (italiano s’intende) come anime sulle reti Mediaset. Un successo inarrestabile che porterà negli anni Pikachu e i suoi piccoli amici combattenti zoomorfi persino al cinema. Non potevano mancare i giochi naturalmente. Per Game Boy Color, l’allora consolle del momento, con la versione Pokémon Blue e Pokémon Rossa.

Pokémon Go logo - internettualeNel mondo Pokémon, ogni personaggio della saga ha uno specifico potere che corrisponde al suo “tipo”. E così un pokémon acquatico come una tartaruga avrà il potere dell’acqua.

Da luglio, dopo le release per le varie consolle a pagamento, è uscito Pokémon Go, primo della sua generazione per smartphone. Immediato il successo di quest’app che ha letteralmente ossessionato la generazione di quasi-trentenni.

Il gioco si fa social. Il giocatore ha a sua disposizione un Pokemon, tra Bulbasaur, Charmander e Squirtle. Nel corso dell’esperienza di gioco il player può incontrare e catturare altri Pokemon selvatici che si scontrano in apposite palestre. È possibile ottenere la Poké Ball e altri strumenti ricorrendo alle monete del gioco o acquistandoli all’interno del market dell’app.

Realizzato da Niatic in collaborazione con Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo, per iOS e Android, il gioco utilizza la particolare tecnica della realtà aumentata, proiettando, attraverso il GPS, i nostri piccoli amici intorno al mondo che ci circonda, per un’esperienza di gioco ancora più reale.

Ma perché tutto questo successo?

Senza dubbio l’effetto nostalgia gioca gran parte del ruolo, facendo rivivere ai fan della saga la loro infanzia, di quando a otto anni erano ossessionati con il franchise animato. La nostalgia, secondo gli esperti, può essere molto potente per una nuova, ma al tempo stesso familiare esperienza.

«Nel momento in cui è in atto l’effetto nostalgia e evoca emozioni positive, il nostro cervello può sostituire la domanda “Mi rende felice?” con “È un buon gioco?”» ha spiegato il Dottor Jamie Madigan a Time.com.

La nostalgia dunque ha una potente influenza su tutta la cultura pop, come evidenziano anche i sequel e i reboot al cinema questa estate. Questo capita perché generalmente sono associati con sensazioni positive, e aiuta le persone a sentirsi più vicine le une alle altre condividendo ricordi.

La stessa parola nostalgia, dal greco nostos, ritorno a casa, e algos, dolore, letteralmente significa “dolore del ritorno”, e indica una sorta di “malattia di casa”, la disperata voglia, da parte di ognuno, in tempi nefasti come questi, di sentirsi al sicuro nella casa dei propri ricordi.

INTERNATTUALE, MUSICA

MTV lascia la TV in chiaro: com’è cambiata la musica negli ultimi quindici anni

MTV, storica rete televisiva italiana dedicata alla musica, ha definitivamente abbandonato il digitale terrestre, spostandosi sulla piattaforma satellitare a pagamento Sky. E già c’è chi parla di svolta epocale, vedendo, in questo passaggio, la fine di un’Era e di un modo di fare musica fatto anche di emozioni e sensazioni.

Erano gli anni ’90, quelli delle Spice Girls e dei Backstreet Boys. Gli anni di Total Request Live in Piazza Duomo a Milano e quelli di Select con Daniele Bossari nel pomeriggio.

MTV Kris & Kris Rete A - internattualeLa mia generazione ancora se lo ricorda MTV Italia, la Music Television italiana, figlia di quella (programmazione) europea, che a metà anni ’90 andava in onda sulle frequenze di Rete A, mantenendo il doppio logo.

Non c’era YouTube né milioni di visualizzazione on-line. Erano gli anni in cui la musica passava esclusivamente dalla TV.

Non c’era crisi economica o spending review. Prima un videoclip poteva costare anche un milione di dollari, come Play di Jennifer Lopez, che se volevi guardarlo in anteprima dovevi aspettare la premiere in televisione, appuntandoti la data e l’ora esatta della messa in onda sul diario, tra un’interrogazione in latino e un compito di matematica.

Non esisteva lo streaming, né i siti news musicali on-line. Gli spettacoli di MTV, come la gloriosa edizione dei Video Music Awards del 2003, quando Madonna e Britney Spears si scambiarono un tenero bacio saffico, o quando, nel 2001, la Spears stupì tutti ballando con un serpente intorno al collo in una performance che è diventata icona della musica contemporanea.

Britney Spears Madonna Kiss - internettualeC’erano i Brand New notturni, con gli artisti emergenti e i videoclip esclusivi, quelli che li passava solo MTV prima di tutti, anche prima di VIVA, allora primo concorrente in chiaro del colosso musicale italiano.

Erano i tempi di Napster 1.0 e dei primi download illegali, degli mp3 e del Peer2Peer, che di lì a poco avrebbero giocoforza rivoluzionato la discografia e il diritto d’autore che stavano minando.

In poco più di un decennio il mondo della musica infatti è completamente cambiato. La musica non si acquista più nei negozi, ma comodamente a casa con carta di credito da iTunes. Non si aspetta più l’uscita fisica del compact disc, del singolo, degli Enhanced CD, quelli con i contenuti speciali che dovevi guardare dal Personal Computer.

Oggi ogni cantante ha il proprio canale YouTube, dove lancia i suoi videoclip, i backstage, i making of e le interviste esclusive. Non c’è più l’attesa. I video, una volta caricati, sono lì, nell’etere, e ognuno li guarda e può guardarli quando e dove vuole, dalle piattaforme più disparate: dal notebook allo smartphone, passando per i tablet e gli smartTV.

Persino la tiratura della certificazione dei riconoscimenti oro, platino e diamante è calata. Non si guarda più solo alla vendita dei dischi, ma all’eco mediatica che suscitano, agli ascolti sulle piattaforme streaming come Spotify, Apple Music e Deezer, alle visualizzazioni on-line, alle volte che vengono “Shazammati” con un app. Anche la musica si fa social. Non importa che si compri, ma che se ne parli. I maggiori introiti degli artisti, che spesso come Rihanna regalano in download gratuito le proprie opere, adesso arrivano dai contratti pubblicitari dei marchi del luxury e merchandising dei propri gadget o linee moda.

In un mondo sempre più globalizzato, dove la musica si propaga velocemente via internet come l’onda di uno tsunami, perde importanza l’emittente televisiva, che fa da sfondo solo a lounge bar e luoghi pubblici per clienti distratti che la guardano tra una chiacchiera e un drink in compagnia. Non stupisce dunque che, in questo panorama, MTV abbia perso il suo prestigio elitario e ha dovuto abbandonare la TV in chiaro, cedendo il posto al musicale VH1, che trasmette in rotazione successi di ieri e di oggi. Il suo logo tuttavia continuerà a rappresentare le tante emozioni di un’intera generazione di nostalgici cui mancheranno i grandi miti degli anni ’90.

LIBRI

Paulo Coelho racconta Mata Hari nel suo nuovo romanzo “La Spia”

È uno degli autori più amati di sempre. Da L’Alchimista a Veronika decide di morire i suoi romanzi sono diventati dei veri classici della letteratura contemporanea. Sto parlando di Paulo Coelho, lo scrittore brasiliano più tradotto al mondo che torna adesso in libreria con la sua ultima fatica letteraria, dal titolo La Spia, dedicato alla figura di Mata Hari. E già ci fa respirare, sin dalla copertina con il profilo della donna in eleganti e sfarzose vesti, la rivoluzionaria atmosfera francese d’inizio ‘900 della danzatrice e noto agente segreto cui questo romanzo è liberamente ispirato.

Il libro infatti, in prima persona, parte da quella che sarebbe l’ultima lettera scritta dalla Hari una settimana prima della sua esecuzione. “Sono pronta”. Queste le ultime parole della donna che, rifiutando di farsi bendare, preferì guardare con coraggio il suo plotone di esecuzione.

“Una delle prime femministe” è così che ne parla Coelho, che spiazza i suoi fan, tracciando un profilo di questo suo nuovo personaggio letterario sul quale ha dovuto lavorare molto: «Mi sono ritrovato con una montagna di documenti in mano ma anche con una domanda: “cosa scrisse Mata Hari in queste lettere? E come era finita in mezzo a tante trappole, ordite da amici e nemici?”».

Un viaggio che parte dalla curiosità dell’autore di scoprire di più su questa donna che con le sue grazie ha sedotto gli uomini più potenti e influenti della guerra mondiale, si è ribellata a moralismi e costumi dell’epoca, pagando le sue scelte a caro prezzo ma con coerente orgoglio, mai pentita, paga del fatto di aver vissuto.

Paulo Coelho Mata Hari Museum - internettualeEd è straordinariamente moderna la figura di questa donna che nella sua vita annovera la perdita di un figlio, forse avvelenato, e il divorzio dal marito, il capitano Rudolph Mac Leod, dal quale divorziò perdendo la custodia dell’altra figlia, Jeanne Louise detta Non, per sbarcare il lunario a Parigi con il nome di Lady Mac Leod. Qui inizia come modella di un pittore, e qualche piccolo ingaggio. Ma il successo sembra non sorriderle subito, e non si esclude che la donna possa essersi prostituita per sopravvivere prima di diventare l’amante del barone Henri de Marguérie, grazie al quale entra in contatto con l’aristocrazia del tempo, cominciando ad esibirsi nelle case dei nobili francesi in occasione di feste mondane. Durante una delle sue performance venne notata dall’industriale e collezionista d’oggetti d’arte orientale monsieur Guimet, che le chiede di esibirsi nei saloni del suo museo dove custodiva i suoi oggetti d’arte. È qui che la giovane Margaretha Geertruida Zelle, questo il suo vero nome, viene artisticamente ribattezzata Mata Hari, dal malese, letteralmente occhio dell’alba, e dunque per traslato Sole. Il successo fu tale che la donna cominciò ad esibirsi nelle più esclusive case degli aristocratici del tempo, nonché in famosi locali quali il Moulin Rouge, il Trocadéro, il Café des Nations.

La consacrazione arriva nel 1905 con una esibizione che farà la storia all’Olympia di Parigi, e che la porterà in tour anche in Spagna.

Ai giornali che iniziavano ad interessarsi a lei raccontava mezze verità e molte menzogne, costruendo un personaggio volitivo, dal fascino esotico, di cui lei stessa, forse restò vittima.

«Paulo non ha mai scritto lo stesso romanzo, e ogni volta ha avuto il coraggio di cambiare, restando, così, sempre fedele a se stesso. Mi sembra, tuttavia, che ci sia un filo rosso: ha sempre raccontato donne esuberanti, controverse, ma straordinariamente libere» ha detto Elisabetta Sgarbi, che è riuscita a strappare Coelho a Bompiani e a portarlo sulla sua “nave”, la sua casa editrice, La nave di Teseo che lo pubblicherà per l’Italia il prossimo 10 novembre: «Il suo nuovo romanzo, “La spia”, è l’esaltazione di questo aspetto, attraverso una figura storica, Mata Hari. E il riferimento alla verità storica rende il romanzo, se possibile, ancora più capace di incidere in un mondo che alle donne deve maggior rispetto».

L’ultimo desiderio di Mata Hari, dalla prigione di Parigi dove fu condannata, fu quello di avere carta e penna per scrivere, forse per riassumere quella sua vita vissuta pericolosamente che l’aveva portata dietro alle sbarre di una cella parigina in attesa della sua esecuzione capitale.