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Margherita Sarfatti: dal Duce all’arte italiana. Al Museo del Novecento di Milano

Gli annali la ricorderanno principalmente come una delle amanti di Benito Mussolini, ma Margherita Sarfatti, al secolo Grassini, di origine ebraica, era una donna libera e di grande intelligenza, ed è stata anche, e forse soprattutto, una mecenate illuminata e di grande cultura, proteggendo artisti come Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Anselmo Bucci e tanti altri che andranno a costituire il cosiddetto Gruppo del Novecento. Nomi e opere che ritroviamo oggi all’interno del Museo del Novecento di Milano fino al prossimo 24 febbraio 2019, in una monumentale rassegna che arriva in contemporanea anche al Mart di Rovereto, inaugurando così la stagione autunnale di grandi mostre.

Al piano terra del museo milanese diverse sale provano a raccontare la vita e le gesta di questa interessante figura femminile. Siamo nella prima metà del ‘900, e Milano, città in cui la Sarfatti muove i primi passi nella borghesia del tempo, avvicinandosi via via a quell’ideologia nazionalista che la porterà alla direzione della rivista Gerarchia, fondata proprio dal Duce nel 1922.

Milano, città all’avanguardia e del cambiamento, si fa largo tra le grandi capitali d’Europa. È l’anno dell’Esposizione Internazionale del 1906, quella del Parco Sempione per intenderci, e tutto il mondo guarda con ammirazione a questa città e alla modernità dei suoi trasporti e delle sue costruzioni architettoniche.

Sculture, pitture, video-installazioni e persino abiti sartoriali d’epoca, lettere, manifesti e libri. È una rievocazione accurata, realizzata grazie alla produzione del Mart di Rovereto su di un progetto di Daniela Ferrari e il supporto di Ilaria Cimonetti e dei ricercatori dell’Archivio del ’900 del Mart, nel quale è conservato il prezioso Fondo Sarfatti.

Wildt, Carrà, de Chirico, Morandi. Sono tantissimi gli artisti che si snodano lungo questo percorso espositivo, che, come la vita dell’artista, si alterna quasi tra luce e ombra, e sala dopo sala si fa riflessione sul concetto di arte e di bellezza, e ci porta nella mente di una donna che sposò in pieno, forse per amore, la causa di quel fascismo di cui, nel 1938 con l’introduzione delle leggi razziali, fu essa stessa vittima scappando prima a Parigi, dove pros

eguì le sue attività di dotta e letterata, e poi in Uruguay e Argentina.

Margherita farà ritorno in Italia soltanto nel 1947, quasi dieci anni dopo, ritirandosi a Cavallasca (n

ei pressi di Como), dove si dedicherà ad un libro di memorie, Acqua Passata (pubblicato nel 1955). Morirà all’età di 81 anni nel 1961.

La mostra del Museo del ‘900 a lei dedicata è una retrospettiva sull’ultimo grande movimento artistico conosciuto dal nostro Paese, quello che con quella stessa denominazione, Novecento, voleva rievocare i fasti del Rinascimento e di quelle epoche che con i loro stessi numeri, a caratteri cubitali, ‘400 e ‘500 in primis, erano state in grado di evocare e trasmettere la grandezza dell’uomo e la rinascita dell’arte italiana conosciuta nel mondo.

Le immagini della mia visita sul mio profilo instagram, @marianocervone

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Le grandi mostre del 2017

Sono tanti gli eventi culturali che animeranno il 2017 a cominciare da Colosseo, Un’icona. Dal 23 febbraio fino al 7 gennaio 2018, italiani e visitatori avranno quasi un anno di tempo per poter (ri)scoprire l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo.

Dal 523 d.C. hanno luogo in questo suggestivo sito archeologico i giochi gladiatori. Nel tempo l’anfiteatro comincia a deteriorarsi, eppure non viene abbandonato.

La mostra ripercorre tutta la vita del sito, attraverso dipinti, acquerelli e disegni del Basso Medioevo che ripropongono l’originaria immagine del monumento e del “paesaggio” che ne ha fatto da sfondo cambiando ed evolvendosi negli anni, ispirando, dal Rinascimento in poi, tanti artisti.

All’ora come oggi il Colosseo infatti era una delle mete del Grand Tour, tappa obbligata per coloro che venivano a fare un viaggio in Italia e già ai tempi souvenir per coloro che volevano portare a casa un ricordo e un pezzo di Roma.

La mostra è curata dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma. Dopo un intervento di restauro, il Colosseo è ritornato da qualche anno alla luce in tutto il suo splendore e, benché negli anni è stato depredato di marmi e decorazioni, il suo mito invece è rimasto intatto.

Anche il Museo di Capodimonte a Napoli si appresta ad entrare tra i grandi protagonisti di questo 2017 appena iniziato. Dopo La Suonatrice di Liuto di Vermeer, il direttore Sylvain Bellenger, insieme a Luigi Gallo e Emilia Philippot, porta nel Museo del Real Bosco di Capodimonte PICASSO\PARADE 1917. In occasione del centenario del viaggio in Italia del maestro spagnolo avvenuto proprio nel febbraio del 1917, probabilmente il più importante fuori dai confini francesi e spagnoli.

Picasso infatti giunse in Italia insieme all’amico Jean Cocteau, il quale preparava il balletto Parade, da qui il titolo della rassegna che celebra questo viaggio e questo incontro di discipline artistiche.

Durante questo soggiorno italiano Picasso visiterà Napoli ben due volte. Per celebrare la ricorrenza la Soprintendenza di Pompei e il Museo di Capodimonte insieme al Teatro dell’Opera di Roma promuovono un evento che avrà luogo non soltanto nel museo napoletano, ma anche all’interno degli Scavi Archeologici di Pompei.

Nelle sale del Museo troverà posto, per la prima volta a Napoli, il sipario, conservato nel Centro Pompidou di Parigi, preparato proprio per il balletto Parade, che idealmente si aprirà su alcune opere dell’artista spagnolo, in questo originale connubio di arti pittoriche e balletto.

Nell’Antiquarium di Pompei invece saranno esposti i costumi originali del balletto disegnati per l’occasione da Picasso, che potranno così dialogare con gli originali bozzetti preparatori dell’artista, ma anche una serie di maschere africane che hanno fortemente influenzato il lavoro di Picasso.

I prestiti in mostra provengono da diversi musei e collezioni private fra le quali il Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, il Musée Picasso Paris, il Museu Picasso Barcellona, la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, la Bibliothèque Historique de la Ville de Paris, la Maison Jean Cocteau, Milly la Forêt.

Quanto ci ha influenzato la PopArt statunitense? A questa domanda prova a rispondere La Riscoperta dell’America Gli Stati Uniti nell’Arte Italiana alle Gallerie d’Italia di Milano dal 12 aprile fino al prossimo 17 settembre 2017.

La mostra indaga come gli artisti italiani sono stati influenzati dagli artisti della scena statunitense. Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Gastone Novelli, Toti Scialoja, Mimmo Rotella e Ugo Mulas sono soltanto alcuni dei nomi che ritroviamo in questa interessante retrospettiva d’arte contemporanea.

Formula che vince non cambia. Dopo il successo della mostra in più parti Egitto a Pompei, che da Torino a Napoli passando per gli Scavi Archeologici di Pompei si è dislocata in ben tre sedi espositive, un’altra mostra si fa in qualche modo itinerante, e vede questa volta la cittadina alle pendici del Vesuvio dialogare con l’Antica Grecia: Pompei e la Grecia Un piccolo Mediterraneo. Questo il titolo completo dell’evento che animerà la Palestra Grande di Pompei dall’11 aprile fino al prossimo 27 novembre 2017. Se lo scorso anno si indagava il rapporto con l’Antico Egitto, adesso invece sono i rapporti con la Grecia quelli che si vogliono mostrare. Pompei, piccola cittadina Romana, ha risentito come molte altre dei rapporti con i greci, a cominciare dalla battaglia con Cuma nel 474 a.C. che influenzerà sugli equilibri di quello che sarà il Golfo di Napoli.

Ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici provenienti dalle antiche cittadine di origine greca come Poseidonia, Metaponto, Cuma, Capua.

Opere provenienti da Pompei e dai più importanti musei nazionali ed europei.

Un racconto storico tuttavia non lineare, che si mostrerà al pubblico dell’Antica cittadina all’ombra del Vesuvio.

Dal prossimo giugno fino a ottobre 2017 invece al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, quasi in contemporanea con l’altra, avremo invece Pompei e la Grecia la metamorfosi del mito. Una mostra che indaga soprattutto la mitologia e la sua trasformazione nell’ambito locale. Attingendo ampiamente dal materiale ovidiano, la mostra indaga l’iconografia delle immagini di trasformazione a Pompei, con opere cui saranno affiancate didascalie che illustreranno l’origine del mito e la sua trasformazione in fase antica e moderna. Pitture parietali, mosaici, arredi, gemme e oggetti di oreficeria. Sono questi i reperti che mostreranno come il mito era recepito e raccontato.

E infine sul Palatino a Roma ci sarà la mostra ALT Arte Contemporanea sul Palatino, un evento a cura della Soprintendenza romana che riapre da maggio a settembre 2017 lo Stadio Palatino e il peristilio inferiore della Domus Augustana che faranno da sfondo ad un inedito evento di arte contemporanea che ospiterà artisti del calibro di Marina Abramovic e tantissimi altri, con uno straordinario dialogo tra la sacralità e monumentalità dei luoghi antichi e l’arte contemporanea.

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Gli appuntamenti da non perdere con le grandi mostre Electa di questo autunno

Un calendario molto ricco, quello della stagione autunnale di grandi mostre Electa, che fino al prossimo dicembre saranno via via inaugurate, accompagnandoci fino alla prima parte del 2017. Una lunga serie di appuntamenti per tutti i palati, artistici s’intende, che hanno sete di iniziative culturali: dall’archeologia all’arte contemporanea sono tante le mostre di cui sentiremo parlare nei prossimi mesi. Ecco un compendio per non farsi cogliere di sorpresa:

Antinoo. Un ritratto in due parti. Partita da qualche giorno, il 15 settembre, la mostra, al Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps a Roma, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 15 gennaio 2017. La rassegna ruota intorno alla figura, o meglio al busto, del giovanissimo amante dell’Imperatore Adriano, Antinoo, il cui busto è separato, da qui il titolo, in due parti, l’una all’ l’Art Institute di Chicago l’altra nel museo romano, ripercorrendo gli studi che hanno portato alla loro identificazione e a questo ricongiungimento delle due parti.

Sempre a Roma, ma questa volta nei grandi spazi delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, dal 30 settembre al 15 gennaio arriva l’arte contemporanea di Jean Arp, a cinquant’anni esatti dalla morte dell’artista. Un’ampia retrospettiva che ripercorre le principali fasi della carriera dello scultore francese, maestro nelle avanguardie, tra i fondatori del movimento Dada.

Al Castello di San Giorgio a Mantova, dall’8 ottobre all’8 gennaio 2017 ci sarà invece Albrecht Dürer. “Come avrò freddo dopo tutto quel sole…”, mostra che mette in relazione la figura di Dürer con l’arte italiana e in particolare delle incisioni del Mantegna. Tanti i prestiti per questo importante evento, per il quale le sale del castello riaprono in tutto il loro (restaurato) splendore, dopo il sisma del 2012.

Giunge al termine il percorso artistico che ha animato gran parte del 2016, la mostra Egitto Pompei, dislocata e in collaborazione di ben due dei musei più importanti d’Italia, il Museo Egizio di Torino, il Museo Archeologico di Napoli e la Sovrintendenza dei Beni Archeologici di Pompei, dove ha fatto tappa, per ritrovare dall’8 ottobre la degna conclusione nella riapertura della sezione egizia all’interno del museo napoletano. Una restituzione, questa, molto attesa dai cittadini napoletani che potranno finalmente riscoprire, in nuove e più moderne sale, le prestigiose raccolte Borgia e Picchianti, che con i loro oltre 1200 oggetti rappresentano una delle raccolte di maggior importanza, il cui nucleo vede l’origine in età napoleonica con le prime spedizioni. Il percorso di visita sarà suddiviso in sezioni: Uomini e Faraoni, La Tomba e il Corredo Funerario, La Mummificazione, Il Mondo magico e religioso, La Scrittura, i Mestieri e l’Egitto in Campania, che saranno arricchite da supporti multimediali e uno speciale percorso per bambini.

Ci spostiamo a Milano dove il Museo del Novecento dal 18 ottobre al 12 marzo 2017 dedicherà una rassegna all’arte dei primi anni Sessanta con BOOM! 60 Era arte moderna. Una interessante retrospettiva che fotografa perfettamente il momento del boom economico, con le sue riviste ai massimi delle loro tirature, le trasmissioni televisive, il cinema, le auto e la suggestione di tutta un’epoca il cui fascino e design sono più attuali che mai.

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, dal 14 ottobre al 19 febbraio 2017 troveremo Picasso Images. L’insolita rassegna raccoglie oltre 170 fotografie dell’artista che, insieme ad alcune opere provenienti dal Musée national Picasso-Paris, restituiscono un’inedita figura dell’artista innanzitutto, oltre che del suo percorso artistico.

Omaggio a Umberto Boccioni a Rovereto. Al MART arriva Umberto Boccioni. Genio e Memoria dal 4 novembre 2016 al 19 febbraio 2017, in occasione del primo centenario della morte dell’artista. La mostra fa eco al grande evento a Palazzo Reale di Milano.

Proseguono le grandi iniziative del Museo MADRE di Napoli che portano in città grandi nomi dell’arte contemporanea. Dal 26 novembre fino al 6 marzo 2017, arriva a Palazzo Donna Regina Fabio Mauri Retrospettiva a luce solida. Mauri è uno dei maggiori esponenti delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo, la cui ricerca artistica si è spesso concentrata sull’esplorazione dei meccanismi dell’ideologia e dei linguaggi della propaganda, come dell’immaginario collettivo e delle strutture delle narrazioni mediatiche, in particolare cinematografica. Un percorso espositivo appositamente concepito, che dislocherà nelle sale del museo napoletano oltre cento tra opere, installazioni, azioni e documenti e si propone come la più importante e completa rassegna dedicata all’artista mai concepita dal 1994.

A complemento della stessa ci sarà un’altra mostra a Bergamo alla GAMeC-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, dal 7 ottobre al 15 gennaio 2017.

A Roma, da dicembre 2016 ad aprile 2017, a Palazzo Massimo ci sarà invece Archaeology & me, mostra che nasce da un concorso pubblico inserito nel Progetto Europeo NEARCH, finanziato dalla Commissione Europea. Il concorso europeo “You(r) Archaeology – Archeologia secondo me”, coordinato da IBC, si rivolgeva ai cittadini europei chiedendo di esprimere la loro idea dell’archeologia. Una selezione delle centinaia di opere pervenute sarà esposta a Palazzo Massimo, presentando i molteplici aspetti di un’archeologia vissuta non solo come feticcio turistico o oggetto da museo, ma come ponte fra passato e presente, richiamo a memorie personali, fonte di ispirazione artistica, legame armonioso col tempo e la natura. Una riflessione sulla disciplina archeologica e il suo ruolo nella società contemporanea in un momento storico particolare, quale è quello che l’Europa sta vivendo oggi.

Si chiude, di nuovo al Museo MADRE di Napoli, questo primo ciclo di appuntamenti Electa. Dal 17 dicembre al 20 marzo 2017, al Museo D’arte contemporanea Donna Regina ci sarà Gian Maria Tosatti Sette Stagioni dello Spirito, a cura di Eugenio Viola. La rassegna è sospesa tra arte contemporanea e spiritualità, e muove i primi passi da un libro, Il castello interiore (del 1577), in cui Santa Teresa d’Avila suddivide l’animo umano in sette stanze, trasfigurate dall’artista in altrettante installazioni monumentali ambientali. La mostra vuole restituire la memoria di questa esperienza e al tempo stesso è una sorta di backstage, che permette al pubblico di coglierne i più intimi aspetti di preparazione e studio dell’artista, con i disegni del progetto, gli schizzi preparatori, i documenti e i resti di un’officina creativa che diventano il materiale diario di Tosatti.

Dal 2013 al 2016 infatti l’intera città di Napoli è stata coinvolta nell’imponente progetto pluriennale Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti (Roma, 1980), e trova adesso la sua ideale conclusione con questo evento promosso e organizzato da Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma, in collaborazione con vari enti istituzionali e, per ogni sua tappa, con il MATRONATO della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

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“Pompei e l’Europa”, a Napoli mostra in due parti per scoprire l’influenza della città tra XVIII e XX secolo

S’intitola Pompei e L’Europa 1748-1943 la mostra che fino al prossimo novembre sarà ospitata nel salone della meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Oltre duecento opere, che mettono a confronto l’antico e il moderno, pezzi originali dell’antica città romana che per due secoli hanno influenzato tutta una generazione di artisti europei tra il XVIII e il XX secolo. Non soltanto pittori e pitture che hanno colto e immaginato atteggiamenti della vita quotidiana di Pompei, nel periodo in cui diventava di moda il culto per l’antico e l’“ozio romano”, ma anche scultori, ceramisti e “designer” d’epoca che si sono ispirati nel tempo alla cittadina campana e a quell’inconfondibile stile definito oggi pompeiano.

Meta del “gran tour” nel Settecento, Pompei è senza dubbio l’unico esempio di cittadina romana nel mondo pervenutaci nell’interezza delle sue rovine. Coperta da strati di lapilli e cenere, la città infatti è riemersa, sin dai primi rudimentali e antiquari Scavi Borbonici in tutto il suo splendore, per diventare esempio dell’antichità in Europa e oggetto di studio per antonomasia per appassionati e studiosi di tutto il mondo.

Foto vietate per i tanti i prestiti di pregio ottenuti dal museo napoletano da musei italiani e stranieri per un percorso di visita che va da Ingres a Picasso, da Normand a Le Corbusier, da Moreau a De Chirico, influenzando le corti del vecchio continente e le loro residenze, nella letteratura come nel teatro, nella musica come nell’estetica, svolgendo un ruolo fondamentale anche nella concezione e negli sviluppi di quella che poi sarebbe stata l’archeologia moderna.

Promossa dalla Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, la mostra, cui è stato dedicato un raffinato catalogo Electa, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 2 novembre 2015.

Una rassegna in due tempi, la cui la seconda parte infatti è stata allestita direttamente nell’Anfiteatro di Pompei, dove ad attendere i visitatori c’è Rapiti alla morte, a cura di Massimo Osanna e Adele Lagi, 20 calchi realizzati a partire da Giuseppe Fiorelli, e che fotografarono il momento in cui la violenza dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. rase al suolo Pompei e i suoi abitanti.

Napoli, Museo Archeologico Nazionale

intero 13 euro — ridotto 9 euro

Scavi di Pompei

intero 13 euro — ridotto 7.50 euro

biglietto cumulativo per i cinque siti archeologici:

intero 22 euro — ridotto 12 euro

per maggiori informazioni:

www.mostrapompeieuropa.it