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La “Casetta di Pinocchio” a Bacoli, capolavoro tardobarocco di Vanvitelli

La palazzina di caccia di Stupinigi (Filippo Juvarra, 1729-1733) facciata - internettualeCostruita al centro del Lago Fusaro nel comune di Bacoli, la Casina Vanvitelliana è una suggestiva dimora tardobarocca realizzata dal noto architetto Luigi Vanvitelli, il quale aveva immaginato un casino di caccia e di pesca per i Borbone sul piccolo isolotto al centro dello specchio d’acqua del Real Sito del Fusaro. La casina infatti è collegata alla terraferma soltanto attraverso un lungo pontile in legno.

Salito al trono Ferdinando IV fu Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, a completare l’opera di suo padre nel 1782.

Ma non furono solo i regnanti di casa Borbone a trovare riparo nel piccolo edificio. La casa infatti ospitò nomi illustri dell’epoca quali Francesco II d’Asburgo-Lorena, e i compositori Wolfgang Amadeus Mozart e Gioachino Rossini.

Il disegno è una chiara ispirazione alla Palazzina di Caccia Stupinigi dei Savoia in Piemonte, progettata da Filippo Juvarra.

Casina Vanvitelliana Real Sito del Fusaro - internettualeLa casa del Fusaro si presenta invece come una villa a pianta circolare, tre corpi ottagonali che si intersecano l’uno nell’altro restringendosi alla sommità come una torta, fino a formare la pagoda centrale, illuminata dalle ampie finestre su due livelli.

casina vanvitelliana interno - internettualeDi grande fascino il salotto che accoglie i visitatori con il suo grande camino dalla cornice in marmo, così come doveva accogliere gli illustri ospiti della famiglia reale nel XVIII secolo.

Lungo le pareti degli ambienti di passaggio fotografie e dipinti di chi ha voluto negli anni immortalare questa armoniosa composizione architettonica.

Ai lati del grande salone degli indefiniti spazi che dovevano essere riservati al salotto informale, come una qualsiasi dimora tuttavia rustica come questa avrebbe richiesto, e la cucina.

casina vanvitelliana interno piano nobile - internettualeForte il profumo salmastro del lago che si respira nelle ampie terrazze. Al piano superiore i visitatori sono sorpresi e completamente immersi dalle arie di musica classica trasmesse in filodiffusione in una sala in cui a dominare è la vista del lago. L’acqua che la avvolge insieme al caratteristico panorama bacolese di grande suggestione al tramonto.

Le Avventure di Pinocchio Casa Fata capelli turchini - internettuale
La Casa della Fata dai Capelli Turchini, Le Avventure di Pinocchio, 1972

Il soprannome, “Casetta di Pinocchio”, è frutto di un malinteso cinematografico che nell’immaginario collettivo ha fatto della casina borbonica la casa della Fata dai capelli turchini del celebre sceneggiato Le Avventure di Pinocchio, per la somiglianza in alcune riprese con la casina vanvitelliana. In realtà il lungometraggio di Luigi Comencini ha trovato le sue location originali più a nord, nel Lazio, sul Lago di Martignano e nelle Saline di Tarquinia a Viterbo. Ma la Casina Vanvitelliana è stata invece davvero protagonista di svariati film e sceneggiati, da Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller, con Sergio Assisi e Gabriella Pession a, più di recente, L’Imbroglio del Lenzuolo (2009) con Maria Grazia Cucinotta.

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Palazzo Cellamare a Napoli e le altre dimore storiche: apertura al pubblico il 21 e 22 maggio

Sito nel quartiere di San Ferdinando a Napoli, nella zona di Chiaia, il Palazzo Cellamare è un’antica dimora nobiliare conosciuto anche come Palazzo Francavilla.

La sua costruzione risale al XVI secolo, per volontà dell’abate Giovanni Francesco Carafa, succeduto a Luigi Carafa nel 1531. Il progetto invece è opera di Ferdinando Manlio, che ha restaurato e completato l’edificio secondo un tipico gusto cinquecentesco.

Nel corso del ‘600 è stato anche residenza di Caravaggio, prima di andare in Toscana, ma anche di Giacomo Casanova e Goethe.

La facciata presenta un bugnato liscio, tipicamente rinascimentale, ed un baroccheggiante ingresso monumentale in piperno grigio ad opera di Ferdinando Fuga, mentre è tipicamente Settecentesco lo stile della facciata da Via Filangieri.

Tanti gli architetti noti che l’hanno rimaneggiato nel corso dei secoli, da Ferdinando Sanfelice, che realizza il portale interno a linee spezza che porta allo scalone, a Giovanni Battista Nauclerio che costruisce una bellissima cappella dedicata alla Vergine del Carmelo.

Gli interni invece sono finemente affrescati da autori quali Giacomo del Po, Pietro Bardellino, Giacinto Diano e Fedele Fischetti.

Del palazzo, o meglio, delle sue fondamenta, fa parte il cinema-teatro Metropolitan, uno dei più noti e capienti del capoluogo partenopeo con i suoi tremila posti, costruito in quelle che erano le cave di tufo dell’edificio.

Sabato 21 maggio e domenica 22 sarà possibile vedere questo gioiello di architettura e arte, grazie alle Giornate Nazionali A.D.S.I., l’Associazione delle Dimore Storiche Italiane che apre al pubblico residenze d’epoca appartenenti a privati, che aprono i loro giardini, saloni e cortili per i curiosi ed appassionati che desiderano visitarle.

La rassegna, giunta alla sua sesta edizione, vede per la prima volta l’ingresso, tra i palazzi visitabili, di Villa Hercolani Belpoggio a Bologna, Palazzo Sergardi a Siena e Palazzo Ravaschieri a Chiavari.

Sono 250 in tutto il territorio nazionale le residenze private che aprono le loro porte al pubblico, per un ideale Grand Tour d’architettura e storia dell’arte. Tra i più interessanti Palazzo Ruspoli a Roma, Villa di Corliano a Pisa e Palazzo della Meridiana a Genova.

Per maggiori informazioni:

www.adsi.it

Twitter: @dimorestoriche

Facebook: Associazione Dimore Storiche Italiane

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“Marchesi” a Milano: tra gusto e moda, la storica pasticceria che (ora) veste Prada

È una suggestione d’altri tempi la storica Pasticceria Marchesi, in Via Santa Maria alla Porta a Milano dal 1824. Vero e proprio punto di riferimento per i milanesi, nel locale il tempo sembra davvero essersi fermato. Si dice che sia suo uno dei panettoni artigianali più buoni e soffici della città.

Quelle di Marchesi non sono semplici produzioni, ma vere e proprie creazioni: un’estasi per il palato sì, ma anche una gioia per gli occhi, che avvolge insieme agli interni in legno, i pavimenti d’epoca, le finiture in ottone.

Persino bere un caffè al banco di questo storico locale, tra pasticcini e un inebriante profumo di dolci, diventa un’esperienza sensoriale unica.

Dallo scorso anno, all’originario proprietario Angelo Marchesi si è affiancato, con una quota, Prada, nota casa di moda italiana. Tale acquisizione ha portato questo emblema dell’arte bianca ambrosiana all’apertura di una seconda sede, a due secoli da quella di corso Magenta, in Via Monte Napoleone 9.

Il nuovo locale, nella via milanese del luxury shopping, di Marchesi porta con sé l’essenza, richiamandola nel design e negli arredi, affidati ad uno dei collaboratori del marchio di lusso italiano, Roberto Baciocchi, che ha mantenuto l’idea di eleganti ed ampie vetrine nella parte antistante, e divani in velluto accompagnati da tavolini in marmo chiaro per le salette interne, avvolti da seta jacquard verde alle pareti con motivi floreali.

Monumento del capoluogo lombardo, la pasticceria Marchesi, con il suo inconfondibile stile vintage e la passione per la tradizione, è luogo d’incontro ideale per gli amanti del gusto e, da adesso, anche della moda.

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Il Sarcofago degli Sposi: ecco come apparirà l’opera etrusca che ritorna a Cerveteri “griffata”

Insieme alla Chimera di Arezzo, quella del Sarcofago degli Sposi è senza dubbio una delle opere più rappresentative e note dell’Arte Etrusca nel mondo. Risalente al VI sec. a.C., è conservata all’interno del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Il reperto fu infatti rinvenuto nel 1881 in una tomba di proprietà dei principi Ruspoli, dai quali il fondatore del Museo di Villa Giulia, Felice Bernabei, lo acquistò, benché fosse rotto in oltre 400 pezzi, intuendone comunque la straordinarietà.

Se oggi l’opera è parte costitutiva della storia stessa del museo romano e non abbandonerà mai le sue sale, da domenica 10 aprile, a centocinquant’anni dal suo rinvenimento nella necropoli della Banditaccia, il sarcofago ritornerà a Cerveteri.

Mentre l’originale resterà nelle sale del museo capitolino, grazie ad una tecnologia generalmente utilizzata per prototipi e automobili, la scansione tridimensionale digitale, una copia “griffata” da Giorgetto Giugiaro farà il suo arrivo nei luoghi della originaria necropoli etrusca cui appartiene.

Già esposta a Bologna per Il viaggio oltre la vita. Gli Etruschi e l’aldilà tra capolavori e realtà virtuale, la Soprintendenza tiene a precisare che si tratta di un “clone perfetto”.

La scultura, nota agli storici dell’arte e non solo, raffigura una coppia di sposi, da qui il nome, distesi su di un lato su di un triclinio. Il letto su cui poggiano i due sposi, la klìne, è la tradizionale piazza matrimoniale ricoperto con cuscini e stoffe, sul quale si adagiavano, come poi in epoca romana, i banchettanti durante una festa. Questa klìne presenta delle volute, mentre i due sposi sono accomodati su di una coperta con tanto di cuscino.

Occhi sono oblunghi e sorriso dedalico (o arcaico), sia la figura maschile che femminile presentano capelli lunghi, nelle classiche acconciature dell’epoca, le cui trecce sono riprodotte a chioccioline.

La donna porta un copricapo tipico e dei sandali, mentre l’uomo porta una barba appuntita che ricorda un po’ quelle posticce egizie.

Tale iconografia però non è comune in epoca romana, dove le donne non erano ammesse al convivio se non nella tarda epoca imperiale.