INTERNATTUALE

Wi-Fi e hashtag. Ecco come cambiano i sentimenti secondo i tormentoni estivi

L’estate e la musica. Da sempre le canzoni durante la bella stagione sono colonna sonora di tintarella e vacanze. E se fino a qualche anno fa ce n’era una su tutte che dominava nei jukebox di bar e spiagge, da qualche anno sono radio e streaming i misuratori del successo. In principio fu Nico Fidenco che con Legata ad un granello di sabbia, rifiutata da Sanremo, divenne un grandissimo successo del 1962. Tanti i brani che hanno segnato la canicola estiva, basti ricordare, senza scomodare troppo gli annali, Valeria Rossi con Tre parole, Paola & Chiara, Shakira. Solo per citarne alcuni.

Ritornello facile, testo leggero (a volte nonsense), ritmo ballabile. Sono questi gli ingredienti che accomunano un po’ tutti i tormentoni estivi.

Ma com’è cambiata la musica nei nostri jukebox, o per meglio dire in playlist e iPod?

In poco più di mezzo secolo siamo passati da L’esercito del surf a L’esercito del selfie, e se un tempo si cantavano gli amori che nascevano e finivano sulle spiagge italiane, oggi la parola che compare di più nei testi dei cantanti del Bel Paese è Wi-Fi.

Da Baby K a Thegiornalisti, passando per J-AX e Fedez sono tanti i cantanti che fanno riferimento al web, agli hashtag, a WhatsApp, alla connessione internet.

Il brano di Carl Brave, Fotografia, che vede il featuring di Francesca Michielin, fa addirittura riferimento ad un vecchio nokia 3310.

Simbolo di un Paese che cambia, ma soprattutto, sintomo del nostro modo di percepire i sentimenti, come se quasi necessariamente dovessero passare attraverso i social per affermare se stessi o, peggio, per affermare la propria esistenza.

“Io cerco il mare mentre tu cerchi il Wifi” canta Baby K in uno dei successi dell’estate 2018, Da zero a cento, colonna sonora dello spot Vodafone, e pochi versi dopo aggiunge “Foto con hashtag io c’ero”.

Riferimento agli smartphone anche per Elodie nella sua Nero Bali, rivelazione delle ultime settimane, che canta così “buttiamo in mare i cellulari”.

Ma i cellulari in realtà non li butta nessuno e anche J-AX e Fedez avevano incluso la parola Wi-Fi nella loro Italiana.

“La chiamo un’altra volta, un’altra volta TIM informa” dice Carl Brave nel pezzo Fotografia, mentre Tommaso Paradiso, in uno dei veri tormentoni di questa estate, Felicità Puttana dei Thegiornalisti, cita il mondo di WhatsApp con un ritornello ormai diventato icona di una generazione che dice “Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice”.

Se è vero, per dovere di cronaca, che negli anni ’60 si cantava il telefono, strumento tecnologico del tempo, basti pensare a Se telefonando di Mina, Buonasera Dottore di Claudia Mori o Piange il telefono di Domenico Modugno, è altrettanto vero che le emozioni passavano comunque attraverso un contatto, la voce, che vinceva persino sulla distanza. Grande importanza infatti aveva la voce per gli amanti che vivevano su grandi distanze il loro amore.

Oggi le emozioni cambiano, si trasformano, si mettono in posa in foto sempre più finte e filtrate, pensate non più per immortalare il momento, ma per essere postate on-line. Cambiano i valori dei sentimenti e cambia il modo con cui li proviamo e li esprimiamo: emojii, like, commenti, condivisioni.

L’amore si misura a suon di mi piace, i luoghi si pubblicano a suon di hashtag, e se Giuni Russo cantava Un’estate al mare solo per il gusto di viverla, oggi se non ci sei, non esisti, e per divertirti davvero devi innanzitutto mostrarlo agli altri.

Insomma sempre meno spesso amore fa rima con cuore.

Amara consapevolezza di un’epoca che ci ha reso un po’ tutti esibizionisti e voyeur, che sui social cercano spasmodicamente di mostrarsi agli altri e al tempo stesso guardare con livore soltanto per sentirsi migliori o più felici, quasi come se quella felicità puttana, fine a se stessa, oggi proprio non esistesse più.

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LIFESTYLE

I 10 film da vedere in estate per sentirsi già in vacanza

Quando non sono in giro per vedere mostre e musei, uno dei miei passatempi preferiti è vedere un buon film. Se d’inverno è facile godersi l’atmosfera di una bella pellicola anche davanti al televisore, d’estate è sicuramente difficile restarsene chiusi in casa. Ma quali sono i più adatti alla canicola estiva?

Se siete costretti o semplicemente volete un giorno di relax, ecco qualche consiglio di film che anche a casa vi faranno sentire in vacanza:

Meryl Streep, Christine Baranski, e Julie Walters in Mamma Mia! (2008)

Mamma mia! Sono passati esattamente dieci anni da quando Meryl Streep insieme ad Amanda Seyfried e un bellissimo cast hanno portato sul grande schermo l’omonimo musical ispirato alle più famose canzoni degli ABBA. Grazie alla suggestiva ambientazione sull’isola di Kalokairi, in Grecia, al blu del mare e ai cieli azzurri, questo film vi farà sentire già in vacanza. Ottimo durante una serata estiva accompagnato da un calice di buon vino bianco. Ghiacciato, naturalmente.

Katharine Hepburn in Tempo d’Estate (1955)

Tempo d’estate. Anno 1955. Protagonista una straordinaria Katharine Hepburn alla soglia dei cinquant’anni, e Rossano Brazzi. Una attempata turista americana, quella che oggi definiremmo una zitella, va a Venezia da sola in cerca di emozioni e, forse, di quell’amore che durante gli anni della fanciullezza non è riuscita a trovare. Bellissima la colonna sonora di Alessandro Cicognini, sospesa tra echi di vecchie canzoni e atmosfere da sogno. Bellissimi i ponti e gli scorci di una Venezia agli albori di quel turismo che dagli anni ’60 ad oggi ne farà meta preferita di tutti, almeno una volta nella vita.

Se come me amate i vecchi film, allora dovete assolutamente vedere anche Torna a Settembre. Rock Hudson, con la nostra Gina Lollobrigida, danno vita ad una delle antesignane delle commedie

Rock Hudson e Gina Lollobrigida in Torna a Settembre (1961)

romantiche. Siamo sulla costa ligure. Una storia d’amore tra risate, equivoci e situazioni tragicomiche. Nel cast c’è anche Sandra Dee.

Se alla Lollobrigida avete sempre preferito la Loren, allora non perdete Pane amore e…, penultimo capitolo di una quadrilogia iniziata proprio con la Lollo. Vittorio De Sica, che interpreta il Maresciallo Carotenuto, ritorna nella sua natia Sorrento, dove si imbatte nella bella Smargiassa, affittuaria della sua abitazione.

Non posso non citare Sapore di mare, pietra miliare del cinema. Il compianto Carlo Vanzina, scomparso proprio qualche giorno, ha realizzato un film che è il manifesto di un’epoca. Realizzato nel 1983, la pellicola racconta un’estate degli anni ’60 in Versilia, fotografando mode e manie. Un cast straordinario che vede tra gli altri una bellissima Virna Lisi, ai tempi quasi cinquantenne, e una giovanissima Isabella Ferrari, poco più che maggiorenne. Bellissimi i brani che compongono la colonna sonora: da Mina a Riccardo del Turco, sono ancora oggi dei “tormentoni” intramontabili (meno iconico, ma altrettanto simpatico, anche il seguito, Sapore di mare 2, dove si aggiunge Eleonora Giorgi).

Non posso non citare Vacanze Romane, con la “principessa” Audrey Hepburn in visita nella capitale, che si lascia trascinare e travolgere dalla città eterna, tra monumenti, moda e notti romane. Con lei nel cast Gregory Peck.

Pierce Brosnan e Trine Dyrholm in Love is all you need

Le pagine della nostra vita. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, il film vede Ryan Goslin e Rachel McAdams vivere un flirt estivo che a mano a mano si trasforma in una storia senza tempo. Un film che emoziona e commuove come solo una storia di Sparks sa fare, anche sul grande schermo.

Ryan Gosling e Rachel McAdams in Le pagine della nostra vita(2004)

Se d’estate amate il brivido, allora vi consiglio Alla deriva. Con Eric Bane (Dottor Bollore di Grey’s Anatomy), la pellicola parla di un gruppo di amici che per festeggiare il compleanno di un amico vanno in barca in mare aperto, facendo un bagno dimenticando la scaletta per risalire. Una scarica di adrenalina.

Se non volete rinunciare a quel piglio di cultura anche durante l’estate, allora scegliete Sogno di una notte di mezza estate. Tratto dall’omonima pièce teatrale di William Shakespeare è una storia onirica, a metà tra mitologia e fantasy. Nella pellicola del 1999 c’è Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett e Stanley Tucci.

Love is all you need. Ancora Sorrento, ancora Pierce Brosnan che, smessi i panni di 007, si cala in questa commedia danese del 2012 in cui il suo è l’unico nome di richiamo e veramente noto. Ambientato tra Copenaghen, Napoli e la costiera sorrentina è un film fresco, che vi farà sognare il profumo dei limoni.

E infine se volete correre al cinema, tra due settimane c’è Mamma mia! Here we come again, un po’ seguito un po’ remake che al cast del primo fortunatissimo film vede aggiungersi la cantante-attrice Cher e la giovane Lily James, che reinterpretano ancora una volta i più famosi brani degli ABBA.

LIFESTYLE

Penelope Cruz nel Chiostro di Santa Chiara a Napoli per Carpisa

Che Carpisa stesse cambiando rotta, lo avevamo capito dallo stile delle sue borse. Lo storico marchio di borse, valigie e pelletteria nato nel 2001, è passato infatti dalla produzione di borse economiche, dei primi anni, con le quali ha fatto concorrenza persino agli ambulanti, ad un’idea di moda accessibile che coniugasse l’idea di design, lusso e convenienza.

Una percorso che ha portato il fast fashion brand ad oltre 600 negozi in Italia e all’estero, passando per le campagne in televisione e a testimonial d’eccezione come Penelope Cruz.

Il premio Oscar spagnolo, infatti, già volto della maison il cui headquarter è a Nola (Napoli), ritorna quest’anno come testimonial e co-designer di una capsule collection, che l’attrice ha disegnato in collaborazione con la sorella minore, Monica.

Cruz Collection, questo il nome, sarà la linea di punta primavera/estate 2018 del brand, che per la sua promozione ha scelto l’occhio del fotografo Nico Bustos, che ha spesso catturato la diva sulle copertine dei magazine patinati di moda e lifestyle.

Penelope Cruz per Carpisa (Chiostro di Santa Chiara, Napoli)

Location di questa campagna lo straordinario Chiostro del Monastero di Santa Chiara a Napoli, di cui vi ho già parlato qualche settimana fa qui, e di cui potete vedere qualche immagine sul mio profilo instagram.

Per seguire la campagna e tutto ciò che la riguarda, e condividere a vostra volta la vostra borsa Caprisa by Penelope Cruz, vi basterà tenere d’occhio l’hashtag #SpringInNaples.

Penelope Cruz, campagna Carpisa

Sono davvero felice che un sito come il Chiostro di Santa Chiara diventi anche luogo glamour, in cui arte e moda si incontrano. I vivaci colori delle maioliche ad opera della nota bottega dei Massa, le luci e le ombre del portico completamente affrescato, e la sacralità del posto, incorniciano perfettamente la straordinaria bellezza dell’attrice di Volver, e lo stile chic e un po’ bohémien delle sue borse, perfette compagne per signore e signorine per la bella stagione di quest’anno.

LIFESTYLE

L’eyewear alla moda e di qualità con sconti fino al 70%. Ecco dove:

Nice to see you, dice così la mia confezione che mi è stata appena recapitata per posta, piacere di vederti. Un gioco di parole che mi anticipa già il contenuto dell’involucro. È così che si presenta GlassesUSA.com ai suoi clienti che ordinano occhiali, da vista e da sole, attraverso l’omonimo sito web.

Un ampio catalogo virtuale, che offre decine di brand tra cui scegliere e centinaia di modelli, tra i quali riuscirete a trovare sicuramente il vostro stile, ottenendo sconti che arrivano fino al 70% su prezzi al dettaglio, e per i nuovi clienti che vogliono ricevere sconti e promozioni possono ricevere coupon e promo sottoscrivendo la newsletter dal sito.

Un paio di occhiali da vista, con montatura e lenti, costa appena 48 $, con la prescrizione gratuita delle lenti inclusa con ogni montatura.

io indosso gli occhiali MUSE, seguite la mia pagina instagram: @marianocervone

Ray-Ban, Oakley, Armani, Gucci, Persol, Prada sono soltanto alcune delle griffe che è possibile trovare navigando le pagine del sito internet. Una selezione vastissima con oltre 2500 stili diversi. Modelli classici, iconici, che hanno fatto la storia dell’eyewear, e che continuiamo inconsciamente ad ammirare nei film della vecchia Hollywood, sulle copertine dei rotocalchi d’epoca, sulle riviste patinate. Ma anche montature dal taglio moderno, contemporaneo, quasi futuristico, per chi invece è alla ricerca di un accessorio stiloso, fashion, particolare.

Ma GlassesUSA.com è un sito completo per l’eyeglasses, che affianca agli occhiali una vasta scelta di lenti, trattando con i principali produttori. Da Acuvue a Biomedics, da Avaira a Air Optix. Per chi vuole vedere con chiarezza, ma con discrezione, o chi per sfizio, noia o gioia vuole cambiare il colore dei propri occhi.

Lenti fatte da ottici professionisti presso i laboratori della casa. Standard, bifocali, progressive. Ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.

uno dei tanti modelli che potete trovare su GlassesUSA.com

Ai più grandi e blasonati marchi, c’è tutta una serie di produzioni proprie di GlassesUSA.com come Ottoto, MUSE, Amelia E. Due linee con due stili molto diversi: la prima è l’ideale per chi vuole un design che omaggia la nostra Italia, le sue forme, la sua moda. Occhiali da vista, con lenti di qualità, ma anche da sole per il mare, la città, il tempo libero. In metallo o in plastica, squadrati o tondeggianti, per vestire l’essenza del tricolore e di quell’allure italiano senza tempo.

MUSE invece è per chi ama quello stile vintage, un po’ retro, a metà tra James Dean e Lana Del Rey. Occhiali che solcano un modo di essere come un bambino ricalca un disegno, e lo fa proprio, rivisitandolo con la sua personalità.

Chi mi conosce sa bene che non poteva che ricadere su questa seconda linea la mia scelta, optando per un modello che mi ricorda quelli anni ’60 di John Fitzgerald Kennedy.

È palpabile la qualità di questa montatura, che già al tatto sento robusta, forte, ed è letteralmente visibile la qualità delle lenti attraverso le quali vedo un’immagine nitida, pulita, non distorta, ma allo stesso tempo mi sento schermato e protetto dai raggi UV.

i miei nuovi occhiali MUSE, da GlassesUSA.com

Un colpo di fulmine. Questi occhiali da sole sono resistenti e leggeri. È una sensazione bellissima quella di passeggiare per le vie della mia città, con un paio di occhiali confortevole, che mi fa sentire bene con me stesso, mi fa sentire a mio agio con il mio volto, donandomi quella sicurezza di indossare un accessorio che riesce a trasmettere quella sensazione da cui nasce il vero benessere. Quella che ti fa sentire a proprio agio, più protetto e, soprattutto, anche più alla moda.

Il sito offre inoltre un simpatico quanto utile strumento, quello dello specchio virtuale, attraverso il quale caricare una propria fotografia e provare virtualmente ogni montatura, per scegliere quella più adatta al proprio viso.

Se siete ancora titubanti sugli acquisti on-line, sappiate che questi sono acquisti a zero rischi: il trasporto e la restituzione sono gratuiti, garantendo il rimborso totale della spesa al 100% entro 14 giorni dalla consegna, senza dover motivare il reso.

Chiudo la scatola, e mi accorgo che sotto c’è scritto see you next time, ci vediamo la prossima volta. Sì, sono sicuro che questa non sarà l’ultima. Arrivederci, GlassesUSA.com.

Sfogliate il catalogo e comprate gli occhiali dei vostri sogni risparmiando fino al 70%.

Ecco il link!

LIFESTYLE

Chiesa in Valmalenco d’estate: un’oasi di relax a contatto con la natura

Rifugiarsi a Chiesa in Valmalenco d’estate è senza dubbio l’antidoto migliore al caldo torrido di questi giorni. Se come me avete patito il clima d’agosto, questi luoghi saranno come trovare riparo in un centro commerciale: sarete avvolti da un’aria condizionata naturale. Qui infatti di rado la temperatura va oltre i 22 gradi centigradi, e le minime notturne impongono di dormire almeno con un piumino anche nel giorno della Madonna Assunta.

Mariano Cervone, Lanzada (instagram @marianocervone)

Tuttavia se Chiesa l’avete già conosciuta d’inverno, con i suoi impianti da sci e rifugi dove bere prosecco al sole e ammirare la maestosità delle Alpi, resterete un po’ delusi: con la neve infatti pare si sciolga anche quell’aria glamour à la Cortina, per lasciare il posto a una serie di paeselli e contrade, legati gli uni agli altri da strade statali o piste pedonali-ciclabili che ne consentono la visita senza troppi problemi.

Insomma, dopo questa parentesi sono fermamente convinto che Chiesa non sia esattamente un paese per giovani, ma un luogo dove gli anziani vengono a trovare riparo dalla calura della bella stagione. Eppure, nonostante tutto, credo che abbia momenti e posti in cui anche un appassionato d’arte e mondanità, possa trovare fondi di ispirazione.

A cominciare dal Museo Mineralogico di Lanzada, l’Ecomuseo della Valmalenco, piccola baita che nelle sue teche in legno racchiude un’antologia di minerali e pietre di cui la Valtellina e la Valmalenco sono ricche, come i quarzi, bianchissimi, che sembrano quasi cristalli di ghiaccio, o il serpentino, caratteristico marmo verde della zona, che tanto ha dato alle architetture del nostro paese e non solo, che si fa anche prezioso materiale per monili e suppellettili finemente scolpiti e incisi.

Caspoggio, estate 2017 (instagram @marianocervone)

Se siete degli instagrammer alla ricerca di scorci caratteristici, è senza dubbio Caspoggio la località che fa per voi. Questa piccola provincia dell’alta Lombardia è incuneata tra le vette di Pizzo Scalino e Pizzo Bernina, ed è proprio a questi due monti che il ristorante Lo Scoiattolo ha dedicato due succulenti menù, che propongono ad un prezzo decisamente contenuto tutte le specialità che solo questi luoghi sanno offrire: dai freschissimi affettati ai formaggi, senza dimenticare pizzoccheri ed altri piatti della tradizione valtellinese. Ma è ampia e di qualità la cucina che offre questo luogo che ho scoperto per caso, passeggiando tra queste viuzze, con un’ampia sala interna e una bellissima terrazza a contatto con la natura.

Tra le attrazioni di Caspoggio ha destato la mia curiosità la sua seggiovia. Vinte le mie vertigini, e il timore per un impianto storico, mi intrigava l’idea di volare tra le cime verdi di questi luoghi alpini; e se l’ebbrezza della salita poco spazio ha lasciato al panorama, la discesa in compenso, con il paese che si distendeva come un mantello sotto i miei occhi attoniti, mi ha offerto una vista esclusiva da togliere il fiato.

Sulla vetta di Caspoggio c’è una piccola Chiesa: contenuta, spoglia, quasi francescana oserei dire, caratteristica dei luoghi di preghiera di montagna, e quasi mi pare di vederli, in questo piccolissima navata il cui sagrato è il prato circostante, i fedeli che si stringono e pregano in più avverse condizioni metereologiche.

E sono state soprattutto le Chiese ad aver attirato la mia attenzione di visitatore curioso, che mi ha portato a spingermi fino a Primolo. Questo piccola frazione, il cui toponimo ricorda il nome di un nano di Disneyana memoria, mi ha colpito per la Chiesa della Madonna delle Grazie, e immagino con quanta fede e devozione debba spingersi fin quassù un visitatore che spera di veder esaudite le proprie preghiere. La chiesa, come quasi tutte le costruzioni qui, risale al XVII secolo, e presenta una decorazione dorata molto ricca.

I cartelli stradali qui riportano anche i tempi di percorrenza per raggiungere le mete che indicano, e così dopo circa venti minuti di cammino sulla pista ciclabile, immerso nella natura, costeggiando le acque del Mallero, mi sono imbattuto nella Chiesa di San Giovanni Battista. Qui il senso di spiritualità sembra più forte rispetto alle altre chiese. La chiesa è buia quando entro, e il grande tabernacolo in legno dorato sembra risplendere di luce propria. È imponente come un tempio, e ascende verso il cielo restringendosi. Questo è forse il momento più spirituale di questo mio viaggio in Valtellina.

Chiesa di San Giovanni Battista a Lanzada (instagram @marianocervone)

Il mio percorso si conclude con Ganda, una contrada piccolissima, in cui è possibile scorgere ancora signore anziane austere come matrone, che nei vicoli stretti guardano gli stranieri con sguardo furtivo, con i loro capelli raccolti in una cipolla bassa e il grembiule un po’ annerito dai lavori domestici, e qualche gatto che si aggira randagio per i vicoli come faccio io.

E se la quietudine di questi posti vi sta stretta, allora dirigetevi verso El Diablo’s pub nel piccolo centro di Chiesa. A metà tra un antiquario e un bar vero e proprio, potrete ammirare mobili e suppellettili in vendita, mentre potrete sorseggiare uno squisito mojito, la cui menta è stata colta davanti ai vostri occhi.

LIFESTYLE

La Capannina, storia di un’Italia che cambia al ritmo dell’estate di Forte dei Marmi

Ci sono alcuni rituali che vanno inderogabilmente rispettati, come quello di rivedere ogni estate Sapore di mare. Impossibile non associare a questo film La Capannina, storico locale di Forte dei Marmi, in cui si muovono le vicende dei protagonisti.

Dagli anni ’60 ad oggi La Capannina continua ad essere per la provincia di Lucca e non solo un vero e proprio must estivo. La sua lunga storia la ripercorre oggi Gherardo Guidi, storico patron del locale, che in un volume, Così ho sedotto la notte, parla di come è riuscito a portare mostri sacri dello spettacolo come Mike Bongiorno, Little Tony e Gino Paoli.

Nato nel 1929, era poco più di un capanno usato da un falegname come deposito per gli attrezzi, che l’albergatore Achille Franceschi (il nome completo infatti è La Capannina di Franceschi) utilizzò per servire bevande, accompagnandosi ad un grammofono a manovella.

Il locale è accolto con grande successo e immediatamente frequentato da famiglie dell’alta nobiltà come Rucellai, Della Gherardesca, Rospigliosi, Sforza, ma anche intellettuali del tempo come Ungaretti, Montale, Primo Levi e Leonida Rapaci che qui venivano per l’aperitivo prima del tramonto.

In poco tempo La Capannina si trasforma così in un ritrovo dell’Italia che veniva qui a trascorrere le vacanze.

Il locale è stato completamente ridisegnato da Maurizio Tempestini a seguito di un incendio che nel 1939 lo distrusse completamente.

Sono tanti gli artisti che passano qui negli anni del boom economico: da Patty Pravo a Ray Charles, da Edith Piaf a Peppino Di Capri, passando per Gloria Gaynor e Fred Bongusto.

La Capannina ha avuto la capacità di condensare tutto il nostro Paese, ivi inclusi industriali come Marzotto, Moratti, Barilla e gli Agnelli.

È proprio tra gli anni ’60 e ’70 che il locale è ceduto da Franceschi a Gherardo e Carla Guidi, che hanno mantenuto intatta la struttura così com’era nel dopoguerra.

Il locale è stato anche location del film Abbronzatissimi nel 1991.

È la storia di un’Italia che cambia quella de La Capannina, testimone inconsapevole delle mode e dei costumi: nella musica, nelle auto dei clienti che hanno stazionato lì davanti, nell’evolvere insieme alle nuove esigenze di mercato, mutandosi da locale estivo a discoteca e punto di ritrovo aperto tutto l’anno.

La Capannina di Franceschi è un’emozione. E per comprenderlo basta dare un’occhiata all’ampia galleria delle foto storiche del locale, per guardare con nostalgia di un’epoca che non ritorna ma che non è mai passata.

Guidi l’ha fatto in un incontro moderato dal conduttore notturno per eccellenza, Gigi Marzullo, durante il quale parla degli esordi della “Sirenetta” di Castelfranco di Sotto, attraversando negli anni ’70 Firenze e Bologna. Un’attività professionale di scouting, che lo ha portato alla ricerca di orchestre che fossero sempre migliori, nuovi cantautori e divi che animassero le serate. E a giudicare dai nomi che è riuscito ad agganciare nel tempo c’è riuscito: da Renato Zero a Amanda Lear, tutti sono passati a La Capannina almeno una volta.

Gli anni del boom sono gli ’80, che portano il film di Carlo Vanzina del 1983 con un cast stellare, passando per i contest di bellezza e il lancio dei rapper.

Una storia che racconta al tempo stesso anche la storia del nostro paese, attraverso il mondo dello spettacolo e gli uomini e le donne che hanno fatto e fanno spettacolo: da Alba Parietti a Valeria Marini, da Belen Rodriguez ai nuovi idoli dei giovanissimi come Fedez, J-Ax e Rovazzi.

LIFESTYLE

L’Avocado, trend culinario dell’anno: ecco 10 motivi per cui mangiarlo

Se esiste una moda anche nella cucina, allora il must dell’estate 2017 è sicuramente l’Avocado. Questo frutto, originario del Messico centrale, deve il suo nome a un prestito dall’inglese, avocado (che resta invariato nella nostra lingua) a sua volta preso in prestito dallo spagnolo aguacate, le cui radici (etimologiche, s’intende) affondano nell’azteco āhuacatl (pron. [aːˈwakat͡ɬ]) che letteralmente significa testicolo, per analogia alla forma di quest’organo. La pianta invece è chiamata Persea americana.

Questo frutto tanto spazio sta prendendo sulle pagine di diversi siti web e, conseguentemente, anche sulle nostre tavole, al punto che a Roma ha aperto il primo Avocado Bar, locale dove la base di ogni ricetta, dai toast all’hamburger, è, manco a dirlo, l’avocado. Un trend culinario che potrebbe portare all’apertura di nuovi punti a Milano e a Napoli.

Nell’attesa authoritynutrition.com ha stilato una classifica dei principali benefici di questo frutto di cui tutti parlano e che presto diventerà parte integrante anche della nostra dieta… mediterranea (?):

INCREDIBILMENTE NUTRIENTE:

È estremamente prezioso per il suo alto valore nutrizionale, e spesso aggiunto a tutti i tipi di piatto per suo buon sapore e la struttura ricca. L’avocado inoltre è l’ingrediente principale del guacamole.

Diventato popolare tra i salutisti, nella forma può ricordare una pera, caratterizzato dal tipico colore verde-nero, mentre il suo peso può oscillare da 220 grammi ad oltre un chilo.

La parte che viene mangiata è quella interna del frutto, buccia e seme invece vengono buttati. L’avocado contiene oltre venti vitamine, tra cui il potassio, la vitamina K e la vitamina C.

Per ogni 100 g di prodotto, ci sono circa 160 calorie, 2 g di proteine, e circa 15 grammi di grassi sani. Nonostante contenga 9 grammi di carboidrati, va detto che 7 di questi sono fibre e quindi i grammi di carboidrati “netti” sarebbero soltanto 2.

Questo frutto non contiene sodio o colesterolo, ed è anche povero di grassi saturi.

RICCO DI OLI VEGETALI:

L’avocado e l’olio di avocado sono ricchi di acido oleico monoinsaturo, un acido grasso che fa bene al cuore al pari di quello contenuto nell’olio di oliva, il che rende particolarmente appetibile e salutare questo frutto.

RICCO DI FIBRE:

Circa il 7% del peso di un Avocado è composto da fibre, una concentrazione molto più alta di tanti altri alimenti. Le fibre sono essenziali per la perdita di peso e una migliore funzione del proprio metabolismo.

ABBASSA IL COLESTEROLO E I TRIGLICERIDI:

Diversi studi asseriscono che mangiare regolarmente avocado apporta grandi benefici al nostro organismo, tra cui una significativa riduzione del colesterolo, una riduzione dei trigliceridi nel sangue fino al 20% e un incremento del colesterolo buono dell’11% circa.

LE PERSONE CHE MANGIANO AVOCADO SONO PIÙ IN SALUTE:

Secondo un sondaggio le persone che mangiano avocado hanno un maggior numero di sostanze nutritive nel loro organismo, con un minor rischio per l’apparato cardiovascolare.

ANTIOSSIDANTI:

Secondo alcuni studi, accompagnare le verdure all’avocado o condirla con olio di avocado aumenta notevolmente la quantità assunta di antiossidanti.

UN BENE PER GLI OCCHI:

Tra gli antiossidanti contenuti nell’avocado ci sono la luteina e la Zeaxantina, due pigmenti naturali molto importanti per la salute degli occhi, che riducono il rischio di degenerazione maculare e cataratta.

ANTITUMORALE:

Sì, alcuni studi hanno dimostrato che l’avocado può combattere anche il cancro. Questo frutto infatti è un potente antitumorale, e può aiutare a prevenire in particolare quello alla prostata, abbassando addirittura gli effetti collaterali della chemioterapia.

 

CONTRO L’ARTRITE:

Insieme alla soia, l’Avocado può ridurre significativamente i sintomi dell’osteoartrite.

PERDITA DI PESO:

In vista dell’estate e della prova costume, sappiate che l’avocado può essere introdotto in una dieta equilibrata e sana e, grazie al suo apporto di fibre e al basso contenuto di carboidrati, può aiutare a promuovere la perdita di peso.

ART NEWS

Luci e suoni a Pompei nel nuovo percorso illuminato da ENEL

Pompei di notte. Già da qualche anno ormai i turisti, durante il periodo estivo, possono visitare gli Scavi Archeologici dell’Antica città romana di notte. Una suggestione senza dubbio unica che, al vantaggio di scoprire la città archeologica con la frescura della notte, si aggiunge anche la magia di una illuminazione appositamente pensata per i tour al chiaro di luna.

Quest’anno, più degli anni addietro, c’è una marcia in più. Grazie ad una sinergia con la società di fornitura elettrica Enel, Pompei è stata dotata di un nuovo impianto di illuminazione all’avanguardia, grazie all’avanzata tecnologia LED, a basso consumo e con un minore impatto sull’ambiente.

Ma la novità del 2017 è anche un impianto sonoro, che riproduce quelli che dovevano essere i rumori quotidiani della città: sarà possibile ascoltare il vocio dei suoi abitanti, le grida al mercato, i canti di preghiera nei templi, come il famoso Tempio di Apollo.

Un percorso culturale che si fa percorso emozionale, e coinvolge i suoi spettatori a 360 gradi.

Questo intervento di relamping, com’è definito in gergo, si estende da porta Marina alla Basilica, e ha visto la sostituzione di circa 430 punti di illuminazione di vecchia generazione che hanno così ceduto il passo ai LED, con un risparmio energetico di circa il 60%, senza che questo comporti una riduzione di qualità di luce o una minore illuminazione delle antiche rovine.

La luce LED, oltre ad un inquinamento minore e una riduzione e dei costi nei consumi, ha anche una durata maggiore in termine di ore-luce, e dunque una minore necessità di ricambio rispetto alla vecchia illuminazione a incandescenza.

Futuristico anche il controllo di questo nuovo impianto che può avvenire da remoto, grazie all’installazione di un sistema di domotica che ne consente il pieno controllo anche a distanza.

Questa prestigiosa partnership regala ai visitatori che accorreranno a Pompei ben oltre il tradizionale orario di chiusura, per scoprirne luoghi, suggestioni e monumenti alla tenue luce della notte, l’opportunità di intraprendere un vero e proprio excursus emozionale, accompagnati da luci, ma anche suoni, che rievocheranno vividamente la vita dell’antica città distrutta dalla furia del Vesuvio in un’estate del 79 d.C. L’intervento di ENEL riscatta finalmente Pompei e, letteralmente, la veste di nuova luce (anche) agli occhi del mondo.

ART NEWS, LIFESTYLE

Capri: ecco cosa vedere almeno una volta sull’Isola dell’Amore

Una visita a Capri deve rigorosamente iniziare con un viaggio a bordo di un traghetto Caremar.

In piena atmosfera anni ’70 – ’80, i battelli Caremar sono quelli della traversata “lenta”. Un’ora e mezza per passare dalle acque scure di Napoli del Molo Porta Di Massa a quelle limpide dei fondali in pietra capresi, che con il caratteristico colore azzurro-turchese hanno fatto la fortuna e la fama dell’Isola sin dalla notte dei tempi. Non è un caso infatti che l’Imperatore Tiberio la scelse quale dimora, quando decise di allontanarsi da Roma, né che glamour e arte passeggino fianco a fianco per le stradine dell’isola, tra vetrine di corallo e glicini in fior. Era così che la cantava Claudio Villa in un noto brano del 1949, che ancora oggi rappresenta la fedele fotografia di un mondo altro.

Capri Taxi - internettuale
Capri, Taxi

È a bordo di un battello fumoso che ha inizio questo viaggio verso un’altra epoca, dove i TAXI hanno ancora il fascino di vecchie auto decapottabili FIAT dai colori sgargianti. Si respira l’aria salina del mare, mista a quella caliginosa della nave. Si comincia a familiarizzare con i volti degli altri passeggeri, persone che sull’isola ci andranno per un solo giorno o una vacanza, tra la brezza della nave in movimento e le strida dei gabbiani attirati dalle sirene che annunciano la partenza.

Capri veduta terrazza - internettualeIl personale di bordo è discreto, impercettibile, se si esclude la sola convalida del biglietto all’imbarco. La traversata è un piacere per i sensi: ci si sente appagati osservando la costa napoletana che si allontana, la sagoma rossa del faro del Molo Beverello, la statua di San Gennaro che sembra salutare i passanti che vanno e vengono dal porto della città.

E se si desidera appagare anche il proprio palato, è possibile farlo in perfetto stile napoletano, gustando uno squisito caffè Toraldo al bar di bordo, osservando il mare dalle ampie finestre.

Particolarmente estiva la schiera di divanetti sotto coperta, dalle nuance fredde che vanno dal blu cobalto al turchese, disseminata su di una moquette dello stesso colore tipica degli anni ’80.

A terra Capri è caos, colori, creatività. Tassì che chiamano a gran voce, autobus affollati, code per la funicolare. La gente si confonde tra i negozi di souvenir e le strade che portano alla mitica piazzetta, icona dell’isola in tutto il mondo.
Capri orologio - internettualeBisogna camminare per quasi un chilometro in salita, se si decide di escludere la Funicolare, inerpicandosi tra le stradine scoscese dell’isola, quelle delle ville dalle porte colorate e dai giardini dal gusto esotico, per arrivare a Piazza Umberto, la “piazzetta”, come la chiamano tutti, vera icona dell’isola in tutto il mondo, con i suoi ombrelloni, i tavolini dei caffè alla moda e le piccole boutique dei grandi brand del lusso.

Giardini di Augusto Capri maioliche - internettuale
I Giardini di Augusto, maioliche

Se a Capri tutto è lusso e proibitivo, vedere i Faraglioni, scoglioni nel mare vero monumento naturale, non è mai stato così economico: basta proseguire verso i Giardini di Augusto, e per un solo euro si avrà tutta l’isola ai propri piedi.

Capri Via Krupp - internettuale
Via Krupp, Capri

Dedicati suggestivamente all’Imperatore romano, la creazione di questo piccolo parco cittadino risale in realtà al XX secolo, quando Friedrich Alfred Krupp acquista il terreno con l’intenzione, mai realizzata, di costruirvi una villa. Oggi i giardini offrono un vero e proprio compendio di tutta la flora dell’isola, e ne consentono una visione a 360 gradi: dagli imponenti Faraglioni, stagliati nel mare, alle spiagge e gli yatch, passando per la sinuosa Via Krupp, che ancora porta il nome dell’industriale tedesco che dà ad un’altra spiaggia dell’isola su Marina Piccola.

Le botteghe delle porcellane dipinte a mano sono una gioia per gli occhi: dalle vivaci e variopinte ceramiche di Vietri, a quelle opache e calde di Caltagirone, passando per le finissime creazioni di Capodimonte, ci si può perdere avvolti dalle forme e i colori di queste straordinarie opere d’arte.

Se invece siede preda della “sindrome di Proust” e, come lo scrittore con le sue amate madeleine, volete ricordare Capri attraverso il suo profumo, allora una fragranza Carthusia è la scelta giusta. Secondo la storia della maison di profumi capresi, nel 1948 il Priore della Certosa di San Giacomo, su licenza del Papa, ritrova le vecchie formule dei profumi, svelandole ad un chimico piemontese che fondò un piccolo laboratorio che, in onore della Certosa, chiamò appunto Carthusia. Se la tradizione e il logo liberty creato da Mario Laboccetta sono rimaste invariate, Carthusia ha saputo evolversi nel tempo, diventando un’azienda competitiva, e trasformandosi in un brand che, memore delle sue origini, continua ad innovarsi nel segno della contemporaneità.

Capri Certosa di San Giacomo - internettuale
Certosa di San Giacomo, dai Giardini di Augusto

Tra gli edifici architettonici più famosi di Capri, la Certosa di San Giacomo è senza dubbio la più caratteristica. Costruita nella metà del 1300, grazie al Conte Giacomo Arcucci, è un edificio in stile romanico contraddistinto dalla clausura del monastero annesso. Grazie al benestare della Regina Giovanna, il monastero e i monaci certosini continuarono a godere dei propri privilegi nonostante le vicende che dal XIV al XVI secolo segnarono il Regno di Napoli.

Nel XIX secolo Giacchino Murat ne confisca tutti i beni e dopo la seconda guerra mondiale i canonici vengono allontanati. Dal 1975 è sede del museo dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore morto sull’isola nel 1913.

Per gli amanti della storia dell’arte invece Villa Jovis sarà una tappa obbligata: situata sulla vetta del Monte Tiberio, si tratta di un’antica domus romana del I secolo, dove l’imperatore Tiberio continuò a governare l’Impero Romano per ben undici anni, facendo, di fatto, di questa piccola isola la guida dell’Impero Romano, e per noi posteri un luogo d’incanto che continua da secoli a farci sognare.

ART NEWS

L’Antico Borgo dei Vergini a Napoli rinasce dalla “Misericordiella”

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini è come una struttura spettrale in cui echeggiano ancora i fasti del barocchetto napoletano. Finemente stuccata e decorata, la “Misericordiella”, questo il soprannome per distinguerla dal Pio Monte della Misericordia ai Tribunali, è stata nella sua lunga storia tra l’altro prima ospedale e poi ospizio per i sacerdoti poveri.

Edificata nel 1532 nell’Antico Borgo dei Vergini, si trova a due passi da Porta San Gennaro a Napoli, posta fuori dalle mura della città, area tradizionalmente adibita agli spazi sepolcrali. Anche la Misericordiella trova infatti nei suoi sotterranei il nucleo più antico di fondazione, risalente al XIV secolo, utilizzato proprio come terra santa da parte dei monaci che l’avevano abitata, e che abbandonarono nel 1534 per trasferirsi presso gli ambienti dell’Ospedale degli Incurabili.

Misericordiella Borgo dei Vergini Napoli nucleo originale - internettualeÈ nella prima metà del XVI secolo che la Misericordiella viene affidata ad un piccolissimo gruppo di monache Benedettine, le quali, uscite da un monastero di San Potito per fondarne uno nuovo nei pressi di Forcella, si trasferiscono nella Valle dei Vergini, ristrutturando e adornando, a proprie spese, la chiesa. È in questo periodo che la piccola chiesa di Santa Maria si arricchisce di quadri, altari e suppellettili varie. Ma, nel 1565, su ordine dell’Arcivescono Alfonso Carafa, incaricato di far eseguire le direttive del Concilio di Trento sulla riforma dei Monasteri, sono costrette ad abbandonare l’edificio per trasferirsi all’interno delle mura della città.

Agli inizi del XVII secolo la Misericordiella fu completamente sepolta dalla cosiddetta Lava ai Vergini, una colata di fango, proveniente dalla vicina collina di Capodimonte, che prepotentemente inondò la zona della Sanità e dei Vergini ricoprendo ogni cosa.

Misericordiella Borgo dei Vergini Napoli stucchi - internettualeAncora visibili all’interno della chiesa a pianta ad aula molto allungata, in un ambiente finemente stuccato, ma per lo più spoglio, i monumenti funebri di Gennaro Mascabruni del 1740 e Domenico De Liguori, 1752, entrambi benefattori della Confraternita, la Congregazione di nobili istituita da San Gaetano, cui era stato affidato l’intero complesso. L’edificio, su di un motivo architettonico a due ordini, è sormontato da un timpano triangolare.

Di grande interesse architettonico e artistico i sotterranei della Chiesa, in cui troneggiano ancora gli stucchi bianchi, in parte danneggiati e ricoperti, che dimorano fianco a fianco alla sacralità della terra santa che circondano.

Il complesso monastico è stato inglobato negli anni in un condominio nel cuore dell’antico quartiere partenopeo.

Oggi la chiesa è gestita dall’associazione omonima di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, depositaria e custode di un luogo unico e suggestivo, che con tenacia ed entusiasmo la promuove, insieme all’Associazione Napoli InVITA, attraverso visite guidate notturne e eventi culturali, quali L’Architetto Indispensabile, appuntamento, nell’ambito di una speciale “notte bianca” del quartiere dello scorso giovedì 28 luglio, il mondo capovolto… aspettando la città del sole, in cui sono stati presentati quattro diversi workshop di progettazione per riqualificare con progetti urbanistici di design il Borgo dei Vergini e il Rione Sanità, che ritroverebbero spazi verdi, nuove piazze, e un nuovo concept prospettico degli attuali spazi non qualificati.

La presentazione è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Dipartimento Centro Storico e Linea di Costa – Ordine Architetti Napoli della terza municipalità del quartiere Stella San Carlo all’Arena del Comune di Napoli, con il patrocinio di DIARC dell’Ateneo Federico II, Soprintendenza BAPSAE di Napoli, e la Scuola di Specializzazione Beni architettonici e del Paesaggio, ANCI Campania.

Il Borgo dei Vergini è un quartiere con un gran potenziale, che potrebbe trasformarsi in una sorta “Trastevere” artistico- bohémien di Napoli. Il Borgo dei Vergini è oggi un quartiere pronto a rinascere, a risorgere dalle proprie macerie, come la stessa Misericordiella sopravvissuta alle colate di fango e alla guerra, simbolo di un’Arte che ha voglia di vivere.