INTERNATTUALE

Se la Reggia di Caserta diventa il nuovo “Castello delle Cerimonie”

In questi giorni si è molto discusso e si continua a discutere della festa faraonica alla Reggia di Caserta. Si è trattato del matrimonio dell’AD del brand Frankie Morello, Angela Ammaturo, che ha voluto il complesso vanvitelliano per il suo giorno più bello.

Se le polemiche suscitate finora dall’obsoleta filastrocca sulla disparità tra ricchi e poveri, sono abbondantemente superate dal fatto che questa, il noleggio di musei e edifici pubblici, è una pratica più che diffusa all’estero, basti considerare il Guggenheim a New York ma anche la Reggia di Versailles, a far parlare in queste ore è l’aver oltrepassato quella dignità di luogo d’arte che pone sullo stesso piano la Reggia di Caserta al Grand Hotel La Sonrisa a Sant’Antonio Abate, più noto al grande pubblico come il Castello delle Cerimonie.

il florist a cavalcioni sul leone dello scalone della Reggia (foto pagina facebook Camilla Sgambato)

A far discutere in particolare è la foto postata sulla pagina facebook da Camilla Sgambato, parlamentare del PD, che ha (giustamente) mostrato un florist a cavalcioni su di uno dei famosissimi leoni dello scalone principale per allestire il complesso nel giorno delle nozze della Signora Ammaturo.

Ciò che forse sorprende di più è l’immediata la risposta di Mauro Felicori, direttore della Reggia, che fa leva sui numeri totalizzati dal sito casertano nel 2017: 837.848 visitatori con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente, ed un introito di oltre 5 milioni di euro.

A questo punto però è doveroso fare un po’ di precisazioni, perché la sola motivazione di un bilancio più che positivo per il sito da sola non basta a giustificare la totale mancanza di rispetto dello stesso.

Che una mentalità imprenditoriale fosse fondamentale per i direttori dei musei italiani, e campani in particolare, era indubbio, come è assiomatico che essi dovessero assumere un comportamento manageriale ponendosi come obiettivo, al pari di qualsiasi azienda, quello di produrre ricchezza per sostenere e alimentare l’intero ciclo museale.

Dipendenti, manutenzioni ordinarie e straordinarie, restauri sono tutte attività necessarie per garantire il naturale ciclo vitale di un’opera, un monumento, un sito o parco archeologico, hanno dei costi ed è giusto ricercare e raccogliere, in un momento storico come il nostro, anche fondi privati affinché questo ingranaggio continui a girare.

Si può e si deve dunque incentivare investimenti da parte di aziende private, vedi il restauro della Fontana di Trevi ad opera di Fendi o quello del Giardino dei Boboli a Firenze finanziato da Gucci, così come è giusto anche incentivare privati facoltosi a ricercare il lusso in una location d’eccezione che per altri è destinata a rimanere solo un sogno.

Ciò che però non bisogna mai dimenticare è il decoro del luogo che si intende, o si intenderebbe, valorizzare, affinché non passi l’errato messaggio che chi paga può tutto, compreso l’uso improprio e del tutto arbitrario di un’opera.

Reggia di Caserta scalone reale – foto da artemagazine.it

Se va bene il fatto che il Direttore Felicori ha autorizzato l’allestimento floreale della scala perché simbolo di gioia collettiva e, a suo dire, ha pensato che “non dispiacesse ai visitatori, anzi”, è assolutamente ingiustificato ed ingiustificabile il fatto che non ha preso le distanze dal comportamento degli allestitori e dal conseguente rischio di poter danneggiare anche in modo permanente il sito o parte dello stesso.

Probabilmente il Direttore Felicori ha dimenticato che lo scalone reale a doppia rampa è un autentico capolavoro dell’architettura tardo-barocca, e che le sculture leonine letteralmente calpestate dai fiorai sono due opere in marmo di Pietro Solari e Paolo Persico del XVIII secolo. La Reggia di Caserta è stata inoltre inclusa nel patrimonio dell’UNESCO dal 1997, e di certo non è un ristorante di quarta categoria da riempire a tutti i costi.

È vero che un evento mondano può talvolta contribuire anche al rilancio di un museo, e a quell’immagine un po’ polverosa e preconcetta che spesso si ha dei luoghi di cultura, ma è altrettanto vero che siti come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli attraverso una proficua simbiosi tra archeologia e arte contemporanea, mostre, applicazioni ed un crescente interesse mediatico, che ha portato set di film come Napoli Velata di Ozpetek, fiction rai come Sirene, produzioni Netflix e persino videoclip, ha raggiunto il traguardo dei 500.000 visitatori nel 2017 senza scendere a patti che compromettessero la storia e il prestigio del museo e delle collezioni in esso contenute.

Parimenti la Reggia di Caserta, che conta una notorietà forse maggiore del MANN, ha visto inoltre negli anni film come Angeli e Demoni e Mission Impossible III, attori quali Tom Hanks e Tom Cruise, ma anche fiction rai come Luisa Sanfelice con Letizia Casta con un ritorno mediatico enorme, come se la fama da sola già non bastasse a fare da attrattore turistico, senza considerare documentari che periodicamente le vengono tributati, ultimo proprio quello di Alberto Angela questa sera, Meraviglie, che gli dedicherà un’ampia pagina nella prima serata di raiuno.

Dopo aver visto la foto della Sgambato, è lecito supporre che altri usi impropri del sito siano stati fatti affinché soddisfacesse la funzione di location per ricevimenti, avallata dal fatto che il Direttore nella sua risposta non ha benché minimamente preso le distanze da atti che restano sconsiderati.

Non che la Reggia, successi a parte, goda di una amministrazione ottimale. Appena lo scorso dicembre infatti l’intonaco del soffitto nella Sala delle Dame di Compagnia ha ceduto ed è crollato proprio durante una qualsiasi mattinata di visita. Non ci sono stati feriti, per fortuna, ma tanta paura per una storia che poteva finire peggio.

Ma quello del 2017 non è il solo caso. Già nel 2014 un altro crollo aveva interessato il soffitto della reggia, e l’Huffington post ne parlava addirittura come “Reggia del Degrado”.

Sono andato sul profilo ufficiale del Direttore, e ciò che forse più di tutto mi ha deluso, è il fatto che il direttore non prenda le distanze da tanta superficialità, liquidandola semplicemente con un “verificherò cosa non ha funzionato nella vigilanza”, mentre mi aspettavo che fosse quantomeno un po’ indignato per quella che, a mio avviso, è una grave mancanza (seppur senza danni) di rispetto per l’opera e il sito stesso.

Da studioso di beni culturali e appassionato d’arte, non posso che non chiedermi anch’io come faremo in futuro a pretendere rispetto ai tanti ragazzini che visitano il sito se noi per primi lanciamo il messaggio che il denaro, da solo, giustifica qualsiasi azione?

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Da De Nittis a Gemito, l’impressionismo napoletano a Palazzo Zevallos fino all’8 aprile

In perfetta sintonia con l’atmosfera natalizia di questi giorni, è stata inaugurata alle Gallerie d’Italia a Napoli la mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo, aperta al pubblico fino all’8 aprile.

E già percepisco questa festiva aria ottocentesca, a cominciare dalla bellissima decorazione che quest’anno adorna il monumentale ingresso di Palazzo Zevallos Stigliano a Via Toledo. Una ghirlanda illuminata sospesa a mezz’aria, tra quel senso di Dickens e il fascino vero del XIX secolo.

All’interno un albero di Natale accoglie i visitatori. Bastano questi piccoli tocchi per fare di questa esposizione, di per sé già molto interessante, la scelta perfetta per queste festività.

Non credo sia possibile, ma Palazzo Zevallos mi appare, in questo periodo, ancora più bello e mi restituisce quell’aria che tutti durante il Natale sogniamo di respirare almeno una volta.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

La mostra è allestita tra il pianterreno e il primo piano. Sono le scene bucoliche di Giuseppe Palizzi quelle che aprono questo percorso espositivo, dove la vita rurale si fa arte: scene di caccia, il mercato dei cavalli, ma anche l’imponente Incitazione al vizio di Michele Cammarano, restituiscono la quotidianità del tempo. Colori vivaci che si alternano a nuance terra, stemperati con pennellate dense, che assumono sulla tela una loro corporeità fino a diventare vere e proprie texture.

Verso la metà del XIX secolo i pittori napoletani entrano a contatto con gli artisti parigini, da Manet a Courbet, generando una proficua contaminazione, che li orienterà verso il realismo che caratterizzerà anche l’impressionismo napoletano.

Le scene monastiche di Toma e Tofano si alternano alla nuda sensualità del Bagno Pompeiano di Domenico Morelli, che ritrae con eccezionale realismo scene antiche e scene bibliche, da La figlia di Jairo alla lapidazione de La Maddalena, che diventano momenti dell’antico quasi fotografati dall’artista.

«Nelle belle serate di luna piena ci si riuniva in terrazza» sono le stesse parole di Giuseppe De Nittis a descrivere la sua opera, che ritrae una scena conviviale, allegra, probabilmente in una taverna sul mare, con tanto di cantori, cui fa da sfondo il bellissimo Palazzo Donn’Anna al chiaro di luna.

Bellissima l’Eruzione sul Vesuvio o, più dialettalmente, Sotto il Vesuvio, tema, quello del vulcano partenopeo, che ritornerà spesso nella pittura di De Nittis, come dimostra la serie di opere qui esposta.

Agli inizi del nuovo secolo i napoletani si fanno sedurre da Gaupil, potente mercante parigino, che offre loro quella visibilità che ne farà maestri, e che li porterà ad esporre le proprie opere anche Esposizioni Universali parisienne.

Vita, vanità, moda si fondono diventando opere che catturano un’epoca come un reportage.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

I dipinti di queste sale sono come finestre aperte sul secolo scorso, attraverso le quali è possibile ammirare una Napoli bellissima, negli oli di Antonio Leto e Eduardo Dalbono, con le loro spiagge di Capri, pergolati e bagnanti ammalianti come sirene. L’isola azzurra, ma anche Mergellina e la Villa Comunali. La città si è offerta ai suoi impressionisti come un perfetto scenario da catturare e condividere. Ma ci sono anche molte scene d’interni e domestiche in questa bellissima rassegna che sembra sospendere il visitatore.

Da De Nittis a Gemito Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos Napoli 2017 2018 Giuseppe De Sanctis

Nel decennio francese, quello che va dal 1806 al 1815 i pittori napoletani sembrano ritrovare il dialogo con il paesaggio. Sono gli anni dell’Ancien Régime quelli in cui gli impressionisti spostano il loro “obiettivo” verso i parchi pubblici e gli spazi aperti, ritraendo le persone che li abitano. Donne eleganti e uomini galanti, fissati in un frangente temporale lontano. Scorgiamo nei dettagli dei loro cappotti, dei cappelli e dei colori un piglio di modernità, quasi contemporaneo, scolpiti da Gemito e dipinti da Giuseppe De Sanctis.

Sembra che gli impressionisti siano quasi la prosecuzione naturale di quell’opera di verità iniziata con Caravaggio, che raffigurano attimi di vita rubati, scevre dalle pose statiche dei secoli prima, impresse sulla tela come precorsici della fotografia.

Sono le strade, i boulevard e i suoi abitanti ciò che a metà del XIX secolo cattura l’attenzione degli impressionisti napoletani, che preferiscono luoghi come i giardini di Lussemburgo e la Senna dal Louvre, ma anche i loggioni dei teatri e la vita borghese.

Bellissime le sculture di Gemito che assumono una nuova dimensione lungo questo percorso espositivo: da Mariano Fortuny ad un Pescatore il realismo travalica la pittura per assumere la consistenza del bronzo.

La mostra dialoga perfettamente con la collezione permanente che diventa naturale prosecuzione, con le sculture di Gemito e nei tanti dipinti di quel tempo che ritraggono una Napoli radiosa prima della Guerra.

A chiudere l’esposizione sono i ritratti di Antonio Mancini, che alla fine dell’800 ritrae giovinetti borghesi e saltimbanchi, figli dei mugnai e scugnizzi, e nei suoi autoritratti anticipa quasi quello che oggi chiamiamo banalmente “selfie”, mostrandosi in studio con un accenno di sorriso come se si stesse specchiando, guardando negli occhi chi osserva. Nei suoi dipinti trovano posto anche Il pazzariello e Bacco, facce diverse di un’unica medaglia che è il popolo di Napoli.

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Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

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L’Arpa di Nöel, domenica 17 dicembre concerto d’arpa al Pausylipon di Napoli

Si intitola L’Arpa di Nöel il concerto che, con una simpatica assonanza di parole, si aprirà domenica 17 dicembre alle ore 11.00 al Parco Archeologico di Pausylipon. Un’atmosfera magica, rarefatta, sospesa tra il mare della città e il cielo, quella che ricrea l’arpista Stella Gifuni, che reinterpreterà tutti i brani della tradizione del Natale, da Silent Night a Tu scendi dalle stelle, passando per Quanno nascette ninno e Feliz Navidad, ma anche brani pastorali tipici.

Il concerto rientra nella manifestazione Natale a Napoli, promossa dal Comune di Napoli Assessorato alla Cultura e Turismo.

Suggestiva la location alla quale si accede dall’imponente Grotta di Seiano (Discesa Coroglio, 36), nella bellezza secolare dell’antico Odeion, restaurato da poco.

Ho scoperto questo luogo suggestivo una mattina di primavera, dove ho avuto il piacere di degustare delle squisite sfogliatelle, godendo di una vista mozzafiato e dell’aria salina del mare che ti inebria.

Pausylipon significa letteralmente “sollievo dal dolore”, ed è solo visitando questi luoghi dal sapore antico, che si percepisce già un senso di benessere diffondersi nell’anima.

Oltre al piccolo Odeion, i resti di alcune camere di rappresentanza, che lasciano percepire la magnificenza di questi posti, in cui la storia sembra quasi sospesa, tra il fascino naturalistico e l’architettura che si fa archeologia.

Un complesso che tutti, appassionati d’arte e studenti di archeologia, dovrebbero visitare almeno una volta nella vita, e (ri)scoprire quelle radici partenopee che affondano nell’ozio romano, inteso come cura di sé e piena armonia con il mondo.

Organizzatori e promotori dell’evento il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, d’accordo con la Soprintendenza Archeologica di Napoli, che da tempo si occupano della tutela e della salvaguardia non solo del sito archeologico naturalistico del Pausylipon, ma anche della sottostante area marina protetta della Gaiola, che comprende i resti di una imponente Villa marittima del I sec. d.C. di Publio Vedio Pollione, che divenne residenza imperiale di Ottaviano Augusto.

Per maggiori informazioni:

Contributo: €10

Durata: 2,5 ore

Info e prenotazioni:

0812403235 – 3285947790

info@gaiola.orgwww.gaiola.org

ART NEWS

Da Picasso a Frida Kahlo, il ricco calendario delle mostre a Milano nel 2018

Fine anno, tempo di bilanci. Come ormai mia consuetudine, in questo periodo parlo o anticipo le mostre da non perdere che vedremo in Italia.

Presentato ieri dal sindaco Giuseppe Sala e dall’assessore alla cultura Filippo Del Corno, a Palazzo Reale di Milano, il ricco calendario di eventi che vedrà coinvolta la capitale lombarda nei prossimi dodici mesi.

Mi ero già precedentemente occupato della mostra su Frida Kahlo che arriva a Milano dopo il grande successo di mostre precedenti in Italia che hanno portato ad una vera e propria riscoperta della donna e dell’artista messicana, ed è soltanto il primo dei tanti nomi illustri cui saranno dedicate delle esposizioni che vanno da Picasso a Paul Klee, da Giovanni Boldini ad Albrecht Durer. Ed è proprio quest’ultimo che inaugura la nuova stagione di Palazzo Reale. Quando sarà chiusa la (più che felice) parentesi su Caravaggio, dal prossimo 21 febbraio al 24 giugno 2018 arriverà l’artista tedesco.

Al MuDeC invece ci sarà il primitivismo di Paul Klee, dal 26 settembre 2018 al 27 gennaio 2019.

Giovanni Boldini arriverà invece al GAM con una selezione di trenta opere, dal prossimo 16 marzo al 17 giugno 2018.

A raccogliere la pesante eredità di Caravaggio per il 2018 sarà Pablo Picasso. Il pittore spagnolo arriverà nelle sale di Palazzo Reale dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 con una monumentale personale che comprende 350 opere tra i suoi più grandi capolavori. E della quale, senza dubbio, vi parlerò più avanti.

Frida Kahlo, come vi avevo già anticipato in un precedente post, arriva dal prossimo 1 febbraio 2018 al 3 giugno con oltre 100 opere che troveranno posto nelle sale del MuDeC, un’ampia retrospettiva che il Museo delle Culture di Milano ha deciso di dedicare a questa artista controcorrente che ha saputo imporsi anche per la sua personalità.

Ma il Palazzo Reale della capitale lombarda continua ad essere uno dei grandi luoghi dell’Arte per il prossimo anno, che dall’8 marzo al 2 settembre 2018 ospiterà le opere di Pierre Auguste RenoirClaude MonetPaul CézanneHenri MatissePablo Picasso e Paul Klee, con una collettiva che mette a confronto stili, tecniche e contenuti del XX secolo.

Il Novecento italiano sarà invece ben rappresentato da una interessante collettiva al Castello Sforzesco dal 23 marzo al 1 luglio 2018 che metterà insieme i nomi dei più grandi Maestri del XX secolo: da Boccioni a Modigliani, da Carrà a De Chirico, passando per Pistoletto e Fontana.

Durante l’evento, per ingolosire stampa e visitatori, sono stati anticipati anche alcuni dei nomi che faranno parte di eventi culturali e mostre per il 2019, che già si preannuncia, al pari del prossimo anno, molto ricco: Ingresde La TourDe Chirico e De Pisis sono soltanto alcuni degli artisti ai quali, certamente, se ne andranno ad aggiungere molti altri.

Nel 2019, in occasione del V centenario dalla morte di Leonardo Da Vinci, sarà riaperta la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, che celebra così la scomparsa del maestro dell’umanesimo italiano: «Una proposta ricca, articolata e coraggiosa – ha così commentato Sala il ricco calendario di eventi – perché crediamo che con la cultura si mangi e che insistere su questa offerta culturale importante sia giusto sia per i cittadini che per chi viene a visitare Milano».

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Vittorio Sgarbi presenta il Museo della Follia, a Napoli fino al 27 maggio

Quella del Museo della Follia, nuova mostra di Vittorio Sgarbi a Napoli dal 3 dicembre fino al 27 maggio, non è una mostra, ma un viaggio introspettivo attraverso gli stati dell’animo umano. La follia non è intesa soltanto nella sua accezione di perdita del senno, ma è libertà di spirito, che si fa a volte avanguardia, capacità di andare oltre il

Goya, Una santa monaca guarisce una giovane inferma

mondo conosciuto, oltre il sensibile, percependo ciò che gli altri non vedono. Come Goya che, intossicato dal mercurio, ha dipinto una Una santa monaca guarisce una giovane inferma quasi cieco, forse come messaggio di speranza per la propria guarigione dell’anima, ma soprattutto del corpo.

Molti degli artisti esposti in mostra erano considerati folli, altri invece, artisti, lo sono diventati tra le mura degli istituti in cui erano reclusi. Tutti erano in realtà dei sognatori. È il caso di Antonio Ligabue, che nelle campagne emiliane, di cui era originario, immaginava leoni e tigri, giraffe e animali esotici. Un mondo onirico in cui l’artista vuole dimostrare che la natura è bella nella sua imperfetta bruttezza, nel leone che caccia la gazzella o un insetto scuro che cammina tra la danza di due coloratissimi galli. Una natura disarmonica, come lo erano i suoi autoritratti, così simili a quelli di un altro artista visionario, Van Gogh, con il quale ha in comune pennellate dense di colore, stemperate direttamente sulla tela.

Un percorso fatto di camere, reali e immaginarie, in cui gli oggetti di uso quotidiano sono impressi della vita di chi li ha posseduti, si fanno silenziosi narratori di mondi e di menti, di ciò che era prima, della quotidianità di luoghi ora abbandonati. Gli stessi che il visitatore vede nelle fotografie di Fabrizio Sclocchini, che immortala gli assenti: mura consunte, letti arrugginiti, Madonne e crocifissi che parlano di chi li ha abitati. C’è persino un presepe crollato, ultimo baluardo di una fede in una vita altra, traslata nell’attaccamento al possesso di oggetti senza valore.

Lorenzo Alessandri, Gioconda modella inveroconda (Surfanta)

Il visitatore attraversa anche le camere immaginarie del surrealista Lorenzo Alessandri, quelle del Surfanta, immaginario hotel in cui ritrae Gioconde transessuali e vizi, o quelle del naïf Carlo Zinelli, che disegna uomini e crocifissi, colorando ogni centimetro del foglio bianco con un horror vacui che è paura del tempo, di cui ne diventa inconscia scansione.

Il tempo, tema ricorrente in queste prigioni dell’anima, che senti dal ticchettio di una sveglia senza lancette. Istanti di giorni tutti uguali eppure diversi. Diversi da artista ad artista, da paziente a paziente: chi lotta contro la cura, chi si rende complice della terapia scegliendo il proprio supplizio o chi riesce a trovare la sua dimensione, raccontando quel micro-mondo di pensieri e immagini che riversava con più o meno consapevolezze nelle proprie opere.

Bacon, Head

Bellissime le opere di Bacon, il quale, incapace di disegnare un sorriso, ha immortalato un urlo. Silenzioso quanto forte nella sua informe bocca, in questa espressione sfuggente che esprime strazio, dolore, rabbia. Ma di certo non lascia indifferenti.

Un percorso di ampio respiro, che alterna pittura, scultura e videoinstallazioni, mescolando con maestria arte moderna e contemporanea, indagando la mente che è spazio interiore e posto fisico, deputato a quell’igiene mentale che spesso era chiusura all’altro, chiusura al diverso.

Gli allestimenti scuri sospendono il visitatore in uno spazio amorfo e atemporale, dove l’arte e la realtà si confondono, in un ambiente a metà tra museo e manicomio, dove è stato ricreato anche un OPG, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

La rassegna è allestita all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta in Via Tribunali, dove è stata presentata dal Professor Sgarbi, dai suoi autori, insieme allo psicologo Raffaele Morelli, al Monsignor De Gregorio rappresentante della Curia che ha permesso di fare della Chiesa un luogo di cultura.

Tra gli autori della rassegna l’artista Cesare Inzerillo, presente con delle sue opere sul tema, Sara Pallavicini, Giovanni C. Lettini e Stefano Morelli.

Bellissima la serie di foto stereoscopiche, tratte da vecchie foto in bianco e nero che acquisiscono una profondità di immagine che proietta lo spettatore in questi ambienti. Ma sono tante le sorprese, i video, le installazioni e gli audio che i visitatori avranno modo di scoprire.

Dipinti, luoghi, oggetti. E poi ci sono loro, i “matti”, i tanti volti dalle cartelle cliniche di uomini e donne ritenuti folli, delle loro espressioni straziate dal dolore o da trattamenti sperimentali senza reali fondamenti scientifici, ma spesso frutto di preconcette idee di una società non ancora avvezza al cambiamento.

Anche Maradona trova posto in questa esposizione, con una serie di radiografie del suo piede durante un’azione e la foto di un suo piede. L’ex calciatore del Napoli è provocatoriamente è incluso nella mostra come un contemporaneo Caravaggio dalla vita dissoluta, ma dalla indiscussa genialità. La mano de Dios di una sua storica partita di Maradona è oggi venerata dai tifosi così come gli storici dell’arte apprezzano le pennellate delle Madonne del maestro della pittura rinascimentale italiana.

Bellissimo il gesto dell’ex calciatore del Napoli che ha deciso di devolvere il compenso per legare il suo nome all’evento all’Ospedale Pausilipon.

C’è anche un corno gigante, portafortuna per antonomasia, le cui radici affondano nella mitologia greca, che omaggia Napoli, originario simbolo di immortalità inteso da popolo partenopeo come scaramantica capacità di sconfiggere il male e propiziare la buona sorte.

un’opera dell’artista Cesare Inzerillo

Una follia che arriva fino allo stesso Cesare Inzerillo, e alle mummie della sua serie Tutti santi, a quel nano alato che, come un decomposto Icaro, sogna di volare ma non ci riesce. Sì, Follia come morte, che rende tutti santi, tutti uguali, come quella Livella dell’amato Totò. Ma follia anche di chi cerca irrazionalmente la morte, quale fuga dalle miserie e guai della propria esistenza. Follia come mancanza delle persone care e, proprio come Astolfo che sulla luna cercò il proprio senno, artisti come Silvestro Lega provano a ritrovare il loro nell’arte.

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Napoli Città Libro incontra lo scrittore algerino Kamel Daoud, domenica 26 novembre

Quando Napoli è rimasta orfana di Galassia Gutenberg, la prestigiosa Fiera del Libro che dai primi anni ’90 al 2009 ha portato editori e cultura nella nostra città, è stato difficile razionalizzare la perdita. La primavera del 2010, dopo vent’anni esatti, fu la prima a non vedere quel prestigioso salone dell’editoria che, nato alla Mostra d’Oltremare, finì con lo spiaggiarsi nella Stazione Marittima, prima di morire come una specie in estinzione. In tanti in seguito, in modo maldestro, hanno provato a portare avanti l’eredità o, per meglio dire, a colmare quel vuoto che la kermesse dell’ideatore ed editore napoletano Franco Liguori aveva lasciato. Galassie sotterranee, saloni mediterranei. Nulla.

Paradossalmente Napoli, che nel 1470 è stata tra le prime città italiane ad adoperare proprio la stampa a caratteri mobili ideata da Johannes Gutenberg, di cui la fiera, omaggiando il titolo dell’opera del sociologo Marshall McLuhan, La Galassia di Gutenberg, in cui si parla dell’importanza dei mass media, portava il nome.

Senza saperlo presi parte alla penultima edizione della fiera, di cui oggi mi resta soltanto la cartolina di un somarello che legge che io ho fatto incorniciare. Era il 2008.

A raccogliere oggi il testimone, e l’impegno di fare cultura al Sud, ci pensa Napoli Città Libro, “nuovo capitolo di una eterna storia d’amore che si basa sul sentimento comune che coinvolge gli appassionati di letteratura del Mezzogiorno e non solo” così come si legge sulla pagina facebook ufficiale.

Attraverso una serie di iniziative ed eventi, Napoli Città Libro offre ai napoletani l’opportunità di incontri e confronti con personaggi di grande spessore. Intellettuali, giornalisti, scrittori, facendo della lettura il patrimonio comune da difendere e custodire.

E il già lungo calendario di eventi si arricchisce ulteriormente con un incontro davvero strardonario. Nell’ambito di questo nuovo slancio vitale per Napoli, per la cultura e per i libri, lo scrittore algerino Kamel Daoud incontrerà il pubblico napoletano al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli in Via dei Mille, domenica 26 novembre alle ore 11.00.

Lo scrittore, che ha saputo fare della cronaca un vero e proprio filone letterario di tendenza con il suo nuovo libro, Le mie indipendenze (edito in Italia da La Nave di Teseo), offre ai suoi lettori uno spunto di riflessione su tre argomenti di grande attualità per il nostro Paese e per un’Europa che cambia: gli uomini, la religione, la libertà.

Progressista, le sue idee decisamente liberali lo hanno allontanato dal radicalismo islamico più estremo, portando l’autore ad abbandonare il mondo del giornalismo, scrivendo esclusivamente per il quotidiano algerino Le quotidien d’Oran, di cui è anche capo-editore.

Quello di Daoud è un incontro di grande spessore, che apre uno spaccato su ciò che il mondo sta vivendo in questo periodo. Con lui interverranno la giornalista Titta Fiore, responsabile Cultura de Il MattinoEnzo D’Errico, direttore de Il Corriere di Mezzogiorno e Ottavio Ragone, responsabile Cultura della redazione napoletana di La Repubblica.

ART NEWS

La Cupola del Brunelleschi in mattoncini Lego, al Museo dell’Opera di Firenze

In molti avranno letto la curiosa notizia di una coppia di bambini di 10 e 12 anni che lunedì 16 ha distrutto un modellino del Titanic in Lego in scala 1:40 lungo ben 7 metri. Il modello era esposto nell’ambito della mostra Brikmania allestita nel polo culturale Guido Reni District a Roma. Multati i genitori, che si sono visti addebitare un costo complessivo di 1500 euro, tra manodopera per la riparazione e pezzi dispersi o deformati.

Brikmania Roma Titanic Lego 2017 mostra - internettualeMa per due bambini che distruggono per fortuna ce ne sono molti altri che contribuiscono anche alla crescita culturale del nostro paese attraverso il loro mondo.

A partire da oggi fino al prossimo 9 novembre infatti, si potrà ammirare un modellino della Cattedrale di Firenze composto da 20.000 mattoncini Lego, di 400 forme differenti e 10 colori diversi, che riproducono la famosissima Cupola del Brunelleschi. 150×60 per 65 centimetri di altezza.

Il modello è esposto all’interno Museo dell’Opera del Duomo, in uno spazio aperto al pubblico gratuitamente.

A realizzare il modellino un ragazzo pugliese di 17 anni, Giacinto Consiglio. Interessante anche la realizzazione di questo modello, che è stato costruito dinanzi ai membri dell’Adult Fan of Lego del gruppo Toscana Bricks e dell’Associazione ItLug – Italian Lego Users Group, storica community degli appassionati dei mattoncini Lego nel nostro paese.

Un passo che avvicina la cultura ad un mondo che appassiona grandi e piccoli, e che potrebbe essere uno sprone a scoprire la rinascimentale cupola simbolo dell’arte e dell’architettura italiana in tutto il mondo: «Guardare alla nostra Cattedrale attraverso i mattoncini Lego – spiega Luca Bagnoli, presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore – con un linguaggio universale che unisce appassionati di tutto il mondo a prescindere da età e cultura, rappresenta un’esperienza unica, la realizzazione di un’opera attraverso un gioco».

LIFESTYLE

Aroundly, l’app gratuita che trasforma lo smartphone in guida turistica virtuale personalizzata

È la storia di un sogno, di un’amicizia e di riscatto del Sud, quella di Aroundly, applicazione mobile che sta rapidamente scalando le classifiche di download negli store digitali, che permette di trasformare un viaggio in un percorso esperienziale e, al tempo stesso, social. Un nuovo modo di scoprire la propria città grazie a chi la conosce meglio o scoprirne di nuove attraverso gli occhi di chi le conosce meglio, e che trasformerà la propria visita in un’esperienza da condividere.

Disponibile per iOS e Android dallo scorso dicembre, Aroundly è un fenomeno anche virale che si sta rapidamente diffondendo sui profili instagram dei travelblogger di tutta Italia, ed io, in quanto viaggiatore novizio che si appropinqua a scoprire le bellezze della nostra penisola, non potevo esimermi dall’intervistare il suo creatore, Vito Santarcangelo.

Ingegnere informatico di 30 anni e PhD Student in Computer Vision presso l’Università di Catania, Vito decide nel 2014 di fondare la iInformatica S.r.l.s. insieme al suo migliore amico Giuseppe Oddo, conosciuto nelle aule del politecnico di Bari. Oggi la società è composta da un team di ragazzi provenienti dal Sud (tra cui un napoletano) e si propone come obiettivo quello di realizzare esperienze digitali, che hanno una particolar vocazione per l’innovazione. Ad aiutarli nell’impresa tutto un team di programmatori.

Partiamo dall’inizio: che cos’è Aroundly?

«È un esperimento scientifico e sociologico innovativo di guida turistica virtuale personalizzata».

Negli store si legge che Aroundly consente di scoprire percorsi inediti: come funziona esattamente?

«Il progetto brevettato dalla iInformatica è un sistema di navigazione personalizzato sulle caratteristiche del singolo viaggiatore, considerando anche sesso, età, compagnia, stile di viaggio e tempo a disposizione. E dà la possibilità di condividere il proprio tour con altre persone in un’ottica di “leader-followers”».

Perché un viaggiatore, o traveller come si definiscono oggi, dovrebbe scaricarla?

«Aroundly ha una base di conoscenza costruita da esperti del posto. In ogni città sono stati coinvolti ragazzi esperti del proprio territorio. L’applicazione, infatti, annovera molti brillanti giovani delle varie accademie delle belle arti italiane. Non è la classica app con un elenco o mappa di monumenti da visitare, ma rappresenta una esperienza egocentrica costruita su misura che accompagna il viaggiatore come un amico del posto».

Come nasce l’idea di quest’app?

«L’idea è ben rappresentata dalla frase del video di lancio, realizzato dal regista Nicolò Montesano: “buon istante a tutti i viaggiatori”. L’obiettivo dell’app è quello di valorizzare ogni istante del proprio viaggio e regalare emozioni in una esperienza digitale completamente nuova».

Qual è il concept che c’è dietro?

«In un mondo caratterizzato da una forte attenzione alla singola persona (basti pensare ad instagram, social network egocentrico per antonomasia), abbiamo pensato di voler rendere unica l’esperienza del viaggio, cercando di fornire contenuti utili anziché generici che caratterizzano la maggior parte delle app turistiche e i siti on-line. Il tutto finalizzato ad una valida promozione e valorizzazione del nostro territorio, in cui spesso il turista, straniero e non, si trova disorientato».

L’app è per ora disponibile per alcune città del Sud Italia: quali sono le prossime città in cui sarà possibile utilizzarla?

«L’app annovera dieci città del sud e un solo esperimento al nord, con Trieste. Sbarcherà a giorni in Puglia con il lancio di Alberobello e Lecce. Per la Basilicata ci sarà il lancio di Maratea. È anche previsto un esperimento all’estero, nella città bulgara di Plovdiv, che sarà capitale europea della cultura del 2019 insieme alla mia Matera. Stiamo raccogliendo numerosissime proposte di molti ragazzi per l’estensione di Aroundly in altre città, e ciò ci rende notevolmente orgogliosi e fiduciosi sul futuro dell’app».

Non solo travel, ma anche, se vogliamo, “social”…

«Conoscere nuova gente e condividere l’esperienza sono gli ingredienti vincenti per vivere al meglio il proprio viaggio».

Quanto impegno richiede oggi sviluppare un’applicazione?

«Aroundly ha richiesto uno sviluppo di oltre un anno. App più semplici come iPlaya, una delle nostre prime app, realizzata per la gestione degli stabilimenti balneari e prenotazione degli ombrelloni, ha richiesto quattro mesi».

Chi sono gli sviluppatori?

«L’app ha visto la firma dei nostri brillanti dipendenti Michele Di Lecce e Vincenzo Ribaudo. Alcune delle nuove funzionalità sono state sviluppate da Alberto Tuzzi e Diego Sinitò. Tutta la grafica invece è stata realizzata da Antonio Ruoto».

Quanto è difficile fare impresa al Sud oggi?

«È uno scenario complesso, ma dalla sua complessità nascono sfide altamente motivanti. Il team tutto made in Sud, siciliani, campani, sardi e lucani, è sicuramente il nostro punto di forza oltre che motivo di orgoglio».

Cosa speri per il futuro di questa app?

«Aroundly è un’iniziativa no-profit e mi auguro possa estendersi su tutto il territorio nazionale e possa diventare anche un punto di riferimento per i turisti oltre i confini della nostra nazione».

Cosa suggerisci a chi viaggia con Aroundly?

«Di raccontarsi ad Aroundly. È la cosa migliore per modellare un percorso personalizzato, grazie all’intelligenza artificiale della nostra app».

Un viaggio che ognuno dovrebbe fare nella vita…

«Consiglio a tutti un tour del Sud Italia. La nostra Italia meridionale regala sempre esperienze magiche grazie ai suoi posti unici, che raccontando di storia, culture e tradizioni restituiscono esperienze sensoriali fatte di immagini, suoni e profumi indimenticabili».

Per maggiori informazioni:

www.aroundly.it

www.iinformatica.it

ART NEWS

Il primo e l’ultimo Tiziano alla pinacoteca di Ancona fino al 30 novembre

Il primo e l’ultimo Tiziano a confronto. Due opere che consentiranno idealmente di seguire l’intera produzione artistica del maestro pievano, vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo.

Dal prossimo 30 giugno fino al 30 novembre infatti alla Pinacoteca comunale Podesti di Ancona sarà allestita la mostra Tiziano & Tiziano, due capolavori a confronto, che vede l’una di fronte all’altra due grandi pale d’altare del maestro del rinascimento italiano, dipinte in due diversi momenti della sua vita.

Tiziano – Pala Gozzi, 1520

La prima, conosciuta come Pala Gozzi, datata 1520, è stata firmata dall’artista negli anni giovanili, in pieno fermento rinascimentale. Il dipinto fa parte della collezione permanente del museo civico.

Tiziano – Crocefissione, 1559

La seconda è una imponente Crocefissione, anno 1559, è stata realizzata dal Vecellio quarant’anni dopo. Un’opera di piena maturità dunque, senza dubbio arricchita dalle esperienze di vita di un maestro che quasi anticipa il barocco: i colori diventano meno brillanti, i toni si fanno più cupi e concitati, distaccandosi completamente da tutto ciò che c’è stato prima, e dall’atmosfera ieratica della Pala Gozzi, in cui la Maria appare su di una nuvola col bambino in braccio, in una rarefatta atmosfera a metà tra sogno e apparizione mistica. Un’opera che tanto deve alla Madonna di Foligno di Raffaello.

Ai lati la figura di San Francesco D’Assisi che mostra le stimmate e San Biagio vescovo, protettore di Ragusa, chiaro riferimento ad Alvise Gozzi mercante di Ragusa, committente dell’opera per la Chiesa Francescana di Ancona. L’opera infatti è sempre stata all’interno della Chiesa di San Domenico, attualmente oggetto di verifiche strutturali sulla statica del complesso.

Sullo sfondo, in lontananza, la città di Venezia, la cui sagoma di Palazzo Ducale si staglia chiaramente su di un cielo dorato insieme alle caratteristiche cupole e il campanile di San Marco.

Le opere sono messe a confronto per la prima volta. Con esse tutta una serie di opere coeve quali Lorenzo Lotto e Sebastiano del Piombo, mostrando così l’influenza di Tiziano su tutta una generazione di artisti contemporanei e successivi.