ART NEWS, CINEMA

Napoli Svelata: i luoghi, i culti, le credenze e le citazioni del film di Ozpetek

Spinto dalle tante condivisioni e commenti al mio post su Napoli Velata, ho deciso di scriverne uno per svelarvi, letteralmente, tutto ciò che c’è dietro al film. A cominciare dalle location che hanno animato l’ultima pellicola di Ferzan Ozpetek in questi giorni nelle sale, e i posti dove i protagonisti, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, hanno dato vita a questa storia a metà strada tra culto, occulto e superstizione.

Un articolo dunque a vantaggio dei tanti appassionati di cinema alla ricerca dei set dei loro film preferiti e di quanti invece amano fare turismo cinematografico che, in una città come Napoli, è un valore aggiunto ai già tanti posti che è possibile vedere.

Palazzo Mannajuolo
(foto instagram da @marianocervone)

E non posso che cominciare dai crediti del film, e dal trailer che impazza in televisione, con quella scala ellittica che tanto sta entusiasmando gli appassionati d’architettura. Si tratta della scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, storica dimora della borghesia di Napoli, posta ad angolo tra Via Filangieri e Via dei Mille, strade dello shopping di lusso per antonomasia. Il palazzo, in squisito stile liberty, è stato costruito tra il 1909 e il 1911 ad opera dell’architetto Giuseppe Ulisse Arata, che ha realizzato questa straordinaria architettura che si adatta perfettamente allo snodo a Y delle strade in cui è posta.

Chiesa del Gesù Nuovo
(foto instagram da @marianocervone)

Non poteva mancare Piazza del Gesù, con la facciata dell’omonima Chiesa del Gesù Nuovo e il suo caratteristico bugnato, costituito da piramidi aggettanti, che ne fanno una delle architetture più note della città e, insieme all’obelisco dedicato all’Immacolata posto al centro della piazza, anche uno dei luoghi esotici ed esoterici più affascinanti.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

I napoletani e quanti hanno vissuto la città la scorsa estate lo sapevano già. Alcune delle riprese del film sono state fatte all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza, tra record di visitatori, arte contemporanea e persino applicazioni per smartphone. Giovanna Mezzogiorno si muove sinuosa tra le sale del gabinetto segreto, quelle in cui sono custoditi gli affreschi pompeiani provenienti dai lupanare, i bordelli del tempo, che avevano il compito di sollecitare la fantasia e l’erotismo. Una citazione, quella di Ozpetek, che dopo la Centrale Montemartini di Roma che apre il suo film Le Fate Ignoranti, ritorna tra la scultura classica e la pittura romana, esaltando le forme eroiche del nudo virile e l’erotismo millenario che lega gli esseri umani gli uni agli altri.

Stazione di Toledo – Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Non mancano le ormai note stazioni dell’arte della metropolitana. Toledo. Già vista in altri corti, film e fiction televisive come Sirene, quella che è stata definita la stazione più bella d’Europa, ritorna prepotentemente anche nel film di Ozepetek, che non cede però alla tentazione di riprenderne l’ormai arcinoto foro che riproduce i fondali marini. Il regista rende omaggio agli artisti che hanno creato opere site specific proprio per le stazioni delle metro di Napoli, da Michelangelo Pistoletto alla stazione Garibaldi, inquadrato di sfuggita a Oliviero Toscani e la sua Razza umana/Italia che troneggia nel sottopasso di Montecalvario.

Nei meandri di sotterranei è stata invece allestita (probabilmente – se ne sapete di più i vostri commenti sono ben accetti) la bottega d’antiquariato di una torbida Isabella Ferrari e Lina Sastri, che collezionano sculture, dipinti, arredi e monili preziosi.

Il monumentale ingresso dove Adriana rivede Andrea è di Palazzo Carafa della Spina, architettura del XVII secolo di Via Benedetto Croce disegnata probabilmente dall’architetto Domenico Fontana. Secondo alcuni l’ingresso, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo secondo un gusto barocco, è da addurre a Martino Buonocore, mentre secondo altri sarebbe addirittura di Ferdinando Sanfelice che nello stesso periodo si occupò anche di Palazzo Filomarino sulla stessa strada.

Le vie dove passeggiano Adriana e sua zia sono invece quello dello shopping borghese, anche queste già viste in Sirene. Parlo di Via Calabritto, passo che collega Piazza Vittoria a Piazza dei Martiri.

I napoletani l’hanno ribattezzato Lido Mappatella: da sempre spiaggetta libera in cui partenopei e non si bagnano nelle acque di Napoli, caratterizza la scena dove la protagonista ha un colloquio privato con un poliziotto, con il Castel dell’Ovo a far da sfondo alla soleggiata scena, che ha dato uno scorcio sulla Riviera di Chiaia.

Galleria Principe di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Ozpetek è ritornato anche in un posto molto amato dal cinema e dagli sceneggiati televisivi, la Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale, dove Giovanna Mezzogiorno assiste ad un suggestivo spettacolo di tamburi. Maltrattata e trascurata, la galleria sta oggi rifiorendo come centro delle arti, ed è già stata protagonista di film come Il Talento di Mr. Ripley, con Matt Damon, e la fiction Pupetta con Manuela Arcuri.

Farmacia degli Incurabili a Napoli
(foto da trailer Napoli Velata)

Il luogo dove Pasquale, alias Peppe Barra, fa un’affascinante visita guidata a degli interessati turisti, è la Farmacia degli Incurabili, realizzata da Bartolomeo Vecchione, ospita oltre 400 vasi maiolicati realizzati all’epoca da Donato Massa, ceramista artefice del più noto Chiostro di Santa Chiara, della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e, più avanti sulla stessa via, della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Il luogo dove avviene una caratteristica tombola napoletana è invece la terrazza della Certosa di San Martino, con una straordinaria vista sul Vesuvio e su Napoli.

Adriana incontra Pasquale verso la fine del film nel cuore della Napoli popolare, il quartiere Mercato, nei pressi della Stazione Centrale.

A chiudere questa carrellata di monumenti c’è Cappella San Severo, nota per la scultura del Cristo Velato ad opera di Giuseppe Sanmartino.

Se invece eravate tra quelli che si chiedevano dove fosse il sontuoso appartamento della zia, interpretata da una bellissima Anna Bonaiuto, sappiate che si tratta dell’appartamento privato di un’amica del regista che, per l’occasione ed esigenze di copione, ha acconsentito che fosse completamente ri-arredato secondo il gusto baroccheggiante mostrato nella pellicola, e che nella realtà si trova a Piazza del Gesù.

I più attenti avranno senza dubbio notato che alcune riprese del film si sono svolte a Palazzo Sanchez de Leon. Ozpetek ha ottenuto dal proprietario, il principe Caracciolo, di poter girare in questi luoghi che, nella loro storia hanno visto due sole altre produzioni cinematografiche, quella di L’oro di Napoli, con Vittorio De Sica, e Viaggio in Italia di Rossellini. È qui che sarebbe ubicata la casa di zia Adele.

Straordinaria la gentilezza di Rosaria Vaccaro, attrice che ha recitato proprio in Napoli Velata, che, leggendo il mio post, raccoglie la mia richiesta, e tiene a farmi due precisazioni. E come non aggiungere con piacere questo prezioso contributo?! Così apprendo che la scena in cui Adriana incontra Pasquale è sì nel Quartiere Mercato, ma più propriamente alle spalle di Porta Nolana, caratteristica strada di pescivendoli, più nota al popolo napoletano come ‘ngoppe ‘e mure (sulle mura).

Sono felice invece di apprendere una cosa che ignoravo: la scena dove Adriana aspetta per il consulto con la veggente, interpretata magistralmente da una enigmatica Marialuisa Santella, è il Lanificio accanto a Santa Caterina a Formiello.

Parto dei Femminielli
(foto da trailer Napoli Velata)

Si è parlato di un film colto, quello di Ozpetek, che con questa pellicola ha forse messo in luce le somiglianze tra Napoli e la sua natia Istanbul. E lo è. Napoli Velata, infatti, con citazioni e riferimenti a culti misterici, si apre con il tradizionale parto dei femminielli, rito apotropaico pagano che, proprio attraverso un velo, consente di intravedere soltanto il momento cruciale della nascita: «La verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, intuire. Il velo non occulta, ma svela» quasi ricordando quel velo di Maya teorizzato dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Ma il tema del velo è ricorrente in tutto il film, e ricompare anche durante la visita guidata di Pasquale, alla Farmacia degli Incurabili che, secondo la leggenda, sarebbe stata costruita lungo un percorso di iniziazione massonica che attraverserebbe un velo sorretto da due angeli, che rappresenterebbero i misteri della magia e dell’alchimia, concludendosi con un altorilievo che rappresenta un utero, ricollegandosi direttamente a questo tema della nascita e della vita.

A chiudere il film è un altro velo, l’ultimo, quello marmoreo scolpito da Sanmartino, che ha avuto il pregio di riprodurre fedelmente nella pietra dura la Sacra Sindone, in un tema di morte e resurrezione che si rincorrono in un eterno ciclo di vita che si rinnova, e che si conclude nel vicolo San Severo con il rumore dei passi di Adriana, rimandando direttamente a quella leggenda, squisitamente napoletana, che vuole che a mezzanotte, nei vicoli di Spaccanapoli si odano ancora il rumore degli zoccoli e della carrozza del principe Raimondo de Sangro che continua, con il suo alone di mistero, a proteggere questa Napoli velata che Ozpetek ha saputo raccontare.

Le immagini provengono dal mio account instagram @marianocervone

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La Traviata orientale di Ferzan Ozpetek strega il San Carlo fino al 5 maggio

È una Traviata Turca, parafrasando il titolo di un noto film di Totò, quella con cui Ferzan Ozpetek ritorna al Teatro San Carlo di Napoli. E l’impronta cinematografica del regista de Le Fate Ignoranti, che firma di nuovo l’opera di Giuseppe Verdi dopo l’esordio nella stagione 2012/2013, è palese. A cominciare dall’overture che qui si fa quasi titolo di testa, con la proiezione gigante del volto di Violetta, la soprano Maria Mudryak, che con il suo sguardo interpreta la musica che di lì a poco la vedrà protagonista assoluta della scena.

Poi il buio. Il sipario si alza, mentre gli ultimi flash di macchine fotografiche e smartphone sovversivamente tentano di fermare la magia di quell’istante, lampeggiando nella sala scura come fulmini in lontananza tra le nubi.

Bellissima la scenografia, ad opera del premio Oscar Dante Ferretti, che in apertura restituisce allo spettatore una bellissima casa dell’alta borghesia francese di chiara influenza orientale. Tappeti, specchi, narghilè, cuscini disseminati un po’ ovunque sul pavimento, gli arredi, persino la carta da parati esprimono uno squisito gusto mediorientale.

Ozpetek infatti sposta in avanti le lancette del tempo: nella versione del regista Violetta non vive nel XIX secolo come nel testo originale, ma nella Parigi d’inizio ‘900, quella della Bella époque, quando la (ri)scoperta dell’Oriente influenzò il design e la moda.

Gli spettacoli, già tutti sold out, hanno visto il debutto della giovane Mariangela Sicilia nel ruolo della protagonista, che si è alternata a Maria Grazia Schiavo e Maria Mudryak.

Ed è perfettamente a suo agio la Mudryak, giovane soprano kazako, nei sontuosi costumi che Alessandro Lai ha disegnato per la sua Violetta Valéry, catturando l’attenzione sulla giovane protagonista, fasciata da un elegante abito di velluto rosso con ricami ottomani, di spilbergiana memoria, che metaforicamente la isola dalle altre figure femminili che compongono il bellissimo quadro d’apertura di una festante società borghese del XX secolo.

La Mudryak si muove altera e spavalda, e il primo atto si conclude così presto che quasi sembra duri più l’intervallo, tanta è l’attesa per il proseguo della storia.

Violetta è una donna dal passato turbolento, di cui si innamora, ricambiato, l’altoborghese Alfredo Germont.

Le luci si riaccendono, e quasi mi sembra di aver dimenticato di trovarmi nel teatro d’opera più antico d’europa. Mi ci vuole qualche istante per guardarmi intorno e apprezzare il fasto, l’eleganza delle lampade, la raffinatezza delle decorazioni dei palchi, sulle quali il suono scivola e si riverbera nell’aria creando un’acustica perfetta.

Guardo le reazioni degli spettatori intorno a me, ed è chiaramente percepibile l’euforia che gli attori trasmettono con le loro voci vibranti e la loro interpretazione di uno spartito che continua a stregare il mondo dal 1853 su libretto di Francesco Maria Piave.

È più lungo il secondo atto, che si divide tra il breve idillio amoroso di Violetta con il suo amato Alfredo, e il sacrificio che le chiede il padre di lui affinché suo figlio non si accompagni a una donna di dubbia morale che potrebbe mettere a repentaglio il buon nome della famiglia e in pericolo il matrimonio dell’altra sua figlia con un giovane di nobile casato.

Bellissimo il duetto tra Violetta e Giorgio Germont, il padre di Alfredo, cui dà voce il baritono Marco Caria, che sfodera una intensa capacità interpretativa, al punto da oscurare in più momenti lo stesso Alfredo, il giovane Matteo Falcier.

La Traviata che con quasi 700 recite è l’opera più rappresentata al Lirico di Napoli, si conferma come storia senza tempo e straordinariamente contemporanea, denunciando quanto il pregiudizio e le convenzioni sociali talvolta siano più forti di un amore che prova a riscattare un’eroina tragica dal suo turbolento passato.

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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

CINEMA

“Napoli velata”, il prossimo film di Ferzan Ozpetek completamente girato a Napoli

È un festival del cinema ricco di sorprese, quello di Venezia 73, che oltre i film in concorso vede l’annuncio di interessanti titoli di prossima produzione. Se Paolo Sorrentino infatti ha annunciato il titolo del suo prossimo film, Loro, biopic assolutamente non autorizzato incentrato sulla vita dell’ex Premier Silvio Berlusconi, anche Ferzan Ozpetek, in questi giorni al Lido come Presidente di Giuria del Premio MigrArti al miglior documentario, ha già annunciato il titolo del prossimo set che lo vedrà impegnato dietro la macchina da presa.

Ultimate le riprese di Rosso Istanbul, film tratto dal suo omonimo romanzo girato nella sua città natale, con un cast turco la cui uscita, in Turchia, è prevista per febbraio 2017, il regista di Mine Vaganti è già proiettato sul suo prossimo film da girare, che lo riporterà di nuovo nel nostro Paese.

ferzan-ozpetek-in-istanbul-kirmizisi-rosso-istanbul-internettualeNapoli velata, questo il titolo del film che probabilmente riusciremo a vedere solo nel 2018. Ozpetek infatti sta attualmente lavorando alla sceneggiatura insieme a Gianni Romoli, già a lavoro con il regista in quello che per molti è il suo capolavoro, Le fate ignoranti, ma anche nell’acclamato Cuore sacro. Facile dunque intuire i toni della pellicola che, dopo Allacciate le cinture, potrebbe portare il regista a indagare ancora le atmosfere un po’ cupe e misteriose degli esordi: «Spero proprio di iniziarne le riprese la prossima primavera, subito dopo l’uscita nelle sale di ‘Rosso Istanbul’» scrive questa mattina Ozpetek sui social.

Che il film alluda anche alla Cappella San Severo e al suo famoso Cristo Velato? Non possiamo saperlo. Di certo il titolo lascia intendere una presenza predominante della città, la quale tra vicoli vedute e monumenti saprà senza dubbio rappresentare la scenografia e l’ideale protagonista silenziosa della prossima pellicola del regista naturalizzato italiano.

Il film, di cui Ozpetek non ha reso noto la trama e il cast che lo comporrà, sarà interamente girato nel capoluogo partenopeo agli inizi del prossimo anno, e sarà realizzato dalla R&C Produzioni: «Dopo Roma e Lecce, anche Napoli mi abita dentro da sempre, soprattutto dopo ‘La Traviata’ al San Carlo – ha scritto oggi il regista su facebook – Devo tornarci per restituirle quel pezzo di cuore che le ho rubato».