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La Traviata orientale di Ferzan Ozpetek strega il San Carlo fino al 5 maggio

È una Traviata Turca, parafrasando il titolo di un noto film di Totò, quella con cui Ferzan Ozpetek ritorna al Teatro San Carlo di Napoli. E l’impronta cinematografica del regista de Le Fate Ignoranti, che firma di nuovo l’opera di Giuseppe Verdi dopo l’esordio nella stagione 2012/2013, è palese. A cominciare dall’overture che qui si fa quasi titolo di testa, con la proiezione gigante del volto di Violetta, la soprano Maria Mudryak, che con il suo sguardo interpreta la musica che di lì a poco la vedrà protagonista assoluta della scena.

Poi il buio. Il sipario si alza, mentre gli ultimi flash di macchine fotografiche e smartphone sovversivamente tentano di fermare la magia di quell’istante, lampeggiando nella sala scura come fulmini in lontananza tra le nubi.

Bellissima la scenografia, ad opera del premio Oscar Dante Ferretti, che in apertura restituisce allo spettatore una bellissima casa dell’alta borghesia francese di chiara influenza orientale. Tappeti, specchi, narghilè, cuscini disseminati un po’ ovunque sul pavimento, gli arredi, persino la carta da parati esprimono uno squisito gusto mediorientale.

Ozpetek infatti sposta in avanti le lancette del tempo: nella versione del regista Violetta non vive nel XIX secolo come nel testo originale, ma nella Parigi d’inizio ‘900, quella della Bella époque, quando la (ri)scoperta dell’Oriente influenzò il design e la moda.

Gli spettacoli, già tutti sold out, hanno visto il debutto della giovane Mariangela Sicilia nel ruolo della protagonista, che si è alternata a Maria Grazia Schiavo e Maria Mudryak.

Ed è perfettamente a suo agio la Mudryak, giovane soprano kazako, nei sontuosi costumi che Alessandro Lai ha disegnato per la sua Violetta Valéry, catturando l’attenzione sulla giovane protagonista, fasciata da un elegante abito di velluto rosso con ricami ottomani, di spilbergiana memoria, che metaforicamente la isola dalle altre figure femminili che compongono il bellissimo quadro d’apertura di una festante società borghese del XX secolo.

La Mudryak si muove altera e spavalda, e il primo atto si conclude così presto che quasi sembra duri più l’intervallo, tanta è l’attesa per il proseguo della storia.

Violetta è una donna dal passato turbolento, di cui si innamora, ricambiato, l’altoborghese Alfredo Germont.

Le luci si riaccendono, e quasi mi sembra di aver dimenticato di trovarmi nel teatro d’opera più antico d’europa. Mi ci vuole qualche istante per guardarmi intorno e apprezzare il fasto, l’eleganza delle lampade, la raffinatezza delle decorazioni dei palchi, sulle quali il suono scivola e si riverbera nell’aria creando un’acustica perfetta.

Guardo le reazioni degli spettatori intorno a me, ed è chiaramente percepibile l’euforia che gli attori trasmettono con le loro voci vibranti e la loro interpretazione di uno spartito che continua a stregare il mondo dal 1853 su libretto di Francesco Maria Piave.

È più lungo il secondo atto, che si divide tra il breve idillio amoroso di Violetta con il suo amato Alfredo, e il sacrificio che le chiede il padre di lui affinché suo figlio non si accompagni a una donna di dubbia morale che potrebbe mettere a repentaglio il buon nome della famiglia e in pericolo il matrimonio dell’altra sua figlia con un giovane di nobile casato.

Bellissimo il duetto tra Violetta e Giorgio Germont, il padre di Alfredo, cui dà voce il baritono Marco Caria, che sfodera una intensa capacità interpretativa, al punto da oscurare in più momenti lo stesso Alfredo, il giovane Matteo Falcier.

La Traviata che con quasi 700 recite è l’opera più rappresentata al Lirico di Napoli, si conferma come storia senza tempo e straordinariamente contemporanea, denunciando quanto il pregiudizio e le convenzioni sociali talvolta siano più forti di un amore che prova a riscattare un’eroina tragica dal suo turbolento passato.

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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

CINEMA

“Napoli velata”, il prossimo film di Ferzan Ozpetek completamente girato a Napoli

È un festival del cinema ricco di sorprese, quello di Venezia 73, che oltre i film in concorso vede l’annuncio di interessanti titoli di prossima produzione. Se Paolo Sorrentino infatti ha annunciato il titolo del suo prossimo film, Loro, biopic assolutamente non autorizzato incentrato sulla vita dell’ex Premier Silvio Berlusconi, anche Ferzan Ozpetek, in questi giorni al Lido come Presidente di Giuria del Premio MigrArti al miglior documentario, ha già annunciato il titolo del prossimo set che lo vedrà impegnato dietro la macchina da presa.

Ultimate le riprese di Rosso Istanbul, film tratto dal suo omonimo romanzo girato nella sua città natale, con un cast turco la cui uscita, in Turchia, è prevista per febbraio 2017, il regista di Mine Vaganti è già proiettato sul suo prossimo film da girare, che lo riporterà di nuovo nel nostro Paese.

ferzan-ozpetek-in-istanbul-kirmizisi-rosso-istanbul-internettualeNapoli velata, questo il titolo del film che probabilmente riusciremo a vedere solo nel 2018. Ozpetek infatti sta attualmente lavorando alla sceneggiatura insieme a Gianni Romoli, già a lavoro con il regista in quello che per molti è il suo capolavoro, Le fate ignoranti, ma anche nell’acclamato Cuore sacro. Facile dunque intuire i toni della pellicola che, dopo Allacciate le cinture, potrebbe portare il regista a indagare ancora le atmosfere un po’ cupe e misteriose degli esordi: «Spero proprio di iniziarne le riprese la prossima primavera, subito dopo l’uscita nelle sale di ‘Rosso Istanbul’» scrive questa mattina Ozpetek sui social.

Che il film alluda anche alla Cappella San Severo e al suo famoso Cristo Velato? Non possiamo saperlo. Di certo il titolo lascia intendere una presenza predominante della città, la quale tra vicoli vedute e monumenti saprà senza dubbio rappresentare la scenografia e l’ideale protagonista silenziosa della prossima pellicola del regista naturalizzato italiano.

Il film, di cui Ozpetek non ha reso noto la trama e il cast che lo comporrà, sarà interamente girato nel capoluogo partenopeo agli inizi del prossimo anno, e sarà realizzato dalla R&C Produzioni: «Dopo Roma e Lecce, anche Napoli mi abita dentro da sempre, soprattutto dopo ‘La Traviata’ al San Carlo – ha scritto oggi il regista su facebook – Devo tornarci per restituirle quel pezzo di cuore che le ho rubato».