TELEVISIONE

Sirene, da novembre su raiuno la nuova fiction ambientata a Napoli

Si intitola Sirene, ed è la nuova fiction su cui la rai punta tutto. Lo sceneggiato è un fantasy intriso di mistero, che si distacca dai soliti drammi e saghe familiari cui siamo abituati, e ci porta in un genere e una tematica decisamente inedite per una produzione della TV di Stato.

Dopo Non dirlo al mio capo, dove era uno scenario appena accennato, e I Bastardi di Pizzofalcone, in cui invece era una silenziosa protagonista, sono davvero molto felice che a fare ancora una volta da sfondo a quello che possiamo definire un vero e proprio “esperimento” della televisione sarà la città di Napoli.

E quale città migliore, se non quella della mitica Sirena Partenope per questa produzione? Secondo una leggenda di origine greca, infatti, quella che sarebbe stata la più bella sirena del golfo avrebbe trovato la morte dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, intravisto tra l’altro nel teaser in questi giorni.

Sirene, dal sito Cross Production

La trama ruoterà intorno alla sparizione di un tritone, ultimo esemplare di maschio in una società di sirene per lo più matriarcale. Alla sua ricerca partiranno la promessa sposa Yara, insieme alla madre e a due sorelle. Sbarcheranno a Napoli, e si lasceranno conquistare dagli esseri umani.

Molto interessante il cast, che vede tra i protagonisti anche Luca Argentero e Ornella Muti, ma tanti volti noti come l’attore Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone.

Protagonista la giovane Valentina Bellè, già Lucrezia nella discussa fiction I Medici.

«Esistono solo due posti sulla terra dove sirene e tritoni possono vivere, uno è New York, l’altro è… Napoli! Sirene è una commedia sentimentale in cui il mare e la terra vengono coinvolti nella battaglia più antica del mondo, quella tra maschi e femmine. Le sirene sono arrivate sulla terra per dare un futuro alla propria specie e incantare gli uomini con la propria magia, ma saranno i maschi napoletani in realtà a conquistarle con la loro passionalità» è con queste parole che la Cross Production presenta la serie sceneggiata da Ivan Cotroneo e Monica Rametta.

Dodici episodi da cinquanta minuti ciascuno, per la regia di un altro napoletano, Davide Marengo, che ci terranno compagnia nella prima serata di RaiUno a partire, secondo tvserial.it, dal prossimo 21 novembre.

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MUSICA

Quarant’anni senza Maria Callas: la vita da romanzo della soprano

Potrebbe essere la trama di un romanzo la vita di Maria Callas, soprano statunitense naturalizzata italiana, ma di origine greca, che tra gli anni ’40 e ’60 ha calcato i più importanti teatri d’opera di tutto il mondo. Un romanzo in cui una novella Cenerentola abbandona il nido con una dispotica madre e una sorella-rivale, e se ne va alla volta del mondo, senza mezzi e con una valigia piena di sogni.

È così che inizia la carriera di quella che sarà poi la “Divina” Callas, tra provini andati male e l’insicurezza di una ragazza corpulenta che, tra problemi di peso e la leggenda di un verme solitario, ha lottato per trovare una figura longilinea e affermare sé stessa e il suo talento.

Ma l’accoglienza dell’Italia post-bellica non fu delle migliori, e persino l’occasione della vita, quella di sostituire la soprano Renata Tebaldi interpretando l’Aida alla Scala di Milano, passa quasi inosservato, tra lo scetticismo dei critici che puntano soprattutto sulla sua fisicità e una voce metallica che non li convince del tutto.

Maria Callas (1923 – 1977) as Violetta in La Traviata at the Royal Opera House (1958)

La consacrazione arriverà in quello stesso teatro qualche anno più tardi, quando nel 1951 trionfa con I Vespri Siciliani nel ruolo della Duchessa Elena.

Perde 36 chili in un solo anno. Il brutto anatroccolo si trasforma pian piano in un cigno. Si ispira allo stile e alla figura della magrissima quanto elegante Audrey Hepburn, e da quel momento è tutto un giro di foulard, fantasie floreali, e abitini avvitati, che ne esaltano la ritrovata silhouette, riscoprendo la sua femminilità.

È in questo frangente che arriva l’incontro fatidico con l’amore della vita, l’armatore Aristotele Onassis. Greco anche lui. E la cornice di questo incontro fatale non poteva che essere da sogno, come l’elegantissimo Hotel Danieli a Venezia.

Dopo una crociera a bordo del celebre yatch dell’armatore, la Callas decide di abbandonare il marito, e suo agente, Titta Meneghini, sposato ai tempi forse più per riconoscenza che per vero amore.

Da quel momento la vita di Maria cambia. Si sente diversa, più viva. Ma non è facile essere l’amante di Onassis. In questi anni infatti, la Callas aveva affrontato anche la perdita di un figlio nato morto, vivendo per quasi tutta la relazione con l’uomo, durata dieci anni, il dramma di donna tradita, costretta a sopportare la galanteria nemmeno troppo velata di un uomo che ha continuano a flirtare e corteggiare altre donne sempre, e che ha deciso di risposarsi soltanto quando ha avuto la certezza di conquistare l’altra donna più potente del mondo, Jacqueline Kennedy.

Onassis infatti ha sempre temporeggiato sul divorzio dalla prima moglie, decidendosi a lasciarla soltanto quando deciderà sì di risposarsi, ma con la vedova del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.

Con il cuore spezzato, sola, e in condizioni di salute precarie, complice la rapida perdita di peso, l’insonnia orma cronica e la dipendenza da Mandrax, Maria morirà il 16 settembre del 1977 nella sua casa a Parigi per un arresto cardiaco.

E sono tante le iniziative per questo quarantennale dalla morte, per raccontare e ricordare una voce che oggi è un punto di riferimento, e una donna che è una vera icona.

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas sul set di “Medea”, 1968

Tra queste, quella di RAI5, che proprio sabato 16 settembre, trasmetterà in anteprima un documentario che racconta uno degli incontri storici della Callas, quello con il provocatorio regista Pier Paolo Pasolini che la dirigerà in una versione cinematografica di Medea nel 1968, diventando uno dei suoi più cari amici e confidente. L’Isola di Medea, questo il titolo del film, è diretto da Sergio Naitza, Nastro d’argento 2013, e firmata con Karel produzioni di Cagliari, con il sostegno del produttore associato Erich Jost, della FVG Film Commission e Regione Friuli Venezia Giulia.

Luisa Ranieri in una foto di scena della fiction Mediaset

Se invece vi appassiona lo sceneggiato, qualche anno, quando Mediaset era ancora all’apice e non produceva soltanto fiction di mafia, la bravissima Luisa Ranieri prestò magistralmente il volto a questo tormentato personaggio, nell’intensa interpretazione della mini-serie Callas e Onassis del 2005.

la copertina del libro di Alfonso Signorini

E se preferite la lettura, allora vi consiglio il volume di Alfonso Signorini, che un romanzo dalla vita della Callas l’ha scritto davvero: Troppo fiera, troppo fragile, questo il titolo, non è soltanto un bestseller mondiale, ma la narrazione del giornalista e celebre direttore di Chi, ha appassionato così tanto anche l’estero che ne sarà presto prodotto un bipic con Noomi Rapace nel ruolo della soprano.

il poster del film Callas di Niki Caro, con Noomi Rapace
CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

ART NEWS, TELEVISIONE

La grande rivoluzione sotto la Cupola del Brunelleschi a Firenze

È la più grande opera dai tempi degli antichi romani. La Cupola del Brunelleschi, o meglio la sua costruzione, è stata la protagonista silenziosa dei primi episodi del serial di RaiUno I MEDICI. E se il cast internazionale non è riuscito a farci trattenere qualche sbadiglio, la storia, quella artistico-architettonica della cupola è senza dubbio più avvincente.

Come ha mostrato ieri sera sin dai primi minuti il serial sui signori di Firenze, nonostante a metà ‘300 il Duomo fosse pressoché completato, la costruzione della cupola risale soltanto alla prima metà del XV secolo.

Il problema di tale ritardo era dovuto alle enormi difficoltà per l’epoca, di erigere, e soprattutto sorreggere, una cupola di tali proporzioni, oltre 40 metri di ampiezza a circa 50 metri di altezza, superando, per dimensioni, persino la maestosità del Pantheon di Roma.

duomo-di-firenze-cupola-brunelleschi-i-medici-internettualeNel 1418 l’Opera del Duomo di Firenze aveva indetto un concorso pubblico per la costruzione della cupola, il quale però non aveva portato vincitori. In seguito Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghilberti furono nominati capomastri da Cosimo I de’ Medici. Nel 1425 Brunelleschi è il solo responsabile del cantiere, che porta al termine i lavori di costruzione della cupola fino alla base della lanterna nel 1436. Sarà poi con un secondo bando che vedrà nuovamente vincere Brunelleschi avviare la costruzione della lanterna sovrastante il cupolone. I lavori però di quest’ultima cominciano soltanto nel 1446, pochi mesi prima della morte del Brunelleschi, completati poi da Michelozzo Di Bartolomeo.

La cupola del Brunelleschi aveva ricevuto la benedizione solenne da Papa Eugenio IV, con dedica della basilica a Santa Maria del Fiore nel 1436.

brunelleschi-cupola-duomo-firenze-lanterna-medici-internettualeLa cupola poggia su di un tamburo ottagonale, i cui lati sono traforati da altrettanti ampi occhi rotondi, per permettere alla luce di entrare. Quest’ultimo era stato addirittura innalzato fino ad un’altezza totale di 54 metri, non tanto per superare il primato del Pantheon romano, e fare simbolicamente di Firenze una grande capitale avveniristica anche nell’architettura, quanto per dare alla base della cupola una maggiore stabilità, rialzando anche il piano di imposta al di sopra di tutte le volte costruite fino ad allora.

L’idea iniziale di realizzare una cupola con archi a tutto sesto, come immagina anche un dipinto di Andrea di Bonaiuto del 1355, non è plausibile. Per l’ampiezza delle dimensioni la cupola sarebbe senza dubbio crollata su se stessa.

Per una maggiore stabilità dunque si è pensato ad una cupola che, seguendo la forma del suo tamburo, fosse suddivisa in otto spicchi e, per renderla più stabile e sicura, avesse una curvatura delle arcate che la compongono a sesto acuto.

Ma la vera rivoluzione del Brunelleschi, vero azzardo per l’epoca, fu un’altra: il padre della prospettiva fece costruire non una, bensì due cupole che, come matriosche, fossero contenute l’una nell’altra, distanziate da un’intercapedine di circa un metro e mezzo. Una cupola che avesse uno spessore simile sarebbe senza dubbio crollata sotto il suo stesso peso. L’espediente della doppia cupola servì a rendere l’intera costruzione molto più leggera.

Oggi la Cupola del Brunelleschi è considerata un vero e proprio capolavoro dell’architettura rinascimentale. Il suo interno fu interamente affrescato da Giorgio Vasari, al quale Cosimo I de’ Medici commissionò il Giudizio Universale, in chiave ascensionale, adeguandosi alla forma di un capolavoro cui l’architettura contemporanea continua ad ispirarsi.