CINEMA, LIBRI

Chiamami col tuo nome, l’acclamato film di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome – poster

Quando ho finito il romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, mi sono sentito fisicamente male tanta era la sofferenza e il pathos che l’autore ha saputo imprimere in quelle pagine. Era l’estate del 2011, e divorai il libro in appena un giorno e mezzo, immedesimandomi in quella sorta di diario segreto che quasi mi sembrò di aver trovato per caso.

Un’infatuazione estiva che a poco a poco si trasforma in un tormento interiore, in quella sofferenza squisitamente adolescenziale che nasconde accenni di un sentimento ben più radicato e profondo.

Potrei riassumerla così la trama di questo libro ambientato agli inizi degli anni ’80 in una imprecisata località di villeggiatura del nord Italia (forse la costa ligure, nel romanzo invece la campagna lombarda), che racconta con spietata crudezza la storia d’amore tra due ragazzi.

Non era facile dunque per Luca Guadagnino trasporre nel film tanta carica emotiva. Il regista ci ha provato con l’aiuto di un veterano del genere, James Ivory, che con lui ha tratto dal libro la sceneggiatura di un film, in uscita da noi il 25 gennaio, che sta raccogliendo consensi e premi in ogni dove.

Era naturale dunque che, con queste premesse, fossi particolarmente incuriosito di vedere questo film, che è riuscito a portare un po’ del nostro Paese persino nelle categorie principali dei Golden Globe e, forse, potrebbe rappresentarci anche agli Oscar bissando quell’impresa che fu di Roberto Benigni e del suo La Vita è Bella ormai ben vent’anni fa.

Non starò qui a fare la solita tiritera su quanto il libro sia superiore al film, perché chiaro che ogni lettore lascia nelle pagine anche un po’ di sé stesso, facendo sua la storia che legge. Ma qui, più di ogni altro romanzo, Luca Guadagnino aveva l’ingrato compito di portare sul grande schermo un’interiorità emotiva diversa.

La sua è una regia asciutta, scevra da artifizi hollywoodiani, da colonne sonore ingombranti o sensazionalismi amorosi.

Tutto avviene lì, davanti agli occhi dello spettatore che quasi ha la sensazione di osservare la scena da dietro una siepe in giardino, un angolo in penombra della casa, la serratura di una porta.

Amira Casar, Michael Stuhlbarg, Armie Hammer, and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

Luca Guadagnino ci riporta negli anni ’80, e non si avvale solo di auto vintage e ambientazioni perfettamente ricostruite, restituendo fedelmente un momento storico-politico italiano, ma introduce un elemento in più, che nel libro di Aciman forse mancava, i riferimenti musicali. Radio Varsavia, J’adore Venise, ma anche Paris Latino e Lady Lady Lady. Battiato, Berté, Bandolero, Giorgio Moroder ci fanno ricordare esattamente come dovevano essere le serate estive nei locali all’aperto delle piccole cittadine di vacanza. Fumosi, chiassosi, con lampadine colorate e senza particolari controlli né pericoli. Un senso di libertà perduta, che si fa chiaro manifesto di un’epoca.

I lettori del romanzo come me, forse si aspettavano una voce narrante che desse corpo ai pensieri del giovane Elio, così come Aciman li ha delicatamente tracciati sulle pagine del suo romanzo, ed è forse questo ciò che manca alla pellicola, che è perfettamente calata nello stile di Guadagnino, così come l’intenso finale del romanzo, che sfuma nel film in una scena che probabilmente non rende davvero giustizia al viscerale climax sapientemente delineato dall’autore statunitense.

Luca Guadagnino è tuttavia riuscito a cogliere l’essenza del romanzo, e dare alla storia la materica consistenza della realtà.

Armie Hammer and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

E se il regista di Io sono l’Amore ha mantenuto la scomoda scena della pesca (chi ha letto il libro sa bene di cosa parlo), altre parti della storia sono state narrate o tagliate con una maggiore licenza poetica, tramutando Roma in Bergamo e tralasciando intellettualismi letterari per rispondere, forse, alle leggi dell’odierna cinematografia.

Molto bravi i due interpreti, Armie Hammer (Oliver) e il giovane Timothée Chalamet (Elio), a dispetto di una non proprio felice pronuncia nelle scene in italiano, che hanno però saputo dare vita a questa passione segreta, quest’amore proibito vissuto con la discrezione di chi teme la luce del sole e le convenzioni sociali, ma con il disinibito desiderio di due amanti segreti che continueranno a cercarsi.

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ART NEWS, CINEMA

Napoli Svelata: i luoghi, i culti, le credenze e le citazioni del film di Ozpetek

Spinto dalle tante condivisioni e commenti al mio post su Napoli Velata, ho deciso di scriverne uno per svelarvi, letteralmente, tutto ciò che c’è dietro al film. A cominciare dalle location che hanno animato l’ultima pellicola di Ferzan Ozpetek in questi giorni nelle sale, e i posti dove i protagonisti, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, hanno dato vita a questa storia a metà strada tra culto, occulto e superstizione.

Un articolo dunque a vantaggio dei tanti appassionati di cinema alla ricerca dei set dei loro film preferiti e di quanti invece amano fare turismo cinematografico che, in una città come Napoli, è un valore aggiunto ai già tanti posti che è possibile vedere.

Palazzo Mannajuolo
(foto instagram da @marianocervone)

E non posso che cominciare dai crediti del film, e dal trailer che impazza in televisione, con quella scala ellittica che tanto sta entusiasmando gli appassionati d’architettura. Si tratta della scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, storica dimora della borghesia di Napoli, posta ad angolo tra Via Filangieri e Via dei Mille, strade dello shopping di lusso per antonomasia. Il palazzo, in squisito stile liberty, è stato costruito tra il 1909 e il 1911 ad opera dell’architetto Giuseppe Ulisse Arata, che ha realizzato questa straordinaria architettura che si adatta perfettamente allo snodo a Y delle strade in cui è posta.

Chiesa del Gesù Nuovo
(foto instagram da @marianocervone)

Non poteva mancare Piazza del Gesù, con la facciata dell’omonima Chiesa del Gesù Nuovo e il suo caratteristico bugnato, costituito da piramidi aggettanti, che ne fanno una delle architetture più note della città e, insieme all’obelisco dedicato all’Immacolata posto al centro della piazza, anche uno dei luoghi esotici ed esoterici più affascinanti.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

I napoletani e quanti hanno vissuto la città la scorsa estate lo sapevano già. Alcune delle riprese del film sono state fatte all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza, tra record di visitatori, arte contemporanea e persino applicazioni per smartphone. Giovanna Mezzogiorno si muove sinuosa tra le sale del gabinetto segreto, quelle in cui sono custoditi gli affreschi pompeiani provenienti dai lupanare, i bordelli del tempo, che avevano il compito di sollecitare la fantasia e l’erotismo. Una citazione, quella di Ozpetek, che dopo la Centrale Montemartini di Roma che apre il suo film Le Fate Ignoranti, ritorna tra la scultura classica e la pittura romana, esaltando le forme eroiche del nudo virile e l’erotismo millenario che lega gli esseri umani gli uni agli altri.

Stazione di Toledo – Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Non mancano le ormai note stazioni dell’arte della metropolitana. Toledo. Già vista in altri corti, film e fiction televisive come Sirene, quella che è stata definita la stazione più bella d’Europa, ritorna prepotentemente anche nel film di Ozepetek, che non cede però alla tentazione di riprenderne l’ormai arcinoto foro che riproduce i fondali marini. Il regista rende omaggio agli artisti che hanno creato opere site specific proprio per le stazioni delle metro di Napoli, da Michelangelo Pistoletto alla stazione Garibaldi, inquadrato di sfuggita a Oliviero Toscani e la sua Razza umana/Italia che troneggia nel sottopasso di Montecalvario.

Nei meandri di sotterranei è stata invece allestita (probabilmente – se ne sapete di più i vostri commenti sono ben accetti) la bottega d’antiquariato di una torbida Isabella Ferrari e Lina Sastri, che collezionano sculture, dipinti, arredi e monili preziosi.

Il monumentale ingresso dove Adriana rivede Andrea è di Palazzo Carafa della Spina, architettura del XVII secolo di Via Benedetto Croce disegnata probabilmente dall’architetto Domenico Fontana. Secondo alcuni l’ingresso, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo secondo un gusto barocco, è da addurre a Martino Buonocore, mentre secondo altri sarebbe addirittura di Ferdinando Sanfelice che nello stesso periodo si occupò anche di Palazzo Filomarino sulla stessa strada.

Le vie dove passeggiano Adriana e sua zia sono invece quello dello shopping borghese, anche queste già viste in Sirene. Parlo di Via Calabritto, passo che collega Piazza Vittoria a Piazza dei Martiri.

I napoletani l’hanno ribattezzato Lido Mappatella: da sempre spiaggetta libera in cui partenopei e non si bagnano nelle acque di Napoli, caratterizza la scena dove la protagonista ha un colloquio privato con un poliziotto, con il Castel dell’Ovo a far da sfondo alla soleggiata scena, che ha dato uno scorcio sulla Riviera di Chiaia.

Galleria Principe di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Ozpetek è ritornato anche in un posto molto amato dal cinema e dagli sceneggiati televisivi, la Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale, dove Giovanna Mezzogiorno assiste ad un suggestivo spettacolo di tamburi. Maltrattata e trascurata, la galleria sta oggi rifiorendo come centro delle arti, ed è già stata protagonista di film come Il Talento di Mr. Ripley, con Matt Damon, e la fiction Pupetta con Manuela Arcuri.

Farmacia degli Incurabili a Napoli
(foto da trailer Napoli Velata)

Il luogo dove Pasquale, alias Peppe Barra, fa un’affascinante visita guidata a degli interessati turisti, è la Farmacia degli Incurabili, realizzata da Bartolomeo Vecchione, ospita oltre 400 vasi maiolicati realizzati all’epoca da Donato Massa, ceramista artefice del più noto Chiostro di Santa Chiara, della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e, più avanti sulla stessa via, della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Il luogo dove avviene una caratteristica tombola napoletana è invece la terrazza della Certosa di San Martino, con una straordinaria vista sul Vesuvio e su Napoli.

Adriana incontra Pasquale verso la fine del film nel cuore della Napoli popolare, il quartiere Mercato, nei pressi della Stazione Centrale.

A chiudere questa carrellata di monumenti c’è Cappella San Severo, nota per la scultura del Cristo Velato ad opera di Giuseppe Sanmartino.

Se invece eravate tra quelli che si chiedevano dove fosse il sontuoso appartamento della zia, interpretata da una bellissima Anna Bonaiuto, sappiate che si tratta dell’appartamento privato di un’amica del regista che, per l’occasione ed esigenze di copione, ha acconsentito che fosse completamente ri-arredato secondo il gusto baroccheggiante mostrato nella pellicola, e che nella realtà si trova a Piazza del Gesù.

I più attenti avranno senza dubbio notato che alcune riprese del film si sono svolte a Palazzo Sanchez de Leon. Ozpetek ha ottenuto dal proprietario, il principe Caracciolo, di poter girare in questi luoghi che, nella loro storia hanno visto due sole altre produzioni cinematografiche, quella di L’oro di Napoli, con Vittorio De Sica, e Viaggio in Italia di Rossellini. È qui che sarebbe ubicata la casa di zia Adele.

Straordinaria la gentilezza di Rosaria Vaccaro, attrice che ha recitato proprio in Napoli Velata, che, leggendo il mio post, raccoglie la mia richiesta, e tiene a farmi due precisazioni. E come non aggiungere con piacere questo prezioso contributo?! Così apprendo che la scena in cui Adriana incontra Pasquale è sì nel Quartiere Mercato, ma più propriamente alle spalle di Porta Nolana, caratteristica strada di pescivendoli, più nota al popolo napoletano come ‘ngoppe ‘e mure (sulle mura).

Sono felice invece di apprendere una cosa che ignoravo: la scena dove Adriana aspetta per il consulto con la veggente, interpretata magistralmente da una enigmatica Marialuisa Santella, è il Lanificio accanto a Santa Caterina a Formiello.

Parto dei Femminielli
(foto da trailer Napoli Velata)

Si è parlato di un film colto, quello di Ozpetek, che con questa pellicola ha forse messo in luce le somiglianze tra Napoli e la sua natia Istanbul. E lo è. Napoli Velata, infatti, con citazioni e riferimenti a culti misterici, si apre con il tradizionale parto dei femminielli, rito apotropaico pagano che, proprio attraverso un velo, consente di intravedere soltanto il momento cruciale della nascita: «La verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, intuire. Il velo non occulta, ma svela» quasi ricordando quel velo di Maya teorizzato dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Ma il tema del velo è ricorrente in tutto il film, e ricompare anche durante la visita guidata di Pasquale, alla Farmacia degli Incurabili che, secondo la leggenda, sarebbe stata costruita lungo un percorso di iniziazione massonica che attraverserebbe un velo sorretto da due angeli, che rappresenterebbero i misteri della magia e dell’alchimia, concludendosi con un altorilievo che rappresenta un utero, ricollegandosi direttamente a questo tema della nascita e della vita.

A chiudere il film è un altro velo, l’ultimo, quello marmoreo scolpito da Sanmartino, che ha avuto il pregio di riprodurre fedelmente nella pietra dura la Sacra Sindone, in un tema di morte e resurrezione che si rincorrono in un eterno ciclo di vita che si rinnova, e che si conclude nel vicolo San Severo con il rumore dei passi di Adriana, rimandando direttamente a quella leggenda, squisitamente napoletana, che vuole che a mezzanotte, nei vicoli di Spaccanapoli si odano ancora il rumore degli zoccoli e della carrozza del principe Raimondo de Sangro che continua, con il suo alone di mistero, a proteggere questa Napoli velata che Ozpetek ha saputo raccontare.

Le immagini provengono dal mio account instagram @marianocervone

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CINEMA

La Napoli misteriosa e colta di Ferzan Ozpetek

A meno di un anno da Rosso IstanbulFerzan Ozpetek ritorna al cinema con Napoli Velata. Il regista de Le Fate Ignoranti e Mine Vaganti, dopo i toni della commedia dei suoi ultimi lavori, ritorna ai temi un po’ cupi già indagati in Cuore Sacro, e nei suoi lavori d’esordio.

Ve ne ho tanto parlato la scorsa estate e non potevo non correre al cinema per raccontarvi questa pellicola.

Il regista turco naturalizzato italiano, abbandona per un momento l’amata Roma e la parentesi Leccese, e si sposta a Napoli, cui dedica un film che non vuole essere semplice omaggio-cliché, né cartolina per turisti.

Nella sua opera Ozpetek prova a restituire allo spettatore le atmosfere esoteriche, che hanno caratterizzato, e ancora caratterizzano, il tessuto di Napoli. Dalle superstizioni e credenze popolari, a riti occulti ben più antichi.

A dare corpo e anima a questa storia è Giovanna Mezzogiorno, attrice napoletana e musa prediletta che con il regista aveva già lavorato nell’acclamato La finestra di fronte. Insieme a lei Alessandro Borghi, già protagonista della serie Suburra e “madrino” d’eccezione della scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

Adriana (la Mezzogiorno) si ritrova coinvolta nel misterioso omicidio di un uomo (Borghi) con cui passa un’intensa notte d’amore.

Sono tanti i volti di precedenti pellicole di Ozpetek che ritornano in quest’opera, che quasi si reincarnano in questa metempsicosi cinematografica del regista: da Carmine Recano a Isabella Ferrari, passando per Luisa Ranieri apparsa in Allacciate le cinture, ad un cameo, per i cultori del regista, dell’attrice Rosaria De Cicco (l’avete notata?). Non mancano artisti partenopei di grande spessore come Lina SastriPeppe BarraMaria Pia Calzone.

Tanti i luoghi di culto e cultura, che il regista indaga mescolando sapientemente esoterico ed esotico. Dalla Cappella Sansevero costruita, secondo la leggenda, ricalcando l’antico Tempio di Iside, alle sale degli affreschi pompeiani del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il regista omaggia anche uno dei palazzi più noti e suggestivi della città come Palazzo Mannajuolo, dove è collocato il sontuoso appartamento della zia della protagonista, che in un sapiente gioco di riprese e luci si fa quasi amuleto architettonico del film.

Ozpetek si allontana dai temi della commedia, dal “dramedy” cui ci ha abituati, per dare vita ad un genere, il thriller psicologico, che forse avrebbe meritato una maggiore analisi dei personaggi, ed una più approfondita indagine di sentimenti e situazioni.

Tuttavia il film affabula e mostra una Napoli colta, e nella società di una borghesia a tratti machiavellica, e nelle citazioni e gli omaggi del regista alla città di Napoli e alle sue leggende.

Intensa Giovanna Mezzogiorno, lontana dall’archetipo divistico di attrice patinata, che interpreta perfettamente l’animo di donna tormentata, in un film a metà tra giallo e noir che non risparmia momenti di erotismo e sensualità.

Ferzan Ozpetek ha saputo raccontare nel suo personalissimo modo, una Napoli misteriosa e affascinante, che si svela, letteralmente, a poco a poco come un sogno confuso.

CINEMA

Il MANIFESTO: su Sky Arte HD i 13 volti di Cate Blanchett

Manifesto – poster

Che Cate Blanchett fosse un cavallo di razza ce n’eravamo accorti quando nel 1998 incarnò perfettamente la Regina Elisabetta I nell’omonima pellicola Elizabeth. Da allora la sua carriera è stata una lunga parabola in ascesa, dall’Oscar vinto interpretando l’attrice Katherine Hepburn in The Aviator nel 2005, alla seconda statuetta dieci anni dopo per Blue Jasmine di Woody Allen, dove l’attrice di origine australiana ha interpretato perfettamente le nevrosi di una donna borghese sull’orlo di una crisi di nervi dopo aver perso tutto.

Ma negli anni la Blanchett non ha riposato sugli allori dei premi vinti e delle sue sette nomination, al contrario ha sempre accettato con coraggio di dare volto, anima e corpo a personaggi diversi, dimostrando ogni volta di essere capace di poter interpretare chiunque: da Io non sono qui, dove interpretava addirittura Bob Dylan (vincendo la Coppa Volpi a Venezia) a Carol, dove si è calata nei panni di una madre di famiglia nell’America degli anni ’50 che vive la propria omosessualità repressa con una giovane commessa.

Cate Blanchett in Manifesto (2015)

L’attrice ha addirittura interpretato ben 13 personaggi diversi in un unico film. È successo per MANIFESTO, pellicola diretta da Julian Rosefeldt nel 2015, che arriva domani, 29 dicembre, su Sky Arte HD in prima visione assoluta.

Come suggerisce lo stesso titolo del film, si tratta di tredici manifesti: quello del Partito Comunista, i motti dadaisti, il Dogma 95 e così via, ripercorrendo altrettanti movimenti artistici, attraverso l’interpretazione di straordinari monologhi che rappresentano per Cate una grande prova attoriale.

Rosefeldt ha girato il film in poco più di una settimana, a Berlino e dintorni, traendo l’idea da una sua installazione.

Ogni scenario indaga il rapporto tra società, arte e vita quotidiana nel XX secolo. La Blanchett porta sullo schermo le parole di Marx, Lars Von Trier, Marinetti, Kandinsky, Apollinaire, Fontana, Breton, Éluard, che rivivono attraverso donne molto diverse per storia ed estrazione sociale: da una madre operaia a una giornalista, da una rock star a burattinaia, passando per una clochard. Volti diversi, che parlano ognuno a modo proprio di arte, con monologhi completamente distanti dal proprio mondo, e spesso inascoltati da coloro che stanno intorno, in un curioso gioco di equilibri e contraddizioni che si fa esso stesso arte.

CINEMA

Anche Abel Ferrara vuole Napoli: «La cultura meridionale mi ha salvato»

È bello vedere che da oltre oceano sempre più attori, registi e produttori scelgono la mia Napoli per ambientare o girare le loro storie e raccontarla facendola un po’ propria. Sono mesi ormai che mi occupo con piacere dei set cinematografici e televisivi aperti nella città, e con un pizzico di soddisfazione ne scrivo perché a Napoli, parafrasando un pezzo di Jo Squillo, oltre ai problemi c’è di più.

Anche Abel Ferrara cede al richiamo della sirena Partenope. Il regista newyorkese, ospite del Festival di Laceno d’oro-Festival internazionale del cinema di Avellino, ha infatti parlato dei suoi prossimi progetti, anticipando che verrà a Napoli per un progetto teatrale da realizzare insieme al cantautore (e amico) Nino D’Angelo. Da tempo i due si conoscono e si stimano, a lui è dedicata la canzone O’ mericano di D’Angelo, ed è proprio nel Trianon di Forcella che Ferrara intende realizzare questo progetto cui tiene, ma del quale non può dire di più.

Lo spettacolo pare dovrebbe intitolarsi Forcella Strit, gioco di parole anglo-napoletano, e comprenderebbe un laboratorio per ragazzi del popolare quartiere napoletano. Era già stato annunciato dallo stesso Nino D’Angelo, direttore artistico del Trianon, in cartellone per il mese di marzo.

Il regista dice di essersi ristabilito del tutto, e di aver superato il problema delle sue dipendenze, ad aiutarlo, dice sarebbe stata proprio la cultura meridionale: «La capacità di fare gruppo, e naturalmente il percorso compiuto con la fondazione Leo di Vallo di Maddaloni nel casertano – ha detto Ferrara dalle pagine dell’ANSA – La mia terapia prevedeva anche non vivere più in città come Napoli e New York, proprio per superare le mie esperienze passate. Ora la mia vita è solo cinema e famiglia».

Il regista infatti da tempo vive a Roma, dove è ambientato il suo docufilm, Piazza Vittorio, che ha presentato proprio alla 42esima edizione della kermesse avellinese.

Intanto Abel continuerà a passare del tempo nel nostro paese e a girare un altro film, Siberia, in una delle regioni italiane, il Trentino Alto Adige, dove troverà gli attori Willem Dafoe, protagonista della pellicola, insieme a Isabelle Huppert e Nicolas Cage: «Mi serve la neve, anche se si parlerà sopratutto di una Siberia interiore».

CINEMA

“Caccia al Tesoro”, l’omaggio dei Vanzina a Napoli. Dal 23 novembre al cinema

C’è una Napoli che ha voglia di essere raccontata, e che trascende lo stereotipo ormai logoro di camorra, o l’esasperata spettacolarizzazione di quel sistema criminale raccontato in Gomorra più votato allo share che alla verità. Ed è quella Napoli misterica che proverà a raccontare Ferzan Ozpetek in Napoli Velata (dal 28 dicembre al cinema), è la Napoli da cartolina nelle prime sere tv rai di Sirene di Ivan Cotroneo, ed è persino la Napoli della borghesia delittuosa de I Bastardi di Pizzofalcone.

Sono tante le serie e le produzioni che vedono protagonista Napoli, la mia città, e sono tante quelle che provano finalmente a raccontarne il folklore, la tradizione, la spiritualità, l’allegria che permea ogni singolo sanpietrino o vasolo delle sue strade.

Enrico e Carlo (D) Vanzina durante il photocall del film ”Caccia al Tesoro”, Roma, 21 novembre 2017. ANSA / ETTORE FERRARI

È questo che devono aver pensato i Enrico e Carlo Vanzina, quando hanno diretto Caccia al Tesoro, commedia degli equivoci sul tentativo di rubare il Tesoro di San Gennaro e che, sin dalla trama, inequivocabilmente ci riporta alla mente la commedia e la Napoli raccontata già dal regista Dino Risi nel 1966 in Operazione San Gennaro.

«Le citazioni sono in parte inconsce – hanno detto i due fratelli Vanzina all’ANSA – ma quello che veramente volevamo fare con questa ‘favola realista’ era raccontare Napoli al di là dei soliti stereotipi come la camorra, la droga e la disperazione».

Un film che, secondo i due registi italiani, prova proprio a concentrarsi su di una parte troppo spesso trascurata della città, quella “con il cuore che nessuno fa più vedere”.

Una foto di scena del film ‘Caccia al tesoro’, Roma, 21 novembre 2017

La pellicola, che arriva nelle sale domani, 23 novembre, per Medusa, esce in 350 copie, ed ha un cast davvero d’eccezione, a cominciare da una coppia ormai consolidata del cinema italiano, Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso, che i registi definiscono “un po’ i Totò e Peppino di oggi”.

Insieme a loro altre due bellissime attrici partenopee, Christiane Filangieri e Serena Rossi, ma anche l’attore comico Max Tortora.

Esilarante sin dalla trama che vede protagonista Domenico Greco (Salemme) attore teatrale di serie B, che vive a sbafo nella casa di sua cognata Rosetta (la Rossi), vedova di suo fratello. Il figlio di quest’ultima è gravemente malato di cuore, per salvarlo occorre un’operazione costosissima. Disperati pregano la statua del Santo patrono di Napoli, dalla quale sembra fuoriuscire una voce che li autorizzerebbe a rubare il tesoro per sopperire a questa necessità.

In quel momento però in chiesa c’è anche Ferdinando (Buccirosso) che avendo assistito alla scena ed essendo lì per chiedere anch’egli una grazia, pretende di entrare a far parte del colpo come socio.

Un film dunque che sin dall’inizio rende omaggio al grande Nino Manfredi, protagonista del film di Risi, con battute, situazioni e, naturalmente, location e che porterà la neo-banda di criminali in erba a girare in lungo e in largo il nostro paese e non solo, da Napoli passando per Torino e Cannes.

(da sinistra) Carlo Vanzina, Francesco Di Leva, Carlo Buccirosso, Vincenzo Salemme, Serena Rossi, Christiane Filangieri, Gennaro Guazzo e Max Tortora durante il photocall del film ”Caccia al Tesoro”, Roma, 21 novembre 2017. ANSA / ETTORE FERRARI

Nel cast anche il giovanissimo Gennaro Guazzo, che con Serena Rossi aveva già recitato nell’esilarante commedia Troppo Napoletano.

Un film che allontana i Vanzina dai loro cine-panettoni e li proietta di diritto nel ritrovato slancio del nostro cinema per quella commedia all’italiana dai toni gentili e divertenti che tante pellicole ha saputo e continua oggi a regalarci.

Ecco il trailer:

LIFESTYLE

“Colazione da Tiffany”, adesso è davvero possibile farlo

Se anche voi avete sognato tante volte di fare colazione da Tiffany, insieme a Holly Golightly, guardando l’omonimo film del 1961 con Audrey Hepburn, sappiate che da oggi questo sogno può diventare realtà. Non occorrerà più infatti passeggiare con cappuccino e cornetto in mano sul marciapiede della quinta strada per ammirare le vetrine della nota gioielleria di New York. All’interno del noto flagship store apre da domani infatti Blue Box Cafè, assolutamente il primo nel suo genere.

Le aspiranti (e gli aspiranti) Holly Golightly potranno infatti ammirare l’inizio di Central Park dall’alto del quarto piano della nota boutique di New York. Come i suoi noti gioielli di design, anche la boulangerie non poteva essere da meno: un caffè e un croissant, in perfetto stile Hepburn, costerà ben 29 dollari, con un’ampia scelta di avocado toast, uova tartufate e salmone affumicato con burro.

Situato al quarto piano di 727 Fifth Avenue, il luxury caffè si trova in un rinnovato spazio che offrirà anche la visione di un’ampia collezione di accessori per la casa e collezioni di lusso. Capo creativo di questo nuovo interessante progetto, che consente una vera colazione con Stile, è Reed Krakoff, direttore artistico della maison dallo scorso gennaio.

Il piano del caffè offre uno sguardo sulla collezione quotidiana di oggetti di Krakoff, tra cui racchette da ping-pong in noce con impugnatura in pelle blu e rossa, e le “tazzine di carta” rese in finissima porcellana cinese.

Un piano che si propone di attrarre un pubblico fondamentalmente giovane, forse già attratto da Tiffany ma forse allontanato dall’alto costo di pregiatissimi oggetti che, come Holly, può ammirare soltanto dalle sue vetrine, e che si propone adesso di attirare quel nitrito pubblico di instagrammer e fashion blogger che con i loro scatti possano restituire pubblicità alla famosa gioielleria.

«È un nuovo motivo per visitare e scoprire il quarto piano della nostra gioielleria di New York – ha detto a Vanity Fair il vicepresidente Richard Moore, cui si deve la gestione della boutique e il design delle sue famosissime vetrine – ci auguriamo che attiri clienti che possano così scoprire la quotidianità di una casa completamente allestita dalla nuova collezione di arredo e accessori di lusso firmati Tiffany».

In perfetto stile Tiffany, nel caffè dominano i colori che hanno reso celebre la gioielleria nel mondo, come il suo verde, e finissime porcellane rigorosamente Krakoff.

La sensazione sarà quella di pranzare all’interno di una delle famosissime scatoline di Tiffany: «Il design di questo spazio – continua Moore –  nasce dall’idea di una full-immersion nel mondo di Tiffany. Non solo la sensazione di ritrovarsi in una confezione Tiffany, ma circondati anche dall’ospitalità di Tiffany».

Gli ospiti della gioielleria potranno così avere una visione esclusiva sul noto parco newyorkese e poi sentirsi completamente avvolti dal lussuoso mondo della maison.

CINEMA, INTERNATTUALE

Michael Hoffman e Kevin Spacey a Napoli per il biopic su Gore Vidal

Napoli, la fiction e il cinema. Un connubio sempre più indissolubile da qualche anno, per la città che ogni giorno dimostra che oltre Gomorra, per fortuna, c’è di più. Sarà per questo motivo che non mi stanco mai di sponsorizzare abbastanza e segnalarvi i set cinematografici disseminati in giro per la mia città, perché credo che il capoluogo partenopeo non sia soltanto droga, Savastano e Saviano, ma abbia un patrimonio culturale e naturalistico che va ben oltre ciò che la serie Sky mostra con esasperazione.

il regista Michael Hoffman nella sala dei tirannicidi del MANN

Ultimo ad accorgersi delle bellezze partenopee Michael Hoffman. Il regista e sceneggiatore statunitense, che al suo attivo annovera film cult come Un giorno… per caso, Sogno di una notte di mezza estate e Il Club degli Imperatori (bellissimo, che vi consiglio vivamente), è sbarcato a Napoli per girare alcune scene del film Gore, biopic sulla vita dello scrittore americano Gore Vidal, che ha vissuto a Ravello oltre vent’anni.

Ravello, al centro la modella e attrice scozzese Freya Mavor

Hoffman ha girato alcune scene all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove ha portato la bella Freya Mavor all’interno della sala della collezione Farnese. L’attrice ha girato tra la statuaria antica del museo napoletana con un abito bianco della costumista premio Oscar Gabriella Pescucci.

Location delle riprese la sala dei Tirannicidi e il gabinetto segreto, così chiamato per l’ampia collezione di oggetti erotici provenienti da Pompei, tra cui un’ampia sezione di affreschi che riproducono diverse tipologie di atto sessuale degli antichi lupanare: «Adoro questo museo – ha detto il regista – è tra i più belli al mondo. Abbiamo avuto una grande accoglienza e lavorato benissimo».

Protagonista della pellicola, che sarà prevalentemente girata nella Costiera Amalfitana, è l’attore Premio Oscar Kevin Spacey.

Co-sceneggiatore di questa produzione Netflix, che arriverà sui nostri schermi nel 2018, è Jay Parini, amico di vecchia data di Gore Vidal, e prese parte anche al documentario Gore Vidal: The United States of Amnesia.

Per ricordare questa giornata di riprese partenopee al regista è stato donato una pubblicazione con immagini del museo napoletano nell’800.

INTERNATTUALE, LIBRI

Le opere del premio nobel Kazuo Ishiguro che probabilmente conoscete già

Premio Nobel per la Letteratura quest’anno è il giapponese naturalizzato inglese Kazuo Ishiguro, e già immagino Feltrinelli & Co. ordinare pile di libri in bella vista dello scrittore del momento. Tutti i romanzi, le opere critiche sull’autore e i film tratti dai suoi libri. Ma prima di correre nei bookshop per non sentirvi tagliati fuori dal mondo, ecco tre lavori dell’artista che, senza scavare troppo, forse conoscevate già.

Se Ishiguro, classe 1954, è stato attivo sin da giovanissimo, la sua prima pubblicazione infatti risale agli inizi degli anni ’80, nella sua trentennale carriera non ha pubblicato molte opere. La sua bibliografia infatti è composta soltanto di sette romanzi, ma sono tantissimi i premi e i riconoscimenti che la sua scrittura delicata e intensa gli hanno fatto conquistare.

L’opera più famosa ad oggi è probabilmente Quel che resta del giorno, vincitore del Premio Booker nel 1989. Un diario scritto dal maggiordomo inglese Mr. Stevens, che parlerà dell’intera sua vita e carriera iniziata a cominciare dai primi anni ’20 fino a quasi gli anni ’60, attraversando gli l’epoca della guerra e del nazismo tedesco.

Del libro ne è stato tratto un film con un cast stellare, che va da Anthony Hopkins, protagonista della pellicola, a Emma Thompson, passando per Hugh Grant. Il film si aggiudica ben otto nomination agli Oscar, rientrando nella rosa dei miglior film e miglior regia, e valendo la nomination anche per la scenografa e costumista italiana Luciana Arrighi, per la migliore scenografia.

Nel 2005 è la volta di Non lasciarmi, eletto dal TIME miglior romanzo dell’anno e incluso in una lista dei 100 migliori romanzi di lingua inglese dal 1923 al 2005. Nel 2010 Mark Romanek ne ha tratto un film con Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley. Il film è una toccante storia ambientata in una immaginaria scuola della campagna inglese, dove gli allievi vengono educati con uno scopo ben preciso. I tre sono protagonisti di uno strano triangolo amoroso, tra storie non corrisposte e amori segreti e una grande riflessione sul senso della vita.

Nel romanzo Ishiguro fa riferimento ad una immaginaria canzone, Never let me go (letteralmente non lasciarmi andare mai) che colpisce la protagonista, e che nel film è stata realmente composta da Rachel Portman.

Sempre nel 2005 Ishiguro prende parte in prima persona questa volta alla scrittura della sceneggiatura di La Contessa Bianca. Tratto questa volta dal romanzo del collega nipponico Junichiro Tanizaki, Diario di un vecchio pazzo, è un film ambientato nella Shangai del 1936, incentrato sulla storia d’amore tra l’ex diplomatico americano non-vedente Todd Jackson, sullo schermo interpretato da Ralph Fiennes, e la contessa rifugiata russa Sofia, costretta a lavorare come entraineuse in un night club, interpretata da una compianta Natasha Richardson.

Questa invece la lista completa dei romanzi, tutti tradotti e pubblicati in Italia, dello scrittore per recuperare la sua letteratura e un contatto diretto con i suoi romanzi:

Un pallido orizzonte di colline (A Pale View of Hills, 1982)

Un artista del mondo fluttuante (An Artist of the Floating World, 1986)

Quel che resta del giorno (The Remains of the Day, 1989)

Gli inconsolabili (The Unconsolable, 1995)

Quando eravamo orfani (When We Were Orphans, 2000)

Non lasciarmi (Never Let Me Go, 2005)

Il gigante sepolto (The Buried Giant, 2015)