CINEMA

Cinquant’anni fa moriva Vivien Leigh. 5 film per ricordare l’attrice di Via col Vento

È uno dei volti-simbolo del cinema mondiale. Vivien Leigh, scomparsa cinquant’anni fa esatti nel luglio del 1967, è spesso associata all’iconico ruolo di Rossella O’Hara nel pluripremiato film Via col Vento. Ma sono tanti i ruoli che l’attrice inglese ha interpretato, conquistando ben due premi Oscar con poco meno di venti film e un Tony Awards, confermandosi come una delle più grandi interpreti della sua generazione, sia nel cinema che a teatro.

La Leigh però soffriva di un grave disturbo bipolare aggravato da una tubercolosi malcurata che si trascinò dietro tutta la vita e che fu causa della sua morte.

Alternò felicemente le tavole del teatro e il grande schermo, riuscendo a interpretare ruoli duri e a volte atipici o torbidi.

Vivien mal sopportava il tempo che passa e l’avanzare dell’età, e tra i deliri della morte alla domanda dei medici su quale fosse il suo vero nome, rispose di essere Blanche Dubois, altro iconico ruolo che interpretò al fianco di Marlon Brando in Un tram che si chiama desiderio.

Le sue pellicole l’hanno spesso portata, per finzione o realtà, nel nostro paese.

Indimenticata e indimenticabile protagonista di Via col Vento, sontuoso colossal di Victor Fleming, che le dà la fama mondiale e la consacrazione agli Oscar, ha sempre negato i proverbiali dissapori con l’allora co-protagonista Clark Gable, che avrebbero poi trovato conferma o quantomeno fondamento in una storica frase pronunciata dall’attore agli Oscar, quando disse: “questi maledetti Europei, ci ruberanno tutto!” Riferendosi, forse, proprio alla statuetta vinta da Vivien e non da lui.

Ecco cinque film per ripercorrere tre decadi di cinema dell’attrice:

Il Ponte di Waterloo (1940): qualche anno dopo Via col Vento fu questa pellicola di Mervyn LeRoy ad avere forse l’ingrato compito di far dimenticare Rossella al grande pubblico. Qui Vivien interpreta la tormentata ballerina Myra Lester. È il 1915, anno in cui scoppia la prima guerra mondiale, e Myra si innamora dell’ufficiale Roy Cronin, interpretato dal fascinoso Robert Taylor. Credendolo morto in battaglia, Myra si ritrova a far fronte alle avversità della vita prostituendosi.

Il Grande Ammiraglio. Erroneamente tradotto con questo titolo, il film originale si chiama invece That Hamilton Woman, perché è lei, ancora una volta, la vera eroina tragica. La pellicola è una biografia romanzata sulla vita di Lady Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore di Inghilterra presso il Regno di Napoli, che si innamora segretamente dell’ammiraglio Horatio Nelson, eroe della guerra napoleonica e già sposato, destando non poco scalpore nella corte. Accanto a lei l’amato marito e compagno d’arte Laurence Olivier, che ai tempi cercava di trasformarsi agli occhi del pubblico da interprete teatrale a divo del cinema.

Anna Karenina. Nel 1948 è la volta della letteratura russa e di una pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Lev Tolstoj. Qui la Leigh è l’indiscussa protagonista di un’altra tormentata storia d’amore con il Conte Vronskij. Ancora una volta interpreta una tormentata storia d’amore. È lei ad essere sposata e con un bambino e nonostante tutto sceglierà di vivere questo burrascoso amore che la consumerà.

Un tram che si chiama desiderio. Bisognerà aspettare il 1951 e una piece di Tennessee Williams per accaparrarsi un secondo Oscar con l’intenso ruolo della psicolabile Blanche Dubois, avvenente donna che inizia a veder sfiorire la propria bellezza, e preferisce vivere in un mondo tutto suo, fatto di illusione, alcol e sesso. Accanto a lei un altro Divo intramontabile di Hollywood, l’indiscusso sex symbol Marlon Brando.

La primavera romana della Signora Stone. Dieci anni dopo, nel 1961, Vivien interpreta ancora un lavoro Tennessee Williams. E le tematiche dei suoi film sembrano sovrapporsi le une alle altre confondendosi con la sua vita vera: qui la Leigh è Karen Stone, un’attrice in declino che, rimasta improvvisamente vedova, decide di soggiornare a Roma dove entra in contatto con un torbido giro di gigolò.

Come nelle sue pellicole, Vivien continua a faticare ad accettare il tempo che passa, vedendo una schiera di nuove attrici, tra cui la brillante Marilyn Monroe, incontrare il successo e i favori del grande pubblico.

Con la sua assoluta bellezza e l’indiscusso talento, Vivien Leigh è un’attrice da (ri)scoprire, con pellicole che hanno fatto la storia del cinema, regalandoci delle emozioni che resteranno per sempre.

CINEMA

A cinquant’anni dalla morte, 10 film per ricordare Totò

C’è una ricorrenza molto importante per i napoletani che ricorre quest’anno, e per l’esattezza, il prossimo 15 aprile. È quella del cinquantenario dalla morte di Antonio De Curtis, per tutti semplicemente Totò, scomparso nel 1967 all’età di sessantanove anni.

Credo non esista napoletano al mondo che non lo conosca e non lo ami.

Totò

Attore, sceneggiatore, ma anche compositore, ha recitato in oltre cento film, collaborando tra gli altri con Luigi Comencini e Eduardo De Filippo. Noto a tutti come “il principe della risata”, per la vena ironica delle sue commedie, nascondeva dentro di sé grandi malinconie, come dimostra l’intenso brano che ha scritto nel 1951, Malafemmina, entrato di diritto nella canzone classica napoletana e dedicato all’abbandono di sua moglie Diana.

Uomo di grande sensibilità, ha composto anche poesie in dialetto che oggi sono ben radicate nella cultura napoletana. Una su tutte ‘A livella, perfetta incarnazione di una ricorrenza, quella del 2 novembre, molto sentita nella natia Napoli.

Non si può non parlare di Totò senza fare accenno al suo cuore straordinario. Mi piace ricordare un aneddoto molto bello, che anche i napoletani un po’ si tramandano con orgoglio: pur essendosi trasferito da anni a Roma, Totò si faceva accompagnare dal suo autista nel Rione Sanità, quartiere d’origine dell’attore, dove metteva delle buste con del denaro sotto le porte dei bassi. Sono tantissime le opere di beneficenza che faceva l’attore, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, che fa comprendere la vera grandezza dell’Uomo prima dell’artista che tutti noi abbiamo imparato a conoscere sul grande schermo.

Da napoletano, e da fan sfegatato, è difficile scegliere, in una filmografia vasta come la sua, le pellicole che sono maggiormente rappresentative. Tuttavia per quelli che vogliono conoscerlo, e per chi invece vuole celebrare questo mezzo secolo senza di lui, stilo questo elenco di film che non mi stancherei e non mi stancherò mai di vedere:

  1. 47 morto che parla, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950): Totò interpreta un irresisistibile quanto tirchio Barone Antonio Peletti, che si crede anima vagante per un tiro che gli fanno i suoi compaesani per spingerlo ad un atto di generosità. Memorabile la sua battuta: “…e io pago!”.
  2. Un turco napoletano, regia di Mario Mattioli (1953): prima di una trilogia di trasposizioni cinematografiche delle omonime commedie teatrali di Eduardo Scarpetta. Qui Totò interpreta un donnaiolo che per circostanze di cose si finge turco, e quindi erroneamente è creduto eunuco, e viene messo a guardia della moglie e della figlia del suo datore di lavoro.
  3. Miseria e Nobiltà, regia di Mario Mattioli (1954): altra commedia di Scarpetta. Forse la più famosa e amata tra tutte. Totò qui è il poverissimo scrivano Felice Sciosciammocca, che con l’amico Pasquale Catone si fingono i nobili parenti del giovane marchesino Eugenio, che vuole così chiedere la mano della fidanzata, considerata indegna dalla vera famiglia di origine. Nel cast c’è anche una giovanissima Sophia Loren, tante le battute celebri, ma la scena più famosa è quella in cui un affamatissimo Totò mangia degli spaghetti con le mai.

    Totò con Mike Bongiorno in una scena del film “Lascia o raddoppia?”
  4. Totò lascia o raddoppia?, regia di Camillo Mastrocinque (1956): forte del successo dell’omonimo programma televisivo, Totò qui è il Duca Gagliardo della Forcoletta, esperto di ippica, che prende parte alla nota trasmissione rai. Nel film anche Mike Bongiorno, che all’epoca presentava il programma, dove interpreta se stesso. Accanto a Totò l’immancabile Carlo Croccolo nei panni del fedele maggiordomo.
  5. Totò, Peppino e la… malafemmina, regia di Camillo Mastrocinque (1956): film che dà inizio alla fortunata coppia Totò e Peppino (con un Peppino De Filippo “spalla”-protagonista). Qui i due sono i fratelli Capone, contadini del sud, che mandano il loro nipote Gianni a studiare medicina a Roma e lo raggiungono a Milano dove temono si sia perso con una donna di malaffare. Memorabile la scena della lettera, vero caposaldo della commedia italiana. Nel cast anche Teddy Reno nei panni di Gianni, dove canta il brano Malafemmina che dà il titolo al film.
  6. Totò, Peppino e i fuorilegge, regia di Camillo Mastrocinque (1956): alla già collaudata coppia Totò-Peppino si aggiunge in questo film anche Titina De Filippo che qui è la moglie tiranna e tirchia di Totò. Per sottrarle del denaro, i due fingono un rapimento, fuggendo con la somma del riscatto per una settimana di bagordi a Roma.
  7. Signori si nasce, regia di Mario Mattioli (1960): è uno dei miei film preferiti in assoluto. Età giolittiana. Qui Totò è il Barone Pio Degli Ulivi, nobile squattrinato che dilapida tutto il suo patrimonio in compagnia delle donne di una compagnia di teatro che frequenta. Un ruolo che è agli antipodi di quello del 1950, ma che è altrettanto esilarante.

    Totò nella celebre scena della Fontana di Trevi nel film Totòtruffa 62
  8. Totòtruffa ’62, regia di Camillo Mastrocinque (1961): in coppia questa volta con un bravissimo Nino Taranto, sono una coppia di ex trasformisti di teatro, che si ritrovano invece a far truffe per vivere. Famosissima la scena in cui Totò cerca di vendere la Fontana di Trevi a Roma ad un turista di passaggio.
  9. Che fine ha fatto Totò Baby?, regia di Ottavio Alessi (1964): chiaro il riferimento, fin dal titolo, al noto film con Bette Davis, Che fine ha fatto Baby Jane?. Qui Totò è in coppia con Pietro De Vico, che interpreta suo fratello che, così come Joan Crawford nel film originale, è del tutto vittima della follia (qui omicida) di suo fratello maggiore. Il film si concluderà nello stesso identico modo: riproponendo una folle danza con dei gelati in mano su di una spiaggia. Precursore di quello che sarà lo humor nero.
  10. Totò d’Arabia, regia di José Antonio de la Loma proprio con Totò. Anche qui, come suggerisce il titolo, è chiaro il riferimento al film Lawrence d’Arabia. Di tutti quelli elencati, questo è probabilmente l’unico a colori. Qui Totò è un domestico a servizio dell’Intelligence britannico, che viene fortuitamente ingaggiato come agente 00-sbarrato-8. Quello zero in più, richiamo al noto 007, Totò si arroga il diritto di avere la licenza di uccidere, rubare, truffare. La missione lo porterà tra le roventi sabbie del Kuwait.

Da non perdere inoltre tre pellicole in cui Totò interpreta solo un cameo: Arrangiatevi!, pellicola sulle case chiuse, in cui è lui a fare da “spalla” a Peppino De Filippo; Napoli Milionaria, che interpretò senza compenso in virtù della profonda amicizia con Eduardo De Filippo; e infine (uno dei miei preferiti) Operazione San Gennaro di Dino Risi, dove Totò è un boss che comanda la malavita locae anche dal carcere di Poggioreale, in un piccolo ma significativo ruolo, con un grandissimo Nino Manfredi e una bellissima Senta Berger.

Mi auguro di aver trasmesso, con questo piccolissimo omaggio, la curiosità di scoprirlo o di riscoprirlo per quanti già conoscono un vero artista sulla scena e un grandissimo maestro di vita vera.

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Colosseo. Un’icona: duemila anni di storia, a Roma fino al 7 gennaio 2018

Dall’avvio dei lavori nel 69 d.C. sotto l’imperatore Vespasiano al film Lo chiamavano Jeeg Robot del 2016, passando per le settecentesche raffigurazioni del Gran Tour e la PopArt romana di Olivo Barbieri. È davvero grandiosa, come l’opera che celebra appunto, la mostra che ripercorre i duemila anni del Colosseo, storia che è allo stesso tempo anche quella del nostro paese e della nostra cultura.

Colosseo Olivo Barbieri - internettuale
il Colosseo di Olivo Barbieri

Parte oggi fino al prossimo 7 gennaio 2018, Colosseo. Un’icona, straordinaria rassegna, all’interno dello stesso Anfiteatro Flavio, che si propone di mostrare anche aspetti inediti o poco noti di uno dei monumenti italiani più famosi e visitati al mondo.

Forma ellittica, 52 metri di altezza, 188 metri di “lunghezza” (asse maggiore) per 156 di “larghezza” (l’asse minore), per una superficie complessiva di 3357 metri cubi, che poteva ospitare fino a 73.000 persone, e che oggi invece accoglie oltre sei milioni di visitatori l’anno. Sono solo alcuni dei numeri di questo straordinario edificio, che ha visto nei secoli non solo i gladiatori, ma anche attività commerciale, residenziale e religiosa che caratterizzò la sua vita durante il Medioevo.

Con la riscoperta del mondo classico, anche il Colosseo esercita un grande fascino sulla società rinascimentale, ispirando architetti e pittori. Luogo di martirio, nel Cinquecento diventa simbolico teatro della Via Crucis.

Con la ripresa degli ideali dell’Antica Roma e l’ideale prosecuzione di ciò che fu l’Impero, nel ventennio fascista diventa ideologico proscenio del potere.

Roman Holiday
La locandina del film Vacanze Romane, 1953

È con i primi film peplum, i primi kolossal in costume, che il monumento entra nell’immaginario collettivo di tutto il mondo: da Quo vadis? con una giovanissima Sophia Loren a Mangia Prega Ama, passando per La Dolce Vita e La Grande Bellezza sono tanti i film che hanno celebrato Roma, e il Colosseo, sul grande schermo. Lo dimostra un film-documento, a cura di Silvana Palumberi per Rai Teche negli anni 2000, con una photogallery dei film selezionati, ma anche il filmato Nuovo Cinema Colosseo, corto che in 23 minuti raccoglie i più importanti film cui il Colosseo ha fatto da sfondo: dal Gladiatore a Vacanze Romane, da La commare a Roma di Fellini.

La rassegna si articola in dodici sezioni ordinate cronologicamente che, come capitoli di un libro, riassumono le tante vite dell’anfiteatro romano, con modelli, studi, disegni, dipinti. Come il Colosseo che Carlo Lucangeli realizzò tra il 1790 e il 1812.

Colosseo di Lucangeli - internettuale
il Colosseo di Carlo Lucangeli, 1790-1812

Tanti i materiali, esposti qui per la prima volta, che ricostruiscono la vita medievale del monumento romano, per un insieme complessivo di centocinquanta opere e filmati rari, ottenuti grazie alla sinergia con l’Istituto Luce, Cinecittà, a cura di Giorgio Gosetti e Lorenza Micarelli – e la Casa del Cinema.

Curata da Rossella Rea, Serena Romano e Riccardo Santangeli Valenzani, con progetto di allestimento di Francesco Cellini e Maria Margarita Segarra Lagunes, la rassegna è promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa, che per l’occasione pubblica anche The Colosseum Book, volume che propone alcuni dei tanti itinerari alla scoperta della fortuna post-antica dell’anfiteatro, con un’ampia raccolta di immagini a corredo, ma anche tante pagine letterarie che lo hanno celebrato e ne hanno fatto una vera icona senza tempo dell’arte e dell’archeologia italiana nel mondo.

CINEMA

“Napoli velata”, il prossimo film di Ferzan Ozpetek completamente girato a Napoli

È un festival del cinema ricco di sorprese, quello di Venezia 73, che oltre i film in concorso vede l’annuncio di interessanti titoli di prossima produzione. Se Paolo Sorrentino infatti ha annunciato il titolo del suo prossimo film, Loro, biopic assolutamente non autorizzato incentrato sulla vita dell’ex Premier Silvio Berlusconi, anche Ferzan Ozpetek, in questi giorni al Lido come Presidente di Giuria del Premio MigrArti al miglior documentario, ha già annunciato il titolo del prossimo set che lo vedrà impegnato dietro la macchina da presa.

Ultimate le riprese di Rosso Istanbul, film tratto dal suo omonimo romanzo girato nella sua città natale, con un cast turco la cui uscita, in Turchia, è prevista per febbraio 2017, il regista di Mine Vaganti è già proiettato sul suo prossimo film da girare, che lo riporterà di nuovo nel nostro Paese.

ferzan-ozpetek-in-istanbul-kirmizisi-rosso-istanbul-internettualeNapoli velata, questo il titolo del film che probabilmente riusciremo a vedere solo nel 2018. Ozpetek infatti sta attualmente lavorando alla sceneggiatura insieme a Gianni Romoli, già a lavoro con il regista in quello che per molti è il suo capolavoro, Le fate ignoranti, ma anche nell’acclamato Cuore sacro. Facile dunque intuire i toni della pellicola che, dopo Allacciate le cinture, potrebbe portare il regista a indagare ancora le atmosfere un po’ cupe e misteriose degli esordi: «Spero proprio di iniziarne le riprese la prossima primavera, subito dopo l’uscita nelle sale di ‘Rosso Istanbul’» scrive questa mattina Ozpetek sui social.

Che il film alluda anche alla Cappella San Severo e al suo famoso Cristo Velato? Non possiamo saperlo. Di certo il titolo lascia intendere una presenza predominante della città, la quale tra vicoli vedute e monumenti saprà senza dubbio rappresentare la scenografia e l’ideale protagonista silenziosa della prossima pellicola del regista naturalizzato italiano.

Il film, di cui Ozpetek non ha reso noto la trama e il cast che lo comporrà, sarà interamente girato nel capoluogo partenopeo agli inizi del prossimo anno, e sarà realizzato dalla R&C Produzioni: «Dopo Roma e Lecce, anche Napoli mi abita dentro da sempre, soprattutto dopo ‘La Traviata’ al San Carlo – ha scritto oggi il regista su facebook – Devo tornarci per restituirle quel pezzo di cuore che le ho rubato».

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

Shannen Doherty: la star di “Streghe” posta le foto della sua lotta contro il cancro

Shanne Doherty cancer battle hurt - internettualeStar di telefilm e pellicole cult degli anni ’90, Shannen Doherty è oggi una delle attrici più amate di sempre della sua generazione. Pur non avendo avuto l’exploit cinematografico che in molti forse si aspettavano, è riuscita tuttavia a mantenere sempre viva l’attenzione su di sé attraverso pellicole indipendenti e partecipazioni a trasmissioni televisive statunitensi di successo.

Lo scorso anno l’attrice di Streghe ha però rivelato ai suoi fan di avere il cancro. Agli inizi del 2016, durante il Dr. Oz Show, Shannen ha parlato del suo desiderio di diventare madre e di quanto la malattia l’abbia duramente provata: «Ho 44 anni e mio marito ed io volevamo dei bambini» ha rivelato nel corso della trasmissione lo scorso febbraio, aggiungendo che i medicinali che sta assumendo le impediscono di rimanere incinta.

La Brenda di Beverly Hills 90210 ha inoltre detto che la massa tumorale è ancora all’interno del suo seno e che non si è sottoposta ad alcun intervento chirurgico. Il suo oncologo infatti preferisce che faccia prima un ciclo farmacologico e chemioterapico per ridurne la massa prima di sottoporsi ad un’operazione che lo asporti definitivamente.

Shanne Doherty cancer battle photo - internettualeShanne Doherty cancer battle mirror - internettualeNon si sa ancora a quale tipologia di intervento voglia sottoporsi l’attrice: «Si tratta di scegliere tra due tipologie di intervento – ha detto – alla fine del ciclo sarà il mio medico a scegliere, e potrebbe cambiare idea anche all’ultimo minuto».

Commossa e visibilmente provata, Shannen trova oggi il coraggio di condividere gli stadi della sua malattia su facebook. Dalla disperazione e la devastante invasione, per una donna, di rinunciare alla sua femminilità e i suoi capelli, ad un sorriso radioso comunque, nonostante tutto: «Si tratta solo di seni – dice a proposito della sua mastectomia – nel grande disegno delle cose, preferirei sopravvivere e invecchiare con mio marito».

La Doherty è sposata con il fotografo Kurt Iswarienko dal 2011, e la sua malattia è arrivata come un fulmine a ciel sereno proprio a ridosso delle sue nozze: «Per noi – ha detto lo stesso Iswarienko – è stata una cosa che ci ha avvicinato molto. È uno di quei momenti che mette alla prova il coraggio di una coppia sposata».Shanne Doherty cancer battle smile - internettuale

ART NEWS, CINEMA

I 10 film migliori per conoscere le opere di Williams Shakespeare

Ricorre oggi il 400esimo anniversario dalla morte di William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese per antonomasia, che con le sue opere ha portato la letteratura anglosassone nel mondo. Incentrate sull’amore, le tragedie di Shakespeare sono spesso un adrenalinico mix di combattimenti, intrighi di corte, tradimenti, vendetta ed hanno probabilmente il merito di aver scattato una fedele fotografia degli anni d’oro dell’Inghilterra di Elisabetta I.

Scritte quando alle donne era vietato esibirsi in palcoscenico, le tragedie e commedie di Shakespeare cantano sempre con leggiadra poesia tutte le sfumature dell’amore: da quello impossibile di Romeo e Giulietta alla gelosia morbosa di Otello per Desdemona, dall’amore malato dei Macbeth ai giochi di potere di Antonio e Cleopatra.

Vera ispirazione per molti autori della sua generazione e per quelle a venire, le opere di Sir Shakespeare dalla prima metà del ‘900 sono andate oltre il sipario, cominciando a conquistare anche il grande schermo. Tante infatti le trasposizioni più o meno fedeli che si rifanno alle opere del maestro, che le hanno spesso rielaborate anche in modo piuttosto originale. Ma quali sono i migliori film ispirati alle sue opere?

Eccone dieci per conoscerne la storia, le atmosfere o semplicemente la trama:

Cleopatra

Nel 1963 è la bellissima Elizabeth Taylor insieme a quello che poi divenne suo marito Richard Burton a portare sul grande schermo l’infuocata storia di Antonio e Cleopatra: la bella e potente regina egiziana che per sopravvivere alla conquista di Roma prova a sedurne il suo condottiero, Antonio, in una storia di odio e amore che finirà in tragedia, con il suicidio della bella Cleopatra che si fa mordere da un velenoso aspide. Un grandissimo kolossal in costume che nel 1964 portò a casa ben quattro Oscar, tra cui migliori costumi e migliori scenografie.

Amleto

Nel 1990 è Mel Gibson insieme a Glenn Close e una giovanissima Helena Bonham Carter a portare al cinema la storia di Amleto, principe di Danimarca, che vuole vendicare la morte del padre avvenuta per mano dello zio che ne ha anche usurpato il trono. Per farlo si farà credere pazzo, con grande dispiacere dell’amata Ofelia che ne morirà di dolore.

Molto rumore per nulla

Kenneth Branagh affiancato da Emma Thompson, Michael Keaton, Denzel Washington, Keanu Reeves, Robert Sean Leonard, Imelda Staunton, Richard Briers e una giovanissima Kate Beckinsale, produce e interpreta il film. La trama, in perfetto stile “dramedy”, s’intrecciano a Messina giochi, intrighi, passioni, con dialoghi arguti e pause in un film che rispetta l’essenza della commedia.

Romeo+Giulietta di William Shakespeare

Gli anni ’90 sono molto fervidi nella produzione di pellicole shakespeariane e nel 1996, un anno prima di Titanic, Leonardo Di Caprio insieme a Claire Danes interpretano gli sfortunati amanti Romeo e Giulietta, sotto la visionaria regia di Baz Luhrmann che amalgama una sceneggiatura fedelissima al copione di Shakespeare del 1596 ad un’ambientazione contemporanea di ben quattrocento anni dopo, in una immaginaria Verona Beach. Il risultato è uno dei film più famosi e amati del cinema, ed un main theme, Kissing you cantato da Des’ree, che è ad oggi una delle più belle canzoni d’amore mai scritte. Ma una menzione di una trasposizione fedelissima all’opera non può non andare al Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli del 1968 o alla rilettura nello stesso anno del musical di Broadway, West Side Story.

Shakespeare in Love

A metà tra biografia e remake di Romeo e Giulietta, nel 1998 è la volta di Gwyneth Paltrow, che nel ruolo della ribelle Lady Violet, musa e innamorata di Shakespeare, che recita Giulietta in teatro a dispetto dei veti per le donne in palcoscenico del tempo. Tra i film più nominati di sempre agli Oscar, su tredici candidature porta a casa ben sette statuette, tra cui quella, meritatissima, di miglior attrice protagonista, migliore colonna sonora e migliori costumi. Un film per conoscere la vita dell’autore e il mondo in cui scriveva e da cui era ispirato.

10 cose che odio di te

Ma Luhrmann non è rimasto l’unico ad aver immaginato un contesto più moderno per un’opera di Shakespeare. Appena qualche anno più tardi, nel 1999, il regista Gil Junger mette insieme l’allora stella nascente Julia Stiles con il compianto Heath Ledger in 10 cose che odio di te, commedia romantica ispirata a La bisbetica domata: la vanitosa Bianca vorrebbe uscire con il ragazzo più carino della scuola, ma il padre le impone che potrà farlo solo se con lei uscirà l’intrattabile sorella maggiore Kat, che con il suo caratteraccio fa spesso fuggire i ragazzi. Il giovane fidanzato di Bianca convince un amico a pagare il ribelle Patrick affinché corteggi e conquisti Kat, per permettere ai due di uscire. Il finale non può che essere dei più romantici.

Sogno di una notte di mezza estate

Ma il 1999 è anche l’anno della commedia corale Sogno di una notte di mezza estate, con un cast ricchissimo che va da Michelle Pfeiffeir a Rupert Everett, passando per Calista Flockhart e Kevin Kline, in un film, un po’ favola, che richiama l’amore e la comicità in un bosco incantato.

O come Otello

Subito dopo Save the last dance, nel 2001 è ancora una volta Julia Stiles a riportare sullo schermo una storia ispirata alla tragedia Otello di Shakespeare, interpretando il ruolo della liceale Daisy, novella Desdemona, che scatena la gelosia di Ondine, giovane Otello che annebbiato da un infondato sospetto di tradimento uccide l’amata, scoprendone l’innocenza solo dopo e togliendosi la vita a sua volta per il rimorso.

Pene d’amor perdute

Ancora negli anni 2000, Alicia Silverstone ha tentato di liberarsi del marchio del successo di ragazze a Beverly Hills, interpretando la Principessa di Francia che tenta con la sua bellezza e quella delle sue dame il Re e i suoi amici che nel frattempo avevano giurato di rinunciare alle donne per tre anni impegnandosi esclusivamente nello studio. Una rilettura liceale, per una rocambolesca storia antesignana delle più moderne commedie romantiche, in cui equivoco e amore vanno a braccetto.

Macbeth

Ultimo in ordine cronologico lei, la tragedia delle tragedie shakespeariana, Machbeth. Interpretata lo scorso anno da Michael Fassbender e dall’attrice premio Oscar Marion Cotillard, che hanno dato il volto ai visionari Macbeth e Lady Macbeth. Epico e fedele alla trama originale, il film di Justin Kurzel racconta la storia del barone che istigato dall’ambiziosa moglie uccide il Re Duncan, primo di una serie efferata di omicidi per una lotta al potere che solo alla fine scoprirà vacua e inutile. Definita da molti come l’opera più creativa del drammaturgo inglese, la storia ha ispirato anche l’omonima opera di Verdi, mentre nel 1971 anche Roman Polanski l’ha portata al cinema, trovando ora in questa grandiosa trasposizione una degna rilettura di un classico intramontabile.

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Non crederai mai chi è la popstar di questo videoclip

Charmed_StregheÈ così che si presenta ai suoi fan, come una sorta di vedova-nera ferita, pronta a togliersi quei pesanti abiti luttuosi che indossa. Ma sotto quel trucco pesante e i capelli viola, non c’è questa volta la solita Lady Gaga, ma un altro volto molto noto (anche) ai fan italiani. Si tratta di Rose McGowan, musa tra l’altro di Quentin Tarantino, diventata celebre per il suo ruolo di Paige Matthews nel serial Streghe [nella foto prima a destra], la sorella(stra) delle sorelle Halliwell che all’inizio della quarta stagione prende il posto di Shannen Doherty. Sono già passati dieci anni ormai dalla chiusura del telefilm della WB, e se pensavate che la quarta strega fosse sparita dalle scene sbagliavate di grosso.

L’attrice infatti, che è ritornata alla musica con il brano RM486, ha lavorato in questi anni con registi del calibro di Brian De Palma, che l’ha voluta in The Black Dahlia, ha interpretato la mini-serie tv Elvis, e ha recitato nelle due parti del film Planet Terror dell’ex compagno regista Robert Rodriguez.

Il pezzo con cui ritorna è un brano lounge, sulla falsariga di Kylie Minogue, ricordando invece la più trasgressiva charmed-rose-mcgowan-paige-charmed - internettuale Lady Gaga, in un controverso videoclip in cui non disdegna di comparire completamente svestita, persino dei propri capelli, un po’ androgina un po’ aliena.

Oggi Rose è una donna di quarantatré anni, è la protagonista del telefilm Chosen, e nel frattempo non perde il gusto per il fantasy, facendo camei nella serie Once Upon a Time con un ruolo ricorrente.

Quest’anno l’attrice si è messa anche dietro la macchina da presa, ha girato il contrometraggio Dawn, ambientato nell’America degli anni ’50 in cui racconta l’amore tra due adolescenti, ricevendo una nomination nella categoria Short Film Grand Jury Prize al Sundance Film Festival.

Perché qualche volta le streghe tornano davvero.

Il videoclip di RM486:

il trailer del film Dawn: