ART NEWS

Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

ART NEWS

Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.

ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.

ART NEWS

Il mistero del Cristo Risorto di Piero Della Francesca

Nelle sue avventurose trame Dan Brown immagina sempre misteri intorno a note opere d’arte. Qualche volta però la realtà può superare di gran lunga la fantasia, e anche un dipinto come quello di Piero Della Francesca, a oltre cinque secoli dalla sua creazione, può riservare ancora sorprese.

Se credevamo di sapere tutto sulla Resurrezione, che troneggia su di una parete del Sala dei Conservatori della Residenza, antico palazzo del governo e oggi sede del Museo Civico di Sansepolcro, oggi invece dobbiamo decisamente ricrederci.

Il Cristo che risorge dalla Tomba in tutta la sua gloria sarebbe stato dipinto altrove.

A darne notizia Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione Dipinti Murali dell’Opificio Pietre Dure di Firenze e responsabile del progetto di restauro, la quale dalle pagine ANSA spiega che si tratterebbe “di un trasporto a massello, probabilmente il primo in età moderna, realizzato peraltro con una tecnica diversa da quella che conoscevamo e che poi impiegò il Vasari”.

Se lo stacco sembra certo, ancora oscura resta invece l’originaria collocazione dell’affresco.

Avviato due anni fa grazie ai fondi del comune di Sansepolcro, e ai finanziamenti privati di Aldo Osti, ex dirigente della Buitoni oggi in pensione, che ha donato ben 100.000 euro per il recupero dell’opera, il restauro ha riportato alla luce un’altra pagina di storia dell’arte ancora da scrivere.

Il recupero dell’opera di restauro però ben lungi dall’essere finito. Se i colori hanno già ritrovato la loro originaria brillantezza raccontata dal Vasari, grazie agli interventi di Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini, il restauro si concluderà soltanto entro il 2017.

piero-della-francesca-resurrection-resurrezione-mistero-giallo-2016-restauro-internettualeIn una scena contemporanea all’artista, si eleva Cristo con una bandiera. Nel dipinto compare anche un ritratto dello stesso Piero, che si raffigura dormiente ai piedi del sepolcro immaginato come una tomba medievale in pietra, connesso direttamente alla divinità proprio dall’asta che regge. Con lui altri tre uomini addormentati, simbolo di una umanità sopita in attesa della resurrezione del Signore.

Curioso il paesaggio alle spalle di Gesù, che nella parte sinistra si presenta in una versione invernale, in quello a destra invece florido e rigoglioso, a simboleggiare il passaggio dalla morte, l’inverno, alla vita, l’estate, il momento in cui la natura è al massimo del suo splendore.

Quella della collocazione però non è la sola scoperta fatta. Grazie a questo intervento infatti si può oggi affermare che non si tratta di un affresco, bensì di tecnica mista, molto particolare, in cui l’artista alternava la cosiddetta tecnica “a fresco” con l’utilizzo di colori secchi sulla parete. Secondo gli esperti, Piero Della Francesca, grande sperimentatore del suo tempo, sarebbe ricorso a questo espediente per ottenere un effetto pittorico più vicino alla tavola.

Nel frattempo gli studiosi stanno scandagliando gli archivi e le fonti bibliografiche alla ricerca di qualche informazione che possa risolvere questo nuovo giallo di storia dell’arte.

ART NEWS, TELEVISIONE

La grande rivoluzione sotto la Cupola del Brunelleschi a Firenze

È la più grande opera dai tempi degli antichi romani. La Cupola del Brunelleschi, o meglio la sua costruzione, è stata la protagonista silenziosa dei primi episodi del serial di RaiUno I MEDICI. E se il cast internazionale non è riuscito a farci trattenere qualche sbadiglio, la storia, quella artistico-architettonica della cupola è senza dubbio più avvincente.

Come ha mostrato ieri sera sin dai primi minuti il serial sui signori di Firenze, nonostante a metà ‘300 il Duomo fosse pressoché completato, la costruzione della cupola risale soltanto alla prima metà del XV secolo.

Il problema di tale ritardo era dovuto alle enormi difficoltà per l’epoca, di erigere, e soprattutto sorreggere, una cupola di tali proporzioni, oltre 40 metri di ampiezza a circa 50 metri di altezza, superando, per dimensioni, persino la maestosità del Pantheon di Roma.

duomo-di-firenze-cupola-brunelleschi-i-medici-internettualeNel 1418 l’Opera del Duomo di Firenze aveva indetto un concorso pubblico per la costruzione della cupola, il quale però non aveva portato vincitori. In seguito Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghilberti furono nominati capomastri da Cosimo I de’ Medici. Nel 1425 Brunelleschi è il solo responsabile del cantiere, che porta al termine i lavori di costruzione della cupola fino alla base della lanterna nel 1436. Sarà poi con un secondo bando che vedrà nuovamente vincere Brunelleschi avviare la costruzione della lanterna sovrastante il cupolone. I lavori però di quest’ultima cominciano soltanto nel 1446, pochi mesi prima della morte del Brunelleschi, completati poi da Michelozzo Di Bartolomeo.

La cupola del Brunelleschi aveva ricevuto la benedizione solenne da Papa Eugenio IV, con dedica della basilica a Santa Maria del Fiore nel 1436.

brunelleschi-cupola-duomo-firenze-lanterna-medici-internettualeLa cupola poggia su di un tamburo ottagonale, i cui lati sono traforati da altrettanti ampi occhi rotondi, per permettere alla luce di entrare. Quest’ultimo era stato addirittura innalzato fino ad un’altezza totale di 54 metri, non tanto per superare il primato del Pantheon romano, e fare simbolicamente di Firenze una grande capitale avveniristica anche nell’architettura, quanto per dare alla base della cupola una maggiore stabilità, rialzando anche il piano di imposta al di sopra di tutte le volte costruite fino ad allora.

L’idea iniziale di realizzare una cupola con archi a tutto sesto, come immagina anche un dipinto di Andrea di Bonaiuto del 1355, non è plausibile. Per l’ampiezza delle dimensioni la cupola sarebbe senza dubbio crollata su se stessa.

Per una maggiore stabilità dunque si è pensato ad una cupola che, seguendo la forma del suo tamburo, fosse suddivisa in otto spicchi e, per renderla più stabile e sicura, avesse una curvatura delle arcate che la compongono a sesto acuto.

Ma la vera rivoluzione del Brunelleschi, vero azzardo per l’epoca, fu un’altra: il padre della prospettiva fece costruire non una, bensì due cupole che, come matriosche, fossero contenute l’una nell’altra, distanziate da un’intercapedine di circa un metro e mezzo. Una cupola che avesse uno spessore simile sarebbe senza dubbio crollata sotto il suo stesso peso. L’espediente della doppia cupola servì a rendere l’intera costruzione molto più leggera.

Oggi la Cupola del Brunelleschi è considerata un vero e proprio capolavoro dell’architettura rinascimentale. Il suo interno fu interamente affrescato da Giorgio Vasari, al quale Cosimo I de’ Medici commissionò il Giudizio Universale, in chiave ascensionale, adeguandosi alla forma di un capolavoro cui l’architettura contemporanea continua ad ispirarsi.

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Al Pitti Immagine Uomo arriva il Karl Lagerfeld fotografo

Karl Lagerfeld Pitti Immagine 2016 - internettualePer tutti è il capo esecutivo dei disegnatori della maison Chanel. Il suo nome infatti è per lo più legato alle creazioni haute couture, ma gli appassionati sanno bene che lo stilista Karl Lagerfeld è anche fotografo. Di origini teutoniche, Lagerfeld ha infatti firmato spesso le campagne pubblicitarie dell’azienda che dirige o di quelle con cui collabora, quali Fendi e Chloé, ed è uno dei fotografi di fashion e glamour più apprezzati della scena contemporanea. Suo infatti fu il prestigioso Calendario Pirelli del 2011, in cui reinterpreta la mitologica, catturando con il suo obiettivo alcuni tra i volti e corpi più belli dell’alta moda e del cinema.

Quest’anno il Karl fotografo arriva in Italia, e lo fa in occasione del Pitti Immagine Uomo. Dal prossimo 14 giugno, infatti, sarà inaugurata a Palazzo Pitti a Firenze Karl Lagerfeld _Visions of Fashion. Curata da Eric Pfrunder e Gerhard Steidl, la rassegna è un progetto antologico per ripercorrere la carriera (fotografica) dell’artista, dagli scatti di moda per i fashion-magazine internazionali a quelle di chiara ispirazione classica, realizzate con diverse tecniche.

L’antologica è resa possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Pitti Immagine Discovery e le Gallerie degli Uffizi, col sostegno del Centro di Firenze per la moda italiana e, naturalmente, Pitti Immagine.

KARL LAGERFELD_Visions of Fashion Pitti Immagine Uomo 90 2016 - internettuale

Oltre alle foto più celebri di Lagerfeld, lungo il percorso espositivo troveranno posto anche alcuni scatti inediti.

Una mostra che non vuole essere un trofeo celebrativo chiuso in se stesso, ma che si propone come un dialogo tra le dimensioni delle proprie opere e le caratteristiche degli ambienti espositivi che la ospitano: il percorso di visita infatti parte dallo Scalone del Moro, e si snoda attraverso la Galleria Palatina fino ad arrivare alla Sala Bianca e alle due sale degli Appartamenti degli Arazzi.

ART NEWS, CINEMA

“Firenze e gli Uffizi in 3D/4k” al cinema. Inno alla bellezza

FIRENZE E GLI UFFIZI 3D/4K ? VIAGGIO NEL CUORE DEL RINASCIMENTO

Arte e nuove tecnologie continuano ad intrecciarsi per la gioia di quanti hanno voglia di scoprire il bello, e così dopo lo straordinario successo al cinema lo scorso anno con Musei Vaticani 3D, suggestivo documentario alla scoperta dei più grandi capolavori di musei romani visibili anche in tre dimensioni, arriva quest’anno Firenze e gli Uffizi in 3D/4k. Prodotto ancora una volta da Sky 3D, il documentario è stato presentato in anteprima mondiale ieri nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio nel capoluogo Toscano. Il documentario, che uscirà in 240 sale cinematografiche italiane il 3, 4 e 5 novembre, percorre un ideale giro turistico nella cittadina toscana che va da Palazzo Vecchio alla Galleria degli Uffizi, passando per il Museo del Bargello alla Galleria dell’Accademia.

Una visione che quest’anno si avvale non solo della straordinaria profondità del 3D cinematografico, ma anche dell’altissima risoluzione del 4k, per una visione delle opere senza precedenti, alla scoperta di artisti come Tiziano, Botticelli, Caravaggio, Raffaello: «Non è un film – ha commentato il sindaco di Firenze, Dario Nardella – ma è un inno alla bellezza».

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Jeff Koons, l’arte contemporanea dialoga con l’antico in una mostra a Firenze

Jeff Koons Pluto and Proserpina Florence 2015 internettualeLe nuove generazioni lo conoscono per aver curato la copertina dell’album ARTPOP di Lady Gaga nel 2013, ma Jeff Koons è uno degli artisti americani contemporanei più quotati in assoluto. Le sue opere sono un rimando all’arte classica, a metà strada tra gioco e provocazione. Dal prossimo 26 Settembre fino alla fine di Dicembre, l’artista statunitense sarà a Palazzo Vecchio a Firenze, per una retrospettiva intitolata semplicemente Jeff Koons in Florence.

Una mostra che non vuole segnare un punto di rottura tra antico e contemporaneo, ma che, al contrario, non teme il confronto con l’opera immortale di geni come Michelangelo e Donatello, cercando un dialogo, quasi una continuità tra passato e presente. Lo dimostra l’installazione di Pluto and Proserpina, reinterpretazione del capolavoro di Bernini, che per la prima volta sarà installata nell’arengario di Palazzo Vecchio.

Organizzata dall’Associazione Mus.e, con il contributo della Camera di Commercio, Moretti Fine Art e David Zwirner, la rassegna è il preludio alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato a Firenze, giunta alla sua ventinovesima edizione.

L’iniziativa è curata da Sergio Risaliti, e proporrà in particolare due opere di Koons: un’opera ispirata al Ratto di Proserpina del Bernini, monumentale scultura in acciaio inox, lucidata a specchio con una cromatura in oro, alta ben tre metri, che sovrasterà Piazza della Signoria, mentre all’interno del Palazzo Vecchio, nella Sala dei Gigli, sarà ospitato Barberini Faun, un gesso realizzato dall’artista nel 2013 nell’ambito della serie Gazing Ball, rielaborazione in gesso di celebri opere greco-romane, cui l’artista aggiunge, in posizione di equilibrio precario, una sfera a specchio blu, elemento di distrazione dall’opera in sé, per indurre l’osservatore a guardare ciò che si riflette nella sfera, e pertanto se stesso, ma, soprattutto l’ambiente che lo circonda.