INTERNATTUALE

Se la Reggia di Caserta diventa il nuovo “Castello delle Cerimonie”

In questi giorni si è molto discusso e si continua a discutere della festa faraonica alla Reggia di Caserta. Si è trattato del matrimonio dell’AD del brand Frankie Morello, Angela Ammaturo, che ha voluto il complesso vanvitelliano per il suo giorno più bello.

Se le polemiche suscitate finora dall’obsoleta filastrocca sulla disparità tra ricchi e poveri, sono abbondantemente superate dal fatto che questa, il noleggio di musei e edifici pubblici, è una pratica più che diffusa all’estero, basti considerare il Guggenheim a New York ma anche la Reggia di Versailles, a far parlare in queste ore è l’aver oltrepassato quella dignità di luogo d’arte che pone sullo stesso piano la Reggia di Caserta al Grand Hotel La Sonrisa a Sant’Antonio Abate, più noto al grande pubblico come il Castello delle Cerimonie.

il florist a cavalcioni sul leone dello scalone della Reggia (foto pagina facebook Camilla Sgambato)

A far discutere in particolare è la foto postata sulla pagina facebook da Camilla Sgambato, parlamentare del PD, che ha (giustamente) mostrato un florist a cavalcioni su di uno dei famosissimi leoni dello scalone principale per allestire il complesso nel giorno delle nozze della Signora Ammaturo.

Ciò che forse sorprende di più è l’immediata la risposta di Mauro Felicori, direttore della Reggia, che fa leva sui numeri totalizzati dal sito casertano nel 2017: 837.848 visitatori con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente, ed un introito di oltre 5 milioni di euro.

A questo punto però è doveroso fare un po’ di precisazioni, perché la sola motivazione di un bilancio più che positivo per il sito da sola non basta a giustificare la totale mancanza di rispetto dello stesso.

Che una mentalità imprenditoriale fosse fondamentale per i direttori dei musei italiani, e campani in particolare, era indubbio, come è assiomatico che essi dovessero assumere un comportamento manageriale ponendosi come obiettivo, al pari di qualsiasi azienda, quello di produrre ricchezza per sostenere e alimentare l’intero ciclo museale.

Dipendenti, manutenzioni ordinarie e straordinarie, restauri sono tutte attività necessarie per garantire il naturale ciclo vitale di un’opera, un monumento, un sito o parco archeologico, hanno dei costi ed è giusto ricercare e raccogliere, in un momento storico come il nostro, anche fondi privati affinché questo ingranaggio continui a girare.

Si può e si deve dunque incentivare investimenti da parte di aziende private, vedi il restauro della Fontana di Trevi ad opera di Fendi o quello del Giardino dei Boboli a Firenze finanziato da Gucci, così come è giusto anche incentivare privati facoltosi a ricercare il lusso in una location d’eccezione che per altri è destinata a rimanere solo un sogno.

Ciò che però non bisogna mai dimenticare è il decoro del luogo che si intende, o si intenderebbe, valorizzare, affinché non passi l’errato messaggio che chi paga può tutto, compreso l’uso improprio e del tutto arbitrario di un’opera.

Reggia di Caserta scalone reale – foto da artemagazine.it

Se va bene il fatto che il Direttore Felicori ha autorizzato l’allestimento floreale della scala perché simbolo di gioia collettiva e, a suo dire, ha pensato che “non dispiacesse ai visitatori, anzi”, è assolutamente ingiustificato ed ingiustificabile il fatto che non ha preso le distanze dal comportamento degli allestitori e dal conseguente rischio di poter danneggiare anche in modo permanente il sito o parte dello stesso.

Probabilmente il Direttore Felicori ha dimenticato che lo scalone reale a doppia rampa è un autentico capolavoro dell’architettura tardo-barocca, e che le sculture leonine letteralmente calpestate dai fiorai sono due opere in marmo di Pietro Solari e Paolo Persico del XVIII secolo. La Reggia di Caserta è stata inoltre inclusa nel patrimonio dell’UNESCO dal 1997, e di certo non è un ristorante di quarta categoria da riempire a tutti i costi.

È vero che un evento mondano può talvolta contribuire anche al rilancio di un museo, e a quell’immagine un po’ polverosa e preconcetta che spesso si ha dei luoghi di cultura, ma è altrettanto vero che siti come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli attraverso una proficua simbiosi tra archeologia e arte contemporanea, mostre, applicazioni ed un crescente interesse mediatico, che ha portato set di film come Napoli Velata di Ozpetek, fiction rai come Sirene, produzioni Netflix e persino videoclip, ha raggiunto il traguardo dei 500.000 visitatori nel 2017 senza scendere a patti che compromettessero la storia e il prestigio del museo e delle collezioni in esso contenute.

Parimenti la Reggia di Caserta, che conta una notorietà forse maggiore del MANN, ha visto inoltre negli anni film come Angeli e Demoni e Mission Impossible III, attori quali Tom Hanks e Tom Cruise, ma anche fiction rai come Luisa Sanfelice con Letizia Casta con un ritorno mediatico enorme, come se la fama da sola già non bastasse a fare da attrattore turistico, senza considerare documentari che periodicamente le vengono tributati, ultimo proprio quello di Alberto Angela questa sera, Meraviglie, che gli dedicherà un’ampia pagina nella prima serata di raiuno.

Dopo aver visto la foto della Sgambato, è lecito supporre che altri usi impropri del sito siano stati fatti affinché soddisfacesse la funzione di location per ricevimenti, avallata dal fatto che il Direttore nella sua risposta non ha benché minimamente preso le distanze da atti che restano sconsiderati.

Non che la Reggia, successi a parte, goda di una amministrazione ottimale. Appena lo scorso dicembre infatti l’intonaco del soffitto nella Sala delle Dame di Compagnia ha ceduto ed è crollato proprio durante una qualsiasi mattinata di visita. Non ci sono stati feriti, per fortuna, ma tanta paura per una storia che poteva finire peggio.

Ma quello del 2017 non è il solo caso. Già nel 2014 un altro crollo aveva interessato il soffitto della reggia, e l’Huffington post ne parlava addirittura come “Reggia del Degrado”.

Sono andato sul profilo ufficiale del Direttore, e ciò che forse più di tutto mi ha deluso, è il fatto che il direttore non prenda le distanze da tanta superficialità, liquidandola semplicemente con un “verificherò cosa non ha funzionato nella vigilanza”, mentre mi aspettavo che fosse quantomeno un po’ indignato per quella che, a mio avviso, è una grave mancanza (seppur senza danni) di rispetto per l’opera e il sito stesso.

Da studioso di beni culturali e appassionato d’arte, non posso che non chiedermi anch’io come faremo in futuro a pretendere rispetto ai tanti ragazzini che visitano il sito se noi per primi lanciamo il messaggio che il denaro, da solo, giustifica qualsiasi azione?

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