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Un’ultima cena da 1 milione di euro da Eataly per Leonardo Da Vinci

Fondata nel 2004, la catena Eataly si è trasformata in poco più di dieci anni in un vero e proprio punto di riferimento nell’Italia e nel mondo per la vendita e somministrazione di prodotti alimentari squisitamente italiani. Molto più di un semplice ristorante-supermaket, ma un rappresentante di quella italianità culinaria di alta qualità. Dalla prima apertura a Torino, i suoi punti vendita si dislocano oggi da nord a sud del nostro paese: da Milano a Bari, passando per Forlì (dove ho avuto la possibilità di fotografare la bellissima piazza Saffi) a Roma. Ma i suoi store hanno varcato anche i confini, dal Giappone al Brasile, dalla Danimarca alla Turchia, solcando persino i mari con ben due ristoranti di bordo sulle prestigiose navi da crociera Costa Divina e Costa Preziosa.

Non c’era brand migliore dunque per finanziare il restauro de L’ultima cena, opera del 1498 del maestro Leonardo Da Vinci.

Ne parlo con piacere non soltanto come cliente convinto e contento di un brand che rende grande l’Italia nel mondo, esaltando ed esportando i suoi saperi e sapori, ma anche, e forse soprattutto, da appassionato di storia dell’arte, che è felice di sapere che la catena di Oscar Farinetti destinerà ben 1 milione di euro al recupero di un’opera che, per sua stessa natura, ha sempre subito un po’ troppo l’incuria del tempo.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero parzialmente il refettorio del convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano dove l’opera si trova, la quale miracolosamente si salvò, protetta appena da una cresta di volta, restando alla mercé degli agenti atmosferici per giorni.

L’affresco, di 460 cm per 880, è stato dipinto con tempera grassa, il suo ultimo restauro risale ormai al 1977.

Eataly è il solo privato a far parte di questa grande operazione di recupero, che intende donare al capolavoro di Da Vinci almeno cinquecento anni in più, puntando ad aumentare il quasi mezzo milione di visitatori l’anno, con una media di 1300 visitatori al giorno che, involontariamente, contribuiscono al suo deterioramento portando particelle e polveri nell’ambiente in cui si trova.

Un restauro, questo, che si propone di guardare anche alle nuove tecnologie, e che permetterà l’introduzione di 10 metri cubi di aria pulita, contro gli attuali 3500, all’interno del refettorio.

La conclusione di questi lavori, già iniziati, è prevista per il 2019, anno in cui coinciderà anche il cinquecentenario dalla morte del grande maestro del rinascimento italiano.

Anche il Ministero dei Beni Culturali stanzierà 1.200.000 euro in tre anni: «Questo restauro avviene con risorse pubbliche e con un impegno del privato – ha commentato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – segno che un passo avanti è stato fatto anche in settori dove in Italia siamo più indietro».

Questa sinergia infatti mostra quanto il ministro della cultura continui ad incentivare e promuovere la cooperazione, tra due settori, quello pubblico e quello privato, apparentemente lontani, per la salvaguardia del nostro patrimonio storico-artstico: «Credo sia giusto per un’azienda mettere a disposizione una parte dei propri ricavi per un progetto così. Lo facciamo non perché vogliamo vendere di più – fa subito eco Oscar Farinetti – almeno per i prossimi 500 anni l’umanità non si perderà questa cena».

LIFESTYLE

La mia esperienza a Scalo Milano

Presentato alla stampa come ideale elemento che avrebbe costituito il quadrilatero della moda milanese, Scalo Milano avrebbe dovuto rappresentare, sulla carta, un vero e proprio quartiere, ben oltre il concept di centro commerciale, raccogliendo gli elementi di quello stile, squisitamente italiano, simboli del nostro paese nel mondo: food, moda, design.

Una miscela vincente, viene da pensare a chi, questo centro, lo conosce soltanto attraverso le immagini promozionali, comunicati stampa e magazine oriented di settore che ne evidenziano i punti di forza. Un po’ deludente invece per chi, come me, decide di visitare il centro, o meglio, il “distretto” per la prima volta.

Costruito nell’area dell’ex biscottificio Saiwa di Locate di Triluzi. Che fosse molto più vicino al pavese che non a Milano, come suggerisce invece il nome, lo si capisce quando, da una già eccezionale giornata di sole a Miano si passa ad una atmosfera onirica à la The Others, avvolti nelle nebbie della val padana.

Superata la piccola stazione di Locate, ricoperta di bellissimi graffiti che reinterpretano molte opere d’arte famose, la prima cosa che salta all’occhio entrandovi è senz’altro il colore. Ogni corpo di fabbrica, adesso mega store, ha un colore diverso dall’altro. Rosso, giallo, arancio, blu. I negozi sfilano davanti ai miei occhi divisi per genere di abbigliamento: casual, sport, luxury. Brand non proprio accessibili a chiunque che portano le loro ultime collezioni nella piccola cittadina commerciale.

Eppure da un distretto che fa dello “style” il suo punto di forza ci si sarebbe aspettato qualcosa, appunto, di più “stylish” e invece si ha la sensazione di trovarsi in un grande Playmobil cui il design è dato, o almeno tentato di dare, da complementi di arredo negli spazi pubblici firmati Kartell, che qui ritroviamo con un’ampia sede espositiva.

mariano-cervone-scalo-milano-internettualeSono 130 i negozi per ora aperti, ai quali dovranno aggiungersene altri 170, mettendo insieme i marchi più prestigiosi del design e della moda, capitanati da Karl Lagerfeld, primo monomarca dello stilista. Ma se il creator di Chanel avesse saputo che il primo punto vendita che porta il suo nome sarebbe finito in una piazza per lo più deserta, probabilmente ci avrebbe pensato due volte prima di lanciarsi in questa nuova avventura commerciale. Sì, perché, guardandosi in giro, è questa forse una delle cose che salta subito agli occhi: l’apertura random dei negozi all’interno dell’intero centro commerciale, e benché si intravede il potenziale del disegno finale, si ha la sensazione di trovarsi all’interno di un progetto finito soltanto a metà, dove persino l’area giochi per bambini è ancora preclusa al pubblico.

Persino la piazza del gusto, quella del food, nucleo intorno al quale ruoterebbe l’intero progetto, presenta molti negozi chiusi, come il partenopeo RossoPomodoro.

Se la mission del centro, come ha affermato a Il Sole24Ore lo stesso Filippo Maffioli, a capo con il padre e il fratello del gruppo proprietario di Scalo Milano, è quella di attrarre i turisti stranieri, l’obiettivo, a giudicare dalle prime facce, è di certo raggiunto. Sono molti, soprattutto asiatici, ad essere stati attratti da questo nuovo modo di fare shopping, che raggruppa in un’unica area anche alcuni brand dell’home design e del luxury.

Ottimi i collegamenti, se si considera che il passante ferroviario S13 Pavia-Milano mette facilmente in comunicazione la capitale lombarda con il nuovo centro, a poche centinaia di metri dalla stazione.

Un po’ stantie le fontane “a pavimento” con getti d’acqua e fasci di luce colorata che fuoriescono direttamente da terra, un peccato che l’anima industriale del sito originario sia stata un po’ (troppo) snaturata, a favore di nuance vivaci, e di un luogo che, complice il clima padano, risulta prevalentemente “freddo”, a dispetto dei colori accesi e i pannelli lucidi utilizzati per rivestire i vari padiglioni.

Se si confronta il sito con esperienze analoghe quali l’Outlet La Reggia di McArthurglen a Marcianise (Caserta), che ha saputo ricreare le atmosfere delle vie capresi, Scalo Milano fallisce miseramente nel proporre uno stile, quello italiano, che sarebbe stato di gran lunga più interessante in comunicazione con un’architettura industriale.

LIFESTYLE

“Scalo Milano”: dal 27 ottobre il nuovo district shopping tra moda, design e food

Non chiamatelo centro commerciale. Sì, perché Scalo Milano, il nuovo shopping district, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo 27 ottobre, si propone di essere un vero e proprio quartiere, un’estensione di quella Milano-bene che trova nella moda, nel design e nel cibo l’essenza dell’italianità così amata e imitata nel mondo. Fashion, food, design e, perché no?, anche l’arte. Sì, perché questo City Style, com’è definito dal sito web ufficiale, sarà una vera e propria nuova area del capoluogo lombardo. Sito a Locate Triluzi, è raggiungibile in dieci minuti d’auto da Linate e poco più di un quarto d’ora dalla fiera di Rho, ma è anche facilmente raggiungibile dal centro cittadino grazie al passante ferroviario S13 che attraversa la Milano.

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immagine promozionale dal sito http://www.scalomilano.it

Un esperimento con cui il gruppo PROMOS S.r.l. amplia il concetto statunitense di centro commerciale che tanta fortuna ha avuto, a partire dagli anni ’90, anche nel Vecchio Continente, ridisegnando un modello che mira soprattutto ad attrarre turisti, soprattutto asiatici.

Filippo Maffioli, alla guida di Promos insieme al padre e il fratello, dalle pagine de il Sole24ore si augura che questo nuovo centro compensi la mancanza di un vero e proprio “quadrilatero del design”, a metà tra mall statunitense e multimarca di settore nel design, dell’arredamento, dell’illuminazione.

Tanti i nomi del Luxury Living a cominciare da FENDI Casa e Trussardi Casa, ma non mancheranno marchi come Molteni, Poltrona Frau, Poliform, B&B Italia, Kartell, Alessi e Scavolini.

Scalo Milano cambierà anche la concezione dello spazio e della distribuzione dei negozi all’interno della propria area, creando un’unica zona “sportwear”, in cui storici rivali come Adidas e Nike, che in altri centri hanno sempre preteso debita distanza l’uno dall’altro, fianco a fianco, così come altri nomi dedicati al jeans e ad un abbigliamento casual.

La terza regione sarà Contemporary & Affordable Luxury, dove ci saranno i più importanti nomi dell’abbigliamento di lusso e, tra le grandi novità di questo interessante polo commerciale di nuova generazione, il primo monomarca del brand Karl Lagerfeld.

Un progetto che tanto mutua dall’esperienza internazionale di Expo Milano 2015, e che alla suddivisione dell’area in cardi e decumani, vede il centro intorno al quale ruota tutto il progetto nel Food Village. Un centro di eccellenza culinaria in cui non mancherà il fast food come McDonald’s, ma anche il milanese Spontini pizza, passando dai ristoranti giapponesi fino alla cucina vegana e biologica, per soddisfare ogni tipo di esigenza e palato. Ma, promette Maffioli dal quotidiano economico italiano: «nei prossimi mesi avremo molte altre sorprese».

Per maggiori informazioni:

www.scalomilano.it

LIFESTYLE

Apre a Pompei “Caupona”, ristorante in cui si mangia come ai tempi dell’Antica Roma

Caupona (1)È un vero viaggio nel tempo, quello di Caupona, il primo ristorante archeo-esperienziale, che riporta, letteralmente, i suoi ospiti nell’Antica Roma. A due passi dagli Scavi Archeologici di Pompei, Caupona, dal latino locanda, osteria, appunto, è la fedele ricostruzione di un’antica domus pompeiana, sia negli arredi che nella sua architettura, restituendo ai commensali la sensazione di aver varcato uno stargate temporale che li proietta al 79 d.C., prima che la terribile eruzione del Vesuvio distruggesse la cittadina campana.

Sale affrescate nel IV stile, che ruotano intorno alla corte di un giardino, con tanto aranci, limoni, rosmarino, i cui profumi sono allietati da una fontana zampillante. Prezzi sui muri, com’era solito nel tempo, indicati in assi e sesterzi, che si alternano a scritte elettorali che ricalcano proprio quelle della tipica osteria in Via dell’Abbondanza.

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Ma non è soltanto l’ambiente la fedele riproduzione di una realtà ora restituita. Anche le pietanze, servite rigorosamente da un personale in costume e piatti e stoviglie in terracotta, sono ispirate all’antico ricettario di Apicio, De Re Coquinaria.

Ampia la scelta gastronomica, studiata dagli chef Roberto Lepre e Vincenzo Russo, che consente la scelta di un menu ispirato alle originali ricette antiche, in una loro rivisitazione moderna, o accedere ad un’offerta più tradizionale che di antico conserva soltanto alcune “sfumature”. Il tutto accompagnato dal Falerno, vino della casa, già maggiormente diffuso nella Pompei romana.

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Ricostruita in quella che era un vecchio casale, Caupona nasce da un’idea dell’artista e scenografo Nello Petrucci e Francesco De Martino, appassionato di cucina. La sua realizzazione ha richiesto oltre un anno e mezzo di lavoro.

Gli ambienti occupati dall’amministrazione si rifanno per lo più al Termopolio di Vetuzio Placido, quelli degli ospiti invece sono l’esatta riproduzione della bellissima domus di Marco Lucrezio Frontone, con dipinti murari riprodotti a mano, con la stessa tecnica dei copisti pompeiani, ad opera dell’artista Rosario Lamberti, coadiuvato da Rosario Esposito.

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“Marchesi” a Milano: tra gusto e moda, la storica pasticceria che (ora) veste Prada

È una suggestione d’altri tempi la storica Pasticceria Marchesi, in Via Santa Maria alla Porta a Milano dal 1824. Vero e proprio punto di riferimento per i milanesi, nel locale il tempo sembra davvero essersi fermato. Si dice che sia suo uno dei panettoni artigianali più buoni e soffici della città.

Quelle di Marchesi non sono semplici produzioni, ma vere e proprie creazioni: un’estasi per il palato sì, ma anche una gioia per gli occhi, che avvolge insieme agli interni in legno, i pavimenti d’epoca, le finiture in ottone.

Persino bere un caffè al banco di questo storico locale, tra pasticcini e un inebriante profumo di dolci, diventa un’esperienza sensoriale unica.

Dallo scorso anno, all’originario proprietario Angelo Marchesi si è affiancato, con una quota, Prada, nota casa di moda italiana. Tale acquisizione ha portato questo emblema dell’arte bianca ambrosiana all’apertura di una seconda sede, a due secoli da quella di corso Magenta, in Via Monte Napoleone 9.

Il nuovo locale, nella via milanese del luxury shopping, di Marchesi porta con sé l’essenza, richiamandola nel design e negli arredi, affidati ad uno dei collaboratori del marchio di lusso italiano, Roberto Baciocchi, che ha mantenuto l’idea di eleganti ed ampie vetrine nella parte antistante, e divani in velluto accompagnati da tavolini in marmo chiaro per le salette interne, avvolti da seta jacquard verde alle pareti con motivi floreali.

Monumento del capoluogo lombardo, la pasticceria Marchesi, con il suo inconfondibile stile vintage e la passione per la tradizione, è luogo d’incontro ideale per gli amanti del gusto e, da adesso, anche della moda.

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“Zen 2”: a Napoli l’“all you can eat” per gustare il Giappone a due passi da casa

Se secondo la netiquette il photofood nipponico non è più di gran moda su instagram da quando l’“all you can eat” ha fortemente svalutato l’aspetto elitario del sushi, andare a mangiare al ristorante giapponese resta comunque uno dei grandi piaceri degli italiani, che contano infatti, nella sola Milano, più di 400 ristoranti.

Un prezzo fisso, a pranzo o a cena, e la possibilità di svuotare i piatti fino al limite dell’umana possibilità, è questa la formula che a poco prezzo ha reso più accessibile il gusto della cucina orientale.

Per chi vuole respirare la suggestiva atmosfera giapponese, senza rinunciare alla possibilità di un’ampia scelta di piatti e di gusto, il ristorante Zen 2 a Napoli è senza dubbio la scelta ideale. Sito nel centro storico della città, a due passi dal cinema Modernissimo, lo Zen 2 è un ristorante in cui dominano i colori della terra e del nero, che si diramano in affascinanti pagode e decorazioni che ora richiamano i templi giapponesi, misti a piante che tentano di restituire giunchi verdeggianti.

Il personale è cortese e premuroso verso il cliente, pur essendo discreto e impercettibile. I prezzi, invece, decisamente abbordabili, che vanno dai 14,90 € del pranzo (tra le ore 12,30 e le 15.00) ai 19,90 della cena (dalle 19.30 a mezzanotte), per un menu variegato e ricco, che va dal sushi, declinato in tutte le sue forme, passando per ramen, ravioli, tempura e tante altre specialità etniche.

Anche se dolci e bevande sono esclusi, i costi sono decisamente onesti, per un’offerta che va dall’acqua alla coca-cola, dal vino alla birra, passando, naturalmente, per il sakè.

Con la comodità dei tavoli grandi e ampi e il riserbo di quelli a due, lo Zen 2 è l’ideale per divertenti ritrovi tra amici e romantiche cenette di coppia, per gustare il Giappone a due passi da casa.