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Il mondo incontaminato e primordiale di Sebastião Salgado al PAN fino al 28 gennaio

Considerato più volte da World Press Photo uno dei migliori fotografi dell’anno, Sebastião Salgado è considerato uno dei migliori fotoreporter umanisti dei nostri tempi. Classe 1944, comincia la sua attività di fotografo dopo gli studi in economia e statistica, decide di diventare un fotografo a seguito di una sua missione in Africa.

Uno dei suoi primi reportage, agli inizi degli anni ’70 è stata la siccità del Sahel, da allora inizia uno straordinario percorso di documentarista, raccontando, con i suoi scatti rigorosamente in bianco e nero, la rivoluzione in Portogallo e le guerre coloniali in Angola e in Mozambico.

Negli anni ’80 entra a far parte anche della prestigiosa agenzia fotografica Magnum, che lascerà nel 1994 per fondare la Amazonas Images e dedicarsi completamente al suo lavoro.

Ultimi giorni per avere l’occasione di apprezzare gli scatti del pluripremiato fotografo brasiliano, che è arrivato al PAN di Napoli dopo Steve McCurry e Helmut Newton con Genesi, monumentale progetto suddiviso in cinque sezioni, in cui l’artista racconta le terre a lui care.

Cinque le sezioni, Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia el Pantanàl per un totale di 245 scatti che ritraggono natura selvaggia e animali in libertà, e una primigenia umanità che non ha perso il contatto con un incontaminato mondo che la circonda.

Comincio dal secondo piano di Palazzo Roccella, dove ad aprire questa esposizione sono gli scatti del Pianeta Sud, l’Antartide e i suoi abitanti, le colonie di alabatri che sfidano le temperature ostili, ma anche i performer della Nuova Guinea. La flora del Madagascar e le sue isole da forme sorprendenti.

Immagini di un mondo altro, in cui si respira un senso di pace e armonia con la natura.

È straordinario guardare questi panorami di terre isolate, per catturare le quali Salgado ha spesso sfidato il tempo, aspettando pazientemente la luce giusta e il momento giusto.

Il bue muschiato, i leoni marini, i pinguini, ma anche le bellissime foto di renne stagliate a branchi contro bianco della neve, come macchie di inchiostro irregolari su di un foglio: si muovono in lontananza, camminano.

Le immagini di questa esposizione sono state scattate tutte nel primo decennio degli anni 2000.

Dal Canada alla Siberia, passando per la California e il Grand Canyon. Terre selvagge, spesso inospitali, che diventano negli scatti del fotografo racconti di viaggio e di vita, come quella dei Nenci, popolazione indigena Russa, che vivono nelle loro tende o čum, nel Nord del golfo dell’Ob, ma anche l’Alaska, dove Salgado sembra carpire l’anima degli uomini e delle donne che ritrae mentre mostrano i loro abiti tradizionali in pelliccia.

Persino i fiumi si tramutano in poesia di luci e ombre, catturati come folgori lucenti tra le rocce.

Dal grigio e dai colori freddi che caratterizzano le prime sale, passo ai toni caldi del bordeaux di quelle al primo piano del museo, dove prosegue la mostra e il mio percorso in questi mondi fantastici. Percepisco già che il clima è cambiato, passando dalle aree algide del nord alle terre calde dell’Africa, da sempre terra molto cara al fotografo che la definisce “apparentemente eterna”.

Qui la natura si fa rigogliosa, frastagliata, ricca di flora e fauna, come i gorilla di montagna, il babbuino Gelada, gli elefanti africani.

Le didascalie che accompagnano le foto, diventano quasi stralci enciclopedici del National Geographic, e così apprendo che le donne degli himba, dalle lunghe treccine ricoperte di ocra e grasso, appartengono ad una comunità quasi esclusivamente femminile, perché gli uomini si sono allontanati con le loro mandrie in cerca di acqua e pascoli.

Le sale dell’Amazzonia sono di un vivace color turchese, lo stesso che probabilmente caratterizza le foreste del Brasile, dove il fotografo ritrae gli Zo’é, piccola comunità di appena 275 membri che vivono suddivisi in una decina di piccoli paesi collegati tra loro da sentieri.

E guardando queste bellissime immagini è impossibile non domandarsi se non sia proprio questa la genesi, l’origine di ogni cosa, tra i giaguari in agguato e la pesca della tribù waura nel lago Piyulaga.

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La bellezza delle donne imperfette: la grande lezione arriva dal Calendario Pirelli

Un tempo icona di bellezza e perfezione, il Calendario Pirelli è cambiato insieme alle donne che ogni anno rende immortali attraverso le sue eleganti foto.

Tendenza e spesso vera e propria fucina di nuovi e giovanissimi volti, ha visto negli anni posare per i suoi mesi bellezze ormai agée come l’attrice Sophia Loren e Patti Smith, che hanno dimostrato al mondo con i loro volti, lo charme e una maggiore consapevolezza di sé che la vera bellezza non ha età.

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Nicole Kidman, Calendario Pirelli 2017

E a giudicare dalle donne scelte per il 2017 ormai alle porte, deve essere ancora questo il concept che anima questa 53esima edizione: Nicole Kidman e Helen Mirren, Charlotte Rampling e Kate Winslet, Julianne Moore e Jessica Chastain. Donne bellissime, certo, ma lontane anni luce dalle filiformi ragazzine e modelle degli anni ’90 che facevano impallidire le donne e incantare gli uomini.

Oggi The Cal non è più soltanto una narcisistica ricerca di perfezione di cui far dono a selezionati clienti dell’omonima azienda di pneumatici italiana, ma una raffinata pagina di denuncia sociale.

Se i più maliziosi penseranno che sia facile per chiunque oggi posare con i ritocchi di Photoshop, sappiate che non è così. Firmato per la quarta volta da Peter Lindbergh, che ritorna dietro la macchina fotografica da solo dopo la speciale edizione per il cinquantenario con Patrick Demarchelier del 2014, racconta con coraggio queste donne del cinema senza gli artifizi del computer né quelli del make-up, mostrando ogni ruga, ogni bozzo, ogni segno del tempo che non è riuscito a scalfire il fascino di donne sempre bellissime.

Ci aveva già provato Monica Bellucci, che da una copertina di ELLE denunciava il troppo uso di Photoshop. L’aveva fatto Cindy Crawford, la bellissima topmodel degli anni ’90, che a cinquant’anni esatti ha sfidato le convenzioni posando in lingerie su Marie Claire senza l’aiuto digitale dei click, incurante di mostrare una pancia non più tonica o la pelle a buccia d’arancia.

In un’epoca di app, filtri, ritocchi a limite dell’umano e veri e propri abomini fotografici, il Calendario Pirelli insegna alle donne ad amarsi per quello che si è, e ad accettare il passare degli anni con serenità, senza rincorrere quell’eterna quanto innaturale giovinezza.

Il Calendario Pirelli dà così una lezione a tutte le donne e, in un momento storico come il nostro in cui persino il ritocco fotografico si è fatto democratico e alla portata di tutti, dice a gran forza che la vera ribellione oggi è quella di essere normali. A qualsiasi età.

Per maggiori informazioni:

http://pirellicalendar.pirelli.com/it/home

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Fa foto con una tecnica dell’800, il risultato è sorprendente

Il suo nome è Kurt Moser ed è un fotografo che ha catturato volti e panorami con una tecnica di fine ‘800.

Se sin dai primi anni 2000 siamo andati alla ricerca della nitidezza e perfezione dell’immagine, il secondo decennio del nuovo secolo pare aver riscoperto il fascino dell’imperfezione fotografica. Da instagram in poi infatti ognuno ha riscoperto le dominanti di colore, desaturazioni e tanti altri effetti, o meglio filtri, che ci hanno riportato per un po’ indietro nel tempo. E se adesso sul social fotografico c’è di nuovo un’inversione di tendenza, con la moda della foto #nofilter, qualcuno invece proprio non dimentica le origini della fotografia.

Moser ha così riportato in auge l’ambrotipia, particolare tecnica degli albori della fotografia quando, con una macchina enorme, si catturava l’immagine su lastre scure, catturando al contempo quella “luce” impercettibile dall’occhio umano.

Il risultato è sorprendente. Immagini diverse da quelle cui siamo abituati oggi. Il fotografo si è già fatto notare catturando i volti dei contadini sudtirolesi, che sembrano arrivare direttamente da un’altra epoca.

Adesso, quello che è stato definito un lightcatcher, un “cacciatore di luce”, vuole alzare il tiro e creare, allestendo un camion russo Ural 6×6, una macchina fotografica gigante, trasformando questo in un progetto itinerante: «Nella parte posteriore del camion, in una cabina in alluminio resa completamente buia, verrà creata un’apertura per l’obiettivo e al suo interno verrà montato uno slot per lastre di 120×150 cm» ha spiegato Moser.

Fotografo altoatesino Kurt Moser immortala Dolomiti e contadini con tecnica fine '800L’obiettivo utilizzato dal fotografo è un gigantesco e rarissimo 1.780 mm della Nikon, del quale, secondo Kurt esisterebbero soltanto 5 o 6 esemplari nel mondo.

Con questo macchina fotografica su quattro ruote il fotografo vuole andarsene in giro a catturare la luce delle Dolomiti.

 Fotografo altoatesino Kurt Moser immortala Dolomiti e contadini con tecnica fine '800

INTERNATTUALE, TELEVISIONE

Shannen Doherty: la star di “Streghe” posta le foto della sua lotta contro il cancro

Shanne Doherty cancer battle hurt - internettualeStar di telefilm e pellicole cult degli anni ’90, Shannen Doherty è oggi una delle attrici più amate di sempre della sua generazione. Pur non avendo avuto l’exploit cinematografico che in molti forse si aspettavano, è riuscita tuttavia a mantenere sempre viva l’attenzione su di sé attraverso pellicole indipendenti e partecipazioni a trasmissioni televisive statunitensi di successo.

Lo scorso anno l’attrice di Streghe ha però rivelato ai suoi fan di avere il cancro. Agli inizi del 2016, durante il Dr. Oz Show, Shannen ha parlato del suo desiderio di diventare madre e di quanto la malattia l’abbia duramente provata: «Ho 44 anni e mio marito ed io volevamo dei bambini» ha rivelato nel corso della trasmissione lo scorso febbraio, aggiungendo che i medicinali che sta assumendo le impediscono di rimanere incinta.

La Brenda di Beverly Hills 90210 ha inoltre detto che la massa tumorale è ancora all’interno del suo seno e che non si è sottoposta ad alcun intervento chirurgico. Il suo oncologo infatti preferisce che faccia prima un ciclo farmacologico e chemioterapico per ridurne la massa prima di sottoporsi ad un’operazione che lo asporti definitivamente.

Shanne Doherty cancer battle photo - internettualeShanne Doherty cancer battle mirror - internettualeNon si sa ancora a quale tipologia di intervento voglia sottoporsi l’attrice: «Si tratta di scegliere tra due tipologie di intervento – ha detto – alla fine del ciclo sarà il mio medico a scegliere, e potrebbe cambiare idea anche all’ultimo minuto».

Commossa e visibilmente provata, Shannen trova oggi il coraggio di condividere gli stadi della sua malattia su facebook. Dalla disperazione e la devastante invasione, per una donna, di rinunciare alla sua femminilità e i suoi capelli, ad un sorriso radioso comunque, nonostante tutto: «Si tratta solo di seni – dice a proposito della sua mastectomia – nel grande disegno delle cose, preferirei sopravvivere e invecchiare con mio marito».

La Doherty è sposata con il fotografo Kurt Iswarienko dal 2011, e la sua malattia è arrivata come un fulmine a ciel sereno proprio a ridosso delle sue nozze: «Per noi – ha detto lo stesso Iswarienko – è stata una cosa che ci ha avvicinato molto. È uno di quei momenti che mette alla prova il coraggio di una coppia sposata».Shanne Doherty cancer battle smile - internettuale

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“ATTESA”: al MADRE di Napoli la retrospettiva sul fotografo Mimmo Jodice

Si intitola ATTESA 1960-2016, a cura di Andrea Villani, la più ampia retrospettiva mai dedicata a Mimmo Jodice, fotografo napoletano, quella che il Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina ospiterà nelle sue sale dal 24 giugno fino al prossimo 24 ottobre. Quasi sessant’anni di attività per l’artista, classe 1934, considerato da molti uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea.

Sono oltre cento le opere in mostra per questo percorso espositivo che si adatta alle forme e gli spazi del MADRE tra la sala Re_PUBBLICA MADRE e il terzo piano, con fotografie che vanno dalle prime sperimentazioni degli anni ’60 e ’70 all’ultima serie di lavori realizzata proprio in occasione di questa retrospettiva, Attesa (2015) che dà il titolo all’intera rassegna.

Una mostra che si propone particolarmente completa, e che offrirà allo spettatore di indagare tutti i cicli fotografici affrontati negli anni da Jodice, nel suo magistrale bianco e nero: dalla sua relazione con le opere d’arte, spesso immortalate, al quotidiano, passando per le vie della città in cui ricercava lo straordinario nell’ordinario.

Una sezione sarà invece dedicata alle tematiche sociali spesso affrontate da Mimmo, mentre all’interno delle proprie sale sarà possibile osservare anche lavori di altri artisti per i quali Jodice è stato fonte di ispirazione e arricchimento.

L’ATTESA si fa qui pazienza per il fotografo di aspettare il luogo giusto, il momento giusto, la luce giusta per catturare, attraverso l’otturatore del proprio obiettivo, uno sfuggente attimo di eternità. Le fotografie di Jodice infatti trascendono la dimensione spazio-temporale, sospese a mezz’aria tra fisicità e contemplazione dell’attesa stessa.

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Al Pitti Immagine Uomo arriva il Karl Lagerfeld fotografo

Karl Lagerfeld Pitti Immagine 2016 - internettualePer tutti è il capo esecutivo dei disegnatori della maison Chanel. Il suo nome infatti è per lo più legato alle creazioni haute couture, ma gli appassionati sanno bene che lo stilista Karl Lagerfeld è anche fotografo. Di origini teutoniche, Lagerfeld ha infatti firmato spesso le campagne pubblicitarie dell’azienda che dirige o di quelle con cui collabora, quali Fendi e Chloé, ed è uno dei fotografi di fashion e glamour più apprezzati della scena contemporanea. Suo infatti fu il prestigioso Calendario Pirelli del 2011, in cui reinterpreta la mitologica, catturando con il suo obiettivo alcuni tra i volti e corpi più belli dell’alta moda e del cinema.

Quest’anno il Karl fotografo arriva in Italia, e lo fa in occasione del Pitti Immagine Uomo. Dal prossimo 14 giugno, infatti, sarà inaugurata a Palazzo Pitti a Firenze Karl Lagerfeld _Visions of Fashion. Curata da Eric Pfrunder e Gerhard Steidl, la rassegna è un progetto antologico per ripercorrere la carriera (fotografica) dell’artista, dagli scatti di moda per i fashion-magazine internazionali a quelle di chiara ispirazione classica, realizzate con diverse tecniche.

L’antologica è resa possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Pitti Immagine Discovery e le Gallerie degli Uffizi, col sostegno del Centro di Firenze per la moda italiana e, naturalmente, Pitti Immagine.

KARL LAGERFELD_Visions of Fashion Pitti Immagine Uomo 90 2016 - internettuale

Oltre alle foto più celebri di Lagerfeld, lungo il percorso espositivo troveranno posto anche alcuni scatti inediti.

Una mostra che non vuole essere un trofeo celebrativo chiuso in se stesso, ma che si propone come un dialogo tra le dimensioni delle proprie opere e le caratteristiche degli ambienti espositivi che la ospitano: il percorso di visita infatti parte dallo Scalone del Moro, e si snoda attraverso la Galleria Palatina fino ad arrivare alla Sala Bianca e alle due sale degli Appartamenti degli Arazzi.

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A San Domenico Maggiore la “Napoli Esoterica” di Salvatore Renda

Napoli oscura. Napoli e le sue storie gotiche, un po’ leggende, di spiriti e “munaciell’” (letteralmente “piccoli monaci”). Napoli, la stessa del Principe-Alchimista Raimondo de Sangro e dei miracoli di fede e di strada. C’è sempre stato, nella storia della città partenopea, un sottile filo rosso, come il sangue del patrono che la protegge, che la lega al mistero.

È la Napoli della Sirena Partenope e delle Sibille, Napoli, città magica per antonomasia dove mito e religione, magia e superstizione dimorano fianco a fianco.

Ce la racconta Salvatore Renda nella personale Napoli Esoterica che dal prossimo 21 aprile apre negli spazi del complesso monumentale di San Domenico Maggiore, manco a dirlo, a Napoli appunto. Protagonisti degli scatti del fotografo napoletano i luoghi sacri ed esoterici per eccellenza della città: Cimitero delle Fontanelle, le Catacombe di San Gaudioso, la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio (Chiesa delle Capuzzelle) nel rione Sanità: «Sono alcuni dei luoghi da me visitati e fotografati – ha spiegato lo stesso autore degli scatti – dove è palpabile la sensazione di essere in un luogo rispettato e venerato dal popolo napoletano».

Napoli esoterica nelle foto di Salvatore Renda : teschi a fontanelle

Il fotografo focalizza, letteralmente, la sua attenzione sul culto delle “Anime Pezzentelle”, nato nel Cimitero delle Fontanelle, che prevedeva l’adozione e la sistemazione di un cranio (detto “capuzzella”) in cambio della sua protezione.

Il cimitero napoletano, tra le (curiose) mete più visitate della città, accoglie circa 40.000 resti, vittime per lo più della peste del 1656 e del colera del 1836.

Tra i tanti Salvatore Renda è senza dubbio colui che ha sempre raccontato la città di Napoli. Le sue fotografie spaziano da tradizioni e costumi della città a volti, corpi, monumenti. Molto apprezzato sia in Italia che all’estero, racconta adesso “la vita dell’essere umano, con il suo inscindibile risvolto costituito dalla morte – come scrive Marino Maffei, avvocato, figlio del responsabile dell’emeroteca di Napoli – sempre al centro della ricerca stilistica e di contenuti”.

«Con queste sue ultime opere – prosegue Maffei – Renda, rendendo omaggio ad altri artisti figurativi partenopei, dimostra ancor di più il suo legame indissolubile con Napoli, città che ama profondamente e di cui testimonia gli aspetti che fanno di essa un luogo unico al mondo».

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Gianni Croce, il fotografico che hai bisogno di conoscere

Mostre: gli scatti di Croce dal Ventennio al boom

Se i bianchi e neri non avessero un nome, probabilmente non avrebbero nemmeno tempo. È una narrazione straordinariamente moderna quella di Gianni Croce, fotografo attivo nella provincia emiliana nel ‘900, che ha saputo raccontare con maestria non soltanto la sua terra d’origine, ma l’epoca di un intero paese. Gianni Croce 1920 – 1960, è questo il titolo di una mostra che rende omaggio al maestro scomparso nel 1981, raccontando quarant’anni di storia, dalle manifestazioni ginniche degli anni ’20 ai ritratti, passando per le architetture e la ripresa economica, allestita a Piacenza, dove resterà fino al 29 maggio, nello spazio ex Enel. La rassegna prova a raccontare il percorso creativo e stilistico del fotografo italiano.

Croce è nato a Lodi nel 1896, Croce muove i primi passi con la fotografia liberty nello studio di Giuseppe Marchi, per poi aprire uno studio fotografico suo a Piacenza. Qui inizia anche la sua attività come pittore. Conosce artisti quali Bot, Ricchetti, Arrigoni, Cavaglieri.

Pur specializzandosi in ritratti, nelle sue foto Croce racconta una cronaca semplice, reale, diretta, incastonate in panorami urbani, catturando la società a lui contemporanea: dagli aristocratici agli umili.

Sono sette le sezioni del percorso di visita, per altrettante macro-tematiche delle sue immagini. A cominciare dall’architettura, vista come suggestione di stati d’animo, impressioni, atmosfere.

Di grande interesse sono le sezioni dedicate al Sabato Fascista, la città invisibile, senza figure umane, ma in puro contrasto di luce e ombra.

La mostra è in collaborazione con il Museo per la Fotografia e la Comunicazione visiva di Piacenza, ed è stata curata da Donatella Ferrari, Roberto Dassoni, che ha realizzato anche un documentario sull’artista in visione nell’esposizione, e Maurizio Cavalloni, che hanno selezionato i materiali più significativi del maestro per una cronaca fotografica lunga quasi mezzo secolo.

LIBRI

“Il Bacio”: la bellissima poesia scritta da Pablo Neruda

Ti manderò un bacio con il vento

e so che lo sentirai,

ti volterai senza vedermi ma io sarò li

Siamo fatti della stessa materia

di cui sono fatti i sogni

Vorrei essere una nuvola bianca

in un cielo infinito

per seguirti ovunque e amarti ogni istante

Se sei un sogno non svegliarmi

Vorrei vivere nel tuo respiro

Mentre ti guardo muoio per te

Il tuo sogno sarà di sognare me

Ti amo perché ti vedo riflessa

in tutto quello che c’è di bello

Dimmi dove sei stanotte

ancora nei miei sogni?

Ho sentito una carezza sul viso

arrivare fino al cuore

Vorrei arrivare fino al cielo

e con i raggi del sole scriverti ti amo

Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno

tra i tuoi capelli,

per poter sentire anche da lontano

il tuo profumo!

Vorrei fare con te quello

che la primavera fa con i ciliegi.

 

Pablo Neruda, Il Bacio