INTERNATTUALE

“Le Vele” di Scampia, storia incompresa di un progetto futuristico rimasto incompiuto

C’è una Scampia, taciturna, tranquilla, onesta. Quella di cui i giornali e Gomorra non parlano. Un’altra periferia, speculare a quella che Roberto Saviano ha raccontato dieci anni fa nel suo libro, e che stancamente continua a riproporre in uno sceneggiato televisivo che ormai sa più di speculazione che di denuncia.

Vele Scampia matrimonio anni 80 - internettualeÈ la Scampia dei ricordi, quelli della gente perbene che credeva in quel quartiere nuovo a nord di Napoli, sorto tra la metà degli anni ’60 e la fine degli anni ’70, e diventato, in poco più di un decennio, suburbio per antonomasia, piazza di spaccio e delinquenza.

È la Scampia di chi qui ci è nato, la Scampia dei matrimoni all’ombra di quei palazzoni, la Scampia di chi passava l’estate a far conserve, la Scampia di ha lavorato alla loro costruzione, di chi ha visto sorgere a poco a poco quelle mastodontiche Vele, oggi simbolo del degrado sociale, quando bianchissime svettavano sullo skyline informe del quartiere, come imponenti navi sul mare.

Olympic Village Montreal Jan 2008 wikipedia - internettuale
Villaggio Olimpico di Montreal

Costruite tra il 1962 e il 1975, su disegno del promettente architetto Francesco Di Salvo, di origine palermitana, laureatosi a Napoli negli anni ’30, Le Vele devono la loro ispirazione allo straordinario progetto architettonico del Parco Olimpico di Montreal, eretto in occasione delle Olimpiadi del 1976, dove questi suggestivi edifici, qui battezzati Villaggio Olimpico, erano le residenze d’eccezione degli atleti. Oggi queste strutture sono un complesso residenziale di lusso, ed hanno lasciato un ricordo indelebile alla cittadina canadese, cambiandone il volto in meglio, per sempre.

Unité d'Habitation de Marseille Le Corbusier - internettuale
Unité d’Habitation de Marseille Le Corbusier

Di Salvo ha tratto il suo concept di progettazione dai principi ideati dal noto architetto Le Corbusier, che nel 1952 realizzò l’Unité d’Habitation de Marseille, edificio di Marsiglia (in Francia) notoriamente conosciuto come Cité Radieuse, che immagina la singola abitazione come una cellula, parte di un organismo più grande, senza una reale distinzione tra urbanistica e architettura, dando così origine ad una vera e propria “città verticale”. L’ingegno influenzò enormemente tutta l’edilizia degli anni ’70 e ’80, che, memore forse dalle prime immagini dei grattacieli d’oltreoceano, diede vita a rade foreste di palazzi dall’enorme slancio verticale.

Ma se i principi sono dell’architetto svizzero, le forme sono ispirate alle strutture “a cavalletto” del nipponico Kenzō Tange, e ad un altro complesso francofono, Marina Baie des Anges, mastodontici palazzi sulla Costa Azzurra, costruiti negli anni ’60 ad opera dell’architetto André Minangoy. Il progetto, considerato futurista, è oggi Patrimonio del XX secolo, e ha aiutato quello che era un vecchio spazio costiero abbandonato a diventare un complesso residenziale di lusso per vacanze.

Marina Baie des Anges - internettuale
Marina Baie des Anges

Erano questi i presupposti e principi cui si era ispirato Franz Di Salvo, quando il ministro del lavoro Amintore Fanfani propose la legge 43/1949 per “incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori”.

Vele Scampia panorama 2016 - internettualeAuspicandosi di dare, con queste caratteristiche costruzioni all’avanguardia, nuova linfa vitale ad una parte periferica del capoluogo partenopeo fino ad allora desolato, l’architetto, come molti della sua generazione impegnati in progetti simili, reinterpretò i temi razionalisti del movimento moderno, riproducendo l’idea del “vicolo” napoletano. Ma l’originario disegno di Di Salvo cambiò in corso d’opera. Per la realizzazione delle Vele infatti furono usati, in tempi non sospetti, prefabbricati contenenti amianto, la cui pericolosità sarà riconosciuta soltanto nei primi anni ’90.

Vela Scampia 2016 - internettuale
Vela, il “vicolo”

Il progetto, in fase di realizzazione, fu completamente stravolto per l’adeguamento sismico, il sistema costruttivo, e la riduzione dello spazio delle scale interne, che comporta un avvicinamento dei due corpi di fabbrica che compongono ciascuna “Vela”, peggiorandone visibilmente l’illuminazione, l’areazione e la vivibilità.

Vela Scampia abbattimento - internettuale
tronconi della Vela rimasti in piedi dopo l’esplosione

Tre delle sette vele dell’originario progetto di Di Salvo furono abbattute, non senza imbarazzo per le Amministrazioni a causa della loro straordinaria robustezza, tra il 1997 e il 2003, edificando al loro posto nuovi complessi residenziali dalle forme più contenute.

A ridosso delle elezioni di quest’anno, il rieletto sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha ribadito la sua volontà di abbattere i restanti palazzi, ormai abbandonati da tempo, abitati per lo più da abusivi ed extracomunitari: «Il progetto di mio padre è stato stravolto – disse alla stampa Mizzi, figlia dell’architetto all’allora sindaco Rosa Russo Iervolino – sappia il sindaco che quello che hanno realizzato a Scampia è un aborto. Mio padre aveva previsto spazi più ampi, cinema, infrastrutture e giardini».

Montreal Olympic Village 1976 - internettuale
Villaggio Olimpico, Montreal 1976

In difesa del grandioso progetto architettonico di Di Salvo, anche il Professor Pasquale Belfiore, che qualche anno fa in occasione di una monografica sull’architetto palermitano disse: «Le Vele di Scampia furono un disegno molto avanzato per quell’epoca, progettato peraltro con il contributo di figure professionali collaterali tra cui economisti e sociologi. Un progetto sostenuto dalla Cassa per il Mezzogiorno che aveva perciò grande disponibilità finanziarie, sicuramente maggiori rispetto ad altre opere di edilizia pubblica, e corrispondeva a un’idea nuova di concentrazione di residenze e attrezzature».

Benché ridotte a relitti di pietra abbandonate in un oceano di degrado, le Vele, al pari di un rinomato monumento, sono ormai simbolo di Scampia, e del tentativo, forse ancor oggi troppo avveniristico, di ridare nuova vita al quartiere con costruzioni che fossero anche belle da vedere, come vele spiegate all’orizzonte.

Vela Scampia - internettuale
Vela, Scampia 2016

«Il cortile interno e la forma della Vela si combina con il momento più umile e vivace della vita di Napoli, il vicolo, con l’opulenta iconografia della città delle acque – dice Ada Tolla dalle autorevoli pagine del New York Times in difesa del progetto di Di Salvo – per me è importante che si riconosca che “le Vele” non sono un fallimento dell’architettura, ma piuttosto un fallimento nell’esecuzione e nella manutenzione. La demolizione è soltanto un modo per nascondere lo sporco sotto al tappeto, ma non è il modo giusto per imparare dal passato».

Ma una struttura può davvero avere così tanto peso sull’impatto sociale? Il degrado sociale è frutto dell’architettura o è l’architettura ad essere stata posta (e poi abbandonata) al degrado sociale? E infine come mai in cittadine come Montreal e Villeneuve-Loubet (in Costa Azzurra) sono complessi di un’edilizia di lusso e a Scampia simbolo dell’abbandono totale?

Vele Scampia anni 80 pastori pecore - internettualeAlla luce delle considerazioni degli esperti, di un progetto tuttavia di design e tristemente infangato, di questa breve storia dell’architettura, e delle tante piccole vicende umane che negli anni hanno abitato questi edifici e il quartiere di Scampia, il passaggio dei pastorelli fino agli anni ‘80, gli sposalizi, funerali, persino la criminalità di questi luoghi, diventata cult in TV, non sarebbe molto più opportuno, e meno dispendioso per le casse del comune, restituire una nuova dignità a ciò che resta di questo grandioso progetto di Di Salvo, riqualificando il suo nome con l’onore che merita e facendo di questi palazzi-simbolo le Fenici di cemento che risorgono dal proprio degrado?

INTERNATTUALE

L’ISIS, una minaccia fuori controllo che va assolutamente fermata

Non si contano più. Gli attacchi terroristici non si contano più. Prima Parigi, poi l’Israele, il Bangladesh, poi di nuovo Parigi, poi Nizza. Gli attentati dell’ISIS continuano a sorprenderci in originali giochi del terrore, che spezzano le vite della povera gente. Di chi va in un club ad ascoltare musica, di chi è in spiaggia a prendere il sole, di chi, in una notte di mezza estate, si riversa per strada per guardare dei fuochi d’artificio per celebrare quella liberazione, quella presa della Bastiglia che ora continuerà ad essere prigione dell’anima.

Un camion, guidato da un franco-tunisino si è lanciato in una folle corsa di due chilometri, sul lungomare di Nizza, travolgendo centinaia di persone. Sono 84 le vittime, 18 i feriti gravissimi, centinaia i superstiti spaventati a morte.

E noi continuiamo in silenzio con le nostre vite, e quelle piccole grandi meschinità quotidiane ostentando un lutto bugiardo, di circostanza, social. Un tempo si abbassavano le bandiere a mezz’asta e si mettevano i paraventi scuri ai portoni dei palazzi in segno di lutto. Oggi l’artista di turno disegnerà il “logo” di solidarietà per la strage del momento, e noi lo condivideremo su twitter seguito dall’hashtag #PrayFor…, monumenti si spegneranno, e altri invece si illumineranno con i colori della bandiera del paese colpito, così come le nostre immagini di profilo su facebook. Gli attacchi occidentali, al solito, sempre più sentiti. Quelli orientali, quelli di un “loro-sono-abituati-alle-catastrofi”, un po’ meno.

Un mondo che anche nel panico più becero trova la lucidità di dividersi in nord e sud, occidente e oriente, in “noi” e “loro”.

E poi la paura. La claustrofobica sensazione di doversene restare chiusi in casa, di non dover viaggiare, scoprire il mondo, divertirsi. Perché Allah, Maometto o qualsiasi altra divinità, secondo queste menti malate non vuole. Niente sorrisi, niente donne scoperte, nessuna libertà per noi “infedeli” che meritiamo di essere puniti con la morte, in un clima che ci riporta alla caccia alle streghe, al rovescio di una santa inquisizione, a Crociate d’Oriente che si propongono quale obiettivo quello di mietere morte e distruzione. Terrorizzare.

Attacco Attentato Nizza 14 luglio 2016 - internettualeUn film dell’orrore che ogni volta ci gela il sangue con immagini sempre più apocalittiche, che ci proietta in una mentalità di vittime spaventate, e perpetua il ricordo degli attacchi precedenti, che ci ritornano alla mente o sono ripetuti dai giornalisti come echi di sirene, che, ipnotizzandoci, ci dicono di aver paura.

Sospettiamo di una valigia lasciata nella cappelliera alta del treno, di elicotteri scuri che volano in spiaggia sulla nostra testa, persino di volti a noi sconosciuti, di stranieri, musulmani, domandandoci quale volto abbia la morte.

Un clima terribile. Una girandola senza fine di morte e distruzione, che bagna con il sangue i nostri giorni felici, quelli di festa, qualsiasi giorno che si tramuterà in un anniversario da commemorare.

E poi le promesse. Le promesse dei politici che continueranno a dirci che siamo al sicuro, quando in realtà è evidente ormai che non è vero, e che l’ISIS può sorprendere chiunque, ovunque e comunque.

Non c’è stato lo spettacolo dei fuochi sul mare a Nizza. Erano i morti lo spettacolo fuori programma.

L’ISIS è una minaccia che va fermata. E ogni volta, mentre tutto il mondo, addolorato, si stringe in cordoglio intorno ad una strage come questa, nei nostri cuori si innalza una preghiera e una domanda: quando lanceranno una fottutissima bomba sulla testa di queste merde malate?

CINEMA

“By the Sea”, Angelina Jolie e Brad Pitt insieme in un film dopo dieci anni

By the sea DVD Angelina Jolie Brad Pitt - internettualeNon sempre pellicole di qualità incontrano i favori del grande pubblico. È quello che è successo a By the sea, ora in DVD, uscito nelle sale lo scorso novembre e ritirato poche settimane dopo. Per il suo esordio alla regia, il premio Oscar Angelina Jolie ha scelto infatti un film intimo e complesso, che racconta la vita e le vite di Roland, scrittore fallito, e l’ex ballerina Vanessa, coppia in crisi che tenta di salvare il proprio matrimonio rifugiandosi in un sontuoso albergo di provincia nel sud della Francia degli anni ‘70. Ma le cose sembrano non funzionare comunque: mentre Vanessa vive chiusa in camera, Roland passa le sue giornate al bar in cerca di ispirazione, disquisendo con il vecchio barista del posto e bevendo, e a stento si rivolgono la parola. I due si portano dietro un segreto che li imprigiona in loro stessi, strappandogli la felicità e l’intimità di sentirsi ancora una coppia che si ama.

Le cose cambiano quando i due scorgono per caso un foro nella parete attraverso il quale spiano la coppia di giovani e appassionati sposi nella camera accanto alla loro. Sarà l’inizio di un’introspezione che li porterà a domandarsi se provano attrazione per quei due ragazzi che odono e vedono dalla loro stanza, o se in realtà quella curiosità perversa non sia dettata dal bisogno represso che sentono l’uno per l’altra.

By the Sea Angelina Jolie 2015 film - internettualeÈ un film asciutto quello della Jolie, che si ispira ai film degli anni ’70, anni in cui la pellicola è ambientata. Lo suggerisce, in apertura, il brano di Jane Birkin, Jane B, i primi piani e le riprese statiche. Quasi impercettibili le musiche di Gabriel Yared che accompagnano la pellicola, che ricreano perfettamente lo stato d’animo di solitudine e tormento in cui versano i due protagonisti.

By the sea ha segnato il ritorno sul grande schermo della coppia d’oro di Hollywood, i Brangelina, che ritornano così a lavorare insieme a dieci anni esatti da Mr. and Mirs Smith del 2005, set fatale, dove i due si incontrarono per la prima volta innamorandosi perdutamente l’uno dell’altro, e che con questa pellicola, ritornano più maturi, intimi e riflessivi per mostrarci anche l’altra faccia dell’amore, tormentato e viscerale.

ART NEWS

La verità sul Caravaggio da 120 milioni di euro ritrovato in una soffitta in Francia

Caravaggio Giuditta Oloferne 2016 - internettuale

Ha fatto subito il giro del mondo la notizia del ritrovamento di un Caravaggio in una vecchia soffitta in Francia. Grande giubilo per chi credeva di aver ritrovato un capolavoro inedito del grande maestro italiano, immediate invece le reazioni di critici ed esperti che sono divisi sull’autenticità del quadro, che raffigura Giuditta che decapita Oloferne.

Trovato in una vecchia soffitta di Tolosa, il dipinto è stato due anni al vaglio degli esperti, che l’hanno attentamente esaminato prima di pronunciarsi. Qualche giorno fa, Eric Turquin, mercante d’arte francese, ha presentato l’opera, asserendo che si tratterebbe di un vero Caravaggio. Il dipinto resterà nella galleria dell’uomo fino ad un suo acquisto, il cui prezzo, secondo una stima del critico, oscillerebbe intorno ai 120 milioni di euro.

La sua attribuzione al maestro italiano resta tuttavia oggetto di dibattito tra gli esperti: «Basta guardare la qualità dell’immagine: la forza, l’energia, la violenza, l’oscurità – ha detto Torquin – per vedere che è il centro di una controriforma che non può essere stata fatta da nessun altro se non Caravaggio».

Anche l’ex Direttore del Museo di Capodimonte, Nicola Spinosa, esperto caravaggesco, avalla l’autenticità del dipinto, asserendo, in una valutazione del 2015 scritta per Torquin che lo stile dell’opera “ci permette di identificarlo come un Caravaggio originale che pensavamo fosse finora perduto”.

Più scettica invece l’esperta Mina Gregori, che avanza dubbi sulla paternità del dipinto: «Conosco il quadro – ha riferito in una mail al New York Times lo scorso mercoledì – e credo sia un lavoro interessante» ma l’esperta dice che potrebbe trattarsi di un falso in stile caravaggesco opera del pittore fiammingo Louis Finson.

Anche i laboratori di ricerca del Louvre sembrano serbare dubbi, senza giungere ad alcuna attribuzione definitiva del dipinto.

Torquin ha fatto sapere che il proprietario, non reso noto, ha rinvenuto il dipinto dietro una porta chiusa a chiave, che ha forzato per riparare una perdita d’acqua all’interno dell’edificio. Il dipinto potrebbe essersi trovato in Spagna nel XVIII secolo, dice il critico d’arte, poiché la famiglia è discendente di un ufficiale di Napoleone e potrebbe aver acquistato lì il dipinto.

Anche un altro esperto caravaggesco, John Gash, docente presso l’Università di Aberdeen in Scozia dice che potrebbe trattarsi di un autentico Caravaggio che, secondo alcuni atti, lo stesso autore avrebbe venduto a Finson a Napoli intorno al 1607.

Riallacciandosi alla Gregori, anche Gash dice: «L’alternativa sarebbe che si tratta di una copia di Finson, che era un copista incallito, ma qui penso che la qualità sia migliore».