ART NEWS, CINEMA

La magia del cinema sui tetti di Milano: dall’11 maggio ritorna il “Cinema Bianchini”

Arriva il caldo e ritornano i drive in e i cinema all’aperto, vero must delle serate estive. Se siete a Milano poi, quella che è quasi una tradizione della bella stagione non poteva che essere trendy e glamour, e mettere in relazione il cinema con l’architettura.

A partire dal prossimo 11 maggio ritorna, per la terza edizione, il Cinema Bianchini, rassegna cinematografica che porta sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano capisaldi del cinema italiano e statunitense, in perfetta linea con il clima torrido dei mesi caldi.

Da Sabrina a Vacanze Romane, da Colazione da Tiffany a A Qualcuno piace Caldo, passando per Woody Allen e Sorrentino. Una retrospettiva, questa, che guarda ai classici e al cinema contemporaneo, proponendo commedie come Tutta colpa di Freud e Perfetti Sconosciuti, offrendo ampia visibilità al cinema italiano.

Ma quella del Cinema Bianchini non è mera visione di un film all’aperto, ma un’esperienza nel cuore di Milano. Un’occasione per ammirare il tramonto sui tetti del capoluogo lombardo, e trascorrere una serata in compagnia di chi si ama. Nell’attesa che il sole tramonti e abbia inizio la magia del cinema, si potranno gustare dolci amaretti Panarello, in un’atmosfera che un po’ sogno di una notte di mezza estate.

I film qui si fanno di pura sostanza onirica, e non deve essere un caso se ad inaugurare questa interessante rassegna, che accompagnerà i milanesi fino al prossimo 11 giugno, ci sia Miracolo a Milano, perché a giudicare dalla bellissima atmosfera il miracolo si è compiuto.

Per il programma completo, ecco il link.

Annunci
LIFESTYLE

La pizza di Cracco? Il web insorge: “meglio quella napoletana”

Carlo Cracco è approdato nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Avevo il suo ristorante durante il mio ultimo soggiorno milanese, o per meglio dire lombardo (qui una mostra che ho visitato).

Aperto dallo scorso 21 febbraio, l’ultima volta che ero stato in novembre a Milano, avevo visto l’insegna del work in progress, e mi ero riproposto, per curiosità, di andare a prendere almeno un caffè (ma la vista dell’usciere all’ingresso mi ha un po’ intimorito), per punto che si propone di essere un luogo del gusto: ristorante, pizzeria, pasticceria, caffè, il tutto contornato da un arredamento di grido, a metà tra la seconda metà XIX secolo e Gio Ponti. Piatti rigorosamente firmati da Richard Ginori e un bancone del bar in marmo di Levanto degli anni ’20.

Il locale è già di per sé un tripudio di stile, che riempie gli occhi prima dello stomaco. Cinque piani, per altrettante cucine, con uno spazio riservato agli eventi speciali, dove gli ospiti dello chef stellato potranno assaggiare le sue invenzioni gastronomiche, ma anche piatti della tradizione reinterpretati dall’Hell’s Kitchen italiano.

pizza margherita firmata Carlo Cracco (da twitter)

Ed è proprio uno di questi piatti, la pizza, che ha scatenato da qualche ora l’ira del web. Per il suo nuovo ristorante Carlo Cracco infatti propone una pizza margherita alla modica cifra di 16 €, dove, ai più, è parso che la sola cosa davvero lievitata, per un prodotto che in media costa appena 4, è il prezzo.

Carlo Cracco bar ristorante Galleria Vittorio Emanuele II Milano (interno) - internettualeImmediata la reazione del popolo, soprattutto quello napoletano, della rete, non solo per l’assurda cifra con cui lo chef stellato offre la sua creazione culinaria, ma per questa forzata reinterpretazione di design gastronomico, con cui il cuoco, veneto, tenta forse di giustificarne il prezzo.

Un oltraggio, per molti, che il giudice di MasterChef avrebbe fatto ad un prodotto D.O.P., di denominazione d’origine protetta, oltre che di fatto al patrimonio dell’UNESCO, l’arte di fare la pizza.

Se è vera dunque l’espressione mangiare con gli occhi, è altrettanto vero che nella storia recente della cucina italiana (e non solo) tanta importanza ha assunto il food design, al punto di porre quasi il gusto in secondo piano: torte che sembrano modellini di architettura, piatti molecolari, adesso persino la pizza sembra dover necessariamente rispondere a questa esigenza estetica, come se non fosse stata già abbastanza bella.

Colpa, forse, dei troppi cooking show che da hanno letteralmente invaso la nostra televisione: ricette, sfide in cucina, pasticcerie e boss vari, che hanno portato alla nascita del Cuoco-star, che passa sempre meno tempo in cucina per girare di spettacolo in spettacolo.

Dovremmo probabilmente cominciare a mettere da parte questa esasperata ed esasperante ricerca della bellezza in cucina, a vantaggio di foto da condividere o “instagrammare”, e riscoprire il sapore ruspante di un piatto di una trattoria casereccia, dal retrogusto autentico del fatto in casa.

Poco lusinghieri i commenti su twitter che, tra il serio e il faceto, ne criticano l’aspetto, gli ingredienti, il costo.

Per il momento non so com’è la pizza di Carlo Cracco, posso solo ammirarne in foto il suo aspetto, ma preferisco lasciare Cracco nel suo living, mentre mangia patatine escogitando un modo (spero più economico) per riconquistare la sua seconda stella Michelin.

Come dice Elizabeth Gilbert nel libro Mangia Prega Ama, la pizza migliore del mondo si mangia a Napoli e, non me ne voglia la stessa scrittrice americana se, contraddicendo quanto ha scritto nelle pagine del suo romanzo, vi dico che la pizza migliore si mangia nella storica pizzeria Sorbillo in Via Tribunali, proprio nel cuore del centro storico della città di Partenope.