LIFESTYLE

Gucci Garden, giardino delle delizie a Palazzo della Mercanzia a Firenze

L’ultima tendenza del lusso è la declinazione food. Se Tiffany a New York ha infatti aperto un Blue Box Cafè nella sua iconica gioielleria sulla quinta strada, Gucci a Firenze inaugura oggi il suo Gucci Garden a Palazzo della Mercanzia. Un giardino delle delizie, a cura di Alessandro Michele, direttore artistico della maison.

Il museo della casa di moda italiana, che ha sede nello storico Tribunale di Piazza della Signoria, si trasforma così in uno spazio multifunzione, che vuole stimolare anche i sensi olfattivi e gustativi dei suoi ospiti.

Costruito nel 1359, in piena epoca medievale, il palazzo della casa di moda risponde allo squisito gusto fiorentino del tempo. Il tribunale ha visto il passaggio di avvocati forestieri e consiglieri cittadini, scelti tra le arti maggiori per giudicare le cause dei mercanti fiorentini in qualunque parte del mondo si trovassero, e tutte le controversie commerciali tra i membri delle corporazioni delle Arti a Firenze.

In origine la facciata comprendeva anche un portico, dove Taddeo Gaddi avrebbe dipinto La Verità che cava la lingua alla Bugia, mentre Sandro Botticelli e il Pollaiolo invece una serie di Virtù, oggi visibili all’interno delle sale degli Uffizi.

Bellissima la massima latina che recita Omnis sapientia a Domino Deo est, ogni conoscenza (o forse è più appropriato dire giudizio) viene dal Signore.

Ancora ben visibili tutti gli stemmi che rappresentano le arti maggiori e minori.

Gucci Garden, interno

Sede del museo Gucci dal 2011, inaugurato in occasione del novantesimo della maison nata nel 1921, vede oggi gli ambienti tripartiti, dove trova posto una boutique al pian terreno, in cui sarà possibile acquistare oggetti a tiratura limitata, creati proprio per questo spazio, ispirati allo storico marchio.

Scatole con la caratteristica texture della casa di moda, manichini vestiti di raso, ma anche oggetti più recenti, memorabilia e Gucci Decor, arrivando alla nuova collezione di borse con pipistrelli e occhi e l’arte contemporanea.

Ma è il lato sinistro a destare maggiore attenzione, dove ospiterà un’osteria, naturalmente Deluxe, curata dallo chef tre volte stellato Michelin, Massimo Bottura, conosciuto soprattutto per la sua Osteria Francescana al centro di Modena e per i Refettori.

La Galleria Gucci, che vede i suoi spazi in perenne trasformazione, è curata da Maria Luisa Frisa ed è organizzata per aree tematiche.

Convivialità con stile ed eleganza. Sono questi i tre elementi che rendono il lusso esperienziale. Cene gourmet, piatti esotici, cake design. La cucina incontra la moda, per un food che vuole essere piacere per gli occhi prima che per il palato.

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ART NEWS

L’enigmatico Giorgione a Palazzo Venezia a Roma fino a settembre

In mostra fino al prossimo 17 settembre, Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma è una importante rassegna che mette al centro la figura dell’artista veneto del XVI secolo. Allestita all’interno delle sontuose sale di Palazzo Venezia a Roma, è un percorso scisso in due parti, che trova la sua naturale prosecuzione dall’altra parte della città, all’interno di Castel Sant’Angelo, “costringendo” quasi i visitatori a mutarsi in turisti della bellissima città eterna.

Lungo il percorso espositivo è immediatamente chiaro che l’arte di Giorgione si divide tra armi di seduzione femminile e ritratti, tematiche racchiuse in quelle che da molti è stata definita una pittura enigmatica, di non facile comprensione.

La rassegna ruota intorno a quello che è considerato il capolavoro dell’artista di Castelfranco, i due amici, in cui sono ritratte due figure maschili, due amici appunto, nelle quali Giorgione ha voluto imprimere uno stato d’animo. La sua pittura infatti si distacca da alcuni contemporanei, presenti per contrasto nelle sale, mostrando delle figure vive, animate da sentimenti che turbano i loro sguardi, e danno vita a ritratti tutt’altro che statici.

La tela fa parte della collezione permanente del museo romano, che forse con questa importante rassegna vuole farne la sua “Gioconda”, il portabandiera di un florilegio di capolavori della storia dell’arte italiana e non solo.

Due sculture leonine, provenienti dall’atrio della Basilica di San Marco a Roma collegano idealmente la capitale con la natia Venezia.

Il Palazzo è una squisita costruzione rinascimentale, che trova la sua consacrazione nelle architetture classicheggianti. E quasi mi perdo a guardare questi saloni, che a tratti distolgono il mio sguardo dalle opere che custodiscono, con i loro soffitti alti in legno e le maioliche in cotto.

La mostra di Giorgione si alterna quasi fino a confondersi in una dimensione onirica, con statue, sculture e altri oggetti che provano a ricostruire l’ambiente in cui viveva e si muoveva l’artista.

E c’è anche Fetonte, dalla National Gallery di Londra, davanti ad Apollo ed è subito un tripudio di animali e colori vivaci, e una lussureggiante vegetazione.

Non poteva mancare il mito di Leda e il Cigno e quella mitologia che in qualche modo ritorna nell’arte di questo periodo.

Suggestivo l’allestimento che pare riprodurre dei separé orientali in carta di riso, su cui sono appoggiate le opere, che si offrono agli occhi del visitatore isolate dai saloni affrescati e mosaici dipinti, ma senza nasconderli.

A chiudere il percorso a Palazzo Venezia una proiezione che trasforma le pareti dei saloni in un grande schermo cinematografico, su cui tempere, colori e ritratti dell’artista compaiono e si confondono, sciogliendosi come una tavola di colori da cui originano queste opere immortali.

ART NEWS

La pop-art italiana alla Galleria d’Arte Moderna Pizzinato a Pordenone

Da qualche tempo stiamo assistendo ad una vera e propria haute couture dell’arte. Non ci sono passerelle qui, ma musei che diffondono il gusto, quello culturale s’intende, per le tendenze espositive. Se al Museo del Novecento a Milano Boom 60 occhieggiava alla comunicazione mediatica degli anni ’50 e ’60 in pieno boom economico, alla Galleria d’Arte Moderna Armando Pizzinato di Pordenone il 13 maggio 2017 arriva una mostra che mette insieme i maggiori esponenti della Pop Art italiana. Il mito del pop percorsi italiani, questo il titolo della rassegna a cura di Silvia Pegoraro, riunisce una ventina di artisti per un totale di settanta opere selezionatissime. Mimmo Rotella, Tano Festa, Franco Angeli e Mario Schifano sono solo alcuni dei nomi messi insieme per dar vita a qualcosa di unico e irripetibile. Alcuni dei lavori che troveranno posto lungo il percorso non sono mai stati esposti al pubblico e si affiancheranno ai famosi décollages-collages dei manifesti pubblicitari rotelliani, alle lupe e le acquile di Angeli o le riletture di Michelangelo e dei grandi maestri di Festa.

Galeotta fu la Biennale di Venezia che nel 1964 celebra la pop-art statunitense.

Immagini che coniugano il boom economico al fascino senza tempo della dolce vita: «È il momento – afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Pordenone Pietro Tropeano – di avviare l’approfondimento e la rilettura di un movimento artistico italiano di grande importanza com’è quello della Pop Art in Italia che ha avuto tanti protagonisti in un periodo tra i più vivaci dell’arte contemporanea nel nostro paese».

L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 8 ottobre, è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone, in collaborazione con l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, con il contributo di Fondazione Friuli, e il sostegno di Crédit Agricole Friuladria e Itas Mutua.

Una mostra che ricorre nel trentennale della morte di Ettore Innocente, grande esponente della pop art italiana, al quale è dedicata la locandina dell’evento, e che acquista così una connotazione celebrativa di un gusto sempre attuale e di una figura che ha contribuito a renderlo grande agli occhi del mondo, diffondendo quello stile tipicamente italiano: «Il gusto tutto europeo e italiano, prima ancora che nei riferimenti alla tradizione artistica, si manifesta – afferma la curatrice – in tutti questi artisti nella forte istanza di intervento artigianale/manuale, lontana dalle tecniche prettamente industriali utilizzate dalla Pop americana. Una originalità che le opere in mostra confermano. Evidenziando che, fondamentale nel confronto, è soprattutto l’inclinazione degli italiani a lavorare su stereotipi culturali, anziché soltanto su oggetti-merce e su immagini della comunicazione di massa, con una più spiccata manipolazione delle immagini».

ART NEWS

Il Corridoio Vasariano riapre al pubblico fino al prossimo 30 novembre

Riapre da oggi, fino al prossimo 30 novembre, Ponte Vecchio a Firenze. Il percorso, che unisce gli Uffizi con Palazzo Pitti, fu costruito per volere di Cosimo de’ Medici nel 1565 e realizzato dall’architetto Giorgio Vasari. Si tratta di un passaggio sopraelevato attraverso il quale i granduchi volevano raggiungere in totale privacy e sicurezza il palazzo del governo dalla loro residenza, incerti dell’appoggio del popolo al nuovo Duca e al nuovo sistema di governo, che abolì di fatto la Repubblica fiorentina.

Sul Ponte Vecchio si svolgeva il vecchio mercato della carne, spostato a vantaggio delle botteghe orafe, che ancora oggi occupano il ponte, per evitare che cattivi odori investissero i granduchi al loro passaggio.

corridoio-vasariano-firenze-aperto-2016-internettualeSopra il Ponte Vecchio si aprono una serie di ampie finestre che danno sull’Arno, in direzione Ponte Santa Maria Trinita. Negli anni ’40, esattamente nel 1938, in vista di una visita di Adolf Hitler, Mussolini ne fa realizzare altre due. Secondo la leggenda, il Führer sarebbe rimasto così colpito dalla vista, che fu probabilmente la ragione per cui il ponte, a differenza di tutti gli altri ponti della città, fu risparmiato dalla distruzione. Fu per questo motivo il solo punto di attraversamento nord-sud di Firenze.

Il lungo corridoio attraversa anche la facciata di Santa Felicita. Grazie ad un balcone, protetto da sguardi indiscreti da una fitta cancellata, i granduchi potevano assistere anche alla messa senza per questo doversi mescolare tra il popolo.

Il corridoio fa parte della Galleria degli Uffizi. Al suo interno trova posto la più ampia collezione di autoritratti del Seicento e del Settecento, culminando nel Giardino di Boboli presso la Grotta del Buontalenti.

A causa della sua ristrettezza, per preservare le opere ivi esposte, ma anche in vista di mancanza di uscite di sicurezza, la visita al corridoio sarà possibile solo seguendo una serie di tassativi, come il numero massimo di visitatori per gruppo non superiore a 22, accompagnatori esclusi, più due unità appositamente formate in casi di incendio, per un massimo di persone all’interno del corridoio che non superi le 88 persone incluse il personale. Per tali ragioni pare che l’accesso sia inibito a persone con difficoltà motorie.