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La collezione di un Principe. A Palazzo Zevallos a Napoli fino al 7 aprile

Con l’arrivo delle festività natalizie, inizia a Napoli un periodo particolarmente florido per gli eventi d’arte, che vogliono conquistare il pubblico partenopeo e parte di quei turisti che giungono a frotte, per presepi e tradizioni. Ad aprire le danze quest’anno ci hanno pensato le Gallerie d’Italia, che nella loro storica sede di Palazzo Zevallos a Via Toledo, portano anche per quest’anno un evento da non perdere.

Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, questo il titolo completo della rassegna che dal 6 dicembre fino al 7 aprile 2019, riporta a Napoli, e all’interno di Palazzo Stigliano parte di una prestigiosissima collezione appartenuta alla famiglia Vandeneynden, che abitò proprio nella sontuosa dimora napoletana di Via Toledo a partire dagli ultimi decenni del XVII secolo.

Sono 36 i capolavori che ritornano nelle stesse stanze che hanno abitato, tra cui le opere di Van Dyck, Rubens e Ribera.

Una collezione intima, che consentirà al pubblico di conoscere la famiglia Vandeneynden, Giovanni, ricco e potente commerciante fiammingo, che scelse Napoli come residenza per se stesso, per meglio servire le sue clientele, come era solito per molti altri commercianti del Nord Europa.

Vandeneynden aveva acquistato Palazzo Zevallos dal figlio di Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni, Francesco, e ne aveva commissionato la ristrutturazione ad un monaco certosino, fra’ Bonaventura Presti, attivo a Napoli come architetto.

Il mercante era anche uno squisito collezionista d’arte, e negli anni aveva raccolto opere straordinarie.

La mostra vuole essere un suggestivo viaggio nell’arte del Seicento del panorama italiano ed internazionale, con un focus particolare sulla produzione delle Fiandre.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il Banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), e ancora esemplari di Anthony van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, ma anche Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro e numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Prestiti eccezionali da musei nazionali ed internazionali, che hanno reso possibile questo straordinario ritorno a “casa”, nelle medesime stanze dove a lungo furono custoditi.

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Da De Nittis a Gemito, l’impressionismo napoletano a Palazzo Zevallos fino all’8 aprile

In perfetta sintonia con l’atmosfera natalizia di questi giorni, è stata inaugurata alle Gallerie d’Italia a Napoli la mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo, aperta al pubblico fino all’8 aprile.

E già percepisco questa festiva aria ottocentesca, a cominciare dalla bellissima decorazione che quest’anno adorna il monumentale ingresso di Palazzo Zevallos Stigliano a Via Toledo. Una ghirlanda illuminata sospesa a mezz’aria, tra quel senso di Dickens e il fascino vero del XIX secolo.

All’interno un albero di Natale accoglie i visitatori. Bastano questi piccoli tocchi per fare di questa esposizione, di per sé già molto interessante, la scelta perfetta per queste festività.

Non credo sia possibile, ma Palazzo Zevallos mi appare, in questo periodo, ancora più bello e mi restituisce quell’aria che tutti durante il Natale sogniamo di respirare almeno una volta.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

La mostra è allestita tra il pianterreno e il primo piano. Sono le scene bucoliche di Giuseppe Palizzi quelle che aprono questo percorso espositivo, dove la vita rurale si fa arte: scene di caccia, il mercato dei cavalli, ma anche l’imponente Incitazione al vizio di Michele Cammarano, restituiscono la quotidianità del tempo. Colori vivaci che si alternano a nuance terra, stemperati con pennellate dense, che assumono sulla tela una loro corporeità fino a diventare vere e proprie texture.

Verso la metà del XIX secolo i pittori napoletani entrano a contatto con gli artisti parigini, da Manet a Courbet, generando una proficua contaminazione, che li orienterà verso il realismo che caratterizzerà anche l’impressionismo napoletano.

Le scene monastiche di Toma e Tofano si alternano alla nuda sensualità del Bagno Pompeiano di Domenico Morelli, che ritrae con eccezionale realismo scene antiche e scene bibliche, da La figlia di Jairo alla lapidazione de La Maddalena, che diventano momenti dell’antico quasi fotografati dall’artista.

«Nelle belle serate di luna piena ci si riuniva in terrazza» sono le stesse parole di Giuseppe De Nittis a descrivere la sua opera, che ritrae una scena conviviale, allegra, probabilmente in una taverna sul mare, con tanto di cantori, cui fa da sfondo il bellissimo Palazzo Donn’Anna al chiaro di luna.

Bellissima l’Eruzione sul Vesuvio o, più dialettalmente, Sotto il Vesuvio, tema, quello del vulcano partenopeo, che ritornerà spesso nella pittura di De Nittis, come dimostra la serie di opere qui esposta.

Agli inizi del nuovo secolo i napoletani si fanno sedurre da Gaupil, potente mercante parigino, che offre loro quella visibilità che ne farà maestri, e che li porterà ad esporre le proprie opere anche Esposizioni Universali parisienne.

Vita, vanità, moda si fondono diventando opere che catturano un’epoca come un reportage.

Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli

I dipinti di queste sale sono come finestre aperte sul secolo scorso, attraverso le quali è possibile ammirare una Napoli bellissima, negli oli di Antonio Leto e Eduardo Dalbono, con le loro spiagge di Capri, pergolati e bagnanti ammalianti come sirene. L’isola azzurra, ma anche Mergellina e la Villa Comunali. La città si è offerta ai suoi impressionisti come un perfetto scenario da catturare e condividere. Ma ci sono anche molte scene d’interni e domestiche in questa bellissima rassegna che sembra sospendere il visitatore.

Da De Nittis a Gemito Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos Napoli 2017 2018 Giuseppe De Sanctis

Nel decennio francese, quello che va dal 1806 al 1815 i pittori napoletani sembrano ritrovare il dialogo con il paesaggio. Sono gli anni dell’Ancien Régime quelli in cui gli impressionisti spostano il loro “obiettivo” verso i parchi pubblici e gli spazi aperti, ritraendo le persone che li abitano. Donne eleganti e uomini galanti, fissati in un frangente temporale lontano. Scorgiamo nei dettagli dei loro cappotti, dei cappelli e dei colori un piglio di modernità, quasi contemporaneo, scolpiti da Gemito e dipinti da Giuseppe De Sanctis.

Sembra che gli impressionisti siano quasi la prosecuzione naturale di quell’opera di verità iniziata con Caravaggio, che raffigurano attimi di vita rubati, scevre dalle pose statiche dei secoli prima, impresse sulla tela come precorsici della fotografia.

Sono le strade, i boulevard e i suoi abitanti ciò che a metà del XIX secolo cattura l’attenzione degli impressionisti napoletani, che preferiscono luoghi come i giardini di Lussemburgo e la Senna dal Louvre, ma anche i loggioni dei teatri e la vita borghese.

Bellissime le sculture di Gemito che assumono una nuova dimensione lungo questo percorso espositivo: da Mariano Fortuny ad un Pescatore il realismo travalica la pittura per assumere la consistenza del bronzo.

La mostra dialoga perfettamente con la collezione permanente che diventa naturale prosecuzione, con le sculture di Gemito e nei tanti dipinti di quel tempo che ritraggono una Napoli radiosa prima della Guerra.

A chiudere l’esposizione sono i ritratti di Antonio Mancini, che alla fine dell’800 ritrae giovinetti borghesi e saltimbanchi, figli dei mugnai e scugnizzi, e nei suoi autoritratti anticipa quasi quello che oggi chiamiamo banalmente “selfie”, mostrandosi in studio con un accenno di sorriso come se si stesse specchiando, guardando negli occhi chi osserva. Nei suoi dipinti trovano posto anche Il pazzariello e Bacco, facce diverse di un’unica medaglia che è il popolo di Napoli.

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L’ultimo Caravaggio a Milano fino all’8 aprile

I napoletani lo conoscono bene, L’ultimo Caravaggio, il Martirio di Sant’Orsola, arriva a Milano e, in occasione della colossale mostra Dentro Caravaggio (di cui vi ho parlato qui), diventa protagonista di un’esposizione tutta sua.

Succede alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano, che da oggi, 30 novembre, fino al prossimo 8 aprile 2018 ospiteranno l’opera che tradizionalmente è esposta nell’omologa sede napoletana.

Datato 1610, il Martirio di Sant’Orsola è l’ultimo dipinto di Michelangelo Merisi, che morirà poche settimane più tardi, trasformandosi in un vero e proprio caposaldo della pittura barocca italiana, e punto di partenza per tutti quegli artisti che, con più o meno successo, hanno provato a portare avanti la pesante eredità.

L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto (1610-1640) è proprio questo il sottotitolo della rassegna a cura di Alessandro Morandotti che prova ad indagare le principali città dove Caravaggio è stato recepito, in un periodo storico-artistico diviso tra una devozione totale per Merisi e il nuovo e più colorato gusto del barocco.

Suddivisa in sette sezioni, la mostra illustra ampiamente il Seicento, attraverso le collezioni dei due fratelli Doria, Marcantonio e Giovan Carlo, banchieri e mecenati di grande munificenza.

I due genovesi mostrano le aree di principale interesse dove si mossero, tracciando il gusto artistico e collezionistico del tempo. Da una parte quello partenopeo, dove a dominare è senza dubbio il caravaggismo con echi classicheggianti, dove operò soprattutto Marcantonio, cogliendo i Battistello Caracciolo e i José de Ribera. Dall’altra, Giovan Carlo, si rivolgerà soprattutto a quelle che ai tempi erano forse delle vere e proprie “avanguardie” e ai contemporanei maestri italiani ed europei come Giulio Cesare Procaccini, Pieter Paul Rubens, Bernardo Strozzi, Simon Vouet.

«Un viaggio attraverso la pittura del primo Seicento a Napoli, Genova e Milano, tra fascinazione e resistenza al nuovo e rivoluzionario linguaggio del pittore lombardo» ha detto Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo.

L’evento vede i patrocini del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Comune di Milano nonché la partnership dei Musei di Strada Nuova di Genova e la collaborazione con l’Università degli Studi di Torino.

Un’occasione dunque per confrontare Caravaggio con autori quali Procaccini, Strozzi, Rubens e Van Dyck.

Il Martirio di Sant’Orsola l’ho visto nella mia Napoli, a Via Toledo, ed è stata un’opera che mi ha commosso fino alle lacrime. Ritrovarmi lì, faccia a faccia con Caravaggio, con la sua ultima opera, è stata davvero un’emozione molto forte. Sant’Orsola è ritratta di profilo, portata via dalle guardie, mentre il suo petto è trafitto da una freccia. Secondo la leggenda agiografica, la Santa, venerata dalla Chiesa Cattolica, rifiutò di concedersi al re unno Attila, che la fece uccidere a colpi di frecce.

Un’opera, questa, che non riscosse in realtà immediato successo. Nessuna posa plastica, nessuna santità ostentata. Sant’Orsola è ritratta come una donna più che una martire, una delle tante che probabilmente faceva parte della dissoluta vita di Caravaggio.

Con l’esposizione milanese, il dipinto caravaggesco dialoga con altri artisti, tra cui la monumentale Ultima cena di Procaccini, oggetto di un recente restauro al al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale a Torino.

Main Sponsor dell’evento è Intesa San Paolo. I visitatori della mostra di Palazzo Reale, presentando il proprio biglietto alle Gallerie d’Italia, avranno diritto alla tariffa speciale per l’ingresso alla mostra.

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Sky Arte Festival, a Napoli dal 5 al 7 maggio

Napoli capitale d’Arte. Dopo la moda e i set cinematografici, un altro grande evento vede Napoli protagonista assoluta. Si tratta della prima edizione dello Sky Arte Festival che animerà musei e chiese della città dal 5 al 7 maggio.

Tre giorni di eventi, rassegne, mostre e percorsi alla scoperta dell’arte in compagnia dell’acclamato canale satellitare che collabora, per la realizzazione di questo appuntamento (si spera annuale) con Sky Academy.

Ricchissimo il calendario di incontri, mostre, proiezioni e eccezionali anteprime.

Il tema ruota intorno a LA RIGENERAZIONE, un chiaro messaggio, e probabilmente anche un tentativo, di far rinascere l’arte e una maggiore consapevolezza artistica proprio là dove sembra essersi sopita.

Un festival dell’arte, che la eviscera l’essenza dell’arte in tutte le sue sfumature: dalle rappresentazioni teatrali al cinema, dal documentario alle visite guidate, accontentando ogni tipo di pubblico, ogni età anagrafica, ogni tipo di palato.

Cuore pulsante del progetto e vero e proprio quartiere generale d’arte sarà il Museo PIgnatelli, straordinario esempio di architettura neoclassica napoletana, che lungo la Riviera di Chiaia è stato luogo di rappresentanza per ambasciatori e ministri del XIX secolo. È in questi sfarzosi ambienti ottocenteschi che troveranno posto proiezioni, dibattiti, film, documentari e workshop, ma anche alcune attività per bambini ad opera di Sky Academy, progetto che all’interno dei suoi studios a Milano ha già ospitato più di 4.000 bambini dalla sua fondazione.

Tante le realtà coinvolte, tanti i musei che hanno preso parte all’iniziativa dando vita ad un evento unico nel suo genere: dal Museo MADRE alle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos Stigliano (sede del Banco Intesa San Paolo) arrivando al Rione Sanità. Qui infatti all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità sarà possibile assistere a pièce teatrali e il concerto di Vinicio Capossela.

Si comincia domani, venerdì 5 maggio, all’interno del cortile del museo d’arte contemporanea Donna Regina, dove sarà proiettato in anteprima il film Fabio Mauri – ritratto a luce solida alle ore 20.00. Ma sono tanti gli appuntamenti da tenere d’occhio, molti dei quali a ingresso libero (ma su prenotazione), per un elenco completo e per prenotarne alcuni ecco il sito ufficiale www.festivalskyarte.com

Realizzato grazie al Polo Museale della Campania, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, vede anche la partecipazione della Fondazione San Gennaro e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

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Alle Gallerie d’Italia di Napoli arriva l’“Arlecchino” di Picasso fino all’11 settembre

Il suo arrivo alle Gallerie d’Italia di Napoli è il secondo scambio del percorso “L’Ospite Illustre”, progetto di Intesa Sanpaolo che porta negli spazi delle sue sedi espositive capolavori d’arte di musei esteri, grazie al quale sarà possibile ammirare l’opera Arlecchino con specchio di Pablo Picasso, un’occasione per residenti partenopei e turisti in città di ammirare il noto quadro tradizionalmente esposto nelle sale del Thyssen-Bonemisza di Madrid, e che da oggi invece, fino al prossimo 11 settembre li accompagnerà per tutta l’estate.

Di prestigio il prestito per ottenere il Picasso: le Gallerie d’Italia infatti rinunciano provvisoriamente a quella che è la loro opera-simbolo, Il martirio di Sant’Orsola, ultimo dipinto del Caravaggio conservato alle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos Stigliano, che resterà a Madrid dal 21 giugno fino al prossimo 18 settembre.

L’Ospite Illustre è una rassegna che offre la possibilità di conoscere i dipinti anche al di fuori delle originarie sedi espositive e contesti storico-artistici, quasi estraendone l’essenza: «La presenza dell’Arlecchino a Napoli – hanno detto Michele Coppola, responsabile delle attività culturali di Intesa Sanpaolo, e Paloma Alarcò, responsabile di pittura moderna al Thyssen-Bornemisza all’ANSA – è particolarmente significativa perché bellezza e caratteri dell’opera derivano dal confronto di Picasso con le antiche pitture romane che ammirò nella sua visita a Pompei nel 1917».

Arlecchino con Specchio Gallerie d'Italia Zevallos 2016 - internettuale

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“Restituzioni”: alle Gallerie d’Italia di Milano una mostra da non perdere

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Caravaggio, Rubens, Perugino sono soltanto alcuni dei nomi che entrano a far parte di una grande mostra, Restituzioni, alle Gallerie d’Italia da venerdì 1 aprile fino al prossimo 17 luglio 2016. Sono 145 infatti le opere sottoposte ad interventi di restauro, che sono oggi, letteralmente, restituiti, da qui il titolo della rassegna, al pubblico in tutto il loro splendore grazie al gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

In questa edizione, la diciassettesima, una novità rispetto alle precedenti: nel percorso di visita sono state incluse anche opere provenienti anche dalle sedi delle Banche estere del Gruppo.

La bellezza ritrovata. Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto e altri 140 capolavori restaurati, questo il titolo completo della mostra, fa parte di un programma nato nel 1989 ad opera di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti.

Restituzioni, insieme a Gallerie d’Italia (nelle sedi di Milano, Napoli e Vicenza) entra a far parte dei progetti di Intesa per la valorizzazione dei siti archeologico sul territorio italiano, e la valorizzazione dei più interessanti reperti. I pezzi infatti vengono selezionati in relazione alla necessità e urgenza di restauro. Obiettivo ultimo il recupero dei manufatti maggiormente rappresentativi del patrimonio storico-artistico italiano.

Epoche, ma anche tecniche diverse come pittura su tavola e tela, affreschi, mosaici, scultura in marmo

o pietra, in bronzo, manufatti tessili, oreficeria.

Sono 54 i nuclei di opere d’arte interessati, per un totale di 145 pezzi provenienti da Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto e quest’anno eccezionalmente anche la Repubblica Slovacca.

La mostra rappresenta senza dubbio un’occasione unica per ammirare tutte queste opere in un unico percorso espositivo, scoprendo al contempo le raffinate tecniche dell’arte del restauro.

All’interno di Gallerie d’Italia una sala è interamente dedicata al restauro, così che il visitatore possa scoprire e vedere con i propri occhi il recupero degli affreschi dell’inizio del XII secolo della Chiesa di San Pietro all’Olmo (Milano), dove la restauratrice compone un’immagine di 10.000 frammenti ritrovati nel sottosuolo della Chiesa, come un puzzle di cui non si conosce l’immagine completa.

Dal sito ufficiale, www.restituzioni.com, è infatti reperire oltre che informazioni sui reperti, anche il loro excursus di restauro, fino al loro ritrovato splendore.