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Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.

ART NEWS

Il Museo Bagatti Valsecchi a Milano, gioiello rinascimentale del XIX secolo

In Via Gesù 5, a due passi dal glamour di Via Montenapoleone a Milano, c’è un portone di uno dei palazzi storici del capoluogo lombardo. È quello di Palazzo Bagatti Valsecchi, oggi Museo, che racconta la storia dei due fratelli che l’hanno abitato, Fausto e Giuseppe, che nel cuore della Milano del XIX secolo sognavano di vivere in un’altra epoca.

Ho avuto il privilegio di essere ospitato dal museo durante il mio soggiorno milanese. Se seguite il mio profilo instagram, avrete già visto delle foto e curiosità sul museo.

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Galleria elle armi

Una capsula del tempo all’interno di una capsula del tempo. Come in un gioco di scatole cinesi infatti la Casa-Museo Bagatti Valsecchi, per molti semplicemente Museo BaVa, è un edificio storico settecentesco, con fogge e stili del rinascimento italiano al suo interno. Un errore di datazione, verrebbe da pensare di primo acchito, e invece no, una precisa volontà da parte dei due fratelli Bagatti Valsecchi di ricreare le suggestioni del passato declinato nelle moderne conquiste del tempo.

Il loro però non era il desiderio di fare un falso, quanto il tentativo di conferire una maggiore prospettiva storica ad un casato, il loro, nobile soltanto da poco tempo.

Un gioco architettonico con il quale i Bagatti-Valsecchi si sono dilettati fino al 1974, anno in cui l’ultimo discendente della famiglia, Pasino, figlio di Giuseppe, decise di farne un museo a vantaggio di milanesi e visitatori che desideravano visitare la loro casa.

Ed è proprio la voce di Fausto quella che, attraverso un’audioguida inclusa nel biglietto d’ingresso, quella che ci dà il benvenuto in questi lussuosi ambienti.

È facile essere tratti in inganno in questa casa, dove i soffitti sono molto alti e gli spazi molto grandi, che sa quasi più di castello che di palazzo. Salendo la bellissima scala in ferro battuto, si ha la sensazione di un ambiente medievale scorgendo il corridoio delle armature. Ma il percorso inizia dalla parte opposta, e si comincia così ad indagare quelli che erano gli ambienti di Fausto, il fratello scapolo.

È forte il desiderio di far rivivere il Rinascimento in questa rievocazione fastosa di dimora lombarda.

Passeggio tra gli ambienti privati di Fausto, lo studio, dove è ancora affissa la carta da parati originale, con il Fiore di Cardo, fatta adattare dalle maestranze dell’epoca.

Molto forte nel XIX secolo era il desiderio, un po’ moda, di revival di stili del passato. Il Rinascimento, epoca di un luminare quale Ludovico il Moro, secondo i fratelli era l’epoca più rappresentativa dei fasti italiani.

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Museo Bagatti Valsecchi, vasca da bagno
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Museo Bagatti Valsecchi, conchiglia uno dei fiori è il getto della doccia

Uno sfarzo che ha saputo coniugare tradizione e innovazione, con i comfort dell’allora Era moderna in forme squisitamente rinascimentali. Come il bagno, la cui vasca in marmo, finemente scolpito, nascondeva nella conchiglia sovrastante un moderno getto della doccia, o il pesante bacile in ferro, in realtà moderno lavabo con acqua corrente che scorreva dalle catene cave. Invenzioni, queste, cui gli stessi Fausto e Giuseppe, assertori al tempo stesso della modernità, hanno contribuito a dare vita, così come l’energia elettrica, presente nel palazzo sin dalla fine dell’800, facendo del Bagatti-Valsecchi una delle prime residenze private ad essere dotata di elettricità.

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camera da letto matrimoniale di Giuseppe Bagatti Valsecchi

Gli ambienti di Giuseppe invece presentano la chiara impronta femminile di sua moglie Carolina, a cominciare dalla camera da letto, in cui troneggia il bellissimo letto siciliano in ferro battuto e velluto rosso del ‘700. Un po’ asincrono per lo stile della casa, ma contornato da suppellettili e mobili anche a misura di bambino.

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letto matrimoniale in ferro battuto del ‘700 (camera matrimoniale di Giuseppe Bagatti Valsecchi)

È incredibile pensare che tra lo sfarzo di mobili, già d’antiquariato e preziosi ai tempi, e in questa camera da letto, i Bagatti Valsecchi avessero un televisore attraverso il quale hanno assistito, nel 1969, allo sbarco sulla luna, insieme ai vicini e a chi, meno fortunato, il televisore, oggetto per pochi, ancora non l’aveva.

Percorrendo stanze e passaggi è impossibile non notare le iscrizioni e i motti di tipo moraleggiante disseminati un po’ ovunque: dai camini alle pareti, sono tanti i moniti anche in latino tanto cari ai due fratelli.

Al pari dei nobili del tempo, anche i Bagatti-Valsecchi avevano un giorno per ricevere. Il giovedì infatti era destinato agli ospiti, che potevano intrattenersi attoniti dallo sfarzo di questo bellissimo posto.

Curioso il Nettuno raffigurato sul camino, pezzo d’antiquariato che mostra anche lo spirito di adattamento dei due appassionati, così come il pianoforte, camuffato da credenza, per non intaccare lo spirito rinascimentale dell’ambiente con invenzione di chiara epoca successiva.

Negli ambienti di Giuseppe si percepiscono le influenze artistiche di Sondrio, che restituiscono le atmosfere valtellinesi di cui erano originari i fratelli.

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foto della quotidianità della famiglia all’interno della Casa Bagatti Valsecchi

Bellissimo il raccordo tra gli appartamenti dei due fratelli, sovrastato da una cupola che funge da lucernario, in cui porcellane e piatti finemente dipinti fanno sfoggio sulla mobilia.

Gli ambienti sono stati ricostruiti grazie ad un libro illustrato del 1918, con le immagini di ogni singola stanza, oggi esposto.

Bellissimi gli arazzi a mo’ di carta da parati che raffigurano il re persiano Ciro nella camera da pranzo in cui le porcellane sono ancora lì, sul tavolo, con una quotidianità palpabile.

Oggi il Museo ospita eventi, concerti per camera, esposizioni di arti applicate giapponesi, mostre temporanee e presentazioni, avvalendosi anche di tecniche digitali che, tra mappe, video e pannelli didattici hanno animato le sale del museo.

museo-bagatti-valsecchi-milano-app-iphone-internettualeSeguendo il filo dell’innovazione, oggi il museo ha anche una comodissima app per iOS e Android che ci guida sullo smartphone in ogni stanza e pezzo del museo, facile, intuitiva, bella.

Da segnalare la tradizione di eventi ogni giovedì.

A chiudere il percorso è la prima sala che ho intravisto salendo, il corridoio delle armi, con armature e armi rinascimentali. Non ci sono armi da fuoco, ma lance, spade, scudi. Di grande interesse uno scudo in pelle.

Non deve stupire la raffigurazione di una scarpa tra gli stemmi dei vetri istoriati del salone: colti quanto umoristici, i Bagatti-Valsecchi vollero la rappresentazione di una scarpa su di uno stemma per rendere omaggio al proprio cognome: bagat, infatti, significa proprio questo, scarpa.

Emozionante, in chiusura, la voce di Fausto che saluta i visitatori come ospiti della sua casa, che nel 1974 fu donata alla Fondazione omonima Bagatti Valsecchi cui fa capo e che, grazie agli Amici-volontari Bagatti Valsecchi, fa sì che questo gioiello sia preservato per le generazioni future.

Per maggiori informazioni:

www.museobagattivalsecchi.org

hashtag ufficiali: #museobava #museobagattivalsecchi

il museo è presente altresì su instagram, twitter e facebook con immagini, curiosità e news.

INTERNATTUALE

Instagram: da Forbes i dieci migliori consigli per aumentare la visibilità e i follower

Come si fa ad avere successo su instagram?

In un momento storico in cui il lavoro ristagna, è internet la vera gallina dalle uova d’oro. Sono in molti infatti a domandarsi come avere successo on-line. YouTube, blog, facebook sono i social deputati a cercare fortuna e fama, con la speranza di riuscire a incanalare il giusto flusso di follower. Tra i più gettonati instagram, il social dedicato alle sole fotografie, che si è trasformato negli anni nel vero alleato di fotografi e fashion blogger. Qui in molti provano a trovare la popolarità postando le proprie immagini, provando, puntualmente, quel senso di frustrazione e impotenza che arriva quando la propria immagine staziona intorno ad una decina scarsa di like.

Per coloro che hanno avuto la fortuna di iscriversi agli albori del 2010, anno di nascita del noto social network, le cose erano molto più facili. I diversi algoritmi e la poca diffusione sui soli utenti iOS (ovvero iPhone) ha fatto sì che i “pochi” profili potessero accrescere immediatamente di popolarità, ricevendo un bel po’ di like e follower.

Dall’aprile del 2012, quando instagram si è aperto anche ad Android, le cose son un po’ cambiate. Gli utenti erano circa 25.000.000 e riuscire a farsi notare era un po’ più complicato.

Non bastavano più le classiche foto di gattini e tramonti: instagram si è trasformato in una piattaforma con del potenziale.

Oggi gli iscritti sono circa 300.000.000 con una media di 95.000.000 di foto condivise al giorno. Difficile dunque in un oceano fotografico come questo riuscire a catturare l’attenzione dei tanti.

Cominciamo subito col dire che non esiste una formula magica. Diffidate dunque da video, tutorial, trucchi ed espedienti vari. Ma sfatiamo subito un altro mito: le sole foto belle da sole non bastano.

In molti infatti dicono che bastino delle belle foto a creare un naturale engagement con il vostro profilo. Se fosse vero, i fotografi professionisti allora avrebbero tutti una corsia preferenziale. La verità è che molti profili oggi COMPRANO un pacchetto di utenti e di like dai BOT.

instagressUno dei più noti è instagress, sito attraverso il quale è possibile sottoscrivere un pacchetto in abbonamento, automatizzando commenti, like e follow su hashtag o geolocalizzazioni precise. È questo il “robot” che lavora al vostro posto facendo girare il vostro profilo. Sì, perché si stima che ogni cento like ci siano sei nuovi utenti in più che decidono di seguirvi.

Ma abbonamenti a parte, quali sono le “tecniche” per avere una maggiore visibilità?

La prima regola è non postare foto altrui. Se condividete la foto di Mario Testino o di Bar Rafaeli augurandovi che il loro nome apporti un maggior flusso sul vostro profilo, vi sbagliate. La prima regola è quella di essere originali: uno scorcio, una strada, una via, persino un banalissimo caffè, purché vostri, saranno senza dubbio più efficaci della foto rubata da internet e condivisa per puro amore o spirito di emulazione.

NO a gattini. Il gattino può apportare un po’ di like in un singolo post, ma se il vostro profilo è costellato di gatti alla lunga stancherà e anche i seguaci che avete conquistato vi “defolloweranno”.

NO a selfie selvaggi. A meno che voi non siate Mariano Di Vaio in Armani o Belen Rodriguez a Formentera, è inutile postare un vostro selfie ogni tre ore per dire cosa state facendo, sperando che la vostra faccia abbagliata da filtri sia notata.

instagram app LG telefonia - internettualeQualche consiglio per tentare di incrementare il proprio traffico arriva dalla rivista di economia e finanza statunitense Forbes che ha svelato 50 tips. Ecco i dieci migliori:

  1. Usare degli hashtag di scambio. È probabilmente la prima regola, quella di ricorrere agli ormai consueti #FF, #instafollow, #l4l, #tagforlikes e #followback per far capire agli utenti che like e follow saranno ricambiati (e ricambiateli).
  2. Mettete like alle foto degli altri utenti, interagendo. Neil Patel ha infatti stimato che ogni 100 like ci sono più di sei nuovi utenti che vi seguono.
  3. Mettete almeno 100 like al giorno random. Secondo una stima approssimativa, sono 6.1 utenti in più ogni cento mi piace che mettete.
  4. Utilizzare gli hashtag più usati per risalire nella ricerca come #love, #instagood, #tbt and #photooftheday
  5. Il sito americano consiglia di postare alle 2 del mattino o 5 del pomeriggio; in Italia gli orari migliori sono le 14.00 e le 19.00
  6. Molti sottovalutano il potere delle didascalie, ma una bella descrizione della vostra immagine più riuscire a creare engagement più di un hashtag. Includete anche qualche domanda per creare interazione.
  7. Postate di domenica. Il sito di economia e finanza consiglia la domenica come giorno per avere una maggiore visibilità; mentre le immagini postate il mercoledì creano molto più engagement.
  8. Siate consistenti. È inutile postare mille immagini che non hanno nessuno scopo se non quello di condividere l’ennesimo inutile selfie o foto fatta per caso. Fate capire che i follower contano per voi, postando cose interessanti da vedere.
  9. Seguite le persone suggerite, seguite quelle con interessi comuni ai vostri, condividete il vostro profilo sui vostri canali social. Fate rete. Si tratta di un social, quindi social(izzate).
  10. Non eccedete con i filtri: se sono stati proprio i filtri ad aver fatto la fortuna di instagram all’inizio, oggi, paradossalmente, in controtendenza pare che siano proprio le foto senza filtri quelle che creano un maggior interesse.
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Le sale di Palazzo Chigi a Viterbo aprono al pubblico il 14 e 15 maggio

È un week-end di arte inedita quello che vi aspetta, se siete nei pressi di Viterbo. Per la prima volta infatti sono aperte al pubblico le stanze di Palazzo Chigi, storico edificio di metà ‘400 fatto costruire dalla famiglia di mercanti pisani Caetani, per poi essere acquistato dai Chigi nel primo decennio del secolo successivo.

La residenza era appartenuta a Francesco e Agostino, grandi mecenati di Raffaello.

All’interno sarà possibile vedere per la prima volta i delicati affreschi dello Studiolo del Pappagallo e la bellissima Madonna con bambino benedicente dipinta da Antonio Del Massaro, detto Pastura, che si trova nell’edicola della loggia del cortile del palazzo.

I visitatori avranno modo di scoprire il grande salone di rappresentanza, la sala di Afrodite, la cappella, ma anche le cucine in muratura dove è possibile ammirare ancora il vincellaro, antesignano di quello che poi sarà il frigorifero.

La visita è resa possibile grazie al patrocinio dall’Assessorato alla Cultura di Viterbo, e saranno ammessi solo coloro che hanno prenotato un tour con la guida ufficiale. Sono tre i turni previsti, per un massimo di venti persone per volta, che potranno vedere il palazzo nei giorni di sabato 14 e domenica 15 maggio, con un costo del biglietto di ingresso di 10 €.

Un’occasione da non perdere per scoprire i luoghi della ricca famiglia dei Chigi e dei loro monumenti.

Per maggiori informazioni:

www.visitarelatuscia.it