ART NEWS

A Napoli arrivano 5 mummie di gatto. Ecco dove

Nella Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli abbiamo persino la mummia di un coccodrillo, ma forse delle mummie di gatto possono rappresentare una sorprendente novità persino per il sazio pubblico napoletano.

Da oggi infatti è possibile vedere ben cinque mummie feline di 2500 anni fa presso il Museo Orientale Umberto Scerrato dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, a palazzo du Mesnil di Via Chiatamone 62.

Le mummie risalgono ad un periodo compreso tra il 390 e il 170 a.C. La più lunga misura ben 56 centimetri, la più corta invece 31.

Si tratta di una specie nilotica e le altre quattro libiche. Al loro interno ci sono degli scheletri di gattini uccisi in onore delle divinità in età compresa tra i 4 e gli 8 mesi.

Questo genere di mummie presentano tratti somatici dipinti a inchiostro, con occhi rossi e neri. Nel mondo se ne contano soltanto 25 esemplari.

Un evento eccezionale dunque, se si considera che questo, come tengono a precisare i promotori della mostra, è l’unico gruppo di mummie di gatto in Italia.

Una di esse in particolare ha la caratteristica di un motivo decorativo molto raro, fatto di losanghe a spina di pesce, di cui ce n’è soltanto un altro al mondo.

Per tutte le altre informazioni:

http://museorientale.unior.it

TELEVISIONE

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa per una nuova produzione TV

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa, ma non si tratta del seguito dell’acclamata serie The Young Pope. Il regista Premio Oscar per La Grande Bellezza, sarà infatti impegnato nelle riprese di The New Pope, il nuovo Papa, una nuova serie, nuovamente in collaborazione con il canale americano via cavo HBO, che porterà di nuovo Sorrentino dentro le mura del Vaticano.

James Cromwell and Diane Keaton in The Young Pope (2016)

Ma non ci sarà Papa Belardo e Suor Mary, ovvero Jude Law e Diane Keaton questa volta, né, pare, si tratti di un seguito della prima fortunata serie.

I casting infatti per trovare il volto del nuovo pontefice e di tutti i personaggi che animeranno questa nuova serie sono appena cominciati. Forte della vendita in ben 110 paesi nel mondo di un telefilm ormai cult, questa nuovo serial è scritto dallo stesso Sorrentino in collaborazione con Umberto Contarello, ed è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e co-prodotta da Mediapro. Distributore internazionale è FremantleMedia International.

Grande delusione dunque per chi aveva visto nel finale aperto di The Young Pope la possibilità di una seconda stagione che, a questo punto, sfuma completamente con questo nuovo progetto.

Ho sempre temuto i seguiti, le seconde stagioni le produzioni dovute ad un grande successo o comunque un prodotto il cui ciclo vitale sembra essersi esaurito già nel momento in cui si trasforma inconsapevolmente in un cult.

La produzione partirà alla fine del 2018.

Nel frattempo Toni Servillo, attore prediletto di Sorrentino, ha confermato da Fabio Fazio l’indiscrezione che circolava da tempo sul desiderio di girare un film intorno alla figura di Silvio Berlusconi da parte del regista napoletano. L’attore vestirà i panni del Cavaliere ed ex Premier, che per Sorrentino aveva già interpretato Giulio Andreotti ne Il Divo, e che ritorna adesso davanti alla macchina da presa dopo La Grande Bellezza.

TELEVISIONE

Tutankhamon, mini-serie sulla scoperta della tomba del Faraone-bambino su Focus TV

In un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo, anche FOCUS, canale-costola del magazine scientifico più famoso d’Italia, ha deciso di dedicare la sua programmazione ad una produzione non prettamente di divulgazione. Succederà lunedì 22 e martedì 23 maggio in prima serata, quando il canale del gruppo Discovery Italia trasmetterà la mini-serie Tutankhamon, kolossal in quattro puntate su di una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo, la scoperta della tomba del famosissimo faraone bambino.

Diretto da Peter Webber, regista tra gli altri de La ragazza con l’orecchino di perla, lo sceneggiato arriva nel nostro paese in prima TV dopo il successo che ha riscontrato in Gran Bretagna, con una media di sei milioni di telespettatori per episodio sul canale Itv.

Sam Neill, Max Irons, and Amy Wren in Tutankhamun (2016)

Presentata in anteprima al Museo Egizio di Torino, la mini-serie è ambientata tra le sabbie e le rovine della Valle dei Re, in Egitto, e vede protagonista il giovane e fascinoso Max Irons, classe ’85, figlio del noto attore Jeremy, nei

Catherine Steadman in Tutankhamun (2016)

panni dell’archeologo  Howard Carter, affiancato da Sam Neill, veterano di pellicole-avventura e noto al grande pubblico per il suo ruolo di paleontologo in Jurassic Park, che qui invece interpreta il mecenate Lord Carnarvon. I due saranno affiancati dalla giovanissima Amy Wren, che interpreta la figlia di Carnarvon, Evelyn, mentre l’attrice Catherine Steadman interpreta la giovane Maggie.

Una serie che si propone di essere avvincente e che racconterà una pagina importante di storia dell’archeologia. L’appuntamento quindi è fissato per lunedì 22 alle ore 21.15 sul canale 56 del digitale terrestre con i primi due episodi della serie.

TELEVISIONE

TREDICI… ragioni per vedere il nuovo serial Netflix

copertina della nuova edizione del libro di Jay Asher, Mondadori

La serie televisiva del momento è TREDICI, nuova produzione Netflix, che ritorna protagonista assoluta con una produzione originale. Il serial ha subito raccolto consensi di pubblico e critica. Un teen drama, manco a dirlo, in tredici episodi, che si è subito distinto per la qualità dei suoi contenuti. Non il classico telefilm glamour sugli adolescenti, che snocciola patemi d’amore e di vita, ma un vivido affresco sulla gioventù di oggi, custode inconsapevole del nostro futuro.

13 Reasons Why, questo il titolo originale della serie, che tradotto sta più o meno per 13 Motivi per cui…, ruota intorno alla figura di Hannah Baker (Katherine Langford, al suo debutto televisivo da protagonista) che decide di togliersi la vita, registrando però tredici audiocassette dove in ognuna spiega una ragione per cui ha deciso di compiere il gesto estremo.

Un flashback che incuriosisce lo spettatore sin dai primi minuti, quando il giovane Clay Jensen si ritrova con una scatola contenente le registrazioni, che indicano anche lui tra le ragioni del suicidio.

Prosegue quindi, per la piattaforma di streaming video a pagamento più diffusa al mondo, la nostalgia degli anni ’90 e, dopo il successo del paranormale Stranger Things, propone adesso un’altra serie che occhieggia a quelli che sono diventati grandi classici del piccolo schermo, mixando drama ad atmosfere a metà strada tra Twin Peaks (altro grande ritorno di questa stagione) e Stephen King.

Lo scorso marzo l’Hollywood Reporter ha anticipato che Netflix ha già commissionato una seconda stagione del telefilm.

Molto bravi gli attori, a cominciare da Katherine Langford perfetta nel ruolo di adolescente un po’ torbida e turbata, che vive le problematiche di una qualsiasi adolescente. Tante le tematiche affrontate nel telefilm, dal suicidio al (cyber) bullismo, passando per la violenza sessuale.

Ispirata all’omonimo romanzo di Jay Asher del 2007, la serie, come di consueto per Netflix, è già stata interamente pubblicata sulla piattaforma il 31 marzo scorso, trasformandosi in poche settimane prima in cult e poi in vero e proprio fenomeno mediatico.

E se proprio vogliamo trovare, parafrasandone il titolo, tredici ragioni per guardare questa nuova produzione di certo possiamo annoverare: per l’attore Dylan Minnette (che interpreta l’inquieto Clay), la talentuosa Katherine, per il documentario Tredici: oltre in cui produttori e psicologi affrontano le tematiche trattate, per le controversie che ha generato sulla stampa americana (e che senza dubbio faranno discutere), per scoprire una versione inedita della cantante e attrice Selena Gomez (che qui è produttrice esecutiva), per il ruolo ricorrente di Kate Walsh (indimenticata dottoressa Montgomery di Gray’s Anatomy), per comprendere le ragioni della censura che il telefilm ha avuto in alcuni paesi come la Florida, per (ri)scoprire il romanzo originale edito in Italia da Mondadori, per un teen drama che fa riflettere, per le tematiche poco trattate in TV ma di grande attualità, per entrare nella psicologia di una ragazza come tante apparentemente felice, per scoprire come potrebbe svilupparsi la trama della seconda stagione, per scoprire qual è il ruolo del protagonista nella morte della giovane Hannah.

Unica pecca, forse, quella della nostalgia per il passato. Dubito che degli adolescenti nati tra la fine e gli inizi degli anni 2000 possano conoscere, o quantomeno sentire la mancanza, di un passato analogico, affidando le proprie memorie a delle vecchie (e senza dubbio più scenografiche) audiocassette. Nell’era digitale sarebbe stato più logico, seppur meno suggestivo, che Hannah affidasse la sua storia all’iPhone, ad un iPad o qualsiasi altro strumento del web 2.0; io stesso, che appartengo invece ai millennials, faticherei a trovare uno stereo o un registratore analogco su cui imprimere la mia voce.

In compenso i fan troveranno tutte le risposte, o forse no, nell’ultimo episodio della stagione che, sin dalla prima puntata, promette già molte sorprese e colpi di scena.

ART NEWS

La pop-art italiana alla Galleria d’Arte Moderna Pizzinato a Pordenone

Da qualche tempo stiamo assistendo ad una vera e propria haute couture dell’arte. Non ci sono passerelle qui, ma musei che diffondono il gusto, quello culturale s’intende, per le tendenze espositive. Se al Museo del Novecento a Milano Boom 60 occhieggiava alla comunicazione mediatica degli anni ’50 e ’60 in pieno boom economico, alla Galleria d’Arte Moderna Armando Pizzinato di Pordenone il 13 maggio 2017 arriva una mostra che mette insieme i maggiori esponenti della Pop Art italiana. Il mito del pop percorsi italiani, questo il titolo della rassegna a cura di Silvia Pegoraro, riunisce una ventina di artisti per un totale di settanta opere selezionatissime. Mimmo Rotella, Tano Festa, Franco Angeli e Mario Schifano sono solo alcuni dei nomi messi insieme per dar vita a qualcosa di unico e irripetibile. Alcuni dei lavori che troveranno posto lungo il percorso non sono mai stati esposti al pubblico e si affiancheranno ai famosi décollages-collages dei manifesti pubblicitari rotelliani, alle lupe e le acquile di Angeli o le riletture di Michelangelo e dei grandi maestri di Festa.

Galeotta fu la Biennale di Venezia che nel 1964 celebra la pop-art statunitense.

Immagini che coniugano il boom economico al fascino senza tempo della dolce vita: «È il momento – afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Pordenone Pietro Tropeano – di avviare l’approfondimento e la rilettura di un movimento artistico italiano di grande importanza com’è quello della Pop Art in Italia che ha avuto tanti protagonisti in un periodo tra i più vivaci dell’arte contemporanea nel nostro paese».

L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 8 ottobre, è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone, in collaborazione con l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, con il contributo di Fondazione Friuli, e il sostegno di Crédit Agricole Friuladria e Itas Mutua.

Una mostra che ricorre nel trentennale della morte di Ettore Innocente, grande esponente della pop art italiana, al quale è dedicata la locandina dell’evento, e che acquista così una connotazione celebrativa di un gusto sempre attuale e di una figura che ha contribuito a renderlo grande agli occhi del mondo, diffondendo quello stile tipicamente italiano: «Il gusto tutto europeo e italiano, prima ancora che nei riferimenti alla tradizione artistica, si manifesta – afferma la curatrice – in tutti questi artisti nella forte istanza di intervento artigianale/manuale, lontana dalle tecniche prettamente industriali utilizzate dalla Pop americana. Una originalità che le opere in mostra confermano. Evidenziando che, fondamentale nel confronto, è soprattutto l’inclinazione degli italiani a lavorare su stereotipi culturali, anziché soltanto su oggetti-merce e su immagini della comunicazione di massa, con una più spiccata manipolazione delle immagini».

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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

ART NEWS

Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

ART NEWS

Art Déco, viaggio nei ruggenti anni. A Forlì fino al 18 giugno

Un viaggio, quello della mostra Art Deco – gli anni ruggenti in Italia, che, come un vivido racconto, proietta lo spettatore in un’altra dimensione spazio-temporale. Stampe, ma anche suppellettili, preziosi monili, passando per arredi d’epoca, automobili e treni. Sì, perché quello di Art Deco, ai Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno 2017, è la fastosa rievocazione dei primi del Novecento, quando tutto era lusso, raffinata ricerca di una bellezza colta e di un gusto che avrebbe segnato per molti decenni a venire di quel design, primigenio antesignano dell’inconfondibile stile italiano.

Lungo il percorso espositivo trova spazio anche una mastodontica Isotta Fraschini di tipo 8b, di un intenso blu cobalto, appartenuta a Gabriele D’Annunzio. Questa autovettura, che poteva sfrecciare ad una velocità di ben 150 chilometri orari, fu ribattezzata Traù dal poeta vate, in omaggio alla città martire della Dalmazia.

Lusso sempre, comunque e ovunque. Lo dimostrano gli sfarzosi arredi del Côte d’Azur Pullman Express, lussuosissimo treno francese che percorse la costa azzurra dal 1929 al 1939, accogliendo il passeggero di prima classe su comode poltrone, pregiati tavoli in legno, lampade e vetri con putti vendemmianti, e che tante stampe d’epoca ha ispirato per la sua promozione.

Tante le influenze che hanno ispirato le opere e le manifatture dell’epoca, che mostrano un’Italia compatta che avanza verso il progresso e una propria visione del futuro: dalle evidenti ascendenze orientali delle porcellane di Ginori al gusto classico delle anfore di Gio Ponti.

Uomini eleganti e donne alla moda. Non si può non pensare al Grande Gatsby lungo il percorso, con jazzistici preludi sonori dell’audioguida, che ricreano l’atmosfera mondana del ventennio, e gli ambiziosi progetti che l’architetto milanese per antonomasia, Piero Portaluppi, disegnò con grande ironia per la città di New York, di cui restano soltanto schizzi e modelli.

È una figura ambivalente quella dell’uomo che emerge da questa rassegna, ora atleta virile ora efebo aggraziato e un po’ dandy, così come le sensuali donne dagli sguardi languidi, come l’iconica Turandot del poster di Leopoldo Metlicovic del 1926.

Ma non è un caso invece che sia il conturbante volto di Wally Toscanini il manifesto-simbolo di questa grande esposizione, poiché incarna perfettamente l’essenza regale e ribelle di questo secolo: figlia del noto compositore Arturo, Wally è stata ritratta da Alberto Martini come una giovane regina di Saba, con il viso contornato di gioielli e perle, adagiata su di una chaise longue con un bellissimo abito di seta gialla. Questo grandioso pastello era stato commissionato dall’amante della donna, il conte Emanuele Castelbarco, sposato e di diciotto anni più grande, che ricorse a tale espediente per incontrare segretamente la giovane durante le ore di posa. I due, su suggerimento di Gabriele D’Annunzio, presero la cittadinanza ungherese, affinché il conte divorziasse e fosse libero di sposare la giovane e bella Toscanini.

I ruggenti anni ’20 sono vicini a noi contemporanei più di quanto il loro mito intramontabile non suggerisca già, con una piccola dose di trasgressione, gli amori clandestini e il loro inconfondibile stile Art Déco.

CINEMA, INTERNATTUALE

Claudia Cardinale, Cannes e la polemica ipocrita di twitter

A poche ore dalla sua presentazione ufficiale ha già suscitato non poche polemiche. Parlo del poster della 70esima edizione del Festival di Cannes, che quest’anno vede protagonista un’altra icona del cinema internazionale, Claudia Cardinale.

Dopo Marcello Mastroianni, Ingrid Bergman e Jean-Luc Godard delle passate edizioni a troneggiare sul poster della kermesse di cinema più prestigiosa al mondo c’è questa volta la nota attrice italiana. Una giovanissima e sorridente Cardinale intenta a saltare e girare gioiosa su se stessa, con i lunghi capelli al vento.

Uno scatto vintage in bianco e nero che nella locandina è stato riproposto con colori purpurei-violacei, mentre la silhouette dell’attrice sembra adesso volteggiare tra uno scintillante numero 70.

Immediata la polemica per qualche colpo di “photoshop” che avrebbe ristretto la vita e le caviglie della protagonista di Il Giorno della Civetta, e ne ha ritoccato anche i capelli.

Un vero “sacrilegio” secondo i twitteri su di una Claudia poco più che ventenne.

Ad operare i ritocchi su di una foto dell’Archivio Cameraphoto Epoche di Getty Images è stato Philippe Savoir, che ha adeguato l’immagine allo spirito di questa edizione e, confrontandola con lo scatto originale, senza dubbio è innegabile che i ritocchi ci sono stati.

Ma si tratta di una polemica inutile, quella del web che sembra continuare ad indignarsi senza alcuna coerenza.

i ritocchi evidenziati da Vanity Fair Italia

In un mondo, quello del web, dove anche il ritocco è diventato democratico e, nell’era del post-Photoshop anche un semplice selfie con lo smartphone è abbondantemente ritoccato grazie ad applicazioni e filtri, suona un po’ ridicolo, e probabilmente ipocrita, risentirsi e polemizzare contro qualche click del computer che ha soltanto attualizzato l’immagine dell’attrice, adeguandola ad un diverso uso, trasformandola da scatto distratto di un magazine d’epoca a iconica immagine del cinema.

Felicissima e onorata la Cardinale che in merito alla scelta di questa foto, di cui nemmeno si ricordava, ha detto: «Ma quella foto mi rammenta i miei inizi, un’epoca in cui mai avrei immaginato di ritrovarmi un giorno sulle gradinate del più celebre dei Festival» incurante dell’incriminato ritocco

Qualsiasi fotografo o ritoccatore, ma anche semplice utente di facebook e instagram, avrebbe, se ne avesse avuto la capacità e la possibilità, assottigliato una caviglia ed un polpaccio appena deformato dallo slancio del salto, senza nulla togliere alla bellissima espressione di un viso radioso.

Quante volte sbianchiamo i nostri denti, assottigliamo il viso, eliminiamo il doppio mento, utilizziamo un filtro che schiarisca la pelle o ci faccia apparire più giovani?

Per pura vanità o semplice insicurezza siamo tutti soggetti al ritocco fotografico, e molto più spesso al bugiardo auto-ritocco, quello di cui ci vergogniamo come le showgirl del botox in televisione e continuiamo a negare anche di fronte all’evidenza.

Da intelligente donna di spettacolo, persino Claudia ha elegantemente glissato l’argomento, perché conosce bene le leggi del marketing e le regole che lo showbiz impone. Per questo motivo trovo particolarmente fasullo continuare a fare la morale su di una consuetudine abusata da tutti: chi non ha usato il filtro leviga almeno una volta scagli la prima pietra.

 

CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.