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La grande cultura ritorna a casa: Napoli Città Libro, dal 24 al 27 maggio a Napoli

La grande cultura ritorna finalmente a casa. È così che si può dire, senza alcuna esagerazione, perché Napoli Città Libro, la grande fiera del libro e dell’editoria, come suggerisce lo stesso sottotitolo, Salone del Libro e dell’Editoria, terrà banco da giovedì 24 fino a domenica 27 maggio nel Complesso di San Domenico Maggiore, nel cuore del centro storico di Napoli.

Ed era da qualche anno che un evento del genere e di questo livello qualitativo latitava dalla città, da quando galassie e altre galassie si sono susseguite con più o meno successo per poi finire risucchiate nel buco nero dell’oblio.

Napoli Città Libro si preannuncia come uno di quegli eventi che non solo ti rendono orgoglioso di essere napoletano, ma che portano anche con fierezza e onore Napoli in Italia e nel mondo, a cominciare dal passato Salone del Libro di Torino, dove hanno sfilato e stilato opinioni e letture autori del calibro di Erri De LucaDe SilvaMaurizio de Giovanni e tanti altri. Autori ai vertici delle classifiche non per una moda effimera, ma per uno spessore culturale che ne ha fatto autori di culto.

Tanti gli eventi in questa quattro-giorni, dove lettori e scrittori, ma anche editori, avranno modo di incontrarsi in un fecondo scambio di idee, selfie di rito e autografi.

Opera di quello che è un vero e proprio miracolo Comitato Liber@Arte, nato nel marzo del 2017 con finalità di promuovere la lettura, svegliare le coscienze e sensibilizzare le Istituzioni proprio per il ritorno di un evento del genere. Soci promotori l’editore Diego Guida, l’editore Alessandro Polidoro, l’editore Rosario Bianco. Il comitato ha reso possibile, non senza un lungo lavoro di preparazione, questa rassegna che torna e fa tornare protagonisti i libri e i loro autori nella città di Partenope.

Ricchissimo il calendario di eventi, anche off, in giro per la città, che coniuga la letteratura alla fiction che ne è stata tratta, come quelli delle ore 16.00, ogni giorno, organizzato ad esempio dal AssociazioneInsolitaguida, che porterà i visitatori, sabato 26 maggio, alla scoperta dei luoghi che hanno caratterizzato la serie I Bastardi di Pizzofalcone. Perché anche, e soprattutto, questo è fare cultura, sviluppando al contempo il turismo, con la promozione del territorio e quei luoghi da far scoprire e conoscere.

Particolarmente interessante il percorso con l’associazione Le Capere, che ci condurrà per i vicoli di Napoli attraverso le pagine di Goethe e di Matilde Serao, prima donna a dirigere un quotidiano come Il Mattino, e grande narratrice di Napoli, della sua storia, di quelle superstizioni e leggende che l’hanno resa così iconica agli occhi del mondo.

Ma Napoli Città Libro non vuole proporsi come retorico incontro per addetti ai lavori che vogliono promuovere in maniera sterile il proprio lavoro, ma come aggregatore anche per e di giovani, intesi come prolifici semi del nostro futuro, coinvolgendoli in attività, come i Laboratori didattici per i più piccoli, che hanno stimolato e continueranno a stimolare quegli interessi e quelle passioni che plasmeranno gli uomini e le donne del domani.

Tra gli eventi da segnalare, la straordinaria partecipazione degli istituti e licei e Università tra cui quello di Oscom Lab Federico II, venerdì 25 maggio alle ore 10.00, quando saranno presentati alcuni filmati realizzati sulla base di testi inerenti all’arte sacra: Chiese, Arte e Simboli, monumenti di ogni tipo, Storie, Favole e Processioni. Un filmato che presenta l’Arte nella sua accezione più sacra.

Venerdì 25, alle ore 11.00, sarà presentato inoltre il volume Raccontami una storia di libri, di parole; si tratta di una raccolta illustrata di una serie di racconti e poesie selezionati dall’Istituto Ariosto.

Alle ore 12.00 di venerdì, la classe 3F dell’Istituto Degni presenterà il romanzo fantasy Il ritorno di Alice nel paese del Corallo realizzato nel Laboratorio di Lettura e Scrittura creativa della scuola a cura di un gruppo di alunni dell’indirizzo Liceo Scienze Umane e del Liceo Artistico guidati dalla docente Carolina Flauto.

Anche l’Istituto Nobel presenta una antologia di racconti, sul tema Back Home: sabato 26 maggio alle 14.15 storie di viaggio, e presentazione video dedicato al tema del corallo, sarà anche l’occasione per presentare un video a supporto dell’opera dedicato al tema del corallo, i viaggi per mare relativi alla pesca dell’oro rosso e focus sull’aspetto commerciale.

Mentre sabato 26 maggio alle ore 12.10 il Liceo De Sanctis presenta un progetto, di durata triennale realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno.

Per il calendario completo degli eventi e tutte le informazioni sulla rassegna:

www.napolicittalibro.it

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ART NEWS, LIFESTYLE

Artigianato e Palazzo: dal 17 maggio al Giardino Corsini di Firenze nel nome di Ginori

Nata nel 1995 da un’idea di Neri Torrigiani, e promossa dalla Principessa Giordana Corsini, la mostra Artigianato e Palazzo, a Firenze dal 17 al 20 maggio, si propone l’obiettivo di divulgare la squisita manualità degli artigiani fiorentini, da sempre maestri nella produzione delle pelli più raffinate e delle porcellane di pregio, dell’oreficeria e della scultura. Ce lo dice la storia stessa del capoluogo toscano, che sin dal tempo dei Medici, si è affermato come città d’arte e di quelle arti che hanno fortemente contribuito alla diffusione di quel made in Italy come sinonimo di eccellenza nel mondo.

Giardino Corsini dall’alto

Giunta alla sua 24esima edizione, anche quest’anno rappresenta l’occasione ideale, quanto unica, di immergersi nella rigogliosa natura del Giardino Corsini, gioiello dell’architettura paesaggistica rinascimentale, che apre i suoi cancelli per fare da pittorica quinta a questa straordinaria rappresentazione dell’italianità.

facciata Museo di Doccia
interno del museo Ginori

Protagonista di questa quattro giorni, è la Mostra Principe del Museo Doccia Ginori, sede dedicata alla storica bottega di produzioni ceramiche artistiche o, è proprio il caso di dire, di Arte, le cui produzioni hanno arricchito le collezioni di privati e poli museali di tutto il mondo. Dal XVIII secolo, vestendo le tavole e i saloni dei sovrani del Regno d’Italia, passando per l’Art Déco dei primi del ‘900, Ginori ha accompagnato e accompagna la storia del nostro Paese. Mission dell’evento è proprio quella di raccogliere fondi per la riapertura del Museo Richard-Ginori della manifattura di Doccia, recentemente acquistato dal Mibact, e che vanta una bellissima collezione dal rinascimento fiorentino a Giò Ponti.

Sarà possibile ammirare per la prima volta, fuori dalla fabbrica di Sesto Fiorentino, i maestri della Manifattura specializzati nelle varie lavorazioni: dalla colatura della “borbottina” fino alla decorazione, testimonianza di un sapere che continua a tramandarsi ininterrottamente.

Food, design, artigianato, cultura. Sono queste le parole che meglio rappresentano l’essenza di questo evento, cui prenderanno parte nomi noti come Drusilla FoerLuca CalvaniSerra Yilmaz tanto per citarne alcuni.

Ritorna per la quinta edizione BLOGS & CRAFTS i giovani artigiani e il web, iniziativa collaterale dell’evento, che ha portato nel bellissimo Giardino Corsini 10 artigiani under 35 vincitori del concorso saranno ospitati in una speciale Limonaia completamente ristrutturata dove potranno lavorare ed esporre le loro creazioni. Allo stesso tempo sono stati selezionati i più brillanti blogger, ed il sottoscritto è onorato e orgoglioso di farne parte, selezionati nel 2018 per un live blogging di tutta la Mostra, e per raccontare gli artigiani e i loro ospiti.

Da non perdere, ed io ve lo racconterò tutto, il momento Ricette di Famiglia. Realizzato con la collaborazione di Richard GinoriRiccardo Barthel e Desinare: si tratta di un appuntamento gastronomico, realizzato dalla giornalista Annamaria Tossani, che alle 18.00, nel Giardinetto delle Rose, insegnerà ai presenti come addobbare le proprie tavole, in compagnia di ospiti illustri che racconteranno la storia degli oggetti e proponendo ricette realizzate dagli chef di Desinare.

L’evento vede anche la partecipazione della Fondazione Ferragamo e degli Starhotels, di cui avrò il piacere oltre che il privilegio di essere ospite.

Tra le novità di questa edizione i food track, che coniugheranno street food e tradizioni culinarie regionali, confermando che l’arte e lo stile, sempre più influenzano anche, e soprattutto, la cucina contemporanea, per un piacere degli occhi prima ancora del palato.

Mi emoziona molto l’idea di prendere parte a questo evento, che vi racconterò con dovizia di particolari e foto sul mio blog e, naturalmente, live sul mio profilo instagram, e su tutti i miei canali social, augurandomi di riuscire a restituirvi l’aristocratica atmosfera di Artigianato e Palazzo, che è ricerca di bellezza e di arte in tutte le declinazioni della vita.

Per il sito ufficiale:

www.artigianatoepalazzo.it

I miei link:

Instagram @marianocervone per seguire il mio hashtag ufficiale #InternettualeInFlorence

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Dei, eroi, uomini. Il Maggio dei Monumenti di Napoli dedicato a Giambattista Vico

Iniziata ufficialmente con un weekend di anticipo, il 28 aprile, la rassegna Maggio dei Monumenti, appuntamento irrinunciabile per i napoletani, è giunta alla sua XXIV edizione. Tema di quest’anno, a 350 anni esatti dalla sua nascita, Giambattista Vico, e L’età degli Dei, l’età degli Eroi, l’età degli Uomini, che accompagnerà i turisti e i partenopei fino al prossimo 3 giugno.

Giambattista Vico, figlio di Napoli e suo rappresentante, nacque nel cuore del centro storico della città, è stato un fervido lettore, animato dalla curiosità per il mondo, studioso di filosofia e di diritto.

Giambattista Vico è anche un perfetto esempio di dignità: allevò una famiglia numerosa con mezzi modesti, e visse in una casa poco più grande di quella in cui era nato.

Oggi ci restano opere meravigliose, che testimoniano la sua vita e la sua sensibilità.

L’edizione del Maggio dei Monumenti di quest’anno celebra il centro storico della città, patrimonio dell’UNESCO, attraverso gli occhi del suo illustre cittadino: chiese gotiche, rinascimentali e barocche, gli eleganti palazzi signorili, gli antichi monasteri, le sedi di istituzioni culturali e luoghi di studio sono protagonisti della più grande festa della Cultura del mondo.

Reading, spettacoli teatrali, conferenze, mostre, installazioni multimediali, visite guidate guideranno visitatori, curiosi e appassionati, attraverso le strade di Napoli nel segno della scoperta della figura del filosofo napoletano.

Tra gli appuntamenti da segnare in agenda un ciclo di conferenze Dialogo impossibile con Giambattista Vico immaginato dal professor Vincenzo Vitiello con Vincenzo Vitiello, Enzo Salomone e Paolo Cresta, il 5 e il 6 e il 26 e 27 maggio, nella sala convegni della Società Napoletana di Storia Patria al Maschio Angioino.

Una conferenza di Fabiana Cacciapuoti indagherà e confronterà Vico e Leopardi il 10 maggio, nella Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore; mentre un’altra conferenza su Vico in San Domenico sarà condotta da Biagio De Giovanni il 17 maggio.

Chiude il ciclo il 29 maggio il filosofo Gennaro Carillo con una conferenza su Vico nella sala Loggia al Maschio Angioino.

Non solo reading e convegni, ma anche musica. Nella Villa Comunale ci sarà una serie di concerti ed eventi con la rassegna All’ombra di Vico.

Tra le curiosità, per gli amanti di instagram e di chi vuole tangibilmente catturare questo momento, una colossale statua di Giambattista Vico in cartapesta alta dieci metri è stata realizzata apposta per la rassegna e sarà collocata a Piazza Municipio.

Tra gli eventi da segnalare c’è l’apertura straordinaria della Cappella di Santa Maria di Pignatelli, in Largo Corpo di Napoli, dopo lavori di restauro che hanno riportato all’antico splendore questo straordinario monumento rinascimentale.

Il programma di questa interessante edizione è stato realizzato grazie alla collaborazione il comitato scientifico istituito dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli quali l’Istituto per la Storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Consiglio Nazionale delle Ricerche con la professoressa Manuela Sanna coordinatrice per il CNR delle celebrazioni per il 350° anniversario dalla nascita di Giambattista Vico.

A dare man forte per i contributi non poteva mancare l’Accademia di Belle Arti di Napoli, che con la cattedra Graphic Design guidata da Enrica D’Aguanno e tanti giovani talenti ha realizzato l’immagine grafica coordinata della manifestazione.

Sono felice e anche orgoglioso di poter dire che il Maggio dei Monumenti di quest’anno coincide con un altro importante evento culturale, quello di Napoli Città Libro, prima edizione del Salone del Libro e dell’editoria che si svolgerà all’interno del suggestivo complesso di San Domenico Maggiore dal 24 al 27 maggio, con un ricchissimo programma di oltre 100 eventi.

Per leggere il programma completo dell’intera rassegna, ecco il link.

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Visita nel sottosuolo della Pietrasanta a Napoli: nuovo percorso dal 24 aprile

Non è una semplice inaugurazione, quella che ha avuto luogo oggi alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, ma una vera e propria restituzione al popolo partenopeo e ai turisti della città di Napoli.

Alla presenza dell’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe e di Monsignor Vincenzo De Gregorio, Rettore della Basilica della Pietrasanta, e il Presidente dell’Associazione Pietrasanta Onlus, il Dottor Raffaele Iovine.

Un progetto importante per il quartiere e per la città, iniziato nel 2011 e che trova oggi, con questa nuova apertura, una concreta realizzazione ed una prospettiva per un immediato futuro.

Sì, perché è una storia che si sovrappone quella di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e quella di Napoli, la città che da oltre quattro secoli la ospita. Una storia che affonda le sue radici in quell’epoca greco-romana quando questa Basilica del XVII secolo, era ancora un tempio pagano dedicato alla dea Artemide.

Questo punto, in Via dei Tribunali, nel cuore del centro storico della città, era crocevia recettivo di quella cultura greca, assuefatta a sua volta da quella egizia: dal culto della dea Iside, cui era dedicato un tempio dove oggi sorge Cappella Sansevero, ai riti pagani che in epoca romana hanno portato alla costruzione del Tempio della dea Diana, di cui oggi restano alcune tracce nei marmi di riuso del campanile romanico nella piccola piazza, datato X-XI secolo, che porta addirittura la firma dei Cavalieri Templari, che con le loro croci avrebbero segnato questi luoghi, conferendo loro un’aura di misticismo capace di trascendere persino il mero valore religioso.

La città greco-romana cambia, si evolve, ma resta sempre fedele al suo folclore e ai suoi culti che da pagani diventano cristiani, e il tempio di Diana si tramuta in un luogo di apparizioni diaboliche. Neapolis intanto diventa Napoli, mentre la sua storia continua ad intrecciarsi con quella del monumento che la abita, in una danza sospesa a mezz’aria tra mitologia e religione, che cedono il passo alle credenze popolari e la superstizione più pura, che da sempre caratterizzano la città.

Ed è proprio per esorcizzare la presenza del diavolo, che qui vi sarebbe apparso sotto forma di maiale, spaventando con i suoi terribili grugniti gli abitanti del quartiere, che venne eretta la Pietrasanta.

La chiesa sarebbe stata dunque una sorta di amuleto in pietra contro il demonio per volere della Madonna, che sarebbe apparsa in sogno a San Pomponio, vescovo di Napoli, indicandogli il punto dove erigere la sua chiesa. La Basilica divenne così la prima costruzione a Napoli dedicata al culto della Vergine, prendendo per questo motivo il nome di Santa Maria Maggiore. “Pietrasanta” poiché secondo la leggenda al suo interno sarebbe custodita una pietra che concedeva l’indulgenza plenaria a chi la baciava.

Secondo le fonti al suo interno sarebbe stato sepolto addirittura un pontefice, Papa Evaristo, quinto vescovo di Roma.

Ha ripreso vita e colore questa monumentale chiesa, nelle nuance crema della facciata e il porpora dei tetti, che il certosino lavoro di restauro di questi anni le hanno restituito. La costruzione è un’opera di maturità dell’architetto Cosimo Fanzago (architetto, tra l’altro, del Palazzo Donn’Anna a Napoli e di Palazzo Zevallos in Via Toledo) che, con i suoi venti metri, ha realizzato la cupola più alta della città.

Oggi la basilica è sede dell’importante polo culturale da cui prende il nome, che ha realizzato diversi eventi, ma anche mostre curate dal critico Vittorio Sgarbi, tra cui i Tesori Nascosti (chiusa lo scorso luglio) e il Museo della Follia (ancora in corso fino al 27 maggio) ospitando al suo interno artisti quali Caravaggio, lo SpagnolettoGuercinoBaconLigabueGoya.

Dal 1653, anno di fondazione della basilica, ad oggi, Santa Maria Maggiore ha accompagnato i napoletani anche nel corso della Seconda Guerra Mondiale, proteggendoli nel ventre dei suoi sotterranei. Sì, perché sotto il pavimento maiolicato, ad opera della bottega Massa (la stessa del Chiostro di Santa Chiara, per intenderci) c’è tutto un mondo altro, che recenti studi e un lungo lavoro di musealizzazione stanno riportando, letteralmente, in superficie e che porterà di diritto la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta nel novero dei monumenti di Napoli assolutamente da non perdere.

Da domani, 24 aprile, apre ufficialmente il progetto LAPIS: I segreti della Pietrasanta, questo il titolo del progetto, farà sì che la Basilica non aprirà soltanto le porte della sua navata centrale al pubblico, ma anche quelle del suo sottosuolo, dando così inizio ad un nuovo straordinario percorso di visita, che unisce sapientemente tradizione e tecnologia: pannelli retroilluminativideoproiezionirealtà aumentata. Sono questi i punti di forza di un percorso sotterraneo unico nel suo genere, che racconta la storia della Basilica e, al tempo stesso, quella della sua città, Napoli.

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Il primo altare di San Pietro si trova a Napoli

Napoli riesce a riservare sempre delle sorprese anche a chi come me la conosce bene o sta imparando a conoscerla. Potrà capitarvi infatti, percorrendo Corso Umberto I, di imbattervi nella Chiesa di San Pietro ad Aram.

Questa basilica è nota perché, secondo la tradizione, custodirebbe l’Ara Petri, l’altare dell’apostolo Pietro, primo pontefice della cristianità, dal quale, durante la sua venuta a Napoli, avrebbe convertito i primi cristiani.

Un reperto, una vera e propria reliquia, questa, importantissima per la comunità, ed un nuovo primato per la città di Napoli che dunque nella storia sarebbe stata anche importante centro di culto cristiano.

Secondo la tradizione infatti Pietro, proveniente da Antioca e diretto a Roma, avrebbe fatto una sosta a Napoli. Qui avrebbe incontrato una donna di nome Candida, pagana, gravemente ammalata, che implorò il santo di guarirla. Pietro riuscì a compiere il miracolo e la donna allora lo condusse da un certo Aspreno, ammalato anch’egli che, grazie al vicario di Cristo, riuscì a trovare la salvezza.

I due pagani si convertirono così al cristianesimo, e fu tanto l’ardore che Pietro nominò Aspreno primo vescovo di Napoli.

La cosiddetta Ara Petri, dove San Pietro avrebbe pregato e celebrato, sarebbe stata custodita da Aspreno prima in una piccola edicola, e poi all’interno della stessa basilica dove ancora oggi è visibile.

la Chiesa di San Pietro ad Aram a Napoli

L’altare si trova nel vestibolo della chiesa, in quello che è di fatto l’ingresso principale della basilica, ed è sormontato da un affresco rinascimentale e da un grande baldacchino, addossato ad una parete.

L’accesso alla basilica è attraverso un ingresso secondario, una piccola porticina in legno e vetro che quasi nasconde le dimensioni di questo monumentale edificio, e dà sul lato lungo della navata centrale. Si prova un vero e proprio senso di smarrimento, osservandone la cupola, il biancore delle sue pareti, l’estensione, lo straordinario organo a canne che troneggia dall’alto della cantoria dell’altare maggiore.

Un coro di frati fa da sottofondo a questo complesso di grande suggestione, dove un tempo sorgeva una costruzione paleocristiana, in cui si celebrava il culto delle anime del Purgatorio, particolarmente sentito a Napoli se si considera l’omonima Chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco o lo stesso Cimitero delle Fontanelle.

Al complesso era originariamente annesso un chiostro, demolito verso la metà del XIX secolo, durante il “Risanamento” della città, per fare spazio al Rettifilo (Corso Umberto I). Il chiostro era uno degli esempi di architettura rinascimentale partenopea, di cui oggi parte delle colonne dell’ambulacro furono trasferite nella Chiesa di Sant’Aspreno al Porto.

Il piccolo altare è stato il cuore della cristianità partenopea, dove l’apostolo ha dato inizio al suo lungo percorso di evangelizzazione che porterà alla fondazione della Santa Romana Chiesa. È in questo luogo che l’apostolo celebrò le prime messe rinnovando il culto dell’eucarestia, e dando inizio alla canonizzazione di quella che sarà la liturgia.

La Basilica di San Pietro ad Aram ospita tra gli altri delle bellissime opere di Luca Giordano.

Mi stupisce che un luogo di tale importanza spirituale sia distante anni luce dalle folle oceaniche che invece investono altri e ben più noti luoghi e, benché apprezzi la pace interiore che solo un posto come questo sa dare, mi dispiace notare che sia per lo più ignoto al grande pubblico.

La Chiesa è di certo un sito da scoprire e riscoprire, non solo per sentirsi più vicini alla conversione e rinascita spirituale e cristiana, ma per restare affascinati da così tanta ieratica bellezza.

CINEMA

L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, il film che Rupert Everett ha girato a Napoli

Qualche giorno fa vi avevo parlato di tutte le produzioni che hanno interessato e interessano Napoli in queste settimane: spot pubblicitari, fiction, film. Tutti sembrano volere un pezzetto di questa città e della sua magica atmosfera.

Ultimo, solo in ordine cronologico, Rupert Everett, che esordisce alla regia con The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, pellicola già presentata alla Berlinale, e che arriva finalmente domani, 12 aprile, al cinema.

L’attore di Sai che c’è di nuovo?, che tanto ha risentito dell’influenza dello scrittore inglese nella sua cinematografia, basti ricordare i bellissimi Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernest.

Con questo film l’attore oggi vuole proporre quasi un ritratto inedito del noto scrittore inglese, che ha fatto della libertà personale, al pari delle sue stesse opere letterarie, un vero e proprio manifesto.

Dichiaratamente omosessuale, Wilde è stato un personaggio sopra le righe per la società britannica del XIX secolo. Anche Napoli non sarà estranea alla sua prorompente personalità, al punto che, al suo arrivo nella città di Partenope (dove in parte Everett ha girato il suo film) la stessa Matilde Serao ne scriverà sul quotidiano Il Mattino.

Questo film vuole raccontare il periodo più cupo della vita dell’autore di Dorian Gray, compresa la sua prigionia per la sua omosessualità con l’accusa di gross public indecency.

Sono gli anni del De profundis, quelli in cui Wilde seguirà il suo amante, Alfred Douglas a Napoli, soggiornando con lui a Villa Del Giudice a Posillipo.

Come Wilde, anche Rupert Everett ha da tempo fatto il proprio coming out. Lui, che del film oltre che regista è anche interprete, incarna perfettamente lo spirito del noto aforista e giornalista inglese, e quella personalità eccentrica che lo ha reso famoso in tutto il mondo. La sua sembra quasi una catarsi, professionale e personale, attraverso la quale tenta probabilmente di riscattarsi artisticamente e assurgere a quel posto nell’Olimpo dorato che Hollywood finora non gli ha propriamente riconosciuto.

In un’epoca in cui ancora si combatte per il riconoscimento della parità dei diritti civili, o ancora si tenta di negarli, The Happy Prince, Il Principe Felice, è un film di grande spessore per la comunity LGBT, che mostra la difficoltà di essere se stessi.

Insieme a Everett un cast di attori straordinario: dal Premio Oscar Colin Firth, nel ruolo di Reggie Turner, a Emily Watson che interpreta Constance Wilde. A interpretare l’amante dello scrittore de Il fantasma di Canterville Alfred Bosie Douglas, l’attore britannico Colin Morgan, famoso in Italia per la serie televisiva Merlin.

La pellicola è distribuita in Italia da Vision Distribution. Girato in Baviera, in Francia, in Belgio e a Napoli, il film promette anche location suggestive e panorami mozzafiato a strapiombo sul mare, che aggiunti allo straordinario cast di attori, rappresenta senza dubbio un valore aggiunto e un motivo in più per riscoprire una storia e un autore straordinariamente contemporaneo.

ART NEWS

L’arte per le strade di Montesanto a Napoli

L’arte contemporanea ha ridefinito il concetto stesso di arte, che sempre più spesso esce dal biancore asettico delle pareti dei musei, per amalgamarsi sempre più spesso nel tessuto paesaggistico e urbano. Se sul Lago d’Iseo ne è stato un esempio Christo, con la sua colossale opera, The Floating Piers, che ha portato sulle acque del Sebino una passerella gialla lunga circa 3 chilometri, a Napoli, anni addietro, in principio furono le stazioni della metropolitana a farsi installazioni e vere e proprie attrazioni turistiche e veri e propri musei gratuiti per i viaggiatori, portando artisti del calibro di Kounnelis e Pistoletto.

Da oggi però il capoluogo partenopeo potrà vantare anche un altro progetto d’arte contemporanea, che entra a far parte direttamente del tessuto urbano.

È con questa premessa che parte il progetto MontesantoArte promosso dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee-Museo Madre, realizzato in collaborazione con Quartiere Intelligente.

Quattro artiste hanno creato delle opere site-specific per l’omonimo quartiere di Montesanto.

Mariangela BrunoFrancesca BorrelliElena Mazzi e Valentina Miorandi, quattro donne, tutte under 35.

Le opere, che turisti e redisenti potranno ammirare sono The Dot della Bruno, installazione luminosa posta sul tetto di Quartiere Intelligente.

Francesca Borrelli ha invece creato Fern‘s Bookcase, che prova ad unire il mondo della cultura a quello della natura.

Elena Mazzi ha invece pensato una performance live dal titolo Karaoke. A che serve parlà si nisciuno te dà aurienza realizzando un confronto diretto con gli abitanti del quartiere.

Mentre Valentina Miorandi ha immaginato un video, seguito di Conkè delle Drifters, duo composto dalla Miorandi e da Sandrine Nicoletta Chatelain, che è stato realizzato in collaborazione con la comunità di Montesanto.

Un progetto, questo, che avvicina l’arte alla strada e alle persone che la abitano.

ART NEWS, INTERNATTUALE

Tutti pazzi per Napoli: dagli spot al cinema, ecco tutte le produzioni in città

È vero, ne ho parlato più volte, ma quando un fenomeno si ripete con così tanta continuità, significa che sta davvero succedendo qualcosa. Napoli, da qualche anno, sta vivendo un momento di grande fioritura mediatica: servizi fotografici, spot televisivi, cinema, fiction, e chi più ne ha più ne metta. Mai come negli ultimi anni c’è stata una così alta concentrazione per il capoluogo di partenope, che ha felicemente fatto da sfondo ad importanti prodotti italiani e, addirittura, internazionali.

Merito probabilmente di quel suo folclore che la rende tanto singolare e diversa dalle altre città del Bel Paese, eppure allo stesso tempo così riconoscibile agli occhi di tutto il mondo che la guarda con meraviglia e stupore.

Dai film d’autore alle commedie, dalla lunga serialità alla réclame, passando per gli shooting di riviste patinate sono tanti i luoghi di Napoli che stanno (ri)emergendo, trovando quella popolarità che dai Fratelli Lumière a Ferzan Özpetek, che lo scorso anno ha girato Napoli Velata, continua ad affascinare con i suoi castelli, le coste, i colori tipici della nostra terra.

Se la maison Dolce&Gabbana ha scelto il capoluogo campano per festeggiare il suo trentennale, quest’anno Domenico Dolce e Stefano Gabbana ritornano con il promo The art of seduction (L’arte della seduzione) per consolidare un sodalizio artistico iniziato ufficialmente con le celebrazioni del 2016, ma che già agli inizi degli anni 2000 aveva portato i due stilisti italiani a scegliere i faraglioni di Capri quale location d’eccezione per lo spot della fragranza Light Blue.

È il Parco della Gaiola il luogo deputato a rappresentare lo spirito della casa di moda, e l’allure di quell’italianità esportato da due stilisti in tutto il mondo.

Qualche anno fa invece è stata la volta delle produzioni RAI, che hanno portato in città I Bastardi di Pizzofalcone (serie tratta dagli omonimi romanzi di Maurizio De Giovanni), la fiction Sirene (sceneggiata da Ivan Cotroneo), Non dirlo al mio capo con Lino Guanciale e Vanessa Incontrada.

Sul fronte internazionale anche la nota serie Sense8, prodotta da Netflix, lo scorso anno aveva scelto Napoli per la sua seconda stagione.

Ma non sono soltanto gli scenari da cartolina di Napoli, quelli che affascinano il grande pubblico: giunta alla sua quarta stagione (ancora in produzione), la serie crime Gomorra, in onda dal 2014, ha fatto conoscere ai più anche la periferia di Napoli, Scampia, e le Vele sfondo delle faide camorristiche del clan dei Savastano, mentre sulle reti di stato è stata portata sugli schermi La cattura di Zagaria, capo clan dei Casalesi, nella seconda stagione di Sotto copertura con Alessandro Preziosi.

Poche settimane fa è stato il regista Alessandro D’Alatri a portare in TV la storia di Angela, figlia di un boss di Secondigliano, che coltiva il sogno di ballare, nel film In punta di piedi.

In queste settimane (e ve ne ho ampiamente parlato anche su instagram) il regista Saverio Costanzo sta girando la serie L’Amica Geniale, tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, che ha portato per le strade e i vicoli di Napoli auto d’epoca e Lambrette.

Più di recente è stato Gianni Amelio a girare il premiatissimo La Tenerezza con Elio Germano e Micaela Ramazzotti, mentre ha voluto l’isola d’Ischia (che ritornerà anche in L’Amica Geniale) il regista Gabriele Muccino per A casa tutti bene, film corale che ha portato in città i più importanti attori del panorama cinematografico italiano contemporaneo.

Non solo D&G. Anche la maison del compianto Hubert de Givenchy aveva scelto Napoli e i suoi scorci per un spot pubblicitario e alcuni servizi promozionali del marchio, che aveva voluto le luci e le ombre dei vicoli del centro storico.

Ma non è solo il patinato mondo della moda che ha scelto Napoli. Marchi come CRAI e Ferrero Rocher, hanno scelto (tra le tante) anche la città di Napoli, il lungomare e le sue piazze monumentali, per ambientare i loro spot, in una dicotomia nord/sud che bene ne ha enfatizzato le sue bellezze.

Pochi giorni fa vi ho invece parlato di Carpisa e del suo bellissimo spot ambientato nel Chiostro di Santa Chiara con il Premio Oscar spagnolo Penelope Cruz.

Sempre nel 2016 anche il divulgatore Alberto Angela ha scelto Napoli quale protagonista di una puntata del suo noto programma Ulisse – Il piacere della scoperta, parlando delle sue bellezze e dei suoi misteri, realizzando un record di oltre due milioni di telespettatori nella prima serata di RaiTre.

Ed è proprio l’arte e la cultura napoletana la protagonista di questo primo trimestre del 2018: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (protagonista anche negli ultimi anni di non poche produzioni) è stato scelto persino come location del videoclip di Sufjan Stevens, colonna sonora del film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Moda, cinema, pubblicità, ma anche food. Sì, perché persino i programmi di cucina hanno voluto Napoli. In principio, da oltreoceano, è stata la nota chef statunitense Giada De Laurentis (nipote di Dino e Silvana Mangano) che per la prima  stagione di Giada in Italy ha scelto la costiera Amalfitana (e Napoli) per il suo programma di cucina.

La nostra Benedetta Parodi ha invece ambientato alcune puntate a Napoli, portando persino i casting nell’emiciclo vanvitelliano di Piazza Dante, arrivando alla Sonrisa, più nota ormai come Castello delle Cerimonie, per una puntata speciale con il compianto Don Antonio.

Ultimo, solo in ordine cronologico, lo chef Damiano Carrara che, in coppia con Katia Follesa, ha inaugurato la prima edizione di Cake Star – Pasticcerie in sfida, in una puntata dove sono state le note bakery napoletane Carbone, Napolitano e Poppella a contendersi il titolo di miglior pasticceria della città.

Napoli sta vivendo un momento di grande fioritura, mostrando orgogliosamente al mondo la sua arte, la sua bellezza, la sua cultura.

MUSICA

Mina, tutte le sfumature dell’amore nell’album MAEBA

Oggi Mina compie 78 anni, ma la sua voglia di sperimentare e di stupire il suo pubblico sembra la stessa di quando, quarant’anni fa, scioccò tutti decidendo di abbandonare le scene con un ultimo, clamoroso, concerto. Se per molti artisti infatti cantare oltre i quaranta è appena l’inizio della vera affermazione, per lei, che aveva già fatto la storia negli anni ’60 e ’70, i 38 furono l’apice di una lunga carriera di successi che, dall’ultimo concerto a La Bussola, da quel momento andò oltre la presenza sul palco e oltre le apparizioni televisive, tramutando in ricordo nostalgico ciò che restava di quegli anni, e facendo dei filmati nelle teche rai dei veri e propri monumenti alla memoria della musica.

Da quel momento la Tigre di Cremona manterrà la promessa di non mostrarsi più, così come, anni prima, aveva promesso che non avrebbe mai più preso parte al Festival di Sanremo. Una donna di parola, Mina, che, in un mondo fatto d’immagine, ha deciso di diventare una figura musicale aleatoria, che riesce comunque ad evolversi insieme al tempo che cambia. Come quando nel 2001 rilasciò il DVD Mina in studio, in cui, a oltre vent’anni dal suo ritiro, si mostrò con una nuova immagine che fu subito icona imitatissima: lunghi capelli raccolti con una treccia, occhiali Ray-Ban Aviator a nascondere parzialmente il suo viso.

Da allora sono tanti i successi e i record che la cantante ha continuato a mietere da quella sua Lugano che non abbandonerà mai, e dalla quale continua a registrare collaborazioni e brani che fanno la storia della nostra musica, dai duetti con Riccardo Cocciante agli omaggi internazionali, dalle collaborazioni con i giovanissimi agli album in tandem con l’amico di sempre Adriano Celentano, con il quale ha dominato le classifiche alla fine degli anni ’90 e nel 2016.

Oggi Mina, dopo aver prestato la sua voce alle ultime campagne TIM, incidendo il brano di Parov Stelar prima e il pezzo della colonna sonora di La La Land poi, ritorna nei negozi con MAEBA, parola indecifrabile in cui ognuno legge il significato ciò che desidera, in totale libertà, così come è libera la tracklist del disco, in cui, in un periodo non di certo natalizio (anzi pasquale), Mina omaggia George Michael e gli Wham! Con una cover di Last Christmas, in cui l’originario POP si fa morbida lounge.

Ad introdurre questo nuovo lavoro qualche settimana fa è stato il singolo Volevo scriverti da tanto, ballad in cui Mina, come per l’album Veleno del 2002, canta un amore finito, ed è subito classico, così come un altro dei pezzi migliori di questo disco, Ti meriti l’inferno, quasi una prosecuzione naturale del primo estratto.

In Il mio amore disperato invece sembra quasi di ritornare indietro, agli anni ’70, ad una Mina che indaga suoni tangheggianti.

In Argini la cantante mostra la sua voce ruvida, con le sue perfette imperfezioni, dimostrando che MAEBA è un album genuino, che non risente, né tanto meno ha bisogno, degli artifizi del computer, e che la sua voce è come un buon vino che migliora col tempo e diventa più intensa.

cover album MAEBA, 2018

Questo disco vuole forse essere un compendio dei lavori degli ultimi vent’anni, perché il ricordo non può non andare a Napoli e Napoli secondo estratto, quando sentiamo la cantante cantare in napoletano in coppia con Paolo Conte nel pezzo ‘A minestrina, come metafora di un amore maturo.

Heartbreaker Hotel è un omaggio a Elvis Presley, in una originale versione jazz che esula dall’originario rock and roll dell’artista statunitense, regalandoci quasi un brano inedito.

Mina, cover album Piccolino, 2011

È l’amore cantato in tutte le sue sfumature il filo conduttore di MAEBA, e chissà che questa misteriosa parola non significhi proprio questo, così come lo sentiamo in tutta la sua forza in Al di là del fiume, mentre in Troppe ore è la Mina degli anni ’90 quella che ci pare di sentire.

Un album variegato che spazia dall’elettronica al rock, passando per diversi generi musicali e registri vocali, e si ricollega idealmente anche a Piccolino, lavoro del 2011, in cui la cantante, come in questo nuovo progetto, si presentava in copertina con un aspetto galattico, un’aliena, perché Mina, con questo suo talento senza tempo, forse un po’ aliena lo è davvero.

Buon Compleanno!

ART NEWS

L’incontro con Van Gogh nel sud della Francia. A Napoli fino a giugno

Quando seguo il navigatore di Google Maps sul mio iPhone per giungere alla Basilica di San Giovanni Maggiore, dove è stata allestita The Van Gogh Immersive Experience, l’eccezionale mostra che a grande richiesta è stata prorogata fino al 3 giugno 2018, mi porta nell’omonimo vicoletto che prende il nome dalla chiesa. È chiuso, e mentre cerco di uscire per giungere all’ingresso principale su Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, a due passi da una delle sedi dell’Università L’Orientale, aiuto una signora che dall’interno di un basso mi chiede di rialzare il suo stendino con i panni, quello del bucato, siccome il vento l’ha rovesciato. Piove a dirotto: «Tu sei già fuori…» mi dice la donna, mentre io cerco di tenere in piedi il suo stendino nel vano tentativo di non far cadere il mio ombrello e non bagnarmi troppo con l’incerata che protegge i panni stesi.

Quando entro all’interno della Basilica mi sento chiamare. La biglietteria probabilmente non è in una posizione particolarmente intuitiva, ed io fatico un po’ prima di capire il verso di questa musealizzazione.

Non avevo mai fatto un percorso esperienziale sull’arte e, confesso, mi incuriosiva molto vedere una mostra innanzitutto di questo genere. Avere l’occasione di poterlo fare con un artista come Van Gogh, credo sia stata una vera fortuna.

Metto al collo il mio pass stampa, mentre dinanzi a me, su dei cavalletti, vedo ad una ad una alcune delle opere più note del pittore olandese. C’è persino la ricostruzione vera e propria della sua camera da letto, quella da lui stesso dipinto, la stessa dove sognava i suoi dipinti e poi dipingeva i suoi sogni, parafrasando le sue stesse parole riproposte all’interno della proiezione questa esperienza.

L’interno della navata principale è stato completamente ridisegnato. Quando entro ho quasi la sensazione di trovarmi all’interno di un cinema. Ma non ci sono file di sedie, ma sedute sparse tra cuscini, panchine e, sì, persino sdraio mare. Come se questo fosse un lounge bar in cui l’imperativo è rilassarsi.

Sono all’interno dello schermo, ben oltre il 3D, dentro un quadro di Vincent Van Gogh, dentro la sua Notte Stellata sul Rodano.

Non è un vero e proprio percorso d’arte, questa parte, non ci sono focus sulle tecniche o finestre sulla sua vita, quanto piuttosto un momento sensoriale, evocativo che, attraverso video, immagini e musica originale e composizioni classiche, per far rivivere allo spettatore la suggestione, le atmosfere, le sensazioni che scaturiscono dai suoi iconici dipinti.

È la stessa voce di Van Gogh che idealmente racconta qualche stralcio delle sue emozioni, mentre i suoi autoritratti si sovrappongono l’uno dietro l’altro, sfumando nei contorni e nei colori del suo viso che cambia, nella consapevolezza di giovane artista che diventa a mano a mano uomo maturo, mentre le sue opere si animano sulle pareti circostanti, prendono vita e ci appaiono così come doveva immaginarle Van Gogh nella sua mente, con i colori intensi, le pennellate dense, mentre le colonne della Basilica si fanno purpurei ornamenti, orlati di verdeggianti rampicanti.

La Casa Gialla, i mangiatori di patate, il Teschio con sigaretta diventano vita sulle pareti della navata centrale, così come i suoi mulini, i paesaggi rupestri dai quali era ispirato continuamente.

La Notte sul Rodano è il momento più suggestivo, quando la sala si tinge di blu ed è come ritrovarsi in un paesaggio da sogno, con il riflesso delle stelle che si riflette nell’acqua, mentre le barche scivolano tra le onde.

Si può percepire ogni pennellata, ogni tratto, ogni olio o sfumatura di colore.

La seconda parte della visita prevede degli occhiali con realtà aumentata. Li indosso e mi ritrovo nella famosa camera da letto dell’artista: con il suo letto, il comodino, la sedia un po’ sbilenca e quell’arredamento minimale.

Scendo, percorro le scale interne della Casa Gialla e mi ritrovo tra i campi di grano e gli alberi. Tra il giallo delle messi e l’azzurro del cielo, tra i contadini all’ombra dei covoni di paglia e le acque del Rodano.

È una sensazione forte, reale, che mi permette di guardarmi intorno, girarmi come se fossi lì, come se fossi Van Gogh, guardando il panorama circostante, che sogna ad una ad una le sue opere che si materializzano davanti ai miei occhi. I campi di grano, i cipressi, i suoi contadini che dormono.

Ritorno nella sua camera, con una sua tela. Sono Van Gogh.

Tolgo gli occhiali, fuori mi aspetta ancora la pioggia di Napoli. Ma mi sento felice, perché ho appena fatto un’esperienza straordinaria nel sud della Francia.

Per maggiori informazioni:

https://vangoghimmersion.com/