CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

CINEMA

Oscar 2017: tra un clamoroso errore, trionfa La La Land

Nata a Los Angeles 89 anni fa, l’Academy Awards, commissione che ogni anno assegna i fortunati premi Oscar alle migliori produzioni cinematografiche, da sempre è stata accusata di essere troppo white-oriented, troppo “bianca”, nominando nella rosa dei migliori, attori e attrici dalla pelle chiara.

L’Oscar non è un premio per neri, aveva detto qualcuno lo scorso anno, riflettendo sul fatto che su 346 candidati sono stati a malapena 15 a vincere l’ambita statuetta, di cui nove soltanto negli anni 2000.

Bisognerà aspettare il 2002 infatti quando Halle Barry e Danzel Washington vinceranno entrambi l’ambito Premio.

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l’attrice Viola Davis, miglior attrice non protagonista 2017

Quest’anno la presenza nera nella short list dei nominati era più alta che mai, e ben rappresentata dagli attori non protagonisti Mahershala Ali (per il film Moonlight) e Viola Davis (per Barriere) entrambi vincitori. La Davis ha inoltre segnato il record quest’anno come donna di colore con il maggior numero di nomination, tre. Ma insieme a lei c’era anche l’altra collega black, Octavia Spencer, che con lei aveva recitato in The Help, e adesso era stata nominata per Il Diritto di Contare, e Ruth Nigga nominata miglior attrice protagonista per il film Loving, e Danzel Washington tra i migliori attori di questa edizione.

Ha, forse prevedibilmente, trionfato La La Land, il musical di Damien Chazelle che alla fine è riuscito a portare a casa ben sei statuette delle sue quattordici nomination record, tra cui quella di miglior attrice protagonista, una elegantissima Emma Stone, e miglior regia, miglior canzone per City of Stars e ha “sfiorato”, letteralmente, quello di miglior film dell’anno, poi andato a Moonlight, per un clamoroso errore di buste e premiazioni.

Miglior attore protagonista Casey Affleck. Il fratellino minore di Ben trova la sua strada con Manchester by the Sea, a dispetto della sua imperturbabile faccia imbronciata per tutto il film.

Delusione per l’italiano Fuocoammare di Gianfranco Rosi, battuto dal documentario O.J.: Made in America.

Non amo la moda dell’Italia che ogni anno va a ripescare origini e nazionalità di vincitori oriundi italiani, pur di salire sul carro del vincitore, ma diciamo che quest’anno il nostro paese era ben rappresentato da Alessandro Bertolazzi, che ha vinto per il miglior trucco per il film Suicide Squad.

Tra nastri blu appuntati sul petto, film sulla diversità razziale e velate frecciatine, l’89esima edizione degli Oscar di quest’anno era più politica che mai, denunciando una Hollywood anti-Trump che ha voglia di far sentire la propria voce attraverso i suoi film.

MUSICA, TELEVISIONE

Ecco com’è andata la prima serata di Sanremo 2017

Il Festival di Sanremo è uno dei pochi fenomeni di costume del nostro paese al pari della notte degli Oscar per gli Stati Uniti. Dopo un periodo buio, la kermesse della canzone italiana è ritornata in auge anche tra quella fetta di pubblico più difficile da conquistare, i giovani, che sembrano apprezzare sempre più quello che per molti addetti ai lavori è una vera e propria “liturgia televisiva”. Merito dei talent, che ogni anno sfornano vincitori e potenziali nuovi concorrenti, merito, forse, anche dei social, che con quel senso di aggregazione e scherno si trasformano nel virtuale luogo di incontro dove (s)parlare e parodiare concorrenti, canzoni e conduttori.

Anche quest’anno Carlo Conti, giunto al suo terzo festival, ha cercato di imprimere la propria impronta sull’oltre mezzo secolo di tradizione festivaliera. Il noto conduttore televisivo ha infatti eliminato le storiche vallette. Se per le edizioni precedenti aveva voluto accanto a sé le vincitrici della gara, Arisa e Emma Marrone, e lo scorso anno ha invece scelto Rocío Muñoz Morales, quest’anno ha invece preferito una collega di prim’ordine e, anziché andare a rovistare nella fucina di talenti rai, ha scelto provocatoriamente prendere in prestito dalla rivale Mediaset Maria De Filippi.

Un matrimonio, questo, che sembra non funzionare, e che ha inconsciamente trasformato le oltre tre ore di diretta del festival in un surrogato di C’è posta per te, al punto che qualcuno (io per primo) ha lanciato su twitter l’hashtag #CeSanremoPerTe.

Maria De Filippi è un po’ ingessata nel suo ruolo di conduttrice defilata, avvezza ad una asettica presentazione dei protagonisti che, con le loro storie, animano i suoi programmi televisivi. Ad ogni artista il telespettatore a casa quasi si aspettava la consegna della posta con tanto di portalettere in bicicletta.

Durante la prima serata sono state presentati i primi undici brani, pochi per una serata che li ha spalmati tra promo contro il bullismo, encomi per le squadre di soccorso di terremoti e valanghe e qualche ospite. Il momento di maggior brio è arrivato dal cantante latino Ricky Martin, che in pochi minuti ha saputo condensare il meglio del suo repertorio facendo ballare tutti.

A cinquant’anni dalla sua morte, Tiziano Ferro, super ospite della serata, ha reso omaggio a Luigi Tenco, storpiando “Mi sono innamorato di te”, al punto da far dubitare se si trattasse di un ricordo musicale o un modo per far rivoltare nella tomba il compianto cantante scomparso nel 1967.

elodie-tutta-colpa-mia-sanremo-2017-prima-serata-internettualeTra le critiche più feroci del web quella alle sopracciglia di Elodie: troppo folte come quelle di Elio per alcuni, che dimenticano che è più facile trovare acqua su Marte che un bulbo pilifero nelle sopracciglia della Tatangelo. Ed è proprio Tutta colpa mia di Elodie uno dei migliori brani della serata, che ricorda, nell’interpretazione, un’intensità che ha ricordato a molti Mia Martini.

fiorella-mannoia-che-sia-benedetta-sanremo-2017-internettualeBellissimo il brano di Fiorella Mannoia, Che sia benedetta, scritto per lei da Amara in difesa dell’amore per la vita, che tuttavia mi ha ricordato un altro pezzo sanremese, Accidenti a te, che Fiordaliso portò sul palco dell’Ariston nel 2002, e quasi dispiace si questa assonanza che getta un’ombra su uno dei ritorni più attesi e sentiti di questa edizione.

L’amletica domanda della serata è senza dubbio stata per Al Bano, del quale forse non resterà la canzone, ma la curiosità di sapere se il brano è per l’ex moglie Romina Power o la sedicente compagna Loredana Lecciso.

Noioso il comico Maurizio Crozza che all’“applausi” in teatro richiedeva forse anche un “ridere” in sovrimpressione per capire davvero quando fosse il momento di farlo: battute politiche stantie e forzature che non sono riuscite nemmeno a strappare un semplice sorriso di simpatia o circostanza, facendoci rimpiangere il genio con cui Virginia Raffaeli ci ha piacevolmente intrattenuti lo scorso anno.

Insomma le idee geniali di Carlo stanno giungendo, è proprio il caso di dirlo, alla resa dei “Conti”, e forse per il presentatore de L’eredità è giunto il momento di abbandonare la nave e, prima che affondi, lasciare il ricordo di un’ultima traversata.

ART NEWS

Van Gogh: a Capodimonte i quadri “ritrovati” fino al 26 febbraio

Un’occasione davvero unica, quella del pubblico napoletano, per ammirare ben due dipinti di Van Gogh, ospiti del Museo di Capodimonte, a Napoli appunto, fino al prossimo 26 febbraio. Si tratta di due opere ritrovate dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli in un covo della camorra nel settembre del 2016: «Siamo estremamente soddisfatti che le opere vengano esposte nella città dove sono state ritrovate, per celebrare il loro sicuro salvataggio – ha commentato Axel Rüger, direttore Museo di Van Gogh di Amsterdam cui i due dipinti appartengono – mettendo a disposizione le opere in primis per i napoletani, abbiamo voluto esprimere tutta la nostra gratitudine alla vostra Città e Regione, all’Italia e alle autorità italiane, specialmente la Guardia di Finanza e la Procura, e siamo anche immensamente grati ai nostri colleghi del Museo di Capodimonte».

Un modo dunque per ringraziare proprio quella città che indebitamente e inconsapevolmente le ha forse trattenute per ben quattordici anni, quando il 7 dicembre del 2002, due uomini si introducono nel museo di Amsterdam e rubano le opere.

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Mangiatori di patate, 1885

Si tratta di Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta del 1882 e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen datato 1884-85. Opere di straordinaria importanza per comprendere il percorso artistico del maestro olandese, ancora distante dai variopinti colori delle opere di età matura, influenzato dal seicento nordico e da una vocazione frustrata di evangelizzatore. Van Gogh si esprime con una pittura di nero realismo, che arriverà all’apice con i Mangiatori di Patate.

spiaggia-di-scheveningen-prima-di-una-tempesta-1882-capodimonte-napoli-internettualeSpiaggia di Scheveningen prima di una tempesta è il solo lavoro dell’artista che risale al suo soggiorno all’Aia. Importante in quanto consiste in un ritorno alla pittura da parte di Vincent, dopo aver trascorso i precedenti anni dedito esclusivamente al disegno, nonché una delle due sole vedute marine dipinte in quel periodo.

una-congregazione-lascia-la-chiesa-riformata-di-nuenen-1884-van-gogh-capodimonte-napoli-internettualeUna congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen è invece il solo dipinto dell’artista che conserva ancora il telaio originale. Un’opera intima, legata al ricordo e agli affetti familiari. Il quadro infatti era stato dipinto per la madre nel 1884. La tela infatti ritrae la chiesa dove il padre di Van Gogh era stato pastore.

Inizialmente il dipinto raffigurava una figura isolata di un contadino, sostituito successivamente da un gruppo di fedeli in primo piano e delle foglie brune sugli alberi per riprodurre e restituire un’atmosfera più autunnale.

«Un’iniziativa – dice soddisfatto il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger – che lancia un messaggio positivo, di speranza e riscatto importante per la Campania ma rivolto a tutti, cittadini e turisti».

ART NEWS

Il Museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania

Il Museo Egizio di Torino è senza dubbio uno dei gioielli del nostro Paese. Con i suoi oltre 800.000 visitatori annui, e i suoi 60.000 metri quadri interamente dedicati alla storia dell’Antico Egitto, è il secondo museo al mondo, per importanza, dopo quello di Alessandria d’Egitto, di maggior prestigio e rilievo per le sue collezioni archeologiche.

mariano-cervone-instagram-museo-egizio-di-torino-internettualeChi mi segue su instagram sa che ho avuto modo di visitarlo lo scorso anno, dopo il suo riallestimento del 2015, ritrovandomi con stupore e gioia tra i volti del suo account instagram ufficiale.

È con particolare affetto dunque che oggi parlo ai miei lettori di un’iniziativa che avvicina due realtà lontane come Torino e Catania, riducendo ulteriormente quel divario preconcetto tra il Nord e il Sud Italia.

Il direttore dell’Egizio, Christian Greco, e la presidente Evelina Christilin hanno infatti definito un accordo, insieme alla Soprintendente Luisa Papotti, il sindaco di Catania, Enzo Bianco, e l’assessore alla cultura Orazio Licandro, per portare una sezione nella città etnea all’interno del Convento dei Crociferi.

D’accordo con il Mibact saranno esposti alcuni reperti rimasti finora nei depositi del museo torinese, che potranno così dialogare con le collezioni ellenistiche siciliane.

«L’iniziativa veicola un modello culturale e gestionale di successo» ha detto in merito Papotti. «L’accordo prosegue il percorso di diplomazia culturale iniziato a Torino con progetti di inclusione sociale che in Sicilia possono coinvolgere nuovi pubblici e diffondere legami tra i popoli e le culture del Mediterraneo» fa subito eco la Christilin soddisfatta di questo nuovo progetto culturale e, se vogliamo, sociale.

Soddisfazione anche per il sindaco Bianco, che considera questo il “primo caso italiano di collaborazione fra un grande museo internazionale e una città che pensa alla cultura come volano di sviluppo e di cambiamento”.

INTERNATTUALE, LIFESTYLE, TELEVISIONE

Lory Del Santo: «The Lady è la raffigurazione del bene e del male»

Lory Del Santo muove i suoi primi passi artistici al cinema, recitando, alla fine degli anni ’70, in pellicole come Geppo il folle di Adriano Celentano, Caro papà diretta da Dino Risi. Ma è negli anni ’80, con il programma Tagli, ritagli e frattaglie al fianco di Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo, che si fa notare dal grande pubblico nel ruolo di segretaria sexy e svampita. Arriverà poi la consacrazione con il ruolo di conturbante bigliettaia che scaldava gli animi nel programma di Antonio Ricci, Drive In.

Negli anni la Del Santo cambia pelle. Cambiano i tempi, cambiano le mode, si passa dai varietà comici ai reality, e Lory non ha paura di mettersi in gioco. Nel 2005 partecipa (e vince) all’Isola dei Famosi, trasformandosi per i tempi a venire in arguta opinionista dei salotti televisivi.

Ma Lory Del Santo ama le sfide, e lo scorso anno, insieme al suo giovane compagno, Marco Cucolo, ha preso parte alla quinta edizione del docu-reality di RaiDue, Pechino Express, in cui i concorrenti, divisi a squadre di due, devono fare l’autostop da Bogotà al Messico, attraversando tre nazioni e una serie di prove per puntata.

Ma il cambiamento è insito della natura della poliedrica showgirl, e nel frattempo Lory si reinventa ancora una volta e, nell’era di quello che è stato definito internet 2.0, diventa regista di una controversa webserie che distribuisce su YouTube, The Lady. Tante le critiche da parte della stampa e le parodie sul web che la prendono di mira: apoteosi del trash e trama inesistente. Sono queste le accuse che la stampa specializzata e non fa al serial. Ma Lory, all’alba dei dieci episodi della terza stagione, continua a difendere con coraggio e coerenza una creatura che è completamente sua, e che ha saputo conquistare oltre cinque milioni e mezzo di visualizzazioni con le prime due stagioni.

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Lory Del Santo (foto dalla pagina facebook ufficiale)

Inutile negarlo. La sua “The Lady” ha attirato sin dalla prima stagione le critiche, a tratti ironiche, della stampa: perché?

«Perché è giusto criticare, fa parte del lavoro che lo impone. È anche credibile che spesso si sia prevenuti, soprattutto contro chi non nasce regista, ma prima di diventarlo ha fatto altro. The Lady, poi, si differenzia dai prodotti usuali, e quindi è più difficile da collocare e capire».

Molti critici l’hanno definito “nonsense”, paragonandolo, per paradosso, ad una produzione di David Lynch: come risponde a questi giudizi?

«Sì concordo con l’osservazione. Sembra così perché la serie ancora non si è conclusa, ma sono certa che con l’avvicinarsi della fine, tutto risulterà più chiaro. Certamente per chi avrà voglia di pensare e riflettere».

Lei stessa una volta ha paragonato il suo The Lady a “La Grande Bellezza”: si sente un po’ una Sorrentino incompresa?

«Sì, penso che lui si sia conquistato il potere di poter esprimersi e la possibilità di avere i mezzi per farlo. È un visionario e per questo mi piace».

Come nasce l’idea di girare una serie e come, invece, quella di pubblicarla sul web?

«L’idea della serie nasce dal fatto che per far vivere un progetto bisogna avere il tempo di raccontarlo, e sul web perché è l’unica forma di libertà indipendente che esula da divieti talvolta incomprensibili».

La sceneggiatura, la fotografia, la regia, la produzione e il montaggio sono interamente suoi: “The Lady” è la rielaborazione inconscia di un mondo interiore o il racconto di una parte di quell’ambiente patinato che ha avuto modo di conoscere?

«The Lady è la raffigurazione del bene e del male come l’ho visto da quando ho modo di pensare e osservare il mondo e gli esseri umani. Ho descritto tutti non solo il lusso e la ricchezza».

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Natalia Bush in una immagine del trailer di “The Lady 3”

Nonostante le recensioni, però continua a mietere successi e visualizzazioni…

 «La chiave è una sceneggiatura scorrevole, veloce, chi guarda si deve lamentare che l’episodio è troppo corto»

Nella sua carriera c’è tanta televisione, ma anche cinema con collaborazioni e lavori con grandi nomi, da Adriano Celentano a Dino Risi. Perché la decisione di mettersi dietro la macchina da presa?

«Ho sempre pensato che tutti i lavori che ho fatto erano carenti nei concetti e le battute, senza reale spessore e allora ho voluto vendicarmi a modo mio»

Tra i suoi interpreti c’è Costantino Vitagliano, già massacrato dalla stampa per il suo film “Troppo Belli” con Daniele Interrante: perché questa scelta provocatoria?

«Per la prima serie ho scelto lui perché si deve far parlare in qualche modo di ciò che si propone e poi si può procedere su una strada diversa. Lui però era giusto per il personaggio che cercavo».

La serie è già alla terza stagione: come ha tratto ispirazione per i capitoli successivi?

«Questa serie ha le radici per essere infinita… io potrei non esaurirmi mai. Ma ho deciso di chiuderla per cominciare a pensare a qualcosa d’altro».

natalia-bush-the-lady-3-trailer-lory-del-santo-youtube-2-internettualeÈ già in cantiere una quarta stagione?

«No, finisce qui».

Quanto impiega a produrre una stagione?

«Servono almeno sei mesi di lavoro a orario pieno per poter arrivare alla realizzazione del progetto, senza weekend o feste»

lory-del-santo-foto-pagina-facebook-ufficiale-internettualeCome sceglie le location e i luoghi che contribuiscono a dare vita alle sue storie?

«Per caso o mi vengono suggeriti. Molti amici mi prestano le location gratuitamente»

C’è qualche colpo di scena che può anticipare?

«Ogni scena è un piccolo colpo di scena. È la struttura del film».

Ciò che senza dubbio si percepisce guardandola in video è che lei è una donna genuina, che si propone al pubblico per ciò che è, senza filtri, parlando anche delle sue relazioni, vivendo pienamente la sua vita. Ma chi è oggi Lory Del Santo?

«Sono consapevole di aver conquistato la possibilità di essere me stessa, potendo fare e dire ciò che voglio. Su questo mai ho fatto un compromesso, la popolarità derivata dall’essere ovvi non mi è mai interessata».

ART NEWS

Le grandi mostre del 2017

Sono tanti gli eventi culturali che animeranno il 2017 a cominciare da Colosseo, Un’icona. Dal 23 febbraio fino al 7 gennaio 2018, italiani e visitatori avranno quasi un anno di tempo per poter (ri)scoprire l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo.

Dal 523 d.C. hanno luogo in questo suggestivo sito archeologico i giochi gladiatori. Nel tempo l’anfiteatro comincia a deteriorarsi, eppure non viene abbandonato.

La mostra ripercorre tutta la vita del sito, attraverso dipinti, acquerelli e disegni del Basso Medioevo che ripropongono l’originaria immagine del monumento e del “paesaggio” che ne ha fatto da sfondo cambiando ed evolvendosi negli anni, ispirando, dal Rinascimento in poi, tanti artisti.

All’ora come oggi il Colosseo infatti era una delle mete del Grand Tour, tappa obbligata per coloro che venivano a fare un viaggio in Italia e già ai tempi souvenir per coloro che volevano portare a casa un ricordo e un pezzo di Roma.

La mostra è curata dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma. Dopo un intervento di restauro, il Colosseo è ritornato da qualche anno alla luce in tutto il suo splendore e, benché negli anni è stato depredato di marmi e decorazioni, il suo mito invece è rimasto intatto.

Anche il Museo di Capodimonte a Napoli si appresta ad entrare tra i grandi protagonisti di questo 2017 appena iniziato. Dopo La Suonatrice di Liuto di Vermeer, il direttore Sylvain Bellenger, insieme a Luigi Gallo e Emilia Philippot, porta nel Museo del Real Bosco di Capodimonte PICASSO\PARADE 1917. In occasione del centenario del viaggio in Italia del maestro spagnolo avvenuto proprio nel febbraio del 1917, probabilmente il più importante fuori dai confini francesi e spagnoli.

Picasso infatti giunse in Italia insieme all’amico Jean Cocteau, il quale preparava il balletto Parade, da qui il titolo della rassegna che celebra questo viaggio e questo incontro di discipline artistiche.

Durante questo soggiorno italiano Picasso visiterà Napoli ben due volte. Per celebrare la ricorrenza la Soprintendenza di Pompei e il Museo di Capodimonte insieme al Teatro dell’Opera di Roma promuovono un evento che avrà luogo non soltanto nel museo napoletano, ma anche all’interno degli Scavi Archeologici di Pompei.

Nelle sale del Museo troverà posto, per la prima volta a Napoli, il sipario, conservato nel Centro Pompidou di Parigi, preparato proprio per il balletto Parade, che idealmente si aprirà su alcune opere dell’artista spagnolo, in questo originale connubio di arti pittoriche e balletto.

Nell’Antiquarium di Pompei invece saranno esposti i costumi originali del balletto disegnati per l’occasione da Picasso, che potranno così dialogare con gli originali bozzetti preparatori dell’artista, ma anche una serie di maschere africane che hanno fortemente influenzato il lavoro di Picasso.

I prestiti in mostra provengono da diversi musei e collezioni private fra le quali il Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, il Musée Picasso Paris, il Museu Picasso Barcellona, la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, la Bibliothèque Historique de la Ville de Paris, la Maison Jean Cocteau, Milly la Forêt.

Quanto ci ha influenzato la PopArt statunitense? A questa domanda prova a rispondere La Riscoperta dell’America Gli Stati Uniti nell’Arte Italiana alle Gallerie d’Italia di Milano dal 12 aprile fino al prossimo 17 settembre 2017.

La mostra indaga come gli artisti italiani sono stati influenzati dagli artisti della scena statunitense. Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Gastone Novelli, Toti Scialoja, Mimmo Rotella e Ugo Mulas sono soltanto alcuni dei nomi che ritroviamo in questa interessante retrospettiva d’arte contemporanea.

Formula che vince non cambia. Dopo il successo della mostra in più parti Egitto a Pompei, che da Torino a Napoli passando per gli Scavi Archeologici di Pompei si è dislocata in ben tre sedi espositive, un’altra mostra si fa in qualche modo itinerante, e vede questa volta la cittadina alle pendici del Vesuvio dialogare con l’Antica Grecia: Pompei e la Grecia Un piccolo Mediterraneo. Questo il titolo completo dell’evento che animerà la Palestra Grande di Pompei dall’11 aprile fino al prossimo 27 novembre 2017. Se lo scorso anno si indagava il rapporto con l’Antico Egitto, adesso invece sono i rapporti con la Grecia quelli che si vogliono mostrare. Pompei, piccola cittadina Romana, ha risentito come molte altre dei rapporti con i greci, a cominciare dalla battaglia con Cuma nel 474 a.C. che influenzerà sugli equilibri di quello che sarà il Golfo di Napoli.

Ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici provenienti dalle antiche cittadine di origine greca come Poseidonia, Metaponto, Cuma, Capua.

Opere provenienti da Pompei e dai più importanti musei nazionali ed europei.

Un racconto storico tuttavia non lineare, che si mostrerà al pubblico dell’Antica cittadina all’ombra del Vesuvio.

Dal prossimo giugno fino a ottobre 2017 invece al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, quasi in contemporanea con l’altra, avremo invece Pompei e la Grecia la metamorfosi del mito. Una mostra che indaga soprattutto la mitologia e la sua trasformazione nell’ambito locale. Attingendo ampiamente dal materiale ovidiano, la mostra indaga l’iconografia delle immagini di trasformazione a Pompei, con opere cui saranno affiancate didascalie che illustreranno l’origine del mito e la sua trasformazione in fase antica e moderna. Pitture parietali, mosaici, arredi, gemme e oggetti di oreficeria. Sono questi i reperti che mostreranno come il mito era recepito e raccontato.

E infine sul Palatino a Roma ci sarà la mostra ALT Arte Contemporanea sul Palatino, un evento a cura della Soprintendenza romana che riapre da maggio a settembre 2017 lo Stadio Palatino e il peristilio inferiore della Domus Augustana che faranno da sfondo ad un inedito evento di arte contemporanea che ospiterà artisti del calibro di Marina Abramovic e tantissimi altri, con uno straordinario dialogo tra la sacralità e monumentalità dei luoghi antichi e l’arte contemporanea.

ART NEWS

Il mistero del Cristo Risorto di Piero Della Francesca

Nelle sue avventurose trame Dan Brown immagina sempre misteri intorno a note opere d’arte. Qualche volta però la realtà può superare di gran lunga la fantasia, e anche un dipinto come quello di Piero Della Francesca, a oltre cinque secoli dalla sua creazione, può riservare ancora sorprese.

Se credevamo di sapere tutto sulla Resurrezione, che troneggia su di una parete del Sala dei Conservatori della Residenza, antico palazzo del governo e oggi sede del Museo Civico di Sansepolcro, oggi invece dobbiamo decisamente ricrederci.

Il Cristo che risorge dalla Tomba in tutta la sua gloria sarebbe stato dipinto altrove.

A darne notizia Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione Dipinti Murali dell’Opificio Pietre Dure di Firenze e responsabile del progetto di restauro, la quale dalle pagine ANSA spiega che si tratterebbe “di un trasporto a massello, probabilmente il primo in età moderna, realizzato peraltro con una tecnica diversa da quella che conoscevamo e che poi impiegò il Vasari”.

Se lo stacco sembra certo, ancora oscura resta invece l’originaria collocazione dell’affresco.

Avviato due anni fa grazie ai fondi del comune di Sansepolcro, e ai finanziamenti privati di Aldo Osti, ex dirigente della Buitoni oggi in pensione, che ha donato ben 100.000 euro per il recupero dell’opera, il restauro ha riportato alla luce un’altra pagina di storia dell’arte ancora da scrivere.

Il recupero dell’opera di restauro però ben lungi dall’essere finito. Se i colori hanno già ritrovato la loro originaria brillantezza raccontata dal Vasari, grazie agli interventi di Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini, il restauro si concluderà soltanto entro il 2017.

piero-della-francesca-resurrection-resurrezione-mistero-giallo-2016-restauro-internettualeIn una scena contemporanea all’artista, si eleva Cristo con una bandiera. Nel dipinto compare anche un ritratto dello stesso Piero, che si raffigura dormiente ai piedi del sepolcro immaginato come una tomba medievale in pietra, connesso direttamente alla divinità proprio dall’asta che regge. Con lui altri tre uomini addormentati, simbolo di una umanità sopita in attesa della resurrezione del Signore.

Curioso il paesaggio alle spalle di Gesù, che nella parte sinistra si presenta in una versione invernale, in quello a destra invece florido e rigoglioso, a simboleggiare il passaggio dalla morte, l’inverno, alla vita, l’estate, il momento in cui la natura è al massimo del suo splendore.

Quella della collocazione però non è la sola scoperta fatta. Grazie a questo intervento infatti si può oggi affermare che non si tratta di un affresco, bensì di tecnica mista, molto particolare, in cui l’artista alternava la cosiddetta tecnica “a fresco” con l’utilizzo di colori secchi sulla parete. Secondo gli esperti, Piero Della Francesca, grande sperimentatore del suo tempo, sarebbe ricorso a questo espediente per ottenere un effetto pittorico più vicino alla tavola.

Nel frattempo gli studiosi stanno scandagliando gli archivi e le fonti bibliografiche alla ricerca di qualche informazione che possa risolvere questo nuovo giallo di storia dell’arte.

CINEMA

The Young Pope, Papa scaltro e ingenuo di Sorrentino da venerdì 21 su Sky Atlantic

the-young-pope-sorrentino-jude-law-2016-interno-internettualeArriva su Sky Atlantic The Young Pope, il giovane papa, serie evento, presentata in anteprima allo scorso Festival di Venezia, che vede dietro la macchina da presa il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, che, dopo film quali La Grande Bellezza e l’acclamato La Giovinezza, debutta ora nella lunga serialità.

Ad interpretare Lenny Belardo, primo immaginario papa americano, il due volte nominato all’Oscar Jude Law, che si cala perfettamente nei panni di quello che si preannuncia un controverso pontefice destinato a far discutere. Punto di contatto tra l’umanità e Dio, Papa Belardo è la perfetta sintesi di santità e peccato: scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto.

A rivelarlo, sin dalle prime immagini, è il nome del pontefice, Pio XIII, omaggiothe-young-pope-diane-keaton-suor-mary-internettuale ai grandi papi reazionari della storia del Vaticano, in un’elezione che sa più di mossa mediatica che di suffragio divino: «Un uomo che si richiama al passato e nega il futuro – spiega Sorrentino – un Papa immaginario e inverosimile è poi diventato il personaggio di un film e – parlando con gli esperti – persino una concreta possibilità all’orizzonte. Dopo Bergoglio, il Papa del dialogo, nulla esclude che in futuro, anche per discontinuità con il predecessore, arrivi un Pontefice meno illuminato e progressista dell’attuale».

Nel cast di questa attesissima serie televisiva anche il premio Oscar Diane Keaton e Silvio Orlando nei panni, rispettivamente, di Suor Mary e il Cardinal Voiello.
Due personaggi chiave che ruotano intorno alla vita di Belardo. A cominciare da Suor Mary, una figura quasi materna per questo moderno Pio XIII. Donna di grande intelligenza e ancora molto bella, che accoglie il giovane pontefice nell’orfanotrofio quando, ancora bambino, fu abbandonato dai genitori. Suor Mary è al contempo anche un’ispirazione per Belardo-bambino che cresce in quei principi religiosi che lo porteranno a diventare l’uomo che è.

the-young-pope-silvio-orlando-voiello-internettualeSilvio Orlando è probabilmente quella figura partenopea che ritorna nella filmografia di Sorrentino: da La Grande Bellezza ai tanti altri film con Toni Servillo, incarna la napoletanità delle sue origini tanto care al regista. Il Cardinal Voiello è il Segretario di Stato. Conosce tutte le stanze e i segreti della Santa Sede, descritto dalla stampa come l’uomo che sta dietro le quinte.

Devoto alla squadra del Napoli quasi quanto quel Dio che serve. Più che un uomo di Chiesa, il Cardinale Voiello rappresenta quell’uomo politico in abito talare, che avrebbe potuto ambire al soglio pontificio, ma dà il meglio di sé muovendosi all’ombra di San Pietro.

the-young-pope-paolo-sorrentino-internettuale«All’epoca de La Grande Bellezza – spiega Paolo Sorrentino – discutendo con i produttori di The Young Pope di un’ipotesi di lavoro futura, ragionammo sulla possibilità di fare un film su Padre Pio partendo dal libro di Sergio Luzzatto. Nonostante la storia fosse interessante e il valore del volume indiscutibile, ci rendemmo conto che avremmo riproposto – pur da un’angolazione diversa – un tema già dipanato in modo esaustivo da molti altri registi. L’idea di una serie televisiva sul Papa, su un Papa diverso da tutti gli altri, ci venne qualche mese dopo».

Una grande epopea in dieci episodi che a partire da venerdì 21 ottobre su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 terrà gli spettatori della piattaforma a pagamento incollati allo schermo, e se ci si chiede se era proprio necessario un film sul Vaticano, Sorrentino risponde: «Come dice nel film il Cardinal Caltanissetta, uno dei più anziani dell’intero Concistoro, Toni Bertorelli, il problema non è tanto credere in Dio e domandarsi se esista o meno, né ricevere risposta a un dilemma inestricabile, ciò che è veramente interessante, anche nel dubbio, è la sua imprescindibile necessità».