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Le mostre nel centro storico di Napoli da non perdere nel 2019

È una stagione particolarmente florida per Napoli, dal punto di vista culturale, che ritorna protagonista della grande arte con una serie di mostre che animeranno buona parte di questo 2019 appena iniziato. Se per Caravaggio e la sua influenza, in arrivo a Capodimonte, bisognerà attendere aprile, alcuni eventi hanno già portato nel cuore del centro storico della città opere preziose ed inedite.

dal profilo instagram @marianocervone

A cominciare da Sacra Neapolis. Culti, miti, leggende (di cui vi ho già parlato QUI) mostra che l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS ha prodotto in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito dell’interessantissimo progetto LAPIS Museum, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: una sala, o per meglio dire una cripta, espositiva che, come ama definirla il presidente dell’Associazione, il Dottor Raffaele Iovine, è un “multisala della cultura”, che ospita tanti eventi, tra cui anche Napoli. Storia, Arte, Vulcani, prestigiosa rassegna che vede la partnership dell’Osservatorio Vesuviano che per la prima volta ha prestato ed esposto una bellissima collezione di gouaches del XVIII secolo e ha introdotto lungo il percorso espositivo documentari e strumentazioni che conferiscono un maggiore rigore scientifico-didattico per gli appassionati di geologia e per chi vuole conoscere più da vicino la formazione del sottosuolo napoletano.

Sempre all’interno della Basilica della Pietrasanta arriverà, a partire dal prossimo 15 febbraio, la mostra Chagall. Sogno d’Amore, organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia (che ha Napoli ha già portato con successo Escher, al PAN fino ad aprile) e che rafforza il legame con la città con questa straordinaria mostra che porta per la prima volta nella nostra città i 150 dipinti del noto pittore di origine russa.

Fino al 17 gennaio all’interno della Chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco (nota al grande pubblico per i suoi teschi e la sua parte sotterranea) sarà possibile vedere una mostra dedicata al culto delle anime pezzentelle. Curatrice della mostra è Francesca Amirante, Presidente di Progetto Museo. Un’occasione unica per scoprire questo suggestivo culto squisitamente napoletano.

Il Museo MADRE invece ospita l’interessante quanto trasgressiva mostra su Robert Mapplethorpe, noto fotografo di celebrità come Andy Warhol, Deborah Harry, Patti Smith e Amanda Lear, cui il museo d’arte contemporanea napoletano dedica un’ampia retrospettiva fino al prossimo 8 aprile 2019. Scatti rigorosamente in bianco e nero che ritraggono il corpo in tutte le sue sfaccettature, da voyeuristico oggetto di piacere a pura espressione artistica.

Imperdibile la mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, a Palazzo Zevallos fino al prossimo 7 aprile, che indaga il collezionismo tra il XVII e il XVIII secolo a Napoli attraverso i tre artisti più rappresentativi e tutta una serie di autori che hanno caratterizzato quei secoli. Per l’occasione, le Gallerie d’Italia hanno spostato e riallestito la collezione permanente di Palazzo Zevallos consentendo ai propri visitatori una vera e propria riscoperta delle proprie opere. Molto bella infine anche la collezione d’arte contemporanea che ha trovato posto nei piani inferiori del sontuoso palazzo di Via Toledo.

E se siete nel centro storico della città non potete non andare al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, oltre alla collezione permanente, ospita diverse mostre da non perdere, tra le quali Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina, fino al prossimo 21 gennaio, Hercules alla Guerra fino al 31 gennaio, e Le ore del sole, sempre fino al 31 gennaio, dedicata alla geometria e all’astronomia negli antichi orologi solari romani.

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ART NEWS

La collezione di un Principe. A Palazzo Zevallos a Napoli fino al 7 aprile

Con l’arrivo delle festività natalizie, inizia a Napoli un periodo particolarmente florido per gli eventi d’arte, che vogliono conquistare il pubblico partenopeo e parte di quei turisti che giungono a frotte, per presepi e tradizioni. Ad aprire le danze quest’anno ci hanno pensato le Gallerie d’Italia, che nella loro storica sede di Palazzo Zevallos a Via Toledo, portano anche per quest’anno un evento da non perdere.

Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, questo il titolo completo della rassegna che dal 6 dicembre fino al 7 aprile 2019, riporta a Napoli, e all’interno di Palazzo Stigliano parte di una prestigiosissima collezione appartenuta alla famiglia Vandeneynden, che abitò proprio nella sontuosa dimora napoletana di Via Toledo a partire dagli ultimi decenni del XVII secolo.

Sono 36 i capolavori che ritornano nelle stesse stanze che hanno abitato, tra cui le opere di Van Dyck, Rubens e Ribera.

Una collezione intima, che consentirà al pubblico di conoscere la famiglia Vandeneynden, Giovanni, ricco e potente commerciante fiammingo, che scelse Napoli come residenza per se stesso, per meglio servire le sue clientele, come era solito per molti altri commercianti del Nord Europa.

Vandeneynden aveva acquistato Palazzo Zevallos dal figlio di Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni, Francesco, e ne aveva commissionato la ristrutturazione ad un monaco certosino, fra’ Bonaventura Presti, attivo a Napoli come architetto.

Il mercante era anche uno squisito collezionista d’arte, e negli anni aveva raccolto opere straordinarie.

La mostra vuole essere un suggestivo viaggio nell’arte del Seicento del panorama italiano ed internazionale, con un focus particolare sulla produzione delle Fiandre.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il Banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), e ancora esemplari di Anthony van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, ma anche Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro e numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Prestiti eccezionali da musei nazionali ed internazionali, che hanno reso possibile questo straordinario ritorno a “casa”, nelle medesime stanze dove a lungo furono custoditi.