LIBRI, TELEVISIONE

Piccole Donne: su SkyUno arriva la serie BBC dal romanzo di Louisa May Alcott

L’ultima versione che la mia generazione può ricordare è quella del 1994 con Winona Ryder nel ruolo di Joe March. Piccole Donne sta per ritornare sugli schermi, anzi, per essere precisi, sui piccoli schermi. Tre puntate che ripercorreranno la storia ispirata all’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, a 150 anni esatti dalla sua pubblicazione. Un romanzo di formazione diventato non solo un classico, ma un vero e proprio cult, che racconta le vite delle quattro ragazze March: Joe, Amy, Meg e Beth e le scelte che le porteranno a diventare, come recita il titolo, delle piccole donne.

A raccogliere idealmente il testimone della Ryder c’è questa volta Maya Hawke (figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke), che vedremo anche nella terza stagione di Stranger Things, mentre Amy avrà il volto di Kathryn Newton, già apparsa in un’altra mini-serie cult, Big Little Lies con Nicole Kidman.

Tra i volti più noti Willa Fitzgerald, famosa al pubblico per le sue partecipazioni in serie cult come GothamScream la serie e Royal Pains, mentre Beth ha il volto della bellissima Annes Elwy.

Con loro un cast di prim’ordine: dalla candidata all’Oscar Emily Watson alla veterana Angela Lansbury, nota in Italia soprattutto come La Signora in Giallo, Oscar onorario nel 2014 e vincitrice di ben quattro Tony Awards, e Michael Gambon, l’Albus Silente della serie cinematografica Harry Potter.

Emily Watson, Kathryn Newton, Maya Hawke, Willa Fitzgerald, and Annes Elwy

Siamo nel Massachusetts negli anni della Guerra di Secessione, il capo famiglia, Robert, parte per il fronte, lasciando la sua piccola famiglia di donne a casa. La madre Marmee e le loro quattro figlie.

Joe, anticonformista e ribelle, che fa da dama di compagnia all’anziana zia, la creativa Amy, che ama disegno e pittura, l’introversa Beth che suona il piano, e la sorella maggiore, Meg, che cerca approvazione e affermazione nella società.

Negli anni tante sono state le produzioni cinematografiche che hanno trasposto questa storia intramontabile: dal bianco e nero di Harley Knoles del 1933, ad una delle versioni più celebri, quella del 1949 a colori, di Mervyn LeRoy, che aveva come protagoniste Elizabeth Taylor, bionda e boccolosa per l’occasione, e Janet Leigh (che diventerà musa di Hitchcook per il film Psycho), e il nostro Rossano Brazzi (lanciatissimo all’estero) che interpretò il professore che sposa Joe.

Nel 1988 il romanzo ispira addirittura un anime, Una per tutte tutte per una, trasmesso in Italia sulla rete Mediaset, Italia1.

Questa mini-serie è invece prodotta dalla BBC One e arriva in Italia nella prima serata di SkyUno HD a partire dal prossimo 11 maggio.

Annunci
CINEMA, INTERNATTUALE

Le prime immagini di “L’Amica Geniale”, la serie che Saverio Costanzo sta girando a Napoli

Sembrano quasi due scugnizze Lenù e Lila, le due protagoniste di L’Amica Geniale, serie tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, di cui stanno girando le prime esterne a Napoli proprio in queste ore.

Le ha presentate ufficialmente mamma RAI, che con HBO produce il serial che sarà distribuito anche negli States.

Sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che daranno il volto rispettivamente alle piccole Elena (detta appunto Lenù) e Raffaella (soprannominata Lila), che appariranno per la prima volta sullo schermo.

Un romanzo di formazione, quello della Ferrante, misteriosa autrice che continua a nascondersi dietro questo pseudonimo, che muove i primi passi dagli anni ’50, e giunge quasi agli anni ’90 ritrovando le due protagoniste adulte.

A dare il volto all’adolescenza di Lila e Lenù saranno invece Gaia Girace e Margherita Mazzucco.

La serie traspone in otto puntate il primo romanzo della quadrilogia della Ferrante edita in Italia da e/o, per la regia di Saverio Costanzo, che ha diretto tra l’altro PrivateLa solitudine dei numeri primiHungry Hearts.

Un kolossal, questo, da 150 attori e 5000 comparse. Molto lungo anche il periodo di casting, per una produzione particolarmente sentita, che ha visto impegnati gli addetti ai lavori per circa 8 mesi, durante i quali hanno provinato 9000 bambini e 500 adulti in tutta la Campania.

A giudicare dalle automobili d’epoca (che ho più volte postato sul mio canale instagram, se vi va seguitemi) i costi e la produzione è di altissimo livello, che ha visto un dispiego di tecnici e addetti ai lavori di 150 persone, che hanno ricreato ben 20.000 metri quadri di set in appena cento giorni di lavoro. Un lavoro che ha ricostruito 14 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel, e l’intero quartiere Luzzatti dove è ambientata la prima stagione.

Fedele al romanzo, la storia ruota intorno alla scomparsa di Raffaella Cerullo, la cui migliore amica, Elena Greco, una signora anziana immersa in una casa piena di libri, scrive al computer la storia di una vita e di un’amicizia. Le due si conoscono in prima elementare nel 1950.

Napoli qui è vista come una città pericolosa, caratterizzata da un humus di criminalità, diffidenza e omertà, ma appare anche affascinante e borghese.

Pagina dopo pagina, Elena ripercorre gli ultimi sessant’anni della sua vita, raccontando di Lila, la sua amica geniale, ma anche la sua peggior nemica.

Sono invece 1500 i costumi, che si suddividono tra creazioni originali e quelle di repertorio.

Oltre alle già citate HBO e RAI, il progetto vede coinvolta anche TIMVISION.

Prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango in co-produzione con Umedia Production, la serie sarà è stata sceneggiata dall’autrice del libro, Elena Ferrante, insieme a Francesco PiccoloLaura Paolucci e lo stesso regista Saverio Costanzo.

Produttore esecutivo, Jennifer Schuur.

Un progetto di ampio respiro, che porterà Napoli nel mondo, grazie alla distribuzione internazionale ad opera di FremantleMedia International, che ci porterà in tutto il mondo una Napoli d’altri tempi.

CINEMA

Saverio Costanzo gira a Napoli “L’Amica Geniale” di Elena Ferrante

Altro set, altra fiction. Sono partite oggi, 12 marzo, le riprese della prima stagione di The Neapolitan Novels, titolo internazionale della mini-serie co-prodotta da Rai e HBO, tratta dalla teatralogia di Elena Ferrante. La prima serie porterà sul piccolo schermo le pagine di L’Amica Geniale, primo romanzo della serie della misteriosa scrittrice napoletana, la cui identità resta ancora un segreto. E come il suo vero nome anche della serie nulla o poco si sa.

Ho letto il primo romanzo proprio questa estate e posso anticiparvi che, se il serial sarà fedele al libro, le location (salvo ricostruzioni negli studi) dovrebbero aggirarsi oltre che nel centro storico, dove in queste ore sono state riprese le prime esterne, anche in Via Filangieri, Via Toledo, il Gambrinus, e molti luoghi-manifesto della città di Napoli, come Piazza dei Martiri, la Biblioteca Nazionale, il Lungomare e Posillipo.

Le prime riprese, pare, hanno visto protagonista la Galleria Principe di Napoli, da qualche tempo oggetto di recupero strutturale e funzionale, e il Palazzo Gravina, sede della Facoltà di Architettura, trasformato per l’occasione nella scuola anni ’50 frequentata da una delle due protagoniste, Elena Greco detta Lenù.

La storia infatti parla dell’amicizia tra le piccole Lenù e Lila, che pagina dopo pagina diventano ragazze e donne che affrontano i primi amori e la dura vita in un difficile quartiere della periferia di Napoli, Gianturco.

Alla stesura della produzione televisiva ha preso parte la stessa Ferrante, mentre la regia è stata affidata a Saverio Costanzo, che sposterà verso l’estate le riprese sull’Isola di Ischia, dove la giovane protagonista trascorre proprio le vacanze estive.

I primi ciak si sono svolti nel casertano, dove è stato ricostruito il quartiere delle due ragazze, nell’ex area industriale Saint Gobain, a Marcianise, trasformata in studios cinematografici con tanto di strade, edifici, chiese.

l’attrice Valentina Acca

Mistero anche sul cast. Non è dato sapere chi interpreterà le due protagoniste da ragazzine né da adulte. Secondo alcune indiscrezioni, riportate oggi da Repubblica Napoli, potrebbero esserci (il condizionale è d’obbligo) Valentina Acca, presumibilmente nel ruolo di Lila (seguendo la descrizione che la Ferrante ne fa nel suo romanzo) e Imma Villa, presumo, per esclusione, nel ruolo di Lenù.

l’attrice Imma Villa

La serie di quattro romanzi della Ferrante vedrà una trasposizione di altrettante stagioni da otto episodi ciascuna, per un totale di trentadue puntate, che porteranno nel mondo non solo la storia di queste due donne che crescono, ma di una città, Napoli, che cambia con loro.

Non resta che aspettare le prossime settimane di riprese e le prime indiscrezioni che trapeleranno dal set.

CINEMA, LIBRI

Chiamami col tuo nome, l’acclamato film di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome – poster

Quando ho finito il romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, mi sono sentito fisicamente male tanta era la sofferenza e il pathos che l’autore ha saputo imprimere in quelle pagine. Era l’estate del 2011, e divorai il libro in appena un giorno e mezzo, immedesimandomi in quella sorta di diario segreto che quasi mi sembrò di aver trovato per caso.

Un’infatuazione estiva che a poco a poco si trasforma in un tormento interiore, in quella sofferenza squisitamente adolescenziale che nasconde accenni di un sentimento ben più radicato e profondo.

Potrei riassumerla così la trama di questo libro ambientato agli inizi degli anni ’80 in una imprecisata località di villeggiatura del nord Italia (forse la costa ligure, nel romanzo invece la campagna lombarda), che racconta con spietata crudezza la storia d’amore tra due ragazzi.

Non era facile dunque per Luca Guadagnino trasporre nel film tanta carica emotiva. Il regista ci ha provato con l’aiuto di un veterano del genere, James Ivory, che con lui ha tratto dal libro la sceneggiatura di un film, in uscita da noi il 25 gennaio, che sta raccogliendo consensi e premi in ogni dove.

Era naturale dunque che, con queste premesse, fossi particolarmente incuriosito di vedere questo film, che è riuscito a portare un po’ del nostro Paese persino nelle categorie principali dei Golden Globe e, forse, potrebbe rappresentarci anche agli Oscar bissando quell’impresa che fu di Roberto Benigni e del suo La Vita è Bella ormai ben vent’anni fa.

Non starò qui a fare la solita tiritera su quanto il libro sia superiore al film, perché chiaro che ogni lettore lascia nelle pagine anche un po’ di sé stesso, facendo sua la storia che legge. Ma qui, più di ogni altro romanzo, Luca Guadagnino aveva l’ingrato compito di portare sul grande schermo un’interiorità emotiva diversa.

La sua è una regia asciutta, scevra da artifizi hollywoodiani, da colonne sonore ingombranti o sensazionalismi amorosi.

Tutto avviene lì, davanti agli occhi dello spettatore che quasi ha la sensazione di osservare la scena da dietro una siepe in giardino, un angolo in penombra della casa, la serratura di una porta.

Amira Casar, Michael Stuhlbarg, Armie Hammer, and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

Luca Guadagnino ci riporta negli anni ’80, e non si avvale solo di auto vintage e ambientazioni perfettamente ricostruite, restituendo fedelmente un momento storico-politico italiano, ma introduce un elemento in più, che nel libro di Aciman forse mancava, i riferimenti musicali. Radio Varsavia, J’adore Venise, ma anche Paris Latino e Lady Lady Lady. Battiato, Berté, Bandolero, Giorgio Moroder ci fanno ricordare esattamente come dovevano essere le serate estive nei locali all’aperto delle piccole cittadine di vacanza. Fumosi, chiassosi, con lampadine colorate e senza particolari controlli né pericoli. Un senso di libertà perduta, che si fa chiaro manifesto di un’epoca.

I lettori del romanzo come me, forse si aspettavano una voce narrante che desse corpo ai pensieri del giovane Elio, così come Aciman li ha delicatamente tracciati sulle pagine del suo romanzo, ed è forse questo ciò che manca alla pellicola, che è perfettamente calata nello stile di Guadagnino, così come l’intenso finale del romanzo, che sfuma nel film in una scena che probabilmente non rende davvero giustizia al viscerale climax sapientemente delineato dall’autore statunitense.

Luca Guadagnino è tuttavia riuscito a cogliere l’essenza del romanzo, e dare alla storia la materica consistenza della realtà.

Armie Hammer and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

E se il regista di Io sono l’Amore ha mantenuto la scomoda scena della pesca (chi ha letto il libro sa bene di cosa parlo), altre parti della storia sono state narrate o tagliate con una maggiore licenza poetica, tramutando Roma in Bergamo e tralasciando intellettualismi letterari per rispondere, forse, alle leggi dell’odierna cinematografia.

Molto bravi i due interpreti, Armie Hammer (Oliver) e il giovane Timothée Chalamet (Elio), a dispetto di una non proprio felice pronuncia nelle scene in italiano, che hanno però saputo dare vita a questa passione segreta, quest’amore proibito vissuto con la discrezione di chi teme la luce del sole e le convenzioni sociali, ma con il disinibito desiderio di due amanti segreti che continueranno a cercarsi.

ART NEWS

Napoli Città Libro incontra lo scrittore algerino Kamel Daoud, domenica 26 novembre

Quando Napoli è rimasta orfana di Galassia Gutenberg, la prestigiosa Fiera del Libro che dai primi anni ’90 al 2009 ha portato editori e cultura nella nostra città, è stato difficile razionalizzare la perdita. La primavera del 2010, dopo vent’anni esatti, fu la prima a non vedere quel prestigioso salone dell’editoria che, nato alla Mostra d’Oltremare, finì con lo spiaggiarsi nella Stazione Marittima, prima di morire come una specie in estinzione. In tanti in seguito, in modo maldestro, hanno provato a portare avanti l’eredità o, per meglio dire, a colmare quel vuoto che la kermesse dell’ideatore ed editore napoletano Franco Liguori aveva lasciato. Galassie sotterranee, saloni mediterranei. Nulla.

Paradossalmente Napoli, che nel 1470 è stata tra le prime città italiane ad adoperare proprio la stampa a caratteri mobili ideata da Johannes Gutenberg, di cui la fiera, omaggiando il titolo dell’opera del sociologo Marshall McLuhan, La Galassia di Gutenberg, in cui si parla dell’importanza dei mass media, portava il nome.

Senza saperlo presi parte alla penultima edizione della fiera, di cui oggi mi resta soltanto la cartolina di un somarello che legge che io ho fatto incorniciare. Era il 2008.

A raccogliere oggi il testimone, e l’impegno di fare cultura al Sud, ci pensa Napoli Città Libro, “nuovo capitolo di una eterna storia d’amore che si basa sul sentimento comune che coinvolge gli appassionati di letteratura del Mezzogiorno e non solo” così come si legge sulla pagina facebook ufficiale.

Attraverso una serie di iniziative ed eventi, Napoli Città Libro offre ai napoletani l’opportunità di incontri e confronti con personaggi di grande spessore. Intellettuali, giornalisti, scrittori, facendo della lettura il patrimonio comune da difendere e custodire.

E il già lungo calendario di eventi si arricchisce ulteriormente con un incontro davvero strardonario. Nell’ambito di questo nuovo slancio vitale per Napoli, per la cultura e per i libri, lo scrittore algerino Kamel Daoud incontrerà il pubblico napoletano al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli in Via dei Mille, domenica 26 novembre alle ore 11.00.

Lo scrittore, che ha saputo fare della cronaca un vero e proprio filone letterario di tendenza con il suo nuovo libro, Le mie indipendenze (edito in Italia da La Nave di Teseo), offre ai suoi lettori uno spunto di riflessione su tre argomenti di grande attualità per il nostro Paese e per un’Europa che cambia: gli uomini, la religione, la libertà.

Progressista, le sue idee decisamente liberali lo hanno allontanato dal radicalismo islamico più estremo, portando l’autore ad abbandonare il mondo del giornalismo, scrivendo esclusivamente per il quotidiano algerino Le quotidien d’Oran, di cui è anche capo-editore.

Quello di Daoud è un incontro di grande spessore, che apre uno spaccato su ciò che il mondo sta vivendo in questo periodo. Con lui interverranno la giornalista Titta Fiore, responsabile Cultura de Il MattinoEnzo D’Errico, direttore de Il Corriere di Mezzogiorno e Ottavio Ragone, responsabile Cultura della redazione napoletana di La Repubblica.

MUSICA

Quarant’anni senza Maria Callas: la vita da romanzo della soprano

Potrebbe essere la trama di un romanzo la vita di Maria Callas, soprano statunitense naturalizzata italiana, ma di origine greca, che tra gli anni ’40 e ’60 ha calcato i più importanti teatri d’opera di tutto il mondo. Un romanzo in cui una novella Cenerentola abbandona il nido con una dispotica madre e una sorella-rivale, e se ne va alla volta del mondo, senza mezzi e con una valigia piena di sogni.

È così che inizia la carriera di quella che sarà poi la “Divina” Callas, tra provini andati male e l’insicurezza di una ragazza corpulenta che, tra problemi di peso e la leggenda di un verme solitario, ha lottato per trovare una figura longilinea e affermare sé stessa e il suo talento.

Ma l’accoglienza dell’Italia post-bellica non fu delle migliori, e persino l’occasione della vita, quella di sostituire la soprano Renata Tebaldi interpretando l’Aida alla Scala di Milano, passa quasi inosservato, tra lo scetticismo dei critici che puntano soprattutto sulla sua fisicità e una voce metallica che non li convince del tutto.

Maria Callas (1923 – 1977) as Violetta in La Traviata at the Royal Opera House (1958)

La consacrazione arriverà in quello stesso teatro qualche anno più tardi, quando nel 1951 trionfa con I Vespri Siciliani nel ruolo della Duchessa Elena.

Perde 36 chili in un solo anno. Il brutto anatroccolo si trasforma pian piano in un cigno. Si ispira allo stile e alla figura della magrissima quanto elegante Audrey Hepburn, e da quel momento è tutto un giro di foulard, fantasie floreali, e abitini avvitati, che ne esaltano la ritrovata silhouette, riscoprendo la sua femminilità.

È in questo frangente che arriva l’incontro fatidico con l’amore della vita, l’armatore Aristotele Onassis. Greco anche lui. E la cornice di questo incontro fatale non poteva che essere da sogno, come l’elegantissimo Hotel Danieli a Venezia.

Dopo una crociera a bordo del celebre yatch dell’armatore, la Callas decide di abbandonare il marito, e suo agente, Titta Meneghini, sposato ai tempi forse più per riconoscenza che per vero amore.

Da quel momento la vita di Maria cambia. Si sente diversa, più viva. Ma non è facile essere l’amante di Onassis. In questi anni infatti, la Callas aveva affrontato anche la perdita di un figlio nato morto, vivendo per quasi tutta la relazione con l’uomo, durata dieci anni, il dramma di donna tradita, costretta a sopportare la galanteria nemmeno troppo velata di un uomo che ha continuano a flirtare e corteggiare altre donne sempre, e che ha deciso di risposarsi soltanto quando ha avuto la certezza di conquistare l’altra donna più potente del mondo, Jacqueline Kennedy.

Onassis infatti ha sempre temporeggiato sul divorzio dalla prima moglie, decidendosi a lasciarla soltanto quando deciderà sì di risposarsi, ma con la vedova del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.

Con il cuore spezzato, sola, e in condizioni di salute precarie, complice la rapida perdita di peso, l’insonnia orma cronica e la dipendenza da Mandrax, Maria morirà il 16 settembre del 1977 nella sua casa a Parigi per un arresto cardiaco.

E sono tante le iniziative per questo quarantennale dalla morte, per raccontare e ricordare una voce che oggi è un punto di riferimento, e una donna che è una vera icona.

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas sul set di “Medea”, 1968

Tra queste, quella di RAI5, che proprio sabato 16 settembre, trasmetterà in anteprima un documentario che racconta uno degli incontri storici della Callas, quello con il provocatorio regista Pier Paolo Pasolini che la dirigerà in una versione cinematografica di Medea nel 1968, diventando uno dei suoi più cari amici e confidente. L’Isola di Medea, questo il titolo del film, è diretto da Sergio Naitza, Nastro d’argento 2013, e firmata con Karel produzioni di Cagliari, con il sostegno del produttore associato Erich Jost, della FVG Film Commission e Regione Friuli Venezia Giulia.

Luisa Ranieri in una foto di scena della fiction Mediaset

Se invece vi appassiona lo sceneggiato, qualche anno, quando Mediaset era ancora all’apice e non produceva soltanto fiction di mafia, la bravissima Luisa Ranieri prestò magistralmente il volto a questo tormentato personaggio, nell’intensa interpretazione della mini-serie Callas e Onassis del 2005.

la copertina del libro di Alfonso Signorini

E se preferite la lettura, allora vi consiglio il volume di Alfonso Signorini, che un romanzo dalla vita della Callas l’ha scritto davvero: Troppo fiera, troppo fragile, questo il titolo, non è soltanto un bestseller mondiale, ma la narrazione del giornalista e celebre direttore di Chi, ha appassionato così tanto anche l’estero che ne sarà presto prodotto un bipic con Noomi Rapace nel ruolo della soprano.

il poster del film Callas di Niki Caro, con Noomi Rapace
TELEVISIONE

FEUD, la serie sulla rivalità hollywoodiana di Bette Davis e Joan Crawford

Gli ultimi giorni d’estate li ho trascorsi a guardare FEUD, nuova creatura antologica dell’acclamato produttore Ryan Murphy, già creatore di altri serie diventate veri e propri cult come American Horror Story e American Crime Story.

Come i precedenti prodotti del regista di Mangia Prega Ama, anche FEUD ha visto ritornare sul piccolo schermo due colossi del cinema contemporaneo: il Premio Oscar Jessica Lange, che con Murphy aveva già collaborato alle prime stagioni dell’Horror Story, e Susan Sarandon, che la statuetta invece l’ha vinta nel 1996, e che prosegue, con questo progetto, la sua parentesi televisiva nei biopic, dopo The Secret Life of Marilyn Monroe.

le vere Joan Crawford e Bette Davis in promo di Baby Jane, 1962

Le due attrici hanno dato vita alla celebre quanto mitica faida (questa la traduzione letterale del titolo della serie) tra altri due Premi Oscar della vecchia Hollywood, Joan Crawford e Bette Davis, che insieme girarono Che fine ha fatto Baby Jane?. È proprio da qui infatti che parte la serie, quando agli inizi degli anni ’60 le due dive, da sempre acerrime rivali nel cinema come nell’amore, lontane dai fasti degli esordi, sono ormai due attrici sul viale del tramonto, che decidono di girare un film insieme sperando di risollevare le rispettive carriere.

Otto episodi tra aneddoti, curiosità e gossip che raccontano i retroscena di uno dei capisaldi del cinema americano, che valse alla Davis la sua decima nomination agli Oscars e riuscì in parte a rilanciare la carriera della Crawford che continuò a girare ancora per qualche anno dei B movie a metà tra horror e thriller di discreto successo al box office.

Alfred Molina and Stanley Tucci in Feud (2017)

Uno spaccato sulla vita di due indimenticate leggende, che ingolosisce la curiosità dei cultori di cinema, incitando a saperne di più su tante storielle e screzi avvenuti dentro e fuori dal set, e che permetterà ai giovanissimi di (ri)scoprire due attrici di cui probabilmente hanno sentito parlar poco.

Nel cast tanti volti noti e pluripremiati: da Stanley Tucci, che qui interpreta uno dei fratelli Warners, ad Alfred Molina, da Kathy Bates a Judy Davis, che dà il volto alla perfida giornalista scandalistica Hedda Hopper, passando per Catherine Zeta-Jones, che ritorna alla TV dopo vent’anni, e che con la sua interpretazione di Olivia de Havilland ha suscitato le ire (e una denuncia) della vera attrice, oggi centenaria e unica “testimone” vivente della vera faida tra la Davis e la Crawford, per aver dato un’immagine fuorviante della sua persona.

Kathy Bates and Catherine Zeta-Jones in Feud (2017)

La serie di Murphy è anche una sagace ricostruzione dello spietato sistema Hollywoodiano, pronto ad accogliere nuove dive nel suo Olimpo dorato, e a bandirle quando la loro bellezza e giovinezza iniziano a sgretolarsi.

Ma FEUD è anche l’attenta, benché forse esasperata, analisi di due attrici che faticano ad accettare il tempo che passa e che giorno dopo giorno tentano di dimostrare che oltre all’aspetto c’è di più.

È intensa Jessica Lange, e ancora bellissima, nelle vesti di una insicura quanto vendicativa Joan Crawford, che negli ultimi anni della sua carriera ha disperatamente tentato di superare la Davis, soffrendo di un ingiustificato complesso di inferiorità.

Algida e sprezzante, Susan Sarandon riesce dal canto suo anche a restituire la voce roca tipica di Bette Davis, muovendosi con apparente spavalderia e sincera disperazione.

Negli otto episodi Bette e Joan sono ognuna l’immagine speculare dell’altra: entrambe madri single, vivono burrascosi rapporti con le rispettive figlie, e si portano dentro il rimpianto di essere state rispettivamente considerate dallo showbiz l’una solo per il talento, l’altra soltanto per il proprio aspetto.

Una serie di qualità del canale statunitense FX, che ad oggi non è stata acquistata da nessuna emittente italiana, satellitare o terrestre che sia, e che meriterebbe da parte dei nostri canali più attenzione: e per il talento delle sue interpreti, e per la leggenda che riportano letteralmente in vita.

LIFESTYLE

La Capannina, storia di un’Italia che cambia al ritmo dell’estate di Forte dei Marmi

Ci sono alcuni rituali che vanno inderogabilmente rispettati, come quello di rivedere ogni estate Sapore di mare. Impossibile non associare a questo film La Capannina, storico locale di Forte dei Marmi, in cui si muovono le vicende dei protagonisti.

Dagli anni ’60 ad oggi La Capannina continua ad essere per la provincia di Lucca e non solo un vero e proprio must estivo. La sua lunga storia la ripercorre oggi Gherardo Guidi, storico patron del locale, che in un volume, Così ho sedotto la notte, parla di come è riuscito a portare mostri sacri dello spettacolo come Mike Bongiorno, Little Tony e Gino Paoli.

Nato nel 1929, era poco più di un capanno usato da un falegname come deposito per gli attrezzi, che l’albergatore Achille Franceschi (il nome completo infatti è La Capannina di Franceschi) utilizzò per servire bevande, accompagnandosi ad un grammofono a manovella.

Il locale è accolto con grande successo e immediatamente frequentato da famiglie dell’alta nobiltà come Rucellai, Della Gherardesca, Rospigliosi, Sforza, ma anche intellettuali del tempo come Ungaretti, Montale, Primo Levi e Leonida Rapaci che qui venivano per l’aperitivo prima del tramonto.

In poco tempo La Capannina si trasforma così in un ritrovo dell’Italia che veniva qui a trascorrere le vacanze.

Il locale è stato completamente ridisegnato da Maurizio Tempestini a seguito di un incendio che nel 1939 lo distrusse completamente.

Sono tanti gli artisti che passano qui negli anni del boom economico: da Patty Pravo a Ray Charles, da Edith Piaf a Peppino Di Capri, passando per Gloria Gaynor e Fred Bongusto.

La Capannina ha avuto la capacità di condensare tutto il nostro Paese, ivi inclusi industriali come Marzotto, Moratti, Barilla e gli Agnelli.

È proprio tra gli anni ’60 e ’70 che il locale è ceduto da Franceschi a Gherardo e Carla Guidi, che hanno mantenuto intatta la struttura così com’era nel dopoguerra.

Il locale è stato anche location del film Abbronzatissimi nel 1991.

È la storia di un’Italia che cambia quella de La Capannina, testimone inconsapevole delle mode e dei costumi: nella musica, nelle auto dei clienti che hanno stazionato lì davanti, nell’evolvere insieme alle nuove esigenze di mercato, mutandosi da locale estivo a discoteca e punto di ritrovo aperto tutto l’anno.

La Capannina di Franceschi è un’emozione. E per comprenderlo basta dare un’occhiata all’ampia galleria delle foto storiche del locale, per guardare con nostalgia di un’epoca che non ritorna ma che non è mai passata.

Guidi l’ha fatto in un incontro moderato dal conduttore notturno per eccellenza, Gigi Marzullo, durante il quale parla degli esordi della “Sirenetta” di Castelfranco di Sotto, attraversando negli anni ’70 Firenze e Bologna. Un’attività professionale di scouting, che lo ha portato alla ricerca di orchestre che fossero sempre migliori, nuovi cantautori e divi che animassero le serate. E a giudicare dai nomi che è riuscito ad agganciare nel tempo c’è riuscito: da Renato Zero a Amanda Lear, tutti sono passati a La Capannina almeno una volta.

Gli anni del boom sono gli ’80, che portano il film di Carlo Vanzina del 1983 con un cast stellare, passando per i contest di bellezza e il lancio dei rapper.

Una storia che racconta al tempo stesso anche la storia del nostro paese, attraverso il mondo dello spettacolo e gli uomini e le donne che hanno fatto e fanno spettacolo: da Alba Parietti a Valeria Marini, da Belen Rodriguez ai nuovi idoli dei giovanissimi come Fedez, J-Ax e Rovazzi.

CINEMA, LIBRI

10 cose che (forse) non sapete su Harry Potter

Era il 1997 quando una giovane sconosciuta, J.K. Rowling, firmava il suo primo romanzo fantasy con le sole iniziali per nascondere il fatto che fosse una donna a scrivere un genere letterario che tradizionalmente è, o meglio era, appannaggio di soli uomini.

Oggi, vent’anni dopo, quella donna è una delle autrici più apprezzate nella scrittura per giovani adulti, e la sua saga, quella del mago Harry Potter (il primo volume era Harry Potter e la Pietra Filosofale), ha appassionato milioni di ragazzi in tutto il mondo, con trasposizioni cinematografiche di altrettanto successo che hanno lanciato e rilanciato giovanissimi attori e veri cavalli di razza come la pluripremiata Maggie Smith, che nei film ha interpretato Minerva McGranitt.

Ambientati nell’Inghilterra degli anni ’90, i volumi della Rowling narrano le avventure de giovane mago occhialuto Harry Potter e dei suoi migliori amici, Ron Weasley e Hermione Granger. L’ambientazione principale è la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove i ragazzi vengono educati i maghi del Regno Unito.

Per celebrare i vent’anni di questo romanzo ecco venti curiosità che (forse) non conoscete:

IL FANTASTICO MONDO DI HARRY POTTER:

Il 18 giugno del 2010 è stato inaugurato un parco a tema ad Orlando, in Florida, all’interno del parco di divertimenti Island of Adventures. La sezione si chiama The Wizarding World of Harry Potter, Il Magico Mondo di Harry Potter, e al suo interno è possibile vedere gli scenari più caratteristici della saga, tra cui Hogwarts, il villaggio Hogsmeade e la via Diago Alley.

GLI INCASSI RECORD:

Dai sette romanzi dell’autrice sono stati tratti ben otto film, l’ultimo volume della saga infatti è stato cinematograficamente suddiviso in due parti. L’incasso complessivo di tutte le pellicole è di oltre 7 miliardi di dollari, superando così i ben 24 film della saga di James Bond e i 7 film di Star Wars, diventando la saga più produttiva della storia.

IL VAMPIRO EDWARD

L’attore Robert Pattinson, che qualche anno più tardi diventerà famoso per l’interpretazione del vampiro Edward in un’altra saga letteraria tratta dagli omonimi romanzi della Mayer, Twilight, debutta recitando proprio in Harry Potter. Nel 2005 infatti ha dato il volto a Cedric Diggory, uno dei magi della scuola di Hogwarts in Harry Potter e il Calice di Fuoco.

IL SEGUITO CINESE:

Nel 2002 venne pubblicato un sequel del libro in lingua cinese, intitolato Harry Potter and Leopard-Walk-Up-to-Dragon, pubblicato nella Repubblica Popolare Cinese da un autore anonimo. All’interno del romanzo compaiono in realtà personaggi della Rowling e anche alcuni di Tolkien, autore del Signore degli Anelli. Gli avvocati dell’autrice però riuscirono a far pagare una penale per danni agli editori del libro.

OCCHI VERDI DI DANIEL:

L’attore Daniel Radcliffe, che nella saga era il protagonista Harry, ha dovuto indossare delle lentine verdi, come gli occhi del maghetto, e non blu come il vero colore dei suoi occhi. Quando l’attore era impossibilitato ad indossarle i suoi occhi sono stati digitalmente modificati col computer.

IL RUOLO DI HARRY:

Chris Columbus, regista dei primi due capitoli della saga, ha fortemente voluto Daniel Radcliffe come protagonista, dopo averlo visto in una produzione della BBC di David Copperfield. Per il ruolo però fu provinato anche l’attore William Moseley, oggi famoso per essere il principe Liam nella serie The Royals, e che a sua volta trovò la fama per un’altra saga letteraria fantasy approdata sul grande schermo, Le Cronache di Narnia.

SPIELBERG REGISTA MANCATO:

Dietro la macchina da presa avrebbe potuto esserci l’acclamato e pluripremiato regista Steven Spielberg, che stava negoziando. Alla fine però declinò per dedicarsi al film A.I. – Intelligenza Artificiale. Alla fine fu scelto Chris Columbus, noto per pellicole come Mamma ho perso l’aereo! e Mrs. Doubtfire.

HARRY ARCOBALENO:

In seguito alla pubblicazione dell’ultimo volume, J.K. Rowling fa una dichiarazione in merito al personaggio di Albus Silente, preside della scuola di Harry, il quale secondo l’autrice sarebbe omosessuale, e il motivo per cui non si accorge immediatamente della malvagità di uno dei nemici è perché ne sarebbe stato innamorato.

I COLORI DI HARRY:

In molti avranno notato che anche la tavolozza dei colori utilizzata dai vari registi cambia con l’avanzare dei film, passando dai colori brillanti e vivaci dei primi due a quelli via via sempre più cupi e freddi, fino ad arrivare alle tinte quasi dark degli ultimi due. La spiegazione è data dal fatto che i colori ricreano gli stati d’animi e le sensazioni dei protagonisti seguendo l’andamento della storia dei volumi.

LA PIETRA FILOSOFALE:

E infine una curiosità che riguarda il primo film della serie. A causa della differenza tra il titolo inglese (Harry Potter and the Philosopher’s Stone) e quello americano dell’opera (Harry Potter and the Sorcerer’s Stone) gli attori hanno dovuto girare due volte le scene in cui veniva menzionata la pietra.

LIBRI

Sei minuti al giorno per essere felici

«Da una parte, tutti vogliamo essere felici. Dall’altra conosciamo anche le cose che ci rendono felici. Eppure non facciamo queste cose. Perché? Semplice: siamo troppo impegnati. Troppo impegnati per cosa? Troppo impegnati per provare ad essere felici» è così che Matthew Kelly, autore best-seller, spiega la mancanza di felicità da parte dei tanti, troppi, che sembrano cercarla inutilmente.

Autore di The Miracle Morning, Il Mattino del Miracolo, Kelly prova a illustrare in che modo riuscire ad essere felici in una vita frenetica come quella dell’uomo moderno, la cui sfida più grande cui è chiamato a rispondere oggi è quella di provare ad introdurre nella sua quotidianità l’accrescimento della propria persona.

Nucleo principale intorno al quale ruota il suo volume è quello di rendere tutto ciò possibile anche alla persona più impegnata della terra, richiedendo appena 6 minuti al giorno, per altrettanti step, per provare a sviluppare sé stessi: «Credo che tutti siano d’accordo sul fatto che sei minuti al giorno da dedicare alla Crescita Personale siano un tempo ragionevole – ha detto Kelly dalle pagine di halerod.com – anche quando siamo troppo impegnati, e credo si possa restare piacevolmente sorpresi da quanto possano essere potenti (e cambiare la nostra vita) sei minuti!».

Ma non si tratta di un vero e proprio miracolo, come promette il titolo del libro uscito nel 2015, o di un cambiamento immediato dopo appena sei minuti. Quello di Kelly è il graduale cambiamento del nostro schema mentale, abbracciando via via un pensiero positivo che contribuisca al raggiungimento della felicità e dei nostri obiettivi nella vita.

Minuto uno: IL SILENZIO.

Immaginate di svegliarvi al mattino senza la frenesia della routine quotidiana. Immaginate di trascorrere il primo minuto in silenzio. Seduti, calmi, tranquilli. Respirate lentamente, profondamente. Potreste dire una preghiera di gratitudine per apprezzare il momento o pregare per orientare il vostro cammino. Potreste dedicare questo primo minuto alla meditazione. Mentre ve ne restate seduti, completamente presenti in quest’ora, in questo momento. Calmate la vostra mente, rilassate il vostro corpo, e lasciate che tutto lo stress si sciolga. Sviluppando un più profondo senso di pace, propositi e senso della vostra vita.

Minuto due: AFFERMAZIONI.

Fate le vostre affermazioni quotidiane, quelle che vi ricordano il vostro infinito potenziale e le vostre priorità più importanti. Leggetele a voce alta, ad una ad una dall’alto verso il basso. Concentratevi su ciò che è importante per voi, così da accrescere la vostra motivazione per raggiungere i vostri obiettivi. Ricordando ciò di cui siete capaci rappresenta un’iniezione di fiducia. Guardando le cose che vi tengono impegnati, i vostri scopi, i vostri obiettivi saranno rinforzati per compiere le azioni necessarie per vivere la vita che volete davvero, quella che meritate, quella che sapete che è possibile per voi.

Minuto tre: VISUALIZZAZIONE.

Chiudete gli occhi, o guardate la vostra lavagna degli obiettivi e visualizzate. La vostra visualizzazione può includere i vostri obiettivi, immaginando a come potreste sentirvi quando li raggiungerete. Visualizzate lo scorrere di una giornata perfetta, immaginatevi nel godervi il vostro lavoro, sorridere con la vostra famiglia o i vostri cari, immaginando tutto ciò che vorreste facilmente realizzare durante il giorno. Immaginate come sarà, come vi sentirete, e l’esperienza di godere di ciò che farete.

Minuto quattro: SCRIVERE.

Immaginate, tirate fuori il vostro diario, e scrivete le cose per cui siete grati, le cose di cui siete orgogliosi, e ciò che avete realizzato durante la vostra giornata. Facendo ciò il vostro stato d’animo sarà potenziato, ispirato, sicuro.

Minuto cinque: LEGGERE.

Adesso prendete un libro motivazionale e investite un miracoloso minuto per leggere una pagina o due: prendete spunto, qualcosa che può aiutarvi durante la giornata. Scoprite qualcosa di nuovo che può farvi sentire meglio o essere migliore.

Minuto sei: MUOVERSI.

Finalmente è giunto il momento di alzarsi e dedicare l’ultimo minuto saltellando per un minuto e far accelerare il vostro battito cardiaco, per sentirvi energizzati, svegli e aumentare la vostra attenzione e capacità di concentrazione.

Come vi sentireste ad iniziare così la vostra giornata? C’è soltanto un modo per scoprirlo, iniziando a provare ad essere veramente felici.