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Raffaello e l’eco del mito, Bergamo anticipa le celebrazioni della morte del maestro

Raffaello Sanzio, San Sebastiano

Nel 2020 saranno esattamente cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio, che morì prematuramente a Roma a soli trentasette anni. Se un film, Il Principe delle Arti (di cui vi ho parlato qui) lo ha celebrato lo scorso anno al cinema, una mostra a Bergamo anticipa le iniziative per le celebrazioni del maestro urbinate.

Raffaello e l’eco del mito è questo il titolo della rassegna, che da oggi, 27 gennaio, fino al 6 maggio porterà all’Accademia Carrara sessanta opere, provenienti da importanti prestiti nazionali e internazionali, ma anche da prestigiose collezioni private.

L’intero progetto scientifico che ha dato origine a questo evento, ruota intorno al San Sebastiano di Raffaello, capolavoro giovanile del pittore rinascimentale, che fa parte oggi delle raccolte della Carrara. Da qui si muovono diverse sezioni che indagano gli anni della formazione e dei maestri che hanno influito sulla sua arte come Perugino, Pinturicchio, Giovanni Santi, Luca Signorelli.

Raffaello Sanzio, Madonna con il Bambino (Madonna Diotallevi)

Una significativa raccolta di opere invece racconta i primi anni, quelli che vanno dal 1500 al 1505, e infine la straordinaria influenza che in pochi anni di attività questo straordinario artista ha avuto sulle nuove generazioni, raccontate in due sezioni: la prima ottocentesca, di cui La Fornarina (in prestito dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Palazzo Barberini) si fa simbolo e fonte di ispirazioni per autori del diciannovesimo secolo, come mostrano gli esempi in mostra delle opere di Giuseppe Sogni, Francesco Gandolfi, Felice Schiavoni, Cesare Mussini. La seconda dedicata ad artisti contemporanei che al maestro continuano a ispirarsi.

Dalla Madonna Diotallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del Museo Poldi Pezzoli, dal Ritratto di giovane di Lille al Ritratto di Elisabetta Gonzaga degli Uffizi, fino al San Michele del Louvre. Sono 14 le opere i capolavori che testimoniano l’originalità nell’innovare i coevi canoni linguistici e la straordinaria espressione artistica.

Una mostra che ricompone per la prima volta la Pala Colonna, le cui parti provengono dal Metropolitan Museum of Art di New York, dalla National Gallery di Londra e dall’Isabella Stewart Gardner di Boston.

Raffaello Sanzio, La Fornarina

A cura di a cura di Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio, la mostra è realizzata grazie alla Fondazione Accademia Carrara in collaborazione con GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e in coproduzione con Marsilio Electa.

Per maggiori informazioni:

www.raffaellesco.it

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La Città dei Balocchi, la perfetta atmosfera di Natale. A Como fino a gennaio

Il mio Natale quest’anno è arrivato in anticipo come uno spot CocaCola in TV. Dopo aver criticato per anni il precoce arrivo di Babbi Natali e renne, che già da fine ottobre invadono televendite e vetrine in strada, ho voluto anch’io prendermi un assaggio di festività in anticipo. E quasi ci sono rimasto male quando ho visto che per il weekend del 19 scorso, il tradizionale Albero di Natale nella Galleria Vittorio Emanuele II, che oggi invece troneggia con tutti i suoi scintillanti Swarovski, era ancora in fase di allestimento.

Tiffany & Co Milano Duomo di Milano Christmas Tree Albero di Natale - internettuale
l’Albero di Natale di Tiffany in Piazza Duomo a Milano (instagram @marianocervone)

Ho potuto sognare, eleggendo quello che, a mio avviso, è quest’anno l’albero più intimo e caldo di Milano, quello di Tiffany in Piazza Duomo, che solo a guardarlo fa venire voglia di sentirsi una novella Audrey Hepburn che, anziché colazione, nella gioielleria ci passa addirittura tutte le vacanze.

Ma per una vera e propria immersione nella magica atmosfera natalizia, mi sono diretto a Como, dove da quasi un quarto di secolo viene allestita la Città dei Balocchi. Giunta alla sua ventiquattresima edizione, ha preso ufficialmente il via lo scorso 25 novembre, e terrà compagnia comacini e non fino al prossimo 7 gennaio 2018.

Al mio arrivo in piazza sento immediatamente le voci di un coro che dal vivo intona brani festosi.

Mercatini di Natale, luci e canti tradizionali. Sono questi i tre ingredienti sapientemente amalgamati, che ne fanno un posto perfetto anche per famiglie. Qui il profumo della frutta candita e dei dolci, si confonde con quello dei prodotti tipici e artigianali degli altri chalet. Cacciagione, salumi, ma anche formaggi stagionati e birre. È come fare un piccolo tour enogastronomico di tutta l’Italia e, di regione in regione, ogni stand offre e propone un assaggio di affettati e caci.

È impossibile sottrarsi alla tradizione di un buon vin brûlé, e scaldarsi con i suoi sentori aromatici di cannella e chiodi di garofano. È la prima volta che lo bevo, e subito sento questo vino caldo divamparmi dentro come un fuoco, mentre continuo a passeggiare tra le bancarelle, piccole wunderkammer delle meraviglie, dove scopro la calda lana di alpaca, colorate ceramiche e infinite decorazioni e idee regalo.

Comprare in questi mercatini diventa quasi un dovere civico, per sostenere quell’artigianato, squisitamente italiano, che ci regala prodotti di altissima fattura.

Ma non mancano lungo questo percorso anche bancarelle dall’oriente, con sete, stoffe e lavorazioni dal gusto più esotico.

Mi dirigo verso il centro della piazza, cuore pulsante di questo micro-mondo, e scorgo una bellissima pista di pattinaggio, dove bambini, adulti e fidanzatini si divertono e sorridono come in un film di Nancy Meyers.

All’imbrunire tutto cambia. I profili del Duomo di Como, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, si illuminano, splendendo nella notte grazie alle più moderne tecnologie di illuminazione. Led che ne disegnano i contorni, e vestendo i palazzi della piazza principale della città lariana con colori sgargianti, stalattiti e pupazzi di neve, ma anche con foreste di alberi e videoproiezioni.

È in questo tripudio di colori e suoni che decido di sorseggiare una cioccolata calda (per me rigorosamente con panna) in piazza, mentre assisto all’accensione di queste moderne luminarie, annunciate dagli squilli di tromba dal balcone del Broletto, sede originaria del Comune di Como.

Proseguo la mia passeggiata, perdendomi tra stradine illuminate e negozi, tra le ultime offerte del Black Friday e le occasioni di stagione.

io e il mio brezel (seguitemi su instagram su @marianocervone)

Anche Porta Torre è colorata in questa sera di festa: i suoi 40 metri di altezza sono il telo di pietra perfetto su cui proiettare auguri e forme variopinte.

Concludo la mia serata con un Brezel, nella sua declinazione altoatesina, con speck e formaggio fuso, certo che dovrò aspettare di ritornarci tra un anno per godere di un giorno indimenticabile come questo.

Insomma, se Carlo Collodi fosse nato in Lombardia, Pinocchio non sarebbe andato in un Paese, ma a Como, in una Città dei Balocchi dove ogni giorno è Natale.

Se volete seguire i miei spostamenti, consigli di viaggio e di cultura, seguitemi su instagram a @marianocervone

ART NEWS, LIFESTYLE

Bellagio, la perla del lago di Como tra natura, arte e bellezza

La perla del lago di Como. È così che un cartello stradale annuncia l’arrivo a Bellagio, piccolo comune sul lago di Como, puntinato da ville storiche.

E non appena arrivi, è facile capire anche perché. Bellagio è piccolo paesino che si arrampica alle falde di Monte San Primo, specchiandosi nelle acque del lago Lario.

Una piccola Amalfi o Portofino, ma nel cuore della Lombardia, altrettanto adorata da turisti stranieri che da sempre vengono a frotte per le vacanze o per un weekend, come nel film Un mese al lago di John Irvin, con una giovanissima Uma Thurman, che racconta il fascino di questi luoghi.

Il lungolago è costeggiato da locali storici, con tanto di gagliardetti e riconoscimenti ufficiali dalle diverse Associazioni, i quali sin dagli anni ’30 accolgono i villeggianti in rarefatte atmosfere che oggi definiremmo vintage. Come l’Hotel Villa Serbelloni che, con le sue cinque stelle lusso, è da oltre cento anni un vero e proprio punto di riferimento per turisti di passaggio e villeggianti abituali che vogliono sentirsi a contatto con la natura, tra le azzurre acque del lago di Como e le verdeggianti montagne alle spalle. Dotato anche di una piscina e di un beauty center, l’albergo è il luogo ideale per un cocktail a bordo piscina o ritagliarsi un momento di relax e benessere a contatto con la natura.

Qui tutto è Italia e italianità, a cominciare dai nomi dei negozi e delle botteghe che rimandano ad altre città come Florence (Firenze). E così non è difficile vedere delle autentiche porcellane di Capodimonte qui, nel profondo nord, o scorgere in vetrina bellissime ceramiche di Caltagirone. Ma comprendo che, come in tante altre località turistiche, tutto è dettato dall’esigenza di offrire un sunto della produzione artigianale del nostro paese allo straniero che varca gli italici confini per una vacanza.

Bellagio, Lago di Como, lungolago – foto @marianocervone

In questi luoghi, di questa stagione, il profumo dell’Oleandro in fiore si confonde con quello salmastro del lago, ed è impossibile resistere alla tentazione di osservare i traghetti che portano i passeggeri da una sponda all’altra, collegando Bellagio alle località limitrofe di Varenna e Menaggio, gustando uno Spritz all’aria aperta.

Bar Sanremo. Un’altra località italiana. Il mio preferito.

Apprezzai già lo scorso inverno i suoi interni in legno, gustando brioche e cioccolata calda, ma d’estate il suo pergolato naturale, in pieno contatto con la natura, tra anatre, anatroccoli e qualche inaspettato visitatore alato che con coraggio cinguetta al tavolo dei clienti elemosinando qualche briciola. Un’esperienza che rigenera l’anima, e che rende giustizia al nome Happy Hour, perché sì, è questa la vera felicità.

Nell’area comasca è imprescindibile gustare un buon riso in cagnone e pesce persico. Un piatto tipico, dove il riso è bollito in modo che i chicchi di riso siano gonfi, ma ben staccati l’uno dall’altro, condito con burro e formaggio, e accompagnato da uno squisito pesce persico, fritto in burro e salvia. Una tipica ricetta nord-occidentale, che qui si fa elegante e sofisticata nell’impiattamento, con un retrogusto quasi orientale, nella disposizione del riso che fa da letto al pesce, creando uno squisito mix di sapori. Ho accompagnato questo piatto con un buon vino bianco, una falanghina, che rimanda invece ai sapori della mia terra e ai vigneti del beneventano.

riso in cagnone e pesce persico – foto @marianocervone

L’ho provato a La Limonaia, un suggestivo ristorante, di recente ristrutturazione, che affaccia su di un piccolo specchio d’acqua, il lago Pusiano, tanto caratteristico e bello quanto un po’ asincrono e lento nel servizio, con ordinazioni che possono impiegare anche trenta minuti per arrivare al tavolo e il rischio di costringere la metà dei commensali a guardare mangiare chi ha fatto una scelta diversa che fortuitamente arriva prima.

Un vero e proprio must per gli amanti dell’arte e della natura a Bellagio è Villa Melzi. Una dimora storica, appartenente alla famiglia Melzi d’Eril, costruita dall’architetto Giocondo Albertolli agli inizi del XIX secolo, secondo il gusto neoclassico.

Il parco è divenuto negli anni un vero e proprio orto botanico grazie ad una varietà di piante e specie che qui sul lago hanno trovato un secondo habitat naturale. Giunchi di bambù si alternano al gusto orientale, consentendo di passeggiare tra gli aceri rossi del giardino giapponese e le statue di chiara ispirazione egizia degli esterni.

Sorprese, scherzi, giochi ottici, ma anche una statuaria neoclassica che racconta dell’amore di Dante e Beatrice e dei tanti uomini e donne che hanno abitato la casa e passeggiato nei giardini con le loro storie e i loro segreti.

Villa Melzi d’Eril, Bellagio – foto @marianocervone

Vale senza dubbio la pena pagare un biglietto di ingresso tutto sommato basso, appena 6,5 €, se consideriamo le tante attrazioni all’interno dei giardini. Dalle calde serre, all’ex aranciera, oggi sala espositiva di reperti greci e di età napoleonica, finendo con la Cappella-oratorio e le bellissime sculture di Benzoni e Comolli che, come per il giardino, la adornano.

Lungo i viali anche un capanno di tipo polinesiano, che dà brio al movimento del giardino, per una sorprendente e fresca atmosfera tropicale.

Bellagio può regalare un soggiorno tra natura, arte e bellezza che conclude degnamente il mio percorso in una località tutta da scoprire.

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