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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

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Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

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Nicca Iovinella, tra arte contemporanea e classicità il 2 marzo al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un museo in continua evoluzione. Prosegue infatti il connubio, felice direi, tra archeologia e arte contemporanea, alzando di volta in volta il livello della qualità. Se finora il MANN ha ospitato nelle sue sale opere contemporanee in dialogo con le collezioni archeologiche, il prossimo evento è una vera e propria performance, per vivere appieno l’arte e il contatto con l’artista.

nicca-iovinnella-iam-mann-museo-archeologico-di-napoli-2017-internettualeSuccederà il 2 Marzo alle 18.30, quando le sale del museo adiacenti al giardino delle camelie si trasformeranno nella scena teatrale di Ancient Freedom, antiche libertà, di (e con) Nicca Iovinella. Una performance che, come la divinità greca Giano, incarna due anime: classica e contemporanea, corporea e digitale, naturale e artificiosa, in perfetta linea con il fil rouge del museo napoletano.

afrodite-venere-mann-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-internettualeIl museo diventerà per l’occasione scenario bucolico dove l’artista indagherà temi cari alla sua poetica, come l’affermazione del sé, dell'”abitare”, delle “ferite” di un universo femminile più volte calpestato dalla volontà altrui. Un tema quanto mai attuale, e che diventa la perfetta occasione per festeggiare e celebrare degnamente in anticipo la festa della donna che ricade proprio a marzo.

La performance, che sarà ripresa in diretta, nasce in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e si trasformerà poi in una video-installazione, visibile fino al prossimo 2 aprile, attraverso un proiettore e schermi ad hoc.

Ad accompagnare la mostra un testo critico di Adriana Rispoli, che dice: «Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale».

La performance che Iovinella proporrà al pubblico dell’archeologico è, in un certo senso, la prosecuzione di I AM, esibizione tenuta dall’artista al Parco dei Camaldoli di Napoli nel 2014. Qui i sentieri di allora si fanno immaginari e immaginifici, i cui passi sono oggi scanditi da un nuovo ritmo, da una nuova consapevolezza, da quel vissuto, diverso da quello di ieri, che inevitabilmente continua ad influenzare il suo lavoro e la sua ricerca.

Una sola costante, due cappi: una corda appesa ad un ramo ed un secondo, invece, alato. Non ci sono particolari artifizi in scena, ma materiali semplici offerti dalla natura: foglie e rami.

Nicca penderà dalla corda, un gesto simbolico che disorienta lo spettatore, lasciandolo sospeso con lei in un groviglio sensoriale tra leggerezza e riflessione.

Durante la performance saranno proiettate su Nicca, vestita completamente di bianco, le figure di alcune delle Veneri acefale conservate all’interno del MANN: un omaggio alla scultura classica del museo, certo, ma anche un tentativo di storicizzare questa performance, che riecheggerà delle sofferenze delle donne, delle loro conquiste nel tempo, della sofferenza che si perpetua ancora dall’Antica Grecia ad oggi.

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Il Museo Archeologico di Napoli celebra Carlo di Borbone fino a marzo

(ANSA) - NAPOLI, 12 DIC - mostra Carlo Borbone al Mann
(ANSA) – NAPOLI, 12 DIC – mostra Carlo Borbone al Mann

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si appresta, con un po’ di ritardo rispetto alla reale data dell’avvenimento, a festeggiare l’anniversario della nascita di Re Carlo di Borbone. Esattamente tre secoli fa infatti, il 20 gennaio del 1716, nasceva l’illuminato sovrano partenopeo, che contribuì alla potenza del glorioso Regno di Napoli.

Per l’occasione il MANN ha inaugurato ieri una mostra dedicata al re partenopeo. Fino al prossimo 16 marzo, cittadini e visitatori potranno ammirare opere, dipinti, disegni, sculture, affreschi, oggetti preziosi e documenti, tra cui ben 200 preziose matrici della Stamperia Reale.

L’offerta del noto Museo Archeologico si arricchisce così di una nuova e ampia sezione, che non soltanto celebra, ma restituisce ai napoletani e visitatori un aspetto inedito della figura del sovrano, vero e proprio luminare del suo tempo. È a lui infatti che si devono i primi scavi nei siti archeologici di Ercolano e Pompei. Carlo di Borbone ha saputo precorrere i tempi, mostrandosi anche un abile comunicatore globale.

La mostra è collegata ad altre due esposizioni “gemelle”, allestite in contemporanea a Madrid e a Città del Messico, dove sono custoditi alcuni gessi e disegni delle meraviglie che il Re, durante il suo regno, volle disseminare per trasmettere al mondo quella classicità, così in voca nel XIX secolo, senza tuttavia privare la città degli originali.

Paolo Giulierini, direttore del museo napoletano, punta, con questa iniziativa, al traguardo delle 500.000 visite alla fine di questo 2016, che erano state invece preventivate per il 2018, incrementando così gli ingressi al museo di circa il 30%.

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La bellissima “Sezione Egizia” del Museo Archeologico di Napoli

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-dea-internettualeDa poco meno di un mese il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha ritrovato la sua Collezione Egizia. Dopo oltre sei anni di chiusura al pubblico, sopperita dal compendio in una saletta, e un lavoro di ristrutturazione delle sedi espositive, il MANN riapre finalmente le storiche collezioni Borgia e Picchianti, per importanza seconde in Italia soltanto al Museo Egizio di Torino, e tra le raccolte originarie del museo napoletano.

Se seguite il mio profilo instagram, saprete già che ho trascorso all’insegna dell’arte egizia.

Composta da diverse sale, ordinate per tipologia, secondo un criterio visto anche all’Egizio di Torino. Le sale, collocate nell’originario piano interrato dell’edificio, sono una teoria di spazi in cui si susseguono i monili egizi: la plastica di piccole dimensioni, che si alterna alle stele e alle epigrafi.

Tanti gli oggetti di queste collezioni che ritrovano nuova luce, come le mummie: sono ben tre quelle custodite al MANN, tra cui quella di un bambino e di un coccodrillo.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-mummia-internettualeUn’esposizione moderna, che gioca con forme, ma soprattutto colori, che accompagnano i millenari manufatti egizi. I gialli, i rossi, i blu fanno da sfondo ai vasi canopi, alle teste, alle divinità umane e animali che hanno animato la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-divinita-internettualeUn allestimento che, pur non snaturando il contesto in cui si trova, è fresco, giovane, vitale, che gioca anche ad attrarre un pubblico giovane, la Generation X con lo smartphone alla mano, poco avvezza alla cultura e ai musei.

Bellissime le epigrafi che raccontano del culto dei morti, della dea Iside e di Osiride, e del viaggio, attraverso Ra, nel Regno dei Morti.

Nelle sale gli oggetti d’uso comune narrano della quotidianità di una vita altra, oltre la morte, diventando corredo funerario.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-papiri-internettualeIn un’ottica museale contemporanea grande attenzione è data all’illuminazione dei reperti archeologici, valorizzati da fasci di luce e teche impercettibili, lontane dagli ottocenteschi espositori in legno, di cui resta simbolicamente traccia in una vetrina all’ingresso della sezione.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-canopo-internettualeAd accogliere i visitatori in questo mondo di morti, il Naoforo Farnese, eletto simbolo di questa attesa riapertura nelle immagini promozionali, cui tocca fare gli onori di casa, mentre un proiettore introduce i visitatori all’Antico Egitto e i pannelli a muro ripercorrono la storia della formazione delle collezioni.

La sezione si ricollegherà probabilmente con quella delle Epigrafi, oggi chiusa, il cui percorso sotterraneo aprirà una finestra ancora più ampia sul mondo antico.

Benché siano ancora tante, troppe, le sezioni che proprio non riescono ad aprire contemporaneamente, il MANN sta riacquistando l’antico prestigio, e quello dei faraoni è un ritorno doveroso, che contribuisce a ridare all’Archeologico la dignità di un museo che vanta alcune delle collezioni più importanti del mondo.

Per maggiori informazioni:

www.museoarcheologiconapoli.it

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Una mostra su Versace al Museo Archeologico di Napoli da luglio 2017

Napoli e la moda, un connubio che ormai sembra indissolubile. Dopo Dolce&Gabbana, Givenchy e Louboutin un altro marchio è pronto a sbarcare sulle coste della sirena Partenope. Dal prossimo luglio a settembre 2017 infatti sembra che al Museo Archeologico di Napoli ci sarà una mostra dedicata alla maison della Medusa.

Mobili, ceramiche, ma anche haute couture e accessori si ritroveranno a dialogare con la collezione permanente del museo napoletano, tra i capolavori di Pompei ed Ercolano, l’imponente statuaria della collezione Farnese e la ritrovata sala egizia, la cui inaugurazione risale appena agli inizi di ottobre.

santo-versace-a-napoliLa volontà di esporre a Napoli arriva dopo una visita di Santo Versace, fratello del compianto stilista Gianni, il quale ha subito rilanciato la sua visita sui social network.

Il progetto è ancora in fase embrionale. Nulla infatti si conosce di questa rassegna ancora senza titolo, ma la conferma ufficiale arriva direttamente dal direttore del MANN, Paolo Giulierini, che ha detto: «Il piano scientifico non è ancora pronto ma le date sono certe. Stiamo lavorando con la Fondazione Versace».

Al pari di Milano anche Napoli si appresta a trasformarsi non solo in capitale della moda, ma anche e soprattutto, della cultura, promuovendo un’arte “griffata” che farà la gioia degli amanti della storia dell’Arte e della moda.

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Luigi Auriemma dialoga con il Doriforo di Policleto al Museo Archeologico di Napoli

DIO_GENE Luigi Auriemma DIO_GENE - internettuale

Doriforo di Policleto Luigi Auriemma DIO_GENE - internettualeSono pochi gli artisti cui viene richiesta una collaborazione e riescono ad entrare in perfetta sintonia con i luoghi dove saranno esposte le loro opere. Tra questi c’è senza dubbio Luigi Auriemma, che non soltanto ha creato delle opere in situ perfettamente contestualizzate nelle sale del Museo Archeologico di Napoli, ma aveva il compito di porle in relazione con una delle sculture d’arte classica più note del museo napoletano, il Doriforo di Policleto. Un obiettivo non solo raggiunto, ma centrato, a giudicare dal successo di D_I_O_GENE, questo il titolo della rassegna dell’artista napoletano in programma fino al prossimo 15 maggio. Ma qui non c’entra (solo) il filosofo greco del IV secolo. Auriemma porta infatti il visitatore nel suo mondo di parole e lettere: tutto è il contrario di tutto, e l’artista, come un chirurgo sul tavolo operatorio, viviseziona vocaboli e significati, alla ricerca di un loro contenuto altro.

Sono tante le letture di questa mostra, a cominciare dalla scomposizione del titolo, nell’accezione più semplice, Dio e Gene, che sapientemente contrappone il sacro e il profano, quel Dio, inteso come spirito che anima tutte le cose, e quella genesi non necessariamente divina, ma che si fa acronimo, nell’omonima opera che le dà il titolo, di DORIFORO_IERI_OGGI_E_NELL’ETERNITÀ. È da qui che parte la ricerca di Auriemma, da quello che per molti è diventato un canone dell’arte classica, e da quello stesso trattato, oggi perduto di Policleto.

Un iter che porta l’artista alla (de)costruzione dell’opera del MANN intesa come ideale di bellezza e di “misura”.

Attraverso parole e superfici riflettenti, l’opera, come lo specchio magico di una favola, dialoga anche con l’osservatore, che vede se stesso in quella sagoma a chiasmo in cui s’incrociano movimenti e forme.

Ed eccolo il Doriforo, eccezionalmente posto al centro del portico delle statue del MANN, per essere ammirato e confrontato con l’opera, anzi, Le opere di Luigi Auriemma.

DIO_GENE Luigi Auriemma DIO_GENE 2 - internettuale

Il percorso infatti prosegue con DI_ORIGINE_GENETICA, lavoro composto da quattro pannelli: «Utilizzo la parola che si ispira all’uomo nella sua totalità, rappresentato con la forma delle molecole, delle basi azotate, delle eliche del DNA» spiega lo stesso Luigi nel bellissimo catalogo che fa da corredo alla mostra, di Aura Edizioni.

DIO_GENE Luigi Auriemma DIO_GENE 3 - internettualePer culminare con l’opera centrale, DIO_GENE, che non è semplicemente un dialogo con la scultura dell’atleta che mollemente sembra avanzare verso lo spettatore, ma un’eco della voce dello stesso artista greco, il cui trattato è sopravvissuto soltanto in pochi frammenti riportato da altri autori. Le parole di Policleto qui si fanno componenti di un’opera altrimenti vuota. Non è assolutamente un caso infatti l’utilizzo di materiali trasparenti, che pongono la parola al centro, donandole consistenza e corporeità proprie, ma non invasive, in un’installazione che sembra emergere dalla terra, proprio come quella statua del II secolo a.C., cui si ispirano, rinvenuta nella palestra Sannitica a Pompei alla fine del XVIII secolo, e sublimata con maestria dalla ricerca di Luigi Auriemma in dogmatica opera d’arte (contemporanea) senza tempo.

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I supereroi di Adrian Tranquilli al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Adrian Tranquilli MANN Napoli 2016 - internettuale

Prosegue il dialogo con l’arte contemporanea del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che nelle sue sale ospita fino al prossimo 6 giugno Giorni di un futuro passato a cura di Eugenio Viola, retrospettiva di Adrian Tranquilli nell’ambito del progetto Servizio Educativo, che mette in comunicazione il passato con il presente.

Le opere dell’artista strizzano l’occhio alla pop art e a quella cultura social(e) che permea le nostre vite (anche virtuali). Lo dimostrano le mastodontiche sculture di Batman, nel cortile del museo napoletano, ritratto come un moderno Cristo, un’entità fluida, per metà pipistrello, certo, ma non necessariamente mezzo umano, le cui gambe (?) sono avvolte in un panneggio che sospende la sua figura a mezz’aria come su di una nuvola, facendone un dio da ammirare dal basso.

Il moderno che cerca una connessione con il passato, come il mappamondo di volti anonimi, anzi, Anonymous, personaggio del film V for Vendetta, che dialoga con le sculture di tiranni, condottieri e imperatori che tante volte hanno provato ad impadronirsene nel corso della storia.

Adrian Tranquilli MANN Napoli Batman foto 2016 - internettuale

Nelle sale superiori del MANN il percorso di visita prosegue con gli scatti in bianco e nero dei Batman del cortile, stagliati su segni in nero che richiamano quelli di una consolle di gioco o del cristianesimo, in un suggestivo gioco di rimando e interpretazione. Ancora loro, ancora questo eroe dei fumetti che in questi giorni è anche al cinema con Adrian Tranquilli MANN Napoli Superman 2016 - internettualeBatman VS Superman, altro personaggio omaggiato da Tranquilli, nel costato trafitto da frecce, come un novello San Sebastiano. L’antico e il moderno, il sacro e il profano che si fondono.

Nelle sale dell’arte vascolare greca si celano in una teca ancora delle piccole sculture argentee che, in questo contesto, ricordano gli argenti di Boscoreale: l’uomo-pipistrello e Spiderman, insieme, sconfitti, in ingloriose pose di morte, come martiri. Ed è proprio al tempio del cristianesimo, San Pietro, cui è dedicata la mastodontica scultura fatta di cinquantamila carte da gioco per altrettanti Joker, che vanno a ricostruire come lego la basilica e il suo colonnato.

Ma è vasto il repertorio dell’artista, che va dai fumetti a Star Wars, passando per rivisitazioni in miniatura di opere dell’arte classica, che trovano un naturale posto all’interno del museo archeologico.

Palese la contrapposizione agli eroi classici nella sala della collezione Farnese, dove l’Ercole, che riposa dopo le sue fatiche, che trova nel personaggio creato da Bob Kane il suo contemporaneo antagonista. Segno di un tempo che cambia, di miti ed eroi che mutano insieme alla società: da divinità, giovani atleti e toghe a alter-ego, eroi in calzamaglia e mantelli che poco o niente condividono il Mito, benché ne diventano involontariamente parte. Storie, in qualche modo leggendarie, che noi contemporanei tramanderemo ai posteri.

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Al Museo Archeologico di Napoli D_I_O_GENE dialogo di Luigi Auriemma tra antico e contemporaneo

È un incontro, un dialogo tra antico e contemporaneo, tra passato e presente, quello di D_I_O_GENE, la nuova personale dell’artista partenopeo Luigi Auriemma, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli da giovedì 14 aprile fino al prossimo 15 maggio.

Auriemma indaga il senso del Doriforo, figura nota dell’arte antica ritratta da Policleto nel II sec. a.C., e lo fa nel suo personalissimo modo, mettendo in evidenza l’essenza delle parole e dei fenomeni che vi si nascondono al loro interno, come un raffinato gioco di scatole cinesi. Luigi cerca e individua legami nuovi, significati finora impensati, che attraversano lo spazio geografico e il tempo, passando da un’epoca all’altra che si sovrappongono come carte.

La mostra è a cura di Marco De Gemmis e Patrizia Di Maggio, che dell’artista dicono: «Abbiamo invitato Luigi Auriemma, la cui arte è da sempre caratterizzata dalla compresenza di immagine e parola, a intraprendere un confronto con il Doriforo, tradizionalmente ritenuto canone policleteo fatto statua».

E sono le parole le grandi protagoniste di questa rassegna, cardine intorno al quale ruota la mostra, rimandando alla ciclicità del tempo globale, a ciò che è racchiuso dalla macro-storia, certo, ma anche alla circolarità del proprio tempo, quello individuale, la micro-storia, quella che appartiene ad ognuno di noi, immerso nel proprio cerchio della vita.

Luigi Auriemma crea, con profonda analisi, un universo fatto di sensi e significati nuovi, rendendolo visibile, manifesto, tangibile nelle proprie opere, che hanno una loro fisicità, dura, ed un grande impatto emotivo sullo spettatore.

Ma quella di Auriemma non è una semplice analisi linguistica, ma la scomposizione della parola stessa che tuttavia ricerca un’etimologia e di un significato nascosto anche nella forma: «D_I_O_GENE è una sigla che deriva dai titoli delle opere e da quello che rappresentano: ‘DIO, GENE’; ‘DI Origine GENEtica’ e ‘Doriforo Ieri OGgi E Nell’Eternità’. Per questo motivo la parola DIOGENE è frammentata da trattini – dice lo stesso artiste in merito a questo interessante dialogo artistico – È importante la parola Diogene, non il suo significato; il contenitore, non il contenuto, per la sua capacità di includere altre parole».

ART NEWS, INTERNATTUALE

Museo Archeologico di Napoli: tutte le sezioni inaccessibili al pubblico

Fondato nel 1777 per volontà di Ferdinando IV, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nasce originariamente come cavallerizza, per poi trasformarsi, nel corso dei secoli, in Palazzo dei Regi Studi prima e in Real Museo Borbonico poi, vero e proprio spazio espositivo per in cui trovavano posto i reperti di quello che era il Museo Hercolanese e quello del Museo Farnesiano dalla Reggia di Capodimonte, diventando Museo Nazionale con l’unità d’Italia nel 1860.

Con i suoi oltre 12.600 metri quadri, oggi il MANN è uno dei musei archeologici più importanti al mondo, vantando collezioni che vanno dalla Preistoria all’Antica Roma. Ma se gli anni ’90 sono stati l’ultima decade di splendore per l’edificio ristrutturato, tra gli altri, dall’architetto Ferdinando Fuga, il primo decennio degli anni 2000 è senza dubbio quello degli “buio”. Nulla o poco resta oggi di quel museo che per importanza e prestigio attirava orde di visitatori, e che adesso non sembra neanche più lo stesso. Tante infatti le sezioni completamente escluse dal tradizionale percorso di visita, se non per rare eccezioni, da quella di Numismatica, al piano ammezzato del museo, che raccoglie monete che vanno dalla Magna Grecia al Regno delle Due Sicilie, alla sezione delle Gemme, un piccolo ambiente ovattato, in cui predominano i colori del bianco e le antiche teche in legno, nel quale si accede attraverso una piccola porticina alle spalle della colossale statua dell’Ercole Farnese, al piano terra, che conta oltre 2000 pezzi, tra pietre e camei, tra i quali spicca la straordinaria Tazza Farnese.

I visitatori più attenti, o almeno quelli più fedeli, ricorderanno l’ampia sezione Topografica, all’interno della quale vi erano i piani ammezzati della sezione dedicata alla Preistoria e Protostoria fino all’Età del Bronzo e del Ferro, in quelli che erano gli spazi espositivi più recenti.

Alla destra dello scalone monumentale, attraverso il corridoio che ospita le sculture e ritratti romani della collezione Farnese, si accedeva ai sotterranei dove trovava posto l’ampia sezione egizia, seconda, per importanza, soltanto al Museo Egizio di Torino, dove un tempo era esposta la mummia della cosiddetta Dama di Napoli, funzionario della III dinastia (tra il 2700 – 2640 a.C.), con reperti che coprono un arco temporale di tre mila anni, con vasi canopi, statue e, addirittura, la mummia di un coccodrillo. Oggi la sezione è relegata nei sotterranei della parte anteriore del museo, appena sotto il guardaroba, entrando sulla destra, e poco o nulla è esposto di quella che era una sezione, letteralmente, faraonica. Ma se per la sezione egizia, secondo il sito napolilike c’è la data di apertura dei nuovi e più ampi spazi espositivi che apriranno al pubblico il prossimo 7 ottobre 2016, così invece non può dirsi delle sale della collezione Farnese, straordinaria raccolta di un ampio gruppo scultoreo, le cui sale sono state di recente oggetto di un riallestimento e il cui accesso è spesso impedito al pubblico, con luci spente e transenne, o il grande Salone della Meridiana, per lo più aperto solo durante mostre ed eventi.

Inaccessibile anche la sezione epigrafica, nel piano seminterrato dell’edificio, una delle principali nel suo genere, sia per la mole di documenti che raccoglie, sia per l’importanza che ha avuto nella storia degli studi dell’epigrafia, con oltre duemila documenti in lingua latina, greca e dialetti dei popoli italici.

Chiusa al pubblico anche la sala del Plastico di Pompei, mastodontica ricostruzione in sughero dell’Antica città distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si presenta ai suoi visitatori italiani, e stranieri soprattutto, come un museo ad apertura ridotta, ma il cui biglietto è a prezzo intero (8 € senza riduzione alcuna), mostrandosi da anni come uno spazio trascurato, sfruttato male, con sezioni completamente chiuse o addirittura escluse dai percorsi di visita da anni, e aree dell’edificio inaccessibili al pubblico anche durante orari e giorni di apertura ordinari che esulano da aperture straordinarie o domeniche gratuite, dove l’afflusso di visitatori è senza dubbio maggiore.

Il personale del museo si concentra soltanto all’ingresso, con inutili hostess che obliterano il biglietto al posto dei visitatori, e la totale assenza nel resto delle sale, lasciando tesori inestimabili alla potenziale pazzia di chi potrebbe danneggiarli.

I visitatori non seguono un ideale percorso di visita, ma girovagano per sale e allestimenti dal sapore precario, porte chiuse e sezioni mutilate, il che è inconcepibile se si considera quell’ampia fetta di pubblico per lo più straniera che in questo museo vi entra per la prima e, forse, unica volta nella vita, ed è ancora più ridicolo che i visitatori siano costretti a pagare un biglietto intero per un museo decisamente ridotto.

E se la carenza di personale può essere addotta ai continui tagli alla cultura, sono due le osservazioni da fare: si potrebbe sopperire a tale problema incrementando la sinergia con le università, e trovando soluzioni lavorative che esulano dal semplice tirocinio, e potrebbero rappresentare per gli studenti una vera e propria esperienza professionale nel settore museale che vada oltre l’obliterare un biglietto o sorvegliare stancamente una sala su di una sedia.

La seconda riflessione è di carattere etico: non sarebbe più corretto optare per un ingresso ridotto per tutti o avvisare con maggiore onestà i visitatori che quanto possono attualmente vedere sul sito indicato come percorso di visita in realtà è prevalentemente chiuso al pubblico?