INTERNATTUALE, LIFESTYLE

Starbucks Milano: caffè, design e tradizione italiana. Ecco perché vale la pena andarci

Una nuova multinazionale fa il suo ingresso nel mercato italiano, e tutti a puntare il dito sulla nostra perdita di identità. Starbucks ha aperto ufficialmente le sue porte al pubblico a Milano, diventando così il primo store nel nostro Paese e, pare, secondo i bene informati non sarà l’ultimo.

Da sempre paradiso di frappuccini e muffin, da quando nel lontano 1971 Howard Schultz diede il nome del primo ufficiale di coperta di Moby Dick al primo store di Seattle, in origine fondato da tre studenti universitari.

Da allora Starbucks si è trasformato in un marchio di successo esportato in tutto il mondo: da New York a Parigi, dall’Inghilterra all’India, rivoluzionando il modo di bere caffè e creando un vero e proprio standard.

Bibitoni da sorseggiare lentamente durante la mattinata, stringendo tra le mani bicchieroni di carta, è questo nell’immaginario di noi europei, e probabilmente di tutto il resto del mondo, un’immagine simbolo del sogno americano.

Ultimi Paesi in cui la bella sirena del caffè tostato approda sono proprio l’Italia e l’Uruguay. Ma attenzione: a differenza di altre catene giunte nel nostro Paese da anni che con i loro prodotti hanno esportato anche il proprio stile, basti pensare a McDonald’s o Burger King, in cui ogni punto vendita è uguale all’altro, la storica catena di caffè americana qui arriva con una Starbucks Reserve Roastery, come a Seattle e a Shangai, una vera e propria sede di torrefazione del caffè lasciata a vista dei clienti, che vuole contribuire a rendere quello del caffè un momento esperienziale.

Sede deputata a questo importante debutto milanese è Palazzo Broggi, meglio noto come il Palazzo delle Poste in Piazza Cordusio 3. L’edificio fu costruito in occasione del rifacimento della piazza alla fine del XIX secolo, e faceva parte di un piano regolatore con cui si riorganizzava e ristrutturava la zona tra Piazza Duomo e il Castello Sforzesco.

A progettare il palazzo l’architetto che gli diede il nome, Luigi Broggi, e fu inaugurato nel 1901. La facciata è in stile umbertino, declinazione italiana del neo-barocco, corrente eclettica che mette insieme elementi gotici e barocchi originari del Rinascimento. Un’architettura che ben potrebbe ricordare i palazzi ottocenteschi newyorkesi. Tuttavia gli architetti non hanno ceduto al fascino di fare di questa sede un’omologa statunitense, bensì hanno deciso di rendere omaggio alla città e alla nazione che li ospita. A cominciare dal design, che non poteva che essere stiloso nella capitale del design italiano, con influenze anni ’70, marmi che richiamano i colori del Duomo di Milano e luci che vogliono ricordare invece il Castello Sforzesco.

Qui tutto ruota intorno ad un bancone bakery che sforna prodotti del panificio Princi di Milano.

The “clacker board” is shown at the Starbucks Reserve Roastery in Milan, Italy on Sunday, August 02, 2018. (Joshua Trujillo, Starbucks)

Ma non è bastato questo omaggio all’Italia, e alla sua tradizione, ai benpensanti che hanno commentato la diretta facebook di Corriere che mostrava i locali per la prima volta. Spiriti patriottici che inneggiano al caffè italiano (e alcuni al caffè napoletano addirittura, benché siamo in terra lumbard), mostrando un alto senso civico e nazionalista.

Molti hanno invocato il “bar sotto casa”, gridando al caro vecchio espresso.

Eppure è lecito chiedersi se tutte queste persone abbiano sempre preferito il pescato italiano al sushi, i mobili di Cantù all’IKEA, le Geox alle Nike.

La verità, che ci piaccia o no, è che le multinazionali e i franchising esistono, e spesso generano nel nostro Paese più lavoro di quanto imprenditori e aziende italiane non facciano: questa sede infatti offre lavoro a 300 persone.

Qui non si vuole insegnare a noi italiani a bere, né tantomeno fare, il caffè. Questa è una catena che viene nel nostro Paese in punta di piedi, con umiltà, senza imporre né esportare frappuccini e muffin per i quali è diventato famoso, ma ha deciso di presentarsi con un concept unico nel suo genere, ambendo quasi a diventare sede divulgativa, mostrando il processo di tostatura di quei chicchi che danno origine a quella miracolosa miscela nera, fondamentale per i nostri momenti di pausa, unendo il design e quel senso di lusso squisitamente italiano e milanese in particolare (qui un caffè costa 1.80 € mentre uno americano 3.5 €).

E nella patria dell’Happy Hour il bar del piano alto non poteva che essere dedicato all’aperitivo. Perché qui non c’è ostentazione del marchio o dei cappuccini giganti. Starbucks Milano si fa momento esperienziale, per scoprire che oltre il nero bollente di una tazza di caffè c’è tutto un mondo, genuinamente italiano.

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LIFESTYLE

“Zen 2”: a Napoli l’“all you can eat” per gustare il Giappone a due passi da casa

Se secondo la netiquette il photofood nipponico non è più di gran moda su instagram da quando l’“all you can eat” ha fortemente svalutato l’aspetto elitario del sushi, andare a mangiare al ristorante giapponese resta comunque uno dei grandi piaceri degli italiani, che contano infatti, nella sola Milano, più di 400 ristoranti.

Un prezzo fisso, a pranzo o a cena, e la possibilità di svuotare i piatti fino al limite dell’umana possibilità, è questa la formula che a poco prezzo ha reso più accessibile il gusto della cucina orientale.

Per chi vuole respirare la suggestiva atmosfera giapponese, senza rinunciare alla possibilità di un’ampia scelta di piatti e di gusto, il ristorante Zen 2 a Napoli è senza dubbio la scelta ideale. Sito nel centro storico della città, a due passi dal cinema Modernissimo, lo Zen 2 è un ristorante in cui dominano i colori della terra e del nero, che si diramano in affascinanti pagode e decorazioni che ora richiamano i templi giapponesi, misti a piante che tentano di restituire giunchi verdeggianti.

Il personale è cortese e premuroso verso il cliente, pur essendo discreto e impercettibile. I prezzi, invece, decisamente abbordabili, che vanno dai 14,90 € del pranzo (tra le ore 12,30 e le 15.00) ai 19,90 della cena (dalle 19.30 a mezzanotte), per un menu variegato e ricco, che va dal sushi, declinato in tutte le sue forme, passando per ramen, ravioli, tempura e tante altre specialità etniche.

Anche se dolci e bevande sono esclusi, i costi sono decisamente onesti, per un’offerta che va dall’acqua alla coca-cola, dal vino alla birra, passando, naturalmente, per il sakè.

Con la comodità dei tavoli grandi e ampi e il riserbo di quelli a due, lo Zen 2 è l’ideale per divertenti ritrovi tra amici e romantiche cenette di coppia, per gustare il Giappone a due passi da casa.