LIFESTYLE

Blowhammer, brand dello urban-style italiano

Quando indossi una t-shirt Blowhammer è come sentirti avvolto da un morbido abbraccio. È così che mi sono sentito indossando una maglietta che, ne sono sicuro, sarà senza dubbio il trend di questa estate e senza dubbio un must da indossare per sentirsi alla moda. Non solo perché il brand ha dedicato la stampa di un modello di punta ad una scimmia, sdoganata da Gabbani un po’ su tutte le reti, ma anche perché l’ha declinata in un colore a metà tra l’azzurro e l’acquamarina, cui fa da sfondo un intenso antracite.

Blowhammer è un giovane brand italiano che nasce proprio nel maggio del 2013 e si è proposto di creare uno stile underground distante da quello statunitense/estero cui siamo abituati, ma che avesse personalità e carattere e di distinguesse per la sua italianità.

Mi sono divertito molto ad andare in giro per la città avvertendo questa sensazione di indossare qualcosa di originale ed esclusivo eppure allo stesso tempo alla moda e giovane. Mi sono cimentato nel fare qualche scatto nel centro storico di Napoli, a due passi da San Gregorio Armeno, coniugando questo stile urban con la storia della città di partenope.

A creare questo marchio sono stati tre giovani poco più che ventenni, uniti soltanto da passione, entusiasmo, determinazione. Erano scarse le possibilità di investimento in promozioni e campagne e si riassumevano per lo più nel passaparola dei social. Facebook soprattutto, ma anche Instagram.

Dal 2014 però il fatturato del brand è cresciuto di oltre il 1000%, passando dai 5 dipendenti iniziali alle 25 figure professionali che con lo stesso entusiasmo e la stessa passione continuano a dare vita ai prodotti che oggi è possibile acquistare on-line.

Il risultato sono collezioni che prendono spunto anche dalla natura, dagli animali, dall’arte fondendo opere quali il David di Michelangelo a forme e geometrie moderne, o ricreando con scimmie e colori giochi a metà strada tra moda urbana e pop-art.

www.blowhammer.com

LIFESTYLE

Drunknmunky, il nuovo must have della stagione

Se Gabbani ha sdoganato la scimmia nuda che balla all’ultimo Festival di Sanremo, quella di DrunknMunky ha scelto invece di essere una scimmia ubriaca, di vita forse.

Sì, perché lo slogan di questo brand è BE RILEVANT, sii rilevante. Non presuntuosamente importante o migliore, ma rilevante. Di rilievo. Di chi si fa notare, ma con discrezione. È così che mi sono sentito quando ho indossato le mie Boston Classic Navy-Gray la prima volta, cogliendo appieno l’essenza di questo motto.

le mie nuove DrunknMunky Boston Classic Navy-Gray

Quando calzo le mie scarpe quasi non le sento tanto sono comode e leggere, il che ha del prodigioso se si considera che me le hanno spedite per posta e non le avevo mai provate prima, ma che conferma che acquistarle anche attraverso il loro sito ufficiale, www.drunknmunky.it, si può. Ed è davvero ampio il loro sito web, con una scelta che spazia per contenuti e forme, passando con nonchalance dalle scarpe all’abbigliamento.

DrunknMunky è un brand di prim’ordine nella produzione dello urban style, con un vasto universo di modelli e colori, abbracciando tanto gli uomini che le donne, arrivando ai bambini.

Stile fresco, moderno, che può fare la gioia dei giovanissimi fino ad abbracciare un pubblico più ampio.

È bello anche da vedere il logo della sinuosa scimmia stilizzata sulla parte esteriore della scarpa o sagomato sotto la suola, donando un movimento a tutta la linea della scarpa.

il logo DrunknMunky
a spasso per Napoli con le mie DrunknMunky

Ho passeggiato con le mie Monky tutto il giorno per le strade di Napoli, e mi sono sentito libero come su di un prato a piedi nudi. Grazie a queste scarpe ho attirato non soltanto l’occhio dei più attenti alle mode, che me le hanno subito invidiate, ma anche di chi ha notato il confort di sentirmi liberamente me stesso, a mio agio.

Comode, su misura per me. Scarpe che non soltanto sono belle da vedere, ma confortevoli da indossare e, moda a parte, credo sia anche questa l’arma vincente di un brand che ha fatto della sua mission stile e qualità.

DrunknMunky è un brand che qualsiasi fashionblogger non può permettersi di non indossare, suggerire, stilizzare nei propri outfit. Con i suoi materiali sempre più tecnologici, tecniche avanzate di produzione come la termosaldatura e le sperimentazioni grafiche, DrunknMunky ha creato una collezione che coniuga qualità e moda, con un total look deciso, che include anche colorati capi di abbigliamento, di carattere. Scarpe che sono già un must di stagione, per tutti coloro che vogliono essere cool, ma, soprattutto, relevant.

www.drunknmunky.it

CINEMA, LIFESTYLE

Animali Notturni: arriva finalmente al cinema il secondo film dello stilista Tom Ford

tony-susan-adelphi-animali-notturni-libro-film-internettualeFilm di questo weekend è stato Animali Notturni. A quasi sette anni da A Single Man, lo stilista Tom Ford si è rimesso dietro la macchina da presa. Ed è un ritorno felice, il suo, che con questa pellicola, presentata in anteprima alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso settembre, ha ricevuto la nomination al Leone d’Oro, aggiudicandosi il Leone d’Argento – Gran premio della Giuria.

Ancora una volta è un libro ad ispirare la seconda fatica cinematografica dello stilista di Gucci, che sceglie il romanzo Tony e Susan di Austin Wright edito in Italia da Adelphi.

Se nella prima pellicola c’era il fascino di una bellissima Julianne Moore, è un’altra rossa, Amy Adams, ad animare la fantasia dello stilista che qui è anche sceneggiatore.

Non ci sono le solitudini di uomini soli qui. Il secondo film di Ford è un omaggio all’arte contemporanea e al cinema del passato. Una gallerista, la Adams, è ossessionata dalla violenza del romanzo scritto dal suo ex marito, interpretato da Jake Gyllenhaal, un thriller violento, che lei crede una velata minaccia e una chiara volontà di vendetta.

jake-gyllenhaal-in-animali-notturni-2016-internettualeRicorda molto le atmosfere di Arancia Meccanica e Funny Games, Animali Notturni, che trova il talento dello stilista nell’elegante overture di Abel Korzeniowski che accompagna i titoli di testa, componendo una colonna sonora che non maschera, ma enfatizza ogni espressione attoriale dei suoi protagonisti.

È un racconto nel racconto, una narrazione che si fa via via inspiegabilmente violenta, tesa, di una violenza gratuita e inspiegabile, che diventa paranoia.

Come recita il titolo, animali notturni, i protagonisti di questa vicenda si muovono e vivono di notte: notturne sono le letture di Susan, che come in una sorta di Eyes Wide Shut contemporaneo vive, pagina dopo pagina, le fantasie scritte del marito fino a farle sue; notturna è la storia narrata da Tony nel suo libro, su di un’imprecisata statale verso il Texas, tra i Motel tanto cari alla cinematografia statunitense e il lusso di una villa e gli ambienti dell’alta borghesia.

I costumi sono quelli di Arianne Phillips, già collaboratrice di Ford-regista e costumista di Madonna, che reinterpreta, senza eccessi, il glamour della moda con piccoli sprazzi di stravagante eleganza.

amy-adams-in-animali-notturni-2016-internettualeIntensa Amy Adams che vive sulla propria pelle le inquietudini cui, specularmente, Gyllenhaal dà il volto.

Se fate parte di quelli che cercano un senso ad ogni pellicola come a quest’opera, sappiate che Hitchcock non aveva sempre ragione dicendo che “il cinema è la vita con le parti noiose tagliate” e che talvolta un film, proprio come la vita che imita, può apparentemente non avere un senso, se non quello di trasmettere delle sensazioni. E se l’intento di Ford era quello di trasmettere delle sensazioni più che una narrazione coerente, l’obiettivo con questo film è pienamente raggiunto.

LIFESTYLE

La mia esperienza a Scalo Milano

Presentato alla stampa come ideale elemento che avrebbe costituito il quadrilatero della moda milanese, Scalo Milano avrebbe dovuto rappresentare, sulla carta, un vero e proprio quartiere, ben oltre il concept di centro commerciale, raccogliendo gli elementi di quello stile, squisitamente italiano, simboli del nostro paese nel mondo: food, moda, design.

Una miscela vincente, viene da pensare a chi, questo centro, lo conosce soltanto attraverso le immagini promozionali, comunicati stampa e magazine oriented di settore che ne evidenziano i punti di forza. Un po’ deludente invece per chi, come me, decide di visitare il centro, o meglio, il “distretto” per la prima volta.

Costruito nell’area dell’ex biscottificio Saiwa di Locate di Triluzi. Che fosse molto più vicino al pavese che non a Milano, come suggerisce invece il nome, lo si capisce quando, da una già eccezionale giornata di sole a Miano si passa ad una atmosfera onirica à la The Others, avvolti nelle nebbie della val padana.

Superata la piccola stazione di Locate, ricoperta di bellissimi graffiti che reinterpretano molte opere d’arte famose, la prima cosa che salta all’occhio entrandovi è senz’altro il colore. Ogni corpo di fabbrica, adesso mega store, ha un colore diverso dall’altro. Rosso, giallo, arancio, blu. I negozi sfilano davanti ai miei occhi divisi per genere di abbigliamento: casual, sport, luxury. Brand non proprio accessibili a chiunque che portano le loro ultime collezioni nella piccola cittadina commerciale.

Eppure da un distretto che fa dello “style” il suo punto di forza ci si sarebbe aspettato qualcosa, appunto, di più “stylish” e invece si ha la sensazione di trovarsi in un grande Playmobil cui il design è dato, o almeno tentato di dare, da complementi di arredo negli spazi pubblici firmati Kartell, che qui ritroviamo con un’ampia sede espositiva.

mariano-cervone-scalo-milano-internettualeSono 130 i negozi per ora aperti, ai quali dovranno aggiungersene altri 170, mettendo insieme i marchi più prestigiosi del design e della moda, capitanati da Karl Lagerfeld, primo monomarca dello stilista. Ma se il creator di Chanel avesse saputo che il primo punto vendita che porta il suo nome sarebbe finito in una piazza per lo più deserta, probabilmente ci avrebbe pensato due volte prima di lanciarsi in questa nuova avventura commerciale. Sì, perché, guardandosi in giro, è questa forse una delle cose che salta subito agli occhi: l’apertura random dei negozi all’interno dell’intero centro commerciale, e benché si intravede il potenziale del disegno finale, si ha la sensazione di trovarsi all’interno di un progetto finito soltanto a metà, dove persino l’area giochi per bambini è ancora preclusa al pubblico.

Persino la piazza del gusto, quella del food, nucleo intorno al quale ruoterebbe l’intero progetto, presenta molti negozi chiusi, come il partenopeo RossoPomodoro.

Se la mission del centro, come ha affermato a Il Sole24Ore lo stesso Filippo Maffioli, a capo con il padre e il fratello del gruppo proprietario di Scalo Milano, è quella di attrarre i turisti stranieri, l’obiettivo, a giudicare dalle prime facce, è di certo raggiunto. Sono molti, soprattutto asiatici, ad essere stati attratti da questo nuovo modo di fare shopping, che raggruppa in un’unica area anche alcuni brand dell’home design e del luxury.

Ottimi i collegamenti, se si considera che il passante ferroviario S13 Pavia-Milano mette facilmente in comunicazione la capitale lombarda con il nuovo centro, a poche centinaia di metri dalla stazione.

Un po’ stantie le fontane “a pavimento” con getti d’acqua e fasci di luce colorata che fuoriescono direttamente da terra, un peccato che l’anima industriale del sito originario sia stata un po’ (troppo) snaturata, a favore di nuance vivaci, e di un luogo che, complice il clima padano, risulta prevalentemente “freddo”, a dispetto dei colori accesi e i pannelli lucidi utilizzati per rivestire i vari padiglioni.

Se si confronta il sito con esperienze analoghe quali l’Outlet La Reggia di McArthurglen a Marcianise (Caserta), che ha saputo ricreare le atmosfere delle vie capresi, Scalo Milano fallisce miseramente nel proporre uno stile, quello italiano, che sarebbe stato di gran lunga più interessante in comunicazione con un’architettura industriale.

LIFESTYLE

“Scalo Milano”: dal 27 ottobre il nuovo district shopping tra moda, design e food

Non chiamatelo centro commerciale. Sì, perché Scalo Milano, il nuovo shopping district, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo 27 ottobre, si propone di essere un vero e proprio quartiere, un’estensione di quella Milano-bene che trova nella moda, nel design e nel cibo l’essenza dell’italianità così amata e imitata nel mondo. Fashion, food, design e, perché no?, anche l’arte. Sì, perché questo City Style, com’è definito dal sito web ufficiale, sarà una vera e propria nuova area del capoluogo lombardo. Sito a Locate Triluzi, è raggiungibile in dieci minuti d’auto da Linate e poco più di un quarto d’ora dalla fiera di Rho, ma è anche facilmente raggiungibile dal centro cittadino grazie al passante ferroviario S13 che attraversa la Milano.

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immagine promozionale dal sito http://www.scalomilano.it

Un esperimento con cui il gruppo PROMOS S.r.l. amplia il concetto statunitense di centro commerciale che tanta fortuna ha avuto, a partire dagli anni ’90, anche nel Vecchio Continente, ridisegnando un modello che mira soprattutto ad attrarre turisti, soprattutto asiatici.

Filippo Maffioli, alla guida di Promos insieme al padre e il fratello, dalle pagine de il Sole24ore si augura che questo nuovo centro compensi la mancanza di un vero e proprio “quadrilatero del design”, a metà tra mall statunitense e multimarca di settore nel design, dell’arredamento, dell’illuminazione.

Tanti i nomi del Luxury Living a cominciare da FENDI Casa e Trussardi Casa, ma non mancheranno marchi come Molteni, Poltrona Frau, Poliform, B&B Italia, Kartell, Alessi e Scavolini.

Scalo Milano cambierà anche la concezione dello spazio e della distribuzione dei negozi all’interno della propria area, creando un’unica zona “sportwear”, in cui storici rivali come Adidas e Nike, che in altri centri hanno sempre preteso debita distanza l’uno dall’altro, fianco a fianco, così come altri nomi dedicati al jeans e ad un abbigliamento casual.

La terza regione sarà Contemporary & Affordable Luxury, dove ci saranno i più importanti nomi dell’abbigliamento di lusso e, tra le grandi novità di questo interessante polo commerciale di nuova generazione, il primo monomarca del brand Karl Lagerfeld.

Un progetto che tanto mutua dall’esperienza internazionale di Expo Milano 2015, e che alla suddivisione dell’area in cardi e decumani, vede il centro intorno al quale ruota tutto il progetto nel Food Village. Un centro di eccellenza culinaria in cui non mancherà il fast food come McDonald’s, ma anche il milanese Spontini pizza, passando dai ristoranti giapponesi fino alla cucina vegana e biologica, per soddisfare ogni tipo di esigenza e palato. Ma, promette Maffioli dal quotidiano economico italiano: «nei prossimi mesi avremo molte altre sorprese».

Per maggiori informazioni:

www.scalomilano.it

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E. Marinella lancia “Archivio”, la nuova collezione di cravatte vintage

Nato nel 1914 da Eugenio Marinella a Napoli, l’omonimo brand di cravatte artigianali, E. Marinella, si è trasformato in breve tempo in un vero e proprio must per i gentiluomini dell’aristocrazia partenopea, esportando il proprio stile in tutto il mondo dalla bottega in Piazza Vittoria a Napoli. Oggi allo storico negozio nella città del sole, si affiancano altri cinque monomarca nel mondo, da Milano a Londra, da Lugano a Tokyo, e con reparti in store che varcano l’oceano, fino ad arrivare negli Stati Uniti, attraversando tutto il vecchio continente.

Lo stile di Marinella era fortemente influenzato dalle tendenze della moda uomo britannica. Nel tempo però l’assunzione di artigiani camiciai parigini, ha permesso al marchio di insegnare le proprie tecniche di produzione del suo modello.

Dal 1999 è Maurizio Marinella a tenere il timone di un’azienda che oggi è un vero marchio di lusso della moda uomo mondiale, che vede il suo centro operativo ancora oggi sorgere sulla Riviera di Chiaia di Napoli.

e-marinella-cravatte-collezione-archivio-2016-internettualeSono tanti i politici e gli uomini illustri e regnanti che hanno indossato e indossano creazioni Marinella: dall’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a Silvio Berlusconi, da Gianni Agnelli alle teste coronate come Carlo d’Inghilterra, il Re Juan Carlos di Spagna o il Principe Alberto di Monaco.

Non solo cravatte. Oggi la linea-uomo Marinella comprenda borse, orologi, colonia, accessori e gemelli per vestire un uomo che esige la qualità dell’artigianato che si evolve senza dimenticare le proprie origini, e aggiungendo, ad un universo popolato solo da uomini, accessori, profumi, sciarpe e borse anche per la donna che, al pari del suo uomo, sogna di indossare lo stile, squisitamente napoletano, di un’opera d’arte che si fa moda senza tempo.

Oggi Marinella riscopre le proprie origini, lanciando una nuova linea di cravatte realizzata con fantasie vintage che vanno dagli anni ’30 al 1980, rinvenute nell’archivio di Napoli. È da qui che nasce la collezione ARCHIVIO, che è indaga il recupero dei materiali dell’antica boutique napoletana, realizzando veri e propri oggetti di culto da indossare e collezionare.

Marinella lancia questa nuova collezione con uno spot su YouTube che è un vero inno alle proprie origini, al barocco e ad una città, Napoli, che ha portato con orgoglio nel mondo.

Stampate su seta lavorata a mano, le fantasie sono state rinvenute da Maurizio Marinella in uno dei suoi viaggi in Inghilterra, dove suo nonno Eugenio e poi suo padre Luigi si recavano personalmente per scegliere fantasie e tessuti con cui erano realizzate camicie e cravatte: «È stato commovente trovare questo tesoro nascosto, una testimonianza tangibile della nostra lunga tradizione – ha raccontato Maurizio – non ho potuto fare altro che utilizzare queste fantasie per dar vita ad una collezione unica ed irripetibile, un vero must per gli amanti della moda e del vintage».

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La scalinata di Piazza di Spagna ritrova l’antico splendore grazie a Bulgari

In occasione della Milano Fashion Week, è giusto parlare di quanto la moda faccia bene anche all’arte. Se da secoli questa è fonte di ispirazione per gli stilisti di tutto il mondo che, dalle Sorelle Fontana a Moschino, si sono spesso ispirati a celebri opere e personaggi del passato per le loro creazioni, in alcuni casi hanno saputo restituire quanto la storia dell’arte abbia saputo donar loro. E così, dopo Fendi, che ha ridato nuova luce alla Fontana di Trevi, celebrandovi i 90 anni della maison con una sfilata sull’acqua dopo averne finanziato il restauro, un’altra importante casa di monda, Bulgari, ha invece reso possibile il restauro di un altro luogo simbolo della capitale romana, Trinità dei Monti.

Celebre negli anni ’90-2000 per le sfilate di moda in televisione e le fiction rai, la scalinata di Piazza di Spagna a Roma collega la Chiesa di Trinità dei Monti all’ambasciata borbonica spagnola cui la piazza deve il nome.

Commissionata dal cardinale de Tencin, viene inaugurata da Papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725.

Il disegno è ad opera di Francesco De Sanctis, architetto del tardo barocco romano che immaginò una teoria di scale intervallate da terrazze fiorite, riccamente addobbate con fiori a partire dalla primavera di ogni anno.

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Audrey Hepburn a Piazza di Spagna in “Vacanze Romane”, 1953

Scenario di film memorabili come Vacanze Romane con Audrey Hepburn del 1953, risponde alla moda architettonica del tempo, con una profonda prospettiva che culmina in quinte monumentali.

Restaurata già nel 1995, oggi la scalinata ritrova il suo antico splendore grazie ad un restauro costato 1,5 milioni di euro, stanziati dalla maison Bulgari. Di un bianco travertino abbagliante “va preservata da ulteriori situazioni che possano causare danni” dice la neo sindaco Virginia Raggi, la quale vuole vietare fortemente i bivacchi, spesso causa di degrado e sporcizia per luoghi pubblici e monumenti.

All’inaugurazione della riapertura della scala erano presenti l’AD della casa di moda Jean-Christophe Babin, Nicola Bulgari, il Sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce.

E se in città come Napoli i finanziamenti stanziati dai privati in cambio di pubblicità ancora faticano a decollare del tutto, tra ritardi e sponsor che continuano a cambiare a vantaggio delle sole ditte d’appalto, a Roma questa sembra ormai una felice realtà che consente, in questo caso alla moda, di contribuire a rendere più belle quelle città che spesso fanno da sfondo a creazioni uniche e senza tempo.

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Ecco perché “Dolce & Gabbana” (non) ama Napoli

Il loro hashtag da qualche tempo è #DGLovesNaples, ovvero Dolce & Gabbana ama Napoli, ma non è vero. Per celebrare il suo trentennale la nota maison italiana ha deciso di festeggiare nel centro storico del capoluogo partenopeo, organizzando party e sfilate delle nuove collezioni e confermando la presenza di cinquecento selezionatissimi VIP, da Madonna a Sophia Loren, per un’allure ancora più esclusivo e glamour.

Un evento senza precedenti partito ieri, giovedì 7 luglio, e che si concluderà domenica 10. Per l’occasione il duo della moda siciliano più famoso al mondo ha voluto il Museo Villa Pignatelli, la zona dei Decumani, quella di San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librai, il Castel dell’Ovo e Borgo Marinari e il noto Bagno Elena a ridosso del maestoso Palazzo Donn’Anna. Location suggestive, a metà tra barocco, storia e italianità in perfetta linea con lo stile D&G e con la nuova collezione che, dicono, è un omaggio a Sophia Loren, tesimonial D&G e madrina d’eccezione dell’evento, e alla stessa Napoli.

Ma Dolce e Gabbana amano davvero Napoli o questa è solo una strategia di marketing per un ritorno d’immagine della casa di moda messa un po’ in ombra da scandali finanziari e dichiarazioni sopra le righe sulla famiglia tradizionale?

Domenico Dolce e Stefano Gabbana celebrano Napoli, è vero: si fanno foto e selfie con gli artigiani della città e gli abitanti di quel quartiere che anche loro hanno deciso di “abitare” per qualche giorno, eppure, fermati da telecamere e giornalisti, sembrano non aver molto da dire a quella Napoli e su quella Napoli cui tanto dicono di essersi ispirati, se non un banalissimo e forse anche un po’ imbarazzato “Forza Napoli!”.

Passeggiano per le strade della città in mezzo a quella gente che hanno deciso di tagliare letteralmente fuori dal loro evento.

Un microorganismo che si insedia e rifiuta l’osmosi. Durante questi quattro giorni infatti le strade di Napoli sono blindatissime, con la sola eccezione dei residenti. Passanti e persino turisti non avranno la possibilità di scoprire e visitare quella Napoli che magari potrebbero vedere una sola volta nella loro vita. A cosa valgono dunque gli agenti preposti in lingua straniera per spiegar loro cosa sta succedendo? La verità è che un NO resta tale, in qualsiasi lingua, e che Dolce e Gabbana (non) ama Napoli.

Dolce e Gabbana ama Napoli, la ama come grandiosa location, ma preferisce tenere i suoi abitanti fuori, lontani, estranei ad un evento che in qualche modo non riguarda i napoletani, ma solo la loro città.

Dolce e Gabbana Napoli - internettualeGli stessi negozianti delle zone interessate si domandano a cosa serve restar aperti se non vi saranno passanti e turisti proprio in alta stagione ad acquistare la loro merce, annusando il mero scopo scenografico della presenza delle loro botteghe all’interno di questo grande carrozzone mediatico.

Dolce e Gabbana Napoli 2016 - internettualeCerto, per Napoli c’è lo charme, il ritorno di un’immagine a metà strada tra Mangia Prega Ama e La Grande Bellezza e la moda italiana che prepotentemente ne fa, per quattro giorni, una delle capitali dell’haute couture. Ma ci si chiede se tanta esposizione gioverà davvero in futuro al turismo di una città la cui amministrazione, elargendo il lauto dono della concessione gratuita del proprio suolo, non si cura né dei suoi residenti, né tanto meno di chi è già turista e dunque ospite del capoluogo. Mentre resta il fatto che questo anniversario è un evento di D&G e per gli illustrissimi ospiti di D&G, senza eccezioni. Incuranti persino di poter rovinare quel solo, unico, irripetibile “giorno più bello” alle tante ragazze che si sposeranno in questi giorni e che tradizionalmente vanno in Via Partenope, quella di Castel dell’Ovo e del lungomare per intenderci, a immortalare il loro amore e quel giorno del “Sì” che ricorderanno invece come giorno del NO, quello della libertà negata di potersi immortalare in una, se non LA zona più bella della città, in quel castello dal fascino antico, su quell’azzurro del mare, con il Vesuvio alle spalle. I napoletani insomma sono stranieri chiusi fuori dalla propria casa come ospiti indesiderati per quell’amore che Dolce & Gabbana prova per Napoli.

INTERNATTUALE

Professione “influencer”: cosa si nasconde davvero dietro al successo delle webstar

Noti sul web soprattutto ai giovanissimi, sono per lo più sconosciuti al grande pubblico. Nomi da milioni di follower e visualizzazioni on-line, che poco o nulla dicono nella vita reale. Sono le webstar, abbastanza famosi su internet da essere considerati “influencer”, in grado con un solo post di influenzare i loro fan, ma ancora poco noti fuori dal loro ambiente di riferimento. Vere e proprie celebrità del settore che pian piano invadono anche la vita fuori dal web, con contratti milionari per libri, moda, programmi televisivi.

Lo dimostrano i tre fenomeni del momento, la fashion blogger Chiara Ferragni, e i YouTuber Francesco Sole e Sofia Viscardi, ultima, di una serie di celebrity spuntate improvvisamente dal web.

Chiara FerragniNota per la sua attività di fashion blogger, Chiara Ferragni ha fondato il suo sito, The Blond Salad, soltanto nel 2009: «Eravamo fidanzati e abbiamo iniziato con 500 euro – ha raccontato l’ex della Ferragni, Riccardo Pozzoli, lo scorso anno al settimanale Grazia – ora fatturiamo 6 milioni l’anno».

Alla domanda su quale sia il segreto di un successo, tutto italiano, a livello planetario, l’uomo risponde: «E chi lo sa! In realtà non c’è una spiegazione logica. Ci vogliono costanza, dedizione, precisione. Ma anche con tutto questo, non è detto che arrivi il successo. Il carisma mediatico è qualcosa di inspiegabile».

Ma davvero basta semplicemente il carisma per avere tanto successo?

Ad appena un anno dal lancio del suo sito, la Ferragni nel 2010 aveva già firmato una linea di scarpe, comparendo in programmi televisivi come i TRL Awards di MTV: «Non veniamo da famiglie con problemi economici, ma non siamo ricchi – dice Pozzoli a chi malignamente crede che dietro questo fenomeno mediatico ci sia altro – fa parte della mentalità italiana credere che il successo debba per forza arrivare da una scorciatoia […] mia madre ha una boutique a Magenta, in provincia di Milano, mio padre vende auto e moto d’epoca. Il padre di Chiara è un dentista di Cremona».

Quello che però Pozzoli si dimentica di dire è che la madre di Chiara è la scrittrice Marina Di Guardo, che ha a lungo lavorato nel mondo della moda, ed ha raccolto foto ed esperienze in un altro blog molto seguito, The Travel Passion: «Ho iniziato molto giovane a lavorare per lo show room di Blumarine, mi occupavo delle vendite per l’Italia e, parlando bene l’inglese, il francese e un po’ di tedesco, di quelle per l’estero. Curavo anche i rapporti con la stampa e organizzavo la campagna vendite» ha detto la stessa Di Guardo sul blog Mamme con i tacchi a spillo, e ha aggiunto: «La mia Chiarotta ha respirato aria di moda sin da piccolissima».

Oggi, casualmente, “Chiarotta” è uno dei nomi più importanti del mondo della moda. Può decretare il successo o il fallimento di un capo con una sola foto su instagram, ed ha un nutrito gruppo di follower sui social che sfiorano gli 8 milioni. Ha collaborato con tutti i marchi più prestigiosi dell’haute cuture, è apparsa in programmi televisivi statunitensi come Project Runway e ha pubblicato il libro The Blond Salad (Mondadori).

Forse Chiara sarà dotata di talento, gusto e, soprattutto, una innegabile bellezza, ma il dubbio, per chi tenta con meno successo di trovare la propria strada on-line, resta: l’insalata della bionda sarebbe stata altrettanto invitante se fosse stata figlia del nullatenente proletariato?

Francesco Sole - internettualeMa quello della Ferragni non è il solo caso. Tra le webstar improvvisamente assurte alla celebrità televisiva, quello di Gabriele Dotti, in arte Francesco Sole è il nome più sospetto. La sua pagina facebook vanta oggi 1.600.000 follower, conquistati a suon di like a foto e, soprattutto, video dall’apparente aspetto casareccio, semplice, ma in realtà sin troppo curati dal punto di vista tecnico. Possibile che uno sconosciuto investa tanto e diventi in poco tempo una celebrità?

Alla fonte del suo successo ci sarebbe in realtà il talent scounting di Francesco Facchinetti, il quale, insieme a Selvaggia Lucarelli e a un’altra sua scoperta del web, Frank Matano, hanno condiviso i post della pagina di Sole, accrescendone immediatamente la popolarità e il successo mediatico, che gli sono valsi la co-conduzione di Tú sí que vales in coppia con Belen Rodriguez e, manco a dirlo, la pubblicazione di ben due libri. Sempre per Mondadori.

Immediate le proteste del popolo della rete rete che con l’hashtag #SelvaggiaNonMentire ha tentato, inutilmente, di spingere la giornalista a dire che dietro il suo endorse spontaneo ci fosse in realtà di più.

Sofia Viscardi Succede - internettualeUltimo caso quello di Sofia Viscardi, diciotto anni appena, alla quale il magazine PANORAMA dedica questa settimana un servizio a sei colonne dal titolo La ragazza da un milione di follower.

Sofia pubblica ogni lunedì sul suo canale YouTube dei brevi video in cui parla con disinvoltura di se stessa e dei piccoli grandi problemi della sua vita di adolescente: come scuola e compiti. Ogni clip è curata sia nell’audio, con tanto di jingle simil sit-com in background, sia nella parte grafica. Ogni video ha una media di mezzo milione di visualizzazioni, ed ha portato anche Sofia alla pubblicazione di un romanzo, Succede, sempre per Mondadori editore.

Tra i successi della ragazza, che ha mosso i primi passi on-line soltanto tre anni fa, ad appena quindici anni, c’è l’intervista allo scrittore di Gomorra. Un caso? Probabilmente no.

Come si legge dallo stesso articolo su Panorama, Sofia è figlia d’arte: “suo papà ha un’agenzia di eventi, è grazie a una festa organizzata da lui che ha conosciuto e intervistato Roberto Saviano”.

Ma nel mare delle possibilità della rete, è davvero possibile trovare ancora il petrolio della notorietà?

Come mai alcuni video su YouTube racimolano appena qualche centinaio di visualizzazioni ed altri crescono in maniera esponenziale? Perché un blog, anche se scritto bene, non riesce mai ad emergere dall’anonimato dei “tanti”?

Che sia “carisma” come ha detto Pozzoli della Ferragni, una “faccia furba” come dice la Lucarelli di Sole o la “costanza” che si legge nell’articolo sulla Viscardi, queste qualità da sole di certo non bastano. L’Itali è piena di giovani di belle speranze e di talento che smanettano ogni giorno su smartphone e PC sgomitando inutilmente per farsi notare sul web. Internet è un animale vorace che fagocita in fretta i pesci piccoli e, senza una spinta iniziale (economica o di popolarità), li cannibalizza gettandoli nel dimenticatoio.

È molto più probabile invece che dietro questi “fenomeni virali” si nascondano piccoli investimenti a basso rischio da parte di colossi più grandi per testare in sordina il “personaggio” del momento. Si prosegue per un po’ sul web, per fidelizzare uno zoccolo duro di pubblico e si finisce col trovare uno sbocco altrove: in libreria, in televisione, nella pubblicità. Chiaro che dev’esserci anche un talento di fondo e un riscontro di pubblico, ma è altrettanto vero che senza una precisa strategia di lancio si finirebbe nel dimenticatoio nel giro di pochi post “felici”.

Bisogna dunque sfatare il mito di queste Cenerentole del web, perché non ci sono scarpette di cristallo e lieti fini in queste favole contemporanee, ma solo nuove strategie di marketing per garantire vendite e audience.

LIFESTYLE

Gutteridge, taglio moderno e gusto classico. Per l’uomo che non rinuncia all’eleganza

È uno dei marchi d’eccezione della sartoria napoletana. La sua storia potrebbe essere la trama di un serial tv sulle boutique d’alta moda. Gutteridge, inglese d’origine ma partenopeo d’adozione, è stato fondato nel 1878. È nella Napoli post-risorgimentale, ancora memore della sua grandezza quale Capitale del Mezzogiorno, che il giovane Michael Gutteridge ha voluto infatti aprire il suo primo magazzino a Piazza Dante, dove lui, genero di un noto produttore di stoffe in Scozia, avvia un florido commercio di tessuti in lana e cotone.

Il successo è tale da aprire un secondo negozio nella fervida Via Toledo, ancora oggi punto nevralgico del centro storico e commerciale della città, in quello che è l’attuale Palazzo Zevallos di Stigliano, oggi museo delle Gallerie d’Italia.

È in questo negozio che accresce la fama del nome Gutteridge, al punto che Matilde Serao, in uno dei suoi libri, racconta la storia di un commesso della prestigiosa boutique.

Il successo è tale da allargare l’offerta all’abbigliamento, mantenendo un inconfondibile stile sartoriale.

Vero luminare nel commercio, il marchio Gutteridge & Co. è il primo ad adottare la vendita per corrispondenza, per fidelizzare una clientela che ormai non è solo italiana, ma Europe.

Tra gli anni ’60 e ’70, benché la maggior parte dei napoletani ne storpino il nome chiamandolo “Guttrìg’”, diventa un vero e proprio punto di riferimento per l’acquisto dei tessuti di qualità.

Sopravvissuto a guerre mondiali e crisi economiche, il marchio è riuscito a mantenere intatta l’essenza del fascino degli storici locali di Palazzo Stigliano.

Entrare in un negozio Gutteridge è oggi un’esperienza sensoriale, come varcare uno stargate che riporta in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Inconfondibile il profumo della maison, misto a quello delle stoffe, dei filati, e dei colorati tessuti di pullover in cashmere e pantaloni, che avvolgono il cliente dai loro scomparti in legno.

Qualità, gusto e prezzo si incontrano nella raffinata lavorazione sartoriale dei capispalla, nell’estro variegato delle sue calzature, nell’eleganza dei suoi accessori, nelle pregiate camicie, depositarie di quel sogno che Michael portò con sé a Napoli dalla lontana Scozia.

Invariata la gentilezza degli addetti alla vendita che ti accolgono come un ritorno in famiglia, accompagnandoti nella scelta giusta e che meglio si addice a qualsiasi stagione e occasione.

Le creazioni di Gutteridge sono veri e propri modi di vivere, che avvolgono il corpo e vestono l’anima. Taglio moderno e gusto classico, è questo il binomio che fa di un abito Gutteridge un capo senza tempo, per la gioia dell’uomo che vuole essere al passo con i tempi senza mai rinunciare alla propria eleganza.