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I musei al tempo dei social, tra record e assurde censure. Ecco due storie da conoscere.

In tempi di social il successo di un museo si misura, probabilmente, non soltanto da quello degli ingressi, ma anche dal numero del follower. Le Gallerie degli Uffizi a Firenze si collocano sul gradino più alto di questo primato con 150.000 follower e una media di 3500 like per post e una ventina di commenti (il profilo ufficiale da seguire è questo @uffizigalleries.

Tra le opere più apprezzate l’arte italiana, la Venere di Botticelli, con 13.278 like, la Medusa di Caravaggio, che di cuori ne ha collezionati 9.827 e Giuditta decapitata da Oloferne dell’artista Artemisia Gentileschi con 9.496.

«Il successo globale del canale Instagram degli Uffizi – ha detto in merito Eike Schmidt, direttore delle Gallerie – è anche un successo di conoscenza, di educazione, perché ogni giorno proponiamo un’immagine delle collezioni e un’interpretazione storico-artistica, e spesso pure un brano di poesia del passato e del presente. Questa formula ha trovato tanti seguaci in tutto il mondo: è rigorosamente bilingue in italiano e in inglese, per tutte le età tutte e le generazioni, e infatti siamo il museo che cresce di più in tutto il mondo su Instagram».

Secondo un articolo pubblicato lo scorso anno dal Sole24Ore, il 52% dei musei italiani infatti è social. Sono sempre di più le realtà museali che comunicano la propria offerta, cercando di attrarre nuovi visitatori o creare un senso di fidelizzazione attraverso facebook, twitter, instagram. Ed è proprio instagram il social emergente, con 14 milioni di utenti (italiani) attivi al mese.

Ma per un museo che fa di instagram il suo punto di forza, un altro invece si lamenta di facebook. È una notizia di qualche giorno fa che le istituzioni culturali del Belgio hanno inviato una lettera aperta a Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, per lamentarsi della censura.

Secondo le istituzioni belga infatti le nudità di Rubens, pittore fiammingo del XVII secolo, vengono automaticamente censurate e filtrate dal social network in base alle regole di pubblicazione contro i contenuti per adulti.

Il sito VisitFlander ha così diffuso un ironico video in cui le autorità dell’FBi (dell’intelligenza di facebook) invitano tutti i visitatori della House of Rubens ad Anversa che hanno almeno un profilo social a NON guardare i dipinti di Rubens per proteggerli dalle oscenità dei dipinti oggetto di censura del noto social network.

«Indecente – si legge nella lettera – è questo il modo in cui il seno, i glutei e i cherubini di Peter Paul Rubens vengono considerati, ma non da noi, bensì da voi. Potremmo riderci sopra, ma questa censura complica la vita degli attori culturali che vogliono far scoprire le opere dei maestri fiamminghi».

I firmatari di questa lettera aperta invitano il social network a trovare una soluzione al problema poiché, si legge, “Sfortunatamente la promozione del nostro patrimonio culturale unico non è più possibile sul social network più popolare” ha così chiuso Peter De Wilde, ceo di Visit Flander.

Nudità d’arte, capezzoli. Viviamo in un mondo così libero eppure così bigotto da censurare l’arte, senza distinguerla dalla becera pornografia. Un po’ come quando il presidente iraniano, Hassan Rohani, in visita in Italia, chiese di coprire alcune statue a suo giudizio oscene perché nude. Di questo passo i social finiranno, o finirebbero, per censurare anche gran parte della produzione artistica italiana: le Veneri molli e un po’ maliziose di Tiziano, la Fornarina di Raffaello, i nudi possenti di Michelangelo. Una censura, quella digitale, che fa balzare i social indietro di almeno cinque secoli. All’ora era il Concilio di Trento, convocato dalla Chiesa cattolica per arginare la riforma liberale di Martin Lutero, finì con il censurare anche opere di grande valore artistico. Una su tutte proprio il Giudizio Universale del Buonarroti, i cui ignudi furono rivestiti da Daniele da Volterra che, per questa operazione, si vedette etichettare con il soprannome di Braghettone.

È qui che stiamo ritornando? In un’epoca in cui il digitale non riesce a distinguere la bellezza dell’arte dalla pornografia gratuita?

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LIFESTYLE

Weekend a Napoli: guida tra arte e cucina per scoprire la città in due giorni

Lo so, lo so, è difficile riuscire a condensare la visita di un’intera città in soli due giorni e, premettendo che saranno tante le cose che (inevitabilmente) trascurerò in questa mini-guida, proverò a tracciare un percorso ideale. In tanti infatti mi hanno chiesto cosa vedere a Napoli in un weekend e, in vista della nuova stagione turistica ormai alle porte, tra fine settimana romantici e ponti pasquali, ho pensato di redigere una piccola guida che possa aiutare il turista a orientarsi in una città che, per conoscerla tutta, una vita intera non basterebbe.

Diciamo che quello che andrete a leggere è la premessa di molto altro…

Che voi arriviate in treno o in aereo, poco importa, la vostra meta è il centro storico, e per centro storico intendo il cuore della città, quello dei decumani che dall’epoca greca fino ad oggi continuano ad essere le principali vie di comunicazione tra la parte più antica e quella più moderna.

Dirigetevi a Via Tribunali, è qui che si diramano le più famose vie di Napoli: San Gregorio Armeno, la via del presepio napoletano, San Biagio dei Librai, Spaccanapoli, la via che divide esattamente in due la città, con tutta la loro filiera di Chiese antiche e palazzi nobiliari, che sono tra i più belli della città: Palazzo Spinelli, Palazzo Marigliano, Palazzo Carafa sono solo alcuni degli edifici che non dovete assolutamente perdere: il primo per la sua architettura, il secondo per il suo bellissimo incrocio di scale, il terzo perché originaria sede della testa di cavallo di Donatello, oggi al Museo Archeologico Nazionale, di cui resta una copia in terracotta.

PRIMO GIORNO:

Per curiosità o per vedere Napoli da una prospettiva diversa e scoprirne la sua storia, la prima tappa è Napoli Sotterranea. Nata a metà degli anni ’90, ripercorre la storia della città dall’epoca greca, quando si scavava il sottosuolo per costruire cisterne e acquedotti, arrivando alla seconda guerra mondiale, anni in cui queste cavità furono utilizzate dai partenopei come rifugi antiaerei.

Il consiglio è quello di visitarla subito, perché l’accesso avviene ogni ora a partire dalle ore 10.00 fino alle 18.00. In questo modo sarete liberi di godervi e gestirvi il resto della vostra giornata.

Se dopo il percorso sotterraneo volete prendervi una pausa, non c’è niente di meglio che un caffè accompagnato da una sfogliatella o un babbà dalla rinomata produzione Capparelli, proprio di fronte all’accesso di Napoli Sotterranea. È qui che si nasconde il gusto della vera pasticceria napoletana, con tanti dolci della tradizione, che sono un piacere per gli occhi e, soprattutto per il palato.

San Gregorio Armeno, Napoli

È questo il momento di svoltare per Piazza San Gaetano e scendere per San Gregorio Armeno. Se vi capita, non fermatevi ai soli presepi, di cui gli artigiani napoletani sono veri maestri, ma date anche uno sguardo al Chiostro omonimo di San Gregorio Armeno, con la sua bellissima architettura, il giardino in fiore e il barocco della sua Chiesa, è uno dei paradisi del centro storico di Napoli.

Svoltando verso destra e imboccando San Biagio dei Librai apprezzerete per lo più botteghe di artisti partenopei e negozi di paramenti sacri.

Alla fine di questa stradina c’è Piazzetta Nilo, con l’omonima statua del Nilo, ultimo baluardo dell’esoterismo di quest’area di Napoli.

Proseguendo dritto arriverete a Piazza San Domenico, dove potrete ammirare uno degli obelischi della città, nonché una delle Chiese, la Chiesa di San Domenico, con una architettura gotica che incontra il gusto del barocco napoletano.

Chiostro maiolicato di Santa Chiara, Napoli

Più avanti la Chiesa di Santa Chiara (se ne avete modo e tempo andate a visitarne anche il chiostro maiolicato) e la Chiesa del Gesù Nuovo nell’omonima piazza, con un altro obelisco su cui troneggia la statua dell’Immacolata.

La pizza a Napoli ha un solo nome, Sorbillo. Anche di questa rinomata pizzeria vi ho già parlato in passato e il mio suggerimento è quello di andarci a pranzo, quando il codazzo è relativamente più corto e le attese decisamente più brevi.

Il giro di shopping abbordabile è in Via Toledo, dove ci sono negozi locali e monomarca dei più importanti brand internazionali. Il vostro giro si concluderà così a Piazza del Plebiscito, in serata, dove potete ammirare il Palazzo Reale di Napoli, ma anche il Gambrinus, storico caffè della città e, dalla parte opposta, potrete ammirare i portici del Teatro San Carlo cui fa da sfondo Castel Nuovo (o, come lo chiamiamo a Napoli, il Maschio Angioino).

Lungo la strada c’è la Galleria Umberto I. I Milanesi noteranno una vaga somiglianza con la ben più famosa Galleria Vittorio Emanuele, fulcro della moda e di ristoranti stellati.

Se avete voglia di provare qualcosa di tipico, in Via Toledo c’è La Passione di Sofì, una friggitoria che fa il miglior fritto di mare e di terra della città; mentre se volete provare una pizza fritta, nei pressi di Piazza Trieste e Trento c’è Zia Esterina, locale che Sorbillo ha dedicato all’arte della pizza fritta. Assolutamente da non perdere.

Se volete una dritta su dove cenare, andate alla piccola trattoria Napoli Notte, in Via Atri. Un piccolo locale (d’estate allestisce anche dei tavoli esterni) dove potrete gustare il meglio della cucina tipica napoletana.

SECONDO GIORNO

Il secondo giorno lo aprirei con Cappella Sansevero, luogo del Cristo Velato, straordinaria scultura di Giuseppe Sanmartino, diventata icona di un luogo che è tempio esoterico dall’alto valore simbolico. Anche qui il codazzo e il tempo di attesa sono abbastanza lunghi, e il consiglio è quello di aprire la mattinata in questo modo (e togliervi il pensiero!).

Poi dirigetevi al mare, proseguite per Via Toledo e passeggiate questa volta da Via Chiaia, sotto il ponte omonimo. Di fronte a voi si svelerà Palazzo Cellammare con il portone monumentale di Ferdinando Fuga.

Proseguendo verso sinistra, giungerete a Piazza dei Martiri, con l’obelisco in onore dei caduti in guerra e, andando dritto, arriverete sul Lungomare Caracciolo, dove c’è la Colonna Spezzata, altro monumento ai caduti di guerra (in mare). Da qui c’è la più bella vista del golfo, con il Castel dell’Ovo, che potrete raggiungere facilmente costeggiando il mare e godendovi il tepore del sole. L’ingresso al castello è gratuito, e da lì si gode di una vista straordinaria.

Se avete gestito con cautela il vostro tempo, potreste giungere anche a Castel Sant’Elmo, roccaforte della città che si trova nella parte alta, che potete raggiungere in funicolare. Da qui si gode di un panorama su Napoli e sulle sue isole, davvero senza pari e, in un giorno di visibilità massima, potrete vedere anche la costa di Sorrento. Da qui noterete la via di Spaccanapoli e comprenderete perché è così denominata.

Il posto giusto per una pausa è Mazz. Un tempo solo bar (ottima la pasticceria), oggi anche pizzeria (con delle pizze davvero buone e leggere) è il luogo ideale per uno spuntino di metà pomeriggio, un caffè al volo o la pizza per chiudere la serata o il vostro weekend.

Insomma, mi auguro che questo piccolo compendio da insider possa essere il canovaccio ideale per chi vuole suggerimenti e consigli sulle cose davvero da non perdere in città. Una piccola infarinatura di arte, sapori e bellezza per scoprire la città e lasciarvi la voglia di ritornare ancora.

Ho fotografato ogni luogo di cui vi ho parlato in questo articolo. Le immagini le trovate sul mio profilo instagram, dove, se vi va, potete seguirmi e seguire i miei viaggi e spostamenti.

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Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

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I 10 musei italiani preferiti dagli utenti di TripAdvisor

Anno che va, classifica che trovi. Dicembre, tempo di bilanci e, spesso, anche classifiche. Quali sono state le mete più visitate del 2017? Ecco una top ten, secondo gli utenti di TripAdvisor, dei luoghi più visti negli ultimi dodici mesi. Per chi vuole scoprire i musei più visti e per chi invece vuole prendere spunto per i propri viaggi.

Museo Egizio di Torino (da wikipedia)

Al primo posto si classifica quest’anno il Museo Egizio di Torino. Con quasi un milione di visitatori l’anno, 37.000 pezzi dislocati su 60.000 metri quadri è senza dubbio il museo più importante, dopo quello del Cairo, sull’Antico Egitto, e di certo quello più apprezzato dagli utenti del sito di viaggi, di cui scrivono, e con giusta causa, “Full immersion nell’Antico Egitto”.

Gallerie degli Uffizi, corridoio piano superiore (da wikipedia)

Ci spostiamo a Firenze. Al secondo posto infatti è la Galleria degli Uffizi, la seconda scelta dei viaggiatori. Anch’io quest’anno ho avuto il piacere postando su instagram alcune immagini. Botticelli e la Nascita di Venere e Raffaello Sanzio sono di certo il manifesto di questo nostro vanto italiano, ma sono tantissimi gli artisti, da Giotto a Tiziano, da Veronese a Tintoretto, passando per PontormoBronzinoCaravaggio e tantissimi altri.

“Averla vista in foto è nulla in confronto al trovarsi di fronte a questa magnifica scultura” sono queste le parole di qualcuno che ha visto per la prima volta il David di Michelangelo, scultura-principe delle Gallerie dell’Accademia a Firenze, che in questa classifica, tutta italiana, sono al terzo posto dei siti preferiti.

Quarto posto per la Galleria Borghese a Roma. A destare interesse è soprattutto la vasta collezione di opere di Caravaggio. Ce ne sono ben sei, tra cui il Fanciullo con canestro di frutta, il Bacchino Malato e la Madonna dei Palafrenieri.

“Tutta la storia del Cristianesimo a disposizione”, qualcuno ha scritto. In realtà c’è molto di più nelle sale dei Musei Vaticani che, a dispetto delle quotidiane file chilometriche per entrare (nel 2015 sono stati visitati da ben sei milioni di visitatori), sono la quinta preferenza del sito di travel.

C’è anche il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo in questa classifica, che io ho avuto il privilegio di scoprire in uno dei miei tanti soggiorni romani. Location fugace del film Mangia Prega Ama, dove Julia Roberts scorge una bellissima Roma al tramonto dalle sue terrazze, il museo è noto per il suo “passetto” che lo lega allo Stato del Vaticano, ed è stato protagonista anche del romanzo di Dan Brown, Angeli e Demoni.

Non solo arte e archeologia. In questa classifica c’è anche il Museo Nazionale del Cinema. 700.000 visite lo scorso anno, il museo, che si trova all’interno della Mole Antonelliana a Torino, ha aperto al pubblico nel 1953. Sono ben 3200 i metri quadri dedicati alla settima arte, che è raccontata attraverso un’ampia biblioteca, poster e manifesti di film e, naturalmente, una collezione di pellicole.

Una classifica trasversale quella degli utenti del sito, che va da Nord al Sud del nostro paese e che annoverano anche il Collezione Peggy Guggenheim a Venezia. All’interno del Palazzo Venier dei Leoni, il museo fa parte della Solomon R. Guggenheim Foundation e tra le sue collezioni vanta quelle di artisti come PicassoDuchampChagallDalì e molti altri.

Ritorniamo a Torino per il Museo Nazionale dell’Automobile. Confesso che questa per me è una sorpresa. Mi aspettavo solo musei d’arte e di archeologia, e invece scopro con piacere che l’interesse dei visitatori va dai dipinti ai motori. Il museo torinese, è uno dei musei dell’automobile più importanti al mondo. I suoi spazi sono visibili anche attraverso Google Maps e la funzione Street View, e contiene mezzi di trasporto che vanno da carrozze di fine Settecento ad auto degli anni 2000.

E c’è anche un po’ di Napoli in questa classifica. Ultimo, ma non ultimo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ormai noto anche con il suo acronimo, MANN, che chiude questo decalogo del web. Il museo conta una importantissima collezione archeologica e tra i suoi fiori all’occhiello può vantare una Sezione Egizia, di recente ristrutturazione, che è seconda in Italia soltanto al Museo Egizio di Torino. Dalla statuaria greca agli affreschi Pompeiani è una pagina in pietra di storia dell’arte.

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Da Picasso a Frida Kahlo, il ricco calendario delle mostre a Milano nel 2018

Fine anno, tempo di bilanci. Come ormai mia consuetudine, in questo periodo parlo o anticipo le mostre da non perdere che vedremo in Italia.

Presentato ieri dal sindaco Giuseppe Sala e dall’assessore alla cultura Filippo Del Corno, a Palazzo Reale di Milano, il ricco calendario di eventi che vedrà coinvolta la capitale lombarda nei prossimi dodici mesi.

Mi ero già precedentemente occupato della mostra su Frida Kahlo che arriva a Milano dopo il grande successo di mostre precedenti in Italia che hanno portato ad una vera e propria riscoperta della donna e dell’artista messicana, ed è soltanto il primo dei tanti nomi illustri cui saranno dedicate delle esposizioni che vanno da Picasso a Paul Klee, da Giovanni Boldini ad Albrecht Durer. Ed è proprio quest’ultimo che inaugura la nuova stagione di Palazzo Reale. Quando sarà chiusa la (più che felice) parentesi su Caravaggio, dal prossimo 21 febbraio al 24 giugno 2018 arriverà l’artista tedesco.

Al MuDeC invece ci sarà il primitivismo di Paul Klee, dal 26 settembre 2018 al 27 gennaio 2019.

Giovanni Boldini arriverà invece al GAM con una selezione di trenta opere, dal prossimo 16 marzo al 17 giugno 2018.

A raccogliere la pesante eredità di Caravaggio per il 2018 sarà Pablo Picasso. Il pittore spagnolo arriverà nelle sale di Palazzo Reale dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 con una monumentale personale che comprende 350 opere tra i suoi più grandi capolavori. E della quale, senza dubbio, vi parlerò più avanti.

Frida Kahlo, come vi avevo già anticipato in un precedente post, arriva dal prossimo 1 febbraio 2018 al 3 giugno con oltre 100 opere che troveranno posto nelle sale del MuDeC, un’ampia retrospettiva che il Museo delle Culture di Milano ha deciso di dedicare a questa artista controcorrente che ha saputo imporsi anche per la sua personalità.

Ma il Palazzo Reale della capitale lombarda continua ad essere uno dei grandi luoghi dell’Arte per il prossimo anno, che dall’8 marzo al 2 settembre 2018 ospiterà le opere di Pierre Auguste RenoirClaude MonetPaul CézanneHenri MatissePablo Picasso e Paul Klee, con una collettiva che mette a confronto stili, tecniche e contenuti del XX secolo.

Il Novecento italiano sarà invece ben rappresentato da una interessante collettiva al Castello Sforzesco dal 23 marzo al 1 luglio 2018 che metterà insieme i nomi dei più grandi Maestri del XX secolo: da Boccioni a Modigliani, da Carrà a De Chirico, passando per Pistoletto e Fontana.

Durante l’evento, per ingolosire stampa e visitatori, sono stati anticipati anche alcuni dei nomi che faranno parte di eventi culturali e mostre per il 2019, che già si preannuncia, al pari del prossimo anno, molto ricco: Ingresde La TourDe Chirico e De Pisis sono soltanto alcuni degli artisti ai quali, certamente, se ne andranno ad aggiungere molti altri.

Nel 2019, in occasione del V centenario dalla morte di Leonardo Da Vinci, sarà riaperta la Sala delle Asse del Castello Sforzesco, che celebra così la scomparsa del maestro dell’umanesimo italiano: «Una proposta ricca, articolata e coraggiosa – ha così commentato Sala il ricco calendario di eventi – perché crediamo che con la cultura si mangi e che insistere su questa offerta culturale importante sia giusto sia per i cittadini che per chi viene a visitare Milano».

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Festa della Donna: musei gratis per le donne l’8 marzo

C’è un’inversione di tendenza da qualche tempo a questa parte. Se negli ultimi anni la Festa della Donna si era trasformata da commemorazione e festa dei diritti a becero raduno negli stripclub per sole signore, dallo scorso anno l’8 Marzo è invece l’occasione per avvicinarsi alla cultura gratuitamente.

TORINO. MUSEI REALI - PALAZZO REALE MARIA JOSÈ PRINCIPESSA DI PIEMONTE 1929
TORINO. MUSEI REALI – PALAZZO REALE
MARIA JOSÈ PRINCIPESSA DI PIEMONTE
1929

Grazie a una bellissima iniziativa del Ministero dei Beni Culturali infatti, le donne potranno entrare gratuitamente in tutti i musei statali. L’annuncio arriva tramite una campagna social che sceglie volti femminili che hanno fatto la storia: da Saffo a Jane Burden Morris, da Artemisia Gentileschi a Madame de Stael. Sono oltre trenta le locandine che animeranno i canali social @MuseiItaliani fino all’8 marzo.

Nel frattempo si rinnova anche la consueta caccia al tesoro cui il ministero invita i cittadini in visita nei musei. L’hashtag di questa occasione sarà #8marzoalmuseo attraverso il quale è possibile condividere contenuti in tema, catturando con il proprio smartphone e condividendolo su instagram, il social network deputato alla fotografia, ritratti di donne di tutte le epoche nei dipinti, le sculture, i vasi figurati, arazzi, affreschi di tutte le collezioni museali.

Nel frattempo domenica 5 marzo, si rinnova la consueta prima domenica del mese, durante la quale tutti i cittadini potranno accedere gratuitamente nei principali musei nazionali del nostro Paese.

per maggiori informazioni:

http://www.beniculturali.it/8marzo

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Nasce il Parco Archeologico del Colosseo con un nuovo direttore-manager

C’è aria di cambiamento a Roma. Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, nell’ottica di valorizzare i beni archeologici e architettonici del paese, continua con le nomine di Direttori-manager internazionali, che sappiano meglio gestire e valorizzare il patrimonio, in un’ottica imprenditoriale. Anche l’Anfiteatro Flavio dunque, ai più noto come Colosseo, ne avrà uno. Nasce infatti un Parco Archeologico del Colosseo che annette il Palatino, i Fori e la Domus Aurea.

In linea con una nuova cultura di impresa che sta doverosamente investendo da qualche anno l’ambito Archeologico-Artistico con la riforma Franceschini del 2014, anche il Colosseo a Roma, come Pompei a Napoli, ridisegna  le competenze dell’area archeologica romana.

colosseo-interno-internettualeCon questa riforma la Soprintendenza Speciale, a scomputo della perdita del  Colosseo, Fori Palatino e Domus Aurea, incorporerà le competenze che erano della soprintendenza ordinaria, che invece verrà del tutto eliminata.

La Soprintendenza Speciale potrà sopravvivere anche grazie al 25-30% degli introiti che arriveranno dai biglietti emessi dal Parco del Colosseo.

Come per gli altri musei autonomi, anche il direttore-manager del Colosseo arriverà da una selezione internazionale.

Il solo cambiamento sostanziale, per il momento, sarà quello del nome dunque, che diventerà Parco Archeologico. Per ora il direttore resta l’attuale soprintendente Massimo Osanna, la riforma e la conseguente selezione prenderanno il via alla scadenza del suo mandato.

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La bellissima “Sezione Egizia” del Museo Archeologico di Napoli

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-dea-internettualeDa poco meno di un mese il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha ritrovato la sua Collezione Egizia. Dopo oltre sei anni di chiusura al pubblico, sopperita dal compendio in una saletta, e un lavoro di ristrutturazione delle sedi espositive, il MANN riapre finalmente le storiche collezioni Borgia e Picchianti, per importanza seconde in Italia soltanto al Museo Egizio di Torino, e tra le raccolte originarie del museo napoletano.

Se seguite il mio profilo instagram, saprete già che ho trascorso all’insegna dell’arte egizia.

Composta da diverse sale, ordinate per tipologia, secondo un criterio visto anche all’Egizio di Torino. Le sale, collocate nell’originario piano interrato dell’edificio, sono una teoria di spazi in cui si susseguono i monili egizi: la plastica di piccole dimensioni, che si alterna alle stele e alle epigrafi.

Tanti gli oggetti di queste collezioni che ritrovano nuova luce, come le mummie: sono ben tre quelle custodite al MANN, tra cui quella di un bambino e di un coccodrillo.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-mummia-internettualeUn’esposizione moderna, che gioca con forme, ma soprattutto colori, che accompagnano i millenari manufatti egizi. I gialli, i rossi, i blu fanno da sfondo ai vasi canopi, alle teste, alle divinità umane e animali che hanno animato la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-divinita-internettualeUn allestimento che, pur non snaturando il contesto in cui si trova, è fresco, giovane, vitale, che gioca anche ad attrarre un pubblico giovane, la Generation X con lo smartphone alla mano, poco avvezza alla cultura e ai musei.

Bellissime le epigrafi che raccontano del culto dei morti, della dea Iside e di Osiride, e del viaggio, attraverso Ra, nel Regno dei Morti.

Nelle sale gli oggetti d’uso comune narrano della quotidianità di una vita altra, oltre la morte, diventando corredo funerario.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-papiri-internettualeIn un’ottica museale contemporanea grande attenzione è data all’illuminazione dei reperti archeologici, valorizzati da fasci di luce e teche impercettibili, lontane dagli ottocenteschi espositori in legno, di cui resta simbolicamente traccia in una vetrina all’ingresso della sezione.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-canopo-internettualeAd accogliere i visitatori in questo mondo di morti, il Naoforo Farnese, eletto simbolo di questa attesa riapertura nelle immagini promozionali, cui tocca fare gli onori di casa, mentre un proiettore introduce i visitatori all’Antico Egitto e i pannelli a muro ripercorrono la storia della formazione delle collezioni.

La sezione si ricollegherà probabilmente con quella delle Epigrafi, oggi chiusa, il cui percorso sotterraneo aprirà una finestra ancora più ampia sul mondo antico.

Benché siano ancora tante, troppe, le sezioni che proprio non riescono ad aprire contemporaneamente, il MANN sta riacquistando l’antico prestigio, e quello dei faraoni è un ritorno doveroso, che contribuisce a ridare all’Archeologico la dignità di un museo che vanta alcune delle collezioni più importanti del mondo.

Per maggiori informazioni:

www.museoarcheologiconapoli.it

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Il 24 e 25 settembre tornano le Giornate Europee del Patrimonio con ingresso nei musei a 1€

Anche quest’anno ritornano le Giornate Europee del Patrimonio, appuntamento molto atteso dagli amanti della cultura che si perpetua dal 1991 alla scoperta dell’immenso patrimonio artistico sul nostro territorio. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo insieme al Consiglio d’Europa e alla Commissione Europea aderisce alla due-giorni, che si terrà il prossimo 24 e 25 settembre, per promuovere il dialogo tra le Nazioni della comunità europea evidenziando l’importanza dell’arte nelle dinamiche della società italiana e non solo.

gep2016_locandinaNon solo musei e siti archeologici statali, con ingresso serale nella giornata di sabato a solo 1 €, ma tanti anche i luoghi della cultura locale che vi prendono parte: dai musei civici a comuni, dalle gallerie a fondazioni e associazioni private, per un’offerta che si allarga sul panorama culturale e artistico a trecentosessanta gradi.

Ricchissimo il calendario che in un solo fine settimana concentra, su tutto il territorio, quasi mille eventi, che, lo scorso anno, ha portato nei soli luoghi dotati di bigliettazione circa 380.000 visitatori, escludendo dunque tutti quelli che hanno invece affollato siti, luoghi e associazioni più piccole.

La due-giorni rappresenta l’occasione da non perdere per scorgere aspetti inediti di luoghi ben noti, o scoprirli sotto una luce completamente diversa, con percorsi ed eventi pensati proprio per questa occasione.

Seguendo una direzione tracciata nel 2005, nota come Convenzione Faro, la #GEP2016 ruoterà quest’anno intorno al tema della partecipazione al patrimonio, una presa di coscienza dell’importanza di ammirare, custodire e proteggere questo immensa eredità lasciataci dal nostro Paese e da tutti i maestri che hanno saputo nei secoli farne la storia, rendendolo grande agli occhi del mondo.

Una sorta di prosecuzione dunque di quella che è stata la scorsa “Festa dei Musei” nei giorni del 2 e 3 giugno 2016, spostando così l’attenzione dai Musei e i Luoghi della cultura ai visitatori, che ne diventano (in)consapevolmente protagonisti e depositari di un patrimonio unico.

Ricchissimo il calendario campana che coinvolge tutte e quattro le nostre città e musei, in primis il Museo archeologico nazionale di Napoli, che propone, tra gli altri, il percorso Madamina il catalogo è questo. Visita ai Depositi del Museo, nei depositi del museo alla scoperta di quelle figure femminili come dee, muse, ninfe e imperatrici rese immortali dall’arte della statuaria e non solo; con Convivium. Vino per uomini, dèi ed eroi. E le donne? I visitatori scopriranno l’importanza del vino nel mondo antico, mentre in Duo in do chiuderà la serata di sabato 24 con il Concerto di musica classica M° Paolo Barone e M° Gabriele Cimmino.

Ma sono tantissimi gli appuntamenti in tutta Italia. Una lista completa al sito del Mibact.

ART NEWS

La Suonatrice di Liuto: Vermeer a Capodimonte per la prima volta, in una suggestiva riambientazione

È una mostra straordinaria quella che proporrà il Museo di Capodimonte a Napoli, a partire dal prossimo 21 novembre. Fino al prossimo 9 febbraio 2017 infatti, i visitatori potranno ammirare La Suonatrice di Liuto, opera del maestro fiammingo Jan Vermeer, che arriva per la prima volta nel capoluogo partenopeo. Un evento davvero eccezionale, se si considera che dell’autore olandese sono poche le opere che ci sono pervenute fino ad oggi, sparse tra i possedimenti dei musei stranieri nel mondo e in nessuna collezione italiana.

Un’occasione dunque per il pubblico del Bel Paese di ammirare un quadro generalmente esposto dall’altra parte dell’oceano, al Metropolitan Museum di New York, che ha acconsentito a questo prestito straordinario, testimoniando al contempo la forte sinergia di Capodimonte con i partner stranieri, proiettandolo tra i musei partenopei più vivi ed interessanti.

Verneer a Capodimonte Jan Verneer La Suonatrice di Liuto 2016 - internettualeLa Suonatrice di Liuto è un’opera della maturità dell’artista fiammingo, attivo fino al 1675, anno della sua morte. Il dipinto ritrae una donna, la quale con molta probabilità è stata identificata come la moglie dello stesso Vermeer. La suonatrice è colta nell’atto di accordare uno strumento, rivolgendo lo sguardo verso l’esterno, attraverso una finestra, ed una stanza, tanto cara all’artista.

Il dipinto, come tutta la poetica dell’artista, è la perfetta sintesi di quella cultura olandese medio-borghese del XVII secolo.

L’atmosfera intima, all’interno di un contesto feriale, infatti è la medesima che si respira in quella che è l’opera più famosa di Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla. Straordinaria la luce del mattino che entra nell’ambiente attraverso la finestra, con una ricchezza di dettagli, un realismo nella policromatica ricerca delle superfici colpite dalla luce e dalla sua posizione.

L’accurata descrizione della realtà circostante e il fotografico racconto che ne fa Veneer, permetteranno al Museo di Capodimonte un’opera di riambientazione della sala stessa all’interno della quale sarà ospitato il dipinto. In particolare troveranno posto due elementi che caratterizzano fortemente il dipinto: il liuto, identificato dagli studiosi come uno strumento a 11 corde del XVII secolo, molto simile a quello realizzato da Jean Des Moulins nel 1644 circa e conservato al Musée Instrumental du CNSM di Parigi, e la grande carta geografica dell’Europa che s’intravede alle spalle della suonatrice, riconoscibile con quella delineata da Willem Janszoon Blaeu ed inserita nel Theatrum Orbis Terrarum, atlante del 1659.

F. GUARINO S Cecilia all'organo Capodimonte - internettuale
Santa Cecilia all’organo, Francesco Guarino Museo di Capodimonte

Il dipinto di Vermeer si ritroverà così a dialogare con soggetti simili della galleria napoletana, appartenenti alla collezione permanente del Museo di Capodimonte. Donne musiciste collocate in particolari contesti devozionali-religiosi che daranno modo ai visitatori di seguire l’evoluzione del mercato dell’arte e dei diversi modi, tecniche, iconografie e contesti nel rappresentare soggetti tutto sommato simili nel corso del ‘600. Saranno ben tre le versioni di Santa Cecilia, di Bernardo Cavallino, Carlo Sellitto e Francesco Guarino, che si ritroveranno così confrontate in un percorso dai molteplici colori e stili in cui si scontrano e si incontrano per amore dell’arte immortale.