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Le opere del Museo Archeologico di Napoli mostrate da Alberto Angela

Se il suo nome ha trendato tutto il giorno su twitter per la notizia che la cantante Beyoncé voleva fittare il Colosseo per un video nelle stesse date in cui lui girerà il suo programma, Alberto Angela non ha tradito le aspettative nemmeno in prima serata, quando ha incantato i napoletani e non solo con il suo speciale sui depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della trasmissione di suo padre Piero, SuperQuark in onda su raiuno in prima serata.

Un viaggio che ci ha portati nelle viscere del MANN, diretto da Paolo Giulierini, e che ci ha mostrato quanti tesori nascosti sono ancora inediti all’interno di uno dei musei di archeologia più importanti al mondo. Ma Alberto Angela è risalito fino ai sottotetti.

Sono 1200 gli affreschi di Pompei, Ercolano, l’antica Stabia che “riposano” protettivamente nei depositi del MANN, in attesa di mostre, eventi culturali di rilievo, esposizioni all’interno delle sale del museo.

Tra questi un bellissimo altorilievo proveniente da Castellammare di Stabia nella seconda metà del ‘700, rappresentante un atleta nel tipico nudo eroico, leggermente sproporzionato nelle dimensioni del busto. Non si tratta di un errore dello scultore, ma di una necessità della visione prospettica. Collocato probabilmente verso l’alto, la figura restituiva così a chi la guardava le giuste proporzioni, un po’ come oggi succede con quelli che vengono definiti disegni 3D. Allungati da un lato, acquistano la loro prospettiva e forma se guardati nel giusto punto focale.

Bellissima anche la collezione di elmi illustrata da Angela, che mostrano quanto i combattenti dovessero essere armati e quanto dovesse pesare un’armatura. Cesellati e lavorati, fanno parte forse di elmi da parata, che portano storie e cortei trionfali.

Nei depositi, ma solo provvisoriamente, per ragioni di manutenzione e restauro, la bellissima tazza Farnese. Un blocco unico di agata sardonica, finemente cesellata. Vista da Angelo Poliziano nella collezione di Alfonso V d’Aragona, viene acquistata da Lorenzo il Magnifico a Roma nel 1471 e passò quindi nella collezione della famiglia Farnese.

Una piccolissima panoramica di uno dei musei più suggestivi ed importanti al mondo che Alberto Angela ha mostrato in una versione inedita.

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L’Archeologico di Napoli schiera l’arte contro la violenza sulle donne

L’arte salverà il mondo. Potrebbe essere questo il motto del prossimo novembre, che vedrà coinvolto il nostro Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sì, perché L’amore non violento nell’antica Roma, questo il titolo della rassegna che sarà allo Stadio Domiziano di Roma, vuole essere un evento che impone l’arte classica contro la violenza di genere. Un modo nuovo per spiegare soprattutto ai giovanissimi cosa vuol dire oggi la sessualità attraverso quella dimensione di “piacere condiviso”, avvalendosi al tempo stesso dell’aiuto della psicologia.

Sono più di 3000 le vittime di femminicidio dal 2000 ad oggi. Nel 92% dei casi ad uccidere queste donne è stato un uomo.

Possesso, gelosia, isolamento e disagio sociale. Sono queste le cose che spingono gli uomini, con patriarcale dispotismo, a sentirsi padroni delle loro donne: «Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli promuove le iniziative meritorie che, con l’apporto insostituibile dell’arte e dell’archeologia, riescono a diffondere messaggi sociali di grande importanza – ha detto in merito Paolo Giulierini, direttore del MANN – soltanto grazie alla cultura, si possono arginare fenomeni preoccupanti come quelli della violenza sulle donne».

L’evento vede la curatela del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Per farlo scendono in campo alcune delle opere del museo napoletano e ben 12 riproduzioni con immagini in tre dimensioni di alcuni celebri capolavori del MANN, come il Toro Farnese o la Venere in bikini.

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Il Museo Archeologico di Napoli, tra successi, nuove sale e le mostre del 2018

È un momento davvero magico, quello che sta vivendo il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che nella prima domenica del mese di febbraio ha tagliato il record di 8000 visitatori, classificandosi al terzo posto, su scala nazionale, dei siti più visitati dopo il Colosseo e i Musei Romani.

Una crescita del 60% degli spazi espositivi negli ultimi dodici mesi, e la chiusura record per il 2017 con 500.000 visitatori, hanno aperto nuovi scenari per questo 2018 appena cominciato.

A questi va naturalmente aggiunto il risvegliato interesse da parte dei media per il museo, che l’hanno voluto come silenzioso protagonista di film come Napoli Velata di Ferzan Ozpetek, la fiction Sirene su raiuno o videoclip come Mystery of Love, colonna sonora del film nominato agli Oscar di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome.

MANN, sala del Toro Farnese (instagram @marianocervone)

Tra le iniziative, come vi ho già ampiamente anticipato qui, quella di nuovi spazi che eleveranno il museo napoletano al livello dei suoi grandi omologhi europei: nuovi spazi espositivi, una sala conferenze, una caffetteria sono soltanto alcune delle “Grandi opere” che attualmente interessano il MANN. Ma sono tante le novità che vedremo di qui a pochi mesi, a cominciare da nuovi allestimenti che meglio presenteranno le collezioni permanenti, passando per le tante mostre che animeranno quest’anno.

Se l’anno passato si è chiuso con la bellissima mostra sui Longobardi, che terrà compagnia al pubblico fino al 25 marzo, le festività pasquali porteranno un’altra grande rassegna incentrata sulle armi dei gladiatori. Ma non sarà il solo evento di rilievo che terrà impegnate le sale del museo che, all’insegna di questo innovativo connubio archeologico-contemporaneo che ha felicemente portato artisti della scena contemporanea nelle sale del museo di archeologia, vedranno una mostra su Star Wars e una su Pompei e gli Etruschi, che illustrerà invece quanto le due culture si sono influenzate a vicenda durante la dominazione romana e quanto invece si sono distanziate le une dalle altre sviluppando ognuna le proprie peculiarità.

Dopo tanti anni, e sono particolarmente felice di poterlo scrivere, pare che riapriranno la sezione dedicata alla Preistoria (che si trova nei sottotetti del museo) e quella dedicata alla Magna Grecia. Due ritorni, questi, che, uniti alle ritrovate sezioni egizia ed epigrafica, vede completare a poco a poco l’offerta del museo e il suo potenziale di attrattore turistico e vettore concorrenziale di cultura: «Il 2018 vedrà il cambio di marcia nell’attenzione per gli allestimenti, il decoro e i cantieri di lavoro nel Palazzo» ha anticipato il direttore Paolo Giulierini che con gioia ha annunciato un aumento di 10.000 presenze nel mese di gennaio di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2017. Un segno, questo, che fa presagire che il 2018, Anno Europeo del Patrimonio, è decisamente iniziato sotto un buon auspicio, lasciando ben sperare per “una nuova fase – continua il diretore – dopo la quale consegneremo alla città un museo con pochi pari in Italia e in Europa”.

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Zeus in Trono, dal Getty Museum al Museo Archeologico di Napoli

Zeus ritorna in Italia. Succederà venerdì 16 giugno. La notizia arriva dal Paul Getty Museum di Los Angeles, che ha annunciato il desiderio della restituzione volontaria di una piccola statua fittile del 430 a.C. Alta poco più di 74 cm, la statua era stata acquisita dal museo americano negli anni ’90.

La statua è la riproduzione della colossale statua crisoelefantina di Zeus scolpita dallo scultore Fidia per l’omonimo tempio a Olimpia, uno dei santuari religiosi più importanti del mondo greco.

Più tardi la maestosità della statua di Fidia fece sì che fosse considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico.

Anche lo scultore di questa piccola statua è fortemente influenzato dalla famosa immagine del Tempio di Zeus, ritraendo il padre degli dei seduto su di un elaborato e molto decorato schienale, con i piedi poggiati su di uno sgabello.

Un mantello avvolge il corpo della divinità, lasciando scoperte il possente petto virile.

La mano destra di Zeus è sollevata. Forse in mano reggeva un fulmine o uno scettro.

Tra le ipotesi sull’utilizzo della piccola statuetta, quello di ornamento di culto in una ricca dimora greca o romana.

Dal colore, dalle evidenti incrostazioni marine sulla superficie del materiale, è facile comprendere che questo piccolo oggetto ha trascorso molto tempo sommerso in mare prima del suo rinvenimento. Più protetta invece la parte sinistra che, con molta probabilità, è rimasta coperta dalla sabbia: «La decisione di restituire questo oggetto rientra nella nostra politica di collaborazione con il ministero dei Beni Culturali per il superamento delle controversie e di questioni relative alla provenienza e proprietà di oggetti facenti parte delle nostre collezioni» ha detto Timothy Potts, direttore del J.P. Getty Museum.

La scultura era stata ritrovata in un’area archeologica della costa campana, e andrà adesso ad arricchire le sale e le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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La bellissima “Sezione Egizia” del Museo Archeologico di Napoli

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-dea-internettualeDa poco meno di un mese il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha ritrovato la sua Collezione Egizia. Dopo oltre sei anni di chiusura al pubblico, sopperita dal compendio in una saletta, e un lavoro di ristrutturazione delle sedi espositive, il MANN riapre finalmente le storiche collezioni Borgia e Picchianti, per importanza seconde in Italia soltanto al Museo Egizio di Torino, e tra le raccolte originarie del museo napoletano.

Se seguite il mio profilo instagram, saprete già che ho trascorso all’insegna dell’arte egizia.

Composta da diverse sale, ordinate per tipologia, secondo un criterio visto anche all’Egizio di Torino. Le sale, collocate nell’originario piano interrato dell’edificio, sono una teoria di spazi in cui si susseguono i monili egizi: la plastica di piccole dimensioni, che si alterna alle stele e alle epigrafi.

Tanti gli oggetti di queste collezioni che ritrovano nuova luce, come le mummie: sono ben tre quelle custodite al MANN, tra cui quella di un bambino e di un coccodrillo.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-mummia-internettualeUn’esposizione moderna, che gioca con forme, ma soprattutto colori, che accompagnano i millenari manufatti egizi. I gialli, i rossi, i blu fanno da sfondo ai vasi canopi, alle teste, alle divinità umane e animali che hanno animato la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-divinita-internettualeUn allestimento che, pur non snaturando il contesto in cui si trova, è fresco, giovane, vitale, che gioca anche ad attrarre un pubblico giovane, la Generation X con lo smartphone alla mano, poco avvezza alla cultura e ai musei.

Bellissime le epigrafi che raccontano del culto dei morti, della dea Iside e di Osiride, e del viaggio, attraverso Ra, nel Regno dei Morti.

Nelle sale gli oggetti d’uso comune narrano della quotidianità di una vita altra, oltre la morte, diventando corredo funerario.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-papiri-internettualeIn un’ottica museale contemporanea grande attenzione è data all’illuminazione dei reperti archeologici, valorizzati da fasci di luce e teche impercettibili, lontane dagli ottocenteschi espositori in legno, di cui resta simbolicamente traccia in una vetrina all’ingresso della sezione.

museo-archeologico-nazionale-di-napoli-sezione-egizia-canopo-internettualeAd accogliere i visitatori in questo mondo di morti, il Naoforo Farnese, eletto simbolo di questa attesa riapertura nelle immagini promozionali, cui tocca fare gli onori di casa, mentre un proiettore introduce i visitatori all’Antico Egitto e i pannelli a muro ripercorrono la storia della formazione delle collezioni.

La sezione si ricollegherà probabilmente con quella delle Epigrafi, oggi chiusa, il cui percorso sotterraneo aprirà una finestra ancora più ampia sul mondo antico.

Benché siano ancora tante, troppe, le sezioni che proprio non riescono ad aprire contemporaneamente, il MANN sta riacquistando l’antico prestigio, e quello dei faraoni è un ritorno doveroso, che contribuisce a ridare all’Archeologico la dignità di un museo che vanta alcune delle collezioni più importanti del mondo.

Per maggiori informazioni:

www.museoarcheologiconapoli.it

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Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli in mostra una collezione di opere mai viste prima

Museo Archeologico Nazionale di Napoli MANN 2015 internettuale

Che i depositi del MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fossero un florilegio di capolavori nascosti, è una leggenda metropolitana che si rincorre da secoli tra studiosi o semplici appassionati. Sono tantissime infatti le opere sommerse nei sotterranei del museo napoletano che, proprio come l’acqua per il pianeta terra, superano per numero quelle già esposte, e che senza dubbio potrebbero fare sfoggio di sé senza sfigurare dinanzi a quelle che da anni siamo abituati a vedere all’interno delle sale espositive.

A mostrarle finalmente al pubblico ci ha pensato adesso la Fondazione Telecom Italia che, grazie al progetto Storage. I Beni culturali invisibili, valorizza quelle opere, “invisibili” appunto, che per anni sono state chiuse nel buio dei Depositi Imperatori del MANN, fruibili soltanto per gli addetti ai lavori. L’obiettivo era quello di allargare l’offerta culturale del museo, offrendole finalmente alla visione del pubblico napoletano e non solo, di studenti e di turisti, o chi, per passione o semplice curiosità, deciderà di visitare il nuovo spazio espositivo dell’Archeologico. Le opere, infatti, oltre novanta capolavori scultorei della statuaria antica provenienti da Pompei, Ercolano, Cuma, Pozzuoli e Baia, trovano spazio dal 27 ottobre in una moderna struttura di vetro e plexiglass, collocata nel giardino settentrionale del museo, ex Vanella, proprio dinanzi al braccio nuovo dell’edificio costruito negli anni ’30, in cui venne conservata la Sezione Tecnologica de Museo.

Grazie a due grandi schermi installati all’interno dei nuovi ambienti, i visitatori potranno identificare ogni singola opera, attraverso immagini e didascalie scorrevoli, o ammirarle attraverso uno schermo posto nell’atrio del museo che, grazie ad una manopola, potrà orientare una telecamera interna con tanto di zoom per ingrandire e avvicinare l’immagine di un’opera cui si è interessati.

La sinergia con Telecom è l’emblema dell’importanza della collaborazione tra pubblico e privato, consentendo di raggiungere obiettivi impensabili con i soli fondi pubblici, e rendendo i nostri musei, al pari di quelli all’estero, all’avanguardia e competitivi.