CINEMA, INTERNATTUALE

Michael Hoffman e Kevin Spacey a Napoli per il biopic su Gore Vidal

Napoli, la fiction e il cinema. Un connubio sempre più indissolubile da qualche anno, per la città che ogni giorno dimostra che oltre Gomorra, per fortuna, c’è di più. Sarà per questo motivo che non mi stanco mai di sponsorizzare abbastanza e segnalarvi i set cinematografici disseminati in giro per la mia città, perché credo che il capoluogo partenopeo non sia soltanto droga, Savastano e Saviano, ma abbia un patrimonio culturale e naturalistico che va ben oltre ciò che la serie Sky mostra con esasperazione.

il regista Michael Hoffman nella sala dei tirannicidi del MANN

Ultimo ad accorgersi delle bellezze partenopee Michael Hoffman. Il regista e sceneggiatore statunitense, che al suo attivo annovera film cult come Un giorno… per caso, Sogno di una notte di mezza estate e Il Club degli Imperatori (bellissimo, che vi consiglio vivamente), è sbarcato a Napoli per girare alcune scene del film Gore, biopic sulla vita dello scrittore americano Gore Vidal, che ha vissuto a Ravello oltre vent’anni.

Ravello, al centro la modella e attrice scozzese Freya Mavor

Hoffman ha girato alcune scene all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove ha portato la bella Freya Mavor all’interno della sala della collezione Farnese. L’attrice ha girato tra la statuaria antica del museo napoletana con un abito bianco della costumista premio Oscar Gabriella Pescucci.

Location delle riprese la sala dei Tirannicidi e il gabinetto segreto, così chiamato per l’ampia collezione di oggetti erotici provenienti da Pompei, tra cui un’ampia sezione di affreschi che riproducono diverse tipologie di atto sessuale degli antichi lupanare: «Adoro questo museo – ha detto il regista – è tra i più belli al mondo. Abbiamo avuto una grande accoglienza e lavorato benissimo».

Protagonista della pellicola, che sarà prevalentemente girata nella Costiera Amalfitana, è l’attore Premio Oscar Kevin Spacey.

Co-sceneggiatore di questa produzione Netflix, che arriverà sui nostri schermi nel 2018, è Jay Parini, amico di vecchia data di Gore Vidal, e prese parte anche al documentario Gore Vidal: The United States of Amnesia.

Per ricordare questa giornata di riprese partenopee al regista è stato donato una pubblicazione con immagini del museo napoletano nell’800.

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Il MANN di Napoli celebra Versace con la mostra Dialoghi/Dissing

Quest’anno ricorre il ventennale dalla morte di Gianni Versace, genio indiscusso della moda italiana nel mondo, assassinato sui gradini della sua villa a Miami il 15 luglio del 1997. Vent’anni dopo il mondo sembra non averlo mai dimenticato: un serial TV ne ripercorrerà la vita e la morte, il cantante Bruno Mars gli ha tributato un singolo questa estate e una mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ripercorre idealmente il suo stile.

Ultime settimane di tempo, fino al prossimo 20 settembre, per correre al MANN di Napoli e andare a vedere Dialoghi/Dissing, rassegna che mette a confronto il mondo antico con le creazioni originali del compianto stilista: «Con la mostra dedicata alla creatività di Gianni Versace abbiamo voluto dimostrare che esiste una continua contaminazione tra le arti» ha detto in merito Paolo Giulierini, direttore del museo napoletano.

Una mostra che si propone come evento full-immersion, a cominciare dalla fragranza, creata per l’occasione da Mansfield, che stimola da subito l’olfatto del visitatore non appena varca la soglia dell’ingresso della Sala del Cielo Stellato.

foto di Dario Bruno

Dissing vede la consulenza scientifica di Maria Morisco, e ricrea sapientemente un dialogo-confronto tra gli abiti dello stilista, selezionati dalla collezione privata di Antonio Caravano e i reperti storici del museo.

foto di Dario Bruno

Nato a Reggio Calabria nel 1946, lo stilista ha sempre percepito la cultura della propria terra di origine, facendo di quella Magna Grecia il leitmotiv delle sue collezioni, che tanto l’hanno reso famoso tra gli anni ’80 e gli anni ’90, facendo di motivi tipici dell’Antica Grecia il proprio, distintivo, marchio di fabbrica: «Gianni Versace uomo del Sud aveva nel Dna tutte le immagini della cultura classica che poi ha stampato sugli abiti» ha detto Sabina Albano, ideatrice e curatrice della mostra.

Maschere in terracotta del IV e del III secolo a.C. diventano gli eccezionali accessori di giacche e gonne dalle policromie accese.

Lungo il percorso espositivo anche artisti contemporanei: da Manuela Brambatti agli acquerelli di Bruno Gianesi e Marco Abbamondi, passando per i ritratti di Ilian Rachov, a una scultura di Marcos Marin che troneggia nel giardino del museo.

Un evento da non perdere per ricordare quel fatidico 1997, che ci ha portato via Versace e qualche mese dopo ci avrebbe strappato anche Lady Diana, in qualche modo “musa” e amica dello stilista, che proprio con i suoi abiti riscopriva, come ogni donna oggi con la maison, la propria sensualità e quella libertà di essere donna.

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Zeus in Trono, dal Getty Museum al Museo Archeologico di Napoli

Zeus ritorna in Italia. Succederà venerdì 16 giugno. La notizia arriva dal Paul Getty Museum di Los Angeles, che ha annunciato il desiderio della restituzione volontaria di una piccola statua fittile del 430 a.C. Alta poco più di 74 cm, la statua era stata acquisita dal museo americano negli anni ’90.

La statua è la riproduzione della colossale statua crisoelefantina di Zeus scolpita dallo scultore Fidia per l’omonimo tempio a Olimpia, uno dei santuari religiosi più importanti del mondo greco.

Più tardi la maestosità della statua di Fidia fece sì che fosse considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico.

Anche lo scultore di questa piccola statua è fortemente influenzato dalla famosa immagine del Tempio di Zeus, ritraendo il padre degli dei seduto su di un elaborato e molto decorato schienale, con i piedi poggiati su di uno sgabello.

Un mantello avvolge il corpo della divinità, lasciando scoperte il possente petto virile.

La mano destra di Zeus è sollevata. Forse in mano reggeva un fulmine o uno scettro.

Tra le ipotesi sull’utilizzo della piccola statuetta, quello di ornamento di culto in una ricca dimora greca o romana.

Dal colore, dalle evidenti incrostazioni marine sulla superficie del materiale, è facile comprendere che questo piccolo oggetto ha trascorso molto tempo sommerso in mare prima del suo rinvenimento. Più protetta invece la parte sinistra che, con molta probabilità, è rimasta coperta dalla sabbia: «La decisione di restituire questo oggetto rientra nella nostra politica di collaborazione con il ministero dei Beni Culturali per il superamento delle controversie e di questioni relative alla provenienza e proprietà di oggetti facenti parte delle nostre collezioni» ha detto Timothy Potts, direttore del J.P. Getty Museum.

La scultura era stata ritrovata in un’area archeologica della costa campana, e andrà adesso ad arricchire le sale e le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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“Amori Divini”, nelle sale mai viste del MANN fino al 16 ottobre a Napoli

Peliki e crateri a figure rosse, V sec. a.C.

È un momento di grande vivacità questo per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, a pochi giorni dall’inaugurazione della nuova Sezione Epigrafica, è già pronto a riaprire altre sale finora rimaste chiuse. È successo in occasione di Amori Divini, la nuova mostra che da oggi, 7 giugno, fino al prossimo 16 ottobre animerà il museo napoletano.

Fil rouge di questa esposizione è il tema della seduzione e trasformazione, proponendo un percorso che analizza e attraversa il mito greco nella fortuna di quelle storie vedono miti amorosi accomunati da un episodio fondamentale: almeno uno dei due protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in un animale, in una pianta, in un oggetto o in un fenomeno atmosferico.

Una narrazione cronologica che muove i primi passi dalla letteratura e dall’arte greca, attraversando via via il poema delle “forme in mutamento” di Ovidio, fino alle contemporanee interpretazioni della psicologia: dal mito di Danae a quello di Leda, da Dafne a Narciso arrivando al complesso racconto di Ermafrodito. Storie note, ormai entrate nell’immaginario collettivo.

Curata da Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

al centro Symplegma di Satiro ed Ermafrodito, dal Parco Archeologico di Pompei

Un percorso espositivo che ha raccolto e messo insieme circa 80 opere che provengono dalla Magna Grecia, dai siti vesuviani, da alcuni dei più importanti musei italiani e stranieri, tra cui il Louvre e l’Hermitage di San Pietroburgo, fino al Getty Museum di Los Angeles.

Manufatti antichi di soggetto mitologico: pitture vascolari e parietali, sculture in marmo e in bronzo, gemme preziose e suppellettili. Ogni opera dialoga con una selezione di venti altre opere tra dipinti e sculture più recenti, risalenti al sedicesimo e diciassettesimo secolo, mostrando le fasi salienti nella storia dell’arte della ricezione del mito: Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Nicolas Poussin, Giambattista Tiepolo sono soltanto alcuni degli artisti che il visitatore ritroverà lungo il percorso.

pavimento policromo nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Salgo verso il Salone della Meridiana. Conosco bene gli ambienti, così ignoro, benché per me sia sempre un delitto, tutto quanto per addentrarmi verso questa nuova esposizione temporanea. Amori Divini, è così che c’è scritto a caratteri cubitali all’ingresso di sale che sono rimaste chiuse per anni e di cui persino io, che del MANN sono un habitué, ne ignoro l’aspetto. Dinanzi a me un bellissimo pavimento policromo, caratterizzato da pregiati “sectilia” a motivi geometrici messi in opera all’interno del museo nella prima metà dell’800, adattando alla dimensione degli spazi. Queste preziose testimonianze della ricchezza del passato sono state rinvenute durante le campagne di scavo del XVIII secolo in area vesuviana, ma anche a Capri e in altri territori dell’allora regno. Certa è la provenienza del “belvedere” della Villa dei Papiri di Ercolano.

La mia voglia di entrare e vedere è così forte che quasi dimentico dove mi trovo. Mi ci vuole la voce della hostess che, leggendomi in faccia stupore, mi chiede se sono italiano, invitandomi ad indossare dei copri-scarpe monouso in t.n.t. di polipropilene bianca o a toglierle. Indosso la protezione, che serve a preservare questa straordinaria testimonianza dalle suole sporche di modernità, e mentre entro nelle sale scorgo una turista dall’aspetto teutonico passeggiare candidamente a piedi nudi. Probabilmente non ha resistito all’idea di calpestare e sentire sotto la pelle una vera opera di duemila anni.

Ganimede che abbevera l’aquila, Bertel Thorvaldsen 1817

L’allestimento, le luci e lo stesso pavimento pompeiano sono così belli che quasi tolgono la scena alla mostra e ai suoi straordinari reperti, che quasi mi sembra di trovarmi in un luogo altro. È qui che comprendo l’alta qualità e il potenziale dei nostri musei che non hanno nulla da invidiare ai più blasonati stranieri, anzi…

Amori Divini si articola in due parti, due capitoli che suddividono queste narrazioni amorose in amori rubati, come quello di Danae, Leda, Ganimede, in cui la trasformazione si fa espediente di conquista; amori negati, come quello di Dafne e Apollo, Narciso ed Eco, Ermafrodito e Salmacide, dove la trasformazione è quasi un rifugio, frutto di sentimenti contrastanti, che rifiutano le lusinghe dell’amore.

Ma per la gioia di appassionati e studiosi, e di chi come me in questo museo lascia ogni volta un pezzo di cuore, la mostra è soltanto il preludio di una campionatura della vasta collezione vascolare del MANN che nel 2018 sarà nuovamente visibile grazie ad un nuovo allestimento, che darà nuovo risalto alle opere provenienti dalla Magna Grecia, per un progetto scientifico a cura di Enzo Lippolis, che, insieme ai vasi, collocherà anche bronzi, terrecotte, ori e lastre tombali dipinte.

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Il Museo Archeologico di Napoli riapre la Sezione Epigrafica

Lo scorso 30 maggio il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha inaugurato la Sezione Epigrafica, frutto di una attenta selezione, punta dell’iceberg di un patrimonio museale ben più ricco, ha ritrovato finalmente nuova dignità espositiva.

Una sezione non facile, questa, se si considera che i reperti qui esposti sono spesso appannaggio dei soli studiosi, citati già tradotti in volumi e ricerche scientifiche.

Dal marmo al tufo, dalla pietra al bronzo, le epigrafi esposte, antiche iscrizioni in latino e greco, osco, raccontano di leggi o di una quotidianità che qui si fa curiosità postuma.Scenografico l’allestimento che unisce ai faretti, supporti in ferro e acciaio, che colmano il vuoto dei frammenti, riproponendone altezze e misure così come dovevano apparire in origine.

Leggerle tutte sarebbe impossibile, così come leggerne le approfondite didascalie a corredo che talvolta traducono altre invece spiegano più ampiamente il significato.

Fregi di templi, iscrizioni funerarie, ma anche affreschi provenienti da Pompei. La storia, ma anche tante storie, scorrono davanti ai miei occhi nella sala sotterranea, estensione naturale della bellissima sezione egizia inaugurata lo scorso anno, cui è collegata attraverso una passerella.

Dalla lingua greca ai popoli italici, passando per Roma e la romanizzazione. Un percorso lungo secoli, che arriva fino a Pompei e che va ad arricchire e completare la già preziosa offerta del noto museo napoletano.

Continua dunque il processo di trasformazione che sta portando il museo nel nuovo millennio, mutandolo in agguerrito competitor dei più grandi e blasonati musei europei, e che ne fa un punto di riferimento su scala globale per il mondo greco-romano.

Un allestimento che si propone di avvicinare cittadini e visitatori a questo patrimonio unico al mondo, che trova la sua carta vincente nei preziosi reperti provenienti dall’antica cittadina romana all’ombra del Vesuvio.

Un percorso che – come ricorda Carmela Capaldi, docente dell’Università Federico II che ha collaborato alla realizzazione di questa nuova sezione – era già stato inaugurato nel 1994, completato in parte nel 2000 e che trova oggi il suo ideale e più ragionato compimento.Ordinata cronologicamente, la sezione parte dall’arrivo dei greci sulle coste campane, dal loro alfabeto mutuato dai fenici fino alle popolazioni italiche.

All’ingresso della sala una moderna carta geografica che ripercorre questo percorso, mostrando visivamente il processo di colonizzazione che ha portato alla nascita della scrittura, di queste testimonianze senza tempo, della storia stessa della nostra civiltà.

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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

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Nicca Iovinella, tra arte contemporanea e classicità il 2 marzo al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un museo in continua evoluzione. Prosegue infatti il connubio, felice direi, tra archeologia e arte contemporanea, alzando di volta in volta il livello della qualità. Se finora il MANN ha ospitato nelle sue sale opere contemporanee in dialogo con le collezioni archeologiche, il prossimo evento è una vera e propria performance, per vivere appieno l’arte e il contatto con l’artista.

nicca-iovinnella-iam-mann-museo-archeologico-di-napoli-2017-internettualeSuccederà il 2 Marzo alle 18.30, quando le sale del museo adiacenti al giardino delle camelie si trasformeranno nella scena teatrale di Ancient Freedom, antiche libertà, di (e con) Nicca Iovinella. Una performance che, come la divinità greca Giano, incarna due anime: classica e contemporanea, corporea e digitale, naturale e artificiosa, in perfetta linea con il fil rouge del museo napoletano.

afrodite-venere-mann-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-internettualeIl museo diventerà per l’occasione scenario bucolico dove l’artista indagherà temi cari alla sua poetica, come l’affermazione del sé, dell'”abitare”, delle “ferite” di un universo femminile più volte calpestato dalla volontà altrui. Un tema quanto mai attuale, e che diventa la perfetta occasione per festeggiare e celebrare degnamente in anticipo la festa della donna che ricade proprio a marzo.

La performance, che sarà ripresa in diretta, nasce in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e si trasformerà poi in una video-installazione, visibile fino al prossimo 2 aprile, attraverso un proiettore e schermi ad hoc.

Ad accompagnare la mostra un testo critico di Adriana Rispoli, che dice: «Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale».

La performance che Iovinella proporrà al pubblico dell’archeologico è, in un certo senso, la prosecuzione di I AM, esibizione tenuta dall’artista al Parco dei Camaldoli di Napoli nel 2014. Qui i sentieri di allora si fanno immaginari e immaginifici, i cui passi sono oggi scanditi da un nuovo ritmo, da una nuova consapevolezza, da quel vissuto, diverso da quello di ieri, che inevitabilmente continua ad influenzare il suo lavoro e la sua ricerca.

Una sola costante, due cappi: una corda appesa ad un ramo ed un secondo, invece, alato. Non ci sono particolari artifizi in scena, ma materiali semplici offerti dalla natura: foglie e rami.

Nicca penderà dalla corda, un gesto simbolico che disorienta lo spettatore, lasciandolo sospeso con lei in un groviglio sensoriale tra leggerezza e riflessione.

Durante la performance saranno proiettate su Nicca, vestita completamente di bianco, le figure di alcune delle Veneri acefale conservate all’interno del MANN: un omaggio alla scultura classica del museo, certo, ma anche un tentativo di storicizzare questa performance, che riecheggerà delle sofferenze delle donne, delle loro conquiste nel tempo, della sofferenza che si perpetua ancora dall’Antica Grecia ad oggi.

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Il Museo Archeologico di Napoli celebra Carlo di Borbone fino a marzo

(ANSA) - NAPOLI, 12 DIC - mostra Carlo Borbone al Mann
(ANSA) – NAPOLI, 12 DIC – mostra Carlo Borbone al Mann

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si appresta, con un po’ di ritardo rispetto alla reale data dell’avvenimento, a festeggiare l’anniversario della nascita di Re Carlo di Borbone. Esattamente tre secoli fa infatti, il 20 gennaio del 1716, nasceva l’illuminato sovrano partenopeo, che contribuì alla potenza del glorioso Regno di Napoli.

Per l’occasione il MANN ha inaugurato ieri una mostra dedicata al re partenopeo. Fino al prossimo 16 marzo, cittadini e visitatori potranno ammirare opere, dipinti, disegni, sculture, affreschi, oggetti preziosi e documenti, tra cui ben 200 preziose matrici della Stamperia Reale.

L’offerta del noto Museo Archeologico si arricchisce così di una nuova e ampia sezione, che non soltanto celebra, ma restituisce ai napoletani e visitatori un aspetto inedito della figura del sovrano, vero e proprio luminare del suo tempo. È a lui infatti che si devono i primi scavi nei siti archeologici di Ercolano e Pompei. Carlo di Borbone ha saputo precorrere i tempi, mostrandosi anche un abile comunicatore globale.

La mostra è collegata ad altre due esposizioni “gemelle”, allestite in contemporanea a Madrid e a Città del Messico, dove sono custoditi alcuni gessi e disegni delle meraviglie che il Re, durante il suo regno, volle disseminare per trasmettere al mondo quella classicità, così in voca nel XIX secolo, senza tuttavia privare la città degli originali.

Paolo Giulierini, direttore del museo napoletano, punta, con questa iniziativa, al traguardo delle 500.000 visite alla fine di questo 2016, che erano state invece preventivate per il 2018, incrementando così gli ingressi al museo di circa il 30%.

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Una mostra su Versace al Museo Archeologico di Napoli da luglio 2017

Napoli e la moda, un connubio che ormai sembra indissolubile. Dopo Dolce&Gabbana, Givenchy e Louboutin un altro marchio è pronto a sbarcare sulle coste della sirena Partenope. Dal prossimo luglio a settembre 2017 infatti sembra che al Museo Archeologico di Napoli ci sarà una mostra dedicata alla maison della Medusa.

Mobili, ceramiche, ma anche haute couture e accessori si ritroveranno a dialogare con la collezione permanente del museo napoletano, tra i capolavori di Pompei ed Ercolano, l’imponente statuaria della collezione Farnese e la ritrovata sala egizia, la cui inaugurazione risale appena agli inizi di ottobre.

santo-versace-a-napoliLa volontà di esporre a Napoli arriva dopo una visita di Santo Versace, fratello del compianto stilista Gianni, il quale ha subito rilanciato la sua visita sui social network.

Il progetto è ancora in fase embrionale. Nulla infatti si conosce di questa rassegna ancora senza titolo, ma la conferma ufficiale arriva direttamente dal direttore del MANN, Paolo Giulierini, che ha detto: «Il piano scientifico non è ancora pronto ma le date sono certe. Stiamo lavorando con la Fondazione Versace».

Al pari di Milano anche Napoli si appresta a trasformarsi non solo in capitale della moda, ma anche e soprattutto, della cultura, promuovendo un’arte “griffata” che farà la gioia degli amanti della storia dell’Arte e della moda.

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Al Museo Archeologico di Napoli riapre la sezione egizia dal 7 ottobre

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

L’hanno chiamato il Ritorno dei Faraoni. Ed è davvero un ritorno molto atteso, quello della Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, chiusa al pubblico e ridotta a “scantinato” da troppo tempo. Seconda in Italia solo al Museo Egizio di Torino, quelle dei Borgia e Picchianti sono due prestigiose raccolte che affondano le loro radici nell’antiquaria mentalità settecentesca e in quella positiva dell’Ottocento.

La collezione Borgia è tra le più antiche del collezionismo europeo: venduta a Ferdinando I di Borbone, mostra un interesse per l’Egitto ben prima che le spedizioni napoleoniche diffondessero un gusto, quello neo-egizio, che influenzò anche l’architettura, e la passione per l’egittologia.

La collezione Picchianti è quella più recente tra le due, il cui nucleo originario è stato raccolto da Giuseppe Picchianti, viaggiatore di origine veneta che risalì il Nilo, toccando i maggiori siti archeologici egiziani, da Giza a Saqqara passando per Tebe. È a lui che si devono i sarcofagi in legno, i vasi canopi e le mummie che oggi fanno parte della collezione permanente del MANN, che acquistò parte di questa immensa raccolta dalla sua vedova, la Contessa Angelica Droso, mentre un’altra parte fu venduta dallo stesso Picchianti al British Museum di Londra.

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Naoforo Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto da instagram di marianocervone)

Precursore delle due collezioni, il naoforo farnese, della cinquecentesca collezione Farnese, già all’interno del museo ben prima dei due nuclei.

Prima della modesta sala attuale, in cui era esposta solo la mummia di un bambino della XXIII dinastia donata da Emilio Stevens, la collezione egizia era ubicata nelle due sale sotterranee oltre la galleria degli imperatori, dove, oltre il naoforo, trovavano posto gli oltre 2500 reperti che dal prossimo 7 ottobre ritroveranno la primigenia collocazione in un rinnovato allestimento, per il quale sono stati stanziati duecentomila euro.

Già da qualche anno ormai, il Museo Archeologico di Napoli è interessato nelle aree nord dell’edificio da lavori di ristrutturazione, che stanno riqualificando ali che amplieranno il percorso, corredandolo, probabilmente, di un’area ristoro che proietterà il museo negli standard europei di concept museale contemporaneo.

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

Un ritorno molto atteso, quello dei “faraoni”, che restituisce all’Archeologico il prestigio di un museo nazionale che nulla ha da invidiare ai maggiori omologhi europei, e che si prepara adesso ad una nuova età dell’oro. Faraonica, s’intende.