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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

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Nicca Iovinella, tra arte contemporanea e classicità il 2 marzo al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un museo in continua evoluzione. Prosegue infatti il connubio, felice direi, tra archeologia e arte contemporanea, alzando di volta in volta il livello della qualità. Se finora il MANN ha ospitato nelle sue sale opere contemporanee in dialogo con le collezioni archeologiche, il prossimo evento è una vera e propria performance, per vivere appieno l’arte e il contatto con l’artista.

nicca-iovinnella-iam-mann-museo-archeologico-di-napoli-2017-internettualeSuccederà il 2 Marzo alle 18.30, quando le sale del museo adiacenti al giardino delle camelie si trasformeranno nella scena teatrale di Ancient Freedom, antiche libertà, di (e con) Nicca Iovinella. Una performance che, come la divinità greca Giano, incarna due anime: classica e contemporanea, corporea e digitale, naturale e artificiosa, in perfetta linea con il fil rouge del museo napoletano.

afrodite-venere-mann-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-internettualeIl museo diventerà per l’occasione scenario bucolico dove l’artista indagherà temi cari alla sua poetica, come l’affermazione del sé, dell'”abitare”, delle “ferite” di un universo femminile più volte calpestato dalla volontà altrui. Un tema quanto mai attuale, e che diventa la perfetta occasione per festeggiare e celebrare degnamente in anticipo la festa della donna che ricade proprio a marzo.

La performance, che sarà ripresa in diretta, nasce in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e si trasformerà poi in una video-installazione, visibile fino al prossimo 2 aprile, attraverso un proiettore e schermi ad hoc.

Ad accompagnare la mostra un testo critico di Adriana Rispoli, che dice: «Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale».

La performance che Iovinella proporrà al pubblico dell’archeologico è, in un certo senso, la prosecuzione di I AM, esibizione tenuta dall’artista al Parco dei Camaldoli di Napoli nel 2014. Qui i sentieri di allora si fanno immaginari e immaginifici, i cui passi sono oggi scanditi da un nuovo ritmo, da una nuova consapevolezza, da quel vissuto, diverso da quello di ieri, che inevitabilmente continua ad influenzare il suo lavoro e la sua ricerca.

Una sola costante, due cappi: una corda appesa ad un ramo ed un secondo, invece, alato. Non ci sono particolari artifizi in scena, ma materiali semplici offerti dalla natura: foglie e rami.

Nicca penderà dalla corda, un gesto simbolico che disorienta lo spettatore, lasciandolo sospeso con lei in un groviglio sensoriale tra leggerezza e riflessione.

Durante la performance saranno proiettate su Nicca, vestita completamente di bianco, le figure di alcune delle Veneri acefale conservate all’interno del MANN: un omaggio alla scultura classica del museo, certo, ma anche un tentativo di storicizzare questa performance, che riecheggerà delle sofferenze delle donne, delle loro conquiste nel tempo, della sofferenza che si perpetua ancora dall’Antica Grecia ad oggi.

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Il Museo Archeologico di Napoli celebra Carlo di Borbone fino a marzo

(ANSA) - NAPOLI, 12 DIC - mostra Carlo Borbone al Mann
(ANSA) – NAPOLI, 12 DIC – mostra Carlo Borbone al Mann

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si appresta, con un po’ di ritardo rispetto alla reale data dell’avvenimento, a festeggiare l’anniversario della nascita di Re Carlo di Borbone. Esattamente tre secoli fa infatti, il 20 gennaio del 1716, nasceva l’illuminato sovrano partenopeo, che contribuì alla potenza del glorioso Regno di Napoli.

Per l’occasione il MANN ha inaugurato ieri una mostra dedicata al re partenopeo. Fino al prossimo 16 marzo, cittadini e visitatori potranno ammirare opere, dipinti, disegni, sculture, affreschi, oggetti preziosi e documenti, tra cui ben 200 preziose matrici della Stamperia Reale.

L’offerta del noto Museo Archeologico si arricchisce così di una nuova e ampia sezione, che non soltanto celebra, ma restituisce ai napoletani e visitatori un aspetto inedito della figura del sovrano, vero e proprio luminare del suo tempo. È a lui infatti che si devono i primi scavi nei siti archeologici di Ercolano e Pompei. Carlo di Borbone ha saputo precorrere i tempi, mostrandosi anche un abile comunicatore globale.

La mostra è collegata ad altre due esposizioni “gemelle”, allestite in contemporanea a Madrid e a Città del Messico, dove sono custoditi alcuni gessi e disegni delle meraviglie che il Re, durante il suo regno, volle disseminare per trasmettere al mondo quella classicità, così in voca nel XIX secolo, senza tuttavia privare la città degli originali.

Paolo Giulierini, direttore del museo napoletano, punta, con questa iniziativa, al traguardo delle 500.000 visite alla fine di questo 2016, che erano state invece preventivate per il 2018, incrementando così gli ingressi al museo di circa il 30%.

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Una mostra su Versace al Museo Archeologico di Napoli da luglio 2017

Napoli e la moda, un connubio che ormai sembra indissolubile. Dopo Dolce&Gabbana, Givenchy e Louboutin un altro marchio è pronto a sbarcare sulle coste della sirena Partenope. Dal prossimo luglio a settembre 2017 infatti sembra che al Museo Archeologico di Napoli ci sarà una mostra dedicata alla maison della Medusa.

Mobili, ceramiche, ma anche haute couture e accessori si ritroveranno a dialogare con la collezione permanente del museo napoletano, tra i capolavori di Pompei ed Ercolano, l’imponente statuaria della collezione Farnese e la ritrovata sala egizia, la cui inaugurazione risale appena agli inizi di ottobre.

santo-versace-a-napoliLa volontà di esporre a Napoli arriva dopo una visita di Santo Versace, fratello del compianto stilista Gianni, il quale ha subito rilanciato la sua visita sui social network.

Il progetto è ancora in fase embrionale. Nulla infatti si conosce di questa rassegna ancora senza titolo, ma la conferma ufficiale arriva direttamente dal direttore del MANN, Paolo Giulierini, che ha detto: «Il piano scientifico non è ancora pronto ma le date sono certe. Stiamo lavorando con la Fondazione Versace».

Al pari di Milano anche Napoli si appresta a trasformarsi non solo in capitale della moda, ma anche e soprattutto, della cultura, promuovendo un’arte “griffata” che farà la gioia degli amanti della storia dell’Arte e della moda.

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Al Museo Archeologico di Napoli riapre la sezione egizia dal 7 ottobre

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

L’hanno chiamato il Ritorno dei Faraoni. Ed è davvero un ritorno molto atteso, quello della Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, chiusa al pubblico e ridotta a “scantinato” da troppo tempo. Seconda in Italia solo al Museo Egizio di Torino, quelle dei Borgia e Picchianti sono due prestigiose raccolte che affondano le loro radici nell’antiquaria mentalità settecentesca e in quella positiva dell’Ottocento.

La collezione Borgia è tra le più antiche del collezionismo europeo: venduta a Ferdinando I di Borbone, mostra un interesse per l’Egitto ben prima che le spedizioni napoleoniche diffondessero un gusto, quello neo-egizio, che influenzò anche l’architettura, e la passione per l’egittologia.

La collezione Picchianti è quella più recente tra le due, il cui nucleo originario è stato raccolto da Giuseppe Picchianti, viaggiatore di origine veneta che risalì il Nilo, toccando i maggiori siti archeologici egiziani, da Giza a Saqqara passando per Tebe. È a lui che si devono i sarcofagi in legno, i vasi canopi e le mummie che oggi fanno parte della collezione permanente del MANN, che acquistò parte di questa immensa raccolta dalla sua vedova, la Contessa Angelica Droso, mentre un’altra parte fu venduta dallo stesso Picchianti al British Museum di Londra.

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Naoforo Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto da instagram di marianocervone)

Precursore delle due collezioni, il naoforo farnese, della cinquecentesca collezione Farnese, già all’interno del museo ben prima dei due nuclei.

Prima della modesta sala attuale, in cui era esposta solo la mummia di un bambino della XXIII dinastia donata da Emilio Stevens, la collezione egizia era ubicata nelle due sale sotterranee oltre la galleria degli imperatori, dove, oltre il naoforo, trovavano posto gli oltre 2500 reperti che dal prossimo 7 ottobre ritroveranno la primigenia collocazione in un rinnovato allestimento, per il quale sono stati stanziati duecentomila euro.

Già da qualche anno ormai, il Museo Archeologico di Napoli è interessato nelle aree nord dell’edificio da lavori di ristrutturazione, che stanno riqualificando ali che amplieranno il percorso, corredandolo, probabilmente, di un’area ristoro che proietterà il museo negli standard europei di concept museale contemporaneo.

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

Un ritorno molto atteso, quello dei “faraoni”, che restituisce all’Archeologico il prestigio di un museo nazionale che nulla ha da invidiare ai maggiori omologhi europei, e che si prepara adesso ad una nuova età dell’oro. Faraonica, s’intende.

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Al Museo Archeologico di Napoli D_I_O_GENE dialogo di Luigi Auriemma tra antico e contemporaneo

È un incontro, un dialogo tra antico e contemporaneo, tra passato e presente, quello di D_I_O_GENE, la nuova personale dell’artista partenopeo Luigi Auriemma, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli da giovedì 14 aprile fino al prossimo 15 maggio.

Auriemma indaga il senso del Doriforo, figura nota dell’arte antica ritratta da Policleto nel II sec. a.C., e lo fa nel suo personalissimo modo, mettendo in evidenza l’essenza delle parole e dei fenomeni che vi si nascondono al loro interno, come un raffinato gioco di scatole cinesi. Luigi cerca e individua legami nuovi, significati finora impensati, che attraversano lo spazio geografico e il tempo, passando da un’epoca all’altra che si sovrappongono come carte.

La mostra è a cura di Marco De Gemmis e Patrizia Di Maggio, che dell’artista dicono: «Abbiamo invitato Luigi Auriemma, la cui arte è da sempre caratterizzata dalla compresenza di immagine e parola, a intraprendere un confronto con il Doriforo, tradizionalmente ritenuto canone policleteo fatto statua».

E sono le parole le grandi protagoniste di questa rassegna, cardine intorno al quale ruota la mostra, rimandando alla ciclicità del tempo globale, a ciò che è racchiuso dalla macro-storia, certo, ma anche alla circolarità del proprio tempo, quello individuale, la micro-storia, quella che appartiene ad ognuno di noi, immerso nel proprio cerchio della vita.

Luigi Auriemma crea, con profonda analisi, un universo fatto di sensi e significati nuovi, rendendolo visibile, manifesto, tangibile nelle proprie opere, che hanno una loro fisicità, dura, ed un grande impatto emotivo sullo spettatore.

Ma quella di Auriemma non è una semplice analisi linguistica, ma la scomposizione della parola stessa che tuttavia ricerca un’etimologia e di un significato nascosto anche nella forma: «D_I_O_GENE è una sigla che deriva dai titoli delle opere e da quello che rappresentano: ‘DIO, GENE’; ‘DI Origine GENEtica’ e ‘Doriforo Ieri OGgi E Nell’Eternità’. Per questo motivo la parola DIOGENE è frammentata da trattini – dice lo stesso artiste in merito a questo interessante dialogo artistico – È importante la parola Diogene, non il suo significato; il contenitore, non il contenuto, per la sua capacità di includere altre parole».

ART NEWS, INTERNATTUALE

Museo Archeologico di Napoli: tutte le sezioni inaccessibili al pubblico

Fondato nel 1777 per volontà di Ferdinando IV, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nasce originariamente come cavallerizza, per poi trasformarsi, nel corso dei secoli, in Palazzo dei Regi Studi prima e in Real Museo Borbonico poi, vero e proprio spazio espositivo per in cui trovavano posto i reperti di quello che era il Museo Hercolanese e quello del Museo Farnesiano dalla Reggia di Capodimonte, diventando Museo Nazionale con l’unità d’Italia nel 1860.

Con i suoi oltre 12.600 metri quadri, oggi il MANN è uno dei musei archeologici più importanti al mondo, vantando collezioni che vanno dalla Preistoria all’Antica Roma. Ma se gli anni ’90 sono stati l’ultima decade di splendore per l’edificio ristrutturato, tra gli altri, dall’architetto Ferdinando Fuga, il primo decennio degli anni 2000 è senza dubbio quello degli “buio”. Nulla o poco resta oggi di quel museo che per importanza e prestigio attirava orde di visitatori, e che adesso non sembra neanche più lo stesso. Tante infatti le sezioni completamente escluse dal tradizionale percorso di visita, se non per rare eccezioni, da quella di Numismatica, al piano ammezzato del museo, che raccoglie monete che vanno dalla Magna Grecia al Regno delle Due Sicilie, alla sezione delle Gemme, un piccolo ambiente ovattato, in cui predominano i colori del bianco e le antiche teche in legno, nel quale si accede attraverso una piccola porticina alle spalle della colossale statua dell’Ercole Farnese, al piano terra, che conta oltre 2000 pezzi, tra pietre e camei, tra i quali spicca la straordinaria Tazza Farnese.

I visitatori più attenti, o almeno quelli più fedeli, ricorderanno l’ampia sezione Topografica, all’interno della quale vi erano i piani ammezzati della sezione dedicata alla Preistoria e Protostoria fino all’Età del Bronzo e del Ferro, in quelli che erano gli spazi espositivi più recenti.

Alla destra dello scalone monumentale, attraverso il corridoio che ospita le sculture e ritratti romani della collezione Farnese, si accedeva ai sotterranei dove trovava posto l’ampia sezione egizia, seconda, per importanza, soltanto al Museo Egizio di Torino, dove un tempo era esposta la mummia della cosiddetta Dama di Napoli, funzionario della III dinastia (tra il 2700 – 2640 a.C.), con reperti che coprono un arco temporale di tre mila anni, con vasi canopi, statue e, addirittura, la mummia di un coccodrillo. Oggi la sezione è relegata nei sotterranei della parte anteriore del museo, appena sotto il guardaroba, entrando sulla destra, e poco o nulla è esposto di quella che era una sezione, letteralmente, faraonica. Ma se per la sezione egizia, secondo il sito napolilike c’è la data di apertura dei nuovi e più ampi spazi espositivi che apriranno al pubblico il prossimo 7 ottobre 2016, così invece non può dirsi delle sale della collezione Farnese, straordinaria raccolta di un ampio gruppo scultoreo, le cui sale sono state di recente oggetto di un riallestimento e il cui accesso è spesso impedito al pubblico, con luci spente e transenne, o il grande Salone della Meridiana, per lo più aperto solo durante mostre ed eventi.

Inaccessibile anche la sezione epigrafica, nel piano seminterrato dell’edificio, una delle principali nel suo genere, sia per la mole di documenti che raccoglie, sia per l’importanza che ha avuto nella storia degli studi dell’epigrafia, con oltre duemila documenti in lingua latina, greca e dialetti dei popoli italici.

Chiusa al pubblico anche la sala del Plastico di Pompei, mastodontica ricostruzione in sughero dell’Antica città distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si presenta ai suoi visitatori italiani, e stranieri soprattutto, come un museo ad apertura ridotta, ma il cui biglietto è a prezzo intero (8 € senza riduzione alcuna), mostrandosi da anni come uno spazio trascurato, sfruttato male, con sezioni completamente chiuse o addirittura escluse dai percorsi di visita da anni, e aree dell’edificio inaccessibili al pubblico anche durante orari e giorni di apertura ordinari che esulano da aperture straordinarie o domeniche gratuite, dove l’afflusso di visitatori è senza dubbio maggiore.

Il personale del museo si concentra soltanto all’ingresso, con inutili hostess che obliterano il biglietto al posto dei visitatori, e la totale assenza nel resto delle sale, lasciando tesori inestimabili alla potenziale pazzia di chi potrebbe danneggiarli.

I visitatori non seguono un ideale percorso di visita, ma girovagano per sale e allestimenti dal sapore precario, porte chiuse e sezioni mutilate, il che è inconcepibile se si considera quell’ampia fetta di pubblico per lo più straniera che in questo museo vi entra per la prima e, forse, unica volta nella vita, ed è ancora più ridicolo che i visitatori siano costretti a pagare un biglietto intero per un museo decisamente ridotto.

E se la carenza di personale può essere addotta ai continui tagli alla cultura, sono due le osservazioni da fare: si potrebbe sopperire a tale problema incrementando la sinergia con le università, e trovando soluzioni lavorative che esulano dal semplice tirocinio, e potrebbero rappresentare per gli studenti una vera e propria esperienza professionale nel settore museale che vada oltre l’obliterare un biglietto o sorvegliare stancamente una sala su di una sedia.

La seconda riflessione è di carattere etico: non sarebbe più corretto optare per un ingresso ridotto per tutti o avvisare con maggiore onestà i visitatori che quanto possono attualmente vedere sul sito indicato come percorso di visita in realtà è prevalentemente chiuso al pubblico?

ART NEWS

“Pompei e l’Europa”, a Napoli mostra in due parti per scoprire l’influenza della città tra XVIII e XX secolo

S’intitola Pompei e L’Europa 1748-1943 la mostra che fino al prossimo novembre sarà ospitata nel salone della meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Oltre duecento opere, che mettono a confronto l’antico e il moderno, pezzi originali dell’antica città romana che per due secoli hanno influenzato tutta una generazione di artisti europei tra il XVIII e il XX secolo. Non soltanto pittori e pitture che hanno colto e immaginato atteggiamenti della vita quotidiana di Pompei, nel periodo in cui diventava di moda il culto per l’antico e l’“ozio romano”, ma anche scultori, ceramisti e “designer” d’epoca che si sono ispirati nel tempo alla cittadina campana e a quell’inconfondibile stile definito oggi pompeiano.

Meta del “gran tour” nel Settecento, Pompei è senza dubbio l’unico esempio di cittadina romana nel mondo pervenutaci nell’interezza delle sue rovine. Coperta da strati di lapilli e cenere, la città infatti è riemersa, sin dai primi rudimentali e antiquari Scavi Borbonici in tutto il suo splendore, per diventare esempio dell’antichità in Europa e oggetto di studio per antonomasia per appassionati e studiosi di tutto il mondo.

Foto vietate per i tanti i prestiti di pregio ottenuti dal museo napoletano da musei italiani e stranieri per un percorso di visita che va da Ingres a Picasso, da Normand a Le Corbusier, da Moreau a De Chirico, influenzando le corti del vecchio continente e le loro residenze, nella letteratura come nel teatro, nella musica come nell’estetica, svolgendo un ruolo fondamentale anche nella concezione e negli sviluppi di quella che poi sarebbe stata l’archeologia moderna.

Promossa dalla Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, la mostra, cui è stato dedicato un raffinato catalogo Electa, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 2 novembre 2015.

Una rassegna in due tempi, la cui la seconda parte infatti è stata allestita direttamente nell’Anfiteatro di Pompei, dove ad attendere i visitatori c’è Rapiti alla morte, a cura di Massimo Osanna e Adele Lagi, 20 calchi realizzati a partire da Giuseppe Fiorelli, e che fotografarono il momento in cui la violenza dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. rase al suolo Pompei e i suoi abitanti.

Napoli, Museo Archeologico Nazionale

intero 13 euro — ridotto 9 euro

Scavi di Pompei

intero 13 euro — ridotto 7.50 euro

biglietto cumulativo per i cinque siti archeologici:

intero 22 euro — ridotto 12 euro

per maggiori informazioni:

www.mostrapompeieuropa.it