LIFESTYLE

Gucci Garden, giardino delle delizie a Palazzo della Mercanzia a Firenze

L’ultima tendenza del lusso è la declinazione food. Se Tiffany a New York ha infatti aperto un Blue Box Cafè nella sua iconica gioielleria sulla quinta strada, Gucci a Firenze inaugura oggi il suo Gucci Garden a Palazzo della Mercanzia. Un giardino delle delizie, a cura di Alessandro Michele, direttore artistico della maison.

Il museo della casa di moda italiana, che ha sede nello storico Tribunale di Piazza della Signoria, si trasforma così in uno spazio multifunzione, che vuole stimolare anche i sensi olfattivi e gustativi dei suoi ospiti.

Costruito nel 1359, in piena epoca medievale, il palazzo della casa di moda risponde allo squisito gusto fiorentino del tempo. Il tribunale ha visto il passaggio di avvocati forestieri e consiglieri cittadini, scelti tra le arti maggiori per giudicare le cause dei mercanti fiorentini in qualunque parte del mondo si trovassero, e tutte le controversie commerciali tra i membri delle corporazioni delle Arti a Firenze.

In origine la facciata comprendeva anche un portico, dove Taddeo Gaddi avrebbe dipinto La Verità che cava la lingua alla Bugia, mentre Sandro Botticelli e il Pollaiolo invece una serie di Virtù, oggi visibili all’interno delle sale degli Uffizi.

Bellissima la massima latina che recita Omnis sapientia a Domino Deo est, ogni conoscenza (o forse è più appropriato dire giudizio) viene dal Signore.

Ancora ben visibili tutti gli stemmi che rappresentano le arti maggiori e minori.

Gucci Garden, interno

Sede del museo Gucci dal 2011, inaugurato in occasione del novantesimo della maison nata nel 1921, vede oggi gli ambienti tripartiti, dove trova posto una boutique al pian terreno, in cui sarà possibile acquistare oggetti a tiratura limitata, creati proprio per questo spazio, ispirati allo storico marchio.

Scatole con la caratteristica texture della casa di moda, manichini vestiti di raso, ma anche oggetti più recenti, memorabilia e Gucci Decor, arrivando alla nuova collezione di borse con pipistrelli e occhi e l’arte contemporanea.

Ma è il lato sinistro a destare maggiore attenzione, dove ospiterà un’osteria, naturalmente Deluxe, curata dallo chef tre volte stellato Michelin, Massimo Bottura, conosciuto soprattutto per la sua Osteria Francescana al centro di Modena e per i Refettori.

La Galleria Gucci, che vede i suoi spazi in perenne trasformazione, è curata da Maria Luisa Frisa ed è organizzata per aree tematiche.

Convivialità con stile ed eleganza. Sono questi i tre elementi che rendono il lusso esperienziale. Cene gourmet, piatti esotici, cake design. La cucina incontra la moda, per un food che vuole essere piacere per gli occhi prima che per il palato.

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ART NEWS, CINEMA

Napoli Svelata: i luoghi, i culti, le credenze e le citazioni del film di Ozpetek

Spinto dalle tante condivisioni e commenti al mio post su Napoli Velata, ho deciso di scriverne uno per svelarvi, letteralmente, tutto ciò che c’è dietro al film. A cominciare dalle location che hanno animato l’ultima pellicola di Ferzan Ozpetek in questi giorni nelle sale, e i posti dove i protagonisti, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, hanno dato vita a questa storia a metà strada tra culto, occulto e superstizione.

Un articolo dunque a vantaggio dei tanti appassionati di cinema alla ricerca dei set dei loro film preferiti e di quanti invece amano fare turismo cinematografico che, in una città come Napoli, è un valore aggiunto ai già tanti posti che è possibile vedere.

Palazzo Mannajuolo
(foto instagram da @marianocervone)

E non posso che cominciare dai crediti del film, e dal trailer che impazza in televisione, con quella scala ellittica che tanto sta entusiasmando gli appassionati d’architettura. Si tratta della scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, storica dimora della borghesia di Napoli, posta ad angolo tra Via Filangieri e Via dei Mille, strade dello shopping di lusso per antonomasia. Il palazzo, in squisito stile liberty, è stato costruito tra il 1909 e il 1911 ad opera dell’architetto Giuseppe Ulisse Arata, che ha realizzato questa straordinaria architettura che si adatta perfettamente allo snodo a Y delle strade in cui è posta.

Chiesa del Gesù Nuovo
(foto instagram da @marianocervone)

Non poteva mancare Piazza del Gesù, con la facciata dell’omonima Chiesa del Gesù Nuovo e il suo caratteristico bugnato, costituito da piramidi aggettanti, che ne fanno una delle architetture più note della città e, insieme all’obelisco dedicato all’Immacolata posto al centro della piazza, anche uno dei luoghi esotici ed esoterici più affascinanti.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

I napoletani e quanti hanno vissuto la città la scorsa estate lo sapevano già. Alcune delle riprese del film sono state fatte all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza, tra record di visitatori, arte contemporanea e persino applicazioni per smartphone. Giovanna Mezzogiorno si muove sinuosa tra le sale del gabinetto segreto, quelle in cui sono custoditi gli affreschi pompeiani provenienti dai lupanare, i bordelli del tempo, che avevano il compito di sollecitare la fantasia e l’erotismo. Una citazione, quella di Ozpetek, che dopo la Centrale Montemartini di Roma che apre il suo film Le Fate Ignoranti, ritorna tra la scultura classica e la pittura romana, esaltando le forme eroiche del nudo virile e l’erotismo millenario che lega gli esseri umani gli uni agli altri.

Stazione di Toledo – Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Non mancano le ormai note stazioni dell’arte della metropolitana. Toledo. Già vista in altri corti, film e fiction televisive come Sirene, quella che è stata definita la stazione più bella d’Europa, ritorna prepotentemente anche nel film di Ozepetek, che non cede però alla tentazione di riprenderne l’ormai arcinoto foro che riproduce i fondali marini. Il regista rende omaggio agli artisti che hanno creato opere site specific proprio per le stazioni delle metro di Napoli, da Michelangelo Pistoletto alla stazione Garibaldi, inquadrato di sfuggita a Oliviero Toscani e la sua Razza umana/Italia che troneggia nel sottopasso di Montecalvario.

Nei meandri di sotterranei è stata invece allestita (probabilmente – se ne sapete di più i vostri commenti sono ben accetti) la bottega d’antiquariato di una torbida Isabella Ferrari e Lina Sastri, che collezionano sculture, dipinti, arredi e monili preziosi.

Il monumentale ingresso dove Adriana rivede Andrea è di Palazzo Carafa della Spina, architettura del XVII secolo di Via Benedetto Croce disegnata probabilmente dall’architetto Domenico Fontana. Secondo alcuni l’ingresso, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo secondo un gusto barocco, è da addurre a Martino Buonocore, mentre secondo altri sarebbe addirittura di Ferdinando Sanfelice che nello stesso periodo si occupò anche di Palazzo Filomarino sulla stessa strada.

Le vie dove passeggiano Adriana e sua zia sono invece quello dello shopping borghese, anche queste già viste in Sirene. Parlo di Via Calabritto, passo che collega Piazza Vittoria a Piazza dei Martiri.

I napoletani l’hanno ribattezzato Lido Mappatella: da sempre spiaggetta libera in cui partenopei e non si bagnano nelle acque di Napoli, caratterizza la scena dove la protagonista ha un colloquio privato con un poliziotto, con il Castel dell’Ovo a far da sfondo alla soleggiata scena, che ha dato uno scorcio sulla Riviera di Chiaia.

Galleria Principe di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Ozpetek è ritornato anche in un posto molto amato dal cinema e dagli sceneggiati televisivi, la Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale, dove Giovanna Mezzogiorno assiste ad un suggestivo spettacolo di tamburi. Maltrattata e trascurata, la galleria sta oggi rifiorendo come centro delle arti, ed è già stata protagonista di film come Il Talento di Mr. Ripley, con Matt Damon, e la fiction Pupetta con Manuela Arcuri.

Farmacia degli Incurabili a Napoli
(foto da trailer Napoli Velata)

Il luogo dove Pasquale, alias Peppe Barra, fa un’affascinante visita guidata a degli interessati turisti, è la Farmacia degli Incurabili, realizzata da Bartolomeo Vecchione, ospita oltre 400 vasi maiolicati realizzati all’epoca da Donato Massa, ceramista artefice del più noto Chiostro di Santa Chiara, della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e, più avanti sulla stessa via, della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Il luogo dove avviene una caratteristica tombola napoletana è invece la terrazza della Certosa di San Martino, con una straordinaria vista sul Vesuvio e su Napoli.

Adriana incontra Pasquale verso la fine del film nel cuore della Napoli popolare, il quartiere Mercato, nei pressi della Stazione Centrale.

A chiudere questa carrellata di monumenti c’è Cappella San Severo, nota per la scultura del Cristo Velato ad opera di Giuseppe Sanmartino.

Se invece eravate tra quelli che si chiedevano dove fosse il sontuoso appartamento della zia, interpretata da una bellissima Anna Bonaiuto, sappiate che si tratta dell’appartamento privato di un’amica del regista che, per l’occasione ed esigenze di copione, ha acconsentito che fosse completamente ri-arredato secondo il gusto baroccheggiante mostrato nella pellicola, e che nella realtà si trova a Piazza del Gesù.

I più attenti avranno senza dubbio notato che alcune riprese del film si sono svolte a Palazzo Sanchez de Leon. Ozpetek ha ottenuto dal proprietario, il principe Caracciolo, di poter girare in questi luoghi che, nella loro storia hanno visto due sole altre produzioni cinematografiche, quella di L’oro di Napoli, con Vittorio De Sica, e Viaggio in Italia di Rossellini. È qui che sarebbe ubicata la casa di zia Adele.

Straordinaria la gentilezza di Rosaria Vaccaro, attrice che ha recitato proprio in Napoli Velata, che, leggendo il mio post, raccoglie la mia richiesta, e tiene a farmi due precisazioni. E come non aggiungere con piacere questo prezioso contributo?! Così apprendo che la scena in cui Adriana incontra Pasquale è sì nel Quartiere Mercato, ma più propriamente alle spalle di Porta Nolana, caratteristica strada di pescivendoli, più nota al popolo napoletano come ‘ngoppe ‘e mure (sulle mura).

Sono felice invece di apprendere una cosa che ignoravo: la scena dove Adriana aspetta per il consulto con la veggente, interpretata magistralmente da una enigmatica Marialuisa Santella, è il Lanificio accanto a Santa Caterina a Formiello.

Parto dei Femminielli
(foto da trailer Napoli Velata)

Si è parlato di un film colto, quello di Ozpetek, che con questa pellicola ha forse messo in luce le somiglianze tra Napoli e la sua natia Istanbul. E lo è. Napoli Velata, infatti, con citazioni e riferimenti a culti misterici, si apre con il tradizionale parto dei femminielli, rito apotropaico pagano che, proprio attraverso un velo, consente di intravedere soltanto il momento cruciale della nascita: «La verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, intuire. Il velo non occulta, ma svela» quasi ricordando quel velo di Maya teorizzato dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Ma il tema del velo è ricorrente in tutto il film, e ricompare anche durante la visita guidata di Pasquale, alla Farmacia degli Incurabili che, secondo la leggenda, sarebbe stata costruita lungo un percorso di iniziazione massonica che attraverserebbe un velo sorretto da due angeli, che rappresenterebbero i misteri della magia e dell’alchimia, concludendosi con un altorilievo che rappresenta un utero, ricollegandosi direttamente a questo tema della nascita e della vita.

A chiudere il film è un altro velo, l’ultimo, quello marmoreo scolpito da Sanmartino, che ha avuto il pregio di riprodurre fedelmente nella pietra dura la Sacra Sindone, in un tema di morte e resurrezione che si rincorrono in un eterno ciclo di vita che si rinnova, e che si conclude nel vicolo San Severo con il rumore dei passi di Adriana, rimandando direttamente a quella leggenda, squisitamente napoletana, che vuole che a mezzanotte, nei vicoli di Spaccanapoli si odano ancora il rumore degli zoccoli e della carrozza del principe Raimondo de Sangro che continua, con il suo alone di mistero, a proteggere questa Napoli velata che Ozpetek ha saputo raccontare.

Le immagini provengono dal mio account instagram @marianocervone

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ART NEWS

Pompei@Madre, straordinaria mostra di “archeologia contemporanea”

Spinto da questa curiosa dicotomia che ha accostato reperti di archeologia addirittura in un museo d’arte contemporanea, il MADRE a Napoli, sono andato a vedere la mostra Pompei@Madre. Materia Archeologica, aperta al pubblico fino al prossimo 30 aprile. Curatore d’eccezione Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei, che, insieme ad Andrea Viliani, Direttore del Madre, fa dialogare i reperti dell’antica cittadina romana con le collezioni permanenti delle sale del museo napoletano.

E più che di materia archeologica io parlerei di materia vivente, sì perché i reperti pompeiani sembrano vivere, o per meglio dire rivivere, di vita propria, si trasformano quasi fino a diventare delle installazioni contemporanee.

Sovvertendo quanto il Direttore del MANN, Giulierini, ha fatto portando opere d’arte contemporanea in un museo archeologico, qui è l’Archeologia a spalancare le porte dell’arte contemporanea. E il dialogo funziona. Funziona quando pittura, scultura e persino video-installazioni si intrecciano per dare vita ad un percorso che stimola i sensi.

A cominciare dalle piante e giardini che riproducono i vivaci affreschi del Bracciale d’Oro che intanto dialoga con una parete d’argento.

Archeologia, arte, design si fondono in questo dialogo che vuole essere confronto, che vuole essere prosecuzione. Lo si nota nelle pitture di fine ‘800 di Pierre-Jacques Volaire, che immortala l’eruzione del Vesuvio, che si fa antesignana delle foto che si fanno reportage, e di quel Vesuvio pop-art di Andy Warhol in prestito da Capodimonte.

Anche il calco di un cane ucciso dalla furia del vulcano nel 79 d.C. è riprodotto in serie come i calchi delle sedute dell’artista Nairy Baghramian. Una metodologia di ricerca nata con Giuseppe Fiorelli a Pompei nel XIX secolo e che si fa tecnica di riproduzione artistica come le opere della Factory dell’artista dello stravagante artista di Pittsburgh.

Il percorso inizia dalla bibliografia, dai volumi più antichi che via via si fanno pubblicazioni moderne, capisaldi per gli studi universitari fino a cataloghi di acclamate mostre come Pompei e l’Europa. 1748–1943 al Museo Archeologico nel 2015.

Tanti i reperti da Pompei, dai bronzi alle ceramiche, dai rhyton ai fossili, passando per stacchi di pareti e mosaici, in un mondo colorato e variopinto che mi appare ora più contemporaneo che mai.

È forte la ricerca di stile e design dell’antica Roma, e della cittadina vesuviana in particolare, me ne accorgo quando osservo tavoli e triclini posti al centro della sala decorata dall’opera Ave Ovo Francesco Clemente, dove questi complementi mi appaiono come elementi di arredo moderno.

Suggestivo il confronto con l’opera senza titolo di Jannis Kounellis, l’ancora di una nave, con un mosaico di epoca romana che la ritrae quasi in un gioco di specchi.

Tra i più riusciti esempi di queste conversazioni d’arte, quello tra l’opera di Rebecca HornSpirits, che omaggia Napoli riproducendo una serie di teschi e specchi, riflessione senza tempo sulla vita e sulla morte, e una serie di segni tombali di epoca romana, che si fanno monologo in pietra di un atemporale dopo.

Così come le opere di Sol Lewitt che ritrovano le colorate tessere intrecciate di un mosaico.

Un mondo, quello dell’Antica Pompei, che non è stato mai veramente distrutto da cenere e lapilli, ma si è conservato fino a noi, trasformandosi come materia magmatica viva, influenzando (in)consciamente la nostra vita, il nostro pensiero e la nostra arte.

ART NEWS

Il Salvator Mundi negli Emirati Arabi: ecco chi l’ha comprato e dove sarà esposto

Mi mangio ancora le mani per non averlo visto dal vivo. Il Salvator Mundi, l’opera attribuita a Leonardo Da Vinci che ha battuto ogni record di vendita, era passato da Napoli quest’anno per la mostra a lui dedicata nel Museo Diocesano di Napoli. Dalla notorietà alla fama mondiale il passo è stato decisamente breve. Dopo essere stato battuto all’asta da Christie’s per oltre 450 milioni di dollari, è adesso uno dei dipinti più costosi e più noti di ogni tempo.

Dopo tante speculazioni giornalistiche, è il Wall Street Journal a rivelare il nome del vero acquirente che, data la disponibilità di una tale somma, non poteva che trovarsi in Medioriente.

È il principe saudita Mohammed Bin Salman il vero acquirente del Salvator Mundi. A confermarlo al giornale economico americano sarebbero state delle fonti dell’intelligence statunitense.

L’acquisto è stato fatto “per procura e per conto” del principe, si legge.

Non si tratta di un collezionista abituale, ma, a quanto pare, il principe vuole riorganizzare l’organigramma dei propri interessi, il che significa che questo potrebbe non essere destinato ad essere (o non lo sarà già) l’unico acquisto d’arte e, visto il patrimonio, l’unico acquisto record.

Salvator Mundi, Leonardo Da Vinci

Per acquistare il dipinto, il principe Mohammed bin Salman si è servito del principe Bader bin Abdullah Mohammed bin Farhan al-Saud, poco noto e appartenente ad un ramo laterale della famiglia. Gli emissari del principe non hanno rivelato le intenzioni di acquistare il dipinto fino al giorno prima, né tantomeno hanno confermato sulla carta di essere gli acquirenti del Da Vinci.

Per partecipare alla gara di acquisto del dipinto gli emissari sauditi avevano depositato 100 milioni di dollari a Christie’s, che per tale somma ne ha naturalmente chiesto l’origine.

Ad oggi il Salvator Mundi è l’unica opera di Leonardo Da Vinci che resta nelle collezioni di un privato e, secondo quanto ha rivelato il giornale americano, sarà esposto nel Louvre di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come conferma un tweet del profilo ufficiale del museo.

CINEMA, INTERNATTUALE

Michael Hoffman e Kevin Spacey a Napoli per il biopic su Gore Vidal

Napoli, la fiction e il cinema. Un connubio sempre più indissolubile da qualche anno, per la città che ogni giorno dimostra che oltre Gomorra, per fortuna, c’è di più. Sarà per questo motivo che non mi stanco mai di sponsorizzare abbastanza e segnalarvi i set cinematografici disseminati in giro per la mia città, perché credo che il capoluogo partenopeo non sia soltanto droga, Savastano e Saviano, ma abbia un patrimonio culturale e naturalistico che va ben oltre ciò che la serie Sky mostra con esasperazione.

il regista Michael Hoffman nella sala dei tirannicidi del MANN

Ultimo ad accorgersi delle bellezze partenopee Michael Hoffman. Il regista e sceneggiatore statunitense, che al suo attivo annovera film cult come Un giorno… per caso, Sogno di una notte di mezza estate e Il Club degli Imperatori (bellissimo, che vi consiglio vivamente), è sbarcato a Napoli per girare alcune scene del film Gore, biopic sulla vita dello scrittore americano Gore Vidal, che ha vissuto a Ravello oltre vent’anni.

Ravello, al centro la modella e attrice scozzese Freya Mavor

Hoffman ha girato alcune scene all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove ha portato la bella Freya Mavor all’interno della sala della collezione Farnese. L’attrice ha girato tra la statuaria antica del museo napoletana con un abito bianco della costumista premio Oscar Gabriella Pescucci.

Location delle riprese la sala dei Tirannicidi e il gabinetto segreto, così chiamato per l’ampia collezione di oggetti erotici provenienti da Pompei, tra cui un’ampia sezione di affreschi che riproducono diverse tipologie di atto sessuale degli antichi lupanare: «Adoro questo museo – ha detto il regista – è tra i più belli al mondo. Abbiamo avuto una grande accoglienza e lavorato benissimo».

Protagonista della pellicola, che sarà prevalentemente girata nella Costiera Amalfitana, è l’attore Premio Oscar Kevin Spacey.

Co-sceneggiatore di questa produzione Netflix, che arriverà sui nostri schermi nel 2018, è Jay Parini, amico di vecchia data di Gore Vidal, e prese parte anche al documentario Gore Vidal: The United States of Amnesia.

Per ricordare questa giornata di riprese partenopee al regista è stato donato una pubblicazione con immagini del museo napoletano nell’800.

ART NEWS

Piranesi, tra sogno e realtà. Al Museo di Roma fino a ottobre

A Palazzo Braschi a Roma, fino al prossimo 15 ottobre 2017 c’è la suggestiva mostra Piranesi La Fabbrica dell’Utopia. Un’antologia delle acqueforti con cui l’artista veneto ha ritratto vedute reali e irreali della Roma antica e non solo.

La prima sorpresa alla biglietteria della mostra sono senza dubbio gli occhiali 3D che ti forniscono. A cosa potranno mai servire questi occhiali in una mostra per lo più di disegni, ci si chiede. Sì perché Giovanni Battista Piranesi, incisore e architetto del XVIII secolo, è stato anche un teorico dell’architettura italiana che ha provato a raccontare attraverso la sua vena artistica, narrando di una immaginifica Roma Antica, a metà tra ricerca archeologica e pura fantasia.

Dalla tomba di Nerone agli Archi Trionfali, passando per una veduta reale della Via Appia e la Via Ardeatina, che qui si fanno preziose wunderkammer all’aperto di antichità e stupore, fino alle vedute di una Roma Rinascimentale e Barocca, con le sue Chiese, le Basiliche Papali, le loro fluttuanti architetture, le prospettive delle navate.

Guardando queste acqueforti viene quasi da pensare che Piranesi sia un precursore della smania fotografia che assilla noi moderni, catturando i luoghi che visitava con vivida immaginazione e ricercatezza del dettaglio. Un dialogo continuo, una esasperata ricerca di verità.

Giovanni Battista Piranesi, Arco di Tito, 1756-1760, acquaforte, Museo di Roma

Il suo desiderio di raccontare la capitale nasce dall’ispirazione di romana memoria della Forma Urbis, prima mappa della città eterna che l’artista continuerà a raccontare e a immaginare.

Lungo il percorso espositivo è possibile confrontare alcune opere del Piranesi con gli originali reali, come un candelabro di resina artificiale, a imitazione del marmo, che Giovanni Battista ha perfettamente disegnato, o il tripode pompeiano. È possibile scorgere, e apprezzare soprattutto, con quanta accuratezza Piranesi ritraeva i suoi soggetti. Che fosse la grande navata di una chiesa o un oggetto isolato dal suo contesto, la cura nel dettaglio era la medesima, mantenendo intatto lo spirito di documentaristico che lo animava.

Giovanni Battista Piranesi, Basilica di San Sebastiano, 1750-1760, acquaforte, Museo di Roma

Ma è l’ultima sala quella della genialità, la liberazione da un mondo antiquario che sfocia nella fantasia libera e creativa dell’artista, che con i disegni delle Carceri anticipa di secoli Escher, e sarà di grande ispirazioni persino per il cinema contemporaneo che guarderà all’artista per film come Metropolis o Matrix. Ma i disegni di Piranesi saranno fonte di ispirazione anche per scrittori come Baudelaire, Yourcenar e Hugo.

Bellissime le sue architetture che girano intorno a loro stesse senza soluzione di continuità, in un cerchio che non ha inizio né fine.

Una rivelazione il 3D che sorprende il visitatore immergendolo in queste architetture di pura fantasia, provando a ricostruire la totalità dei luoghi così come forse deve averli immaginati lo stesso Piranesi, in questa sua fabbrica dell’utopia sospesa tra sogno e realtà.

ART NEWS

Sky Arte Festival, a Napoli dal 5 al 7 maggio

Napoli capitale d’Arte. Dopo la moda e i set cinematografici, un altro grande evento vede Napoli protagonista assoluta. Si tratta della prima edizione dello Sky Arte Festival che animerà musei e chiese della città dal 5 al 7 maggio.

Tre giorni di eventi, rassegne, mostre e percorsi alla scoperta dell’arte in compagnia dell’acclamato canale satellitare che collabora, per la realizzazione di questo appuntamento (si spera annuale) con Sky Academy.

Ricchissimo il calendario di incontri, mostre, proiezioni e eccezionali anteprime.

Il tema ruota intorno a LA RIGENERAZIONE, un chiaro messaggio, e probabilmente anche un tentativo, di far rinascere l’arte e una maggiore consapevolezza artistica proprio là dove sembra essersi sopita.

Un festival dell’arte, che la eviscera l’essenza dell’arte in tutte le sue sfumature: dalle rappresentazioni teatrali al cinema, dal documentario alle visite guidate, accontentando ogni tipo di pubblico, ogni età anagrafica, ogni tipo di palato.

Cuore pulsante del progetto e vero e proprio quartiere generale d’arte sarà il Museo PIgnatelli, straordinario esempio di architettura neoclassica napoletana, che lungo la Riviera di Chiaia è stato luogo di rappresentanza per ambasciatori e ministri del XIX secolo. È in questi sfarzosi ambienti ottocenteschi che troveranno posto proiezioni, dibattiti, film, documentari e workshop, ma anche alcune attività per bambini ad opera di Sky Academy, progetto che all’interno dei suoi studios a Milano ha già ospitato più di 4.000 bambini dalla sua fondazione.

Tante le realtà coinvolte, tanti i musei che hanno preso parte all’iniziativa dando vita ad un evento unico nel suo genere: dal Museo MADRE alle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos Stigliano (sede del Banco Intesa San Paolo) arrivando al Rione Sanità. Qui infatti all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità sarà possibile assistere a pièce teatrali e il concerto di Vinicio Capossela.

Si comincia domani, venerdì 5 maggio, all’interno del cortile del museo d’arte contemporanea Donna Regina, dove sarà proiettato in anteprima il film Fabio Mauri – ritratto a luce solida alle ore 20.00. Ma sono tanti gli appuntamenti da tenere d’occhio, molti dei quali a ingresso libero (ma su prenotazione), per un elenco completo e per prenotarne alcuni ecco il sito ufficiale www.festivalskyarte.com

Realizzato grazie al Polo Museale della Campania, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, vede anche la partecipazione della Fondazione San Gennaro e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

ART NEWS

Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

ART NEWS

Leonardo Da Vinci Experience, il museo che porta la Gioconda in Italia

Per chi studia storia dell’arte Leonardo Da Vinci rappresenta il genio assoluto dell’Umanesimo. La sua tecnica pittorica, l’alone di mistero intorno alla sua figura e le sue invenzioni geniali, hanno contribuito a dargli una fama senza eguali, a metà strada tra artista puro e scienziato vero e proprio.

leonardo-da-vinci-experience-il-cenacolo-internettualeGrazie a Leonardo Da Vinci Experience, in Via della Conciliazione 19 a Roma, adesso anche gli italiani potranno ammirare dal vivo le sue opere: la Gioconda, il Cenacolo, le due versioni de La Vergine delle Rocce, sono soltanto alcuni dei ventitré dipinti certificati dal Maestro finalmente riuniti in un unico grande ambiente. Non si tratta di prestiti, bensì di vere e proprie riproduzioni degli originali, non solo nei materiali, gli stessi utilizzati da Leonardo, ma anche con la medesima tecnica da lui operata.

Cinquecento metri quadri suddivisi in cinque aree tematiche, che comprendono un’antologia dei dipinti più noti, ma anche cinquanta macchine inedite progettate dal Genio Universale.

Il Museo si propone di essere un percorso tra arte e scienza, un viaggio tra pittura, meccanica, proiezioni, ologrammi e audio didattici per restituire al pubblico tutto il mondo vinciano.

leonardo-da-vinci-experience-la-sala-delle-macchine-internettualeLa Sala delle macchine del volo e L’Ultima Cena, la Sala delle macchine da guerra, la Sala della prospettiva, la Sala dei principi e la Sala della pittura. Sono queste le sezioni attraverso le quali si muoverà il visitatore, in un’esperienza che coniuga arte, scienza, cultura, istruzione e intrattenimento.

A realizzare le opere pittoriche Bottega Artigiana Tifernate, fornitore ufficiale per il museo del Louvre, il British Museum ed il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha ricreato i capolavori vinciani con la rivoluzionaria tecnica della pictografia e dipinti a mano, a tutti gli effetti riconosciuti conformi agli standard del Ministero dei Beni Culturali.

Ogni macchina e ogni dipinto sono accompagnati da proiezioni e pannelli multilingua esplicativi, con informazioni e immagini 3D.

«La posizione di questo museo, la quantità e la fedeltà dei capolavori riprodotti ed esposti al suo interno, fanno di Leonardo Da Vinci Experience un’occasione unica al mondo per immergersi nella vita e nelle opere del più grande genio di tutti i tempi – spiega Leonardo La Rosa, presidente della società Arte e Cultura – Il percorso espositivo è rivolto a un pubblico senza confini di età e provenienza: una mostra viva, dinamica e in continua evoluzione, che intendiamo arricchire costantemente e proiettare verso il futuro in vista del 2019, anno in cui ricorreranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo».

Per maggiori informazioni:

www.leonardodavincimuseo.com

ART NEWS

Il Galata Museo del Mare di Genova ricorda i 60anni dall’affondamento dell’Andrea Doria

Sono passati sessant’anni dal naufragio dell’Andrea Doria. Era la mattina del 26 luglio del 1956 quando la nave italiana si scontrò con il mercantile svedese Stockholm, della Swedish America Line, restando coinvolta in uno dei più controversi incidenti marittimi della storia a poche miglia dalla costa statunitense.

Degli oltre 1700 passeggeri a bordo della nave morirono 46 persone, alloggiate per lo più nelle cabine investite dalla nave svedese.

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foto aerea dell’affondamento dell’Andrea Doria

L’Andrea Doria ha permesso a Harry A. Trask del Boston Traveler di vincere l’anno seguente il Premio Pulitzer per le spettacolari foto aeree della tragedia fatte in elicottero che subito fecero il giro del mondo sulle prime pagine dei quotidiani.

Tra i passeggeri scampati al naufragio anche l’attrice Ruth Roman e suo figlio. L’attrice, che nella sua carriera aveva recitato in Tre segreti qualche anno prima dove interpretava una madre in ansia che aspetta suo figlio, ha ironicamente davvero aspettato il suo, da cui era stata separata durante il salvataggio, sul molo di New York, assediata dai paparazzi che scattavano fotografie.

Ma a bordo c’era anche un’altra attrice, Betsy Drake, moglie di Cary Grant, cui stava facendo visita di ritorno dal set spagnolo del film Orgoglio e passione del 1957, salvata, insieme agli altri membri dell’equipaggio dalla nave francese Île de France.

A bordo della nave viaggiava anche un prototipo di Chrysler Norseman, che fu imbarcato nel porto di Genova e diretto a New York. Il giorno dell’affondamento la Chrysler diffuse un comunicato stampa in cui parlava della perdita della concept car, la quale non fu mai più riprodotta, né presentata al pubblico o prodotta in serie.

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la nave Andrea Doria

Oggi quel tragico giorno rivive in una mostra al Galata Museo del Mare di Genova. Otto sezioni per ripercorrere la storia del transatlantico, dalla sua costruzione al naufragio.

Il modellino dell'Andrea DoriaSi potrà così vedere il modello della nave, lungo cinque metri recentemente restaurato, e la ricostruzione di una parte di ponte di passeggiata.

La quinta sezione invece attraverso un filmato ricostruisce la dinamica del naufragio, mentre in quella successiva sono ripercorse le umane vicende di chi ne è rimasto coinvolto perdendo la vita.

Le ultime due sezioni, quasi di stampo investigativo, si occupano rispettivamente dei dialoghi tra le navi soccorritrici e l’Andrea Doria e l’impatto del naufragio sui media di tutto il mondo.

Questo evento celebrativo e culturale al tempo stesso ha preso vita grazie alle indagini di due studiosi, Carrothers e Meurne, che hanno indagato documenti e testimonianze raccolte nel Fondo ing. Francesco Scotto, custodito presso la Fondazione Ansaldo, ma anche attraverso la campagna “eravamosuldoria” in collaborazione con il Secolo XIX.

Nel frattempo questa sera una puntata di Ulisse – il piacere della scoperta condotta da Alberto Angela sarà interamente dedicata all’Andrea Doria. L’appuntamento è per le ore 21.15 su Raitre.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al prossimo 30 maggio 2017: «A distanza di 60 anni – ha detto Pierangelo Campodonico, Direttore del Mu.Ma e Galata Museo del Mare – abbiamo scoperto come la vicenda dell’Andrea Doria sia ancora viva e presente: è un nodo della memoria irrisolto».