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“Restituzioni”: alle Gallerie d’Italia di Milano una mostra da non perdere

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Caravaggio, Rubens, Perugino sono soltanto alcuni dei nomi che entrano a far parte di una grande mostra, Restituzioni, alle Gallerie d’Italia da venerdì 1 aprile fino al prossimo 17 luglio 2016. Sono 145 infatti le opere sottoposte ad interventi di restauro, che sono oggi, letteralmente, restituiti, da qui il titolo della rassegna, al pubblico in tutto il loro splendore grazie al gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

In questa edizione, la diciassettesima, una novità rispetto alle precedenti: nel percorso di visita sono state incluse anche opere provenienti anche dalle sedi delle Banche estere del Gruppo.

La bellezza ritrovata. Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto e altri 140 capolavori restaurati, questo il titolo completo della mostra, fa parte di un programma nato nel 1989 ad opera di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti.

Restituzioni, insieme a Gallerie d’Italia (nelle sedi di Milano, Napoli e Vicenza) entra a far parte dei progetti di Intesa per la valorizzazione dei siti archeologico sul territorio italiano, e la valorizzazione dei più interessanti reperti. I pezzi infatti vengono selezionati in relazione alla necessità e urgenza di restauro. Obiettivo ultimo il recupero dei manufatti maggiormente rappresentativi del patrimonio storico-artistico italiano.

Epoche, ma anche tecniche diverse come pittura su tavola e tela, affreschi, mosaici, scultura in marmo

o pietra, in bronzo, manufatti tessili, oreficeria.

Sono 54 i nuclei di opere d’arte interessati, per un totale di 145 pezzi provenienti da Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto e quest’anno eccezionalmente anche la Repubblica Slovacca.

La mostra rappresenta senza dubbio un’occasione unica per ammirare tutte queste opere in un unico percorso espositivo, scoprendo al contempo le raffinate tecniche dell’arte del restauro.

All’interno di Gallerie d’Italia una sala è interamente dedicata al restauro, così che il visitatore possa scoprire e vedere con i propri occhi il recupero degli affreschi dell’inizio del XII secolo della Chiesa di San Pietro all’Olmo (Milano), dove la restauratrice compone un’immagine di 10.000 frammenti ritrovati nel sottosuolo della Chiesa, come un puzzle di cui non si conosce l’immagine completa.

Dal sito ufficiale, www.restituzioni.com, è infatti reperire oltre che informazioni sui reperti, anche il loro excursus di restauro, fino al loro ritrovato splendore.

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Cosa resterà di quest’EXPO 2015: le ipotesi sul futuro dell’area dell’Esposizione Universale

Tra ritardi, scandali e polemiche, chiude i battenti dopo sei mesi l’Expo Milano 2015, la fiera dell’Esposizione Universale dedicata quest’anno al cibo e ospitata nella capitale del Nord Italia, dopo essere stata meta di italiani e turisti dallo scorso maggio alla fine di ottobre 2015. 180 giorni, 141 paesi partecipanti, 54 padiglioni (uno per ogni paese) dalle architetture avveniristiche, 5 aree tematiche, per un totale di 21 milioni e mezzo di visitatori, accorsi a frotte per “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, questo il tema intorno cui è ruotata la manifestazione, alla scoperta del cibo, dell’alimentazione, dell’educazione alimentare alla grave mancanza di cibo nel mondo. Code di ore per la visita di un singolo padiglione (erano ben otto quelle per il Giappone), per quello che oggi per i media è un orgoglio italiano.

Ma l’Expo, con i suoi costi elevatissimi, che hanno costretto ben cinque dei sei paesi rinunciatari a ritirarsi per problemi legati alla spesa, con i suoi 21,5 milioni di biglietti venduti, ha a malapena guadagnato poco più dei costi gestionali, con una spesa, per la sola realizzazione del Padiglione Italia che si aggira intorno ai 54 milioni di euro.

A tre giorni dalla chiusura dei varchi d’accesso, in molti si chiedono quale sarà il futuro dei 110 ettari che si trovano a confine tra Milano e il comune di Rho, oltre alla nuova fermata della linea rossa metropolitana che collega il capoluogo lombardo al suo quinto comune più popoloso, costruita appositamente per questo evento.

Se l’idea di riciclare l’Albero della Vita, vera icona di questa edizione, in Piazzale Loreto è fallita, già si pensa invece a come riutilizzare Palazzo Italia (albero annesso), la cui destinazione di edificio universitario fa storcere il naso a qualcuno: «Non credo che quell’area possa specializzarsi in un’area tematica perché per quanto grande sia, l’Università Statale potrà occupare un decimo dello spazio. Quell’area, più che un quartiere è quasi una piccola città – ha detto l’architetto Mario Cucinella dalle pagine de IlSole24Ore – nella nostra cultura, l’università è sempre stata legata alle città, non è mai stata vista come un ghetto fuori da essa».

Impensabile dunque, per l’architetto italiano, farne una sorta di campus universitario e, considerando l’innovazione della banda larga portata nell’area, dei collegamenti con l’alta velocità bisognerebbe dunque pensare ad un progetto più ampio che resti.

Nel frattempo tra le prime indiscrezioni, circolano già le voci di un Capodanno sotto l’albero sì, ma l’Albero della Vita, per ridare immediatamente linfa vitale, è proprio il caso di dirlo, a quel che resta di questo sito inaugurato lo scorso Primo maggio, con alcuni sponsor già pronti a restare.

Se da un punto di vista turistico portare l’Expo in Italia ha in qualche modo funzionato, con un introito, per la sola città di Milano, di due miliardi di euro per il turismo, c’è tuttavia da domandarsi se non sia una contraddizione in termini aver speso (o sprecato) tanti miliardi in una manifestazione durata sei mesi per parlare della fame nel mondo, e non aver investito tali somme in progetti concreti per tentare quantomeno di arginarla sul serio.

Nel frattempo per provare a immaginare cosa resterà di questo evento, una mostra, dal titolo EXPOdopoEXPO sarà inaugurata giovedì 5 novembre nella sede dell’Ordine degli Architetti a Milano. Otto fotografi provano a raccontare l’eredità urbana e ambientale di sette Esposizioni Universali: da Siviglia a Lisbona, dalla Svizzera a Shangai per scoprire cosa resterà di quest’EXPO 2015.

LIFESTYLE

Elisabetta II regina dei record: tutti i numeri di 64 anni di Regno

Regina dal 1952, Elisabetta II, al secolo Elizabeth Alexandra Mary, figlia di Giorgio VI e Elisabetta, oggi, 9 Settembre 2015, è ufficialmente diventata la sovrana più longeva del Regno Unito, battendo il record della sua ava, la Regina Vittoria, che guidò l’Inghilterra per ben 63 anni, 7 mesi e 2 giorni. Anni non facili quelli di Elisabetta, salita al trono alla giovanissima età di 25 anni in seguito alla prematura scomparsa di suo padre di 56, vedendo la dissoluzione del colonialismo inglese e una trasformazione dell’austera monarchia britannica che da icona regale si è trasformata, negli anni ’90 in oggetto di gossip per rotocalchi rosa e scandalistici, giungendo oggi nell’era di internet e dei social.

Tanti i record e i numeri che hanno caratterizzato oltre mezzo secolo di regno, dal discreto, quasi invisibile, marito Filippo di Edimburgo, sposato nel 1947, ai quattro figli, passando per gli otto nipoti e due bisnipoti.

Ma i numeri che hanno sfilato davanti al suo trono non sono soltanto questi. Dai sette Papi, incluso l’attuale Papa Francesco, che la Sovrana ha ricevuto/fatto visita nelle udienze ufficiali, ai 12 Premier inglesi, tra cui Tony Blair e la scomoda Margareth Thatcher (dal ’79 al 1990) con la quale i rapporti non furono semplici e per la quale la sovrana non ha mai nascosto la sua antipatia.

Nonostante l’antagonismo con l’indimenticata e indimenticabile Diana Spencer, moglie del primogenito Carlo, morta prematuramente nel 1997 entrando per sempre nei cuori dei sudditi, che la elessero ad honorem Regina di Cuori, Elisabetta II, secondo un recente sondaggio resta la sovrana più amata di sempre.

La Sovrana vanta un patrimonio personale di oltre 300 milioni di sterline. Durante il suo regno ha visitato ben 116 Paesi nel Mondo, uscendo dal Regno Unito per un totale di 270 volte. La Regina ha anche trasmesso i suoi auguri di Natale in televisione per ben 56 volte, ha varato 23 Navi, posato per 129 ritratti ufficiali e inviato 380.000 telegrammi.

A dispetto di questo importante traguardo, non ci saranno festeggiamenti in casa Windsor. Sua Maestà infatti pare aver espresso un po’ di malinconia, poiché il suo lungo Regno è dovuto alla prematura scomparsa del caro padre, per cui in un giorno in cui tutto il mondo ricorda e celebra il primato, la Regina se ne resterà nel suo Castello a Baltimora in Scozia da sola con la Famiglia.