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Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.

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L’Art Déco, l’amore per il lusso e la modernità in mostra a Sogliano al Rubicone

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L'Art Deco' nella collezione Parenti
Vogue, Collezione Parenti

Dopo Caravaggio, la moda museale del momento è sicuramente l’Art Déco. Sono ben due, tutte in territorio romagnolo, le rassegne dedicate allo stile che negli anni ’20 ha segnato un’epoca, rappresentando, ancora oggi, una fonte di ispirazione per architetti e artisti di ogni decennio a venire.

Fino al prossimo 16 luglio, al Museo di Arte PoveraSogliano al Rubicone (in provincia di Forlì-Cesena), sarà infatti possibile ammirare Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty, questo il titolo della rassegna che mette insieme l’ampia Collezione Parenti, oltre 300 opere.

Sono molto legato a questi luoghi, chi mi segue su instagram lo sa bene.

Lavori grafici dal tratto inconfondibile, che raccontano una smodata passione per il lusso, una ricerca estetica del bello, esprimendo la gioia per la vita e la voglia di godersela in quelli che erano gli anni ruggenti, che ambivano soprattutto alla modernità. Automobili certo, ma anche abiti dal taglio moderno, per donne che iniziavano ad emanciparsi dal semplice ruolo di mogli e madri, ma anche una velata ricerca di sensualità e piacere.

art-deco-museo-di-arte-povera-sogliano-al-rubicone-internettualeLa mostra incontra un’altra importante rassegna su questo stile, quella dei  Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno.

All’interno di Palazzo Marcosanti i visitatori potranno ammirare le opere allestite, che raccontano la fioritura di una creatività che si diffuse presto in tutta Europa, e che in Italia ebbe una notevole influenza non soltanto negli stili architettonici, ma anche nelle arti decorative e nell’industria, rappresentando un germe di quello che fu la fioritura del design italiano.

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Leonardo Da Vinci Experience, il museo che porta la Gioconda in Italia

Per chi studia storia dell’arte Leonardo Da Vinci rappresenta il genio assoluto dell’Umanesimo. La sua tecnica pittorica, l’alone di mistero intorno alla sua figura e le sue invenzioni geniali, hanno contribuito a dargli una fama senza eguali, a metà strada tra artista puro e scienziato vero e proprio.

leonardo-da-vinci-experience-il-cenacolo-internettualeGrazie a Leonardo Da Vinci Experience, in Via della Conciliazione 19 a Roma, adesso anche gli italiani potranno ammirare dal vivo le sue opere: la Gioconda, il Cenacolo, le due versioni de La Vergine delle Rocce, sono soltanto alcuni dei ventitré dipinti certificati dal Maestro finalmente riuniti in un unico grande ambiente. Non si tratta di prestiti, bensì di vere e proprie riproduzioni degli originali, non solo nei materiali, gli stessi utilizzati da Leonardo, ma anche con la medesima tecnica da lui operata.

Cinquecento metri quadri suddivisi in cinque aree tematiche, che comprendono un’antologia dei dipinti più noti, ma anche cinquanta macchine inedite progettate dal Genio Universale.

Il Museo si propone di essere un percorso tra arte e scienza, un viaggio tra pittura, meccanica, proiezioni, ologrammi e audio didattici per restituire al pubblico tutto il mondo vinciano.

leonardo-da-vinci-experience-la-sala-delle-macchine-internettualeLa Sala delle macchine del volo e L’Ultima Cena, la Sala delle macchine da guerra, la Sala della prospettiva, la Sala dei principi e la Sala della pittura. Sono queste le sezioni attraverso le quali si muoverà il visitatore, in un’esperienza che coniuga arte, scienza, cultura, istruzione e intrattenimento.

A realizzare le opere pittoriche Bottega Artigiana Tifernate, fornitore ufficiale per il museo del Louvre, il British Museum ed il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha ricreato i capolavori vinciani con la rivoluzionaria tecnica della pictografia e dipinti a mano, a tutti gli effetti riconosciuti conformi agli standard del Ministero dei Beni Culturali.

Ogni macchina e ogni dipinto sono accompagnati da proiezioni e pannelli multilingua esplicativi, con informazioni e immagini 3D.

«La posizione di questo museo, la quantità e la fedeltà dei capolavori riprodotti ed esposti al suo interno, fanno di Leonardo Da Vinci Experience un’occasione unica al mondo per immergersi nella vita e nelle opere del più grande genio di tutti i tempi – spiega Leonardo La Rosa, presidente della società Arte e Cultura – Il percorso espositivo è rivolto a un pubblico senza confini di età e provenienza: una mostra viva, dinamica e in continua evoluzione, che intendiamo arricchire costantemente e proiettare verso il futuro in vista del 2019, anno in cui ricorreranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo».

Per maggiori informazioni:

www.leonardodavincimuseo.com

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Van Gogh: a Capodimonte i quadri “ritrovati” fino al 26 febbraio

Un’occasione davvero unica, quella del pubblico napoletano, per ammirare ben due dipinti di Van Gogh, ospiti del Museo di Capodimonte, a Napoli appunto, fino al prossimo 26 febbraio. Si tratta di due opere ritrovate dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli in un covo della camorra nel settembre del 2016: «Siamo estremamente soddisfatti che le opere vengano esposte nella città dove sono state ritrovate, per celebrare il loro sicuro salvataggio – ha commentato Axel Rüger, direttore Museo di Van Gogh di Amsterdam cui i due dipinti appartengono – mettendo a disposizione le opere in primis per i napoletani, abbiamo voluto esprimere tutta la nostra gratitudine alla vostra Città e Regione, all’Italia e alle autorità italiane, specialmente la Guardia di Finanza e la Procura, e siamo anche immensamente grati ai nostri colleghi del Museo di Capodimonte».

Un modo dunque per ringraziare proprio quella città che indebitamente e inconsapevolmente le ha forse trattenute per ben quattordici anni, quando il 7 dicembre del 2002, due uomini si introducono nel museo di Amsterdam e rubano le opere.

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Mangiatori di patate, 1885

Si tratta di Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta del 1882 e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen datato 1884-85. Opere di straordinaria importanza per comprendere il percorso artistico del maestro olandese, ancora distante dai variopinti colori delle opere di età matura, influenzato dal seicento nordico e da una vocazione frustrata di evangelizzatore. Van Gogh si esprime con una pittura di nero realismo, che arriverà all’apice con i Mangiatori di Patate.

spiaggia-di-scheveningen-prima-di-una-tempesta-1882-capodimonte-napoli-internettualeSpiaggia di Scheveningen prima di una tempesta è il solo lavoro dell’artista che risale al suo soggiorno all’Aia. Importante in quanto consiste in un ritorno alla pittura da parte di Vincent, dopo aver trascorso i precedenti anni dedito esclusivamente al disegno, nonché una delle due sole vedute marine dipinte in quel periodo.

una-congregazione-lascia-la-chiesa-riformata-di-nuenen-1884-van-gogh-capodimonte-napoli-internettualeUna congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen è invece il solo dipinto dell’artista che conserva ancora il telaio originale. Un’opera intima, legata al ricordo e agli affetti familiari. Il quadro infatti era stato dipinto per la madre nel 1884. La tela infatti ritrae la chiesa dove il padre di Van Gogh era stato pastore.

Inizialmente il dipinto raffigurava una figura isolata di un contadino, sostituito successivamente da un gruppo di fedeli in primo piano e delle foglie brune sugli alberi per riprodurre e restituire un’atmosfera più autunnale.

«Un’iniziativa – dice soddisfatto il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger – che lancia un messaggio positivo, di speranza e riscatto importante per la Campania ma rivolto a tutti, cittadini e turisti».

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La Pinacoteca di Brera colpita dal freddo di questi giorni

Il grande freddo di queste prime settimane di gennaio ha fortemente inciso anche sul mondo dell’arte. Sì, perché secondo quanto ha diffuso l’ANSA in queste ore, a causa del gelo di questi giorni ci sarebbe stato un po’ di scompiglio persino all’interno della Pinacoteca di Brera. A rivelarlo alla stampa italiana è stato il direttore James Bradburne, che ha detto: «È stata una tempesta di freddo perfetta».

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interno galleria della Pinacoteca di Brera a Milano (instagram @marianocervone)

Il forte freddo infatti avrebbe bloccato gli impianti di riscaldamento del museo milanese. La successiva messa in funzione avrebbe poi causato un microclima di umidità anomalo, che ha fatto temere per molte delle opere contenute all’interno della Galleria.

Molte dei dipinti sono stati cautelativamente “incerottati” con carta di riso, come la Pala di Piero della Francesca, tra le opere più importanti dell’intera pinacoteca. Altre opere invece sono state rimosse, come Bramante, posto all’interno della sala del restauro: «vi è stato un leggerissimo sollevamento [del colore, ndr], ma niente di irreversibile» ha commentato Bradburne.

Al sicuro e senza danni opere importanti, dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello al Bacio di Hayez, dal Cristo morto di Mantegna a La cena in Emmaus di Caravaggio.

Tutta colpa del freddo secco, che non investiva la città di Milano con questa intensità da almeno dieci anni.

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Tutte le grandi mostre della stagione autunno-inverno 2016/2017 da non perdere

Chiusi gli ombrelloni e ritornati a lavoro, tra i vacanzieri di fine agosto e gli ultimi giorni di sole, la maggior parte degli italiani è già proiettata sui programmi, cittadini, della prossima stagione autunnale. Se per i prossimi ponti e le gite fuori porta bisognerà aspettare novembre e dicembre, l’Immacolata ci regalerà un fine settimana a cominciare dal giovedì, da questo settembre, con buona pace di chi preferisce partire, si inaugurerà un ricco calendario di eventi culturali, che porterà per la prima volta capolavori mai visti nella nostra penisola, per un ventaglio temporale che va dal ‘400 all’arte contemporanea di Burri.

calendar date - internettualeAd inaugurare idealmente l’agenda delle grandi mostre ci pensa il Palazzo del Quirinale a Roma, con Guttuso. Inquietudine di un realismo: dal 10 settembre fino al prossimo 9 ottobre sarà possibile ammirare le opere dell’artista di Bagheria di ispirazione religiosa.

Nello stesso giorno alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo a Parma si inaugura una retrospettiva dedicata ai grandi maestri dell’arte contemporanea ai tempi del boom economico nel nostro paese: Italia Pop. L’arte negli anni del boom, questo il titolo della collettiva, che mette insieme alcuni dei grandi esponenti del secolo passato, da De Chirico a Burri, da Schifano a Fioroni, che potranno essere ammirati solo fino all’11 dicembre.

A Palazzo Roverella di Rovigo dal 17 settembre fino al prossimo 14 gennaio sarà invece la volta della mostra Nabis, Gauguin e la pittura italiana di Avanguardia, dialogo tra l’artista francese e le avanguardie italiane.

Torino invece ospiterà a Palazzo Chiablese, dal 20 settembre al 29 gennaio, Eduard Hopper. Dopo il successo di pubblico di Bologna, il pittore statunitense sarà adesso accolto nel capoluogo piemontese, dove dal 21 settembre al 19 gennaio, nello straordinario contesto della Reggia di Venaria ci sarà anche la rassegna Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga, importante collettiva dedicata ai più grandi esponenti dell’arte fiamminga attivi tra il XVI e XVII secolo.

Come già anticipato ieri in un post, a Palazzo Reale di Milano arrivano invece Hokusai, Hiroshige, Utamaro dal 22 settembre al 29 gennaio, con una selezione di oltre 200 opere dei tre maestri giapponesi.

Perugia invece si appresta a celebrare il centenario della nascita del proprio concittadino Alberto Burri, originario di Città di Castello, con una importante retrospettiva, Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A, che dal 24 settembre al 6 gennaio negli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello sarà allestita questa straordinaria antologica che ripercorre le fasi più importanti dell’artista scomparso nel 1995, che contribuì ad influenzare alcuni dei più importanti esponenti della scena contemporanea mondiale: da Fontana a Manzoni, passando per Christo e Pollock.

Anche la città di Ferrara si prepara a festeggiare un importante anniversario: Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, questo il titolo dell’evento che dal 24 settembre fino all’8 gennaio metterà insieme i capolavori di Mantegna, Paolo Uccello, Tiziano e tanti altri, il cui patrimonio iconografico ha senza dubbio ispirato il letterato italiano nella composizione delle sue opere e di quello che fu il suo poema più famoso, L’Orlando Furioso, pubblicato per la prima volta cinque secoli fa.

Nella suggestione rinascimentale del Chiostro del Bramante a Roma da fine settembre fino al 19 febbraio arriverà Love. L’arte contemporanea incontra l’amore, collettiva d’eccezione che mette insieme i più grandi nomi dell’arte contemporanea, da Andy Warhol a Tom Wesselmann.

Per fortuna il loro calendario non ha profetizzato la fine del mondo, altrimenti dall’8 ottobre al 5 marzo non avremmo potuto ammirare la mostra Maya. Il linguaggio della bellezza, a Palazzo della Gran Guardia di Verona, per immergersi in un’altra cultura e un altro tempo.

A Palazzo Forti invece, sempre a Verona, dal 15 ottobre al 17 marzo, ci sarà anche Picasso. Figure (1895-1972), antologica che indaga le forme del corpo del maestro spagnolo, dal cubismo agli del dopoguerra.

Di nuovo Andy Warhol, questa volta a Genova, protagonista assoluto di Andy Warhol. Pop Society, a Palazzo Ducale dal 21 ottobre al prossimo 26 febbraio.

Il Mudec di Milano ospiterà invece cento opere dell’artista “maledetto” Jean-Michel Basquiat, definito da molti “il James Dean dell’arte” e morto di AIDS a quasi trent’anni.

Dal 29 ottobre al prossimo 17 aprile, al Museo di Santa Caterina di Treviso ci sarà Storie dell’Impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin, una delle correnti artistiche più amate e riprodotte di sempre: 140 opere, provenienti da collezioni internazionali, con una particolare attenzione alla produzione di Cezanne.

Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 5 novembre al 14 febbraio allestirà Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del Moderno.

A concludere questo primo ciclo di eventi, con l’inizio dell’inverno dall’11 novembre all’8 gennaio avremo nel Complesso del Vittoriano, Antonio Ligabue, pittore naif attivo in Italia nel corso del ‘900, mentre Palazzo Albergati di Bologna dedicherà una retrospettiva all’amatissima pittrice messicana Frida Kahlo dal 15 novembre al 15 marzo.

Chiude degnamente questo straordinario calendario di grandi eventi culturali Vermeer a Capodimonte: il pittore olandese, noto per la sua ragazza con l’orecchino di perla, arriva nel Museo di Capodimonte a Napoli dal 21 novembre al 9 febbraio, portando per la prima volta La suonatrice di liuto, custodita dal Met di New York.

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Stefania Ianniello, street-artist di Napoli, con i suoi disegni dice: «Il potere di essere felici è nelle vostre mani»

Stefania Ianniello street-artist Via Toledo Napoli  - internettualeCon i suoi gessetti colorati tinge di allegria le strade di Napoli. Una tecnica semplice, la sua, che racconta la vita con occhi sinceri, tanto tanto talento e il coraggio di chi crede nei sogni. Il suo nome è Stefania Ianniello e da qualche tempo è possibile ammirare i suoi coloratissimi disegni sui marciapiedi di Via Toledo, a ridosso dei Quartieri Spagnoli e all’ombra del Banco di Napoli. I suoi soggetti sono le eroine delle favole Disney, ma anche personaggi legati alla città di Partenope come Sophia Loren e Bud Spencer o persino le tele degli artisti rinascimentali o dei pittori fiamminghi del diciannovesimo secolo, perché, come racconta lei stessa “A volte decido cosa disegnare la mattina stessa”.

Come si forma il tuo percorso artistico?

«Dopo il Liceo (classico, ndr) mi sono laureata in Grafica d’Arte per l’Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, poi ho seguito un corso di illustrazione alla scuola Comix…»

Quanto questa formazione ha significato per i tuoi disegni?

«Ai fini del disegno vero e proprio entrambe sono servite a poco: devo la passione per il disegno e le cose che ho imparato ai tantissimi consigli fondamentali di mio padre, che era davvero talentuoso nel dipingere e tuttora non manca di rimproverarmi bonariamente!»

Quando inizia la tua passione per l’arte?

«Intorno ai tre, quattro anni… i miei primi scarabocchi sono datati ’92-’93»

Stefania Ianniello street-artist Via Toledo Napoli  Vermeer - internettualeChe cosa spinge un artista, e in particolare una donna, a diventare una street-artist?

«Artista è un parolone… sono una semplice ragazza cui piace disegnare. Le ragioni sono molteplici e molto soggettive: nel mio caso la disperazione, la disoccupazione, la frustrazione, la curiosità. Almeno all’inizio, dopodiché le motivazioni sono cambiate, tutte in positivo! Di primo acchito, confesso, che la distinzione uomo-donna mi offende un po’, poiché, istintivamente mi viene da dire che la passione esplode nel petto di una persona indipendentemente dal genere sessuale cui appartiene. Ma, pensandoci bene, essendo di fatto una ragazza molto più esposta, rispetto ad un uomo, alle difficoltà della strada, forse occorre una spinta in più nel correre qualche rischio. Credo sia la voglia di dimostrare a se stessa e agli altri di valere esattamente quanto un uomo.»

Cosa provi quando disegni sentendo il contatto con l’asfalto e gli occhi dei passanti?

«Non basterebbe un’intera intervista a descrivere tutte le emozioni che sento. Sono sempre diverse, numerose, contrastanti… all’inizio ero molto intimorita all’idea di espormi, che tutti mi guardassero, essere alla mercé dei passanti. Sento la gioia nel vedere un bimbo esplodere di stupore, la rabbia di chi ruba i soldi dal cestino o porta il cane a fare i propri bisogni sul disegno, ma anche, e forse soprattutto, la commozione che provo ogni volta quando tante e tante persone mi danno attraverso piccoli gesti e parole di cui nemmeno si rendono conto, muovendo tutto il mio mondo.»

Stefania Ianniello street-artist Via Toledo Napoli Ariel Sophia Loren Disney - internettualeCome nasce l’ispirazione di un tuo disegno?

«Quando si parla con qualcuno, bisogna trovare un “argomento comune”, un ponte, tra le persone che le metta in comunicazione sullo stesso terreno. Le favole Disney sono, nel mio caso, quel ponte. Non è una prostituzione pubblicitaria, la gente non è stupida, se ne accorge se le prendi in giro. Sono quell’argomento introduttivo, un biglietto da visita sincero che ha una parte di me e una parte delle persone e in qualche modo dice “Piacere Stefania, facciamo quattro chiacchiere?”. Una volta gettata la base per il discorso, in cui ci sia qualcosa di entrambe le parti, se si inizia a parlare allora si apre lo spazio per qualcosa di ancora più mio, intimo, personale. A volte decido la mattina stessa, altre invece ci ragiono qualche giorno prima. I tempi e il soggetto dipendono da un milione di cose!»

Meno monete e più like: oggi l’arte di strada probabilmente sta diventando un fenomeno “social”. Come pensi ti percepiscano le persone?

«I social rendono indubbiamente la comunicazione più veloce, e dunque per me è molto più semplice creare un canale, e un rapporto, con ognuna delle persone che incontro, in alcuni casi, molto personale. Non credo sia cambiato molto il rapportarsi, credo siano cambiati soltanto i mezzi, più tecnologici. Non saprei dire come mi vede la gente, di certo percepisco molto più affetto di quanto non mi sarei mai immaginata.»

Vale ancora la pena di vivere della propria arte?

«Non si tratta di una scelta. È l’unica alternativa possibile, altrimenti significa che non è parte di te, che è solo un hobby, e come tutti gli hobbies si può decidere di farne a meno, di fare altro.»

Quali sono i sogni di una giovane street-artist come te?

«Potrei dirmi davvero felice, se riuscissi a vivere di ciò che mi piace fare. Nient’altro, niente di più semplice.»

Stefania Ianniello street-artist Via Toledo Napoli Ariel La Sirenetta Disney - internettualeCom’è la tua giornata-tipo?

«Sveglia, preparo lo zaino, vestiti (male!). Esci di casa e aspetta una circumvesuviana che non arriverà mai! In stazione prendi la metro e scendi a Toledo. Ignora tutti quelli che ti guardano strano e cerca un posto decente che non sia già stato occupato o rivendicato. Saluti gli amici, tira fuori tutto dallo zaino e inizia a pulire la strada, preparala, metti tutto al posto giusto e combatti con tutti quelli che incuranti dei limiti ti camminano praticamente addosso. Bevi, tanto! Chiedi aiuto agli altri ragazzi in strada per bere, allontanarti per mangiare, andare in bagno, e ovviamente ricambia il favore. Stai attento al troppo sole, al troppo freddo, ai malintenzionati, agli incidenti in genere. Goditi ogni momento, ogni persona, fino all’ora in cui devi ripulire, rimetterti lo zaino in spalla e avviarti in stazione per ritornare a casa.»

Cosa esprimi o cosa ti auguri di trasmettere attraverso le tue opere?

«Di rado si decide cosa esprimere. È una cosa che viene da sé, indipendentemente dalla tua volontà, ed è anche per questo che, come diceva Leonardo, un disegno non può mentire: o è sinceramente bello o sinceramente brutto. Mi auguro di trasmettere qualcosa, che vada al di là del contesto, della giornata. Un’emozione, un turbamento. Ma spero di non lasciare, nel bene o nel male, indifferenti.»

 Stefania Ianniello street-artist Via Toledo Napoli Ariel Lilo e Stitch Disney - internettualeUn augurio che fai a te stessa…

«Trovare ogni giorno il coraggio di rischiare.»

Un messaggio per chi leggerà questa intervista…

«Il potere di essere felici è nelle vostre mani: se la vostra vita non vi piace, cambiatela!»

Per conoscere le opere di Stefania, ecco la sua pagina facebook

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Bansky, lo street-artist in mostra a Roma dal 24 maggio

Bansky - GUERRA, CAPITALISMO e LIBERTAÈ uno degli street-artist più amati di sempre. I suoi non sono semplici graffiti che imbrattano i muri della città, ma vere e proprie opere d’arte, ideologie che difende e diffonde attraverso i suoi disegni non convenzionali. Dai messaggi contro la guerra a quelli d’amore, dalla politica alla cultura, passando per l’etica. Il controverso artista Bansky, misterioso quanto di talento, arriva a Roma con una personale dal 24 maggio fino al prossimo 4 settembre.

La rassegna, intitolata Guerra Capitalismo e Libertà, è una raccolta di circa 150 opere, tra dipinti, sculture, stencils, 50 copertine di dischi e tanti altri oggetti rari, molti dei quali mai esposti al pubblico. Un’antologica, a cura di Stefano Antonelli, Francesca Mezzano e Acoris Andipa, che si propone come la più ricca esposizione dedicata all’artista di Bristol mai realizzata, considerato da molti il massimo esponente della street-art contemporanea.

Voluta e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, sarà allestita a Palazzo Cipolla, e raccoglie pezzi rigorosamente provenienti da collezioni private, che racconta dunque la strada, ma senza averle sottratto nulla.

Tra le opere in mostra i due bambini che inneggiano all’amore su di un cumulo di armi, o il Love rat, topo che, come unico sopravvissuto ad un’Apocalisse, dipinge un cuore con la zampa, o le scimmie di Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge, Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare, monito per l’umanità divorata dalla guerra. Armi, cuori, fiori. Sono questi solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’opera dell’artista che ha esordito negli anni ’80.

Bansky Madonna con la pistola Napoli - internettualeBansky ha portato la sua arte provocatoria e spesso sopra le righe in tutto il mondo, toccando anche l’Italia. A Napoli ha realizzato ben due opere, una delle quali è stata cancellata dall’enorme murales di un writer napoletano, mentre un’altra, Madonna con la pistola, reinterpretazione di un’opera barocco romano, è ancora visibile in Piazza dei Gerolomini.

L’artista è per molti artisti un vero e proprio punto di arrivo e di riferimento, il suo stile è inconfondibile: bianco, nero, con pochi essenziali colori per contrapporsi alla vita e sovvertire le sue regole.

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I 10 film migliori per conoscere le opere di Williams Shakespeare

Ricorre oggi il 400esimo anniversario dalla morte di William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese per antonomasia, che con le sue opere ha portato la letteratura anglosassone nel mondo. Incentrate sull’amore, le tragedie di Shakespeare sono spesso un adrenalinico mix di combattimenti, intrighi di corte, tradimenti, vendetta ed hanno probabilmente il merito di aver scattato una fedele fotografia degli anni d’oro dell’Inghilterra di Elisabetta I.

Scritte quando alle donne era vietato esibirsi in palcoscenico, le tragedie e commedie di Shakespeare cantano sempre con leggiadra poesia tutte le sfumature dell’amore: da quello impossibile di Romeo e Giulietta alla gelosia morbosa di Otello per Desdemona, dall’amore malato dei Macbeth ai giochi di potere di Antonio e Cleopatra.

Vera ispirazione per molti autori della sua generazione e per quelle a venire, le opere di Sir Shakespeare dalla prima metà del ‘900 sono andate oltre il sipario, cominciando a conquistare anche il grande schermo. Tante infatti le trasposizioni più o meno fedeli che si rifanno alle opere del maestro, che le hanno spesso rielaborate anche in modo piuttosto originale. Ma quali sono i migliori film ispirati alle sue opere?

Eccone dieci per conoscerne la storia, le atmosfere o semplicemente la trama:

Cleopatra

Nel 1963 è la bellissima Elizabeth Taylor insieme a quello che poi divenne suo marito Richard Burton a portare sul grande schermo l’infuocata storia di Antonio e Cleopatra: la bella e potente regina egiziana che per sopravvivere alla conquista di Roma prova a sedurne il suo condottiero, Antonio, in una storia di odio e amore che finirà in tragedia, con il suicidio della bella Cleopatra che si fa mordere da un velenoso aspide. Un grandissimo kolossal in costume che nel 1964 portò a casa ben quattro Oscar, tra cui migliori costumi e migliori scenografie.

Amleto

Nel 1990 è Mel Gibson insieme a Glenn Close e una giovanissima Helena Bonham Carter a portare al cinema la storia di Amleto, principe di Danimarca, che vuole vendicare la morte del padre avvenuta per mano dello zio che ne ha anche usurpato il trono. Per farlo si farà credere pazzo, con grande dispiacere dell’amata Ofelia che ne morirà di dolore.

Molto rumore per nulla

Kenneth Branagh affiancato da Emma Thompson, Michael Keaton, Denzel Washington, Keanu Reeves, Robert Sean Leonard, Imelda Staunton, Richard Briers e una giovanissima Kate Beckinsale, produce e interpreta il film. La trama, in perfetto stile “dramedy”, s’intrecciano a Messina giochi, intrighi, passioni, con dialoghi arguti e pause in un film che rispetta l’essenza della commedia.

Romeo+Giulietta di William Shakespeare

Gli anni ’90 sono molto fervidi nella produzione di pellicole shakespeariane e nel 1996, un anno prima di Titanic, Leonardo Di Caprio insieme a Claire Danes interpretano gli sfortunati amanti Romeo e Giulietta, sotto la visionaria regia di Baz Luhrmann che amalgama una sceneggiatura fedelissima al copione di Shakespeare del 1596 ad un’ambientazione contemporanea di ben quattrocento anni dopo, in una immaginaria Verona Beach. Il risultato è uno dei film più famosi e amati del cinema, ed un main theme, Kissing you cantato da Des’ree, che è ad oggi una delle più belle canzoni d’amore mai scritte. Ma una menzione di una trasposizione fedelissima all’opera non può non andare al Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli del 1968 o alla rilettura nello stesso anno del musical di Broadway, West Side Story.

Shakespeare in Love

A metà tra biografia e remake di Romeo e Giulietta, nel 1998 è la volta di Gwyneth Paltrow, che nel ruolo della ribelle Lady Violet, musa e innamorata di Shakespeare, che recita Giulietta in teatro a dispetto dei veti per le donne in palcoscenico del tempo. Tra i film più nominati di sempre agli Oscar, su tredici candidature porta a casa ben sette statuette, tra cui quella, meritatissima, di miglior attrice protagonista, migliore colonna sonora e migliori costumi. Un film per conoscere la vita dell’autore e il mondo in cui scriveva e da cui era ispirato.

10 cose che odio di te

Ma Luhrmann non è rimasto l’unico ad aver immaginato un contesto più moderno per un’opera di Shakespeare. Appena qualche anno più tardi, nel 1999, il regista Gil Junger mette insieme l’allora stella nascente Julia Stiles con il compianto Heath Ledger in 10 cose che odio di te, commedia romantica ispirata a La bisbetica domata: la vanitosa Bianca vorrebbe uscire con il ragazzo più carino della scuola, ma il padre le impone che potrà farlo solo se con lei uscirà l’intrattabile sorella maggiore Kat, che con il suo caratteraccio fa spesso fuggire i ragazzi. Il giovane fidanzato di Bianca convince un amico a pagare il ribelle Patrick affinché corteggi e conquisti Kat, per permettere ai due di uscire. Il finale non può che essere dei più romantici.

Sogno di una notte di mezza estate

Ma il 1999 è anche l’anno della commedia corale Sogno di una notte di mezza estate, con un cast ricchissimo che va da Michelle Pfeiffeir a Rupert Everett, passando per Calista Flockhart e Kevin Kline, in un film, un po’ favola, che richiama l’amore e la comicità in un bosco incantato.

O come Otello

Subito dopo Save the last dance, nel 2001 è ancora una volta Julia Stiles a riportare sullo schermo una storia ispirata alla tragedia Otello di Shakespeare, interpretando il ruolo della liceale Daisy, novella Desdemona, che scatena la gelosia di Ondine, giovane Otello che annebbiato da un infondato sospetto di tradimento uccide l’amata, scoprendone l’innocenza solo dopo e togliendosi la vita a sua volta per il rimorso.

Pene d’amor perdute

Ancora negli anni 2000, Alicia Silverstone ha tentato di liberarsi del marchio del successo di ragazze a Beverly Hills, interpretando la Principessa di Francia che tenta con la sua bellezza e quella delle sue dame il Re e i suoi amici che nel frattempo avevano giurato di rinunciare alle donne per tre anni impegnandosi esclusivamente nello studio. Una rilettura liceale, per una rocambolesca storia antesignana delle più moderne commedie romantiche, in cui equivoco e amore vanno a braccetto.

Macbeth

Ultimo in ordine cronologico lei, la tragedia delle tragedie shakespeariana, Machbeth. Interpretata lo scorso anno da Michael Fassbender e dall’attrice premio Oscar Marion Cotillard, che hanno dato il volto ai visionari Macbeth e Lady Macbeth. Epico e fedele alla trama originale, il film di Justin Kurzel racconta la storia del barone che istigato dall’ambiziosa moglie uccide il Re Duncan, primo di una serie efferata di omicidi per una lotta al potere che solo alla fine scoprirà vacua e inutile. Definita da molti come l’opera più creativa del drammaturgo inglese, la storia ha ispirato anche l’omonima opera di Verdi, mentre nel 1971 anche Roman Polanski l’ha portata al cinema, trovando ora in questa grandiosa trasposizione una degna rilettura di un classico intramontabile.