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La Collezione Cavallini-Sgarbi ritorna a Ferrara con opere inedite

Un omaggio alla natia Ferrara, quello di Elisabetta e Vittorio Sgarbi, che portano oltre cento opere della propria collezione, Cavallini-Sgarbi, della madre Caterina Cavallini, in quello che forse è il luogo più rappresentativo della città, il Castello Estense, patria della cultura italiana.

La mostra animerà dal prossimo 3 febbraio al 3 giugno 2018 le quattordici stanze del castello, da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati, attraversando secoli di storia dell’arte, regioni, artisti.

Una selezione delle oltre 4000 opere d’arte della collezione, molte delle quali mai esposte al pubblico, e che qui debuttano per la prima volta. Opere inedite che si rivolgono con particolare attenzione proprio agli artisti ferraresi ed emiliani: «Un dono alla mia famiglia – in particolare a mio fratello Vittorio e a mia madre, Caterina Cavallini, senza tralasciare i silenzi compiaciuti di mio padre Giuseppe, scrittore – una famiglia che ha consacrato una vita alla ricerca, alla scoperta, alla cura del bello» ha commentato Elisabetta Sgarbi, sorella del più noto critico d’arte Vittorio, ma anche editrice di grande successo (sua l’etichetta da lei fondata La Nave di Teseo), e presidente della Fondazione Cavallini Sgarbi che ha reso possibile questa straordinaria esposizione: «Questa mostra – dice Dario Franceschini dalle pagine di ANSA.it – è un’ulteriore conferma che la via intrapresa dal Ministero di abbattere il confine tra pubblico e privato è sicuramente giusta».

 

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Le tempere della Belle époque di Boldini a Pistoia da settembre 2017

Giovanni Boldini
(Ferrara 1842 – Parigi 1931)
La stesa dei panni (Decorazione parete sud della sala da pranzo della Falconiera)
1868

Giovanni Boldini La stagione della Falconiera è questa la rassegna che arriverà nei Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi a Pistoia dal 9 settembre al prossimo 6 gennaio 2018, e che farà parte del ricco programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura.

L’esposizione è stata fortemente voluta dal gruppo Banca Intesa come evento di spicco tra quelli del 2017.

Curata da Francesca Dini con la collaborazione di Andrea Baldinotti e Vincenzo Farinella, la mostra si propone di essere l’evento culturale più importante dell’anno.

Il titolo della rassegna prende spunto da un ciclo di pitture murali e tempera realizzate da Boldini durante il suo periodo toscano alla fine del XIX secolo a Villa La Falconiera, che apparteneva alla mecenate inglese Isabella Falconer.

Un ciclo, di cui oggi si era persa quasi la memoria e che rappresenta un unicum nella storia della pittura italiana. Boldini infatti aveva aderito alla corrente dei macchiaioli in modo del tutto personale prima del suo arrivo a Parigi nel 1871. Qui il pittore ferrarese diventerà il più noto ritrattista e al tempo stesso icona della Belle Époque.

Il ritrovamento di questo ciclo pittorico lo si deve a Emilia Cardona Boldini, vedova e biografa del maestro, la quale era a conoscenza di questo lavoro giovanile, giungendo a Villa La Falconiera sulla scia di vaghe voci. Dopo averla ispezionata completamente, trovò il ciclo pittorico in una vecchia rimessa degli attrezzi, originariamente sala da pranzo dell’antica Villa.

La vedova acquista la proprietà nel 1938, trasferendovi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, facendone la sua dimora personale.

Oggi lo stacco di questo ciclo pittorico, che è stato restaurato e trasferito all’interno degli ambienti del Palazzo dei Vescovi a Pistoia è oggetto di studio, ma la sua storia è ancora poco nota al grande pubblico.

La mostra vuole dunque far riscoprire il noto artista italiano, e la straordinaria vicenda di questi affreschi, ponendoli al centro di un evento importante in un momento importante per la cittadina pistoiese.

Un momento di grande creatività giovanile dell’artista, che verrà degnamente celebrato con questa importante esposizione.

Giovanni Boldini
(Ferrara 1842 – Parigi 1931)
Ritratto di Telemaco Signorini
1870
Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) Alaide Banti in abito bianco 1866

Il percorso comprende sedici dipinti realizzati da Boldini durante il suo soggiorno toscano, che provengono da collezioni pubbliche e private: tra questi Marina, custodita a Milano, che ha una sua trasposizione a tempera proprio nel ciclo della Falconiera. I visitatori potranno vedere anche i ritratti di Telemaco Signorini e Cristiano Banti, della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, artisti elegantissimi molto legati a Boldini, che continuarono a sostenerlo anche dopo il suo soggiorno toscano.

Non poteva mancare il Giovane paggio che gioca con un levriero del 1859, molto innovativo per la posa e per i colori.

La mostra sarà corredata da un catalogo a cura di Francesca Dini come la mostra, edito da Sillabe.

I ritratti di Boldini raccontano volti, fatti e vizi di una società: «La mostra su Boldini consegue due obiettivi essenziali – ha spiegato Alessio Colomeiciuc, presidente di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, promotrice del progetto espositivo – non solo arricchisce il ventaglio delle iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico pistoiese proponendo il nome di un pittore di sicuro successo, ma garantisce anche la migliore celebrazione di un episodio unico nella storia dell’arte dell’Ottocento italiano, rappresentato dalle suggestive Tempere murarie eseguite da Boldini all’interno della villa Falconiera. Sono lieto che la nostra banca abbia saputo, anche in questa occasione, coniugare l’attività creditizia con la promozione culturale del territorio, rendendo possibile un progetto di grande qualità e bellezza come questa mostra inedita».

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Seduzione e Potere da Cagnacci a Tiepolo. La nuova mostra di Sgarbi a Perugia

Sono ancora visioni private quelle che ci offre Vittorio Sgarbi con la sua serie di mostre che sta promuovendo l’arte nascosta del nostro paese. Dopo la mostra de I Tesori Nascosti nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Napoli, conclusasi con successo lo scorso 20 luglio, il noto critico d’arte italiano è già pronto per una nuova mostra. Seduzione e potere. La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo è questo il titolo della rassegna che sarà inaugurata dopodomani, sabato 29 luglio a Gualdo Tadino in provincia di Perugia.

La mostra sarà allestita all’interno della Chiesa monumentale di San Francesco e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 3 dicembre.

La rassegna è stata realizzata con la consultazione scientifica di Vittorio Sgarbi, con il patrocinio della Regione Umbria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, e vede la collaborazione del professore di storia dell’arte Antonio D’Amico.

Un percorso al femminile, che si propone di raccontare la figura della donna nell’arte e nella storia, focalizzandosi sulle potenti armi di seduzione femminile e il potere che le donne hanno esercitato e avuto. Dalla mitologia ai racconti biblici, passando per le allegorie, le donne si muovono sinuose con pathos, un pizzico di misticismo, la teatralità e, soprattutto, la loro sensualità.

E se nella mostra napoletana appena chiusa era la Maddalena Addolorata di Caravaggio la regina di tutte le opere, in questa esposizione c’è un’altra Maddalena al centro della scena, quella portata in cielo dagli angeli di Francesco Cairo, che anche in questa ascesi mantiene intatta tutta la sua grazia di donna che è in qualche modo perdonata e addirittura celebrata.

29 gli artisti italiani che tra Cinquecento e Settecento si sono dedicati alla figura femminile, oltre trenta i capolavori che vanno da Simone Peterzano a Giulio Cesare Procaccini, da Lionello Spada a Mattia Preti, passando per Luca Giordano e Giambattista Tiepolo e i figli Giandomenico e Lorenzo Tiepolo.

La stessa sensualità che ritroviamo Cleopatra di Guido Cagnacci, che raffigura la regina d’Egitto morente, ma sempre bellissima.

«I visitatori potranno ammirare capolavori di artisti di grande fama nazionale ed internazionale e opere d’arte inedite – ha detto Antonio D’Amico – Gualdo Tadino diventerà capitale italiana della seduzione sia per ospitare questa mostra sia per le bellezze che la città propone».

Anche per questa mostra Sgarbi riesce a mettere insieme collezioni private italiane ed estere, dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Forlì alle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. Opere che generalmente non godono della vista dei visitatori che potranno così ammirare questi meravigliosi capolavori.

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Monet intimo e inedito, da ottobre al Vittoriano di Roma

C’è un Monet intimo, privato, quello che i visitatori potranno vedere alla mostra omonima, MONET, che dal 19 ottobre fino al prossimo 28 gennaio sarà al Vittoriano a Roma. Scorci di Parigi, la sua Parigi, che si riflette malinconicamente nella Senna, Salici dai contorni indefiniti che si confondono con le cascate dei glicini su di un ponte giapponese, fino alle monumentali Ninfee, avvolte in un pulviscolo violetto. Sono i quadri che il grande maestro dell’impressionismo francese aveva nel salotto della sua amata casa a Giverny, l’ultima.

Opere che Claude Monet non aveva concepito per il pubblico, ma che “ha guardato per tutta la vita, appesi nella sua ultima, amatissima, casa” dice Marianne Mathieu, curatrice dell’evento.

Sono oltre 60 le opere che troveranno posto in quella che si preannuncia una mostra monumentale e, soprattutto, inedita. Sì, perché i dipinti, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, sono per lo più sconosciuti nel nostro paese. La collezione del museo parigino è la più grande al mondo ed è cresciuta ulteriormente negli anni grazie alle donazioni dei collezionisti dell’epoca, tra cui quella dello stesso figlio dell’artista, Michel Monet, che alla morte del padre non volle lasciare nulla allo Stato, “reo”, a suo dire, di non aver sostenuto il maestro negli ultimi anni di vita.

Mission del museo, dice la Mathueu all’ANSA, è quella di portare Monet là dove è ancora poco nota la sua opera. Dopo Taiwan, questa importante rassegna arriva per la prima volta nel vecchio continente, facendo tappa prima a Roma e successivamente anche a Bologna e a Bordeaux.

Weeping Willow, 1918-19 (oil on canvas) Monet, Claude (1840-1926) MUSEE MARMOTTAN MONET, PARIS

Questa mostra, anticipa la curatrice, rappresenta un viaggio nella vita dell’artista, nella sua idea del giardino, tanto cara alla sua poetica artistica, neelle sue amate vedute di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville. Dalle prime opere della metà del XIX secolo, quelli che donarono a Monet i primi soldi e la fama a Le Havre fino ai noti paesaggi dei luoghi che aveva visto e vissuto.

Durante la sua vita, Monet giunse anche nel nostro paese, insieme all’amico Renoir. Per celebrare questo viaggio con l’amico pittore, in occasione della mostra arriverà anche Le chateau de Dolceacqua opera del 1884, in cui l’artista dipinse quel ponte oggi rimasto uguale, su di una tela che rappresenta un souvenir dei suoi giorni trascorsi in Liguria: «Luoghi fondamentali – aggiunge la curatrice – per la scoperta di una luce e colori così diversi da quelli di Parigi, dove era nato, e dalla Normandia dove era cresciuto».

Michel Monet (1878-1966) as a Baby, 1878-79 (oil on canvas) Monet

Dipinti intimi, a cominciare dal ritratto di suo figlio, Michel Monet, bambino, ma anche Les RosesLondresIl parlamento riflesso sul Tamigi, chiudendo un percorso con un’esperienza emozionale, le sue gigantesche ninfee astratte.

Quando Monet dipinse queste opere aveva 75 anni, era un uomo ricco, e non aveva più la necessità di dipingere per vivere. Per questo motivo nessuno le ha mai viste fino alla sua morte e non sono mai state vendute.

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Dentro Caravaggio, mostra epocale a Palazzo Reale a Milano dal 29 settembre

Si intitola Dentro Caravaggio, e non sarà una semplice mostra, ma un evento unico e irripetibile che metterà insieme, per la prima volta, ben 18 opere del maestro milanese provenienti dai più importanti musei italiani e del mondo. Tra gli enti che impreziosiranno la mostra con i loro prestigiosi prestiti, sono ben due le gallerie napoletane: il Palazzo Zevallos-Stigliano, con quello che è considerato l’ultimo quadro del maestro, Il Martirio di Sant’Orsola, e il Museo di Capodimonte, che custodisce invece la Flagellazione di Cristo, dipinta da Caravaggio per la cappella della famiglia De Franchis nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli.Queste due opere, insieme a quelle di Galleria degli UffiziPalazzo Pitti e Fondazione Longhi a Firenze, e a quelle della Galleria Doria PamphiljMusei CapitoliniGalleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo CorsiniGalleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini di Roma e molti altri, adorneranno le sale di Palazzo Reale a Milano.

Caravaggio, Martirio di Sant’Orsola, Palazzo Zevallos-Stigliano. Napoli

Dal Metropolitan Museum of Art di New York, che in Italia ha già portato i Musici (a Napoli fino a luglio), arriverà invece la Sacra famiglia con San Giovannino, la National Gallery di Londra presterà la sua Salomé con la testa del Battista, mentre il Museo Montserrat di Barcellona sarà presente con il suo San Girolamo.

Ma sarebbe prolisso, e forse un po’ noioso, fare uno sterile elenco completo dei tanti musei che prendono parte a questa rassegna, che aprirà le sue porte al pubblico il prossimo 29 settembre, giorno in cui cade anche il 446esimo compleanno del maestro italiano, e che farà di Milano, casa natale dell’artista, capitale dell’arte rinascimentale fino al 28 gennaio 2018.

La mostra è interessante perché insieme alle opere, saranno esposte anche le rispettive immagini radiografiche, che consentiranno al pubblico di seguire di ogni opera la concezione iniziale che ne ha avuto Caravaggio fino alla realizzazione finale: «Sono emerse così – afferma in merito la curatrice Rossella Vodret – alcune costanti nelle modalità esecutive di Caravaggio, ma sono venuti anche alla luce elementi esecutivi inaspettati e finora del tutto sconosciuti: dagli strati di pittura sono affiorate una serie di immagini nascoste. Inoltre è stato sfatato il mito che Caravaggio non abbia mai disegnato, dacché sono apparsi tratti di disegno sulla preparazione chiara utilizzata nelle opere giovanili».

Grazie a una serie di riflettografie e radiografie, che penetrano in diversa misura sotto la superficie pittorica, si è potuto seguire il procedimento creativo di Caravaggio, quelli che sono stati pentimenti, rifacimenti, aggiustamenti nell’elaborazione della composizione dell’immagine.

Emblematico è il San Giovannino di Palazzo Corsini, dove le analisi della tela hanno mostrato la presenza del simbolo iconografico dell’agnello che successivamente è stato eliminato.

Dal 2009 infatti il MiBACT, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, promuove una approfondita ricerca sulla tecnica pittorica di Caravaggio.

Organizzata e prodotta da Comune di Milano-CulturaPalazzo Reale e MondoMostre Skira, la mostra vede la collaborazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che trova gli allestimenti dello Studio Cerri & Associati.

Per quanto concerne le attività diagnostiche e l’esposizione partner è il Gruppo Bracco.

A corredare ulteriormente le sale di Palazzo Reale, alcuni preziosi documenti dall’Archivio di Stato di Roma e di Siena, che andranno meglio a raccontare l’esperienza umana e artistica di Caravaggio.

Curata dalla Vodret, coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen, la mostra ruota essenzialmente intorno a due cardini: le indagini diagnostiche e le nuove documentazioni critiche fatte sulle opere di Caravaggio, e le nuove ricerche documentarie che hanno  riscritto la cronologia giovanile dell’artista..

Un evento che idealmente si propone di riprodurre la prima epocale mostra sull’opera di Caravaggio del Novecento, a cura di Roberto Longhi, che nel 1951, proprio a Palazzo Reale a Milano, consentì all’Italia e al mondo di riscoprire l’immortale arte di Caravaggio.

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Stanze d’Artista, i capolavori del ‘900 alla Galleria d’Arte Moderna a Roma fino al 1 ottobre

Si intitola Stanze d’Artista ed è la nuova esposizione che da oggi fino al prossimo 1 ottobre 2017 occuperà le sale della Galleria d’Arte Moderna a Roma. Un percorso di storia dell’arte contemporanea che mette insieme i maggiori esponenti italiani della prima metà del ‘900: da Mario Sironi ad Arturo Martini, da Giorgio De Chirico a Carlo Carrà, passando per Fausto Pirandello e Scipione.

Giorgio De Chirico, gladiatori

Capolavori del ‘900 italiano, come recita il titolo completo che sono stati allestiti secondo un criterio monografico: a ciascun artista infatti è dedicata una ideale “stanza” che mette insieme non soltanto le opere sue opere, ma anche tutte quelle parole raccolte nel corso di una vita in lettere, diari, scritti teorici o critici. Parole che si trasformano in questo contesto in un commento critico degli stessi autori, in cui ritrovare la poetica o l’origine dei loro capolavori.

Sono oltre sessanta le opere raccolte da questa grande rassegna, che mette insieme non soltanto pezzi della galleria stessa, ma anche dipinti provenienti da prestigiose collezioni private.

Dalla sua riapertura nel 2011, la galleria romana segue un principio di rotazione delle opere, che permette ai suoi visitatori di scoprire pezzi e parti importanti del suo vasto patrimonio artistico. Per l’occasione di questa mostra dunque alcuni dipinti vengono valorizzati per la prima volta, come ad esempio Le spose dei marinai, opera del 1934 di Massimo Campigli, ma anche Paese di Ottone Rosai del 1923, e molti altri dipinti che trovano così una più degna collocazione all’interno di questo evento.

Ferruccio Ferrazzi

Stanze d’Artista è promossa da Roma Capitale, l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è a cura di Maria Catalano e Federica Pirani, con la collaborazione dei Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Dopo aver visitato la Casa Boschi-Di Stefano a Milano lo scorso anno, mi sono particolarmente appassionato a molti di questi artisti che ho conosciuto e amato proprio in quella bellissima dimora disegnata dal noto architetto milanese Portaluppi. Ed è per questo motivo che suggerisco di vedere questa mostra che oggi si propone oggi non soltanto di far conoscere l’opera di questi straordinari esponenti dell’arte italiana, ma anche le loro parole e la persona oltre la personalità che tutti conosciamo.

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Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.

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L’Art Déco, l’amore per il lusso e la modernità in mostra a Sogliano al Rubicone

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L'Art Deco' nella collezione Parenti
Vogue, Collezione Parenti

Dopo Caravaggio, la moda museale del momento è sicuramente l’Art Déco. Sono ben due, tutte in territorio romagnolo, le rassegne dedicate allo stile che negli anni ’20 ha segnato un’epoca, rappresentando, ancora oggi, una fonte di ispirazione per architetti e artisti di ogni decennio a venire.

Fino al prossimo 16 luglio, al Museo di Arte PoveraSogliano al Rubicone (in provincia di Forlì-Cesena), sarà infatti possibile ammirare Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty, questo il titolo della rassegna che mette insieme l’ampia Collezione Parenti, oltre 300 opere.

Sono molto legato a questi luoghi, chi mi segue su instagram lo sa bene.

Lavori grafici dal tratto inconfondibile, che raccontano una smodata passione per il lusso, una ricerca estetica del bello, esprimendo la gioia per la vita e la voglia di godersela in quelli che erano gli anni ruggenti, che ambivano soprattutto alla modernità. Automobili certo, ma anche abiti dal taglio moderno, per donne che iniziavano ad emanciparsi dal semplice ruolo di mogli e madri, ma anche una velata ricerca di sensualità e piacere.

art-deco-museo-di-arte-povera-sogliano-al-rubicone-internettualeLa mostra incontra un’altra importante rassegna su questo stile, quella dei  Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno.

All’interno di Palazzo Marcosanti i visitatori potranno ammirare le opere allestite, che raccontano la fioritura di una creatività che si diffuse presto in tutta Europa, e che in Italia ebbe una notevole influenza non soltanto negli stili architettonici, ma anche nelle arti decorative e nell’industria, rappresentando un germe di quello che fu la fioritura del design italiano.

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Leonardo Da Vinci Experience, il museo che porta la Gioconda in Italia

Per chi studia storia dell’arte Leonardo Da Vinci rappresenta il genio assoluto dell’Umanesimo. La sua tecnica pittorica, l’alone di mistero intorno alla sua figura e le sue invenzioni geniali, hanno contribuito a dargli una fama senza eguali, a metà strada tra artista puro e scienziato vero e proprio.

leonardo-da-vinci-experience-il-cenacolo-internettualeGrazie a Leonardo Da Vinci Experience, in Via della Conciliazione 19 a Roma, adesso anche gli italiani potranno ammirare dal vivo le sue opere: la Gioconda, il Cenacolo, le due versioni de La Vergine delle Rocce, sono soltanto alcuni dei ventitré dipinti certificati dal Maestro finalmente riuniti in un unico grande ambiente. Non si tratta di prestiti, bensì di vere e proprie riproduzioni degli originali, non solo nei materiali, gli stessi utilizzati da Leonardo, ma anche con la medesima tecnica da lui operata.

Cinquecento metri quadri suddivisi in cinque aree tematiche, che comprendono un’antologia dei dipinti più noti, ma anche cinquanta macchine inedite progettate dal Genio Universale.

Il Museo si propone di essere un percorso tra arte e scienza, un viaggio tra pittura, meccanica, proiezioni, ologrammi e audio didattici per restituire al pubblico tutto il mondo vinciano.

leonardo-da-vinci-experience-la-sala-delle-macchine-internettualeLa Sala delle macchine del volo e L’Ultima Cena, la Sala delle macchine da guerra, la Sala della prospettiva, la Sala dei principi e la Sala della pittura. Sono queste le sezioni attraverso le quali si muoverà il visitatore, in un’esperienza che coniuga arte, scienza, cultura, istruzione e intrattenimento.

A realizzare le opere pittoriche Bottega Artigiana Tifernate, fornitore ufficiale per il museo del Louvre, il British Museum ed il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha ricreato i capolavori vinciani con la rivoluzionaria tecnica della pictografia e dipinti a mano, a tutti gli effetti riconosciuti conformi agli standard del Ministero dei Beni Culturali.

Ogni macchina e ogni dipinto sono accompagnati da proiezioni e pannelli multilingua esplicativi, con informazioni e immagini 3D.

«La posizione di questo museo, la quantità e la fedeltà dei capolavori riprodotti ed esposti al suo interno, fanno di Leonardo Da Vinci Experience un’occasione unica al mondo per immergersi nella vita e nelle opere del più grande genio di tutti i tempi – spiega Leonardo La Rosa, presidente della società Arte e Cultura – Il percorso espositivo è rivolto a un pubblico senza confini di età e provenienza: una mostra viva, dinamica e in continua evoluzione, che intendiamo arricchire costantemente e proiettare verso il futuro in vista del 2019, anno in cui ricorreranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo».

Per maggiori informazioni:

www.leonardodavincimuseo.com

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Van Gogh: a Capodimonte i quadri “ritrovati” fino al 26 febbraio

Un’occasione davvero unica, quella del pubblico napoletano, per ammirare ben due dipinti di Van Gogh, ospiti del Museo di Capodimonte, a Napoli appunto, fino al prossimo 26 febbraio. Si tratta di due opere ritrovate dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli in un covo della camorra nel settembre del 2016: «Siamo estremamente soddisfatti che le opere vengano esposte nella città dove sono state ritrovate, per celebrare il loro sicuro salvataggio – ha commentato Axel Rüger, direttore Museo di Van Gogh di Amsterdam cui i due dipinti appartengono – mettendo a disposizione le opere in primis per i napoletani, abbiamo voluto esprimere tutta la nostra gratitudine alla vostra Città e Regione, all’Italia e alle autorità italiane, specialmente la Guardia di Finanza e la Procura, e siamo anche immensamente grati ai nostri colleghi del Museo di Capodimonte».

Un modo dunque per ringraziare proprio quella città che indebitamente e inconsapevolmente le ha forse trattenute per ben quattordici anni, quando il 7 dicembre del 2002, due uomini si introducono nel museo di Amsterdam e rubano le opere.

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Mangiatori di patate, 1885

Si tratta di Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta del 1882 e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen datato 1884-85. Opere di straordinaria importanza per comprendere il percorso artistico del maestro olandese, ancora distante dai variopinti colori delle opere di età matura, influenzato dal seicento nordico e da una vocazione frustrata di evangelizzatore. Van Gogh si esprime con una pittura di nero realismo, che arriverà all’apice con i Mangiatori di Patate.

spiaggia-di-scheveningen-prima-di-una-tempesta-1882-capodimonte-napoli-internettualeSpiaggia di Scheveningen prima di una tempesta è il solo lavoro dell’artista che risale al suo soggiorno all’Aia. Importante in quanto consiste in un ritorno alla pittura da parte di Vincent, dopo aver trascorso i precedenti anni dedito esclusivamente al disegno, nonché una delle due sole vedute marine dipinte in quel periodo.

una-congregazione-lascia-la-chiesa-riformata-di-nuenen-1884-van-gogh-capodimonte-napoli-internettualeUna congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen è invece il solo dipinto dell’artista che conserva ancora il telaio originale. Un’opera intima, legata al ricordo e agli affetti familiari. Il quadro infatti era stato dipinto per la madre nel 1884. La tela infatti ritrae la chiesa dove il padre di Van Gogh era stato pastore.

Inizialmente il dipinto raffigurava una figura isolata di un contadino, sostituito successivamente da un gruppo di fedeli in primo piano e delle foglie brune sugli alberi per riprodurre e restituire un’atmosfera più autunnale.

«Un’iniziativa – dice soddisfatto il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger – che lancia un messaggio positivo, di speranza e riscatto importante per la Campania ma rivolto a tutti, cittadini e turisti».