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Da Mirò a Botero: le grandi mostre d’autunno

Siamo agli inizi di agosto, e mentre tutti sono già proiettati su vacanze e mete turistiche, anche quest’anno non potevo esimermi dal segnalarvi le mostre che ritroverete al vostro ritorno. E a giudicare dal ricco carnet di Arthemisia, si preannuncia un anno ricco di eventi, molti dei quali legati all’arte contemporanea e ai grandi autori del XX secolo.

Si comincia con Mirò, a Palazzo Chiablese di Torino dal 4 ottobre fino al prossimo 14 gennaio 2018.

Sono 130 le opere dell’artista catalano, grazie all’eccezionale prestito della Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca, fondazione che conserva la maggior parte delle opere che l’artista ha creato in oltre trent’anni di carriera, sull’isola di Palma di Maiorca.

Lungo il percorso espositivo noti dipinti quali Femme au clair de lune del 1966, Oiseaux e Femme dans la rue del 1973.

A Torino i dipinti racconteranno come il maestro spagnolo è riuscito a muoversi sapientemente attraverso le principali correnti artistiche del tempo, quali il Dadaismo, il Surrealismo e l’Espressionismo.

Miro! Sogno e colore, questo il titolo della prestigiosa rassegna, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino del Gruppo Arthemisia, con il patrocinio e il supporto di Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró a Maiorca e vede come curatore scientifico Pilar Baos Rodríguez.

Scendendo verso sud, al Museo della Permanente di Milano arriva Chagall. Sogno di una notte d’estate, straordinaria mostra-spettacolo che dal 14 ottobre al 28 gennaio 2018 racconta in un modo inedito le opere di Marc Chagall, fondendo spettacolo, teatro, musica, arte e tecnologia.

Se in molti pensano già alle varie “experience”, che con colossali proiezioni si stanno diffondendo in tutta la penisola, dovrà ricredersi. Questo è un vero e proprio spettacolo che vede la regia di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, che hanno costruito qualcosa di unico che riuscirà ad intrattenere, travolgere ed emozionare i visitatori. E non è un caso se in Francia questo evento è riuscito a coingolgere 500.000 visitatori.

L’evento vede il Patrocinio del Comune di Milano ed è promosso dal Museo della Permanente di Milano ed è prodotta in Italia da Arthemisia con Sensorial Art Experience. La colonna sonora è stata composta da Luca Longobardi.

Anche Bologna rende omaggio la grande arte contemporanea di fine ‘900 con una grandissima prima internazionale: Duchamp, Magritte, Dalì. I tre artisti saranno protagonisti a Palazzo Albergati, insieme a tanti altri nomi come Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock e tanti altri che raccontano una grande pagina di storia dell’arte recente.

Le opere esposte, provengono dall’Israel Museum di Gerusalemme, saranno oltre duecento; tra queste icone quali Le Chateau de Pyrenees (The Castle of the Pyrenees) del 1959 di Magritte, la famosa Gioconda L.H.O.O.Q. (1919/1964) di Duchamp e Surrealist Essay (1934) di Salvador Dalí.

La mostra, aperta al pubblico dal 16 ottobre 2017 al 11 febbraio 2018, curata da Adina Kamien-Kazhdan e David Rockefeller, è prodotta ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme.

Al Complesso del Vittoriano a Roma, nell’Ala Brasini, arriva Monet (di cui ho ampiamente parlato qui). Curata da Marianne Mathieu, la mostra, aperta dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018,  presenta circa sessanta opere – per la prima volta esposte in Italia – del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny, che il figlio Michel donò al museo e che rimasero sconosciute al pubblico fino al 1966.

E infine si ritorna a nord. A Verona dal 21 ottobre 2017 ci sarà una grande esposizione su Fernando Botero, già protagonista di un’altra grande esposizione prodotta da Arthemisia a Roma, che arriva ora a all’AMO Palazzo Forti di Verona. 50 suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016.

Le caratteristiche figure opulente, i colori vivaci, il gioioso e giocoso mondo dell’artista colombiano declinato nelle esperienze e nei viaggi di un’intera carriera artistica, chiude degnamente questo primo ciclo di appuntamenti autunnali del calendario del gruppo Arthemisia che, con queste anticipazioni, già promette di regalarci grandi emozioni d’arte.

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INTERNATTUALE

“Le Vele” di Scampia, storia incompresa di un progetto futuristico rimasto incompiuto

C’è una Scampia, taciturna, tranquilla, onesta. Quella di cui i giornali e Gomorra non parlano. Un’altra periferia, speculare a quella che Roberto Saviano ha raccontato dieci anni fa nel suo libro, e che stancamente continua a riproporre in uno sceneggiato televisivo che ormai sa più di speculazione che di denuncia.

Vele Scampia matrimonio anni 80 - internettualeÈ la Scampia dei ricordi, quelli della gente perbene che credeva in quel quartiere nuovo a nord di Napoli, sorto tra la metà degli anni ’60 e la fine degli anni ’70, e diventato, in poco più di un decennio, suburbio per antonomasia, piazza di spaccio e delinquenza.

È la Scampia di chi qui ci è nato, la Scampia dei matrimoni all’ombra di quei palazzoni, la Scampia di chi passava l’estate a far conserve, la Scampia di ha lavorato alla loro costruzione, di chi ha visto sorgere a poco a poco quelle mastodontiche Vele, oggi simbolo del degrado sociale, quando bianchissime svettavano sullo skyline informe del quartiere, come imponenti navi sul mare.

Olympic Village Montreal Jan 2008 wikipedia - internettuale
Villaggio Olimpico di Montreal

Costruite tra il 1962 e il 1975, su disegno del promettente architetto Francesco Di Salvo, di origine palermitana, laureatosi a Napoli negli anni ’30, Le Vele devono la loro ispirazione allo straordinario progetto architettonico del Parco Olimpico di Montreal, eretto in occasione delle Olimpiadi del 1976, dove questi suggestivi edifici, qui battezzati Villaggio Olimpico, erano le residenze d’eccezione degli atleti. Oggi queste strutture sono un complesso residenziale di lusso, ed hanno lasciato un ricordo indelebile alla cittadina canadese, cambiandone il volto in meglio, per sempre.

Unité d'Habitation de Marseille Le Corbusier - internettuale
Unité d’Habitation de Marseille Le Corbusier

Di Salvo ha tratto il suo concept di progettazione dai principi ideati dal noto architetto Le Corbusier, che nel 1952 realizzò l’Unité d’Habitation de Marseille, edificio di Marsiglia (in Francia) notoriamente conosciuto come Cité Radieuse, che immagina la singola abitazione come una cellula, parte di un organismo più grande, senza una reale distinzione tra urbanistica e architettura, dando così origine ad una vera e propria “città verticale”. L’ingegno influenzò enormemente tutta l’edilizia degli anni ’70 e ’80, che, memore forse dalle prime immagini dei grattacieli d’oltreoceano, diede vita a rade foreste di palazzi dall’enorme slancio verticale.

Ma se i principi sono dell’architetto svizzero, le forme sono ispirate alle strutture “a cavalletto” del nipponico Kenzō Tange, e ad un altro complesso francofono, Marina Baie des Anges, mastodontici palazzi sulla Costa Azzurra, costruiti negli anni ’60 ad opera dell’architetto André Minangoy. Il progetto, considerato futurista, è oggi Patrimonio del XX secolo, e ha aiutato quello che era un vecchio spazio costiero abbandonato a diventare un complesso residenziale di lusso per vacanze.

Marina Baie des Anges - internettuale
Marina Baie des Anges

Erano questi i presupposti e principi cui si era ispirato Franz Di Salvo, quando il ministro del lavoro Amintore Fanfani propose la legge 43/1949 per “incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori”.

Vele Scampia panorama 2016 - internettualeAuspicandosi di dare, con queste caratteristiche costruzioni all’avanguardia, nuova linfa vitale ad una parte periferica del capoluogo partenopeo fino ad allora desolato, l’architetto, come molti della sua generazione impegnati in progetti simili, reinterpretò i temi razionalisti del movimento moderno, riproducendo l’idea del “vicolo” napoletano. Ma l’originario disegno di Di Salvo cambiò in corso d’opera. Per la realizzazione delle Vele infatti furono usati, in tempi non sospetti, prefabbricati contenenti amianto, la cui pericolosità sarà riconosciuta soltanto nei primi anni ’90.

Vela Scampia 2016 - internettuale
Vela, il “vicolo”

Il progetto, in fase di realizzazione, fu completamente stravolto per l’adeguamento sismico, il sistema costruttivo, e la riduzione dello spazio delle scale interne, che comporta un avvicinamento dei due corpi di fabbrica che compongono ciascuna “Vela”, peggiorandone visibilmente l’illuminazione, l’areazione e la vivibilità.

Vela Scampia abbattimento - internettuale
tronconi della Vela rimasti in piedi dopo l’esplosione

Tre delle sette vele dell’originario progetto di Di Salvo furono abbattute, non senza imbarazzo per le Amministrazioni a causa della loro straordinaria robustezza, tra il 1997 e il 2003, edificando al loro posto nuovi complessi residenziali dalle forme più contenute.

A ridosso delle elezioni di quest’anno, il rieletto sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha ribadito la sua volontà di abbattere i restanti palazzi, ormai abbandonati da tempo, abitati per lo più da abusivi ed extracomunitari: «Il progetto di mio padre è stato stravolto – disse alla stampa Mizzi, figlia dell’architetto all’allora sindaco Rosa Russo Iervolino – sappia il sindaco che quello che hanno realizzato a Scampia è un aborto. Mio padre aveva previsto spazi più ampi, cinema, infrastrutture e giardini».

Montreal Olympic Village 1976 - internettuale
Villaggio Olimpico, Montreal 1976

In difesa del grandioso progetto architettonico di Di Salvo, anche il Professor Pasquale Belfiore, che qualche anno fa in occasione di una monografica sull’architetto palermitano disse: «Le Vele di Scampia furono un disegno molto avanzato per quell’epoca, progettato peraltro con il contributo di figure professionali collaterali tra cui economisti e sociologi. Un progetto sostenuto dalla Cassa per il Mezzogiorno che aveva perciò grande disponibilità finanziarie, sicuramente maggiori rispetto ad altre opere di edilizia pubblica, e corrispondeva a un’idea nuova di concentrazione di residenze e attrezzature».

Benché ridotte a relitti di pietra abbandonate in un oceano di degrado, le Vele, al pari di un rinomato monumento, sono ormai simbolo di Scampia, e del tentativo, forse ancor oggi troppo avveniristico, di ridare nuova vita al quartiere con costruzioni che fossero anche belle da vedere, come vele spiegate all’orizzonte.

Vela Scampia - internettuale
Vela, Scampia 2016

«Il cortile interno e la forma della Vela si combina con il momento più umile e vivace della vita di Napoli, il vicolo, con l’opulenta iconografia della città delle acque – dice Ada Tolla dalle autorevoli pagine del New York Times in difesa del progetto di Di Salvo – per me è importante che si riconosca che “le Vele” non sono un fallimento dell’architettura, ma piuttosto un fallimento nell’esecuzione e nella manutenzione. La demolizione è soltanto un modo per nascondere lo sporco sotto al tappeto, ma non è il modo giusto per imparare dal passato».

Ma una struttura può davvero avere così tanto peso sull’impatto sociale? Il degrado sociale è frutto dell’architettura o è l’architettura ad essere stata posta (e poi abbandonata) al degrado sociale? E infine come mai in cittadine come Montreal e Villeneuve-Loubet (in Costa Azzurra) sono complessi di un’edilizia di lusso e a Scampia simbolo dell’abbandono totale?

Vele Scampia anni 80 pastori pecore - internettualeAlla luce delle considerazioni degli esperti, di un progetto tuttavia di design e tristemente infangato, di questa breve storia dell’architettura, e delle tante piccole vicende umane che negli anni hanno abitato questi edifici e il quartiere di Scampia, il passaggio dei pastorelli fino agli anni ‘80, gli sposalizi, funerali, persino la criminalità di questi luoghi, diventata cult in TV, non sarebbe molto più opportuno, e meno dispendioso per le casse del comune, restituire una nuova dignità a ciò che resta di questo grandioso progetto di Di Salvo, riqualificando il suo nome con l’onore che merita e facendo di questi palazzi-simbolo le Fenici di cemento che risorgono dal proprio degrado?